La scuola a Ivana Gregoretti, un bel gesto e gli errori dovuti alla fretta

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Erano diventate famose le “mamme di via Jenne”. Nella redazione del Granchio, alla fine, ci ridevamo su. Perché loro non mollavano e Ivana Gregoretti, allora assessore alla pubblica istruzione, faceva di tutto pur di risolvere la situazione. A via Jenne e negli altri plessi scolastici del territorio. Intitolare quella scuola alla compianta insegnante (prima che assessore) educatrice (prima che impegnata in politica) ma soprattutto persona per bene come se ne ricordano poche, era un atto dovuto. Un impegno che il sindaco Luciano Bruschini ha mantenuto.

La memoria corre ai diversi aneddoti che hanno riguardato chi scrive e Ivana, fino alla telefonata che mai si vorrebbe ricevere: l’incidente, forse è… la tragica conferma.

Oggi è importante ricordare quello che ha fatto Ivana, anzi come ha sottolineato l’ex sindaco Candido De Angelis se oggi si arriva a intitolare una scuola a chi ha svolto attività amministrativa sul territorio è perché esiste un altro modo di fare politica.

Sarà bene che ai bambini di via Jenne, ogni anno, all’inizio della scuola, si spieghi perché il plesso ha quel nome e chi era Ivana Gregoretti.

Quello che dispiace, ma che comunque non inficia la scelta del Comune di intitolare la scuola, è che per un giorno di commozione e festa,  i lavori di “facciata” siano stati fatti all’ultimo minuto. E solo, appunto, nella parte anteriore della scuola, mentre i genitori si lamentano di condizioni difficili comuni – a dire il vero – anche ad altri plessi. Sarà stata la fretta, la stessa che sulla pagina facebook del sindaco fa scrivere Iva anziché Ivana (poi corretto). O il modo di agire di questa amministrazione, da “ultimo minuto”. Fu così anche per Roger Waters: dipinta solo la parte visibile dell’inferriata delle scuole di via Ambrosini, un anno dopo quelle arrugginite stanno ancora lì e peggiorano giorno per giorno.

Ispettori ambientali, la segnalazione “segnalata” e quello che non torna

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Ti arriva un verbale da chi vuole capire. Da chi ha avuto il “richiamo” dagli ispettori ambientali ma scopre qualche singolarità. Certo, ha sbagliato e vorrebbe anche pagare – è un cittadino che di solito rispetta le norme – ma a leggere il foglio resta colpito.

L’italiano è quello che è: “La presente segnalazione permette all’utenza di ottemperare alle norme segnalate senza l’emissione di sanzioni amministrative e/o penali entro un termine di 5 giorni e consegna della documentazione presso l’ufficio ambiente, settore ispettori ambientali comunali siti in…

Segnalazione segnalata? Già, ma quale poi? E cosa dovrebbe consegnare il cittadino per evitare l’emissione di sanzioni? Si ignora, anzi pare una gag di Totò. Ma è solo un aspetto di questo raffazzonato servizio messo in piedi evidentemente in fretta e furia. Ricordiamolo: senza alcun bando, né criteri sulla scelta dei volontari.

L’altro aspetto è formale. Nella polizia locale – riportata nel verbale subito dopo la scritta Città di Anzio – non esiste un nucleo ispettori ambientali. Non risulta essere mai stato costituito e, se lo è stato, non fa capo alla polizia locale. Né se ne trova traccia sul sito del Comune alla voce “Amministrazione trasparente”. Di più, si parla nel verbale di un “responsabile del settore ambiente” che non risulta mai nominato e anche in questo caso non è indicato sul sito. Dove, giova ricordarlo, alla polizia locale corrispondono: comando territoriale Anzio centro, decoro urbano – controllo lotti – commercio, comando territoriale Lavinio, servizi contravvenzioni, notifiche, pronto intervento, segnaletica. All’ambiente e sanità, invece, corrispondono: gestione rsu, servizio tutela parchi e giardini, ufficio gestione sicurezza, ufficio igiene e sanità.

Chi ha preparato i fogli dei verbali? E dove sono il nucleo e il responsabile? Mistero. Segnaliamo la segnalazione – si gioca eh… – hai visto mai che qualcuno risponde?

Anzio e Nettuno, quelli che tremano per “Mafia capitale”

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La vicenda emersa con l’indagine “Mafia Capitale” sta facendo tremare il mondo politico e imprenditoriale dell’intera regione. E più di qualche “galoppino”, dalle nostre parti, si preoccupa dei risvolti che la vicenda può avere. Intanto vale per chi è stato arrestato e per chi è indagato il principio di sempre: tutti innocenti fino a prova del contrario. Certo il quadro che emerge è devastante e mette a nudo un sistema politico-mafioso trasversale tra esponenti di centro-destra e Pd,  indegno. L’indagine della Procura di Roma e del Ros dei carabinieri è stata definita “solida” anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. A confronto le vicende delle cooperative di casa nostra sono una passeggiata di salute.

Però ad Anzio e Nettuno c’è chi ha sostenuto apertamente le campagne elettorali di chi, oggi, finisce nell’indagine con accuse molto pesanti. C’è chi ha chiesto e ottenuto voti per Luca Gramazio o per Tommaso Luzzi, entrambi accusati di associazione di tipo mafioso, il primo anche per corruzione aggravata e illecito finanziamento.

Non ci sono – agli atti – vicende relative al territorio, salvo un’intercettazione nella quale si fa riferimento all’esplosione ad Anzio – con una persona deceduta – della villa di uno degli arrestati che la presunta “cupola” voleva mettere alla direzione dell’Ama, la municipalizzata di Roma.

Detto questo, però, si avverte forte preoccupazione tra chi sosteneva quei candidati alle elezioni. Al solito le più temute sono le intercettazioni telefoniche. Tranquilli, fra questi atti l’unico riferimento ad Anzio è quello già citato. Di Nettuno nulla. Né compaiono i portatori di voti di Gramazio e Luzzi. Sanno loro, i “galoppini“, a questo punto, cosa hanno detto al telefono ma soprattutto cosa hanno fatto. Se hanno la coscienza pulita, di che preoccuparsi? Il problema è se non ce l’hanno pulita, se in qualche modo sono entrati in quel “mondo di mezzo” citato da uno dei principali personaggi di questa storia, Massimo Carminati. Perché le intercettazioni sull’ordinanza sono solo una minima parte di quelle realizzate e l’inchiesta è destinata ad avere ulteriori sviluppi.

Gli ispettori ambientali “detective”, le ronde, la città senza regole

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Sembra un blitz vero e proprio. Parcheggiano l’auto piena di adesivi che già “certifica” il loro avere a che fare con il Comune. Scendono in divisa, tesserino e paletta (quella a dire il vero sembra giocattolo) e chiedono informazioni. Ci sono ancora – anche a estate finita – e sono più “agguerriti” che mai gli ispettori ambientali. Peccato che vadano dai cittadini a chieder loro di fare da delatori. Già, proprio così. Di chi sarà mai quel terreno incolto da anni, diventato improvvisamente un lotto sul quale i novelli investigatori stanno indagando? Chissà… Scendono dall’auto e mostrano il tesserino perché vogliono saperlo.

Poi rifletti un attimo e dici: ma come, voi siete una specie di “sceriffi” del Comune e non sapete di chi è un terreno? Volete davvero dirci che in Comune nessuno sa chi è il proprietario? No, diteci che siamo su Scherzi a parte, dai…

Purtroppo è tutto vero e i volontari a 10 euro di rimborso al giorno ovvero ispettori e/o aspiranti sceriffi, continuano la loro attività di “detective“. Con tanto di dubbio riconoscimento della qualifica di agente di polizia giudiziaria. Il tutto senza alcun bando da parte del Comune per cercarli, né conoscenza dei criteri con i quali sono stati scelti, né avere – a oggi – un consuntivo di cosa hanno prodotto e quali attività stanno ancora svolgendo. Ad esempio, la pulizia della città se ne è giovata? Sembra proprio di no. A controllarli resta sempre un dipendente del Comune che è, al tempo stesso, controllato in quanto punto di riferimento delle associazioni che hanno “fornito” ispettori. Chissà che in quella che molti identificano come una battaglia per ripristinare la legalità, il segretario generale si accorga anche di questo.

Intanto possiamo dormire tutti sonni più tranquilli. Dal 13 dicembre arrivano le “ronde” volute da Fratelli d’Italia. Speriamo bene, perché i rischi che si corrono sono diversi. Per chi sarà in strada e per i cittadini. Prendiamo l’iniziativa come una provocazione, un segnale – se ce ne fosse il bisogno – che la sicurezza è ben poca come dimostrano anche recentissimi fatti di cronaca. Ma attenzione, non aggiungiamo agli “sceriffi” dell’ambiente quelli che fanno i paladini della sicurezza. Perché rischia di finire male il primo ubriaco – peggio se immigrato – che si aggira dalle parti delle “ronde” e magari fa una battuta fuori posto.

La realtà è che in questa città senza regole chi si alza prima, come recita il vecchio adagio, si veste. La questione sicurezza dovrebbe essere oggetto di un sereno, serio e costruttivo confronto istituzionale. Di un investimento, importante, su telecamere che invece non funzionano o lo fanno a singhiozzo. Di un coinvolgimento – se non erro era nel programma di Bernardone sindaco – delle agenzie di guardie giurate. Comunque servirebbero dei criteri che, al solito, qui non ci sono. Il motivo? Semplicissimo:  con una commissione rabberciata e qualche ispettore ambientale – con tutto il rispetto per i componenti – il Comune pensa di aver risolto il problema.

Mense, quando il confronto supera tutto il resto

L'assessore Laura Nolfi

L’assessore Laura Nolfi

Sedersi intorno a un tavolo e confrontarsi. Senza posizioni preconcette, senza pensare che chiunque parli di mense – soprattutto quando a farlo sono genitori – voglia “strumentalizzare“. E’ dal confronto, al quale bene ha fatto l’assessore Laura Nolfi a non sottrarsi, che nascono soluzioni. Così domani non ci sarà alcuna protesta, perché nelle more di una vicenda, quella dell’intero appalto, che resta da chiarire ed è all’attenzione di altri organi, intanto si cambia il menù.

Cosa abbia attratto nella commissione giudicatrice il menù aggiuntivo offerto dalla ditta, pieno di trote, è da capire, ma intanto si torna a quello a base di gara ed è un passo avanti. Poi sui gusti dei bambini nemmeno si dovrà discutere, ma su quantità e qualità delle derrate, sulle ricette da eseguire e tutto il resto che emerge dal rapporto della nutrizionista del Comune è indispensabile farlo. Come controllare, costantemente, senza immaginare che c’è chi lo fa perché è “strumentalizzato“.

Anzi, per sgomberare il campo dai tanti dietrologi di professione, si chiedano i verbali che la dottoressa Raimonda Dessì faceva o meno alla Serenissima. Così tutti staremo più tranquilli e sapremo che con i nostri figli l’ex società appaltatrice ha sempre rispettato le regole oppure che in alcune occasioni non l’ha fatto. Sapremo se è stata sanzionata o meno. E’ importante conoscere per capire se veramente, come dicono quelli che oggi se la prendono con la Dessì che ha fatto solo il suo lavoro, la nutrizionista in passato è stata più magnanima.

In ogni modo una giornata iniziata male, con il tentativo segnalato dai genitori di negare le chiavi del locale dove si sarebbe svolta la riunione e la situazione poi risolta, si è conclusa nel migliore dei modi.

Certo sarebbe stata una beffa tenere chiuso a semplici cittadini uno spazio pubblico concesso in fretta e furia a un partito appena nato per fare la sua campagna elettorale o a un altro che doveva svolgere le primarie. Sarebbe stato un affronto dire no a semplici cittadini dopo aver dato a chi inneggiava a moti fascisti la sala del Consiglio comunale. Indecente applicare regole (ma quali?) in un Comune dove si danno sedi a chiunque e senza criterio. Alla fine tutto si è risolto ed è meglio così.

Sindaco, assessori e dirigenti del Comune devono rendersi conto, però, che se Bruschini ci prometteva il 3.0 che non c’è, ormai i normali cittadini usano per comunicare ogni mezzo possibile e che per loro il 2.0 è più che sufficiente. Lo stop alla manifestazione di domani è arrivata con messaggi telefonici e social network, poi la notizia è rimbalzata sui siti di informazione.  La politica nostrana e gli zelanti funzionari sembrano far fatica a comprendere e ad adeguarsi…

Porto, con la Capo d’Anzio ora si gioca a carte scoperte

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Ha fatto bene il Pd a presentare una mozione per la ricapitalizzazione della “Capo d’Anzio”, società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio. Come da anni ripeteva Aurelio Lo Fazio, il nodo della questione è tutto nella società. Altri si ergevano a “sacerdoti” delle procedure (sbagliando) e cercavano pareri a soggetto, intanto la Capo d’Anzio finiva per il 39% in mano a un privato grazie a un regalo fatto qui, come altrove, da più governi. Privato – leggi Renato Marconi – che aveva “inventato” Italia Navigando, ne era stato amministratore e nel frattempo aveva creato le condizioni per prendersi, come sontuosa buonuscita, una serie di pacchetti societari.

Ecco perché è importante ricapitalizzare e il motivo per il quale la mozione del Pd – poi votata all’unanimità e inizialmente presa “male” dal sindaco – mette un punto fermo. Un Pd propositivo e capace – era ora – di mettere in difficoltà una maggioranza alle prese con le sue bazzecole. Di “inchiodare” il Consiglio alla sua responsabilità.

Se il Comune per la sua parte ricostituisce il capitale sociale, altrettanto deve fare Marconi, Se il capitale sociale c’è si evita la liquidazione coatta o, peggio, il fallimento. Restano i debiti, non c’è dubbio, ma a quelli finalmente – dopo 15 anni dalla sua costituzione –  la società può iniziare a fare fronte con gli introiti derivanti dalla concessione ottenuta.

Anche il 13 novembre – il Pd è dovuto ricorrere all’accesso agli atti, sempre per la trasparenza… – i revisori dei conti hanno detto che occorre ricostituire il capitale. Il sindaco, che com’è noto “non sa” ma poi diventa tuttologo, ha detto in consiglio comunale che “non è vangelo“. Certo, sa pure che l’alternativa è la scalata di Marconi alla Capo d’Anzio, come modestamente da questo spazio si ripete da mesi. Perché se un giorno fosse necessario cedere le quote il privato sarebbe in prima fila. Perché ha fatto  per la Capo d’Anzio – come fece per Italia navigando – una serie di servizi che andranno in qualche modo riconosciuti. Giochiamo  a carte scoperte, allora: ecco i soldi per il capitale sociale, Marconi metta i suoi.

E qui sorge un altro dubbio: “Non si può fare – ha detto subito il sindaco – il Comune non può“. Salvo poi rivedere la sua posizione a seconda di ciò che diranno i tecnici. Premessa: se non si può fare questo, non era possibile fare nemmeno la fideiussione per il prestito del quale, fra l’altro, scade la prima rata…

Se la fideiussione è servita per una “star up” (!?) e si è trovato il modo di prestare la garanzia perché non potevamo buttare a mare il lavoro fatto finora alla vigilia dell’avvio degli incassi, si trovi adesso il modo di finanziare questa operazione. Magari bastava qualche spesa in meno per manifestazioni estive di nessun lustro – non coperta dal bilancio e per la quale è servita una variazione – e oggi ci sarebbero anche i soldi. Che si trovano, volendo. Così come si può spiegare al commissario per la spending review che prima di chiudere la Capo d’Anzio e metterla nelle mani di un privato per i bilanci in perdita da anni, è il caso almeno di far incassare qualche euro. Di mandarla a regime, come sta cercando faticosamente di fare e come sa bene il sindaco che in assemblea dei soci ha votato il piano della società.

Bruschini ha ribadito in Consiglio che sta lavorando per rifare la gara, in bocca al lupo. Intanto però dia corso a questa mozione, non facciamo la fine della sua “parola d’onore” per riprendersi le quote entro il mese di ottobre o, peggio, dell’ordine del giorno rimasto un pezzo di carta con il quale prima che arrivasse Marconi il consiglio comunale all’unanimità aveva chiesto di procedere in tal senso.

Su una cosa siamo sempre stati d’accordo: il porto è della città. Nessun magnate russo, turco, del Kuwait o americano (queste le voci messe in giro) e nessun Marconi di casa nostra potrà mai impedirci con una sbarra o un cancello di fruire di un ipotetico “Marina“. Noi abbiamo un porto, quel porto “è” Anzio. Non dimentichiamolo.