Capo d’Anzio come il Falasche? Speriamo di no…

pmascavi

Va dato atto alla Capo d’Anzio di aver mostrato una grande efficienza nella vicenda dello Splash down. Se procederà allo stesso modo per il porto, possiamo dormire sonni tranquilli. Eppure qualcosa non torna ovvero non ci è chiaro.

La Capo d’Anzio è una società per azioni, agisce secondo codice civile, ma ha (ancora per poco, lo ripetiamo da tempo) il 61% di quote pubbliche. Rischiamo di sbagliare, ma se chiede preventivi – in passato è successo, quando il sito funzionava c’erano ancora le richieste on line – deve farlo pubblicamente. Non ce n’è traccia sul sito che adesso è in costruzione, non la troviamo su quello del Comune dove il cambio di segretario finora non è che abbia portato a grosse novità in tema di trasparenza. Ci capivamo poco prima, continuiamo a non comprendere adesso.

Ebbene il 22 giugno, con un annuncio che Candido De Angelis ha definito “da Istituto Luce” il presidente senza poteri fa sapere urbi et orbi che i lavori si faranno, il sindaco firma l’ordinanza il giorno dopo, ieri i lavori sono iniziati. Dice: ma non ti va bene nulla? Per carità, se l’efficienza è questa ben venga, ma esiste un precedente illustre che speriamo non sia stato seguito.

E’ quello del campo di Falasche, dove prima arrivarono i preventivi e poi la richiesta di lavori. Questa è una Spa, vero, ma finché ci sono quote pubbliche forse qualche regoletta va seguita. Diciamo che è opportuno, anche se formalmente dovesse andare tutto bene.

Intanto lo Splash viene demolito ma non sappiamo ufficialmente nulla del bilancio, dell’ultima assemblea dei soci, della prosecuzione del rapporto con le cooperative delle quali usiamo le attrezzature. Apprendiamo da un’intervista al Granchio che per il bando spenderemo 15.000 euro, a carico di chi si aggiudica la gara, quando un anno fa ci dicevano che il bando era pronto e gratis…. Qual è la verità? Ma davvero si pensa che i cittadini – ancora proprietari del 61% – abbiano l’anello al naso o i giornalisti siano solo quelli “copia e incolla” o “dichiara che scrivo“?

Ancora proprietari…. Che fine faremo con la legge Madia – ma prima ancora con i vari decreti Salva Italia & C. – è noto. Così come il timore è che Marinedi ovvero Renato Marconi presenterà un conto salato al Comune, come ha fatto con Italia Navigando. Ne uscirà un’altra operazione di ingegneria finanziaria, come quella dell’ultimo bilancio, con il rischio che a pagarne le conseguenze sia la città.

Speriamo che l’ingegnere non voglia mettere in conto anche la direzione lavori per l’abbattimento dello Splash down. Fatte le proporzioni debite è come se l’Avvocato Agnelli fosse andato in tribunale a patrocinare la causa di qualche controllata della Fiat. Non avrebbe preteso una lira, ne siamo certi, qui chissà….

***

Aggiornamento. Il consigliere comunale Marco Maranesi già ieri aveva protocollato una richiesta (maranesi_protocollocapodanzio ) tesa a conoscere le modalità di assegnazione dei lavori e a chiedere l’adeguamento del sito della Capo d’Anzio.

Capo d’Anzio, Comune e “scarpe nuove”…

consiglioanzio

Diceva il “Parente“, calzolaio ad Anzio Colonia, “cugino mio, levi la sola e metti er tacco, meglio che te fai le scarpe nove“. Ricordi d’infanzia e di una figura professionale che non c’è più, ma che ben illustrano la situazione della società Capo d’Anzio e – più in generale – dell’amministrazione che guida la città.

Andiamo con ordine. Il consiglio d’amministrazione della società ha approvato ieri il bilancio che adesso andrà in assemblea. Chiude a pareggio, dopo aver sistemato “sola e tacco” ovvero dopo aver inserito i presunti introiti delle Cooperative di ormeggiatori che hanno usato senza titolo le aree da luglio 2014 ad aprile di quest’anno. C’è una perizia, prudenzialmente il consiglio d’amministrazione ha inserito una minima parte nei conti, un’altra è tra i rischi, ma il bilancio quadra.

Difficilmente servirà a salvarci dalla cessione a Marconi, ma è un passo in avanti. Con un problema che il presidente Ciro Alessio Mauro conosce bene: gli ormeggiatori hanno usato senza titolo le aree, ma la Capo d’Anzio sta usando attraverso l’accordo raggiunto e ormai da prorogare catenarie e quant’altro di loro proprietà. Andare a chiedere alle cooperative gli arretrati non sarà una passeggiata di salute o quantomeno si compenserà con ciò che dobbiamo loro per le attrezzature. Comunque lo stesso consiglio di ieri ha fatto un notevole passo in avanti: il sito della società che risulta “in costruzione” sarà adeguato alle norme sulla trasparenza.

Di porto si è accennato ieri in Consiglio comunale, ma aspettiamo ancora la relazione del professor Cancrini e una serie di delucidazioni che il sindaco, anche stavolta, non darà.

Ieri Luciano Bruschini ha portato a casa il bilancio, com’era prevedibile, ancora una volta calpestando le regole ma qui è la norma e il Prefetto di Roma è di manica larga.Pagheremo per anni 25 milioni di “buco“, siamo al pre dissesto, ma importante era andare avanti.

Per quanto riguarda le dimissioni di Zucchini com’era ampiamente prevedibile “hanno esagerato” i giornali. Serve il famoso “cambio di passo“, ma sì… Intanto teniamoci questo e andiamo avanti trascinandoci fino al 2018.

Per la verità i giornali hanno scritto ciò che avveniva in maggioranza, l’ennesima pantomima di una classe dirigente – vecchia e giovane – arrivata al capolinea e “accerchiata” non dai 5Stelle e dal sindaco di Nettuno (al quale ieri è stato dato fin troppo spazio)  ma da indagini a non finire. Che non arriveranno a conclusione come tante altre, ma fanno emergere un modo di fare verso il quale serve assoluta discontinuità.

Le famose “scarpe nuove” consigliate dall’amico calzolaio…

 

“La Capo d’Anzio resta pubblica”, lo speriamo ma…

maurobufalari1

Antonio Bufalari, a sinistra, e Ciro Alessio Mauro  (Foto Il Clandestino)

Non avevamo dubbi sul fatto che bastasse “partire“. Se la Capo d’Anzio lo avesse fatto prima, con un accordo che era possibile senza ricorsi, oggi non avrebbe i problemi che vanno dalla fidejussione al Life, né i debiti che ha accumulato. Tanto meno le perdite di bilancio che neanche l’ipotizzata operazione di ingegneria finanziaria – mettere tra gli attivi i soldi degli ormeggiatori che hanno gestito da luglio 2014 banchine concesse alla Capo d’Anzio – potranno salvare.

Con il senno di poi non si fa la storia, è certo, e l’accelerazione che arriva all’indomani dell’intesa con le cooperative è senza dubbio positiva. Da qui a dire che la società resta pubblica – come hanno fatto all’unisono il presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari al Clandestino – ce ne corre.

Sia chiaro, per la Capo d’Anzio pubblica chi scrive è schierato dall’inizio. Peccato che in Comune abbiano fatto di tutto per metterla in mano al socio privato Renato Marconi. Prima non richiedendo le quote a Italia Navigando, quando emerse che una parte era in mano allo stesso Renato Marconi e pertanto non era più pubblica, poi quando gli inviati del “Granchio” andavano a Genova e si sentivano dire “tanto Anzio non partirà mai“, quindi non contestando il mancato rispetto dei patti para sociali che prevedevano, a un anno dalla concessione, i finanziamenti o la restituzione delle quote. A settembre 2012 Italia Navigando ovvero Mare 2 spa che ne aveva preso il posto, doveva andarsene.

No,  ci siamo tenuti per tre anni il parere dell’avvocato Cancrini nei cassetti, poi è partita una causa dall’esito incerto (la singolare operazione di “scissione” che molti riscoprono oggi ha avuto il via libera oltre che da diversi governi, anche dalla magistratura in Sicilia, per la vicenda di Marina di Balestrate) aspettiamo ancora che il legale venga a relazionare in Consiglio comunale, così come aspettiamo ancora la “cacciata” per la quale il sindaco aveva dato la sua parola d’onore, salvo firmare qualche giorno dopo una “road map” con lo stesso Marconi. Abbiamo fatto un piano di razionalizzazione della società praticamente inutile e nemmeno veritiero, dopo aver fatto ritirare a Candido De Angelis – allora ancora “nemico” – un ordine del giorno a marzo 2015 che dettava le linee del piano stesso. Risultato? Il privato ha di fatto in mano la Capo d’Anzio. Dal punto di vista gestionale, per ora (e quando presenterà il conto, sarà salatissimo) presto da quello formale. Per i decreti che si sono susseguiti dal governo Monti in poi e per quello che dice, da ultimo, la Corte dei Conti.

La ricostruzione del Meetup “I grilli di Anzio” è condivisibile. La Corte dei conti intanto dice che sulla fidejussione la pratica è alla Procura regionale, ma di fatto che basterà restituire i fondi al Comune e la cosa è a posto – pertanto anche i consiglieri comunali corrono meno rischi – ma come e quando verranno restituiti se i bilanci sono ancora in perdita? Si incasserà finalmente dal 2016, vero, ma il punto è un altro: “Con riferimento all’attualizzazione della valutazione circa il persistere della compatibilità della partecipazione societaria con le finalità istituzionali dell’Ente e la compatibilità tra quanto disposto dalla legge 190 del 2014 e quanto dichiarato nel piano di razionalizzazione (…) il collegio valuta non idonee le argomentazioni (…) conseguentemente ritiene che l’Ente e il collegio dei revisori dovranno espressamente pronunciarsi nell’ambito degli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 612, della legge 190 del 2014, precisando che gli aspetti esaminati costituiranno oggetto di monitoraggio nell’esame dei successivi cicli di bilancio“.

Quali argomentazioni si andranno a portare? Speriamo che basti rimettere in sesto i conti della società per dire che possiamo mantenerla con il controllo pubblico. Auspichiamo che Mauro e Bufalari abbiano ragione. Ma su questo punto era, è e sarà il sindaco a dover spiegare ai cittadini, ancora proprietari del 61% della Capo d’Anzio, per quale motivo ha fatto di tutto per arrivare fin qui.

ps, insistiamo: ma con il Circolo della vela l’accordo c’è? E a quali condizioni? Grazie!

Porto, il presidente senza poteri e i licenziamenti. Fateci capire…

avvocatomauro

C’è il nome del presidente ma, a seguire, nessun “potere“. La visura aggiornata della Capo d’Anzio conferma quello che si diceva da qualche tempo: il presidente della società che deve realizzare il nuovo porto, nominato dal sindaco che rappresenta il 61% delle quote pubbliche, non ha alcun potere gestionale. Quello che da questo umile spazio era stato segnalato – senza ricevere risposte – e cioè se un avvocato potesse, per le regole imposte dalla professione, avere ruoli gestionali in una società, viene confermato dagli atti:  Ciro Alessio Mauro, presidente dal 9 marzo 2016, non gestisce nulla. Se lo facesse, non potrebbe esercitare come avvocato o verrebbe meno al “dovere di evitare incompatibilità” previsto dal codice deontologico. Può stare lì perché non ha poteri.

Nessuno vieta che la presidenza possa essere svolta in questo modo, sia chiaro, ma per una questione di trasparenza e finché i cittadini saranno proprietari del 61% andava detto. E’ una questione di correttezza. Il porto è, temiamo ancora per poco, di Anzio attraverso la società controllata dal Comune, questo è bene non dimenticarlo mai.

Apprendiamo anche che Mauro sarà presidente fino alla prossima assemblea, ma questo è un atto dovuto poiché è lì che si ratifica la carica, il consiglio d’amministrazione ne ha semplicemente preso atto.

Allo stesso consiglio, ora, è demandato tutto. A Mauro resta sì e no l’ordinaria amministrazione. L’esatto contrario di ciò che era per Luigi D’Arpino che poteva/doveva: “ Dare esecuzione alle delibere assunte dal consiglio di amministrazione adottando ogni provvedimento all’uopo necessario; firmare la corrispondenza della società; procedere all’apertura e chiusura di conti correnti di corrispondenza, di altri conti separati o speciali; effettuare la girata su effetti, assegni, vaglia cambiari e documenti allo sconto e all’incasso; richiedere fidi bancari ed anticipazioni di credito in genere; dare disposizioni ed effettuare prelevamenti da detti conti, anche mediante assegni bancari all’ordine di terzi a valere sulle disponibilità liquide e sulle disponibilità  derivanti dalle concessioni di affidamenti a favore della società; procedere alla costituzione di depositi cauzionali; stipulare contratti di locazione (…) rappresentare la società di fronte ai terzi ed in giudizio in cause attive e passive nonché in procedure di qualsiasi natura in qualunque grado e davanti a qualsiasi giurisdizione (…)  nominare e revocare avvocati e procuratori per gli atti e procedimenti tutti di cui sopra, conferendo loro ogni più ampio potere inerente al mandato; rappresentare la società in assemblee di altre società, associazioni (…) fare tutto quanto necessario o utile per il buon fine del mandato, nei limiti dell’ordinaria amministrazione e nell’interesse della società, salvo quanto espressamente di spettanza del consiglio di amministrazione e dell’assemblea“.

Chi fa adesso queste cose? Sindaco e presidente vogliono dircelo? E che significa che all’amministratore delegato, di nomina privata, ricordiamolo: “sono attribuiti tutti i poteri di ordinaria amministrazione, nonché le funzioni vicarie del presidente del consiglio di amministrazione“? I consiglieri comunali vogliono farsi sentire o sono presi da altro?

Ripetiamo: è questione di trasparenza. La stessa che la società sul proprio sito continua a ignorare pur essendo, ancora, al 61% del Comune. A oggi sul sito dell’ente i dati sono aggiornati al 27 gennaio  (è ancora presidente D’Arpino) si rimanda a al sito della Capo d’Anzio che pubblica in home page dati del 2013 perché nel frattempo è stato sostituito (in Comune lo sanno?) da quello di Marina di Capo d’Anzio dove però di trasparenza non c’è traccia.

E a proposito di trasparenza, perché non possiamo conoscere l’accordo con le cooperative, a maggior ragione oggi che ci sono stati due licenziamenti? Hanno ragione Luigi D’Arpino (che scopre troppo tardi le responsabilità del sindaco Bruschini) e Marco Maranesi, a sollevare perplessità e chiedere chiarezza. Non si può dire che la Capo d’Anzio non c’entra. Quel faticoso accordo, arrivato alla vigilia dello sgombero, prevede ciò che era stato proposto un anno fa ma non era andato bene, gli ormeggiatori avevano parlato di “proposta da usura” e la Capo d’Anzio non aveva mai quantificato l’ipotesi di intesa. Finché saremo proprietari, tutti i cittadini, abbiamo o non il diritto di sapere? A maggior ragione di fronte a due persone mandate a casa.

Ah, già che ci siamo: con il Circolo della Vela di Roma com’è finita?

 

 

Porto, finalmente. Ma ci sono ancora risposte da dare

vela

Vanno fatti sinceri complimenti al sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, al presidente della società Ciro Alessio Mauro, all’amministratore delegato Enrico Aliotti e al consigliere d’amministrazione Antonio Bufalari per l’intesa raggiunta ieri con le cooperative di ormeggiatori.  Va dato atto anche a loro di aver combattuto strenuamente una battaglia che non era facile e di essersi arresi solo di fronte all’ennesimo ricorso andato male. Uno sgombero, già predisposto per quanto ne sappiamo, sarebbe stato uno schiaffo che non meritavano loro né la città. Lo ha ricordato Candido De Angelis in consiglio comunale: se gli ormeggiatori non avessero firmato nel 2011 l’intesa che li “ricollocava” nel nuovo porto oggi non saremmo qui. E questo va riconosciuto.

Resta l’amarezza per essere dovuti arrivare all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, quando un’intesa poteva e doveva essere trovata prima. Lo abbiamo sostenuto tante volte, ma dobbiamo riconoscere che la pazienza del primo cittadino – con il quale non siamo stati e non siamo mai teneri – alla fine è stata premiata. Restano dei dubbi, però, e siccome il 61% della Capo d’Anzio è ancora dei cittadini – e continuiamo ad auspicare che ci resti, anche se è stato fatto di tutto per metterlo in mano al socio privato Renato Marconi – li poniamo.

Il primo: cosa è cambiato rispetto alle intese proposte prima? Erano semplicemente “antipatici” Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu i quali, come l’avvocato Ciro Alessio Mauro e il commercialista Zanetti, non hanno fatto altro che seguire le linee dettate dall’assemblea dei soci e quindi anche dal sindaco? Gli ormeggiatori hanno parlato, allora, di proposte “da usura“, la Capo d’Anzio non ha mai ufficialmente presentato le proprie. Oggi che l’accordo c’è, sarebbe bene farlo conoscere nei dettagli ai cittadini. E già che ci siamo, è bene sapere anche com’è finita con il circolo della Vela e gli altri “sine titulo

Altro quesito: chi al bando per gli ormeggiatori è risultato idoneo, ha partecipato a vuoto? I soldi che il sindaco ha detto serviranno a far quadrare i conti della Capo d’Anzio per il 2015 e cioè quelli che gli ormeggiatori dovrebbero dare, come si inseriscono in bilancio? C’è la disponibilità delle cooperative a “girarli“? Perché sull’ultimo numero del Granchio Renzo Tulli è stato chiaro: noi abbiamo lavorato, con strutture nostre, e poi dovremmo pagare loro….  Ecco, come si esce da questa vicenda? Una cosa è certa, con l’accordo firmato prima e la Capo d’Anzio operativa oggi non ci sarebbero problemi con la fidejussione, il Life e tutto il resto.

Speriamo di averle queste risposte, dal sindaco che rappresenta il nostro 61% o dal presidente che ha nominato, ma oggi godiamoci questo giorno. Il porto, finalmente, è a gestione di una società “nostra“. Che non è quella immaginata nel 2000 da Gianni Billia e Candido De Angelis, intorno alla quale si è giocata – dall’ingresso di Italia Navigando in poi – una partita più grande di noi, il bacino non è (e non può più essere) quello mega pensato allora. Sono trascorsi 16 anni e mezzo da quando è stato dato mandato di costituirla, quasi 16 dalla firma davanti al notaio, 11 da quando è stata chiesta la concessione – altro che inizio lavori nel 2005, slogan elettorale di De Angelis al secondo mandato – siamo passati per ostacoli di ogni genere, più o meno corretti, pareri “a soggetto“, procedure che andavano bene oggi e male domani, scissioni societarie, gare deserte, vendita di improbabili “dolt”  e via discorrendo. Possiamo scrivere un libro sul sostanziale fallimento della legge Burlando che non accelera un bel niente, abbiamo avuto la Regione di Marrazzo e Montino assolutamente contro, quella di Zingaretti che ha sollecitato perché si partisse, ma almeno ora c’è chiarezza su chi è il concessionario.

Il quale non farà il mega porto ma gestirà l’attuale ed è ancora per il 61% dei cittadini di Anzio. Oggi per questo dovremmo batterci. C’è la legge Madia, è vero, ci sono i bilanci in perdita, c’è stata una scissione che abbiamo impugnato tardi e male, però come ricorda l’ultima mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il porto “è” Anzio. E francamente dopo anni di “mazzate“, doverla cedere quando comincia a essere operativa e fare reddito, a dare ricadute – messe nero su bianco – alla città, sarebbe una beffa.

Sindaco, maggioranza, opposizione (o governo?) di centro-destra, Pd, operatori, cittadini, dovrebbero andare in delegazione da Renzi e la Madia a spiegare che Anzio è un caso di studio per com’è s’è sviluppata la vicenda porto-società pubblica e che – tutti –  vogliamo che il porto non sia nelle mani totalmente di un privato. Chissà….

 

+++Porto, rigettato il ricorso degli ormeggiatori+++

 

pefcapodanzioE’ stato rigettato il ricorso delle cooperative ormeggiatori che chiedevano di sospendere il provvedimento di sgombero. Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) si è pronunciato poco fa.

L’udienza per trattare nel merito è stata fissata l’11 maggio. A questo punto è da verificare se si procederà con lo sgombero forzato o si attenderà la decisione.

Da quanto si apprende in ambienti del Comune, la mancata riunione di venerdì – con gli ormeggiatori che hanno disertato l’incontro – è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il sindaco, finora aperto al dialogo come nessun altro, non ha affatto gradito.

Porto e ormeggiatori, una storia infinita e un solo responsabile

porto_anzio

Era scontato il ricorso delle cooperative di ormeggiatori contro l’ordinanza del sindaco che intimava lo sgombero da dopodomani. La storia diventa infinita e il responsabile, al di là di come andranno ricorsi e compagnia, è uno solo: il sindaco Luciano Bruschini.

Di questo contenzioso e del fallimento, ormai prossimo, della Capo d’Anzio. Qualora il ricorso fosse accolto, infatti, anche nel bilancio 2016 ci sarebbe un buco enorme che nessuna azione di ingegneria finanziaria con quote a carico delle cooperative, né esperti chiamati al capezzale del nuovo management, potranno sanare.

Quando la Regione Lazio ha invertito il crono programma il sindaco aveva il dovere di andare dagli ormeggiatori e spiegare che non sarebbero stati “ricollocati” nel nuovo porto – perché il raddoppio, in quel momento, passava in secondo piano, serviva fare “cassa” partendo dall’interno – ma si doveva fare un bando e che la loro partecipazione sarebbe stata, automaticamente, assunzione.

Agli ormeggiatori non sarebbe andato bene, immaginiamo, non a tutti, ma si poteva e doveva fare una trattativa allora. Quando è stato cercato il dialogo – dicendo una cosa nelle assemblee e nei consigli d’amministrazione della società (sgombero compreso), un’altra agli ormeggiatori e a chi politicamente, in maggioranza, andava a sostenere le loro ragioni – era tardi.

Oggi leggiamo che la Capo d’Anzio non avrebbe fatto proposte. Non che venerdì, proprio per tentare un accordo in extremis, è saltata la riunione che lo stesso sindaco aveva sollecitato. Come, prima del precedente ricorso al Tar, era già accaduto.

Gli ormeggiatori difendono il loro sacrosanto diritto al lavoro, lo fanno come meglio credono – spesso esagerando nei termini e non solo con chiunque si avvicini alla “loro” banchina, questioni all’attenzione della Procura della Repubblica – ma una soluzione andava trovata. Bruschini ci ha provato, vero, ha impiegato due mesi a fare l’ordinanza che la Regione ha chiesto all’inizio di gennaio, doveva mettere in conto il ricorso che oggi, se l’avesse fatta subito, era già deciso.Ha aspettato, promesso, limato, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Avevamo fantasticato di un altro porto nel 2000 quando con Gianni Billia si costituiva la Capo d’Anzio. C’era anche Mario de Grenet, oggi come allora presidente del Circolo della Vela, altra realtà che ha preferito fare ricorso in attesa di un non meglio identificato “accordo” che ancora non vediamo.

Immaginavamo un porto della città e non di pochi operatori che si lamentano delle proposte della Capo d’Anzio definite “da usura” ma votano bilanci dai quali necessariamente si doveva partire per trattare: 497.000 di “valore della produzione” nel 2013 e 307.377 euro di “personale” mettendo insieme le due cooperative.

Volevamo un porto dei cittadini attraverso una società pubblica e non dei “giochi” della politica che ci ha imposto prima Italia Navigando (Marconi) e poi ha ceduto – come tanti ricordano solo ora, ma lo denunciammo quattro anni fa –  le quote al privato senza colpo ferire, tenendo nel cassetto il parere dello studio Cancrini per tre anni, ponendo addirittura il “segreto di Stato” quando Marco Maranesi andava a chiederlo. Oggi la Capo d’Anzio, al 61% del Comune anche se ancora per poco, ha una concessione ma non può farne uso. Il primo responsabile è il sindaco, per quello che si è provato a raccontare finora.

Tutto sommato è ciò che meritiamo. Per primo chi scrive, sciocco ad aver creduto che si potesse realizzare quello che, come ripetevano anche tanti finti fautori del progetto “non si farà mai“.

 

Capo d’Anzio, stop all’istanza di fallimento sul Life

life

Non ci sarà l’udienza fallimentare in programma il 25 maggio per la Capo d’Anzio. La società incaricata di realizzare e gestire il nuovo porto, concessionaria del bacino da luglio 2014, per adesso tira un sospiro di sollievo.

I tre progettisti del Life non pagati che si erano rivolti al Tribunale e quelli che non lo avevano fatto ma presumibilmente si sarebbero accodati, hanno accettato la proposta della società e percepiranno gli arretrati da giugno ad aprile del prossimo anno.

Nel frattempo verrà consegnata la relazione sui lavori svolti destinata all’Unione europea che ha chiesto alla società di restituire i fondi che sono arrivati ma sono stati utilizzati “per fare altro” – come venne affermato in Consiglio comunale.

Se e come la società restituirà i fondi all’Unione europea è ancora tutto da stabilire. Si tratta, fra l’altro, di un caso particolare perché una parte del progetto è stata svolta e quindi andrebbe restituita solo quella non utilizzata.

Per adesso evitato il fallimento, resta la figuraccia con la Ue e c’è il rischio dell’inserimento nella “black list“.

Porto, un professore per il “caso” ormeggiatori

capodanziouffici

Incarico a un professore per capire se c’è o meno la possibilità di salvare il loro lavoro. La trasparenza a qualcosa serve, quindi sappiamo da una determina che il Comune di Anzio ha dato mandato al professor Mario Carta di rivolgersi all’Anac – l’autorità anti corruzione “in merito alla possibilità di addivenire ad una soluzione bonaria della vicenda che ha visto contrapposti il Comune di Anzio con le cooperative di ormeggiatori e, nel particolare alla percorribilità circa la stipula di un contratto di servizio con le attuali cooperative di lavoratori e ormeggiatori anche al fine della salvaguardia delle posizioni di lavoro esistenti, secondo quanto specificato nell’accordo transattivo del 07/11/2011, il tutto affinché il Comune di Anzio, quale socio di maggioranza della società Capo D’Anzio per azioni, possa adottare un atto di indirizzo secondo le prescrizioni che l’autorità indicherà al riguardo”.

Il Comune sborserà altri 4800 euro e presto – speriamo – avremo un parere. E’ l’ultima tappa di un percorso che poteva e doveva andare diversamente. In primo luogo con il sindaco – non altri – che a crono programma invertito aveva il dovere di chiamare i responsabili delle cooperative e dire loro che le cose erano cambiate.

Andare a invitarli, come poi ha fatto l’ex presidente Luigi D’Arpino, a partecipare al bando a cose fatte, è stato un boomerang.Ci sono stati i ricorsi che sappiamo e la Capo d’Anzio non è diventata operativa, quindi non ha pagato il prestito con la banca per il quale oggi si va in Consiglio comunale a rispondere alla Corte dei conti, in quanto il Comune ha versato la sua parte. La Capo d’Anzio non ha incassato, quindi ha chiuso l’ennesimo bilancio in negativo, salvo che non si riesca a dimostrare che è possibile inserire tra le entrate quelle che gli stessi ormeggiatori – per i quali oggi si chiede un parere – hanno incassato restando a gestire le aree da luglio 2014 a oggi.

Percorso non facile, nonostante il neo presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari mostrino sulle pagine del Granchio un certo ottimismo.

Una cosa deve essere chiara se il parere dell’Anac dicesse che il service si può fare: una proposta  c’era, il sindaco la conosce per essere stato presente alle riunioni nelle quali se ne è parlato come risulta dai verbali. Se quella proposta era 100, ora avrà da essere almeno 99 perché il tempo perso e le spese per i ricorsi nessuno li restituisce. A meno che gli ormeggiatori decidano, spontaneamente e non dopo una causa, di dare alla Capo d’Anzio le entrate delle ultime due stagioni e consentire alla società di salvare il bilancio.   A quanto ammontino tali entrate, a oggi, nessuno sa dirlo. Né sono state mai censite le barche che erano ormeggiate, quali cifre si iscriveranno – questa pare l’intenzione – nei libri contabili della società mista?

E’ l’ennesima domanda che rischia di restare senza risposta, intanto per gli ormeggiatori una l’abbiamo avuta. La richiesta di un parere, appresa dall’albo pretorio del Comune. Ogni tanto un po’ di trasparenza….

 

Porto, eppur si muove. Ma le domande restano

avvocatomauro

Il presidente della Capo d’Anzio, Ciro Alessio Mauro

Il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio si è riunito oggi e sembra voler imprimere una svolta all’annosa vicenda del porto. Bene, anche se alcune vicende rimangono aperte e le domande poste, di recente come in passato, sono prive di risposte ufficiali.

Se ne aggiunge un’altra, dopo che il sindaco in Consiglio comunale ha detto che c’è il sequestro delle quote di Marconi nella Capo d’Anzio. Lo ha chiesto il Comune nella causa intentata? O è un’intenzione? Al momento per quanto ne sappiamo, il 39% resta nelle mani di Marinedi ovvero di Marconi.

Nessuno ha sollevato questioni, poi, e da quello che leggiamo dal Granchio la cosa è stata comunque affrontata, sul bilancio da sanare con i soldi da chiedere agli ormeggiatori. Vicenda tutt’altro che facile. Perché intanto nessuno li ha chiesti alle cooperative, poi vanno in qualche modo quantificati, quindi inseriti in bilancio. E il 30 aprile scade il termine per l’approvazione.

Buona, invece, la mossa di bloccare i compensi agli amministratori fino all’operatività del porto. In bilancio ci sono, però, le somme da dare a chi ha svolto lo stesso ruolo in passato. Bene anche la ricerca di una soluzione per i progettisti del “Life” che potevano già essere stati pagati se la società fosse stata messa in grado di operare, ma che hanno dovuto fare istanza di fallimento per non essere più presi in giro sulla riscossione del dovuto.

Si parla, di nuovo, di “trattativa” con il Circolo della vela quando c’è ben poco da trattare. Se le cooperative difendevano un lavoro e occorre evitare che il porto inizi creando disoccupati anziché posti – pur riconoscendo che hanno perso i ricorsi, quindi sono nel torto – cosa difende il Circolo? Che si deve “trattare” se non la firma della “manleva” come hanno fatto gli altri? Serve massima trasparenza e se i posti barca si levano a tutti, è bene che pure il Circolo ceda quelli dei quali ha disposto in questi anni.

Cosa ne pensano, per esempio, i consiglieri comunali di maggioranza vecchia e nuova? Il sindaco attuale e quello designato?

E i consiglieri – questi solo della vecchia, di maggioranza – che si sono fatti abbindolare dal sindaco con un bando impossibile? E quelli che hanno proposto improbabili cordate?

Vedremo, intanto diamo atto al consiglio d’amministrazione di provare a procedere spedito. Il principale ostacolo per il precedente, lo tengano a mente, è stato il sindaco.