Bindi, la mafia, quello che non vediamo

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Ero, sono e resto convinto che Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, non è un mafioso e nulla ha a che fare con organizzazioni criminali. Lo stesso vale per assessori e consiglieri comunali. Partiamo da questo assunto per sgomberare il campo da una facile equazione che in maggioranza viene fatta da quando – è ormai trascorso un anno -c’è chi sollecita l’invio di una commissione d’accesso per valutare l’eventuale condizionamento della politica e della struttura comunale da parte della criminalità. Organizzata e non.

L’equazione è: non siamo indagati per vicende “mafiose“, non ci hanno arrestato, siamo vittime di intimidazioni, come fate a dire che ci condizionano e a paragonare Anzio alla mafia? Sono argomentazioni già sentite, a Nettuno (Comune poi sciolto) come a Fondi (scandalosamente salvato). Nessuno sembra inquadrare una norma, tra l’altro più volte modificata, che era e resta di prevenzione. Ho detto e ripeto che per Anzio anche la semplice nomina della commissione sarebbe un’onta, ma ci sono sviluppi recenti che vanno valutati. Il 30 maggio, in Prefettura, la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi è stata chiara su Anzio e ha  ribadito che l’accesso è stato chiesto al Prefetto.

L’uso della violenza anche nella lotta politica sta portando al blocco delle elezioni”, ha detto la Bindi. “Abbiamo chiesto al prefetto di Roma Paola Basilone di valutare se ci siano gli estremi per una commissione d’accesso ad Anzio – ha aggiunto – perché i fatti che si sono verificati ci preoccupano molto. So che la prefettura sta monitorando la situazione“. Già, la violenza… Basterebbe quella verbale quotidiana nei confronti di chiunque la pensa diversamente, ma se la Bindi arriva a dire cose del genere siamo ben oltre.

Il Prefetto nicchia, diciamo che in assenza di arresti – che a Nettuno arrivarono, a Fondi furono inutili e per l’operazione Damasco, giova ricordarlo, ci sono condanne per associazione mafiosa – non se la sente di muoversi. Roma è una vetrina importante, sbagliare significa compromettere una carriera, giustamente la Basilone si muove con i piedi di piombo.

Ma attenzione, in quella commissione il procuratore di Roma Pignatone e l’aggiunto Prestipino hanno riferito cose che sono state secretate. Di 37 dei 40 minuti di intervento non conosciamo il contenuto, né può essere riferito nel dettaglio da chi era presente. Sappiamo solo che parlando del basso Lazio si è fatto chiaro riferimento ad Anzio, Nettuno e Ardea oltre che al litorale della provincia di Latina. No, non sono “le solite cose“, come qualcuno dalle equazioni facili starà immaginando. Non lo sono semplicemente perché non sarebbero state secretate.

Aggiungiamo che il sindaco, Luciano Bruschini, questa volta nel replicare ha scelto toni istituzionali e corretti. Nessuna richiesta di risarcimento, né epiteti di “disturbati mentali” o peggio, riservate a chi si era espresso finora . Il primo cittadino ci ricorda che un paio di mesi fa il Ministero ha riferito che non serve una commissione d’accesso. Vero, ma nella risposta di sei pagine che il sottosegretario Giampiero Bocci invia al senatore Massimo Cervellini si legge, tra l’altro, che  in un “contesto di radicamento sul territorio di interessi criminali” vanno inseriti “atti intimidatori in danno di esponenti della politica locale“. Gli spari a Placidi e Alessandroni non erano “bravate“. E probabilmente non lo sono nemmeno le vicende successive. Le indagini dei Carabinieri, però, finora non hanno sortito effetti. Comunque “pur riconoscendo la gravità di alcuni fatti verificatisi nel tempo, la Prefettura ritiene di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’amministrazione comunale“.

Rispetto a quella nota è cambiato qualcosa? Forse sì. C’è stata l’affermazione, per esempio, del pubblico ministero del processoMala suerte” sulla presenza di camorra in questa città.  Operazione citata anche nella risposta a Cervellini, anche se secondo il Ministero “l’indagine non ha coinvolto direttamente esponenti politici o amministratori locali“.

Non sono indagati, vero, ma alcuni sono coinvolti eccome, altri hanno avuto sostegno elettorale da chi è finito in quell’inchiesta. Che è la punta di un iceberg se Pignatone e Prestipino fanno secretare gli atti.

Vado ripetendo da tempo che se un errore ha commesso chi ci sta amministrando è quello di aver dato a qualche  delinquente locale o a figure  “border line” la possibilità di indossare il vestito bello, di  avvicinarsi alla politica, ignorando che – nel frattempo – questi personaggi erano stati avvicinati dalla camorra.

E questo è quello che vediamo, magari girandoci dall’altra parte. Questo non servirà a sciogliere il consiglio comunale, anche se è bene ricordare perché fu sciolta Nettuno.

Però, come ricordava un ufficiale dei Carabinieri in ogni occasione, è bene sempre preoccuparsi di quello che non è tangibile.  Per questo il timore, di fronte alla situazione evidente nella nostra città, è proprio per quello che non vediamo.

Il sindaco non molla, siamo: “Disturbati mentali”

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Di seguito il comunicato del sindaco, Luciano Bruschini, dopo la notizia resa nota dal senatore Cervellini che non c’è necessità della commissione d’accesso.

Purtroppo il primo cittadino non perde l’occasione, ormai, di insultare (ricordiamo gli “imbecilli locali” e, da ultimo, gli “ominicchi” e le “viperelle“)  chi non la pensa come lui. E, dispiace, non è il Bruschini che conoscevamo. Questa la sua nota:

“Ringrazio il Ministro dell’Interno per aver chiarito, ancora una volta, che non sussistono elementi orientati al condizionamento dell’Amministrazione Comunale. Come ho sempre sostenuto, conoscendo bene la Città, non sono mai esistiti e non esistono condizionamenti all’attività amministrativa. Auspico che i denigratori seriali, locali e nazionali, che insistono quotidianamente su queste tematiche se ne facciano una ragione. Del resto posso dimostrare che, quando sono venuto a conoscenza di presunti fatti che, a mio giudizio, potevano essere considerati allarmanti sono stato io, per primo, a recarmi dalle Forze dell’Ordine che ringrazio sempre per la positiva collaborazione ed attenta vigilanza sul nostro territorio. Il sottoscritto, dal 1980 ad oggi, si è sempre confrontato con tutte le Istituzioni e non ha mai avuto problematiche di natura giudiziaria. Non saprei quanti, con i miei stessi incarichi istituzionali, se ne possano vantare.  La Città di Anzio, con le sue attività commerciali, le associazioni, le scuole e con tutte le sue istituzioni, non merita di essere additata in questo modo da una setta di disturbati mentali che saranno giudicati, nei loro comportamenti, dai cittadini laboriosi ed impegnati di questa Città”.    

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in una nota stampa diffusa a difesa del territorio, dei cittadini e della vocazione turistica della Città.

Non serve la commissione d’accesso, ora sappiamo. Però…

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Il Ministero dell’Interno  “non dispone, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale“. Finalmente sappiamo. Il senatore Massimo Cervellini rende nota la risposta arrivata alla sua interrogazione – e immaginiamo anche a quelle analoghe – e annuncia che sabato 29 ci sarà l’appuntamento sulla legalità per il quale il sindaco ha negato la sala.

Ribadisco il concetto: nessuno voleva per forza la commissione, ma non si poteva lasciare appesa una città che ha problemi seri, serissimi, anche con le infiltrazioni ma nella quale si assumono ormai atteggiamenti mafiosi. Ne parlo tra un po’, prima la nota del senatore di Sinistra italiana: “Il Ministero dell’Interno risponde alla mia interrogazione: pur riconoscendo la gravità dei fatti verificatisi nel tempo – aggiungo: alcuni dei quali successivi alla data di presentazione dell’interrogazione – ritiene, specificando testualmente, di non disporre, allo stato attuale, di elementi concreti e univocamente orientati al condizionamento dell’Amministrazione comunale. Perciò noi manteniamo altissime l’attenzione e la vigilanza, non ci facciamo intimidire da nessuno ed il prossimo 29 aprile ci riuniremo ad Anzio, anche se il sindaco ci vieta l’utilizzo della Sala comunale’. 

Lo dichiara in una nota il senatore di Sinistra Italiana Massimo Cervellini, vice presidente della Commissione Lavori pubblici, primo firmatario di un’interrogazione, presentata a luglio 2016, sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano, orientata a verificare eventuali iniziative prese dal prefetto e a chiedere l’insediamento di una commissione d’accesso per verificare la sussistenza dei presupposti per l’applicazione al Comune di Anzio degli articoli 142 e 143 del Testo unico degli enti locali, relativi allo scioglimento del Consiglio comunale. Finalmente l’interrogazione ha ricevuto risposta. Il senatore si è fatto anche promotore, lo scorso marzo, di un incontro tra un gruppo di senatori e la prefetta di Roma per affrontare in maniera sinergica il tema delle infiltrazioni criminali sul territorio del litorale romano. Il prossimo 29 aprile parteciperà all’incontro sulla legalità ‘LegalizzAnzio, fragilità del nostro territorio, una cultura da ricostruire, che si terrà presso Serpa Hotel di Anzio, a partire dalle ore 10.00. Era stata precedentemente chiesta la disponibilità della Sala del Comune, che però non è stata concessa.

‘Noi siamo rispettosi e tenaci – continua il senatore Cervellini – però nessuno dica che non sapeva. Continueremo, coinvolgendo sempre tutte le istituzioni preposte, come sempre abbiamo fatto a cominciare dalla Commissione bicamerale Antimafia, ma soprattutto i cittadini, che devono essere consapevoli ed informati di quanto accade nella loro bellissima città. Davanti ad intimidazioni così pesanti ci saremmo aspettati solidarietà alle denunce pubbliche che abbiamo fatto, non certo insulti.

Dopo la mia interrogazione del 21 dicembre sulla costruzione di alcune centrali Biogas, il sindaco ha prodotto un’ordinanza di precauzione che sospende i lavori degli impianti, che valuto positivamente rispetto alle decisioni che aveva preso la sua Amministrazione. Bene.

Ora però il TAR sospende l’ordinanza, in attesa di esaminare il ricorso sollevato dalla Ecotransport. Male.

Pongo una semplice domanda: le motivazioni addotte sui rischi ambientali e la salute dei cittadini, l’attesa degli esiti dello studio epidemiologico nella zona Padiglione del Comune di Anzio e tutti gli approfondimenti necessari, continuano a vivere e verranno rispettati? Su queste delicate materie – salute ed ambiente – la Corte europea afferma: spetta alla Politica stabilire il livello del rischio accettabile o non accettabile. La Commissione europea scrive a conferma che la decisione è prettamente politica e non tecnica. Il 29, ad Anzio, parleremo anche di questo!‘”

E di seguito la nota diffusa dai Grilli di Anzio sull’appuntamento:  Il 29 Aprile dalle ore 10 alle ore 12 presso il Serpa Hotel (Via Ardeatina,264) ad Anzio,si terrà a cura del Meetup “Grilli di Anzio”  e di Sinistra Italiana sez.Anzio-Nettuno il convegno:

” legalizzAnzio- Indagini,Rapporti,Processi: il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel litorale romano”

Interverranno: Alberto Spampinato, giornalista, direttore Ossigeno per l’informazione,

Andrea Palladino, giornalista, Giancarlo Ceci, tecnico ambientale, Sen.Luigi Gaetti, vicepresidente commissione parlamentare antimafia, Sen. Elena Fattori ,M5S

Sen. Massimo Cervellini  SI. Moderatore Elisabetta Bonanni, cronista

Come ho detto agli organizzatori sarò assente, chiamato a Sabaudia alla presentazione di un libro per il quale mi ero già  impegnato. Partecipo volentieri, a distanza, ricordando quello che ho detto a luglio, intervenendo al convegno organizzato dal comitato per la legalità, presente il senatore Mirabelli del Pd. Sostenevo e sostengo, in estrema sintesi:  “Nelle diverse indagini che riguardano il Comune esistono stessi personaggi e modalità per voto di scambio, abuso d’ufficio e corruzione. Con l’avvento delle cooperativa assistiamo a una sorta di Anzio Capitale e non lo cito a caso. Nelle intercettazioni di Mafia capitale, sistema basato su questa cooperazione, Buzzi dice di aver buttato 150.000 euro ad Anzio, spero che si stia indagando su dove e perché. Qui abbiamo fatto mettere il vestito bello alla delinquenza locale, avvicinata dalla camorra o da chi si spaccia per esserne affiliato, è stata usata per avere voti o se non altro – lo dicono le indagini – per favorire i soci elettori di…. Se poi si fa un’estorsione perché i soldi finiscano alla moglie di un boss detenuto, siamo arrivati alla fine. Al di là delle responsabilità penali sono le modalità che non vanno bene, unite all’intolleranza e alle minacce verso chiunque dissenta”.
Ecco perché – pur in presenza di sentenze che dicono come i Gallace e i Noviello Schiavone, quindi ‘ndrangheta e camorra – abbiano qui le loro ramificazioni, pur in presenza di sequestri e confische che dimostrano come siano stati fatti investimenti, il problema non è solo questo. Sono gli atteggiamenti nei confronti di chi dissente, la gente presa per “fame“, perché deve lavorare, quella che ha paura di denunciare poiché altrimenti sarebbe esclusa da un sistema che si alimenta con il potere fine a se stesso e con affari quotidiani diciamo “border line“. Ecco, al di là delle indagini e del loro esito, felice perché non avremo l’onta di una commissione d’accesso, dico che la guardia non va mantenuta alta ma altissima. Partendo dagli elementi citati dal ministro che sono gravi.
Poi, rispetto all’altra città sulla quale mi piacerebbe un confronto sereno, dovremmo chiederci quale  Anzio ci lascia questa classe dirigente. Io, come altri, sono molto preoccupato.

Le mafie ci sono, lo sapevamo. Ma ci condizionano, ministro?

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Il ministro Marco Minniti

Allora sindaco, che vogliamo fare? Una bella richiesta di 5 milioni di risarcimento anche al ministro dell’Interno Marco Minniti e non se ne parli più. Quello che andiamo raccontando da anni e che ha avuto una escalation più recente – certificata negli atti dell’indagine “Mala suerte” (prima udienza il 9 marzo) per ciò che attiene ai legami con la camorra – è nero su bianco nella relazione Sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” presentata al Parlamento.

Lo sapevamo già, sia chiaro, nessuno stupore sulla presenza dei “Gallace-Novella” con una loro “locale” di ‘ndrangheta, né degli interessi dei “Casalesi” dalle nostre parti. Così come è ormai noto che hanno riferimenti in zona.

C’è un passaggio che manca, e approfittiamo della relazione per chiedere al ministro Marco Minniti di chiarire la situazione una volta per tutte. La criminalità presente sul territorio influenza in qualche modo le scelte dell’amministrazione locale? Ottiene favori di qualche genere? La condiziona? In tal senso ci sono cinque richieste di commissione d’accesso rimaste “appese“. Le Istituzioni coinvolte, finora, se ne sono fregate. O almeno questo è il messaggio che passa. Né sembra interessare più, la cosa, nemmeno a chi ha fatto quelle interrogazioni: dal Movimento 5stelle al gruppo Misto, da Sel al Pd. Quest’ultimo ha addirittura il Ministro, ma non sembra stracciarsi le vesti per chiedere che sia fatta definitivamente chiarezza.

Ho  detto e ribadisco che la commissione d’accesso è un’onta per un Comune e per di più un centro rilevante come Anzio.  Un posto – come ha ricordato di recente il sindaco – legato alla storia del nostro Paese per lo sbarco che ha portato alla liberazione di Roma nella seconda guerra mondiale. Una città che al tempo stesso è luogo di ritrovo – ai giorni nostri – di importanti personaggi del mondo politico-finanziario.

Resta di una gravità estrema il fatto  che nessuno, dal ministro dell’Interno (prima Alfano, oggi Minniti) al prefetto di Roma, abbia trovato il modo di dirci se la preoccupante situazione sul nostro territorio merita o meno l’adozione di una misura di prevenzione come quella prevista dal testo unico sugli enti locali.

Ci sono, appunto, cinque diverse interrogazioni parlamentari in attesa di risposta, citano fatti e circostanze di un’attualità e una gravità uniche, ma i cittadini debbono accontentarsi del sindaco che dice di stare tranquilli dopo un generico “incontro in Prefettura”, che minaccia maxi richieste di risarcimento o dello stesso primo cittadino che chiede al responsabile dell’Ufficio territoriale del governo “un incontro urgente” quando hanno spedito dei proiettili al vice sindaco. Abbiamo diritto di sapere, tutto qui

E’ comprensibile che il Prefetto, come si apprende in ambienti investigativi, abbia chiesto alle forze dell’ordine il quadro della situazione e si sia sentito dire che è tutto a posto. Diciamo che è stato, forse, come chiedere all’oste se il vino è buono.  Ed è comprensibile pure il fatto che ad Anzio trascorre periodi di vacanza il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, che vai a nominare una commissione d’accesso? Nella vicina Nettuno si insediò con Pierferdinando Casini eletto in questo collegio e Presidente della Camera, Gianfranco Fini che era sempre in vacanza ad Anzio, senza contare che il senatore Domenico Kappler – poi coinvolto in vicende giudiziarie di ‘ndrangheta ancora da provare – ad Anzio e Nettuno aveva iniziato la sua attività politica. Questo non impedì al ministro Giuseppe Pisanu di mandare la commissione e poi di far sciogliere il consiglio comunale, su proposta del prefetto Achille Serra.

Servitori dello Stato di altro spessore? Evidentemente sì.

 

Il proiettile a Zucchini, adesso basta

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Non sarà la colorita discussione avuta con Giorgio Zucchini qualche sera fa a evitare di dargli tutta la solidarietà che si può esprimere in questa sede e dopo che il vicesindaco ha ricevuto – in Comune – un proiettile all’interno di una busta. Ho provato a spiegargli che quando si scrive è sempre per il ruolo pubblico che uno riveste, mai per vicende che riguardano la persona.  A maggior ragione dopo l’ennesimo attentato è ribadita e confermata la piena e incondizionata solidarietà umana. Perché scrivere e criticare è un conto, intimidire è un altro.

Afferma Zucchini, in una nota diffusa dal Comune: “Sono profondamente avvilito per quanto sta accadendo alla mia persona e di riflesso alla mia famiglia. Confido nelle indagini delle Autorità Competenti ed auspico che, quanto prima, venga fatta luce sulla vicenda e sui gravi atti intimidatori che sto subendo durante l’espletamento del mio incarico“. E’ comprensibile.

Il problema è che  qui da un pezzo i delinquenti stanno prendendo il sopravvento. Le due auto bruciate, ora il proiettile a Zucchini, le auto bruciate al compagno della Nolfi, gli spari a casa di Alessandroni e prima ancora di Placidi. Le forze dell’ordine li chiamano episodi “spia“, sono quelli che indicano un fenomeno ormai in atto. Il tentativo di intimorire chi governa o – peggio – l’avvertimento vero e proprio per eventuali promesse non mantenute o per cercare di avere benefici. E le indagini, finora, non hanno portato a risultati purtroppo.

No, è ora di dire basta. A questo clima, alle intimidazioni, ai delinquenti, a chi vuole appropriarsi di questa città o condizionare con la forza l’amministrazione o gli uffici. Basta al clima di “guerra” che si vive in questa maggioranza, costante e quotidiano. Clima  con il quale – purtroppo – si alimentano voci infondate, sospetti dell’uno sull’altro, certezze inesistenti. Basta con le regole – anche piccole – calpestate quotidianamente e nel disinteresse di chi dovrebbe essere baluardo proprio della legalità. E’ un clima – ne discutevamo con Zucchini – mai verificato prima. “C’era la politica” – ha commentato. Vero. Il timore è che adesso alla politica si sia provato a rispondere con gli affari o, peggio, a usarla per arrivare a questi. Sarebbe inaudito.

In tutto ciò restano sullo sfondo, senza risposta, le richieste che più gruppi parlamentari hanno presentato per verificare se ricorrono i presupposti per istituire ad Anzio la commissione d’accesso.

Sono condannabili i gesti di delinquenti che provano a intimidire, non c’è dubbio, ma è inaccettabile che le Istituzioni non forniscano ancora una risposta sulla necessità o meno di uno strumento di prevenzione qual è la commissione: Prefetto, Ministro, ci siete?

 

No all’accesso? Bene, qualcuno ce lo dica

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La senatrice Fattori durante il suo intervento su Anzio

Il sindaco Luciano Bruschini ha ragione. Lo dico senza ironia. Basta con queste richieste di accesso e l’eco che Anzio sta avendo sui media e in parlamento. Nel comunicato odierno, dove da degli “imbecilli” verosimilmente agli attivisti del Movimento 5 Stelle locali, ribadisce che il tessuto cittadino è sano e che è stufo di questi accostamenti, riferendosi all’intervento in aula della senatrice Fattori.

Va capito, ma proprio dall’alto della sua lunga carriera politica sa che non basta dire “è tutto a posto“. Quando nel 2011, con una interrogazione che si rivelò infondata, alcuni esponenti del Pd provarono a chiedere l’accesso l’allora senatore Candido De Angelis scrisse al prefetto che rispose: “Allo stato non risultano situazioni che impongano l’attivazione delle procedure di legge di cui all’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000“. Lo stesso Bruschini, successivamente, incontrò il prefetto Giuseppe Pecoraro e la cosa – che a dire il vero era campata in aria – finì lì.

Ecco, noi vogliamo credere alle parole di Bruschini, esprimiamo di nuovo solidarietà a Zucchini, ma proprio perché dal 2011 a oggi sono successe molte cose, sarà bene che il ministro Alfano o – se non può – il prefetto Basilone, mettano nero su bianco che non vanno attivate procedure di legge. Vorremmo anche sapere chi era presente al rassicurante “colloquio in Prefettura” – così riferito il 20 luglio, perché cinque anni fa il sindaco fu molto più preciso. I giornalisti dovranno pur tacere, ma spesso hanno archivi interessanti. Così parlava Bruschini nel 2011: “Ringrazio anzitutto il prefetto Pecoraro per la sua immediata disponibilità a ricevermi e la sua consueta cortesia. Gli ho riferito le mie preoccupazioni, oltre alle perplessità sull’aver messo insieme fatti slegati tra loro. Ho riferito anche la certezza che le nostre istituzioni sono sane – disse il sindaco – l’ho trovato molto disponibile ad ascoltare e comprendere il mio stato d’animo di fronte a una richiesta del genere. Faccio politica da tanti anni, conosco tutti quelli che la fanno e l’hanno fatta, in maggioranza e all’opposizione, sento di dire per quello che vivo quotidianamente che nessuno è condizionato dalla criminalità organizzata”.

Ecco, bisogna essere chiari. Con una città che non merita – lo ripeto per l’ennesima volta – l’onta di una commissione d’accesso e un possibile scioglimento per condizionamento della criminalità. Non necessariamente mafiosa. Se il ministro o il prefetto risponderanno come nel 2011, i parlamentari di quattro diversi gruppi avranno fatto una clamorosa figuraccia ma saremo tutti più tranquilli. Tutti.

 

 

Andrebbero sciolti per incapacità. Poi sì, la mafia…

 

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La nuova richiesta di intervento al governo per il condizionamento del Comune di Anzio da parte della criminalità, arrivata dal Movimento 5stelle, è la terza della serie dopo Sel e gruppo misto. Manca all’appello il Pd che starà “ragionando” e facendo le sue solite strategie, preoccupato – in alcune sue importanti componenti – di come perdere  anche le prossime elezioni ovvero farle vincere restando perdenti di successo.

Arriverà anche la richiesta del Pd, poi finalmente il ministro dell’interno Angelino Alfano (già contattato, sembra, da esponenti di maggioranza) e il prefetto di Roma Paola Basilone (che avrebbe incontrato il sindaco rassicurandolo), dovranno dirci di che morte dobbiamo morire rispetto a condizionamenti che sono palesi e altrove hanno portato alla nomina di commissione d’accesso e allo scioglimento dei consigli comunali. Fatta eccezione per Fondi che era, è e resta uno scandalo nazionale da addebitare al governo Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni, il leghista evidentemente forte coi deboli e debole con i forti. In quest’ultimo caso il senatore e plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Latina, Claudio Fazzone.

Ma torniamo ad Anzio, dove più di qualcuno ha avviato la litania “non ci sono stati arresti“, quando la vicenda “Mala suerte” chiama direttamente in causa esponenti di questa maggioranza, eletti con i voti di quella gente. “Non ci sono condanne“, vero, salvo una per la vicenda più banale che esista, ma procedimenti molto pesanti che per una iniziativa di prevenzione qual è la commissione d’accesso, bastano e avanzano. Vogliamo proseguire? Parlare delle intimidazioni? Meglio di no.

Perché prima dello scioglimento per i condizionamenti – non necessariamente mafiosi, si legga la norma – ci dovrebbe essere quello per manifesta incapacità di guidare la città. Non c’è una cosa del programma di Luciano Bruschini che sia stata realizzata da otto anni a questa parte, c’è una “guerra” interna alla maggioranza palese, l’assessore Placidi non avvia le isole ecologiche perché il Comune non paga la luce ma si affretta a comunicare che arriveranno altre foto trappole per chi getta i rifiuti, mentre la città è sommersa.

I rilievi della Corte dei conti e del Ministero dell’economia e finanze sono talmente pesanti che qui si fanno spallucce ma si evita di farci sapere quali risposte sono state fornite. Intanto viaggiamo su 25 milioni di residui di dubbia esigibilità, non riscuotiamo i tributi, la macchina amministrativa tra una riorganizzazione e l’altra è paralizzata, la trasparenza è ormai una presa in giro, la gara per le mense non si è fatta perché – è nero su bianco . non è stata scelta per tempo la stazione unica appaltante. Così ci teniamo, per un altro anno tra una cosa e l’altra, la ditta che nella gara fatta a suo tempo era arrivata ultima e che è stata “bocciata” dagli utenti e cacciata in altri Comuni.

Già, i tributi. Chi segue questo spazio ricorderà a novembre la scoperta fatta da chi scrive, la vicenda dei morosi. Nonostante fossero consiglieri comunali e assessori e – ancora una volta – al netto delle difficoltà che chiunque può avere, per loro è stata invocata la privacy. Nei giorni scorsi è invece emerso un nome, quello di Roberta Cafà. Poi è uscita la vicenda del “fraintendimento“, pezza a colori messa dal responsabile dei tributi sottoposto chissà a quale fuoco di fila.

Dispiace che sia uscito solo il nome dell’assessore, la quale pensa a chissà quale “complotto” e che certo insieme alla collega Nolfi con la storia delle dimissioni “irrevocabili” non ha fatto una bella figura. Dispiace e le va umana solidarietà, perché ci sono due consiglieri nella stessa condizione e il presidente del Consiglio comunale Sergio Borrelli si guarda bene dal portare la cosa in aula. All’epoca della scoperta della vicenda, l’attenzione fu puntata su un termine scritto da me, non sulla gravità della cosa. Dei “cinque sei giorni” per chiarire non si è saputo più nulla e la cosa sembra non interessare più nemmeno al Pd, dopo che Bernardone- offeso dal termine usato – aveva dato la stura a uno dei dibattiti più stucchevoli che il Consiglio comunale di Anzio abbia mai registrato. Ma sì, che vai a vedere….

La verità è che in questi mesi di certo un assessore e i due consiglieri – non sappiamo di altri – hanno continuato a esercitare il loro ruolo non potendolo fare. Come Placidi a fare l’assessore, all’epoca, da incompatibile perché condannato dalla Corte dei Conti. Il tutto nel clima “annacquato” della politica di casa nostra. Ora, in un Comune incapace di riscuotere come certifica la Corte dei Conti, se non pagano per primi eletti e nominati, perché dovrebbero farlo i cittadini?

Infine il porto. Già il fatto che una società a maggioranza pubblica ha un presidente di mera facciata perché non può firmare una carta  è singolare, ma le idee della Capo d’Anzio sono poche e pure confuse. Dal fondo maltese siamo passati agli “strumenti di finanza pubblica” (quali? indebitando chi?) contenuti all’interno di un comunicato praticamente incomprensibile. Il bando previsto per metà settembre e più volte annunciato attende perché manca la valutazione di impatto ambientale, non siamo stati capaci dal 2011 (anno della concessione) a oggi ad avere una strategia coerente, ma aspettiamo sempre la manna dal cielo accontentandoci almeno della gestione avviata del bacino attuale. La Capo d’Anzio era nata per altro….

Ecco, ci sono i condizionamenti a parere di chi scrive. Sono quelli di chi ha dato voti in cambio di lavoro ed è in rapporti stretti, strettissimi, con delinquenti poco raccomandabili. Ma Bruschini e la prima Repubblica che lo sostiene (in maggioranza e all’opposizione), insieme a giovani virgulti che si sono ben presto adattati a questo sistema, andrebbero sciolti perché non sono più in grado di guidare il Comune.

A questo, però, non c’è prefetto che possa rispondere. Devono farlo i cittadini, convinti da un’alternativa reale tutta da costruire e che non c’entri con i “giochetti” della politica o qualche candidato etero-diretto da Grillo & associati.

Il sindaco, le assicurazioni, la commissione d’accesso

prefettura

La Prefettura di Roma

Il sindaco si è assunto la responsabilità di dire che non ci sono condizionamenti e che la sua amministrazione agisce nelle regole. Ne prendiamo atto e siamo tenuti a crederci. Anzi, speriamo sia così.

Non sappiamo se verrà o meno la commissione d’accesso chiesta da Sel e che – l’ha annunciato in consiglio comunale Maria Teresa Lo Fazio – sarà proposta anche dal Pd.

Sappiamo che la misura è colma, ma istituzionalmente siamo tenuti a credere a Bruschini che al solito “non sa” ma stavolta è sicurissimo. Né sembra preoccuparsi di pesanti accuse che emergono dagli atti nei confronti di suoi assessori e consiglieri comunali. Accuse, non condanne, è vero. Ma allora cerchiamo di capire cos’è una commissione d’accesso e quando viene nominata. Capiremo che non è necessario che ci siano arresti o vicende simili. E che non basta – lo fece anche Vittorio Marzoli a Nettuno – dire: “E’ tutto a posto“.

Cito dal blog di Francesco Carotenuto, un giovane di Scafati (Salerno). Una scelta non casuale, perché – e speriamo di sbagliare, davvero – la situazione di questa città ha preso da tempo una deriva campana.

Ecco cos’è la commissione d’accesso, anche per far fare un’idea anche ad alcuni consiglieri comunali che oggi un po’ di confusione l’hanno fatta:

La commissione d’accesso rientra nell’architettura giuridica del controllo esterno sugli organi e sugli atti e che troviamo regolamentata nel Testo Unico degli Enti Locali. Proprio rispetto al Tuel (dlgs.267/00) è fondamentale considerare l’art.135 in cui all’art. 1 si dispone che ” Il prefetto, nell’esercizio dei poteri conferitigli dalla legge o a lui delegati dal Ministro dell’interno […] qualora ritenga, sulla base di fondati elementi comunque acquisiti, che esistano tentativi di infiltrazioni di tipo mafioso nelle attività riguardanti appalti, concessioni, subappalti, cottimi, noli a caldo o contratti similari per la realizzazione di opere e di lavori pubblici, ovvero quando sia necessario assicurare il regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni, richiede ai competenti organi statali e regionali gli interventi di controllo e sostitutivi previsti dalla legge”.

La Commissione di accesso ha poteri investigativi e nel termine di 90 giorni dovrà passare al setaccio l’attività amministrativa comunale. Viene nominata dal Prefetto con una relazione che tiene anche conto di elementi acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie.

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’ Amministrazione Comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all’emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all’infuenza della criminalità organizzata.

Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi.

Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell’Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.

Commissione d’accesso, una misura inevitabile

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Oggi la notizia della richiesta di commissione d’accesso, presentata dal senatore Massimo Cervellini, giovedì pomeriggio l’incontro su “Legalità e territorio” organizzato da un Comitato trasversale che tratterà quella che è una vera e propria emergenza per Anzio. Solo in maggioranza – sindaco in testa – sembrano non accorgersene. Giovedì mattina il consiglio comunale, convocato per altro ma che necessariamente dovrà affrontare questa vicenda.

Chi scrive, a più riprese, ha sottolineato l’esigenza di fare chiarezza anche attraverso una commissione, esistono carte – messe insieme anche dal sottoscritto nel corso dell’attività giornalistica  – che dimostrano il condizionamento verso amministratori e uffici. E non dimentichiamoci i viaggi verso la Prefettura dell’ex segretario generale Pompeo Savarino.

Ricordiamo che la commissione d’accesso è una misura preventiva, non servono condanne (che pure ci sono state) e che quanto sostenuto nell’interrogazione basta e avanza per una verifica del genere. Anzi, a voler approfondire c’è anche dell’altro.

Non sappiamo se Alfano e per lui il prefetto di Roma manderanno una commissione d’accesso, quello che possiamo affermare senza tema di smentita è che in questa situazione ci hanno portato – fingendo di non sapere, facendo spallucce, dando lavori, prendendo voti che forse altrimenti non sarebbero arrivati – Luciano Bruschini e la sua maggioranza. E “Mala suerte” è solo la punta dell’iceberg.

Quando una imprenditrice non trova riscontro alle sue richieste, va da un politico, questi gli dice che la materia è di altro politico – come leggiamo nell’interrogazione – e alla fine è costretta a pagare il pizzo per mantenere la moglie di un camorrista detenuto, siamo arrivati alla fine della corsa. Speriamo che l’interessato abbia smentito nelle sedi dovute, perché solo quell’episodio è sufficiente a far sciogliere il Comune. Anzi, Nettuno è stato sciolto per molto meno e il mancato scioglimento di Fondi resta uno scandalo nazionale.

Ecco, immaginiamo già che Patrizio Placidi chieda consiglio a Claudio Fazzone – il potente senatore di Forza Italia che “salvò” il suo feudo elettorale  – e qualcun altro cerchi contatti con Alfano per provare a  dire che è tutto a posto.

Nella fase in cui siamo, sarebbe l’ultima cosa da fare. Chi ci ha portato in questa situazione, chi prova a condizionare coloro che denunciano, chi usa toni minacciosi verso cittadini, stampa, comitati, ha fatto il suo tempo. Se servirà una commissione d’accesso a dimostrarlo, ben venga. La misura ormai è inevitabile.

Zucchini lascia? “So finite le fava a Federico…”

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Chi si occupa di detti portodanzesi è pregato di correggermi qualora interpretassi male il detto “So finite le fava a Federico….” Della serie che è rimasto poco da fare, in tutti i sensi. Sono finiti i tempi d’oro, è crollata una classe dirigente, non la sanno sostituire – se non imitandola – i giovani virgulti.

Ecco, non so se davvero il vice sindaco e assessore al bilancio di Anzio, Giorgio Zucchini, lunedì lascerà l’incarico con la discussione sul preventivo aperta e l’incertezza del commissariamento dietro l’angolo perché i documenti a posto sono pochi e i revisori dei conti ancora non si esprimono. Perché anche quest’anno si arriva a discutere del bilancio con una serie di elementari norme calpestate. E perché la disputa interna prevale, ancora una volta, sulla città.

So con certezza che Zucchini  e insieme a lui Bruschini, Placidi, Borrelli, Alessandroni e quanti hanno condiviso le loro azioni, sono stati in maggioranza o hanno finto di fare l’opposizione negli ultimi 40 anni (centro-sinistra compreso), sono il passato.

Questa è la peggior amministrazione che la città ricordi, lascerà un’eredità pesantissima in termini di debiti, le casse vuote e i servizi impossibili da rendere secondo le nuove norme di bilancio. Soprattutto lascerà  istituzioni debilitate e delegittimate da spartizioni d cooperative. Sì, di gruppi di potere più che di lavoro sui quali la  magistratura ha posto l’attenzione, facendo emergere personaggi tutt’altro che raccomandabili e persino in odor di camorra. Personaggi che hanno portato voti e che chiedono….

Sia come sia, probabilmente questa delle dimissioni è l’ultima “trovata” da Prima Repubblica, un modo di salvare elegantemente la baracca o di spiegarci che questa “è la po-li-ti-ca“. C’è il terrore che venga un commissario, una persona normale alla quale basterà aprire un fascicolo per trovare qualcosa che non quadra. In questi anni ne sono successe di tutti i colori, la situazione è fuori controllo, si governa tacitando chi alza la voce a forza di contributi ad associazioni o cooperative “vicine“, di deleghe date o promesse. Siamo in piena  gestione alla anni ’80-’90, come se il mondo non fosse cambiato, non ci fossero cittadini più attenti, un’opposizione che i ricorsi li fa davvero e non li annuncia. Come se non esistesse il 3.0 che fuori dal Comune funziona benissimo e che è lo slogan che, invece, decreterà il fallimento di Bruschini. Che andrà avanti fino al 2018, sia chiaro, salvo scossoni, ma che insieme al suo metodo, alla sua maggioranza (giovani compresi) è arrivato al capolinea.

Poi saranno gli elettori a decidere e per chi scrive avranno sempre ragione.  E qui, invece, chi governa ha il terrore dei “grillini“, dell’onda che dopo Pomezia e Nettuno (dove mezza maggioranza anziate era schierata, in modo fallimentare) potrebbe arrivare anche ad Anzio.

E forse c’è un altro terrore, ben più serio, anche se questa anziate somiglia spesso a una Repubblica autonoma: la commissione d’accesso. Le indagini in corso – e per una misura come la commissione non servono condanne – dimostrano che l’amministrazione subisce dei condizionamenti. Anche pesanti. Un Prefetto attento se ne sarebbe già accorto, un’opposizione seria si sarebbe già mossa al contrario della richiesta del 2012 campata sul poco o nulla, ma non disperiamo.

Lunedì sapremo di più sulle dimissioni di Zucchini, vedremo se sono reali o come quelle “annunciate” nel corso di questi anni da Cafà, Nolfi e Alessandroni e poi rientrate dopo chiarimenti. Di sicuro Bruschini andrà avanti, troverà nel gruppo di De Angelis chi è pure pronto a sostenerlo magari dopo un azzeramento di giunta, ma l’impressione è che siano davvero finite “le fava a Federico….” o, per dirla sempre con un termine di casa nostra che forse rende meglio, che siamo “all’acqua dei merluzzi“. Più a fondo non si può.