Marconi: “Il porto lo faremo, basta con gli interessi di pochi”

Renato_Marconi-480x330

L’ingegnere Renato Marconi

Esce allo scoperto, accetta di parlare della vicenda Anzio, si rivolge ai cittadini che da un’operazione del genere – ma se lo sentono ripetere da troppi anni – non possono che trovare beneficio. Usa termini anche forti, ma con la chiarezza che questa intrapresa ha avuto di rado. L’ingegnere Renato Marconi, a capo del gruppo Marinedi, l’inventore di Italia Navigando con la quale entrò nel 39% della Capo d’Anzio, oggi è l’interlocutore privato della società che per il 61% è del Comune e può finalmente entrare in una fase operativa. Diversa da quella immaginata anni fa, ma concreta

Alla luce degli ultimi accadimenti la Marinedi è ancora interessata all’iniziativa della Capo d’Anzio?

Partendo dal principio che più le cose sono interessanti più sono difficili, al nostro Gruppo non è mai mancato lo spirito di iniziativa e la capacità di risolvere qualunque problema nel settore della portualità turistica e del turismo nautico.

Nel nostro progetto di Rete portuale turistica mediterranea, già operativo da tre anni, Anzio rappresenta il porto turistico di maggior spicco ed interesse economico. Potendo sfruttare la vicinanza di Roma e dell’aeroporto di Fiumicino, vogliamo valorizzare il patrimonio e le potenzialità turistiche di Anzio per far tornare ad essere il suo porto uno dei principali protagonisti del Mediterraneo, per quel che riguarda la nautica, la cantieristica, la manodopera specializzata, la vela e tutte le attività connesse e relative legate all’artigianato, al commercio ed alla ricettività e ristorazione. Negli ultimi due anni abbiamo contribuito in modo determinante a ribaltare le sorti dell’iniziativa che sembrava destinata ad un esito drammatico, dopo il bando di gara a suo tempo indetto ed andato deserto.

Tutti gli sforzi profusi, grazie a professionalità del settore nautico messe a disposizione dell’iniziativa, come l’ingegner Enrico Aliotti e l’avvocato Antonio Bufalari, hanno rafforzato la nostra determinazione ad essere, insieme con i cittadini di Anzio, i gestori di una delle più belle realtà portuali italiane. Perciò per rispondere in maniera sintetica alla sua domanda: “Avanti tutta!”.

Come pensate, visti i debiti accumulati e la situazione di bilancio, riuscire addirittura a finanziare l’opera in tre fasi?

Due anni fa a questa domanda avrei avuto grandi difficoltà a rispondere. Oggi è molto più semplice: l’attività caratteristica prevista in prima fase è più che sufficiente a garantire la finanza necessaria alla restituzione dei debiti ed all’attività corrente, come in parte sta già avvenendo.

I problemi occorsi nell’ultimo periodo in materia di occupazione abusiva di una parte delle aree rappresentano l’unico rischio attualmente emergente per un corretto sviluppo della parte corrente dell’iniziativa. Per quanto attiene alla seconda e terza fase dei lavori, come previsto dagli accordi parasociali, ci siamo attivati per la progettazione esecutiva e per il successivo finanziamento delle opere attraverso il nostro Fondo operativo “Marinedi Finance Fund”. Le operazioni necessarie a valutare cespite ed iniziativa da parte dei nostri Partners sono già in corso e si concluderanno entro giugno prossimo. La gara per l’esecuzione dei lavori di seconda fase potrà essere, pertanto, bandita a partire da ottobre-novembre 2016.

Il Comune ha pagato la parte del debito con la Banca Popolare del Lazio garantita dalla propria fideiussione, per la parte di debito restante c’è un piano di rientro da parte della Società. Lo state rispettando?

Nell’ultimo anno la Banca Popolare del Lazio è stata molto comprensiva e propositiva nei confronti della Società, probabilmente anche influenzata dalla piega positiva degli eventi e dal nostro impegno quali esperti del settore. Il Comune, inoltre, ha contribuito in modo sostanziale ad onorare gli accordi, soprattutto in questa fase nel quale la redditività della Società non è al 100% a causa delle perduranti occupazioni abusive.  Il piano di rientro, seppure all’inizio, è puntualmente rispettato e non prevediamo alcun problema fino alla sua estinzione.

Cosa ostacola questo sviluppo da lei delineato e che tutta la città auspica?:

Al momento non vedo nessun altro ostacolo se non l’abusiva occupazione di parte delle aree. La situazione difficile con il Circolo della Vela, anche a seguito dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato, a noi favorevole, è in corso di pacifica ed ovvia regolarizzazione.

A questo punto è necessario e fondamentale provvedere immediatamente allo sgombero delle aree ed anzi speriamo che il Comune provveda immediatamente, viste anche le due comunicazioni ultimative dell’Ente concedente, ovvero la Regione Lazio, ed i due mesi ormai trascorsi dall’invio della prima comunicazione.

Il tempo della trattativa è ormai finito, anche perché ricordiamo che le due cooperative hanno rifiutato qualunque proposta di lavoro o di collaborazione offerta, intentando cause che hanno dimostrato la bontà dell’attività amministrativa svolta dalla Capo d’Anzio e dalla Regione Lazio.

Ricordiamo inoltre a malincuore che alcuni loro membri hanno tenuto comportamenti ostili verso amministratori, dipendenti e collaboratori della Capo d’Anzio, tanto che ci si è trovati costretti in alcuni casi a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine….

Difendevano un lavoro che svolgono da anni…

Certo, ma ora non si può tollerare la pratica di attività economiche senza autorizzazione come l’uso degli ormeggi e l’attività cantieristica, attività che non stanno permettendo alla Capo d’Anzio il completamento della fase 1 e la messa a reddito delle aree concesse e formalmente consegnate dalla Regione Lazio, con grave danno economico, basti pensare che se la Capo d’Anzio fosse venuta in possesso delle aree un anno e mezzo fa la ristrutturazione economica dei debiti sarebbe stata più agevole e non sarebbe servito l’intervento finanziario dei Soci (vedasi il pagamento del Comune alla Banca Popolare del Lazio dello scorso dicembre)….

La città di Anzio deve avere coscienza di ciò: non si può bloccare lo sviluppo di una città, per tutelare l’interesse di pochi!

Si riferisce alle cooperative?

Guardi, le do un’ultima “curiosa” notizia sulle Cooperative: alcuni giorni fa, proprio mentre il Sindaco cercava ulteriormente un accordo, è giunta una diffida da parte del loro legale per la rimozione dell’impianto di videosorveglianza che la Capo d’Anzio ha installato sulle proprie aree in concessione in quanto “lesivo della privacy ed illegittimo…”. Incredibile! Personaggi che, senza titolo, occupano le aree e che proseguono attività, anche economiche, non autorizzate…invocano la “privacy”…Siamo alla farsa…

Pensa di superare questi ostacoli? E come?

Ogni ostacolo indebitamente frapposto allo sviluppo del Porto di Anzio verrà rimosso ricorrendo agli strumenti previsti dall’ordinamento. La situazione è da tempo all’attenzione delle autorità di Polizia Giudiziaria e della Regione Lazio. Abbiamo lungamente aspettato la pubblicazione delle sentenze da parte del Tar del Lazio a noi favorevoli, siamo sicuri che alla fine la Legge, in ogni caso, prevarrà!

Sono confermate le previsioni dell’accordo di programma?

 

Capisco le ragioni di questa domanda e i dubbi che ogni tanto emergono nel corso di discussioni anche qualificate, ma la risposta è assolutamente positiva: tutto ciò che è stato previsto nell’accordo di programma, base della concessione demaniale marittima in essere, sarà rispettato pena la decadenza e l’inefficacia della concessione medesima.

Alla luce di quello che afferma, il bando annunciato a più riprese dal sindaco sembra improponibile. O sbaglio?

Sbagliare è umano, ma dobbiamo imparare dagli errori del passato…Il primo bando che dovrà essere predisposto, e di cui è stata già preparata una bozza, è quello relativo all’affidamento dei lavori di seconda fase. Ogni bando relativo al dare in subconcessione a terzi la concessione, svendendone la gestione, ritengo sia illogico, irrazionale e contrario agli interessi della Società e della Città di Anzio.

Sarà la volta buona?

Con l’aiuto di chi è il primo interessato allo sviluppo economico del Porto: i cittadini di Anzio, il porto sarà realizzato secondo il progetto approvato e la concessione assentita. Infatti, io credo che il socio di maggioranza della Capo d’Anzio siano tutti gli anziati non le 3-4 persone che pensano di poterne disporre a fini che ormai non comprendo più.

Per le ragioni che ho illustrato alla prima risposta io sarò sempre al fianco della cittadinanza condividendone da imprenditore – anche, ovviamente, nel mio interesse – il fine ultimo: lo sviluppo di una grande e partecipata attività economico-sociale al centro della città.

Capo d’Anzio, se 200.000 euro vi sembran pochi

lettera1

Speriamo vivamente che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, e il neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, abbiano la soluzione giusta. Lo diciamo mestamente e conoscendo bene la scarsa considerazione che si ha di questo spazio da parte degli interessati. I quali – ma da tempo ce ne siamo fatti una ragione – non perdono occasione anche in altri uffici per lamentarsi di quanto sostenuto da un cittadino e giornalista che legge qualche carta e – non dimentichiamolo – ha una parte infinitesimale del 61% delle quote pubbliche della Capo d’Anzio. Una maggioranza rappresentata dal sindaco pro tempore e dall’avvocato che lo stesso primo cittadino ha nominato a rappresentarci.

Fatta questa premessa, speriamo davvero che abbiano un’idea di come uscire dalla perdita di bilancio che il consiglio d’amministrazione del 9 marzo ha votato e che sarà portato in assemblea. E’ una perdita, i tecnici lo sanno meglio di chi scrive, che azzera il capitale della Capo d’Anzio.

Sono circa 200.000 euro, l’ennesimo “buco” causato dal mancato avvio del progetto, con i debiti della società che aumentano ulteriormente. Paradossalmente questi non sono un problema, basta iniziare e con le entrate si pagano, ma intanto va ricostituito il capitale (70.000 euro) azzerato dalle perdite. Il Comune – per quel poco che ne sappiamo – non può mettere un euro. Per questo – prendiamo in prestito la famosa lettera di Totò e Peppino – “se 200.000 euro vi sembran pochi….

Lì erano “700.000 lire” e si faceva riferimento alla “morìa delle vacche“. Qui c’è stata una linea ben marcata da assemblee e consigli d’amministrazione che, semplicemente, non è stata seguita.

Speriamo che ci sia una soluzione, altrimenti abbiamo perso la Capo d’Anzio.  E il socio privato – che c’era da quando è stata costituita la società, come disse allora (inascoltato, purtroppo) Aurelio Lo Fazio, come scrivemmo inutilmente sul Granchio segnalando la presenza di Renato Marconi nella compagine di Italia Navigando, come sapeva Candido De Angelis che lo metteva a verbale, come si è palesato nel “passaggio” dell’intero pacchetto al quale Luciano Bruschini si è opposto tardi e male – si prenderà tutto con due soldi. Lo ha sostenuto, da ultimo, il Pd con De Micheli che ha proposto invano e in extremis l’idea della ricapitalizzazione chiedendo a Comune e privato di fare un piccolo passo indietro per far entrare cittadini e imprenditori. Come si era immaginato all’inizio, con il compianto Gianni Billia, salvo tornare indietro perché c’era Italia Navigando e la politica dell’epoca che spingeva in quel senso. Non sarebbe stato facile, ma è stata l’unica alternativa.

Speriamo di sbagliare, davvero, e ci auguriamo che una soluzione sindaco e presidente ce l’abbiano. E vogliano spiegarla non a chi rompe le scatole, lo sappiamo, da questo umile spazio, ma alla città.

Capo d’Anzio “operativa”, troppo tardi….

pefcapodanzio

Molto lavoro ci attende a cominciare dal mettere la Capo d’Anzio nelle condizioni di essere subito produttiva“. Lo afferma il sindaco, Luciano Bruschini, nel comunicare l’avvenuta nomina del nuovo presidente e del nuovo consigliere d’amministrazione della società nata per realizzare e gestire il porto, oggi concessionaria unica .

Troppo tardi, la società doveva essere operativa da tempo e se non lo è diventata il primo cittadino ha per intero tutte le responsabilità. Dire una cosa e votarla nelle assemblee – come il piano finanziario – e poi farne un’altra in Comune, promettendo improbabili bandi, per esempio, ha portato alla situazione odierna. Invertire il crono-programma e poi spiegare ai soliti noti che è pronto ora un gruppo russo, ora turco-napoletano e ora americano, è stato semplicemente deleterio. Così come promettere che avrebbe “cacciato Marconi” dando la sua “parola d’onore“, salvo poi firmare con l’ingegnere una “road map” che inchioda il Comune, senza contare che solo dopo quasi tre anni ha intentato una causa sul passaggio delle quote da Italia Navigando a Mare 2 spa.

La Capo d’Anzio – non ce ne vogliano l’avvocato e il commercialista nominati oggi, anzi molti auguri! – nelle condizioni attuali è finita. Solo un miracolo, magari promesso da Bruschini che normalmente “non sa” mai nulla ma poi ha la presunzione di sapere e conoscere tutto, può tenere in piedi un’impresa che chiuderà l’ennesimo bilancio in perdita e dovrà essere dismessa.

Lo avrebbe chiuso almeno in pareggio, se non in attivo, qualora fosse stata messa in condizione di operare prima. Così non è stato, stavolta gli ostacoli non sono venuti dal Pd né da pareri a “soggetto” dati in Regione, ma dai ricorsi prima e dalle mancate decisioni del primo cittadino, poi. Si fa presto a dire “essere subito produttiva“, ma il sindaco ha il dovere – finché un pezzetto del 61% pubblico sarà ancora dei cittadini – di spiegare, quale socio di maggioranza:

a) Come chiude il bilancio 2015 e, in caso di perdita, come fa il Comune a ricostituire il capitale sociale?

b) Perché ancora non è entrato in possesso delle aree, continuando ad alimentare un danno erariale quotidiano?

c) Ha segnalato alle autorità competenti le occupazioni “sine titulo” delle aree stesse, dagli ormeggiatori al Circolo della vela, agli altri che non hanno firmato l’intesa con la Capo d’Anzio? Se no, perché?

d) Rispetto alle contestazioni della Corte dei Conti e alle previsioni della legge Madia, come pensa di mantenere il controllo pubblico?

e) Come pensa di affrontare l’istanza di fallimento per 100.000 euro  avanzata dai progettisti del “Life” e le richieste di restituzione fatte dall’Unione europea che aveva in parte finanziato quel progetto, mentre i soldi sono stati spesi “per altro“?

f) Ha provveduto o meno a chiedere alla Capo d’Anzio di restituire i soldi che il Comune ha anticipato nel pagare la fidejussione alla banca?

C’è molto lavoro, vero, cominci a dare le risposte mai fornite ai cittadini che restano – temiamo ancora per poco – proprietari del 61% della Capo d’Anzio. Temiamo, però, che le domande facciano la fine di quelle poste nel tempo in questo stesso spazio. Sarà che l’interlocutore è sgradito, ma la risposta va data alla città e non a chi scrive. Il quale un torto ce l’ha e pure grosso: aver creduto in quest’opera, pubblica e “della” città. Che sciocco….

Progetto Life, proposto il fallimento della Capo d’Anzio

life

“I soldi sono stati usati per altro“. Parole che mentre il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, diceva “non so” ha pronunciato in Consiglio comunale -rispondendo a una precisa domanda del consigliere Candido De Angelis – l’ex dirigente dell’area finanziaria Franco Pusceddu.

I soldi sono quelli del progetto di sostenibilità del porto di Anzio, co-finanziato dall’Unione europea nell’ambito del progetto Life. La procedura era partita, c’è stato un confronto pubblico, i professionisti hanno lavorato ma i compensi non li hanno mai visti. La Capo d’Anzio li ha usati per altro, oggi se ci si collega al sito viene proposto il business dei casinò sulle navi da crociera.

La situazione? L’Europa ha chiesto indietro i soldi poiché il progetto non è partito e ancora non vede un euro, anzi è stato respinto il piano di rientro avanzato dalla Capo d’Anzio con il rischio che si finisca nella “black list” dei finanziamenti dell’Unione se non che venga addirittura avviata una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Chi non ha ancora visto un euro sono anche i professionisti che hanno lavorato alla prima fase del progetto e dopo diversi solleciti hanno presentato istanza di fallimento nei confronti della Capo d’Anzio.

La società rischia di finire mestamente la sua “mission” nelle aule del Tribunale di Velletri perché i soldi della Ue sono stati “usati per altro“. Esigenze della società, sicuramente, spese che andavano affrontate, ma questa storia la dice lunga su com’è stata e com’è ancora gestita l’intera vicenda porto. Ieri l’ex presidente D’Arpino è stato categorico rispetto al sindaco che non si riprende le aree, ad esempio, arrivando a definirlo un “senza palle“, inteso come poco coraggioso evidentemente. Per questo temiamo che il Life sia solo la punta dell’iceberg….

 

Biogas e rifiuti, ecco perché si preoccupano…

villa_sarsina_fronte_anzio

Il professor Carlo Malinconico ha messo insieme la bellezza di 69 punti per contestare la determinazione con la quale, il 16 dicembre 2015, la Regione ha aggiornato l’autorizzazione integrata ambientale alla Anziobiowaste, per l’impianto in via della Spadellata al quale il Comune aveva detto sì nel 2012, senza colpo ferire.

A leggere le carte – e non si comprende perché il sindaco non lo comunichi ufficialmente – gli spunti per dire no a quella centrale ci sono eccome: “Aumento in senso assoluto dei quantitativi di rifiuti trattati, modificazione delle finalità dell’impianto, modificazione dei processi e dei prodotti finali ottenuti dal processo di trattamento dei rifiuti conferiti e dunque la natura stessa dell’impianto“. Vengono sollevate, inoltre, eccezioni sui quantitativi conferiti giornalmente – che supererebbero la soglia di 70 tonnellate – e sul fatto che sono state “erroneamente considerate non sostanziali le varianti apportate all’impianto“, viene rimarcato come si andrebbe incontro a un aumento di: “traffico veicolare per il trasporto e conferimento dei rifiuti da comuni diversi, delle connesse immissioni di gas di scarico, delle immissioni odorifere tanto più percepibili durante il periodo estivo“.

Non è detto che il ricorso si vinca, quel parere del Comune pesava e pesa come un macigno, ma letto da profano è tutt’altro che un ricorso a perdere – come si sospettava negli ambienti – quello del Comune. E forse per questo c’è chi, favorevole all’impianto, ha minacciato crisi e aggredito chi quel ricorso lo ha proposto e ottenuto e oggi si preoccupa del possibile esito.

Poi c’è un passaggio che il sindaco non può fingere di ignorare – come suo solito – perché il ricorso porta la sua firma e diamo per scontato che lo abbia letto. L’avvocato sottolinea gli “effetti dannosi per la salute della popolazione e l’ambiente in quanto capaci di comprometterne la salubrità, pregiudicando l’ecosistema che fa di Anzio una delle stazioni balneari più importanti della Regione e che ha consentito alla città – da cinque anni a questa parte – di conquistare la bandiera blu (…) Al danno ecologico si associa evidentemente il danno economico per la comunità“. Non andiamo oltre, non guardiamo ai tecnicismi, basta e avanza questo per dire che il parere dato da Placidi in fretta e furia (ma cosa c’è scritto? su quali basi?) si può anche revocare – ma non sarebbe sufficiente, vale ciò che si dice in sede di conferenza – chiedendo un’altra conferenza dei servizi. In tal senso la posizione del Pd che aveva lavorato inizialmente alla mozione “bipartisan” è stata finalmente chiara e se il ricorso dovesse andare male si ha il dovere di chiedere – a condizioni cambiate e non valutate dal Comune – un’altra conferenza dei servizi. E’ ovvio che gli “sponsor” nell’amministrazione del primo progetto siano preoccupati, così come i 13 che allineati e coperti hanno respinto questa mozione.

Le perplessità sollevate da Malinconico per quanto riguarda la salubrità potrebbero essere, da sole, le ragioni da portare in Regione il 17 marzo per il secondo impianto. Ma attenzione, il “no” che Luciano Bruschini si è impegnato ad andare a verbalizzare, da solo non basta. Il Comune deve spiegare il suo diniego e deve farlo sollevando questioni tecniche che gli uffici – quelli di Placidi compresi – debbono mettere nero su bianco. Con una conferenza dei servizi interna, se necessario, da fare prima del 17 marzo. C’è meno di una settimana, contando i giorni lavorativi.  Ci sono osservazioni di Anzio Diva e di Anzio No biogas, le pie intenzioni (a parole) di Lavinio no biogas, di certo c’è una scuola a due passi e un’altra serie di vicende che un Comune attento avrebbe già valutato. E’ ancora in tempo.Ma com’è noto sulla seconda centrale altri sono preoccupati in maggioranza.

Infine i rifiuti,altra preoccupazione di Placidi che dopo la “sconfitta” sulla gara sembra abbia convocato una trentina di persone – speriamo non in attesa di un posto nell’appalto se avesse vinto Ecocar-Gesam – annunciando ulteriori azioni legali. Dove, come, quando e perché un giorno, forse, lo sapremo.

Rifiuti, Placidi “perde”. L’appalto resta alla Camassa

placidipporta

Accoglie l’appello di Camassambiente S.r.l., e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso incidentale proposto dalla stessa in primo grado ed annulla l’aggiudicazione con esso impugnata“.

Lo scrive il Consiglio di Stato,  nell’attesa sentenza che ha tenuto con il fiato sospeso la politica di Anzio, i lavoratori del settore, tutti coloro ai quali l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi aveva promesso che sarebbero entrati se avesse vinto la Ecocar-Gesam.

Si scrive, speriamo, la parola fine alla telenovela di una gara vinta da Ecocar-Gesam, non assegnata per la vicenda dell’interdittiva antimafia con il passaggio alla Camassa che era arrivata seconda, ricorsi e contro-ricorsi, la dichiarazione senza mezzi termini dell’assessore che in Consiglio comunale affermò di “preferire” la prima perché garantiva più posti di lavoro. Anzi, arrivò addirittura – cosa senza precedenti – a “intimare” al dirigente di assegnare alla Ecocar l’appalto dopo la pronuncia del Tar.

Finisce, ci auguriamo, anche l’alibi di una raccolta differenziata che in centro non è partita perché si aspettava la sentenza, di un servizio scadente sul territorio – basta guardarsi intorno – e un contratto che non si firmava sempre in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, di dipendenti che lamentano la scarsità di mezzi a loro disposizione perché la Camassa non li dava tutti, aspettando sempre la famosa sentenza.

Ora non ci sono più scuse: per Placidi, anzitutto, il quale deve fare in modo che il servizio funzioni e smetterla di prendere in giro i cittadini. Anzi, dopo aver chiaramente parteggiato per Ecocar ed essere uscito sconfitto, dovrebbe avere la bontà di farsi da parte. Messe insieme la vicenda biogas e questa, è il caso che l’assessore tolga il disturbo e con lui il sindaco che dopo il “richiamo” allo stesso Placidi lo ha lasciato al suo posto. Già, gli equilibri….

Non ci sono più scuse per la Camassa, che deve rispettare il capitolato e mettersi in regola con tutto ciò che è previsto. Né per i lavoratori, i quali adesso hanno la certezza di chi è il loro interlocutore, hanno il diritto di pretendere ciò che spetta loro ma anche il dovere di svolgere al meglio il loro compito.

E’ durata sin troppo questa vicenda, è noto che quando ci sono di mezzo i Tribunali le certezze sono poche, adesso è bene che si cominci a dare alla città il servizio che merita.

Un gemellaggio che “riscrive la storia”. Fateci capire

villa_sarsina_fronte_anzio

Fa bella mostra di sé sul sito istituzionale del Comune la nota con la quale la delegata ai gemellaggi, Valentina Salsedo, informa la città dell’approvazione di un progetto sicuramente importante nell’ambito del programma Erasmus +. Un’iniziativa che vede coinvolte le scuole, dà un senso ancora più forte al legame tra Anzio e Bad Pyrmont – e fin qui siamo assolutamente d’accordo – ma che ci inquieta e non poco quando si afferma che il progetto  “avrà per oggetto la riscrittura di uno dei periodi più tristi legato al secondo conflitto mondiale“.

Di cosa parliamo? Lo leggiamo più avanti, lo dice la delegata, i ragazzi: “(…) riscriveranno la storia della seconda Guerra Mondiale sulla base di informazioni e macro storie raccolte durante i reciproci viaggi“. Cosa c’è da riscrivere non è dato sapere, né dall’uscita del comunicato ad ora – ma speriamo che domani qualcuno lo chieda in Consiglio comunale – c’è chi si è preoccupato di chiedere lumi. Dentro e fuori dalla rappresentanza eletta.

Già, perché andando ancora avanti, è sempre la delegata a parlare, il progetto: “(…) proietterà i nostri giovani nelle logiche del nazionalsocialismo per riscrivere una pagina di storia ancora troppo vicina per essere dimenticata ed abbastanza lontana per essere analizzata con maggiore consapevolezza e maturità, soprattutto se gli osservatori sono giovani e meritevoli“.

Capiamo, per ciò che emerge, che i ragazzi intervisteranno dei testimoni e ricostruiranno una “mappa” delle vittime, apprezzabile sicuramente  ma quale storia c’è da “riscrivere“? E che centra il nazionalsocialismo?

Lo diciamo senza polemica, con l’intento di capire e far capire. Perché al di là della “lotta” che c’è in Comune per apparire sui media – sembra che ormai si contino persino le righe della visibilità data a Tizio o Caio – l’ente ha il dovere, per di più sul sito istituzionale, di spiegare. E dalla nota diffusa capiamo, ma ammettiamo le nostre scarse capacità, ben poco.

Ripetiamo: quale storia c’è da “riscrivere” rispetto al nazismo, al punto che addirittura il sindaco è orgoglioso e soddisfatto come leggiamo nell’attacco del comunicato? In questa città – medaglia d’oro al merito civile – c’è una storia che conosciamo molto bene e che ancora si racconta nelle famiglie di chi ha avuto sfollati e morti.

Certo, in un Comune dove si patrocina Delle Chiaie tutto può essere, ma davvero fuor di polemica chiediamo semplicemente di capire.

Infine, già che ci siamo, trattandosi di un progetto europeo, ne approfittiamo per chiedere lumi sul  Life che era stato approvato per il porto ed è miseramente naufragato dopo che i soldi “sono stati usati per altro” come ammise lo stesso sindaco in Consiglio comunale. Allora: è vero che l’Unione europea ha chiesto indietro quei soldi? E’ vero che ha bocciato la proposta di piano di rientro? E’ vero che rischiamo l’apertura di una procedura d’infrazione che ci negherà la possibilità di avere fondi in futuro? Nel frattempo sono stati pagati i progettisti che hanno chiesto i soldi alla Capo d’Anzio?

Prima di riscrivere la storia, sarebbe bene conoscere la stringente attualità. Ah, se qualcuno vuole chiederlo in Consiglio – dove la deferenza verso sindaco e maggioranza sembra andare ben oltre il dovuto rispetto istituzionale – i cittadini ne sarebbero grati.

Biogas: i voti, la salute, qualche numero, i silenzi…

biogas

Nell’acceso dibattito che si sta sviluppando sulle due centrali biogas previste ad Anzio, una autorizzata con parere favorevole del Comune nel 2012 – presente l’assessore Patrizio Placidi – e l’altra prossima alla conferenza dei servizi, noto che pochi provano a capire e tanti (soprattutto politici e affini), invece, mirano a spararla più grossa.

E’ stato convocato un nuovo consiglio comunale, ma francamente per fare cosa dopo che c’è stata una mozione unanime è tutto da capire. Così come è incomprensibile il “nervosismo” che ha riguardato la maggioranza appena dopo il voto della mozione stessa. Non s’è mai vista, lo sostengo da mesi, una mozione fermare delle centrali e pertanto è incomprensibile questa agitazione. Oppure, in fondo in fondo, i cittadini che si stanno muovendo, hanno ragione? E se fosse, qual è stata ed è la linea del Comune?

Ondivaga, come sempre, ma intanto si deve dire davanti “non si faranno” per aggraziarsi i cittadini di Sacida e dintorni – immaginando i loro voti e il fatto che abbiano il cosiddetto anello al naso – e contemporaneamente muoversi  nel sottobosco della politica per vedere, aggiustare, trattare, tentare accordi in vista delle prossime elezioni.

Perché di voti si tratta, di un’uscita in più o in meno sui giornali, ma alla salute dei cittadini ci pensano pochi. Almeno questa è l’impressione. Hai voglia a dire che non inquinano, sono moderni, e via discorrendo, vogliamo intanto affermare il principio che uno è già troppo? Addirittura due….

Ripetiamo, non è che la storia del ricorso al Tar serve per fermare, intanto, un’iniziativa e dare anche all’altra la possibilità di avere il via libera?

Diciamo pure che sono impianti straordinari, ma vogliamo metterci che per circa 100.000 tonnellate – qualcosa più, qualcosa meno – destinate ai due siti, passeranno almeno 30 camion da 10 tonnellate ognuno al giorno in entrata e in uscita? Fa, se va bene e sono sempre a pieno carico, minimo 60 mezzi al giorno tra via della Spadellata e Cinque Miglia,  tra l’altro con una scuola vicino e strade ben note. Ma ci si preoccupa almeno di questo? Già perché nessun imprenditore si accontenta di avere un impianto che lavora a mezzo regime e si andranno a prendere i rifiuti di mezza provincia di Roma per farli funzionare.

C’è chi si è posto il problema, tra i tanti politici urlanti, compresi quelli di maggioranza che si sono visti sotto al naso approvare una centrale a loro insaputa? E significava biogas o affini il punto del programma 2013 di Bruschini nel quale si afferma che: “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà ed agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili con la creazione di un parco solare Comunale“?

Andrebbe chiesto al sindaco, all’assessore Placidi al quale – invece – nessuno osa chiedere. Né in consiglio comunale, né in comunicati, né in trasmissioni tv, né dai mezzi di informazione. Eppure il parere nel 2012 l’ha dato lui – siamo certi informandone il sindaco – oggi è il suo assessorato ad avere ancora in mano la situazione per la conferenza del 17 marzo, perché questi silenzi? Cosa dà a Placidi quest’aura di “intoccabilità“? Mistero.

Magari domani a qualche giovane di buone speranze che interverrà al convegno sull’inquinamento urbano  organizzato da ragazzi di area Forza Italia e affini, verrà in mente di porre almeno dei quesiti agli illustri docenti annunciati. Così, per capire….

Biogas, se a decidere fosse un referendum…

biogas

Si poteva anche scommettere a essere facili profeti quando, giorni addietro, scrivevamo che sulle centrali avevamo scherzato. Colleghi di più testate dicono senza mezzi termini che si sta lavorando per tornare indietro sulla mozione che impegna il Comune a fare ricorso al Tar su quella autorizzata e ad esprimersi in modo contrario su quella che andrà in conferenza dei servizi il 17 marzo.

Ovviamente dagli ambienti politici ci dicono il contrario, si affrettano a incontrare comitati, fare riunioni “da cittadini” dimenticando di essere in maggioranza e con dei ruoli precisi. La confusione regna sovrana, la certezza era e resta che un impianto è autorizzato con il benestare del Comune e senza che uno – sì, anche uno solo – in Consiglio abbia chiesto lumi all’assessore Patrizio Placidi di cosa fosse andato a dire nell’esprimere il “” del Comune. Un altro lo sarà ovvero a oggi non c’è un parere del Comune perché l’assessore ha detto che si stava preparando e il dirigente ha riferito di non saperne nulla.

L’impressione è che dietro a questa vicenda degli impianti con un chiaro riferimento ad assessori – i quali però smentiscono, dobbiamo darne atto – ci siano strategie ben diverse. Che guardano, purtroppo, al voto prossimo venturo. Ecco che il ricorso al Tar è passato come una “vittoria” di Cafà e Nolfi, con la presa di posizione ancora oggi incomprensibile di Alessandroni, l’eventuale ritiro porterebbe (dicono) alle loro dimissioni, già date una volta e poi rimangiate. Ma davvero abbiamo bisogno di questo teatrino? Ma davvero si pensa che i cittadini siano così sciocchi?

Forse sì, d’altro canto il sindaco e i suoi amano ripetere di essere stati votati ed essere stati eletti democraticamente, segno quindi che ai cittadini va bene che si giochi sulla loro pelle. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, quando i Placidi, Nolfi, Cafà, Alessandroni, Zucchini, Attoni e compagnia ci fantasticavano di un central park o di neropolis, del porto e altre amenità, una biogas era già autorizzata con parere favorevole del Comune. All’insaputa sicuramente dei cittadini. Non di Bruschini e Placidi. I quali, poi, in Consiglio comunale non hanno avuto il coraggio di difendere la loro scelta. Di spiegarci che serve, non inquina, crea occupazione o quello che si vuole…. No: mozioni, riunioni, pianti, scuse, silenzi colpevoli almeno dell’opposizione nei confronti di Placidi, trattative, comunicati, interpretazioni autentiche, accuse, finte dimissioni.

Basta, per piacere. Di fronte al rischio che una centrale è autorizzata e ce la terremo così com’è, si decida di far scegliere i cittadini che un amministratore oculato avrebbe coinvolto prima di dare un parere. Si faccia un referendum, perché sono rimasti pochi capelli e ormai bianchi a chi scrive, ma abbastanza memoria per ricordare Luciano Bruschini sindaco che in una riunione a Colle Cocchino – anni ’90 – veniva a parlare del depuratore che sarebbe diventato “una grande villa” mentre negli anni i cattivi odori sono ormai all’ordine del giorno e l’impianto è visibile a tutti, altro che villa con alberi intorno…. E la biogas che sarà? Una specie di domus romana dei giorni nostri?

Si faccia scegliere ai cittadini, allora, vediamo cosa ne pensano. Peccato che per farlo ci si dovrebbe prendere la briga, anziché pensare a sagre, comunicati sul nulla e strategie elettorali, di fare in consiglio comunale un regolamento che da quando c’è lo Statuto non è mai stato preso in considerazione e decidere come si fa un referendum in questa città.

E’ tardi, certo, difficilmente si fermerebbero i due impianti, ma qui si affermerebbe un principio. Invece no. Far votare i cittadini su questioni che li riguardano? Ma quando mai…

Porto, auguri al presidente. Cominci dagli abusivi

capodanziouffici

Vanno fatti sinceri auguri al neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, così come al nuovo componente del consiglio d’amministrazione ancora “misterioso“. Il sindaco, anziché dirlo ai cittadini proprietari del 61% delle quote, si è “sbottonato” al bar con alcuni consiglieri comunali, fermandosi però solo al presidente, dell’altro consigliere sappiamo essere un commercialista di sua fiducia. Il tutto senza un confronto, pare, nemmeno con la maggioranza se non qualche fidato amico di vecchia data e – almeno per l’avvocato – con qualche problema di opportunità dato che ha già incarichi per il Comune e che l’Ordine professionale vuole che non possano assumersi presidenze. Ma diciamo che ne abbiamo viste di peggio in questa città, quindi….

Auguri doppi, tripli, quadrupli perché l’avvocato prende in mano una situazione difficilissima. Consiglio spassionato: legga bene tutti i verbali d’assemblea e dei consigli d’amministrazione nei quali il sindaco che l’ha nominato ha detto e votato cose precise, quindi se vuole salvare la società vada in quel senso. Altrimenti lasci perdere subito e porti i libri in tribunale.

Non era e non è una questione di nomi, Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu – come conferma la mozione unanime del consiglio comunale – hanno fatto ciò che dovevano e se siamo a questo punto è perché il sindaco, quale rappresentante del socio di maggioranza, ha fatto una cosa nella società e un’altra in Comune, ha aspettato, mischiato le carte, parlato di improbabili cordate, promesso il bando impossibile o il mantenimento di posti a chi non poteva più averli, a maggior ragione dopo la sconfitta al Tar.

E questo è un altro punto importante, fondamentale. Caro presidente, per iniziare i lavori si deve partire dalla zona dove sono gli ormeggiatori. Il sindaco lo sapeva e l’ha votato, nessuno vuole creare disoccupati ma devono andarsene perché altrimenti l’opera non inizia. Va trovata un’intesa, certo, a meno di ciò che era stato offerto perché abbiamo perso un altro anno, ma il Comune deve riprendersi le aree.

E stupisce che ogni mattina, affacciandosi dalle finestre, nessuno dalla Capitaneria di Porto o dalla Guardia di Finanza si accorga di loro che – “sine titulo” – continuano a stare lì. Che succederebbe se domani mattina, in piazza, uno aprisse un cantiere davanti a tutti?

Stupisce che dopo le lettere della Regione e la mozione unanime del consiglio comunale, il sindaco non abbia ancora proceduto. La primavera, “a mare“, è già arrivata e la stagione è vicina. Si deve intervenire. Per loro, per il circolo della Vela che ha preferito spendere più soldi per ricorsi e cause di quelli che pagherebbe di concessione ed è altrettanto abusivo. Per tutti quelli che continuano a essere al loro posto senza aver firmato con la Capo d’Anzio che è – piaccia o meno – l’unica concessionaria. E con il Comune che continua a essere chiamato in causa dalla banca, in quanto socio di maggioranza, per la famosa fidejussione.

Caro avvocato, c’è un bilancio che fa acqua, il caso aperto con Marconi, quelli del Life non pagati, una controllata che forse andrà dismessa, ma è anzitutto questione di diritto. Quello della società a poter operare e salvarsi, perché il porto è della città prima ancora che di chi ha avuto degli spazi nel corso degli anni. Lo spieghi al sindaco, il quale se dopo l’inversione del crono-programma, i verbali d’assemblea, del consiglio d’amministrazione, i piani finanziari e le mozioni del consiglio comunale, sarà l’unico responsabile del fallimento della Capo d’Anzio e del porto.