Porto e interessi, resta il nodo Capo d’Anzio. Commissione, se ci sei…

Tra qualche mese saranno trascorsi trentatré anni da quando – in campagna elettorale per le regionali – Piero Marigliani presentò il suo mega plastico del porto. Nel 2023 ricorreranno 30 anni dalla presentazione, nella sala Fides, dell’idea di doppio porto da parte di Paolo Gallinari a nome del Consorzio nautico di Anzio (esiste ancora?) che mandò in soffitta l’idea dell’ex sindaco Dc. Sempre nell’imminente prossimo anno, ne saranno trascorsi 25 da quando la Regione Lazio ha inserito quell’idea nel piano dei porti. Spedita in fretta e furia, all’insaputa di parte della traballante maggioranza, dal sindaco Renzo Mastracci e voluta dall’allora presidente Piero Badaloni.

Saranno 23 anni da quando è stata costituita la Capo d’Anzio, 20 da quando è entrata l’allora “Italia Navigando” con a capo (e socio) Renato Marconi, 18 da quando ha chiesto la concessione per realizzare e gestire il porto, 13 dall’accordo di programma sbandierato con la presidente della Regione Renata Polverini, 12 da quando ha ottenuto la concessione senza fare nulla.

Leggere di interessi sospetti sul porto fa un po’ sorridere. Di interessi, più o meno leciti, ce ne sono stati tantissimi in questi anni ma il risultato, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: il porto non c’è e quello che rimane è indecente.

Interessi che partono da metà anni ’90, quando anziché scegliere Condotte d’acqua ci si affidò a una neonata società vicina a un noto costruttore romano. Non se ne fece nulla, era il “plastico” di Marigliani per intenderci. Fino a quando, nel 2006, con l’idea di “doppio porto”, dopo il via libera della Regione in conferenza dei servizi a luglio, venne ribaltato tutto inspiegabilmente a settembre. Passando per i tentativi di far saltare le conferenze dei servizi da parte di specialisti in presentazione dei progetti, i quali avevano solo l’idea di essere liquidati per andarsene, come la Sofim o le sue derivate.

Poi, di recente, abbiamo avuto fantomatici fondi maltesi e persino una cordata di turco-napoletani. Gli interessi ci sono eccome, ma il problema per chiunque oggi volesse investire e realizzare il porto (la concessione parlava di quello) era e resta proprio la Capo d’Anzio, per due ordini di motivi. Il primo: è titolare della concessione – mai pagata, è vero – che è l’unico valore rimasto. Il secondo: è in condizioni di default, con debiti per oltre 3 milioni ed entrate incerte. Cosa che comporta – se la Commissione straordinaria vorrà applicare le norme – l’inevitabile liquidazione. I libri, purtroppo, andavano portati in Tribunale molto prima e persino il dirigente “Signorsì” – prima di ripensarci – nella relazione al bilancio 2018 parlava di scioglimento (si veda foto sopra).

E’ inutile continuare a dire che i conti sono stati sistemati se proprio su quei bilanci c’è una richiesta di rinvio a giudizio per falso. Imputazione che riguarda il professore specializzato in crack (e altri due consiglieri d’amministrazione, stranamente non chi dal Comune ci aveva ripensato e diceva che andava bene così) messo a presiedere la Capo d’Anzio dall’ex sindaco De Angelis. Lo stesso che ci ha portato Marconi con “Italia navigando” nel 2001. Ebbene in caso di liquidazione, come umilmente in questo spazio ripetiamo da anni, il socio un tempo pubblico ma che si scoprì ben presto che era privato (basta rileggere i verbali di assemblea della società e la copertina del “Granchio” con il titolo “Italia naufragando”), Renato Marconi, avanzerà le sue pretese. Dai bilanci vanta crediti per 600.000 euro circa, potrà eventualmente esercitare un’opzione e prendersi tutto. La stessa operazione con la quale si è ritrovato – al costo delle progettazioni effettuate e dei servizi resi a “Italia navigando” – 10 porti in Italia, tra i quali Anzio.

Mentre c’è chi gridava contro il progetto faraonico, solo la voce di Aurelio Lo Fazio si levava sulla centralità della questione societaria. E solo il Pd tentò, con la proposta di un aumento di capitale destinato a terzi sbeffeggiata dalla destra che ha governato Anzio per 25 anni, di salvare società e concessione. Di recente quel che restava dell’opposizione in Consiglio comunale ha chiesto, invano, lumi sulla società. Ci siamo dovuti anche sorbire un paio di esperti che miracol mostravano su una nuova fiejussione che nessuna banca ha dato, per fortuna, non fosse altro che in bilancio c’è ancora quella vecchia che il Comune ha pagato e la società mai restituito.

C’è un ultimo aspetto, se la Capo d’Anzio viene liquidata e noi saremo costretti a pagare i debiti, senza che Marconi riesca a prendersi il porto, a dover mettere a bando la concessione stavolta dovrà essere il Comune che nel frattempo ha avuto le competenze sul Demanio. Vedete la Commissione straordinaria arrovellarsi per una gestione pubblica o immaginate che si faccia eventualmente un nuovo bando? La risposta sembra semplice e comunque finirà questa storia, il sogno del porto pubblico è purtroppo tramontato da tempo e chi ha gestito politicamente la Capo d’Anzio in questi anni lo sappiamo. Ecco, cara Commissione, se ci sei batti un colpo su questo argomento spinoso e fondamentale. Ce ne sono altri, è noto, ma è ora di mettere un punto sulla questione porto.

Poi certo, ci sono stati presidenti, amministratori, nomi di grido e non. Ma sempre agli input del socio di maggioranza – il Comune – dovevano rispondere. Da ultimo, il redivivo amministratore unico che si è dimesso due volte ed è ancora lì, per salvare il salvabile aumenta i costi ai diportisti e pretende in anticipo le spese per acqua e luce. Nemmeno fossimo davvero a Montecarlo, come declamava un presidente suo predecessore. Ma questa è una storia che approfondiremo più avanti.

Falso in bilancio alla Capo d’Anzio, chiesti tre rinvii a giudizio. Comune parte lesa

Bastava leggere le carte per capire che qualcuno stava mentendo. O lo aveva fatto il consiglio di amministrazione della Capo d’Anzio precedente, approvando il bilancio 2018 presenti i rappresentanti del Comune con 72.000 euro e spicci di perdita, o lo aveva fatto quello indicato dal sindaco De Angelis dopo la vittoria che invece quel bilancio lo aveva fatto chiudere in attivo.

Adesso la Procura di Velletri ha chiesto il rinvio a giudizio per Ernesto Monti, il professore esperto in crack presentato come colui che avrebbe salvato la patria (e che fino all’ultimo voleva farci credere che con la fideiussione si sistemava tutto) e i consiglieri di amministrazione Francesco Novara e Raffaella Barone. Tutti innocenti fino a prova del contrario, come è sempre stato in questo blog. A chi scrive la presunzione d’innocenza non deve certo insegnarla l’ex ministro Cartabia con la sua norma che è l’ennesimo tentativo di bavaglio alla stampa.

Il 24 febbraio 2023 compariranno di fronte al giudice dell’udienza preliminare con l’accusa di concorso in falso per avere esposto “fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero”. Avrebbero cioè “taroccato” – Monti e Novara – il bilancio 2018, portando un utile di poco più di 13.000 euro, omettendo di inserire un fondo “svalutazione” per il compenso del direttore del porto, con il quale il bilancio sarebbe andato in perdita. Ai primi due imputati si unisce la Barone per il bilancio 2019, perché la manovra di ingegneria finanziaria è stata la stessa. Che il direttore non avesse – pare – un incarico formale ma che fosse ad Anzio ogni giorno e firmasse carte come tale, la dice lunga su quale controllo pubblico c’è stato negli anni.

Il 24 febbraio sono chiamate a comparire anche le parti lese, vale a dire la Capo d’Anzio (se sarà ancora in vita….), il Comune e Renato Marconi che aveva sporto denuncia sull’approvazione di quel bilancio. Nel frattempo dall’indagine è stata stralciata la posizione di Antonio Bufalari – che insieme all’altro rappresentante privato non votò il consuntivo 2018 – e Gianluca Ievolella che non c’era proprio. Il pubblico ministero si è basato sull’informativa della Guardia di Finanza di Nettuno e la relazione di un consulente tecnico. I nodi arrivano al pettine, purtroppo, e ha ragione Giorgio Buccolini quando indica il responsabile politico di questa situazione. Perché degli aspetti penali risponde ciascuno per sé e non interessano, di come la vicenda Capo d’Anzio e porto è stata gestita le responsabilità sono per intero di chi dal ’98 a oggi ha guidato e guida la città.

Il 24 febbraio le parti lese potranno costituirsi parte civile ovvero potranno farlo in udienza nel momento in cui venisse disposto il giudizio, per ottenere un eventuale risarcimento. Che farà la Capo d’Anzio e che farà il Comune? La prima è senza guida, il secondo ha la stessa per la terza volta e dovrebbe trovarsi a costituire contro chi ha nominato o gli è stato vicino in campagna elettorale. Cose che forse capitano solo ad Anzio… Di certo Marconi – ricordiamo tutti chi lo ha portato ad Anzio, vero? – si costituirà eccome.

Ah, il bilancio 2018 della Capo d’Anzio avrebbe chiuso in attivo se solo si fosse provveduto a far gestire alla società e non agli eredi di Malasuerte i parcheggi dietro al porto, come spesso abbiamo ricordato in questo umile spazio. E il dirigente “signorsì” voleva liquidarla, la società, è nella nota integrativa al bilancio del Comune. Poi, come dice il sindaco, le “vie infinite della politica…”

Capo d’Anzio, continua l’accanimento terapeutico (con qualche bugia)

Va spezzata una lancia a favore della Capo d’Anzio. Finalmente non c’è bisogno di aspettare le visure camerali, il bilancio 2021 è on line e consultabile da tutti. Mentre il Consiglio comunale si appresta a votare un prestito alla società, già ampiamente indebitata bei confronti dell’ente oltre che con il socio privato, i fornitori e l’erario, si scopre che l’accanimento terapeutico continua.

Sì, perché aumentano gli incassi rispetto all’anno precedente ma il bilancio chiude in attivo solo di circa 2000 euro e solo grazie a una manovra di “ingegneria finanziaria” che grazie a una norma del 2020 consente di non iscrivere gli ammortamenti. L’ex presidente professor Ernesto Monti, specialista in società decotte, e l’ex amministratore delegato Gianluca Ievolella – al quale spesso si rivolgerebbe il neo amministratore unico Francesco Lombardo – hanno fatto quadrare i conti ma sono i primi ad ammettere che le cose non vanno. E insieme a loro i revisori dei conti.

Partiamo dai dati: aumenta il valore della produzione che è pari a 968.000 euro (contro 804.000 del 2020) ma crescono anche i costi che sono 948.000 euro circa rispetto ai 771.000 dell’anno precedente. L’utile come detto è di poco superiore ai 2000 euro, contro i 17.000 del 2020. I crediti sono di poco superiori ai 638.000 i debiti, in totale, poco più di 3 milioni. I primi sono diminuiti, i secondi aumentati, entrambi di circa 20.000 euro.

Tralasciamo la cronistoria, il contenzioso con Marconi portatoci con Italia Navigando dall’attuale sindaco (contenzioso che peserà come un macigno, modesto parere di chi segue la vicenda da 20 anni e più), le immobilizzazioni e compagnia e andiamo al succo. Perché va bene tutto, ma essere derisi è troppo. Ad esempio i bilanci approvati in ritardo dal 2018 al 2020 a causa del contenzioso con Marconi. Bene: ma perché nessuno ci spiega il motivo per il quale nel 2018 c’era una perdita approvata dal consiglio d’amministrazione, inserita nella nota integrativa al bilancio del Comune che prevedeva la liquidazione della società e poi magicamente quel bilancio è andato in attivo?

Dicevamo dell’utile, ottenuto grazie a una deroga di legge che consente di “sospendere gli ammortamenti relativi al comparto delle immobilizzazioni”. D’accordo, è una norma e ci mancherebbe non applicarla, ma poi leggiamo che: “L’ammontare dell’impatto della deroga in termini economici è pari a 82.871 euro, da ciò ne consegue un utile civilistico che consente un maggiore appeal dell’azienda verso gli operatori finanziari”. Così tanto “appeal” che quattro istituti di credito hanno rispedito al mittente le richieste di finanziamento presentate dalla Capo d’Anzio. Però, secondo la relazione, tra campo boe e gestione dei parcheggi – che forse saranno finalmente tolti agli eredi di “Malasuerte” (non è mai troppo tardi) questo sarà l’anno decisivo. Peccato che le cose non stiano proprio così. Calano ancora gli indici che ormai tutti prendono in considerazione come significativi della capacità di un’azienda. Il Roe, cioè il ritorno sul capitale di rischio, che viene universalmente indicato come accettabile sopra il 2 è allo 0,47 , il Roi, vale a dire il ritorno sugli investimenti, è dello 0,05 quando è ritenuto accettabile sopra il 5 . Il professore – e il sindaco che di bilanci se ne intende – possono insegnarci cose del genere. Ma qui va tutto bene. Invece no: l’indice di liquidità primaria – cioè la capacità di fronteggiare i debiti – è 0,29 e per essere minimamente utilizzabile per fronteggiare la situazione dovrebbe essere 1, quello di indebitamento è 5,87. Il professore ammette: “L’ammontare dei debiti ha assunto dimensioni decisamente significative in funzione dei mezzi propri esistenti”.

La “salvezza”? Campo boe e parcheggi, come si ripete nella relazione. Passando per una dichiarazione che stando alle notizie che arrivano dal fronte del porto non sarebbe così vera. C’è un capitolo, per esempio, dedicato al personale e al clima lavorativo. Ebbene si dice che “non si fono verificati infortuni gravi sul lavoro” ma sembra proprio che non sia così.

Torniamo alla “salvezza” e al fatto che la società “sta dialogando in maniera assolutamente positiva con vari istituti di credito in maniera di avere un finanziamento di circa 150.000 euro”. Beh, quando è stata scritta la relazione si sapeva già che nessuna banca l’avrebbe concesso…. Tanto che si chiede al Comune di intervenire. Comunque, a detta dell’ex presidente, nel 2022 si dovrebbero incassare 250-3000 euro in più e sistemare le cose. Che la Capo d’Anzio il porto dovesse realizzarlo, con 1000 posti barca e tanti di lavoro, ormai nessuno si preoccupa più.

Solo che i nodi arrivano al pettine e il revisore indipendente esprime: “(…) incertezza significativa riguardo a eventi o circostanze che possano far sorgere dubbi sulla capacità della società di continuare a operare (…)” poi parla di “incertezza riscontrata in tema di concessione demaniale e della determinazione del relativo canone”. Lo stesso fanno i componenti del collegio sindacale della Capo d’Anzio che pur esprimendo parere favorevole sul bilancio sottolineano: “La situazione debitoria nei confronti della Regione, dell’Erario e gli enti previdenziali” ma anche che “l’utile di esercizio non è dovuto all’incremento dei ricavi della gestione (…) ma a poste straordinarie e alla mancata rilevazione contabile degli ammortamenti”. Secondo il collegio: “In estrema sintesi si rileva come la situazione finanziaria sia particolarmente sofferente”.

Ora di chi saranno le responsabilità – ricordando che chi rappresenta il socio pubblico, cioè il sindaco, non viene da Marte – lo accerteranno cause pendenti, indagini della magistratura sulle reciproche denunce tra Comune e Marinedi, Corte dei conti e quant’altro. Ma dopo 22 anni dalla costituzione e oltre 10 dalla concessione mai usata per costruire il nuovo porto, è bene che la Capo d’Anzio porti finalmente i libri in Tribunale.

Capo d’Anzio e il porto che muore, ma loro festeggiano

La smania comunicativa di chi guida Anzio è senza eguali, tanto c’è chi “copia e incolla”. Così per il porto un campo boe è fatto passare come la svolta di un approdo destinato al fallimento e di una società che lo stesso sindaco, oggi, dice di voler liquidare. Società dalla quale vanno via il presidente Ernesto Monti e l’amministratore delegato Gianluca Ievolella, per far posto a un ex magistrato di Corte dei conti che avrà il ruolo di amministratore unico. Non fosse qualcosa di pubblico, interesserebbe poco. Invece sono trascorsi 22 anni, tra poco più di un mese, dalla costituzione della Capo d’Anzio e l’unica cosa che la società ha saputo fare è accumulare debiti o mettere insieme manovre di ingegneria finanziaria che tra una denuncia e l’altra – fra Comune e socio privato che l’attuale sindaco ci ha fatto trovare quando entrò Italia Navigando – forse scopriremo una volta per tutte. Doveva essere il porto da 1200 posti barca, da centinaia di posti di lavoro, raddoppiato, per le crociere, i grandi yacht e compagnia, è diventato peggio di quello che c’era e che tanto criticavamo perché in mano alle cooperative ormeggiatori. Il porto, ma soprattutto la società di gestione che dovrebbe essere la nostra ma è gestita dal “sistema Anzio” in tutto e per tutto. Dai concorsi per le assunzioni riaperti a soggetto, da quando i lavoratori esclusi da una prima graduatoria entravano grazie a una società interinale, alle opere affidate a chi – a quanto sembra – non ha la qualifica. Dai pontili pericolanti e chiusi, formalmente ancora delle coop cacciate, ma poi utilizzati per posizionare le boe del “rilancio”. Non si offenderà Carlo Collodi, ma l’operazione che si vuole far passare somiglia tanto a quello che si chiedeva a Pinocchio nel Campo dei miracoli della celebre favola. Insomma, quelle boe non sono certo quello che da oltre 20 anni si promette. Ci vorrebbe l’onestà intellettuale di ammetterlo.

Come andrebbe spiegato ai cittadini, tutti, che la fidejussione rilasciata a favore della società per ottenere 1,5 milioni di euro era carta straccia sin dall’inizio. Come l’ex amministratore Ievolella ha risposto ai consiglieri 5 stelle Pollastrini e Guain, ben quattro istituti di credito hanno detto “no, grazie” e la garanzia rilasciata dal Comune è stata restituita. Possibile che di fronte all’opera che doveva trasformare la città Intesa San Paolo, Unicredit, Blu Banca e Bcc si siano tirate indietro? E che prima ancora anche la Cassa depositi e prestiti abbia fatto sapere “no, grazie”? Certo, semplicemente perché la Capo d’Anzio non è “bancabile” come si dice in gergo. Non è un caso che Ievolella, quei soldi, li avesse chiesti al Comune prima di andare a bussare per istituti di credito. Sta bene il primo cittadino a dire che la colpa è di Bruschini e Marconi, il “sistema” è sempre lo stesso e lui non viene da Marte, conosceva bene le vicende della Capo d’Anzio. Da sindaco per dieci anni, poi da senatore e da finto oppositore. L’ultimo annuncio è la liquidazione della società a settembre, ma intanto il Comune concede 140.000 euro per fare un minimo di attività sperando che l’estate vada bene. Da unire ai 517.000 delle vecchia fidejussione che la Capo d’Anzio non ha mai restituito, al punto che nel bilancio 2022 del Comune diventa un credito di “dubbia esigibilità”. Il porto muore insieme alla società che doveva realizzarlo ma loro comunicano e quasi festeggiano.

Infine, su una cosa si sta specializzando la Capo d’Anzio che doveva rifare il porto, rilanciare l’economia e tutto quello che sappiamo: trovare appigli per cacciare chi ha una concessione e paga regolarmente. L’ultimo in ordine di tempo è il rimessaggio all’Ondina.

Sorpresa Capo d’Anzio, c’è il bilancio 2020. Con qualche dubbio

Stavolta la Capo d’Anzio ha stupito con effetti speciali. Non c’è stato bisogno di visure in camera di commercio, il bilancio 2020 (e insieme quello 2019 che fino a qualche giorno fa non compariva) è stato pubblicato sul sito della società. Su quello del Comune, ancora no, ma d’altra parte la “casa di vetro” che il sindaco ha enunciato nell’ultimo consiglio comunale mica può essere perfetta….

La prima impressione sul silenzio rispetto all’approvazione del bilancio è che quasi si voglia “nascondere” ciò che la società fa di buono. Si annunciano in pompa magna nomine e alzabandiera, svolte epocali con una fidejussione che forse qualche banca un giorno accetterà, ma non si dice che i conti nel 2020 hanno chiuso con un attivo di 17.363 euro rispetto ai 4.959 dell’anno precedente. Come, il professore presidente e l’amministratore arrivati a miracol mostrare non ci fanno sapere una cosa del genere? E nemmeno il sindaco che finalmente vede la luce (lui, almeno) del “suo” porto? Qualche dubbio sorge e non serve scomodare Norberto Bobbio – secondo il quale era meglio seminare dubbi che raccogliere certezze – ma basta leggere tra le pieghe del bilancio. Ah, non c’è la relazione del collegio sindacale allegata. La “casa di vetro”, appunto, non è perfetta. Aspettiamo di trovarla e leggerla, con calma.

Dicevamo delle pieghe, intanto, e qui viene in mente il film “The karate kid” con la frase “Dare la cera, togliere la cera”. Motivo? Semplice, si sposta un pezzo di bilancio e lo si trasforma. D’altra parte il professor Monti non è arrivato per questo?

Andiamo a leggere qualcosa, allora, e scopriamo che i debiti diminuiscono (meno male!) ma al tempo stesso aumenta il patrimonio netto, cioè i debiti verso i soci. Vale a dire Comune e Marconi ovvero Marinedi. Come? Diventa “altre riserve” il progetto cosiddetto di Fase III che il socio privato brutto, sporco e cattivo definito dal sindaco addirittura ladro qualche giorno fa, si era impegnato a fornire “a fondo perduto”. Dai cera, togli cera, cambia posto e il gioco è fatto. Perché mentre i debiti passano da 3 milioni 212.265 euro a 2.987.771 con una diminuzione di 224.000 euro, le passività aumentano da 4 milioni 4000 e spicci a 4 milioni 149.000 euro, con una crescita di circa 145.000 euro. Aumentano i “ricavi delle vendite e delle prestazioni” che sono 724.941 euro contro 648.320 e fanno registrare più 40.000 circa, diminuisce il valore della produzione nel suo insieme che è pari a 804.853 mentre nel 2019 era di 1.028.403 e quindi meno 200.000 circa.

Qualche “chicca”? Nel 2020 dai parcheggi al centro della vicenda Malasuerte e affidati sempre agli stessi la società ha incassato 83.000 euro circa, l’anno prima 106.000. Vedremo con il cervellotico sistema dei gettoni del 2021, ma certo se lì guadagnano terzi difficile che possa farlo anche la Capo d’Anzio che preferisce far gestire ad altri – a un prezzo irrisorio – buona parte dei posti.

Sui debiti è bene leggere il passaggio di bilancio riportato qui sotto, più esaustivo di ogni altra cosa

Stai a vedere che forse Progetto Anzio di Vasoli, Piccolo e Amaducci aveva ragione a presentare l’ordine del giorno che ha fatto infuriare il primo cittadino ed è stato respinto da quello che resta della maggioranza. Speriamo che qualcosa si possa discutere davvero in commissione trasparenza.

Infine, aspettando marzo e il bilancio 2021 con il quale il professor Monti lascerà la Capo d’Anzio, un paio di domande. Sono le solite, mi rendo conto, ma fondamentali: chi ha imbrogliato rispetto al bilancio 2018 approvato in consiglio d’amministrazione con una perdita e poi miracolosamente diventato in attivo durante l’assemblea? La Capo d’Anzio, nelle condizioni date, può farlo il porto?


Capo d’Anzio: ladri, champagne, misteri e il porto che verrà (forse)

Il programma di De Angelis nel 2003
La campagna 2008, a sostegno di Bruschini per la “continuità”
La campagna 2013. Nel 2018 dopo l’accordo con Bruschini che aveva osteggiato, De Angelis il porto nemmeno lo citava nel programma

Le pesanti parole del sindaco nel consiglio comunale di ieri, 14 febbraio 2022 (si veda lo streaming da 1 ora e 17) confermano che il problema del porto non è mai stato il progetto, ma la società di gestione costituita nel 2000 (sindaco lui) e che fino a oggi si è trascinata tra debiti, contenziosi e ladri.

Sì, avete capito bene: il sindaco ha detto ieri che il rappresentante del socio privato, l’ex amministratore delegato Antonio Bufalari “prendeva buste con i soldi e le portava non si sa dove”. Fermi tutti, perché nella migliore delle ipotesi questa è una appropriazione indebita. Lo stesso sindaco ha riferito che ci sono ulteriori denunce, presentate dall’avvocato Guido Fiorillo, nei confronti di Bufalari e quindi attendiamo che la magistratura faccia chiarezza. La durissima presa di posizione è arrivata con la richiesta al consigliere “traditore” Flavio Vasoli e agli altri cinque firmatari di ritirare la proposta di istituire una commissione speciale sulla vicenda del porto.

Apprendiamo, dal primo cittadino, che il mirabolante professor Ernesto Monti lascerà a marzo 2022 con l’approvazione del bilancio e che l’amministratore delegato, Gianluca Ievolella, lo farà anche prima perché nominato commissario straordinario per le strade provinciali in Sicilia. Per questo il sindaco avrebbe bloccato “la fideiussione e i colloqui con gli istituti di credito”. Come, il milione e mezzo era indispensabile per andare avanti e ora si blocca tutto? E’ vero o non che la Cassa depositi e prestiti ha respinto al mittente la richiesta di finanziamento e altrettanto hanno fatto un paio di banche? Perché se davvero la Capo d’Anzio è “una casa di vetro” e in passato “la gestione Marinedi non ha investito un euro e i soldi non so che fine abbiano fatto” dobbiamo sapere tutto.

Possiamo avere qualche dubbio, allora? Perché Marconi ce lo ha portato l’attuale sindaco, all’epoca. Poi, mentre accadeva che qualcuno portava via gli incassi – come ha sostenuto – senza investire, il primo cittadino era consigliere di finta opposizione ed evidentemente si fidava delle parole di Luciano Bruschini pur conoscendo il rischio che il porto stesse finendo in mani private. E c’è una domanda, alla quale non risulta mai arrivata risposta: perché il bilancio 2018 approvato dal consiglio d’amministrazione, presenti anche i rappresentanti del socio pubblico e cioè il Comune, chiudeva con un passivo al punto che il dirigente “signorsì” dell’area finanziaria proponeva di sciogliere la società e poi, miracolosamente, è andato in attivo? Hanno detto e scritto un falso i consiglieri d’amministrazione o il professor Monti ha usato le sue riconosciute capacità per aggiustare quei conti? Il bilancio 2018, ricordiamolo, è stato approvato dopo l’elezione dell’attuale sindaco, sostenuto dalla maggioranza che aveva osteggiato nel 2013 salvo poi tornarci insieme per vincere. E se davvero le barche ” venivano ad Anzio però pagavano Ischia o Procida” il sindaco dovrebbe sapere che Italia Navigando prima (Marconi) doveva portare il suo “know how” e la “rete dei porti” e lo stesso ha fatto Marinedi (Marconi) poi. Sappiamo, ad esempio, se qualcuno ha pagato Anzio ed ha ormeggiato a Ischia o Procida, gestiti dal network di Marconi? E se esistevano le “tariffe Bufalari” non avevamo presidente e consiglieri d’amministrazione pubblici che dovevano controllare? E cosa facevano i consiglieri comunali, sindaco compreso? Se davvero qualcuno ha rubato, non sarà il caso di assumersi almeno la responsabilità politica di un’operazione finora fallimentare?

Il problema, allora, non è chi va al posto di Monti o Ievolella a costo zero perché “amanti della città”, ma se e come la Capo d’Anzio può continuare a svolgere la sua missione. Vale a dire costruire e gestire il porto, cosa che finora ha fatto (male) solo per il secondo aspetto. Se poi aspettiamo il finanziatore che ha 160 milioni pronti – peccato, i turchi-napoletani ne avevano 300…. – allora si tratta di un progetto di finanza che comunque “cancella” l’idea di un porto “della” città. Ecco, dunque, la mozione dell’ex “delfino” Vasoli e degli altri consiglieri non era semplicemente “strumentale e poco rispettosa di chi si sta impegnando e lavorando con fatica enorme a riportare la società nell’alveo della legalità” – parole del sindaco – ma sarebbe stata un’occasione per capire se e quale porto verrà dopo 21 anni e mezzo dalla costituzione della società. E rispondere a qualche semplice domanda sul porto che forse verrà: può costruirlo la Capo d’Anzio? E solo il bacino interno o tutto? Con quali soldi? Può presentarsi in banca e prenderli? Chi con i contenziosi aperti e infiniti dà fiducia?

Infine, al sindaco piace solitamente insinuare e parla di “qualche giornalista” che oggi fa le pulci a Monti e Ievolella che andava a fare “sciampagnini” in via XX settembre insieme all’ex amministratore delegato. Della vicenda porto si sono occupati chi scrive e Agostino Gaeta, il quale non ha semplicemente fatto le pulci a Monti ma ha riportato la sua presenza in diversi scandali del nostro Paese. Per carità, sono medaglie in certi ambienti….

Ebbene il primo cittadino può stare tranquillo, quando mi capita in quella enoteca bevo Terre di San Venanzio, con amici di sempre, non ho mai fatto “sciampagnini” con Bufalari e dubito li abbia fatti Agostino. Ho visto l’amministratore delegato, è vero, a una cena in casa di quello che era all’opposizione ma poi ha sostenuto questa maggioranza nel 2018, in cambio di qualche catalogo e finanziamenti annuali del Comune per un’iniziativa culturale. Forse il primo cittadino è stato informato male o forse si riferiva al presidente che lui mise alla Capo d’Anzio e che, insieme all’ex direttore generale del Comune (da lui nominato) e consigliere della società oltre all’avvocato che lui non poteva vedere ma oggi assiste il Comune, erano soliti incontrarsi lì. Ignoro se pasteggiassero a champagne.

Porto, altro che commissione. Basterebbe un po’ di trasparenza

Sei consiglieri comunali di Anzio chiedono una commissione speciale sul porto. Poco più di un mese fa hanno alzato la mano – così imponeva il “recinto” – per una fidejussione che rischia di essere più farlocca della precedente e oggi si rendono conto che il piano industriale allegato (!?!?) e illustrato da presidente e amministratore delegato più imbonitori che altro in quella occasione, è “ridotto nei contenuti”. Si potrebbe dire meglio tardi che mai, peccato che questa richiesta ha tutta l’aria di inserirsi nella disputa infinita all’interno della coalizione che ha vinto le elezioni, nel discorso della ricandidatura del sindaco (scontata) ovvero delle future regionali e delle “strategie” che riguardano anche Nettuno.

Perché sul porto, vedete, basterebbe un po’ di trasparenza. A cominciare dall’ultimo bilancio approvato – quello del 2019 – non ancora pubblicato sul sito della società (sono le 10,30 del 31 gennaio 2022) e “non trovato” per un errore sul server in quello del Comune.

A dire il vero, c’è molto, molto altro da sapere. Al posto dei sei consiglieri – e non solo – al sindaco andrebbe chiesto “a chi ci hai messo in mano?” dopo che Agostino Gaeta ha tracciato il profilo del presidente Ernesto Monti in tre pagine (vedi sotto) piene dei flop del professore, molto simili a quelli della Capo d’Anzio.

Si dovrebbe sapere, dato che siamo nel 2022, perché non si approva ancora il bilancio 2020 e a che punto è quello del 2021. Andrebbe reso noto ai cittadini – proprietari delle quote della Capo d’Anzio – a che punto sono i contenziosi con Marconi (altro “acquisto” per il quale dobbiamo ringraziare il sindaco che ce lo portò insieme a Italia Navigando) e la sua Marinedi, quelli con gli ormeggiatori, con i fornitori e i lavoratori che erano in graduatoria ma sono stati “scavalcati” da chi è stato preso da un’agenzia interinale. E andrebbe spiegato che il prossimo contenzioso sarà con il circolo Pescatori sportivi, “sfrattato” tra qualche giorno, che quando c’è stato il passaggio alla Capo d’Anzio non è stato mai coinvolto e ha continuato a pagare i suoi canoni al Comune.

Ancora di più, andrebbe detto che non solo la Cassa depositi e prestiti ma anche un paio di istituti di credito hanno detto “no, improponibile”, alla richiesta di prestito che i due imbonitori hanno fatto votare dal Consiglio comunale con un piano finanziario inesistente. Quale banca darà credito alla Capo d’Anzio che non ha mai restituito la precedente fidejussione (contestata dalla Corte dei conti), fuori dai canoni per la richiesta di prestiti, indebitata fino al collo? Chi lo farà, sapendo che la Procura di Velletri – tramite la Guardia di Finanza – ha acquisito documenti sulla società dopo gli esposti a vicenda tra Comune e Marinedi?

A proposito, ci sarà qualcuno – tra magistratura ordinaria e contabile – che un giorno ci spiegherà perché il bilancio 2018 approvato dal consiglio d’amministrazione chiudeva in negativo e poi magicamente ha avuto un saldo positivo? Quale operazione di ingegneria finanziaria è stata compiuta e chi ha dichiarato il falso? I consiglieri – i sei della commissione speciale, ma volendo anche gli altri – perché non vanno dal dirigente dell’area finanziaria “signorsì” del sindaco, a chiedere per quale motivo proponesse lo scioglimento della Capo d’Anzio (nota integrativa al bilancio, si veda qui sotto)

e oggi copia e incolla la delibera della fidejussione nella nota integrativa al bilancio 2022-2024, recependo i “miracoli” illustrati da Ievolella e Monti?

Infine un altro paio di questioni: siamo ancora certi che la Capo d’Anzio abbia le caratteristiche minime per stare in piedi e non debba portare i libri in Tribunale? E siamo sicuri che tra un contenzioso e l’altro, fatturato medio e via discorrendo, Marconi non si stia già preparando a prendersi tutto? La responsabilità politica di tutto questo è nota: quella di chi governa la città dal ’98 a oggi, hai voglia a fare commissioni speciali…

Capo d’Anzio, porte in faccia sul prestito. E si scoprono nuovi altarini

Come si dice dalle nostre parti: “Se la foglia si muove, il vento tira”. Ebbene, ci vorrebbe un consigliere comunale di buona volontà che andasse a vedere se è davvero arrivata a Villa Sarsina la risposta della Cassa depositi e prestiti che nega gli 1,5 milioni di euro richiesti per mettere una pezza a colori alla disastrosa situazione della società. Il presidente Monti e l’amministratore delegato Ievolella, possono permettersi di non rispondere alle domande dell’opposizione in Consiglio – con una prosopopea degna di chi li ha nominati – ma quando ti presenti a chiedere soldi, servono certezze e non quattro paginette di un piano finanziario al quale credono solo loro. Pontili, centraline ed è tutto a posto.

No, non lo è affatto. Perché trovare una banca che concederà quei soldi è un azzardo. I parametri della Capo d’Anzio sono negativi in tutto e per tutto, c’è un istituto di credito che ha già ritenuto “improponibile” la richiesta, altri lo faranno e se quel prestito fosse concesso con qualche miracolo da ingegneria finanziaria (il presidente non è nuovo a imprese del genere) andrebbe contro le norme che regolano il settore e costerebbe alla collettività in termini di beni ipotecati non si sa quanto. Capo d’Anzio ha bilanci “singolari”, soci in contenzioso, debiti da pre fallimento. Le colpe? Di chi l’ha gestita, politicamente, dall’inizio a oggi. E di chi non si è ancora impegnato – a cominciare dalla Procura di Velletri e passando per i revisori dei conti – perché i libri finiscano in Tribunale e a quelle politiche si uniscano le responsabilità penali e civili.

Perché poi, quando la situazione è esplosiva come quella della società che doveva realizzare e gestire il porto ma si è limitata a utilizzare (male) i posti barca a disposizione, gli altarini si scoprono. La voglia di parlare di chi finora ha taciuto cresce….

Ad esempio, quanto spende di benzina la Capo d’Anzio ed è vero che qualcuno ha fatto rifornimento per se stesso? E’ plausibile che c’è chi non abbia mai pagato il posto barca per motivi, diciamo così, di “amicizia”? Ci sono esponenti della Capitaneria di porto, soliti frequentare gli uffici e non per motivi istituzionali? E’ vero che le spese in una nota ferramenta erano “libere”, tanto paga Capo d’Anzio, sono state abbassate e con il nuovo corso di Monti/Ievolella sono nuovamente cresciute? Chi ha proposto l’aumento dei prezzi per i posti barca causando una comprensibile fuga, dato che i servizi sono minimi? Ci sono state “ritorsioni” verso alcuni scafi che non hanno accettato determinati meccanismi e si sono ritrovati qualche danno o spostati in ormeggi lontani? I lavori per i “corpi morti” sono stati fatti a regola d’arte o ci sono state messe nuovamente le mani, tanto paghiamo noi?

Capitolo a parte merita il personale. Per gli ormeggiatori c’era una graduatoria, alcuni hanno lavorato in base a quelle ma sono stati mandati a casa con la scusa che benché pubblica la Capo d’Anzio non poteva stabilizzare il personale. Sarà stato uno stratagemma per far rientrare dalla finestra – attraverso agenzie interinali – chi era uscito dalla porta, risultando tra gli ultimi in graduatoria? La consigliera d’amministrazione Barone, dopo aver incontrato i lavoratori, ha mai indicato al sindaco quale socio di maggioranza e ai vertici della società le esigenze che erano state rappresentate?

Come dicevo all’inizio, “se la foglia si muove, il vento tira”. E i dubbi sono sempre di più intorno alla Capo d’Anzio e alla sua gestione, vecchia e nuova.

Va posta fine a questa agonia, tanto ripeto da anni che prima o poi Marconi presenta il conto e si prende tutto. Sarà il fallimento di chi ha sempre detto che era tutto pubblico, ma l’ingegnere qui ce l’ha portato…

Capo d’Anzio, accanimento terapeutico. Ma è ancora nostra?

Il Consiglio comunale di Anzio ha approvato a maggioranza – 14 favorevoli, 5 contrari – la fideiussione per la Capo d’Anzio. Presidente e amministratore delegato (il primo esperto e protagonista di crack, il secondo lo stesso che venne a illustrare i fallimentari “Dolt”) hanno provato a spiegare la bontà di un’operazione che è da accanimento terapeutico verso una società decotta. E che il porto, al momento, non lo fa ma prova malamente a gestirlo. Accumulando debiti. Perché sia in quelle condizioni l’ho riportato più volte, ma ora sorge un altro dubbio che pure è stato affrontato in questo umile spazio in diverse occasioni.

Siamo certi che la società sia ancora nostra? Attualmente deteniamo il 100% delle azioni, 61% nostre e 39% affidate a un custode giudiziario dopo che Italia Navigando ha ceduto le sue quote a Marinedi. C’è un “reclamo” ancora aperto, presentato dalla Marinedi di Renato Marconi e c’è un ricorso in Cassazione presentato dalla stessa società e da Invitalia. Finora il Comune ha sempre vinto, ma il punto non è questo.

Il decreto legislativo 175/2016 prevede, fra l’altro, un fatturato medio nell’ultimo triennio precedente all’entrata in vigore del provvedimento, di un milione di euro, cosa che la Capo d’Anzio non ha avuto. A ciò si aggiunga che il bilancio è stato faticosamente (e con qualche perplessità almeno per il 2018, quando arrivò e fu approvata in consiglio d’amministrazione una perdita di 73.000 euro poi “scomparsa”) portato in attivo in quel triennio. Se fosse applicata questa norma, il Comune doveva avviare la dismissione della società.

La legge finanziaria del 2007, inoltre, vietava alle amministrazioni pubbliche di “costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni”. Ora, la Capo d’Anzio era costituita prima e abbiamo sempre sostenuto la necessità di avere il controllo pubblico sul porto, ma forse non è sufficiente. Anche la Corte dei Conti aveva “bacchettato” il Comune in tal senso.

C’è poi il Consiglio di Stato che afferma: “(…) si prevede una decadenza ope legis della partecipazione con il conseguente obbligo, per la società, di procedere alla liquidazione all’ente del valore delle quote o delle azioni detenute in funzione della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali nonché dell’eventuale valore di mercato”.

Nessuno si auspica che il Comune, dopo anni di promesse e debiti accumulati, possa perdere il controllo ma dopo il Consiglio di ieri siamo ancora certi che la società sia ancora nostra?

Porto, il bilancio 2019 ancora “nascosto”. Ecco perché

Quando volevo fare questo mestiere, Giampaolo Pansa dava tra i consigli agli aspiranti giornalisti quello di saper fare visure in Camera di commercio. Non era come oggi, tutto on line, ma è stata una bella palestra ed è un insegnamento che tengo sempre a mente.

Così non ho perso l’abitudine e adesso che la tecnologia aiuta, se fai la visura sulla società X, al minimo cambiamento arriva un “alert” che ti informa di novità presenti. Così ho scoperto che mentre la sezione amministrazione trasparente della Capo d’Anzio è ferma (siamo al 6 novembre alle 20) al bilancio 2018 e quella del Comune (stesso orario) dice “file non trovato sul server”, l’atto è stato depositato nei giorni scorsi.

Perché non viene reso pubblico? Semplice, mentre pensano di portare la società in liquidazione o al fallimento, si legge nella relazione del presidente Ernesto Monti che: “Non si registrano particolari criticità afferenti il clima politico e sociale di contorno alle attività sociali”. Siamo su “Scherzi a parte”? Una società decotta, con un contenzioso aperto e del quale non si vede la fine, una parte in mano a un custode giudiziario, denunce reciproche tra soci e non ci sono criticità? E il clima politico è tranquillo intorno alla Capo d’Anzio? E poi non c’è solo la frase di Monti, le sorprese sono molte altre e le vedremo. Però sembra di conoscere già la risposta: benché approvato con molta calma (a quante società è permesso di farlo due anni dopo?) questo è il bilancio 2019, aspettate….

Dal documento apprendiamo che aumentano gli incassi ma diminuiscono i ricavi e crescono i debiti. Perché sappiamo non essere vero che il clima è “pacifico”, ma il presidente nella sua relazione ammette: “Va tuttavia evidenziato che le incertezze in merito ai piani di sviluppo della società, con particolare riferimento all’avvio dei lavori di infrastrutturazione del bacino portuale, sono in grado di condizionare i risultati dell’attività commerciale della Società”. Quelle incertezze sono pluriennali, ma diventano sempre una scusa per giustificare la tenuta in piedi del “giocattolo” Capo d’Anzio.

I numeri

Il bilancio chiude con un utile di 4.959 euro, mentre nel 2018 era stato di poco più di 13.000 dopo che l’originaria proposta dell’allora amministratore delegato prevedeva una perdita di 82.000. Chi avrà ragione su quei conti, forse, ce lo dirà la Guardia di Finanza. Una cosa è certa, i debiti passano da 3 milioni e 40.000 euro del 2018 a 3 milioni 212.000 del 2019, il totale delle passività da 3 milioni 647.000 a 4 milioni e 4.000. Aumenta il valore della produzione, passando da 862.000 a 1 milione 28.000, ma crescono anche i costi, da 826.000 a 1 milione e spicci.

I debiti

Sono diversi, ma quelli più rilevanti – citiamo il bilancio – sono “tributari (euro 528.647), composti in prevalenza dal debito IVA pari a complessivi euro 306.793, dal debito per ritenute operate su compensi erogati a professionisti (euro 51.053) e sugli emolumenti erogati ai dipendenti (euro 4.109), da debiti per imposte IRES-IRAP (rispettivamente euro 8.199 ed euro 14.710) e dall’accertamento IMU per il periodo di imposta 2015, il quale però si è verificato essere un onere da ribaltare ai sub-concessionari ex art. 45-bis CdN pro quota. Sono state inoltre contabilizzate le sanzioni, gli interessi e le spese di notifica/aggio relativamente alla cartella n. 09720190248954942000 ad oggetto l’IVA 2016 ed alla cartella n. 09720190133763829000 ad oggetto il
canone demaniale per le annualità 2016, 2017 e 2018. Si precisa che il debito IVA è comprensivo degli importi relativi agli avvisi bonari ricevuti per l’IVA non versata per il periodo 2014-2018 (residuo da versare di euro 81.547), per i quali è stata richiesta, laddove possibile, la massima rateizzazione in 20 rate trimestrali. Ddebiti verso istituti di previdenza, relativi al debito INPS- Inail -Ebtl per complessivi euro 12.918debiti verso socio Comune di Anzio euro 517.794″. Fermiamoci qui e ripartiamo proprio da questo: sono i soldi per la “famosa” fidejussione necessaria a pagare la concessione, mai restituiti e che difficilmente vedremo. Perché nella relazione del presidente si legge che il socio Marinedi vanta crediti per oltre 600.000 euro e difficilmente ci darà anche solo il 39% di sua competenza su questa cifra. Parliamo poi delle imposta non pagate, dell’Imu per il 2015 che il Comune non ha mai visto e che adesso viene riversata sui concessionari (ma non sarà inesigibile, ormai?). E tralasciamo oltre un milione di debito con la Regione per gli oneri concessori, per i quali si cerca un’intesa bonaria dopo che il Demanio è passato in toto al Comune, e il dragaggio del porto.

I revisori

Perché non viene pubblicato il bilancio? Forse c’è un altro motivo ed è legato a quello che scrivono i revisori dei conti. Il collegio: “all’unanimità, sottolinea la difficoltà della Società nel far fronte alle proprie obbligazioni nei confronti dell’Erario e della Regione, nonché dei fornitori. Dalla lettura del Bilancio e in particolare della Relazione sulla gestione, emerge che il risultato di utile dell’esercizio 2019, non è dovuto all’incremento dei ricavi della gestione caratteristica, ma a poste straordinarie e la situazione finanziaria è particolarmente sofferente, così come evidenziato anche dall’elaborazione degli indici di bilancio relativi alla posizione finanziaria cosi come indicati nella relazione sulla gestione. Il Collegio sindacale ritiene doveroso che i Soci valutino con la massima attenzione quanto sopra delineato, prendano gli opportuni provvedimenti, e nell’approvazione del bilancio di esercizio prevedano anche la ricapitalizzazione della società”. Cosa che doveva avvenire – sempre secondo i revisori – già nel 2018…. ” Infine il collegio ritiene di “non essere in grado di esprimere un compiuto giudizio”. Stessa conclusione alla quale arriva il revisore legale.

La gestione

Con questi conti quale banca o quale investitore sceglierebbe la Capo d’Anzio? Come per l’Aet di Ciampino che da qualche giorno gestisce i rifiuti siamo andati a vedere un piccolo dettaglio del bilancio, l’indice “Roe” che si studia a un esame di economia politica al primo anno di università e fornisce un primo stato di salute delle società. Ebbene è passato da quello già basso del 2018 pari a 0,15 a 0,05. Per essere considerato buono, sindaco e presidente della Capo d’Anzio ce lo insegnano, dovrebbe essere almeno del 5%. Pure qui, la risposta possiamo immaginarla: c’erano gli altri. Vero, il sindaco non viene da Marte – però – e soprattutto nella gestione attuale è tutto in mano al pubblico e le cose non brillano certo. Ha fatto bene il consigliere Maranesi a chiedere conto degli incassi di quest’anno, per esempio, e anche del 2020 di cui il bilancio ancora non si vede. Farebbe bene, il socio di maggioranza, a dirci qual è la reale situazione al netto delle scontate colpe che attribuisce ad altri.

Perché non basta nominare un presidente-professore che finora è stato presente in importanti vicende nazionali, dal crack Trevitex alla dichiarazione di insolvenza di Eutelia, fino alla mancata approvazione del piano degli obbligazionisti di Astaldi, per risollevare una società che doveva realizzarlo, il porto, ma si è limitata a gestirlo e pure in modo fallimentare.