Caro sindaco, basta con l’alibi del candidato

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Caro sindaco, caro Luciano

mi permetto di parlarti con la confidenza che abbiamo da tempo, nella speranza di chiarire una volta per tutte la mia posizione e di dare così a te e alla tua maggioranza più possibilità di occuparsi di Anzio e della sua amministrazione anziché di un semplice cittadino – ti cito – “possibile candidato”.

Per la seconda volta finisco su un comunicato ufficiale del Comune semplicemente per aver fatto il mio lavoro. Con la scusa che sarei il candidato sindaco – cosa a oggi assolutamente NON VERA – vengo tirato in ballo dopo le dichiarazioni fatte a una collega di La7. Non doveva venire certo una tv nazionale a dirci quello che ai cittadini è noto e che da queste parti si scrive da tempo, ma nonostante il tuo slogan elettorale inneggiante al 3.0 vedo che ti sfugge ancora il senso di ciò che “è” e ciò che “fa” notizia.

Anzio ultimamente la “fa”, perché ci sono vicende che accadono e perché parlamentari di più estrazioni hanno chiesto una commissione d’accesso. Quando una tv decide di muoversi è perché la cosa “fa” notizia e normalmente chiunque arrivi su un territorio cerca di avere riscontri da colleghi che lì vivono e lavorano. Funziona così, caro sindaco, mentre chi fa politica da tanto tempo come te – ma anche diversi giovani virgulti – vede fantasmi ovunque.

Non ce ne sono, lo sai, l’unico che avete e che state usando non da oggi è che sarei candidato. L’elettorato passivo, me lo insegni, spetta a chiunque ha compiuto 18 anni, non sei tu a decidere chi può essere candidato e chi non, sai bene – e lo ripeto – che al momento io tutto sono fuorché l’aspirante sindaco. Se e quando sarà, vedremo, ma basta con questo alibi. Tanto meno con quello che abuserei della mia professione. Niente di più falso!

Mi scrivesti la volta scorsa che siamo tutti “nati e cresciuti ad Anzio” ebbene conosci il mio impegno da quando sono ragazzino: nello sport, il volontariato, gli scout, le associazioni, il sindacato, il giornalismo di denuncia. A livello locale e – ringraziando Dio – nazionale.

Impegno che oggi con #unaltracittà tutto è – c’erano tuoi fidati collaboratori alla presentazione – fuorché una candidatura. Perché prima di quella si deve stabilire cosa si vuole fare e con chi. Sì, l’esatto contrario tuo e di chi “fa” politica da una vita. Di chi, per tuo conto, è venuto a dirmi “non attaccare più Luciano, abbiamo sei consiglieri comunali pronti a venire con te….” e si è sentito rispondere “No, grazie”.

Mi conosci, ci conosciamo, ricordi sempre che fondai i Verdi, che sono simpatizzante Radicale, sai come la penso non da oggi ma fatico a comprendere perché darei tanto fastidio.O forse lo comprendo benissimo. Sai – sapete – che certi “giochi” non si farebbero più. Che nessuno sarebbe “garantito”. Si dice così in politica, no?

Bene, stai tranquillo perché capisco che possa essere comodo cercare alibi di fronte a vicende che sono accadute sul territorio, che sono in atti giudiziari, che coinvolgono esponenti di maggioranza e loro portatori di voti, magari quei 300 con i quali hai vinto al ballottaggio. L’alibi del candidato che non c’è. Comodo e facile, ma sì… Racconta una stupidaggine tante volte e diventa una verità. Perché sarebbe chi racconta a infangare la città, non altri, vero?

Io a La7 ho raccontato – da cronista che era e resta il mio mestiere (c’è chi ne ha inventato un altro da un ventennio, a spese nostre) ciò che è vero realmente. L’ho fatto perché è il mio lavoro e mi insegni tu che il lavoro è sacro. Ho detto ciò che è scritto in atti giudiziari, dove sono indicate persone risultate decisive per le sorti di questa maggioranza. Ho raccontato le stesse cose citate in un convegno sulla legalità fatto a Villa Sarsina, presente Sebastiano Attoni – tuo assessore – che può confermare. Ho detto pubblicamente e scritto tante volte che la commissione d’accesso è l’ultima cosa che vorrei, ma a te – a voi – interessa fare teoremi, correre dietro ai “si dice che….”. Passate le giornate a preoccuparvi di strategie e candidati, mentre la città è ridotta in condizioni a mio modo di vedere pietose e la politica – lo sai bene – non ha mai toccato livelli così bassi.

Già, mi sto rivolgendo a te, nella speranza che questa vicenda finisca, però mi rendo conto che sei lo stesso che non spese una parola mentre mi davano dell’infame o dello pseudo-giornalista in consiglio comunale. C’è chi sorrideva, mentre ero definito infame, ricordi?

Era vera la storia dei morosi e non è ancora risolta. Come non lo sono altre: dall’ultima – la laurea sbagliata per il dirigente dell’area finanziaria – a quelle citate in “Mala suerte”, nelle altre indagini e nella relazione del Mef. E come non lo sono il porto, la raccolta dei rifiuti, le biogas, la trasparenza e tutto quello che avete scritto nei programmi elettorali.

Stai tranquillo, caro Luciano, vai avanti fino al 2018 e occupati della città. Io ho da fare con il mio lavoro, con un documentario che nasce dal libro che ho scritto, per il quale continuo a girare l’Italia dicendo orgogliosamente che vengo da Anzio. Comunque, se mai decidessi di candidarmi, non arriverei – e lo sai – ai livelli che sto vedendo. E ce ne sarebbe eh… lo sai bene. Preferirei parlare di città, di sviluppo, di futuro. Cose lontane dal tuo, dal vostro modo di essere. Voi fate politica, voi parlate di politica…. è vero, siete bravi. Per questo, se mai fosse, non vorrei avere nulla a che fare con chi appartiene al passato e al presente.

Con meno stima del solito, ti saluto.

Il comitato per la Villa, il sussulto (tardivo) del Comune

WCENTER 0WHCBGPAHJ - ( Mino Ippoliti - villa di nerone 4.jpg )PER EMILIO

Eh no, ma dove vorranno arrivare questi del Comitato per la tutela della Villa di Nerone…. Quando è troppo è troppo, così dal Comune è arrivato un sussulto al quale giustamente i componenti del Comitato hanno replicato.

Dopo lunghi silenzi, dopo aver “sopportato” se non osteggiato un Comitato che ha avuto l’ardire di mettere insieme personaggi di estrazione totalmente diversa, di andare avanti nella sua iniziativa a testa bassa, di far raggiungere un obiettivo inatteso ad Anzio e poi di rendere pubblici in un’assemblea – con massima trasparenza – risultati e proposte, il nostro Comune ha finalmente detto la sua.

Meglio tardi che mai, recita il vecchio adagio, se non fosse che quando c’era da esprimersi sull’impatto ambientale o da partecipare alle commissioni convocate il sindaco ha brillato per una sola cosa: l’assenza.

Questa del concorso del Fondo per l’ambiente italiano, comunque, resta una grande opportunità. Una goccia nel mare, vero, ma c’è una proposta chiara e definita. Non serve provare oggi a mettere “pezze” dal punto di vista comunicativo, a cercare di occupare spazi che un Comitato si è meritato sul campo, ma occorre collaborare. Speriamo il Comune lo faccia, in tutti i sensi.

“Che c’è dietro…” E se invece guardassimo davanti?

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Non è da tutti avere l’onore di una risposta del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che dalla sua pagina facebook controbatte a quanto scritto qui nei giorni scorsi sulle conclusioni della Ragioneria dello Stato. Di solito tace, stavolta passa all’attacco.

Infilandosi nella politichese vicenda della potenziale candidatura di chi scrive, sente il dovere di esprimere la sua posizione. Ci mancherebbe altro. Rassicuro il primo cittadino – e con lui gli altri tanto preoccupati della “discesa in campo” del sottoscritto – che finché faccio questo lavoro continuerò a raccontare fatti, verificare indiscrezioni, esprimere opinioni. Qualora decidessi di avventurarmi nell’agone politico rispetterei le regole che impongono ai giornalisti di astenersi dal loro ruolo. Lo facesse più di qualche incompatibile al Comune, staremmo meglio.

Regole, appunto, quelle che secondo la Ragioneria dello Stato – ma prima ancora secondo la Corte dei Conti sul bilancio – qui sono state calpestate. Con la nota responsabilità di dirigenti e funzionari, non c’è dubbio, ma con quella politica – lo ribadisco – del sindaco.

Non sono solito fare accordi per comunicati, lo sa Bruschini e lo sanno quanti in tanti anni di questo lavoro hanno sbattuto il muso se volevano in qualche modo concordare “la linea”, e se il segretario del Pd ha inteso farne uno dico semplicemente che era ora. Se l’opposizione ha scelto di svegliarsi, lo riconoscerà anche Bruschini, è buon segno.

Poi finché è sindaco lo è anche per me e finché gli elettori premieranno il centro-destra, non si potranno che accettare le scelte dei cittadini. E’ la democrazia. Qui, forse, inquinata da qualche voto di scambio all’attenzione della Procura. Ma è solo un’inchiesta, aspettiamo gli esiti.

Di sicuro questa vicenda della Ragioneria dello Stato, per la quale in Comune sono stati bravi un paio di mesi a tenerla segreta, ha fatto ripartire la macchina della dietrologia. Che c’è dietro a inliberauscita che  ha fatto lo scoop e chi avrà “tradito” al punto di dare la notizia?

Fermi tutti, si muovono gli altri, chi pensa che si tratti di un attacco al segretario – in una guerra tra dirigenti che solo Bruschini finge di non vedere – al punto che arriva la bordata a Pusceddu e all’avvocato Fiorillo. Dietro a Maranesi ci sarà Savarino?

Qui, chi c’è dietro, interessa poco. Anzi per niente. Perché anziché preoccuparsi di chi dà o meno quelle che erano e restano notizia, sì no-ti-zie, che tanto danno fastidio, è ora di guardare davanti.

E di vedere una impietosa relazione della Ragioneria dello Stato che boccia il Comune di Anzio. Guidato non da dirigenti e funzionari ma da questo sindaco e dalla sua maggioranza. Di vedere in che condizioni è la città. Di accorgersi delle “marchette” per assessori, consiglieri e amici degli amici.

Ha ragione Bruschini, ha davanti altri tre anni, pensasse a invertire la tendenza. E ha diritto di vedere ancora unito il centro-destra, lo dicesse a Placidi, Alessandroni e affini che avvisano già i loro alleati dicendo “ci vediamo al ballottaggio“.

Governasse, anziché pensare a che c’è dietro. Troverà chi scrive a raccontare, senza pregiudizi di sorta. Come sempre.

Che bello ricominciare da tre fuoricampo, invece…

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E’ il sogno di chiunque ama il baseball, a maggior ragione di chi ha la fortuna di poterne scrivere. Una partita negli Usa, di più allo Yankee stadium, tempio (anche dopo la nuova costruzione) di questo sport tanto fantastico quanto “negato” per l’Italia.

Chi segue i social network è a conoscenza di un viaggio di piacere in Canada e negli Usa appena concluso, chi non li segue sarà poco interessato, ma poter raccontare una partita lì è la massima aspirazione di un uomo di baseball prestato alla cronaca, come amo definirmi.

Avrei voluto ricominciare dai tre fuoricampo che hanno consentito alla squadra di Girardi di vincere una partita nella quale ha battuto meno, ma lo ha fatto al momento e soprattutto nel modo giusto ovvero con tre palline oltre la recinzione. Una partita nella quale la difesa è stata perfetta e un lanciatore “rookie” ovvero esordiente come Severino ha concesso qualcosa ma è sempre uscito al meglio dalle situazioni. Va bene, l’ho raccontata sinteticamente, le sensazioni e tutto il resto sono parte del viaggio in famiglia.

Oggi l’amaro risveglio. La risposta dell’ufficio tributi del Comune di Anzio a un quesito posto giorni fa. Nel cassetto tributario, servizio che pure qualcosa di buono ce l’ha, non risultava registrato il pagamento della Tasi. Scrivo dicendo che l’avevo effettuato e che non mi faceva allegare il file pdf con l’attestazione di pagamento, quindi cosa potevo fare. Ecco la risposta.

“SI INFORMANO I GENTILI UTENTI CHE IL PAGAMENTO RELATIVO ALLA IMU/TASI NON VIENE REGISTRATO SUL CASSETTO TRIBUTARIO; QUESTO UFFICIO HA INVIATO ESCLUSIVAMENTE I MODULI PRESTAMPATI, COSI’ COME PREVISTO PER LEGGE. PER LA VERIFICA DEL BUON ESITO DEL PAGAMENTO, SIETE INVITATI A CONSERVARE LE RICEVUTE DELLO STESSO”.

A parte che usare il maiuscolo, su internet, equivale a gridare e nel Comune 3.0 qualcuno dovrebbe saperlo, ma allora che senso ha quella parte del “cassetto“?

Meglio pensare ai fuoricampo, non c’è dubbio. Anche perché sui social e ripresa da controcorrente è ricomparsa la notizia della candidatura di chi scrive a sindaco, con diversi commenti. Ho già avuto modo di esprimermi, ribadisco qui: se maggioranza e opposizione di Anzio pensassero a svolgere il loro ruolo da qui ai prossimi tre anni – tanti ne mancano al voto – come si preoccupano delle candidature, sicuramente questa città starebbe meglio. E magari il sindaco non darebbe la colpa al Tar della sporcizia, come si legge dal Granchio, semplicemente prenderebbe atto che ha vinto una ditta diversa da quella che piace all’assessore Placidi e che qualcosa non quadra.

Bentrovato a chi segue questo spazio e comunque, meglio i fuoricampo. Quelli allo Yankee stadium e quello battuto, ancora una volta, dagli amici dello Stefano7baseballmeeting nel ricordo di Stefano Pineschi durante la manifestazione di ieri.

La dichiarazia e i messaggi trasversali, se pensassero ad amministrare…

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C’è un interessante libro del giornalista Mario Portanova, si chiama Dichiarazia (Bur, Milano, 2009) ed è di assoluta attualità per quello che stiamo vivendo ad Anzio in questi giorni. Nella quarta di copertina c’è una frase di Giorgio Bocca: “Ognuno dica la sua, che sommata alle altre finisce nel pentolone del niente“.

Il libro è, anche, una sferzata alla nostra categoria fatta sempre più di copiatori e incollatori anziché di cercatori di notizie, di riempitori di spazi più che di attenti osservatori della realtà. Ma è solo un aspetto del problema. Ormai da giorni, nella nostra città, c’è la corsa al comunicato – con ampio uso/abuso del sito istituzionale dell’Ente – per dire a suocera affinché nuora intenda. Ha avuto spazio Piccolo? Ecco Zucchini. Parla Cafà? Replica Placidi. Maranesi chiede le dimissioni dell’assessore all’ambiente? Lui, sempre sul sito istituzionale, lo bacchetta. E’ un mandarsi messaggi e parlarsi addosso che capiscono in pochi.

Se poi quello che sprezzatamente, insieme ad altri, viene ritenuto un “giornaletto” scrive del terremoto e di presunte dimissioni di due assessori, allora interviene pure il sindaco. Oh, la Cafà e la Nolfi si erano dimesse davvero, così il primo cittadino fa sapere che lui ha respinto le dimissioni, conferma la fiducia e via discorrendo.

C’è chi copia e incolla: chi-che cosa, dove, come, quando e perché sono evidentemente rimosse. Già, perché si sono dimesse? Nessuno lo dice. Loro pure comunicano, ma evitano l’argomento e ringraziano il sindaco. Citano una sua lettera, confermano vicinanza, ma perché si sono dimesse? Mistero. Non siamo al condominio, ma ad amministrare una città, un po’ di trasparenza non guasterebbe.

Invece no, “messaggi“. Le dimissioni, a quanto sembra, lo erano per Placidi. Ci sono di mezzo la visita dell’antimafia in Comune e la storia degli ispettori ambientali. Pare che su questi ultimi, in giunta, fosse stato detto che erano altra cosa e non la ripetizione di quanto fatto un anno fa e sotto inchiesta in Procura. Tutto chiarito? Chissà. Nessuno lo dice, nessuno lo chiede.

In serata l’assessore Placidi usa la sua pagina facebook per dire che la revoca dell’interdittiva alla Ecocar “giova al paese“. Che lui facesse il “tifo” per questa azienda – e non si capisce ancora il perché un assessore debba preferire una ditta appaltatrice anziché un’altra- era noto. Sull’interdittiva una cosa è certa e l’ha scritta Agostino Gaeta: non può passare un anno per sapere che fine fa un’azienda, con quello che ne consegue nei Comuni. Detto ciò andrà capito il motivo per il quale – anche lì usando il sito istituzionale – ci si affretta a intervenire sulla vicenda della Dda in Comune proprio per la Ecocar.

Tra un messaggio e l’altro, dimissioni date e ritirate (un tempo si davano e basta, il mondo cambia però…) c’è una considerazione: se al Comune dedicassero ad amministrare 1/4 del tempo che usano per comunicati, strategie, capire chi dà le informazioni ai giornali e perché, trovare lo spettacolo per un’associazione amica, vedere chi sarà il prossimo sindaco e via discorrendo, questa città starebbe meglio.

Ah, a proposito di giornali. Normalmente hanno delle fonti: dirette, ufficiali e ufficiose. Queste ultime sono fondamentali. Se ne facciano una ragione i profeti della dichiarazia e i cacciatori di streghe.

Raccontare dà fastidio, è il caso di rallentare

Leggi i padri di questo mestiere, tieni in mente quello che dicono, ricordi che hai un ruolo per il quale devi raccontare, attenerti alla “verità sostanziale dei fatti”, criticare se necessario. Devi anche rispettare, sempre e comunque, le persone coinvolte nelle vicende. Poi ricordi la battuta dell’arrestato per tangenti che ti disse “attento a quello che scrivi” e la risposta – valida per qualsiasi protagonista di notizie – “tu attento a quello che fai, perché senza il tuo modo di agire non avrei scritto e non scriverei”.

Questo spazio è nato quasi per gioco, dopo alcuni mesi di inattività sul “Granchio” (del quale resto un orgoglioso fondatore), un primo libro, il progetto per un altro. Un blog, questo nuovo modo di comunicare, che si è trasformato presto in un punto di riferimento per chi ha la bontà di seguirlo. Uno spazio dove si afferma chiaramente, citando uno dei maestri dei quali parlavo all’inizio, che “il dissenso è nobile, la critica è doverosa”. Si sa, quindi, a cosa si va incontro. Ci si può collegare, leggere, dissentire o concordare. Ma si può anche evitare di fare tutto questo, figuriamoci.

Poi è uno spazio di informazione e io faccio questo mestiere: cerco documenti, racconto, do spazio alle repliche, critico, dissento. Da oggi lo farò più di rado, per varie ragioni, magari mi dedicherò meno a questioni locali, il mondo per fortuna non inizia né finisce ad Anzio. Fermarsi no, non sarebbe giusto, ma prendere un po’ di distacco è necessario.

Perché questa città – diciamo meglio, la sua classe dirigente – è brava a fare confusione. Ad appiccicare etichette, a prendersela con chi non c’entra. Pazienza il giornalista “cantastorie” – uno degli ultimi messaggi – se non “patetico”, pazienza minacce di paese, ma quando si coinvolge chi ha il solo torto di dividere con te la vita e di lavorare al Comune, siamo oltre. E’ così da più di un anno, lo si ripete a ogni angolo, ora anche sui social media, c’è un assessore che ha persino annunciato a due colleghe di avere un “dossier” a riguardo. Ma no? Era così quando scrivevo per il Granchio, con grida negli uffici, lo è a maggior ragione oggi.

Perché una classe dirigente che si avvita su se stessa dall’85 a oggi, dove bene o male ritrovi gli stessi protagonisti da 30 anni a questa parte, mal sopporta che qualcuno possa raccontare liberamente. E’ così se scrivi dell’appalto per i rifiuti e la “rincorsa” a una decisione sull’interdittiva della prima arrivata che proprio il Granchio, questa settimana, ha definito “patologica”, se racconti di dimissioni annunciate e ritirate, di sedi sparite, bancarelle, hotel chiusi con un’ordinanza del sindaco che stranamente sono aperti per ospitare richiedenti asilo, se scrivi di un’opposizione di lotta e governo, di finti dissidenti, strane cooperative, incompatibilità, porto delle nebbie e via discorrendo. Parlando sempre di personaggi pubblici, nel loro ruolo, mai coinvolgendo altri.

Il rispetto, dicevo, da più di 30 anni racconto questo territorio e quando avrei potuto infierire – basta pensare agli arresti e alle sentenze – mi sono sempre ricordato dei doveri professionali, di persone coinvolte, di indagati e non già condannati.

In una città normale i giornalisti fanno questo, anche sbagliando a volte, poi ciò che dicono si condivide o meno, si critica o non, ma rappresentano una risorsa per il dibattito. Per provare a volare alto. Qui no, più sono liberi e più sono “nemici“. Più rifiutano chi vuole acquistare quote, offre chissà quali dossier, più danno fastidio. 

Ma  perché tanta insofferenza? Questo attaccarsi all’impossibile per provare a colpire chi scrive? Dal giorno dopo il ballottaggio del 2013 chi fa “ragionamenti” e ha poco altro a cui pensare se non la politica da bar – lo sviluppo della città può attendere – mi indica come potenziale candidato sindaco. Ho risposto in altre sedi e non ho molto altro da aggiungere.

Anzi sì: prima di partire dal candidato sindaco, si dovrebbe provare a vedere su cosa si può essere d’accordo: legalità assoluta, nessuna commistione tra politica e struttura amministrativa, cittadini che hanno risposte senza la necessità di ricorrere al consigliere o all’assessore di turno, eventi di qualità e non per accontentare l’associazione (magari appena costituita) di turno, revisione dello strumento urbanistico, nuovo statuto aperto alla reale partecipazione dei cittadini, stop ai contributi a pioggia, censimento di associazioni e sedi, fine delle rendite di posizione, un programma di attrazione e sviluppo turistico a breve, media e lunga scadenza.

Io resto a fare il giornalista, per uno dei quotidiani più importanti d’Italia, magari scrivo un altro libro-inchiesta, continuerò a tenere un occhio su questa città che resta unica e straordinaria, pur con tutti i suoi mille difetti ma per fortuna con diverse eccellenze. Lo farò senza essere bravo, bensì ricordando ciò che ci insegna Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Cercare di farlo capire a chi “ragiona” è particolarmente difficile. Siamo sempre ad Anzio.

Succi e l’ordinanza a tempo di record. Ora così per tutti i cittadini

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Sull’albo pretorio ancora non c’è. Misteri della trasparenza del nostro Comune o forse hanno evitato di metterla perché dimostra – ancora una volta – che ci sono figli e figliastri. Parliamo della vicenda dell’hotel Succi, di una nota della Asl “scomparsa” a dicembre 2013, di una chiusura a giugno 2014 e di una revoca parziale – avvenuta il 12 marzo – dell’ordinanza emessa dal sindaco appunto il 9 giugno di un anno fa.

E’ l’ordinanza della quale Umberto Succi, consigliere comunale che formalmente non c’entra con la gestione dell’hotel di famiglia ma che dimostra di avere un interesse ben preciso, parla nell’intervista al “Granchio” di sabato scorso.

Ordinanza emessa il 12 marzo, sulla base di una nota della Asl arrivata il giorno stesso. Quando si dice l’efficienza del Comune… Oggi arriva la nota dell’azienda sanitaria e oggi – quando normalmente il protocollo addirittura “smarrisce” dei documenti o quando pareri del Ministero restano nei cassetti – si riapre il piano terra. Va benissimo, a patto che da questo momento in poi, ciascun cittadino deve avere lo stesso diritto di chi gestisce quella struttura a tempi così celeri nella preparazione degli atti da parte degli uffici e alla firma del sindaco. Non è giusto, lo ammetterà lo stesso sindaco, che se uno si chiama Succi ed è consigliere comunale prima si evita un’ordinanza a dicembre 2013, poi si fa perché non ci sono alternative ma senza preoccuparsi se l’attività prosegue o meno, quindi il girono che la Asl scrive ci si precipita a revocarla parzialmente. Oppure è giustissimo, a patto che si faccia così con tutti da questo momento in poi.

Detto ciò è confermata la mancanza di idoneità del resto dell’hotel, nel quale da ieri sono ospitati i richiedenti asilo. Nel vicino Comune di Ardea il sindaco è riuscito a ottenere che i migranti non alloggiassero in locali privi dell’agibilità, qui nessuno sembra preoccuparsi di questo aspetto. A via dell’Armellino o nella struttura dell’hotel Succi.

Come questa mattina commentava un collega al quale “rubo” la frase, lì volere è potere, qui evidentemente è l’esatto contrario.

I migranti, l’hotel, l’ordinanza. Le cose che non tornano

Umberto Succi

Umberto Succi

A leggere il Granchio di questa settimana oltre la cronaca sulla vicenda dei richiedenti asilo all’hotel Succi, con la raccolta firme e l’iniziativa del comitato, più che avere qualche certezza sorgono altri dubbi.

Sabato, quando il giornale era in edicola, si aspettava ancora l’arrivo dei migranti che da oggi, invece, sono nel loro alloggio. Bene, è doveroso accogliere e – tra l’altro – siamo in emergenza. Al punto che poche ore fa è stato raggiunto un accordo europeo per fermare sul nascere i viaggi della speranza. Se servirà o meno è tutto da stabilire, mentre dopo le dichiarazioni rilasciate alla collega Katya Farina dal consigliere comunale Umberto Succi c’è qualcosa che non torna. Premesso che è noto che direttamente il consigliere non è parte della società di gestione dell’albergo, resta comunque almeno il portavoce dato che a intervenire è sempre lui. Ma questo conta poco.

Quello che non torna è altro: a occuparsi dell’accoglienza sarà la cooperativa Tre Fontane, mentre sul bando della Prefettura leggiamo che per il polo Rm/H al primo posto è arrivata la cooperativa Inopera. Chi ha ragione?

Rispetto alla chiusura dell’hotel Succi dà una notizia che purtroppo non è possibile verificare perché nel Comune 3.0 la trasparenza continua a difettare. Ebbene il consigliere comunale con un interesse più o meno diretto nella vicenda – non uno che passa per strada – afferma che “la struttura è stata parzialmente riaperta con ordinanza sindacale del 12 marzo, a seguito di tre sopralluoghi dell’azienda Usl presso i locali cucina, spogliatoio e ristorante“.  Ordinanza che sul sito del Comune, a oggi, non c’è. Il 10 marzo si parla dell’anno Innocenziano, una settimana dopo della sagra della zeppola, ma una cosa di un rilievo simile non si trova. Ci sarà, ne siamo certi, e sarebbe interessante farla conoscere. Ma  perché il responsabile del procedimento della precedente ordinanza – quella di chiusura – si è affrettato a scrivere al Comune intero dicendo che non sapeva nulla della vicenda migranti e non si assumeva responsabilità? E perché una società chiede di essere autorizzata ad aprire un centro cottura quando la cucina è riaperta?

Ed è vero, come leggiamo, che i migranti andranno in una quarantina di stanze per le quali è precluso il servizio alberghiero?

In tutto questo tace il sindaco. Come per via dell’Armellino, così per Succi. Suoi colleghi in mezza Italia hanno detto sì all’accoglienza ma in strutture adeguate, qui l’impressione è che neanche ci siamo preoccupati.  Non ha ragione – a modesto parere di chi scrive – chi raccoglie firme o manifesta contro certi arrivi, ma le regole che in questa città sono spesso un optional dovrebbero invece valere. Per tutti.

Il porto insabbiato: politica, burocrazia e il caso Capo d’Anzio

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Passano gli anni e ci ritroviamo sempre allo stesso punto. Deve arrivare un’emergenza per procedere all’escavo dell’imboccatura del porto e consentire anzitutto ai pescatori di poter lavorare, salvaguardare l’incolumità degli equipaggi e le paranze. Anzi, per l’ennesima volta si deve aspettare – almeno un paio di mesi – prima di togliere un po’ di sabbia che alla prossima mareggiata si riposizionerà praticamente dov’era. Funziona così, siamo in Italia. La politica fa il suo – va dato atto al sindaco di essere stato più volte in Regione a sollecitare l’intervento, risulta che anche il Pd si è mosso con gli assessorati governati da una coalizione “vicina” – la burocrazia anche. Il comandante del porto fa le ordinanze e riduce il pescaggio, contemporaneamente sollecita, sa che il “porto rifugio” qual è quello di Anzio per chi pesca oltre 3 metri e 60 tutto è fuorché un luogo in cui approdare. Intanto dalla Regione se la prendono con calma, mentre l’autorità portuale interviene a Fiumicino, ne ha facoltà, e qui solo il 3 febbraio è arrivato il via libera degli uffici regionali a usare la sabbia per il ripascimento di fronte a Tor Caldara. Che, anche qui, scomparirà con le prossime correnti.

Sullo sfondo di tutto c’è la necessità di un escavo permanente, di un canale d’accesso degno di tale nome, in grado di garantire sempre misure di sicurezza. Quello che la Regione farà tra qualche settimana sarà l’ultimo escavo, poi toccherà alla Capo d’Anzio che è concessionaria e che ha il dovere – dall’inizio del cantiere – di procedere alla manutenzione del canale. Ammesso che riesca a diventare operativa, dati gli ostacoli di ogni genere che stanno arrivando da quando ha ottenuto l’inversione del cronoprogramma. Sarebbe stato bello, sabato scorso, avere alla riunione con i pescatori i rappresentanti della società a dire: “Ci pensiamo noi da subito”. Non possono farlo, perché la Capo d’Anzio al momento non ha un euro. E’ palese – lo sa anche il sindaco che ha votato in assemblea – che o partono le fasi uno e due di gestione dell’attuale porto o la società fallisce. Né il bando per tutto il bacino, sempre imminente ma continuamente rimandato cambierà le cose dal punto di vista societario: o la Capo d’Anzio diventa operativa o fallisce. E se si verifica questa seconda ipotesi serviranno tempi lunghi prima di arrivare a ridefinire le cose con la Regione, l’escavo a quel punto, potrà attendere chissà quanto… E’ bene saperlo.

Ormeggiatori e non solo. Le risposte della Capo d’Anzio, i silenzi del sindaco

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Speriamo che questa volta la posta elettronica certificata sia arrivata a destinazione e venga aperta per tempo. Comunque il 30 gennaio alle 11 i rappresentanti delle cooperative di ormeggiatori sono nuovamente convocati per cercare – una volta per tutte – la soluzione all’interno della gestione del porto affidata alla Capo d’Anzio unica concessionaria.

Società che non ha perso tempo e questa mattina, perfino con il socio privato Renato Marconi in prima fila (quale onore… ) è andata ad apporre i cartelli relativi alla presa di possesso delle aree. Cartelli che stasera sono misteriosamente spariti, con le fascette tagliate. Non è questo il clima adatto, lo diciamo subito, e se qualche forza dell’ordine legge queste righe – a cominciare dalla Capitaneria di Porto – sarà bene avere massima vigilanza. Ma al di là della vicenda ormeggiatori si nota, non è mai troppo tardi, una certa propensione della “Capo d’Anzio” a far sapere quello che fa. Addirittura con un uso dei social network insolito, altro che il Comune 3.0 che ci aveva promesso il sindaco Luciano Bruschini e che resta – dal punto di vista informatico – 0.3 nonostante le spese esorbitanti che si affrontano.

Torniamo al punto: la Capo d’Anzio risponde al Pd  e alla cittadina “5 Stelle” Rita Pollastrini. Il partito aveva posto tre questioni dopo la conferenza di sabato scorso, la Pollastrini una vicenda concreta sulla Capo d’Anzio intesa come start-up o meno. Ebbene le risposte arrivano pressoché immediate e ci danno qualche notizia. Intanto che la società continua a dire una cosa e il sindaco che rappresenta il 61% pubblico (e nostro) un’altra.

Poi – come si evince dal piano finanziario – che per il 2015 si punta a soddisfare i bisogni di cassa “con l’ausilio e il supporto del ceto bancario, eventualmente andando a rinegoziare gli impegni già presenti“. Vedremo cosa ne pensa la Banca Popolare del Lazio che aspetta ancora le rate dell’ennesimo piano di rientro. Abbiamo conferma, inoltre, del motivo per il quale il capitale è sceso a 70.000 euro: “Al fine di meglio verificare la legittimità di una partecipazione da parte del socio pubblico alla ricapitalizzazione e al fine di non avere una ricapitalizzazione univoca da parte del privato, con le conseguenze automaticamente previste dal codice civile“. Leggi che Marconi – come si sostiene da tempo – si sarebbe preso società e porto. E non è detto che il pericolo sia scampato, perché “andrà verificato quanto stabilito dal legislatore e dalla Corte dei Conti in merito alla partecipazione degli enti pubblici in società di capitali“. Anche questo problema è stato sollevato qui, ora lo conferma la società, ma il sindaco non ci dice nulla.

Scopriamo poi che le opere previste dall’atto d’obbligo restano e “gli importi del piano economico finanziario ne tengono conto“, quindi che si spendono non più 190 ma 160 milioni di euro per la scelta di altri materiali e la rimodulazione del progetto secondo il quale si prevede di “minimizzare l’impatto dell’opera rendendola quanto più integrata con l’attuale realtà cittadina e commerciale, il porto quale nuova piazza e centro di aggregazione della cittadinanza“. Qualcuno vuole spiegarcelo meglio? A dire il vero ricorda un vecchio documento dei Ds, 2007 o giù di lì…

Nella risposta alla Pollastrini si afferma che per trasparenza e start up la società “ritiene che i quesiti non siano stati opportunamente posti alla Capo d’Anzio in quanto tematiche di competenza del socio pubblico“. Ecco un’altra conferma: è il Comune a doverci dire se la fideiussione prestata è legittima o meno. La tesi della Capo d’Anzio che spiega perché sarebbe una start up dopo quasi 20 anni (la concessione è arrivata ora, questa la “giustificazione“) francamente ci interessa poco.

Ma il socio di maggioranza – leggi Comune, leggi sindaco – continua a tacere su questo come su altri argomenti di vitale importanza rispetto al porto. E data la situazione che si sta creando non è più possibile tacere.