Porto e ormeggiatori, una storia infinita e un solo responsabile

porto_anzio

Era scontato il ricorso delle cooperative di ormeggiatori contro l’ordinanza del sindaco che intimava lo sgombero da dopodomani. La storia diventa infinita e il responsabile, al di là di come andranno ricorsi e compagnia, è uno solo: il sindaco Luciano Bruschini.

Di questo contenzioso e del fallimento, ormai prossimo, della Capo d’Anzio. Qualora il ricorso fosse accolto, infatti, anche nel bilancio 2016 ci sarebbe un buco enorme che nessuna azione di ingegneria finanziaria con quote a carico delle cooperative, né esperti chiamati al capezzale del nuovo management, potranno sanare.

Quando la Regione Lazio ha invertito il crono programma il sindaco aveva il dovere di andare dagli ormeggiatori e spiegare che non sarebbero stati “ricollocati” nel nuovo porto – perché il raddoppio, in quel momento, passava in secondo piano, serviva fare “cassa” partendo dall’interno – ma si doveva fare un bando e che la loro partecipazione sarebbe stata, automaticamente, assunzione.

Agli ormeggiatori non sarebbe andato bene, immaginiamo, non a tutti, ma si poteva e doveva fare una trattativa allora. Quando è stato cercato il dialogo – dicendo una cosa nelle assemblee e nei consigli d’amministrazione della società (sgombero compreso), un’altra agli ormeggiatori e a chi politicamente, in maggioranza, andava a sostenere le loro ragioni – era tardi.

Oggi leggiamo che la Capo d’Anzio non avrebbe fatto proposte. Non che venerdì, proprio per tentare un accordo in extremis, è saltata la riunione che lo stesso sindaco aveva sollecitato. Come, prima del precedente ricorso al Tar, era già accaduto.

Gli ormeggiatori difendono il loro sacrosanto diritto al lavoro, lo fanno come meglio credono – spesso esagerando nei termini e non solo con chiunque si avvicini alla “loro” banchina, questioni all’attenzione della Procura della Repubblica – ma una soluzione andava trovata. Bruschini ci ha provato, vero, ha impiegato due mesi a fare l’ordinanza che la Regione ha chiesto all’inizio di gennaio, doveva mettere in conto il ricorso che oggi, se l’avesse fatta subito, era già deciso.Ha aspettato, promesso, limato, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Avevamo fantasticato di un altro porto nel 2000 quando con Gianni Billia si costituiva la Capo d’Anzio. C’era anche Mario de Grenet, oggi come allora presidente del Circolo della Vela, altra realtà che ha preferito fare ricorso in attesa di un non meglio identificato “accordo” che ancora non vediamo.

Immaginavamo un porto della città e non di pochi operatori che si lamentano delle proposte della Capo d’Anzio definite “da usura” ma votano bilanci dai quali necessariamente si doveva partire per trattare: 497.000 di “valore della produzione” nel 2013 e 307.377 euro di “personale” mettendo insieme le due cooperative.

Volevamo un porto dei cittadini attraverso una società pubblica e non dei “giochi” della politica che ci ha imposto prima Italia Navigando (Marconi) e poi ha ceduto – come tanti ricordano solo ora, ma lo denunciammo quattro anni fa –  le quote al privato senza colpo ferire, tenendo nel cassetto il parere dello studio Cancrini per tre anni, ponendo addirittura il “segreto di Stato” quando Marco Maranesi andava a chiederlo. Oggi la Capo d’Anzio, al 61% del Comune anche se ancora per poco, ha una concessione ma non può farne uso. Il primo responsabile è il sindaco, per quello che si è provato a raccontare finora.

Tutto sommato è ciò che meritiamo. Per primo chi scrive, sciocco ad aver creduto che si potesse realizzare quello che, come ripetevano anche tanti finti fautori del progetto “non si farà mai“.

 

Capo d’Anzio, stop all’istanza di fallimento sul Life

life

Non ci sarà l’udienza fallimentare in programma il 25 maggio per la Capo d’Anzio. La società incaricata di realizzare e gestire il nuovo porto, concessionaria del bacino da luglio 2014, per adesso tira un sospiro di sollievo.

I tre progettisti del Life non pagati che si erano rivolti al Tribunale e quelli che non lo avevano fatto ma presumibilmente si sarebbero accodati, hanno accettato la proposta della società e percepiranno gli arretrati da giugno ad aprile del prossimo anno.

Nel frattempo verrà consegnata la relazione sui lavori svolti destinata all’Unione europea che ha chiesto alla società di restituire i fondi che sono arrivati ma sono stati utilizzati “per fare altro” – come venne affermato in Consiglio comunale.

Se e come la società restituirà i fondi all’Unione europea è ancora tutto da stabilire. Si tratta, fra l’altro, di un caso particolare perché una parte del progetto è stata svolta e quindi andrebbe restituita solo quella non utilizzata.

Per adesso evitato il fallimento, resta la figuraccia con la Ue e c’è il rischio dell’inserimento nella “black list“.

Porto, un professore per il “caso” ormeggiatori

capodanziouffici

Incarico a un professore per capire se c’è o meno la possibilità di salvare il loro lavoro. La trasparenza a qualcosa serve, quindi sappiamo da una determina che il Comune di Anzio ha dato mandato al professor Mario Carta di rivolgersi all’Anac – l’autorità anti corruzione “in merito alla possibilità di addivenire ad una soluzione bonaria della vicenda che ha visto contrapposti il Comune di Anzio con le cooperative di ormeggiatori e, nel particolare alla percorribilità circa la stipula di un contratto di servizio con le attuali cooperative di lavoratori e ormeggiatori anche al fine della salvaguardia delle posizioni di lavoro esistenti, secondo quanto specificato nell’accordo transattivo del 07/11/2011, il tutto affinché il Comune di Anzio, quale socio di maggioranza della società Capo D’Anzio per azioni, possa adottare un atto di indirizzo secondo le prescrizioni che l’autorità indicherà al riguardo”.

Il Comune sborserà altri 4800 euro e presto – speriamo – avremo un parere. E’ l’ultima tappa di un percorso che poteva e doveva andare diversamente. In primo luogo con il sindaco – non altri – che a crono programma invertito aveva il dovere di chiamare i responsabili delle cooperative e dire loro che le cose erano cambiate.

Andare a invitarli, come poi ha fatto l’ex presidente Luigi D’Arpino, a partecipare al bando a cose fatte, è stato un boomerang.Ci sono stati i ricorsi che sappiamo e la Capo d’Anzio non è diventata operativa, quindi non ha pagato il prestito con la banca per il quale oggi si va in Consiglio comunale a rispondere alla Corte dei conti, in quanto il Comune ha versato la sua parte. La Capo d’Anzio non ha incassato, quindi ha chiuso l’ennesimo bilancio in negativo, salvo che non si riesca a dimostrare che è possibile inserire tra le entrate quelle che gli stessi ormeggiatori – per i quali oggi si chiede un parere – hanno incassato restando a gestire le aree da luglio 2014 a oggi.

Percorso non facile, nonostante il neo presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari mostrino sulle pagine del Granchio un certo ottimismo.

Una cosa deve essere chiara se il parere dell’Anac dicesse che il service si può fare: una proposta  c’era, il sindaco la conosce per essere stato presente alle riunioni nelle quali se ne è parlato come risulta dai verbali. Se quella proposta era 100, ora avrà da essere almeno 99 perché il tempo perso e le spese per i ricorsi nessuno li restituisce. A meno che gli ormeggiatori decidano, spontaneamente e non dopo una causa, di dare alla Capo d’Anzio le entrate delle ultime due stagioni e consentire alla società di salvare il bilancio.   A quanto ammontino tali entrate, a oggi, nessuno sa dirlo. Né sono state mai censite le barche che erano ormeggiate, quali cifre si iscriveranno – questa pare l’intenzione – nei libri contabili della società mista?

E’ l’ennesima domanda che rischia di restare senza risposta, intanto per gli ormeggiatori una l’abbiamo avuta. La richiesta di un parere, appresa dall’albo pretorio del Comune. Ogni tanto un po’ di trasparenza….

 

Porto, eppur si muove. Ma le domande restano

avvocatomauro

Il presidente della Capo d’Anzio, Ciro Alessio Mauro

Il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio si è riunito oggi e sembra voler imprimere una svolta all’annosa vicenda del porto. Bene, anche se alcune vicende rimangono aperte e le domande poste, di recente come in passato, sono prive di risposte ufficiali.

Se ne aggiunge un’altra, dopo che il sindaco in Consiglio comunale ha detto che c’è il sequestro delle quote di Marconi nella Capo d’Anzio. Lo ha chiesto il Comune nella causa intentata? O è un’intenzione? Al momento per quanto ne sappiamo, il 39% resta nelle mani di Marinedi ovvero di Marconi.

Nessuno ha sollevato questioni, poi, e da quello che leggiamo dal Granchio la cosa è stata comunque affrontata, sul bilancio da sanare con i soldi da chiedere agli ormeggiatori. Vicenda tutt’altro che facile. Perché intanto nessuno li ha chiesti alle cooperative, poi vanno in qualche modo quantificati, quindi inseriti in bilancio. E il 30 aprile scade il termine per l’approvazione.

Buona, invece, la mossa di bloccare i compensi agli amministratori fino all’operatività del porto. In bilancio ci sono, però, le somme da dare a chi ha svolto lo stesso ruolo in passato. Bene anche la ricerca di una soluzione per i progettisti del “Life” che potevano già essere stati pagati se la società fosse stata messa in grado di operare, ma che hanno dovuto fare istanza di fallimento per non essere più presi in giro sulla riscossione del dovuto.

Si parla, di nuovo, di “trattativa” con il Circolo della vela quando c’è ben poco da trattare. Se le cooperative difendevano un lavoro e occorre evitare che il porto inizi creando disoccupati anziché posti – pur riconoscendo che hanno perso i ricorsi, quindi sono nel torto – cosa difende il Circolo? Che si deve “trattare” se non la firma della “manleva” come hanno fatto gli altri? Serve massima trasparenza e se i posti barca si levano a tutti, è bene che pure il Circolo ceda quelli dei quali ha disposto in questi anni.

Cosa ne pensano, per esempio, i consiglieri comunali di maggioranza vecchia e nuova? Il sindaco attuale e quello designato?

E i consiglieri – questi solo della vecchia, di maggioranza – che si sono fatti abbindolare dal sindaco con un bando impossibile? E quelli che hanno proposto improbabili cordate?

Vedremo, intanto diamo atto al consiglio d’amministrazione di provare a procedere spedito. Il principale ostacolo per il precedente, lo tengano a mente, è stato il sindaco.

Porto, gli ormeggiatori dovranno pagare. Parola di Bruschini

pefcapodanzio

Non solo dovranno andar via – lo dicono le sentenze e dopo un infinito tira e molla era inevitabile – ma la Capo d’Anzio proverà a risanare i suoi conti con i mancati introiti delle aree gestite da luglio 2014 a oggi dalle cooperative degli ormeggiatori.

Lo ha detto ieri in Consiglio comunale il sindaco, Luciano Bruschini, sostenendo che il bilancio 2015 della società non chiuderà in perdita perché vanno conteggiati quegli introiti. Di più: il bilancio è stato approvato dal consiglio d’amministrazione “senza il rappresentante del Comune” – che lui non aveva ancora nominato – e siccome deve andare in assemblea dei soci “io non lo voto“.

Ma quant’è l’introito previsto? Mistero. E quei soldi entreranno automaticamente nelle casse della Capo d’Anzio? Nemmeno per idea, perché per averli sarà necessario aprire un contenzioso con le cooperative o chiedere loro i danni per il mancato avvio dell’opera. Tempi previsti? Vogliamo fare un decennio? Intanto?

Ah, il sindaco dimentica – glielo faceva notare ieri Bernardone del Pd – che mentre quelle aree non erano in uso alla Capo d’Anzio la società ha scritto alla Regione chiedendo di avere lo “storno” delle cifre dovute per la concessione. Circa 80.000 euro sui 200.00 che ogni anno la concessionaria deve alla Regione, essendo l’area interessata pari a circa il 40% di quella che è stata appunto concessa. Soldi che – se si pretendono gli incassi delle coop – vanno inseriti in bilancio di nuovo tra le uscite. Proviamo a farli due conti? Gli ultimi bilanci delle due cooperative danno, insieme, un “valore della produzione” pari a 497.000 euro. E’ questo che chiederà il Comune? Sulla base dei bilanci o di cos’altro? E basta una cifra simile a mandare il bilancio in pareggio? E in quale piano finanziario è scritta una cosa del genere?

Al solito qui si fanno domande, con l’auspicio di avere risposte. A quelle del passato non c’è mai stato riscontro, chissà che fra il sindaco e il neo presidente qualcuno decida di far sapere ai cittadini – ancora proprietari del 61% – come uscire da una situazione che a oggi vede la Capo d’Anzio in perdita e il privato Marinedi in pole position per prendersi l’intero capitale, vuoi per la legge Madia e vuoi perché il Comune non può  mettere un centesimo nella ricapitalizzazione della società.

A meno che – in fondo in fondo – non sia proprio questo l’obiettivo, essendo mestamente fallita, se mai è esistita, la scalata del “gruppo” che aveva 300 milioni di euro in Turchia.

Marconi prende tutto – e sommessamente lo andiamo ripetendo da quando ha avuto il 39%…. – Bruschini finge di opporsi, Candido De Angelis che l’ingegnere ce l’ha portato in casa  con Italia Navigando della quale già deteneva quote, in nome della ritrovata unità nel centro-destra e di un progetto sia pure stravolto ma che ha fortemente voluto dice che purché si parta va tutto bene; i consiglieri di maggioranza che il sindaco ha preso in giro con la storia del bando se ne stanno buoni “perché tanto i lavori iniziano” e alla famosa cordata non pensano più, il Circolo della vela resta lì perché “si sta trattando” (e speriamo senza i posti barca, almeno) e gli altri si arrangiano.

Non avevamo in mente questo quando, con il compianto Gianni Billia, parlavamo del porto “di” Anzio, “della” città.

 

Porto, era ora. Ma qualcosa non torna…

vela

Il sindaco di Anzio ha finalmente firmato le ordinanze con le quali chiede alle cooperative ormeggiatori e a un’altra attività di restituire le aree. C’è stato un ricorso respinto, chi gestiva gli spazi ha perso, non si è arrivati a un accordo ed è giusto che la Capo d’Anzio venga messa in grado di operare.

Se lo avesse fatto prima non sarebbe nelle condizioni attuali, avrebbe pagato Life, prestito con la banca e via discorrendo, ma doveva anche prima evitare il contenzioso andando a spiegare agli ormeggiatori cosa significava l’inversione del crono programma.

Risultato? Capo d’Anzio può operare, presto diventerà del socio privato Renato Marconi, gli ormeggiatori dei ricorsi e delle minacce vanno a casa. L’auspicio, a dire il vero, è che una soluzione si trovi. Come affermato in passato se l’ultima proposta di accordo per il “service” era 100, ora deve essere minimo 99 dato il tempo passato e i costi sostenuti dalla società, ma non possiamo certo iniziare il porto chiamato a rilanciare l’economia della città… facendo perdere posti di lavoro.

A maggior ragione non possiamo farlo se chi, alla stessa stregua, ha fatto un ricorso dopo l’altro e oggi non è raggiunto da provvedimenti: il Circolo della vela di Roma. Il sindaco dovrebbe spiegare ai cittadini ancora proprietari del 61%  perché non c’è ordinanza, se è stato trovato un accordo e su quali basi. Perché non possiamo mandare via gente di Anzio che avrà mille torti ma lì lavorava e tenerci sia pure importanti “signori” di Roma che hanno speso più di avvocati che di canone da versare annualmente (4500 euro), per ottenere ciò che avrebbero avuto firmando la “manleva” proposta mesi fa dalla società.

Ecco perché dobbiamo sapere se c’è un accordo e cosa prevede, perché sotto al circolo ci sono dei posti barca che erano destinati – da quel poco che sappiamo – ai soci dell’esclusivo club e invece sono della Capo d’Anzio. Ecco perché qualcosa non torna.

Marconi: “Il porto lo faremo, basta con gli interessi di pochi”

Renato_Marconi-480x330

L’ingegnere Renato Marconi

Esce allo scoperto, accetta di parlare della vicenda Anzio, si rivolge ai cittadini che da un’operazione del genere – ma se lo sentono ripetere da troppi anni – non possono che trovare beneficio. Usa termini anche forti, ma con la chiarezza che questa intrapresa ha avuto di rado. L’ingegnere Renato Marconi, a capo del gruppo Marinedi, l’inventore di Italia Navigando con la quale entrò nel 39% della Capo d’Anzio, oggi è l’interlocutore privato della società che per il 61% è del Comune e può finalmente entrare in una fase operativa. Diversa da quella immaginata anni fa, ma concreta

Alla luce degli ultimi accadimenti la Marinedi è ancora interessata all’iniziativa della Capo d’Anzio?

Partendo dal principio che più le cose sono interessanti più sono difficili, al nostro Gruppo non è mai mancato lo spirito di iniziativa e la capacità di risolvere qualunque problema nel settore della portualità turistica e del turismo nautico.

Nel nostro progetto di Rete portuale turistica mediterranea, già operativo da tre anni, Anzio rappresenta il porto turistico di maggior spicco ed interesse economico. Potendo sfruttare la vicinanza di Roma e dell’aeroporto di Fiumicino, vogliamo valorizzare il patrimonio e le potenzialità turistiche di Anzio per far tornare ad essere il suo porto uno dei principali protagonisti del Mediterraneo, per quel che riguarda la nautica, la cantieristica, la manodopera specializzata, la vela e tutte le attività connesse e relative legate all’artigianato, al commercio ed alla ricettività e ristorazione. Negli ultimi due anni abbiamo contribuito in modo determinante a ribaltare le sorti dell’iniziativa che sembrava destinata ad un esito drammatico, dopo il bando di gara a suo tempo indetto ed andato deserto.

Tutti gli sforzi profusi, grazie a professionalità del settore nautico messe a disposizione dell’iniziativa, come l’ingegner Enrico Aliotti e l’avvocato Antonio Bufalari, hanno rafforzato la nostra determinazione ad essere, insieme con i cittadini di Anzio, i gestori di una delle più belle realtà portuali italiane. Perciò per rispondere in maniera sintetica alla sua domanda: “Avanti tutta!”.

Come pensate, visti i debiti accumulati e la situazione di bilancio, riuscire addirittura a finanziare l’opera in tre fasi?

Due anni fa a questa domanda avrei avuto grandi difficoltà a rispondere. Oggi è molto più semplice: l’attività caratteristica prevista in prima fase è più che sufficiente a garantire la finanza necessaria alla restituzione dei debiti ed all’attività corrente, come in parte sta già avvenendo.

I problemi occorsi nell’ultimo periodo in materia di occupazione abusiva di una parte delle aree rappresentano l’unico rischio attualmente emergente per un corretto sviluppo della parte corrente dell’iniziativa. Per quanto attiene alla seconda e terza fase dei lavori, come previsto dagli accordi parasociali, ci siamo attivati per la progettazione esecutiva e per il successivo finanziamento delle opere attraverso il nostro Fondo operativo “Marinedi Finance Fund”. Le operazioni necessarie a valutare cespite ed iniziativa da parte dei nostri Partners sono già in corso e si concluderanno entro giugno prossimo. La gara per l’esecuzione dei lavori di seconda fase potrà essere, pertanto, bandita a partire da ottobre-novembre 2016.

Il Comune ha pagato la parte del debito con la Banca Popolare del Lazio garantita dalla propria fideiussione, per la parte di debito restante c’è un piano di rientro da parte della Società. Lo state rispettando?

Nell’ultimo anno la Banca Popolare del Lazio è stata molto comprensiva e propositiva nei confronti della Società, probabilmente anche influenzata dalla piega positiva degli eventi e dal nostro impegno quali esperti del settore. Il Comune, inoltre, ha contribuito in modo sostanziale ad onorare gli accordi, soprattutto in questa fase nel quale la redditività della Società non è al 100% a causa delle perduranti occupazioni abusive.  Il piano di rientro, seppure all’inizio, è puntualmente rispettato e non prevediamo alcun problema fino alla sua estinzione.

Cosa ostacola questo sviluppo da lei delineato e che tutta la città auspica?:

Al momento non vedo nessun altro ostacolo se non l’abusiva occupazione di parte delle aree. La situazione difficile con il Circolo della Vela, anche a seguito dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato, a noi favorevole, è in corso di pacifica ed ovvia regolarizzazione.

A questo punto è necessario e fondamentale provvedere immediatamente allo sgombero delle aree ed anzi speriamo che il Comune provveda immediatamente, viste anche le due comunicazioni ultimative dell’Ente concedente, ovvero la Regione Lazio, ed i due mesi ormai trascorsi dall’invio della prima comunicazione.

Il tempo della trattativa è ormai finito, anche perché ricordiamo che le due cooperative hanno rifiutato qualunque proposta di lavoro o di collaborazione offerta, intentando cause che hanno dimostrato la bontà dell’attività amministrativa svolta dalla Capo d’Anzio e dalla Regione Lazio.

Ricordiamo inoltre a malincuore che alcuni loro membri hanno tenuto comportamenti ostili verso amministratori, dipendenti e collaboratori della Capo d’Anzio, tanto che ci si è trovati costretti in alcuni casi a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine….

Difendevano un lavoro che svolgono da anni…

Certo, ma ora non si può tollerare la pratica di attività economiche senza autorizzazione come l’uso degli ormeggi e l’attività cantieristica, attività che non stanno permettendo alla Capo d’Anzio il completamento della fase 1 e la messa a reddito delle aree concesse e formalmente consegnate dalla Regione Lazio, con grave danno economico, basti pensare che se la Capo d’Anzio fosse venuta in possesso delle aree un anno e mezzo fa la ristrutturazione economica dei debiti sarebbe stata più agevole e non sarebbe servito l’intervento finanziario dei Soci (vedasi il pagamento del Comune alla Banca Popolare del Lazio dello scorso dicembre)….

La città di Anzio deve avere coscienza di ciò: non si può bloccare lo sviluppo di una città, per tutelare l’interesse di pochi!

Si riferisce alle cooperative?

Guardi, le do un’ultima “curiosa” notizia sulle Cooperative: alcuni giorni fa, proprio mentre il Sindaco cercava ulteriormente un accordo, è giunta una diffida da parte del loro legale per la rimozione dell’impianto di videosorveglianza che la Capo d’Anzio ha installato sulle proprie aree in concessione in quanto “lesivo della privacy ed illegittimo…”. Incredibile! Personaggi che, senza titolo, occupano le aree e che proseguono attività, anche economiche, non autorizzate…invocano la “privacy”…Siamo alla farsa…

Pensa di superare questi ostacoli? E come?

Ogni ostacolo indebitamente frapposto allo sviluppo del Porto di Anzio verrà rimosso ricorrendo agli strumenti previsti dall’ordinamento. La situazione è da tempo all’attenzione delle autorità di Polizia Giudiziaria e della Regione Lazio. Abbiamo lungamente aspettato la pubblicazione delle sentenze da parte del Tar del Lazio a noi favorevoli, siamo sicuri che alla fine la Legge, in ogni caso, prevarrà!

Sono confermate le previsioni dell’accordo di programma?

 

Capisco le ragioni di questa domanda e i dubbi che ogni tanto emergono nel corso di discussioni anche qualificate, ma la risposta è assolutamente positiva: tutto ciò che è stato previsto nell’accordo di programma, base della concessione demaniale marittima in essere, sarà rispettato pena la decadenza e l’inefficacia della concessione medesima.

Alla luce di quello che afferma, il bando annunciato a più riprese dal sindaco sembra improponibile. O sbaglio?

Sbagliare è umano, ma dobbiamo imparare dagli errori del passato…Il primo bando che dovrà essere predisposto, e di cui è stata già preparata una bozza, è quello relativo all’affidamento dei lavori di seconda fase. Ogni bando relativo al dare in subconcessione a terzi la concessione, svendendone la gestione, ritengo sia illogico, irrazionale e contrario agli interessi della Società e della Città di Anzio.

Sarà la volta buona?

Con l’aiuto di chi è il primo interessato allo sviluppo economico del Porto: i cittadini di Anzio, il porto sarà realizzato secondo il progetto approvato e la concessione assentita. Infatti, io credo che il socio di maggioranza della Capo d’Anzio siano tutti gli anziati non le 3-4 persone che pensano di poterne disporre a fini che ormai non comprendo più.

Per le ragioni che ho illustrato alla prima risposta io sarò sempre al fianco della cittadinanza condividendone da imprenditore – anche, ovviamente, nel mio interesse – il fine ultimo: lo sviluppo di una grande e partecipata attività economico-sociale al centro della città.

Capo d’Anzio, se 200.000 euro vi sembran pochi

lettera1

Speriamo vivamente che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, e il neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, abbiano la soluzione giusta. Lo diciamo mestamente e conoscendo bene la scarsa considerazione che si ha di questo spazio da parte degli interessati. I quali – ma da tempo ce ne siamo fatti una ragione – non perdono occasione anche in altri uffici per lamentarsi di quanto sostenuto da un cittadino e giornalista che legge qualche carta e – non dimentichiamolo – ha una parte infinitesimale del 61% delle quote pubbliche della Capo d’Anzio. Una maggioranza rappresentata dal sindaco pro tempore e dall’avvocato che lo stesso primo cittadino ha nominato a rappresentarci.

Fatta questa premessa, speriamo davvero che abbiano un’idea di come uscire dalla perdita di bilancio che il consiglio d’amministrazione del 9 marzo ha votato e che sarà portato in assemblea. E’ una perdita, i tecnici lo sanno meglio di chi scrive, che azzera il capitale della Capo d’Anzio.

Sono circa 200.000 euro, l’ennesimo “buco” causato dal mancato avvio del progetto, con i debiti della società che aumentano ulteriormente. Paradossalmente questi non sono un problema, basta iniziare e con le entrate si pagano, ma intanto va ricostituito il capitale (70.000 euro) azzerato dalle perdite. Il Comune – per quel poco che ne sappiamo – non può mettere un euro. Per questo – prendiamo in prestito la famosa lettera di Totò e Peppino – “se 200.000 euro vi sembran pochi….

Lì erano “700.000 lire” e si faceva riferimento alla “morìa delle vacche“. Qui c’è stata una linea ben marcata da assemblee e consigli d’amministrazione che, semplicemente, non è stata seguita.

Speriamo che ci sia una soluzione, altrimenti abbiamo perso la Capo d’Anzio.  E il socio privato – che c’era da quando è stata costituita la società, come disse allora (inascoltato, purtroppo) Aurelio Lo Fazio, come scrivemmo inutilmente sul Granchio segnalando la presenza di Renato Marconi nella compagine di Italia Navigando, come sapeva Candido De Angelis che lo metteva a verbale, come si è palesato nel “passaggio” dell’intero pacchetto al quale Luciano Bruschini si è opposto tardi e male – si prenderà tutto con due soldi. Lo ha sostenuto, da ultimo, il Pd con De Micheli che ha proposto invano e in extremis l’idea della ricapitalizzazione chiedendo a Comune e privato di fare un piccolo passo indietro per far entrare cittadini e imprenditori. Come si era immaginato all’inizio, con il compianto Gianni Billia, salvo tornare indietro perché c’era Italia Navigando e la politica dell’epoca che spingeva in quel senso. Non sarebbe stato facile, ma è stata l’unica alternativa.

Speriamo di sbagliare, davvero, e ci auguriamo che una soluzione sindaco e presidente ce l’abbiano. E vogliano spiegarla non a chi rompe le scatole, lo sappiamo, da questo umile spazio, ma alla città.

Biogas, porto, dimissioni. Quello che vogliono farci credere

biogas

Nell’atteso consiglio comunale di ieri sono state affrontate le vicende che hanno tenuto in apprensione, negli ultimi giorni, la maggioranza che sostiene un Luciano Bruschini sempre più stanco e sfiduciato. Ci sono state questioni discusse in aula, alla luce del sole, e altre che sono state al centro di accesi dibattiti post consiglio. In particolare sulla vicenda biogas. Proviamo ad andare con ordine, a partire proprio dagli impianti proposti sul territorio.

Ci sono due progetti, uno frutto di una procedura avviata nel 2012, alla quale il Comune ha partecipato dando parere positivo, un altro arrivato a settembre e che data l’attenzione che si è creata ci ha consentito di scoprire anche il primo. Passato sotto silenzio negli uffici, al punto che il sindaco ha giocato la sua solita carta del “non sapevo” chiedendo persino scusa.

Vogliono davvero farci credere che sia così? L’assessore Placidi è andato per conto suo a dire sì? Per favore… Alle favole abbiamo smesso di credere da tempo: l’amministrazione era favorevole, poi qualcosa si è incrinato, ma l’impressione è che – ricorso al Tar o meno, ci arriviamo – quella della Spadellata è una centrale fatta. Perché Placidi ha detto sì in conferenza a nome del Comune e perché – come per l’assegnazione dell’appalto dei rifiuti – non nasconde le sue preferenze. Poi certo, la butta “in caciara” come diciamo noi, firma una mozione per dire “vedete, tengo all’ambiente…., ascolto i cittadini” e mandare in fibrillazione la maggioranza, ma intanto rassicura chi deve realizzare l’impianto. Se ce ne sarà uno, sarà quello. Poi quelle birichine delle assessore Nolfi e Cafà – che pure avevano firmato  – se proprio devono ingoiare il rospo chiedono almeno che si faccia ricorso. Lo fanno con un comunicato ufficiale, via mail e facebook (non eravamo al 3.0?) e apriti cielo. Lo ripetono anche in Consiglio, quando – caso più unico che raro nella storia della nostra assise – si fa di tutto per evitare che il segretario generale risponda a Maranesi sulla possibilità di fare quel ricorso. Non che ci fosse bisogno di Savarino, basta leggere la determina regionale ed è una delle possibilità, ma il segretario avrebbe dato il crisma dell’ufficialità. Si è cercato di non farlo parlare, poi per evitare di dire che si è d’accordo si è votato anche il ricorso al Tar, salvo nel post consiglio “mangiarsi” le due assessore ree di aver posto il problema e di averlo comunicato.

Facciamo gli ingenui, allora, perché tanto fastidio per un ricorso? Se è tutto a posto, non ci saranno problemi nel realizzare l’impianto. Se, invece, si pensa che si hanno possibilità di vincerlo allora ancora meglio. O si vuole giocare a “traversone“? Il sindaco non sa, i cittadini sì, che un impianto è investimento, quindi  posti di lavoro. Il sindaco finge di non sapere, i cittadini sanno benissimo – e c’è la Procura che ha chiuso indagini per voto di scambio – che Placidi promette posti di lavoro. Fa l’assessore all’ambiente (male, basta guardarsi intorno o confrontare ciò che paghiamo rispetto ad altre città) e anche una sorta di ufficio di collocamento? Lo disse dopo essere stato vittima di una intimidazione: “Tutti mi chiedono lavoro, di ogni estrazione“.

Per questo bisognava dire ai cittadini “Visto, tutti contro, all’unanimità….” Salvare la faccia e andare avanti, invece c’è il ricorso al Tar e – strano ma vero – rappresenta un ostacolo. Scusate, ma allora che lo avete votato a fare voi rappresentanti di maggioranza? Già, una mozione non ha mai fermato niente, un ricorso se non altro rallenta. E comunque resta la pessima figura di un sindaco e un assessore che erano d’accordo, ci hanno ripensato (o fingono di averlo fatto) e restano al loro posto. Troppo comodo, come fanno notare i Grilli di Anzio.

Le dimissioni, allora, quelle dell’assessore Alessandroni, legate proprio a questa vicenda. Anziché occuparsi dei lavori pubblici (male, le auto dei concittadini ne sanno qualcosa a forza di buche) è passato all’ambiente? E perché avrebbe tanto interesse? Saperlo… Da questa mattina non risponde a nessuno al telefono. Dimissioni finte, consegnate al sindaco, mentre i suoi consiglieri di riferimento (Velia Fontana e Gatti) non si sono visti ieri in aula, ma oggi erano in commissione mense. Dimissioni non protocollate, hai visto mai che sono accettate e devi tornare a lavorare dopo una quindicina d’anni nelle giunte di centro-destra…. Alessandroni, azzardiamo ma non troppo, resterà al suo posto.  Le annunciate dimissioni sono l’ennesima “mina” per Bruschini che – basta vedere lo streaming –  ormai riesce a malapena a puntellare i malumori.

Al punto che per evitare di discutere del porto prende e dice sì, prima che finisca di leggerla, alla mozione di Candido De Angelis con il quale se non il feeling politico-elettorale ha ritrovato ormai da tempo rapporti sereni, al punto che gli passerebbe volentieri il testimone. Quella mozione dice che se il porto non si fa c’è un solo responsabile: il sindaco Luciano Bruschini.

Perché la Capo d’Anzio si è comportata secondo le delibere dell’assemblea alle quali era presente, perché si era deciso un percorso oggi fattibile e perché annunciare un bando (nuova data, per i creduloni di maggioranza che hanno scoperto il problema porto da qualche mese, 4 marzo) significa paralizzare tutto. Quella mozione dice che il sindaco deve andare, subito, a prendersi le aree  e avviare la fase “0” prevista dal crono-programma invertito. Anzi,  ogni giorno che passa aumenta il danno erariale. Ma anche qui il sindaco ha le mani legate, c’è chi in maggioranza vuole tenere lì gli ormeggiatori e chi spera in un bando che avrebbe altro respiro – in termini di favori, lavoro da promettere – rispetto a un’opera che può iniziare in economia. Ecco, anche qui vogliono farci credere che tengono al porto pubblico – con la Capo d’Anzio da libri in tribunale – ma si sono ben guardati dal cacciare Marconi il quale, se pure resta, sempre il 39% ha. Il rischio è che è stato fatto di tutto per creare le condizioni affinché arrivasse al 100%, forse è questo il dato reale. O forse si spera sempre che arrivi il famoso “gruppo” con i 300 milioni in Turchia… Per iniziare i lavori ne servono meno di 2, se vogliono anticipare qualche euo….

Biogas, abbiamo scherzato. Il sindaco resiste

granchio05

La copertina che il Granchio ha anticipato ieri ha un titolo eloquente: “Alla canna della biogas“. Riassume bene le convulse giornate che la maggioranza di Anzio ha vissuto fino a ieri sera, quando la pace è nuovamente scesa perché altrimenti il sindaco si sarebbe dimesso, perché l’intervista di Candido De Angelis ha fatto salire la preoccupazione a molti, perché altrimenti arriva il commissario e i giochi sono finiti. I problemi, alla fine, sono questi e della città sembra veramente importare poco. Ai gerontocrati della politica di casa nostra e ai giovani virgulti che fingono di lottare ma si allineano senza problemi.

Facciamo un passo indietro: mercoledì sembrava finita, si indicava già il 18 febbraio come data entro la quale sciogliere il Consiglio per votare a giugno, c’era il vice sindaco Giorgio Zucchini che annunciava dichiarazioni dirompenti prima di spegnere il telefono e non farsi trovare più dai giornalisti che lui stesso andava cercando.

Il problema? La mozione contro le centrali biogas che è stata firmata anche da alcuni assessori e da consiglieri di maggioranza, insieme a parte dell’opposizione, dopo il sì unanime della commissione ambiente. Non sia mai….

Il primo impianto, quello già autorizzato dalla Regione Lazio, sembra che sia “vicino” a  Patrizio Placidi. Lo dicono sfacciatamente negli ambienti di maggioranza. Una cosa è certa: Placidi e il suo assessorato in conferenza dei servizi hanno dato via libera. Il secondo impianto, quello a biometano presentato ad agosto, è più “vicino” a Zucchini e non ne fa mistero. Qui il Comune non ha presentato osservazioni nei termini.

Il sindaco che in Consiglio comunale diceva di “non sapere” (al solito) è ora un difensore di entrambi gli impianti. Ci consentirebbero di risparmiare sul trasporto in discarica. Con buona pace di “mare, cultura e natura” del progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, che diventa “varianti, cemento e monnezza“. Già, perché i volumi di entrambi gli impianti superano di gran lunga non solo quanto si “produce” ad Anzio, ma anche a Nettuno e in almeno altri due centri limitrofi.

Non conosciamo mozioni che hanno bloccato centrali (vedi la Turbogas di Aprilia, per esempio) ma qui siamo a una politica che pensa a preservare una maggioranza, ad accordi elettorali, a tutto fuorché al territorio e al suo sviluppo. Ora si lavora a una mozione che – si dice – sarà più “morbida“. L’auspicio è che quanti avevano firmato la prima abbiano il coraggio di spiegare perché non va più bene. Non sappiamo se i due impianti si faranno, di certo la loro eventuale realizzazione avrà un “peso” su una città che avrebbe bisogno di altro.

Del famoso e fallimentare porto, ad esempio, con il sindaco che rassicura gli ormeggiatori che non si muoveranno – visto mai, parte della maggioranza “minaccia” l’addio – quindi non va a riprendersi le aree, non fa partire un’opera cantierabile, disconosce le decisioni prese in assemblea e gli accordi firmati con Marconi, annunciando un bando impossibile.

Porto sul quale la Corte dei Conti ha paventato il danno erariale per chi ha votato la fidejussione, con un prestito pagato dal Comune ma che la Capo d’Anzio avrebbe tranquillamente restituito se fosse stata messa in grado di operare.

Il sindaco ha assicurato che andrà lui a parlare con la Corte dei  conti e risolverà la vicenda, ma dimentica di aver mandato un “piano di razionalizzazione” dove mancano persino i dipendenti che la società ha assunto. Ma la colpa, dice, “è dei dirigenti“. Gli stessi ai quali va, sistematicamente, il 100% del risultato. Ma sono bravi o non? In realtà quando non si riesce a rispondere, si cerca la responsabilità di altri. Facile.

Gli altri problemi, il 3.0 fallimentare, un programma non rispettato in ciascuno dei suoi punti, è come se non ci fossero. Bruschini resiste, questo importa alla maggioranza. Complimenti.