
L’area dove dovrebbe sorgere la centrale Green Future

L’area dove dovrebbe sorgere la centrale Green Future

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi
Al di là di come andrà a finire con le contestazioni della Corte dei Conti sul rilascio della fidejussione a favore della Capo d’Anzio da parte del Comune, indicata come “grave irregolarità” e per la quale si paventa un danno erariale, c’è una cosa che balza agli occhi immediatamente nelle dodici pagine della deliberazione della magistratura contabile.
E’ un passaggio nelle premesse, dove si ricostruiscono contestazioni e richieste di risposta, fino alla convocazione il 12 gennaio alla quale hanno partecipato il responsabile dell’area tributi, Luigi D’Aprano, quello dell’area finanziaria Tonino Morvillo e il vice sindaco e assessore alle Finanze Giorgio Zucchini che hanno candidamente dichiarato “di aver tardivamente appreso dell’adunanza pubblica, regolarmente comunicata via Pec all’indirizzo istituzionale del Comune, per un disguido interno all’ente“.
Ecco, qui paradossalmente non interessano le pesanti contestazioni mosse dalla Corte dei Conti, quello che i revisori del Comune scrivono rispetto alla fidejussione, le giustificazioni del Comune sulla Capo d’Anzio “controllata” sistematicamente smontate dai magistrati contabili. Non interesse neanche ciò che apprendiamo sulla Tares, con un introito inserito in bilancio come recupero evasione quando in realtà era un ruolo aggiuntivo. No, fermiamoci alla puerile scusa del disguido.
Perché non è la prima del genere, perché la campagna elettorale sulla città 3.0 l’ha fatta Luciano Bruschini insieme alla sua maggioranza, non altri, e dire che non si legge una posta certificata o che questo accade in ritardo suona come una presa in giro. L’ennesima.
E’ successo sistematicamente quando si faceva la corsa contro il tempo sul bilancio, per esempio, quando una mail non partiva o non arrivava, quando il sistema informatico è andato in tilt guarda caso proprio in prossimità di importanti scadenze, al punto che Agostino Gaeta arrivò a parlare di “sabotaggio“.
No, per favore, smettetela. Difficile trovare, oggi, chi creda a scuse del genere. Anzi, ammesso che ci sia stato davvero il “disguido interno all’ente” è la conferma di una macchina senza guida e dove, a proposito di informatica e di 3.0, ognuno va per proprio conto.
Ma nessuno legge una posta elettronica certificata. Già, negli anni ’90 – quando questa classe politica era già in auge – c’erano appena i fax.
Il 3.0? Uno slogan elettorale.

“Gravi inadempienze“. La Corte dei conti boccia la delibera che autorizzava la fidejussione alla Banca popolare del Lazio per pagare la registrazione della concessione alla Capo d’Anzio.
La famosa “start up” – che tale non era – utilizzata per avere ulteriore credito in banca e provare ad aggirare la norma, è di fatto illegittima.
E’ l’ultimo fronte che si apre sulla situazione, tutt’altro che chiara, del porto di Anzio. La lettera è arrivata oggi ma c’è già grande fibrillazione negli ambienti del Comune, soprattutto di una maggioranza alla quale era stato garantito che non c’erano problemi con il voto alla fidejussione.
Lo stesso è stato fatto di recente, quando si trattava di pagare la parte che spettava all’ente perché il prestito non era mai stato onorato e la Banca non avrebbe più aspettato. Che succede ora? Per il porto nulla, per chi ha votato c’è più di qualche rischio.
Un voto sul quale l’opposizione, inascoltata, aveva sollevato dubbi di non poco conto. Inutilmente. I nodi, però, vengono al pettine e alla vacillante maggioranza di Bruschini mancava solo questa.

La politica anziate, ma deve essere una caratteristica di quella italiana, si affanna a cercare il successore di Luigi D’Arpino alla presidenza della Capo d’Anzio e di Franco Pusceddu nel consiglio di amministrazione, ignorando o fingendo di ignorare quello che prevede la riforma Madia ovvero qualcosa più di un rischio di cedere le quote pubbliche.
Il passare del tempo conferma che l’intento – sotto sotto – era proprio quello e che deve esserci stata una “cordata” pro Marconi e una per qualche altro gruppo se nato all’improvviso e con specifico sponsor politico si vedrà, certo è che cercare nomi serve a tutto fuorché a salvare la società, quindi l’idea del porto come la conosciamo da quando Renzo Mastracci la consegnò alla Regione.
Se sarà l’ingegnere Alberto Noli a presiedere la Capo d’Anzio o l’avvocato Arcangelo Barone – entrambi stimatissimi professionisti e profondi conoscitori di materie portuali e demaniali – interessa poco. Così come se al posto di Pusceddu andrà il segretario generale del Comune, Pompeo Savarino.
La domanda che la Politica – qui uso volutamente la maiuscola – quella cioè che dovrebbe pensare al bene della cosa pubblica, dovrebbe porsi è: rispetto al decreto Madia, la Capo d’Anzio ha una speranza di restare, insieme alla sua concessione ovvero al porto “di” Anzio, con un controllo pubblico? Se rischia, come rischia, cosa è possibile fare per evitare di cederla al miglior offerente, con Marconi che sarebbe comunque in prima fila? Vogliamo, una volta per tutte, affrontare la vicenda in Consiglio comunale?
Ancora ieri, sul Sole 24 Ore, è stato ampiamente anticipato il contenuto del decreto che mette il Comune praticamente con le spalle al muro.
Leggiamo, ad esempio, che: “Nei nuovi parametri, prima di tutto, non trovano spazio appunto le società che producono beni e servizi commerciali in settori dove esiste la concorrenza“. Ma anche che: “Secondo il decreto l’alienazione dovrà colpire tutte le partecipate che non hanno raggiunto il milione di euro. In base ai calcoli del commissario, sono 2.545 le società pubbliche che non sono in grado di certificare il superamento del milione di euro in bilancio, per cui potrebbe essere proprio questo il parametro più potente nell’armare le forbici della riforma“. Infine la vicenda dei dipendenti: “Ma c’è un terzo gruppo, ancora più numeroso, di partecipate che la riforma prova a indirizzare verso l’estinzione, e cioè le aziende con più amministratori che dipendenti. Nelle tabelle di Cottarelli sono 3.035 le aziende che hanno organici fino a 5 persone, e altre fra le 2.093 che non hanno dichiarato il numero di dipendenti potrebbero ingrossare il gruppo“.
La Capo d’Anzio – come diremmo dalle nostre parti – c’è dentro con tutte le scarpe. Anzi, pur avendo dipendenti (due) il piano di razionalizzazione affidato a un professionista esterno nemmeno li ha indicati….
Esiste una alternativa? C’è un modo per salvare la Capo d’Anzio e quindi il controllo pubblico indispensabile per non “appaltare” il porto e di conseguenza la città?
Si potrebbe andare da Renzi, tutti insieme, dal sindaco al suo ormai ritrovato alleato Candido De Angelis, al Pd, agli operatori che hanno creduto nel progetto, a spiegare che cosa è successo dal 2000 a oggi ma che, finalmente, siamo in grado di essere operativi e partire con la fase 1 dei lavori prevista dall’inversione del crono-programma. Magari si potrebbe fare insieme a Zingaretti che ha dimostrato – sotto la sua gestione – che una Regione oculata i problemi li supera, non li crea come era stato con Marrazzo-Montino, i quali preferivano rispondere a ben noti maggiorenti anziati.
Si potrebbe restituire tutto alla Regione, come suggerisce Sel, accollare i 2 milioni di debiti della Capo d’Anzio ai cittadini e arrivederci e grazie. Abbiamo scherzato, il porto resta com’è, le concessioni fra sei anni vanno a gara europea, se c’è l’insabbiamento… aspettiamo. Certo, l’accordo di programma e la concessione sono stati disattesi, ma con i tempi che corrono la Regione prende in carico una situazione del genere?
Si potrebbe “navigare” verso l’autorità portuale, alla quale chiedere di rilevare la concessione.
Ma prima di tutto ci si deve rendere conto che siamo agli sgoccioli e che nessuno crede più alle favole, né quella di “inizio lavori 2005” (che fu uno slogan di De Angelis), né quella di un nuovo bando che tanto piace a Bruschini. Così come è inutile rivangare un passato fatto di screzi, ostacoli, “politica” invadente e via discorrendo. Si deve guardare al presente e al possibile futuro. Per questo un nome – magari frutto di un accordo pre elettorale – non basta.

Non sapremo mai dagli uffici chi erano i 16 tra consiglieri comunali e assessori dei quali si ipotizzava la decadenza perché morosi nei confronti del Comune di Anzio. Il difensore civico dell’area metropolitana di Roma, avvocato Alessandro Licheri, ha risposto all’istanza presentata al Garante della privacy che l’aveva a sua volta girata al difensore civico regionale il quale per competenza l’aveva mandata a lui, rispetto al diniego da parte del Comune dei nomi di personaggi pubblici.
L’istanza è stata rigettata “in quanto le argomentazioni espresse dal responsabile U.O. tributi e demanio della città di Anzio sono quanto normativamente previsto“. Ne prendiamo atto, dovremmo tentare la strada del Tribunale amministrativo regionale per cercare di dimostrare che se i consiglieri comunali e gli assessori devono per legge comunicare redditi, proprietà e via discorrendo, a maggior ragione dovrebbero dimostrare di aver pagato i tributi al Comune. Ma ci fermiamo qui, anzi facciamo sinceri complimenti all’ufficio per aver fatto ciò che “normativamente previsto“. Un giorno, forse, avremo in Italia il cosiddetto Foia e allora sarà veramente tutto pubblico e accessibile. Ora con una norma contenuta nella legge 241 del ’90 – che ignora quanto successo fino alle recenti norme su trasparenza e accesso agli atti – si nega, giustamente se è così, qualcosa che i cittadini ma prima ancora il Consiglio comunale hanno diritto di sapere.
Vorremmo uno sforzo, però: in consiglio comunale prima era questione di “cinque-sei giorni“, poi gli uffici “stanno lavorando“, possibile che dopo quasi tre mesi ancora non sappiamo chi dei sedici destinatari della lettera era in regola o lo è diventato nel frattempo?
Sappiamo che Marco Maranesi è persino creditore dell’ente, che altri dicono di avere “stupidaggini“, abbiamo sentito dire che alle società di mogli e dove si possedevano quote non potevano essere contestate le somme e che altre erano prescritte. Si vuole far capire non a chi scrive, per carità, ma ai cittadini e ai consiglieri comunali in regola qual è stata, alla fine, la soluzione?
Siamo proprio certi che, in questo caso, sia stato fatto quanto “normativamente previsto“? C’erano presunti incompatibili che nel frattempo hanno avuto modo di sistemare la loro posizione?
Lo zelante Ivano Bernardone che si era giustamente preoccupato della pubblicazione della notizia, della strumentalizzazione (termine ormai più in uso di qualunquismo), del fare di tutt’erba un fascio, dando vita a un dibattito che resterà tra i più singolari della storia del Consiglio comunale di Anzio, può avere la bontà di chiedere che fine ha fatto la vicenda?
Privacy o meno, ciò che emerge è che in quell’ufficio il 3.0 sbandierato da Bruschini non sembra essere arrivato. Almeno non per vicende pregresse o, peggio, solo per chi riveste un ruolo pubblico nel Comune.
Il presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, ha confermato le dimissioni senza cedere alle “sirene” del sindaco e di quanti hanno cercato di farlo tornare sui propri passi. Non poteva farlo per le parole pronunciate, se non esponendosi alla peggiore delle figure. A lui s’è unito il dirigente del Comune Franco Pusceddu e presto la stessa cosa farà l’altro consigliere d’amministrazione di nomina pubblica, Mauro Fantozzi. Il Consiglio odierno – che il sindaco aveva chiesto di rinviare dal 15 gennaio a oggi – ha valutato alcuni aspetti legati al piano finanziario che consentirebbe di iniziare i lavori secondo il crono-programma approvato ormai due anni fa dalla Regione ma non ha potuto fare altro. Lo stesso sindaco era assente, impegnato a Roma, per “motivi istituzionali”. Forse legati allo stesso porto e alla politica locale (e non solo) che mai come adesso sembra essere interessata. A chi succederà a D’Arpino, Pusceddu e Fantozzi, attenzione, non al porto in sé…. Quello può tranquillamente marcire alle condizioni attuali, la “politica” troverà con chi prendersela. Per questo chi avrà la pazienza di proseguire oltre troverà un aggiornamento di quanto ho avuto modo di scrivere a marzo 2013, all’indomani della gara andata deserta. Prima di riproporre il pezzo di allora – pubblicato sulle colonne del Granchio – vediamo cosa ha fatto la “politica” in questi tre anni. Quali responsabilità ha avuto il sindaco, in primo luogo, quale socio di maggioranza e nel ruolo di primo cittadino.
DOPO IL BANDO
Cerchiamo di capire cos’è accaduto dopo la gara deserta, anzitutto. Marconi, divenuto nel frattempo socio di minoranza, ha suggerito e ottenuto l’inversione del crono-programma dei lavori. La Regione Lazio, mai così vicina (sembra proprio grazie al socio privato) l’ha accordata, il sindaco diceva al Consiglio comunale che aveva votato già per l’allontanamento di Marconi che gli serviva tenerlo “per la parte operativa”. Nel frattempo, a investimento invertito, si faceva un piano finanziario che avrebbe consentito alla Capo d’Anzio di iniziare “in house” i lavori: due fasi, poi se le cose fossero andate bene la terza, il raddoppio. A ottobre 2014, con le aree già concesse alla società, sempre in Consiglio comunale, Bruschini si impegnava “parola d’onore” a “cacciare” Marconi “entro fine mese”, ma nel frattempo sottoscriveva con lui la “road map” per confermare le decisioni assunte in assemblea e portate avanti – con modi discutibili, dirigisti, irriverenti e tutto quello che si vuole – da Luigi D’Arpino.

Alla luce dei fatti il sindaco, che aveva il dovere di andare a spiegare agli ormeggiatori, per esempio, cosa significasse l’inversione del crono-programma, che doveva dire al Circolo della vela che era comunque garantito il posto che occupa ma con modalità diverse, ha fatto fare a D’Arpino il lavoro “sporco”. Ma sì, tanto quello è “guascone”. Solo che il presidente seguiva la linea dettata e il sindaco la smentiva, da ultimo con l’annuncio bando sì-bando no, prima dicendo agli interlocutori che su ciò che facevano il presidente e Bufalari – l’avvocato indicato da Marconi – comunque avrebbe deciso lui. Come ha deciso lui, contrariamente alle indicazioni del Consiglio comunale, di tenere nel cassetto il parere dello studio Cancrini secondo il quale a Marconi dovevamo fare causa subito, tre anni fa. Oggi sono soldi buttati. Così come il “controllo strategico” per dire che la Capo d’Anzio ce la dobbiamo tenere arriva come delibera in consiglio comunale, ma essendo proposta da Candido De Angelis si rinvia e non si approva più. Poi si fa un piano di razionalizzazione discutibile, nel quale ci si dimentica di dire che la Capo d’Anzio ha dei dipendenti. Del resto lo stesso sindaco aveva detto di “non sapere” che li avesse. Poi si bolla – lo fa il presidente su facebook – come “un’altra c…. dei comunisti” la proposta di ricapitalizzazione avanzata dal Pd che al contrario degli anni passati ha un atteggiamento che spinge per la realizzazione del porto. Si sistemerebbe quel “bacino interno” per il quale si è tanto battuto il centro-sinistra, ma va salvata la Capo d’Anzio prima.
E’ la politica…. c’era (e c’è) una maggioranza da tenere unita, così arriva la cordata che piace a un paio di consiglieri e rispunta il bando, alla faccia di una società che dopo la vittoria al Tar potrebbe iniziare i lavori. Certo, dicendo agli ormeggiatori che purtroppo è giunto il loro momento, che saranno ricollocati ma con meno pretese di quelle di prima dopo un ricorso che il sindaco aveva il dovere di evitare. Solo che la “politica” si oppone, così come quando D’Arpino si dimette la “politica” si preoccupa della successione – o della battuta sulla sua candidatura a vice-sindaco di chi scrive (!) – e non del porto. Ecco i nomi di Placidi, quelli di Zucchini, quelli che piacciono a Tizio e non a Caio, ecco la preoccupazione sul vertice di Bruschini con Danilo Fontana, Candido De Angelis e Marco Maranesi, lo spettro delle elezioni del 2018. Già, ma il porto? Pazienza, abbiamo aspettato tanto… La Capo d’Anzio da cedere? Macché, ci sono tanti esperti che ci indicano la differenza tra “controllata” e “partecipata” mentre domani potrebbe essere già tardi.
Ora c’è una fase di inevitabile stallo. Un investitore diverso da quello “de noantri” messo insieme – si dice – con qualche sponsor politico, di fronte alle scene degli ultimi giorni scapperebbe a gambe levate.
Di questo passo privatizzeremo inevitabilmente, se la Capo d’Anzio non diventa operativa – ed è questione di ore, nemmeno di giorni – altro che porto pubblico. Forse è quello che si voleva davvero. Forse è il caso – se andasse così – che la Regione imponga all’Autorità portuale di prendere la concessione, liquidare Comune e Marconi, e mantenere il controllo pubblico.
E’ sicuramente il caso – infine – di andare in consiglio comunale e giocare, una volta per tutte, a carte scoperte, non ai giochetti della politica locale.
TRE ANNI FA…
Per chi ha la pazienza di proseguire, questo quanto ho scritto a marzo del 2013
In primo luogo le scuse di chi scrive. Per aver creduto e aver fatto credere ai lettori che il progetto del porto di Anzio fosse cosa fatta. Ci abbiamo messo la faccia e impegnato un giornale e lo abbiamo fatto perché mai – prima di questa iniziativa – avevamo visto le carte. Per anni ci avevano fantasticato di “Marine investimenti” e simili, qui il porto sarebbe stato della città. Per questo abbiamo difeso il diritto di Anzio a essere trattata come Formia e Fiumicino. Abbiamo sbagliato e prendiamo atto che questo porto, ormai, è irrealizzabile. Ma cerchiamo pure di capire quali sono state le responsabilità di rinvii, veti, azioni politiche fini a se stesse.
Nel 2005, prima di lasciare la presidenza della Regione, Francesco Storace poteva dare al Comune la “delega di funzioni”. Il sindaco era Candido De Angelis, il porto oggi ci sarebbe, ma si sa che l’ex primo cittadino e senatore uscente nei rapporti non è mai stato bravo e la risposta del presidente – ricandidato – fu sostanzialmente quella di aspettare il voto. Perché, del resto, far “crescere” troppo De Angelis che aveva già portato a casa il piano regolatore? Storace perse e andò a fare il ministro. Anzio? Ma sì… E cosa importava ad Andrea Augello e Francesco Aracri del raddoppio della Nettunense e della accessibilità al porto? Era fatto, finanziato ma non “impegnato”, c’erano le elezioni, i due assessori dell’allora potente An non si intendevano molto, così la politica decise di aspettare… Ora i due sono parlamentari, ad Anzio hanno preso i voti, poi che fa? Di quel progetto sono rimaste le briciole. Anzi la Regione guidata dal centro-sinistra con Bruno Astorre assessore ai lavori pubblici provò a dire che i soldi non c’erano. Salvo poi restituirli per non averli utilizzati. La politica… La stessa che dovrebbe dirci – Candido De Angelis da un lato e Giorgio Pasetto dall’altro – cosa è successo tra il 12 luglio 2006 e il 18 settembre dello stesso anno. Dopo la conferenza dei servizi di luglio il sindaco di allora ringraziò Marrazzo e la Regione, l’intesa era trovata, si poteva proseguire, due mesi dopo la doccia fredda e l’arrivo dei sacerdoti delle procedure sbagliate. Si parlava negli ambienti dell’avvento di Francesco Bellavista Caltagirone, quello di Imperia e Fiumicino, De Angelis e Pasetto vogliono dirci qualcosa? Sì, anche Pasetto, l’ex sindaco e “faro” della parte del Pd che più si è battuta contro il raddoppio del porto. Lui ha sempre detto di non entrarci nulla ma a chiamarlo in causa, nero su bianco, è stato proprio Astorre che sul porto impegnava i propri uffici a dire no che altrove (Formia e Fiumicino) erano sì. L’ha fatto dopo il famoso convegno al Lido Garda, spiegando come coloro che andavano a Roma a dirgli di fermare tutto in quell’occasione restarono in silenzio. Anzio? Ma sì… Pasetto è pagato dalla collettività per gli incarichi ricoperti in passato, Astorre dopo aver contribuito nell’ufficio di presidenza della Regione Lazio ad aumentare i fondi ai gruppi è stato promosso senatore dal Pd. Anzio? Pazienza. O veramente, come denunciò De Angelis dare un incarico specifico avrebbe significato il via libera al porto? Ce lo dicano.
A quel convegno c’era anche Esterino Montino – del quale dimostrammo la presenza di una sua “delegata” con un’attività sul lungomare di Fiumicino – colui che bloccò un accordo di programma che era solo da firmare perché le procedure erano corrette. Dopo aver fatto di tutto nel centro-sinistra ora è candidato sindaco a Fiumicino, la moglie è in Senato, il capo segreteria in Regione. Anzio, il porto? Ma sì… Questa è la politica. Nessuno ha mai chiesto agli esperti di Sabaudia chiamati dal Pd che citano studi degli anni ’90 e sentono il litorale minacciato dal nuovo porto di Anzio, per esempio, perché l’erosione già oggi ha fatto sparire la spiaggia. La politica… La stessa che dopo una serie di annunci non ha portato a conseguenze: il Comune non ha mai chiesto i danni ai vari Gaglioli, Caliendo e compagnia che davano pareri a soggetto a seconda di chi realizzava gli interventi. Si sa, in politica possono sempre servire. I danni? Pagheranno i cittadini di Anzio le perdite della società… E se De Angelis predicava nel deserto – nessuno di An in Regione se lo filava mentre il centro-sinistra metteva i piedi in testa ad Anzio – il dialogo di Bruschini non è che abbia prodotto molto. Anzi. La politica… Quella che ha imposto, grazie a Gianfranco Fini, prima Italia Navigando e poi un presidente come Baldassarre che De Angelis accettò quando, invece, pensava di affidare l’incarico a Giuseppe De Rita. La politica, quella dell’ex sindaco “con me o contro di me” e quella dell’attuale che rinviò la conferenza dei servizi in ragione del dialogo e si fece prendere in giro. Quella di chi, come la Polverini che oggi siede in Parlamento, ha impiegato cinque mesi per un accordo di programma pronto e un anno per la concessione. Anzio? Ma si… La politica di chi non ha sentito il dovere di preoccuparsi perché nell’operazione di scissione di Italia navigando Anzio restasse al carrozzone pubblico anziché finire a Renato Marconi. Quel progetto, in gara fino al 2010 avrebbe avuto un senso, davvero si sarebbe ripagato con i posti barca. Oggi non più. E che con il fallimento della gara e di conseguenza del porto viene meno anche quel progetto di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è diventata “varianti, cemento e furberie”. Luciano Bruschini, la sua risicata maggioranza e quella degli ex si avviano a una fine ingloriosa, condita dalla storiella della sfiducia sì sfiducia no. Perché, alla fine, i consiglieri comunali del centro-destra del porto non si sono mai preoccupati. Ci sono prima cooperative e affini. E’ la politica… Poi ci si chiede perché il Movimento 5 stelle ha in Italia il seguito da record.
Finita l’era del centro-destra è giusto, a questo punto, che ci sia un’alternanza. Quella più accreditata è di Ivano Bernardone che a proposito del porto si è sempre battuto – con i suoi – per la riqualificazione dell’attuale. Benissimo. Il candidato sindaco ci eviti studi o varianti di salvaguardia tanto cari a chi – tra Anzio 2000 e Futura – è esperto in convegni che portano al nulla e dove gli stessi medici sono al capezzale da anni di un paziente moribondo. Bernardone ha il dovere di dire la verità e cioè che per fare il bacino attuale si deve cambiare il piano regolatore portuale o modificare in variante l’accordo di programma e dove intende trovare i soldi per la riqualificazione.
Aveva ragione Luigi Pirandello nelle “Sorprese della scienza”: la politica dibatte per anni, mentre il paese di Milocca resta al buio. Tradotto: per un altro lungo periodo ci terremo il porto così, gestito dai soliti noti, con servizi inesistenti e strutture al limite delle norme ovvero della sicurezza, dell’igiene e della salute pubblica. La chiamano politica…
Aspettiamo ancora di sapere chi fosse moroso davvero, al punto da configurarne la decadenza da consigliere comunale e assessore, e chi, invece, è stato tirato in ballo per un grossolano errore dell’ufficio politiche delle entrate del Comune di Anzio.
Il quale, apprendiamo dalla lettera che segue, sa essere efficientissimo in alcuni frangenti. Cosa che gli va riconosciuta, non v’è dubbio, anzi vorremmo che fosse così per tutti. Da quando sono state spedite quelle lettere a consiglieri e assessori ritenuti morosi per sé o per società a essi collegate, non abbiamo più saputo nulla. Questo nonostante un solenne impegno assunto nello stesso, burrascoso, Consiglio comunale seguito alla pubblicazione della notizia: “Cinque o sei giorni…“. Sono passati mesi e nel Comune 3.0 non riusciamo ancora a sapere chi e quanto deve pagare. Però ai neonati arrivano i tributi, giustamente.
Speriamo che prima o poi sapremo chi era stato raggiunto dalla lettera perché moroso e chi per errore, qual è la loro posizione, forse anche i nomi perché il Comune ha detto di non poterli dare (e parliamo di personaggi pubblici….), il garante della privacy ci ha rimandato al difensore civico regionale, il quale a sua volta ci ha rimandato a quello dell’area metropolitana di Roma. Attendiamo fiduciosi, intanto questa lettera spiega meglio di ogni altra cosa come funzioni il nostro Comune.

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi
La celebre frase attribuita a B. Franklin «al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse» (frase da attribuire probabilmente a C. Bullock che già nel 1716 scrisse: «Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse») potrebbe essere il motto della città di Anzio. Come è noto, quando si nasce si acquisiscono diritti e doveri ai quali per qualche anno assolvono i genitori. Accade, così, che alla nascita di un figlio/a il primo obbligo per un genitore è la registrazione all’anagrafe comunale. Fin qui tutto nella norma. Senonché ad un mese dalla nascita mi viene recapitata una missiva da parte del Comune. In un primo momento – pur non risiedendo in un municipio che cerca di incentivare le nascite – pensi ad una possibile lettera d’augurio o a possibili informazioni su servizi utili per il nuovo/a arrivato/a. Apri la corrispondenza e al posto di quanto avevi immaginato trovi, invece, un F24 ed una cartella dell’Ufficio Tributi in cui, con estrema solerzia, ti viene ricordato che per i 18 giorni del 2015 in cui il tuo nucleo familiare è variato sei debitore per la TARI di ben TRE euro. Chiarisco subito: l’importo è giusto, dovuto ed è già stato pagato. Alcune riflessioni, però, sono inevitabili.
Come è noto: TA.RI, è l’acronimo di Tassa (Tariffa) sui rifiuti e, come è altrettanto noto, le tasse si corrispondono per uno specifico servizio erogato dall’amministrazione pubblica. La prima considerazione riguarda la raccolta dei rifiuti. Con la stessa solerzia con cui è stata richiesta la “ragguardevole” somma, sarebbe stata gradita una contestuale comunicazione del tipo: “oltre al giorno canonicamente fissato, Lei potrà conferire i rifiuti indifferenziati (es. pannolini) anche nei giorni …”; ma di un simile avviso nessuna traccia. Troppo complicato, forse. L’attivazione di questo servizio, immagino, richieda una specifica trafila burocratica. Eppure, non sarebbe così difficile avviarlo contemporaneamente all’emissione della cartella. Del resto un neonato/a non lascia molto tempo libero e qualche “domandina” in meno da compilare non dispiacerebbe a nessuno.
La seconda considerazione che faccio è sull’opportunità – intesa in termini di costi – nell’inviare la richiesta di soli TRE euro. Inserirla a conguaglio, con le somme dovute per il 2016, sarebbe stato più efficiente ed economicamente vantaggioso per l’intera collettività.
Infine, fa piacere ricordare la medesima efficienza nella riscossione dei tributi ad Anzio. Infatti, recenti articoli di stampa (ad esempio cfr. “Consiglieri morosi, devono al Comune di Anzio 400.000 euro” di G. Del Giaccio) evidenziano come a soli due anni dall’elezione del Consiglio, l’ente abbia prontamente richiesto tributi pregressi, causa rischio incompatibilità, a rappresentanti istituzionali democraticamente eletti.
Come (non) vanno alcune dinamiche nella realtà è meglio impararlo sin dai primi mesi di vita.
Cordialmente
Roberto Fantozzi
Ci sono vicende che possono verificarsi quando c’è tensione o incomprensione, poi tra persone civili si chiariscono dialogando e con una stretta di mano. La ormai nota vicenda del consiglio sulla vicenda dei presunti morosi e sul termine”sgarrupato” – che avevo utilizzato – anche con Donatello Campa si chiude qui, lo ringrazio delle parole di apprezzamento per il mio libro.

Non posso non tener conto dell’importante successo che sta ottenendo il giornalista Giovanni Del Giaccio con il libro “Sangue Sporco”; non posso non tener conto che un Cittadino di Anzio, abbia affrontato un problema serio che ad oggi è diventato un importante caso di cronaca, che vede la nostra nazione condannata dall’UE a risarcire delle persone danneggiate da trasfusioni con sangue infetto, non posso non tener conto che grazie alla sua professionalità sta facendo parlare in modo positivo della nostra citta; qualche settimana fa ho avuto il piacere di confrontarmi con il sig. Del Giaccio, in quell’incontro ci siamo chiariti su delle accuse e offese fatte durante uno degli ultimi consigli comunale del 2015, dove io in un intervento definivo il sig. Del Giaccio uno “pseudo giornalista” ad oggi devo ricredermi di quanto detto e chiedere scusa per il termine utilizzato e complimentarmi per i traguardi ottenuti
Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia, adesso “I Grilli di Anzio”, da più parti sulla vicenda porto arriva la richiesta di un’assemblea pubblica. Quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha sempre annunciato e mai tenuto. Le note dei due gruppi politici.

L’assemblea pubblica del gennaio 2015 organizzata dalla Capo d’Anzio
Fratelli d’Italia
“A seguito delle turbolente dimissioni del Presidente della “Capo d’Anzio”, la società a maggioranza pubblica che gestisce il Porto ad Anzio, il partito Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale della città neroniana pone una serie di riflessioni nell’interesse dei cittadini. “Crediamo che sia davvero giunto il momento della trasparenza assoluta e della chiarezza sulla questione del Porto.” Intervengono cosi in una nota ufficiale il Consigliere di Fdi-An Marco Del Villano ed il Portavoce locale Francesco Novara. Continuano poi, “In un precedente incontro ufficiale, svoltosi tra il nostro partito ed il Sindaco Luciano Bruschini, avevamo richiesto un’Assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, in cui i proprietari di maggioranza del Porto, i cittadini stessi, avrebbero potuto ricevere risposte chiare sul futuro di questa opera che rappresenta una fondamentale risorsa di sviluppo della città. Volevamo chiarezza e risposte sulle procedure, sulla situazione occupazionale e sul perché un porto, che doveva essere totalmente pubblico, si ritrovava con un socio privato dentro.
Purtroppo il Sindaco non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta, è mancata la chiarezza verso i cittadini, il Presidente, come lo stesso riferisce, è rimasto solo e le tensioni dei lavoratori del Porto non sono state adeguatamente gestite ed ascoltate dalla politica locale.
Adesso ci auguriamo che sia aperta un’indagine e si faccia luce sulle intimidazioni denunciate dal Presidente D’Arpino, perché non è accettabile che un Presidente si dimetta per questi motivi e perché questo clima macchia il nome della città ed aumenta il senso di insicurezza già dilagante. L’opera del Presidente D’Arpino potrà essere criticata o meno, ma sicuramente non sono accettabili le intimidazioni subite, così come non è parimenti accettabile il fatto che lo stesso sia stato lasciato solo da un Sindaco che, quale rappresentante del socio di maggioranza della Capo D’Anzio, dovrebbe rappresentare e tutelare gli interessi di tutti i cittadini e che oggi ci sembra più che altro dedito a salvaguardare gli equilibri di una maggioranza che difficilmente potrà garantire un futuro migliore a questa città.
Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente uscente e gli auguriamo di proseguire la sua esperienza politica nel centrodestra nelle cui fila ha sempre militato. In una città in cui un assessore si dichiara renziana e rimane tranquillamente al suo posto in una giunta che dovrebbe essere di centrodestra, il coerente percorso politico di D’Arpino rappresenterebbe sicuramente un valore.”
Nei prossimi giorni Fratelli d’Italia renderà nota la propria posizione su come proseguire per la realizzazione del Porto, interessando tutti i livelli istituzionali a partire dal Dirigente nazionale Romeo De Angelis, che si è attivato da tempo sulla questione e che in giornata ha raggiunto telefonicamente il Presidente uscente D’Arpino”.
I Grilli di Anzio
“Alla luce degli avvenimenti che riguardano la Capo d’Anzio,le dimissioni del presidente,le minacce,i ricorsi, i bilanci in rosso,il detto e non detto, il meetup “Grilli di Anzio” chiede al sindaco di convocare un’assemblea cittadina ,per riferire sulla reale situazione della società di cui siamo detentori del 61%. Basta tentennamenti,il sindaco assuma le sue responsabilità e si confronti direttamente con i cittadini
Da tempo chiediamo trasparenza e partecipazione pubblica,cose che hanno sempre scarseggiato riguardo l’annosa vicenda del nuovo porto, di cui noi cittadini siamo sempre stati spettatori impotenti, senza diritto di parola”.
Dal consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Antonio Bufalari, ricevo e pubblico

Antonio Bufalari (www.nautircareport.it)
“Scrivo in merito ad un articolo pubblicato sull’edizione online del settimanale “Il
Granchio” a firma di Ivo Iannozzi e poi ripresa da un articolo sul blog di Giovanni Del Giaccio, per precisare quanto segue.
Nella giornata di ieri 15/1/2016 mi sono recato presso Anzio per appuntamenti già fissati
prima dello slittamento della riunione del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio SpA e prima dell’accadimento dei fatti che hanno riguardato il Presidente D’Arpino.
Nella mattina del 15/1, mi sono recato presso il Bar Malaga su invito di alcuni operatori portuali al fine di fare colazione. All’interno del Bar ho trovato il Presidente D’Arpino che prendeva un caffè seduto ad un tavolino assieme al Sindaco Bruschini ed al consigliere Fantozzi. Non mi sono avvicinato ed ho consumato la mia colazione assieme alle persone che mi accompagnavano.
Al termine, per buona educazione e come di consueto, ho salutato il Sindaco e gli altri e sono tornato negli uffici della Capo d’Anzio S.p.A siti in Riviera Zanardelli. Non ho tenuto
alcuna riunione né tantomeno vertici strategici con il Sindaco in proprio o per conto dell’Ing Marconi, che non credo abbia bisogno di intermediari per interfacciarsi con il Sindaco stesso. Di tali circostanze posso produrre ampia e numerosa prova testimoniale.
Vi prego di voler rettificare quanto scritto e non corrispondente al vero”.