Stalking e trasparenza. Arrivati i documenti. Grazie a Mingiacchi…

Immagine Un ringraziamento pubblico ad Andrea Mingiacchi (nella foto), presidente della commissione trasparenza. Se non riuscite a ottenere un documento dagli uffici, da oggi in poi rivolgetevi a lui. E’ grazie all’interessamento del capogruppo del Pd, infatti, che ho finalmente ottenuto il preventivo del corso sullo stalking deliberato il 28 febbraio e tenuto l’8 e 9 marzo. La piccola storia ignobile, così l’avevo definita, si conclude in modo insolito. Chi ha la pazienza di seguire questo spazio sa che è una questione di principio, solo che emergono anche vicende singolari.

La prima è che uno vede la delibera, ne dà notizia, esprime una critica e due assessori si affidano anziché all’ufficio comunicazione – che quello fa, con tanto di alta professionalità riconosciuta – a una dipendente (che in teoria dovrebbe fare altro) e al suo profilo facebook per replicare. Non manca il riferimento all’informazione “superficiale e tendenziosa”.

Siamo alla seconda: per capire se sono stato superficiale e tendenzioso chiedo copia degli atti che non c’erano nella delibera.

E arriviamo alla terza:si pubblica sul sito del Comune una delibera approvata dalla giunta, si fa riferimento a un allegato ma di quest’ultimo non c’è traccia, ci si riferisce poi a un protocollo senza citare la data. Superficiale e tendenzioso? Può darsi, ma visti i precedenti anche curioso di sapere a che giorno si riferisce il protocollo, dato che in passato ci sono atti arrivati oggi e deliberati domani. Scopro ora, tre mesi e dieci giorni dopo la prima richiesta, che il protocollo è del 6 febbraio.

La quarta è che se un cittadino chiede, inviando posta certificata, al segretario comunale copia di quei documenti la mail si perde per i meandri del Comune. Una prima volta il 10 marzo e in occasione del sollecito il 22 aprile (inviato anche a Mingiacchi per il ruolo che riveste), fino a quando – per altri motivi – si incontra il segretario il quale spiega che di quelle mail non c’è traccia. E chiede di rimandare tutto a lui, al suo indirizzo certificato

Siamo alla quinta: stavolta la celerità è massima, il segretario il 19 maggio scrive immediatamente alla dirigente della seconda U.O. Angela Santaniello e chiede di inoltrare quanto richiesto. Tra i documenti ottenuti dal presidente della commissione c’è la ricevuta di un fax che attesta l’invio. Anche in Comune, evidentemente, non si fidano delle mail.

Arriviamo alla sesta: l’assoluta mancanza di certezza sulle procedure per ottenere documenti. Uno viene chiamato in causa, chiede al massimo responsabile amministrativo dell’ente una copia di atti, spera che con la posta certificata sia tutto a posto e scopre che non è così. Alla fine non sono gli uffici – come dovrebbero – a consegnarli ma l’assessore Laura Nolfi perché sollecitata dal presidente Mingiacchi. Ringrazio anche lei.

Ma è normale questo? Quando si fa un accesso agli atti è un consigliere comunale a dover dirimere le questioni? Ed è mai possibile che le cose che arrivano per posta certificata al protocollo si perdano?

Ad Anzio forse sì, nei Comuni che funzionano – vero sindaco 3.0? – uno invia la richiesta al protocollo e ottiene una risposta, poi “segue” la pratica da casa, come avviene per i pacchi spediti dai corrieri. Sa quale ufficio l’ha presa in carico, chi la sta lavorando, i tempi di risposta e via discorrendo. Qui scopriamo che nemmeno si sa che fine fa una richiesta, figuriamoci seguirla on line…

Vero come avrebbe detto Guccini che questa vicenda “non merita nemmeno due colonne su un giornale” ma è emblematica di come vanno le cose.

Un ultimo cenno al corso sullo stalking “Vivere sicure… si può” : c’è una dettagliata descrizione di quello che sarebbe stato fatto, la cifra richiesta, le foto, i curriculum, tutto. Non credo di essere stato superficiale né tendenzioso – convinzioni che lascio alle assessore che si sono sentite chiamate in causa – e a chi ha riportato il loro pensiero che non condivido ma rispetto. Una cosa è certa: se il preventivo fosse stato allegato come previsto dalla legge avrei potuto essere molto più preciso.

La piccola storia ignobile finisce qui

Stalking, il corso e i chiarimenti negati. Trasparenza, questa sconosciuta…

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Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare…” avrebbe cantato Francesco Guccini. Sì, piccola e ignobile perché un cittadino ha diritto ad avere risposte dal suo Comune se viene tirato in ballo, accusato di “diffondere informazioni superficiali e tendenziose”, e poi le sue richieste di chiarimento spariscono misteriosamente.

Fa bene il Pd di Anzio a rivolgersi al Prefetto (che alle vicende di casa nostra non sembra molto attento, a dire il vero) e all’autorità nazionale anti corruzione. Dopo interrogazioni, aperture di credito, comprensione, il capogruppo Andrea Mingiacchi e i suoi colleghi consiglieri Maria Teresa Lo Fazio e Ivano Bernardone chiedono (nella foto) di far applicare la legge. Era ora! Ad Anzio il decreto legislativo 33/2013 è calpestato e prima ancora le norme sulla trasparenza che l’hanno preceduto. Si fa fatica a trovare atti normali, dalle delibere alle determine, e qui torniamo alla storia ignobile…

Il 28 febbraio la giunta decide di finanziare un corso per la difesa personale delle donne, da tenere l’8 marzo. Appena 3.500 euro di spesa, a un’associazione ospite presso una palestra locale. Diffondo il 5 marzo la notizia esprimendo delle perplessità e gli assessori Laura Nolfi e Roberta Cafà replicano il giorno dopo attraverso la pagina facebook di una dipendente comunale (ma l’ufficio comunicazione che ce l’abbiamo a fare?) parlando appunto di “informazioni superficiali e tendenziose”.

Il 10 marzo chiedo ufficialmente al segretario generale, attraverso una mail certificata, copia del programma del corso indicata al punto 2 della delibera ma non allegata né reperibile sull’albo pretorio web (a proposito di trasparenza) e di conoscere la data di presentazione del progetto che risulta “assunto agli atti” con il protocollo 5622/2014. Voglio capire, insomma, se veramente sono stato superficiale e tendenzioso.

Nessuna risposta dal Comune. Il 22 aprile sollecito, rispedendo tutto per posta certificata – compresa la ricevuta di consegna della mail precedente – e interesso anche il sindaco Luciano Bruschini e il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi. Nessuna risposta.

Incontro il segretario generale per altri motivi, presente il responsabile dell’ufficio comunicazione, e chiedo lumi personalmente. Risposta disarmante: “Questa richiesta non c’è, ho fatto anche fare una ricerca, non si trova”.

Allora: uno spedisce con posta certificata all’indirizzo dell’ufficio protocollo del Comune, ha la ricevuta di consegna, la lettera era indirizzata al segretario ma non è mai arrivata. Nel primo e nel secondo caso. Possibile? Evidentemente sì. E tornano vicende singolari, perché il protocollo è efficientissimo quando arriva la richiesta per la sagra del peperoncino che va in giunta il giorno dopo e quando c’è da fare un comando dalla Provincia, poi ci mette qualche giorno a recepire i dati dell’Arpa Lazio sul mare inquinato o smarrisce – come in questo caso – la richiesta di un cittadino.

Siamo al 19 maggio, rispedisco tutto e all’indirizzo certificato del segretario e a quello dell’ufficio comunicazione, sono canali insoliti – vero – ma hai visto mai? E’ trascorso praticamente un altro mese invano. Di quel preventivo e di quando è stata protocollata la proposta non c’è traccia.

Già, che saranno 3.500 euro, ma che vai cercando… E’ una piccola storia ignobile, vero, e Guccini saprà essere comprensivo, perché l’impressione è che come per la canzone questa vicenda sia “solita e banale come tante”. Chissà quante richieste saranno rimaste inevase, si saranno perse tra piazza Cesare Battisti – dove si trova il protocollo – e Villa Sarsina. Ma è diventata una questione di principio: dov’è quel preventivo, cosa c’è scritto, e quando è stato presentato?

La guerra tra poveri, la trasparenza auspicata e quella negata

Inevitabile. La denuncia arrivata a uno dei lavoratori ex Giva che l’altra mattina ha protestato per la singolare perdita del posto di lavoro. L’azienda che ha vinto l’appalto, attraverso il suo presidente, si è rivolta ai carabinieri e questi hanno convocato chi aveva dato in escandescenza. Non aveva altra scelta la Parco di Veio, né il comportamento di chi protestava – per quanto giustificabile – è stato tranquillo. La guerra tra poveri porta anche a questo, purtroppo.

Inevitabili anche le altre denunce, come quella annunciata dal dirigente del settore ambiente del Comune e gli esposti di lavoratori invitati il venerdì a dimettersi da una cooperativa che non li aveva nemmeno avvisati della mancata partecipazione all’appalto e rimasti il lunedì senza il posto. Ecco, l’auspicio è che tra denunce ed esposti si faccia un minimo di chiarezza sui rapporti tra Comune e cooperative e tra queste e rappresentanti politici e istituzionali, una volta per tutte. Hai visto mai che la trasparenza debba passare per un’indagine giudiziaria?

Senza contare che continua a essere negata un’altra informazione fondamentale, chiesta anche da consiglieri comunali, da comitati cittadini come Tares equa – anche attraverso un formale quanto finora inutile accesso agli atti – e mestamente da questo spazio: qual è la percentuale di raccolta differenziata? Quanto ha risparmiato il Comune in discarica? Quali entrate ha ottenuto dalla vendita del materiale riciclato? Mistero. Lo vuole svelare o non l’assessore all’ambiente? Se è vero che i dati vanno verificati e devono essere standardizzati, quanto tempo serve ancora visto che è passato un anno?

Così come si continua – e giustamente – a vantarsi della Bandiera blu ottenuta, ma sul sito manca la pubblicazione (o facciamo fatica a trovarla, visto che i siti sono diversi e di difficile comprensione)  delle risposte fornite dal Comune alla Fee.  Quelle che hanno portato a ottenere un riconoscimento che comunque lo si giri resta prestigioso. Comprendiamo le difficoltà a pubblicare persino gli atti dovuti per legge – e qui il segretario e responsabile della trasparenza vorrà venirci in soccorso – come le determine dirigenziali, ma fare un pdf del questionario e renderlo pubblico no? In passato l’assessore all’ambiente l’ha già fatto, ci vuole tanto? Magari chi ha perplessità sulla Bandiera blu, a volte anche strumentali, ci rendiamo conto, potrà ricredersi…

Il sito e le attività produttive, altro “buco” al Comune di Anzio

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Dovrebbe essere tutto telematico. Uno accede al sito internet e trova lo sportello unico delle attività produttive, inoltra la pratica, poi la verifica on-line. Semplice, no? Dovrebbe, appunto, perché ad Anzio dello sportello unico delle attività produttive (Suap) non c’è traccia sul sito.

Meglio, su quello che viene indicato come il nuovo portale del Comune, dello sportello non si fa menzione. Si va per intuizione, allora, e si entra in “attività produttive” – il link più attinente – ma compare una pagina bianca.

Si torna indietro, armati di pazienza, si va all’indirizzo comune.anzio.roma.it, si scende in basso, c’è “storico siti web” e si clicca su “sito” per vedere se qualcosa cosa cambia. Lì c’è un link che porta al Suap (nella foto), si entra, ancora in fondo c’è scritto “vai al portale del Suap” ma dopo un po’ di attesa compare una pagina nella quale si informa che non è raggiungibile suap.comune.anzio.roma.it

L’errore segnalato è “8081”, un esperto di informatica saprà spiegare meglio. E a un cittadino che ha bisogno dello “sportello” cosa resta da fare? Mandare una mail, alla quale – questa la segnalazione ricevuta – difficilmente arriva risposta. E dire che secondo il Decreto del Presidente 160 del 7 settembre 2010 “Il Suap assicura al richiedente una risposta telematica unica e tempestiva in luogo degli altri uffici comunali e di tutte le amministrazioni pubbliche comunque coinvolte nel procedimento, ivi comprese quelle preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità”.

Ricapitolando: il Comune ha un unico “portale”, detto nuovo che però non dialoga con i vecchi, ci sono quattro siti diversi (il nuovo, il vecchio, il cassetto tributario con certificato scaduto, visit anzio che è quello turistico) e link al Suap inaccessibile o alle mense scolastiche che non è aggiornato né utilizzabile dagli utenti perché nel frattempo è cambiato sistema. Se a questo aggiungiamo il sistema andato in tilt per la Ragioneria e i dipendenti con gli stipendi sbagliati, il sindaco 3.0 esce quantomeno malconcio.

Trasparenza? Magari… Il segretario generale, di recente nominato responsabile anche per la trasparenza – ma a nostro modesto parere sulla base del decreto 33/2013 lo era già prima – ha il suo bel da fare… 

Sito, il cassetto tributario e quel certificato scaduto

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Mettiamola così, un utente medio che ha poca dimestichezza con l’uso del computer e ancora meno con i pagamenti on line, vede la scritta “il certificato di sicurezza è scaduto o non ancora valido” e ci pensa due volte (se non di più) ad andare avanti. Anzi, probabilmente lascia proprio stare… 

La conferma di come siano gestiti i siti al Comune di Anzio arriva da questa pagina che compare, appunto, sul cassetto tributario. Un servizio senza dubbio utile, anche se ancora con qualche errore per chi si è iscritto, ha pagato regolarmente ma vede bollette ancora da saldare. Così come veniamo informati che la scadenza dell’Imu per la seconda casa è il 15 giugno, tassativa. Peccato sia domenica e ovunque si paga anche il 16, fra l’altro come previsto per legge quando le scadenze cadono in un giorno festivo.

Detto questo, resta il problema di sistemi che non “dialogano” tra loro, di un sito che dovrebbe “raccogliere” tutto ma non lo fa, di atti non ancora pubblicati integralmente come vogliono le norme sulla trasparenza e per i quali è ora che sia rispettata la legge. 

Trasparenza, ecco il responsabile. Meglio tardi che mai

E certo che non si capisse nulla sulla trasparenza al Comune di Anzio. Mancava ancora il decreto. Che diamine, la forma vuole la sua parte e la burocrazia si nutre di timbri e protocolli. Così solo oggi il sindaco ha nominato responsabile della trasparenza il segretario generale, Pompeo Savarino.

Dopo l’ultimo consiglio comunale, nel quale il capogruppo del Pd e presidente della commissione trasparenza Andrea Mingiacchi aveva riferito di comprendere “le difficoltà oggettive” nell’attuare il decreto legislativo 33/2013 ho affermato che c’erano nomi e cognomi dei responsabili. Vale a dire sindaco e segretario. Perché decreto di nomina o meno, la legge va applicata. E chi è deputato a farlo, in un Comune, sono i vertici dell’ente. I quali – ricordo sempre lo stesso caso – hanno “brillato” nel non vedere la nota del Ministero dell’Interno che affermava l’incompatibilità dell’assessore Placidi. 

Adesso, almeno, sindaco e segretario non hanno più alibi. La nomina c’è stata, meglio tardi che mai, è ora che il Comune risponda. L’autorità nazionale anticorruzione ha già scritto  sul mancato rispetto della norma e chiesto chiarimenti dopo l’esposto del gruppo “Cittadini a cinque stelle”. Le richieste dei consiglieri comunali, figuriamoci quelle dei cittadini, sono sistematicamente inevase. Sul sito non compaiono ancora tutti gli atti e quelli che ci sono, spesso, sono incompleti.

Il tempo è scaduto e giova ricordare una recente frase di Raffaele Cantone, nuovo responsabile dell’Autorità nazionale anti corruzione e magistrato di provata fama nella lotta alla criminalità organizzata. “La trasparenza è l’anticorpo più potente nei confronti del malaffare. La corruzione è un reato che si compie al buio e il rimedio più efficiente per contrastarlo sta nella trasparenza”.
Sindaco e segretario, è l’ora dell’accessibilità totale.

Anzio conferma la bandiera blu, ora trasparenza

Anzio conferma la bandiera blu, ora trasparenza

 

Bene, Anzio ha confermato la bandiera blu e al di là delle polemiche che questo evento si porta dietro, ogni anno, è una buona notizia. Ribadisco una richiesta semplice semplice, alla quale in passato l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi ha già risposto positivamente: si rendano noti i parametri che andavano rispettati e le risposte che il Comune ha fornito al questionario della Fee. E’ il modo migliore per capire e per smentire eventuali “denigratori” di questo riconoscimento.
Di seguito il comunicato ufficiale del Comune di Anzio

http://portale.comune.anzio.roma.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_491_0_3.html

Il segretario, la retribuzione, la trasparenza e chi controlla il controllore

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Il segretario generale del Comune di Anzio, Pompeo Savarino, si lamenta in tv a Ballarò a nome della categoria che rappresenta, per il rischio di tagli o comunque di blocco della sua retribuzione e di quella dei segretari o dirigenti pubblici proposto dal ministro Madia. Lo aveva già fatto in passato, con una lunga intervista al Corriere della Sera. Fa la sua parte, è giusto, così come non c’è nulla di scandaloso se a un ruolo di responsabilità corrisponde uno stipendio lordo di 128.000 euro annui (ma dal sito del Comune ne risultano 135.793,37). E’ giusto che quanti hanno maggiori oneri siano retribuiti adeguatamente, non c’è da scandalizzarsi.

Sono altre le cose che non tornano, il segretario ci perdonerà. La prima è che in qualunque azienda privata avrebbe dimenticato, da tempo, i benefici della cosiddetta “contrattazione di secondo livello”. Ci sono aziende nelle quali sono stati tagliati persino i “buoni pasto”, figuriamoci emolumenti aggiuntivi. Leggi indennità di risultato, dalle nostre parti sempre al 100% come se il Comune funzionasse alla perfezione. Chiedere ai cittadini se è così o meno…

La seconda – ben più importante – è che nessuno mette in dubbio il suo compenso, purché a questo corrisponda un Comune che rispetta le norme. Spiace, ma per la trasparenza – ad esempio – non è così. Né bastano i curriculum pubblicati e qualche atto, nemmeno tutti, rispetto a delibere e determine.  Ad Anzio il decreto legislativo 33/2013 continua a non essere applicato, anzi a essere violato. Lo dice anche l’Autorità nazionale anticorruzione che informa   “nell’esercizio dei propri poteri di controllo” di aver “richiesto al Comune di Anzio di fornire notizie in merito alle inosservanze segnalate”. Le aveva segnalate, per dovere di cronaca, con un dettagliato esposto, il gruppo di cittadinanza attiva “Cittadini 5 stelle Anzio”. L’Autorità il 26 marzo ha deliberato di chiedere chiarimenti, in Comune avranno perso quella nota come fu per il parere sull’incompatibilità di Placidi? O l’avranno ricevuta senza rispondere? O, se hanno risposto, come si sono giustificati?

Ecco, queste indicazioni i cittadini le aspettano da chi – giustamente pagato per il ruolo che ricopre – le deve fornire. Vanno bene anche 150.000 euro, paradossalmente, purché poi se c’è una commissione trasparenza il segretario vada alla prima convocazione come, invece, non è stato. E si parlava, guarda caso, proprio del decreto legislativo 33/2013.

Giova ricordare, inoltre, che nei rilievi non di umili cittadini che comunque, in quanto tali, sono portatori di interessi, ma del Ministero dell’Economia e delle finanze c’è anche qualche richiamo a Savarino. Per i diritti di rogito che in consiglio comunale Zucchini ha detto che verranno restituiti per la parte eccedente, ma anche per aver violato il principio di omnicomprensività della retribuzione per i “gettoni” del nucleo di valutazione. Insomma, uno quei soldi che la Madia e il governo vogliono “tagliare” li vuole anche spendere ma poi la macchina deve funzionare. Da ultimo c’è stato il “richiamo” proprio del vice sindaco a fare in modo che sulla trasparenza il Comune si adeguasse e chi dovrebbe farlo è proprio il segretario.

Terza vicenda, sulla quale né una maggioranza che pure è particolarmente attente alle vicende dirigenziali (vedi mense) né un’opposizione che dice di comprendere “le oggettive difficoltà” sulla trasparenza (vedi il capogruppo Pd) sembra interessata. Il segretario è al tempo stesso responsabile dell’anticorruzione ma anche di alcuni servizi tra cui atti giudiziari, contenzioso, assicurazioni. Si profila un conflitto di interessi? Chi controlla il controllore? In alcuni Comuni la questione è stata posta, ad Anzio ce la prendiamo con calma.

A proposito di macchina, infine. E’ vero, il segretario viene da Roma con il proprio mezzo e torna a casa con quello, c’è il carburante da pagare, il veicolo è soggetto a usura e manutenzione, non c’è dubbio, e una fetta di quella retribuzione va sicuramente per l’auto. Prendere il treno no? 

Manifesti elettorali abusivi, gli “zozzoni” di sempre e la nuova trasparenza

Una battaglia persa, purtroppo. I candidati alle elezioni europee di schieramenti trasversali, quelli che più possono investire in manifesti elettorali e non solo, tornano a imbrattare le nostre città. Non tutti, per fortuna, né tra i partiti tradizionali e né in un movimento come quello di Beppe Grillo che di soldi per le campagne elettorali non ne vuole spendere proprio.

I “big” passati per Regione, Camera o Senato, Comune di Roma come “buen retiro”, perché no la defunta Provincia, non ci risparmiano i loro faccioni sotto simboli di ogni genere. Dal Pd all’Ncd, dalla rediviva Forza Italia alla “bentornata Alleanza” di Fratelli d’Italia. In queste ore grazie ai social network si susseguono le segnalazioni di cittadini indignati.

Purtroppo serve a poco. Gli “zozzoni” sono sostanzialmente quelli di sempre e continuano a imbrattare o a far stazionare costose “vele” pubblicitarie che invece dovrebbero circolare, perché in passato non hanno mai pagato. Sì, saranno anche stati multati, ma poi si sono votati delle “sanatorie” che hanno trasformato l’affissione abusiva in campagna elettorale in costi irrisori. Ecco che tornano, allora, incuranti del rispetto delle norme, del decoro urbano, offendendo l’intelligenza di chi dovrebbe votarli. Anche di chi è convintamente di un partito e già sa che sceglierà quel candidato.

Ecco, allora, la necessità di una nuova trasparenza. Sei candidato al Parlamento Europeo? Sei un personaggio pubblico? Bene, se vieni multato pubblico sul sito del mio Comune il verbale dei vigili. Una specie di tabella, candidato X, partito Y, manifesti abusivi N, multa di euro NN. A fine campagna elettorale, poi, il rendiconto di chi ha pagato e chi non…

 Ad Anzio sarebbe dura, non si trovano gli atti ufficiali, figuriamoci una cosa del genere. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Sarebbe meglio se si partisse dal rispetto delle norme da parte dei candidati, sappiamo però che la battaglia è persa in partenza… 

Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

Bandiera blu, un biglietto da visita. Ma serve trasparenza

 

E’ un biglietto da visita, su questo non ci sono dubbi. Le modalità per ottenere la Bandiera blu saranno pure disponibili ma dei parametri vanno rispettati. Adesso, alla vigilia dell’ennesimo vessillo della Fee, si ripropone il dibattito se Anzio la meriti o meno e se sia oppure no “vera”. 

Sostengo da tempo che è meglio averla che non e che se fosse veramente il caso di “acquistarla” lo farebbero tutti i Comuni per avere un biglietto da visita turistico. Ecco, il punto è questo: Anzio la ottiene, rispetta dei parametri, ma poi questo “biglietto” non lo sfrutta. Tutt’altro.

Altro e più serio discorso è quello della trasparenza. Anni fa, quando si scoprì che uno degli obiettivi da raggiungere era l’accesso al mare dei disabili e che Anzio l’aveva centrato ci si chiese – sulle pagine del settimanale “Il Granchio” – come fosse possibile. “Li portiamo a spalle” – replicò la responsabile dei balneari, Daniela Di Renzoni. Possibile, ma conoscere i parametri, sapere cosa ha fatto Anzio nel rispondere alle richieste della Fee, mettere on line la “griglia” e i risultati ottenuti è un dovere. L’assessore che torna, Patrizio Placidi, due anni fa decise di farli pubblicare. Lui fa “concessioni” dall’alto del suo consenso elettorale e politico, evidentemente, ma adesso le norme sulla trasparenza sono più stringenti e sapere come abbiamo preso la Bandiera blu per capire, per farne un motivo di vanto o perché no di critica, è indispensabile. Tutto on line, insomma, che ci vuole?

Ben venga questo riconoscimento, a patto che si sappia se realmente rispettiamo i parametri e come la Fee controlla e a patto di saperne fare un biglietto da visita vero. Altrimenti meglio lasciar perdere.