Addio Alì, campione nella boxe e contro il Parkinson

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Alì con la fiaccola Olimpica (www.olympic.org)

Mio padre diceva di essere in buona compagnia per il morbo di Parkinson. D’altro canto ce l’avevano Papa Giovanni Paolo II e Muhammad Alì, il campione di boxe che proprio lui mi fece conoscere e amare. Oggi che il mito della boxe se n’è andato chissà se da qualche parte papà avrà modo di incontrarlo….

Il Parkinson è una malattia subdola, della quale non si conosce la genesi, finora si interviene esclusivamente sulla sintomatologia e in questo sono stati fatti passi da gigante. E Muhammad Alì come lottava sul ring, così ha fatto nei confronti del male. Indimenticabile la fiaccola olimpica accesa ad Atlanta 1996 (qui un video) e stupendo, ancora oggi, il pezzo di Emanuela Audisio per Repubblica che leggemmo con mio padre, commuovendoci.

Zi’ Carlo, come tutti amavano chiamare papà, era convinto che se personaggi così celebri avevano da combattere con il Parkinson qualcosa prima o poi sarebbe stato scoperto. E disse chiaramente al professore che lo curava, mentre parlavamo di un possibile impianto di neurotrasmissione (una sorta di pace maker alla base del cervello) “se funzionava, professo’, lo facevano al Papa, lascia perde va….” Vai a dargli torto.

Non c’è ancora stata la scoperta decisiva, anche se notevoli passi in avanti sono stati compiuti, ma sul ring della vita, contro la malattia, Alì ha fatto tanto. Tantissimo. Forse più che negli incontri di boxe che per alcuni medici possono aver scatenato in lui il morbo ma che restano nella storia della “noble art“.

Con le sue mani tremanti, la voce che faceva fatica a uscire, il volto segnato, i movimenti incerti Muhammad Alì andava in giro e raccoglieva fondi per la ricerca. Ripeteva a ogni angolo che sono attraverso la scienza si può capire e provare ad avere ragione di una malattia che colpisce l’1-2% della popolazione oltre i 60 anni ma si manifesta – sempre con maggiore frequenza – in età giovanile. L’ha fatto fino all’ultimo, prima che le complicanze – da una semplice infezione alle difficoltà respiratorie che il morbo porta con sé – glielo hanno consentito.

Un campione nella boxe, certo, ma soprattutto contro una malattia che lo ha consumato. E se prima o poi qualcosa sarà scoperto, lo dovremo anche a lui e a tutti i malati che si sottopongono a terapie sperimentali, che affrontano con dignità la loro condizione, che non sono Alì ma combattono anche grazie a lui.

Un campione che ho qualche motivo in più, lo avrete capito, per amare.

Criminalità, è ora di chiarire. Serve la commissione d’accesso

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Il quadro dell’indagine “Mala suerte”

L’ultima cosa che vorrei per il Comune di Anzio è lo scioglimento del Consiglio per condizionamento della criminalità. E’ un’onta che non meritiamo, anche se quello che si respira negli ambienti della politica in questi giorni è un clima da ultima spiaggia proprio sul fronte scioglimento.

L’indagine “Mala suerte” conferma che molti dei personaggi che sono soliti aggirarsi per il Comune e che hanno sostenuto apertamente esponenti dell’attuale maggioranza, sono coinvolti. E a mettere insieme tutte le indagini che riguardano vicende amministrative legate ad ambienti cooperativi, tornano sempre gli stessi nomi, con riferimenti precisi – fatti dagli stessi indagati – a “napoletani” e “casalesi“. C’è persino chi, con fare sprezzante, risponde dal telefono dicendo di aspettare, perché sta facendo i suoi bisogni a Villa Sarsina. Proprio le vicende degli ultimi giorni hanno fatto tornare di attualità l’ipotesi dello scioglimento, della quale si era già parlato in passato.

Leggiamo quello che dice la Corte Costituzionale sull’utilizzo di questo strumento di prevenzione. Devono esserci: “collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori oltre a ciò è necessario connettere al condizionamento o ai collegamenti dei pregiudizi che sono la mancanza di libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica” ancora “affinità, parentela, frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio imperante, mancata riscossione dei tributi, adesione culturale o omissioni degli amministratori dinanzi alle gesta della mafia”.

Elementi che, se mettiamo insieme nomi e situazioni, purtroppo ci sono. Senza dimenticare che il presidente della società pubblica Capo d’Anzio – Luigi D’Arpino – si è dimesso perché minacciato e che il consigliere comunale Marco Maranesi in tempi non sospetti ha parlato di “sistema mafioso“.  Qualche sera fa il senatore Centinaio (Noi con Salvini) ha lanciato l’allarme, chiesto di verificare il possibile “inquinamento” da Anzio e Marino delle liste a Nettuno, dove la grande capacità amministrativa dimostrata nella nostra città si sta cercando di “esportare“. Il senatore dimentica che ad Anzio è in maggioranza – o quasi – e che qualche “sassolino” ce l’ha anche in casa nelle liste di Nettuno, ma è bastata la sua uscita per dire che “ci sciolgono“.

Nei link di questa pagina trovate anche la sfilza di precedenti situazioni anomale e soprattutto la richiesta – che allora parve anomala – di commissione d’accesso da parte di personaggi di spicco del Pd. La firmarono, tra gli altri, Walter Veltroni e Felice Casson. Allora era assolutamente fuori luogo, con vicende datate di anni e qualche strafalcione, nel frattempo è successo ben altro e non intervenire è inspiegabile. La criminalità di casa nostra si è “addentellata” con personaggi che arrivano da quella organizzata, si è messa il vestito nuovo, frequenta ambienti della politica, lavora per il Comune con cooperative al centro di indagini e punta – emerge dagli atti – a costituirne altre.

Cos’altro deve succedere perché si chieda l’intervento del Prefetto?

 

Così viene infangata solo la memoria di Falcone

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La cerimonia alla “Falcone” (foto Raniero Avvisati)

Confesso di non nutrire particolare simpatia per i magistrati. E’ un pregiudizio che deriva dalle “frequentazioni” – sia pure via Canale 66 – dei comizi di Marco Pannella. Riconosco, però, che come in tutte le categorie – a partire dai giornalisti – c’è chi svolge il proprio dovere e chi non. Premessa necessaria per dire – e sono solo l’ultimo a poterlo fare – che quanto sta accadendo intorno alla cerimonia di venerdì scorso al IV istituto comprensivo per l’intitolazione a Giovanni Falcone, offende la memoria di un magistrato che ha pagato con la vita. Lo ha fatto lui, lo hanno fatto la moglie e la scorta, poco dopo la stessa sorte è toccata a Paolo Borsellino, in questo Paese purtroppo la medesima fine è toccata ad altri magistrati.

Solo il rispetto per un decesso imporrebbe di tacere, in una seduta pubblica, all’interno di una scuola, di fronte a persone che stanno parlando. A maggior ragione se sono ospiti della città e per giunta magistrati. E’ questione anzitutto di educazione, quindi di rispetto, per chiunque parli. Le immagini della mattinata mostrano i due magistrati interrompersi in più occasioni. E non ci facciamo una bella figura.

La dura presa di posizione dell’assessore Laura Nolfi – che ha sottolineato la figuraccia – ha scatenato le ire di docenti, genitori e della consigliera delegata ai gemellaggi, Valentina Salsedo, che è arrivata a chiedere di fatto le dimissioni della componente della giunta Bruschini, mentre oggi si terrà un Consiglio d’istituto nel quale la stessa Nolfi sarebbe sgradita“. Si dimentica – o si finge di non sapere – che gli assessori non compongono gli organi collegiali della scuola. Dal canto suo l’assessore si affretta a replicare e bacchetta la delegata “assente e in cerca di visibilità“. No, per favore, fermatevi. Tutti. Parliamo di Giovanni Falcone e – idealmente – di tutti i servitori dello Stato che hanno pagato con la vita. Si sta scadendo nel ridicolo.

Purtroppo intorno a questa vicenda, già dai giorni precedenti, più di qualcosa non sembrava gradita. Purtroppo nella nostra città nemmeno intitolare una scuola a chi ha pagato con la vita la lotta alla mafia può essere una cosa condivisa. Nemmeno voglio immaginare che le interruzioni a chi parlava fossero “premeditate“, ma di certo il clima prima, durante e dopo l’evento non è stato dei migliori. Se a questo si aggiunge, come si sente negli ambienti, che c’è una sorta di lotta di potere e visibilità beh, siamo assolutamente fuori strada.

Mi piace citare, sempre, una frase del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso anche lui dalla mafia, insieme alla moglie e al figlio che aspettavano: “Finché una tessera di partito conterà più dello Stato, non ce la faremo mai a vincere“. Riflettiamoci, perché con quello che stiamo vedendo infanghiamo soltanto la memoria di Falcone.

 

Se le cooperative finiscono a “controllare” il Comune

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Che brutti tempi viviamo. Dice: “Le cooperative ci sono sempre state“. Certo, vero. Ma chi le gestiva – e in molti casi le gestisce ancora – non è mai sceso a tanto. Pur essendo impegnato in politica e in prima linea. Ti spiegano che tutti hanno diritto ad avere un’altra possibilità – ed è vero, lo dice la Costituzione – e che per legge le cooperative “di tipo B” hanno una corsia preferenziale. Dovrebbero integrare nella società chi ha avuto problemi con la giustizia. Benissimo.

Ad Anzio, emerge anche dagli atti dell’operazione “Mala suerte“, sono nel corso degli anni diventate altro. Ormai non ce n’è una che non abbia uno “sponsor” politico e che alzi la voce, anzi finisca al centro di indagini. Dice “Ma pure prima avevano sponsor politici“. Vero, ma o non indagava la magistratura o – più semplicemente – evitavano di mettere in atto comportamenti tali da interessare forze dell’ordine e Procura.

Qui dalle proroghe per il verde – con l’ipotesi di favori a “soci elettori” dell’assessore all’ambiente – alla vicenda del cimitero, dalla proroga per l’assistenza sui bus a una presunta estorsione per la gestione dei parcheggi al porto di quanti partono alla volta di Ponza,  dal presunto voto di scambio per lavorare con le aziende che si occupano dei rifiuti fino al passaggio del servizio da Giva a Parco di Veio (quando il sindaco disse in consiglio comunale “avete voluto le gare, ecco che succede…“) tornano negli atti sempre le stesse realtà.   E sempre con comportamenti che secondo la magistratura non sono consoni, al punto da configurare vicende penalmente rilevanti. Con gli eletti o gli assessori di riferimento ora formalmente indagati, ora “sfiorati” dalle carte, ma comunque con una responsabilità che è – quella sì – completamente politica.

Tutti sono innocenti fino a prova del contrario, questo valeva, vale e varrà sempre. Ma la deriva che è stata prese non piace affatto. L’indagine “Mala suerte” parla di droga, estorsioni, armi, persino un episodio di pedofilia.E diversi personaggi coinvolti “ruotano” sistematicamente intorno al Comune. Anzi, nelle carte sembrano addirittura vantarsene.

Non dice questo – ne siamo certi – la norma sulle cooperative che devono offrire la possibilità di riscatto a chi ha avuto problemi. Sarà bene che la politica di casa nostra ne cominci a prendere atto, anche se abbiamo l’impressione che sia ormai troppo tardi.

 

 

Quattordici arresti, i rapporti con il Comune

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(Foto dal messaggero.it)

Ci sono i quattordici arresti dell’operazione “Mala suerte” ma ci sono anche i potenziali risvolti. Perché all’interno delle 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare figurano nomi di abituali frequentatori del Comune, di cooperative – sempre loro – “vicine” a esponenti della politica di casa nostra.

Nulla di penalmente rilevante per rappresentanti pubblici, almeno non da quello che si apprende, ma un sistema di “controllo” che ancora una volta emerge prepotentemente. O almeno è quello che raccontano gli indagati e le persone prese a verbale.

Domani mattina i primi interrogatori. Al di là di un’indagine alla quale gli uomini e le donne del commissariato di polizia – diretti da Anton Giulio Cassandra – hanno lavorato senza sosta, e che porta alla luce vicende di droga, estorsioni e sesso con minori, è altro il livello che crea imbarazzo. E’ la vicinanza che alcuni degli indagati – o loro affini – hanno con ambienti della classe dirigente locale. Sono le dichiarazioni di chi afferma di temere per sé e di pagare perché quelli “sono Casalesi” .

E’ un quadro preoccupante e da approfondire.

Il premio, il museo, la chiarezza sulle sedi

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(Foto Raniero Avvisati)

La giornata di ieri è stata caratterizzata da un paio di buone notizie per la nostra città. Diciamo due eventi che meritano di essere sottolineati e sui quali dobbiamo e possiamo unirci, anziché continuare a dividerci.

Il primo è il riconoscimento come “Sportivo dell’anno” a Ernesto Salvini, direttore sportivo del Frosinone calcio. Quando entrambi avevamo ancora (o quasi) i pantaloncini corti, le nostre strade si incontrarono inevitabilmente sui campi di gioco. Giovane cronista io, diviso tra radio e carta stampata – di solito chi vuole fare questo mestiere viene sempre “transitato” prima per lo sport – e ancor più giovane dirigente lui. Ha fatto molta strada, è stimato e apprezzato,  dare a lui il premio è un gesto simbolico di grande significato. Bene ha fatto Massimiliano Millaci, allora ancor più giovane calciatore, a volere istituzionalizzare questo riconoscimento. Ci sono tanti anziati, nel mondo dello sport, che fanno grandi gesta ed è sacrosanto che il Comune se ne ricordi.

Di Ernesto, ieri, mi ha colpito l’umiltà e la sottolineatura che servono impegno e dedizione nel fare il proprio lavoro. Poi che sia serie A, B o Lega Pro conta poco.

Poco dopo il Comune, attraverso un comunicato, ha ufficializzato che la sede di Piazza Pia un tempo azienda del turismo, comando dei vigili e non solo, destinata prima alla Capo d’Anzio e poi a una mai aperta collezione di conchiglie, sarà concessa al Museo dello sbarco. Un.”patrimonio della città“, per usare le parole del vice sindaco Giorgio Zucchini. Giusto dare lo spazio – quello attuale è insufficiente – altrettanto sottolineare che il museo è “di” Anzio e non una cosa privata come il suo presidente ha detto durante un convegno.

Nessuno vuole toccare il lavoro che ha fatto Patrizio Colantuono, anzi questa iniziativa del Comune ne riconosce ulteriormente il valore, ma va chiarito l’aspetto della proprietà di materiali, donazioni e via discorrendo. Pezzi, ricordiamolo, ospitati da oltre 20 anni in spazi del Comune e a spese della collettività. Lo sbarco, però, come lo sportivo dell’anno, deve cominciare a unire e non a dividere.

L’assegnazione della sede ha suscitato qualche perplessità espressa sui social. E’ legittimo che associazioni aspirino a uno spazio,  ricordiamo che il centro anziani è “provvisoriamente” ospite in quella che doveva essere la “casa delle associazioni e del mare” e che non s’è mai capito come partiti neonati avessero ottenuto sedi, per esempio. L’elenco finalmente pubblicato sul sito del Comune dopo sollecitazione del meetup  5 stelle “Grilli di Anzio” aumenta i dubbi anziché chiarire la situazione. Basta un riscontro fra indirizzo indicato e occupanti per comprendere che qualcosa non quadra. Certo è che se proprio si devono assegnare nuovi spazi sarà bene fare un bando. Pubblico e trasparente.

Tontini, revocata l’espulsione dai 5 stelle

Dal consigliere comunale di Anzio, Cristoforo Tontini, del quale in questa sede si è spesso parlato, ricevo e pubblico.

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Cristoforo Tontini (www.ilgranchio.it)

Cari amici,

con immensa felicità vi informo che il mio ricorso al comitato di appello del M5S è stato accolto!

A seguito delle mie controdeduzioni ho dimostrato che il fatto non sussiste ed il 17 maggio u.s. mi è stato comunicato quanto riportato:

“Il comitato d’appello, propone al Capo politico nazionale del movimento 5 Stelle la revoca del provvedimento di espulsione irrogato a Cristoforo Tontini e il ripristino in capo allo stesso del suo status quo ante”

Poco dopo ho ricevuto l’email con la reintegra definitiva.

Non ho mai dubitato di poter provare integralmente la mia innocenza.

Anche da espulso non ho mai smesso di lavorare per il bene dei cittadini e della città di Anzio. Oggi continuerò a farlo con maggior tranquillità.

Mercoledì 25 p.v. è stata indetta la commissione in cui si discuterà il Regolamento Comunale per la Disciplina delle sale da gioco e dei giochi leciti, che avevo depositato il 19 aprile u.s.

Anche noi, finalmente, potremo contrastare questa orrenda malattia che è il gioco d’azzardo patologico.

In questi giorni ho presentato, inoltre, due accessi agli atti, relativamente alla situazione del bilancio arboreo ex art. 3 bis legge 29 gennaio 1992, n. 113 e alla richiesta di controllo sulla cartellonistica pubblicitaria.

In ultimo, voglio ringraziare gli attivisti, i sostenitori, gli amici e tutti quelli che hanno sempre creduto in me e sul mio onesto operato da consigliere comunale.

Guai a scrivere. Il clima pesante in questo territorio

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Chiedo scusa in anticipo all’avvocato Mario Marcellini, a scanso di equivoci. A lui e a tutti coloro dei quali scrivo e scriverò. Meglio evitare altre querele, ne ho già abbastanza. L’episodio che ci racconta Ossigeno per l’informazione – già ampiamente trattato sui social network con diverse e anche dure prese di posizione – è semplicemente l’ultimo atto di una situazione sul territorio che è sempre più pesante. E che è generalizzata in Italia, anzi già lo era come ci ricorda questo vecchio articolo di Massimo Fini. Diffidiamo e chiediamo risarcimenti, ma sì! Destra, sinistra, vecchi e nuovi politici, fa poca differenza. Anche per questo l’Italia crolla nelle classifiche sulla libertà di stampa.

Si può discutere di una definizione, è vero. Chi scrive sta alla giurisprudenza come un eschimese ai mondiali di surf, ma se c’è l’interesse pubblico, la verità, la pertinenza e via discorrendo basta – com’è stato in passato, in tante situazioni – chiarire con una telefonata o una mail se ci si sente danneggiati. Se poi la situazione non si chiarisce si passa anche oltre. E’ il succo della legge sulla diffamazione in discussione da anni e per la quale i giornalisti stanno – finora invano – cercando di evitare il “bavaglio“. Perché hanno il dovere di informare, prima del diritto di cronaca e di critica.

Lo stesso osservatorio che si occupa di giornalisti minacciati fisicamente, ma anche attraverso querele e maxi richieste di risarcimento del danno, si è spesso occupato di Anzio e Nettuno in passato. Solo andando a memoria questa vicenda della diffida si unisce all’aggressione al direttore del Granchio, Ivo Iannozzi, all’auto bruciata ad Agostino Gaeta di Controcorrente, a quella danneggiata a Cosimo Bove di Reporter news, costretto nel frattempo a cambiare lavoro, al compianto Giancarlo Testi identificato e cacciato dal Consiglio comunale di Anzio, a Elisabetta Bonanni del Clandestino pesantemente minacciata durante questa campagna elettorale di Nettuno, alle accuse di “pseudo giornalismo” e di “infame” nei confronti di chi scrive, poi chiarite tra  persone civili, alle grida di Patrizio Placidi all’Astoria contro chi aveva scritto del “caro estinto“. Ancora: dalle magliette contro Il Granchio alla richiesta di 300 milioni di lire che l’avrebbe fatto chiudere,  fino  al più generale e dispregiativo atteggiamento nei confronti della stampa locale ovvero dei “giornaletti“. E’ un clima pesantissimo.

Il tutto al netto di burrascose telefonate che sindaci, assessori, politici di varia estrazione fanno a direttori (ed editori) nel tentativo di tacitare i giornalisti locali che  nel 99,999% dei casi sono in buona fede assoluta. Senza secondi fini. Senza “padroni“, né strumentalizzazioni. Discorsi, questi, che piacciono alla politica di casa nostra che guarda sempre a “che c’è dietro” e mai a ciò che accade realmente.

Allora proviamo a rovesciare il discorso. Prendiamo un consiglio comunale, uno di quelli nei quali si grida a “strumentalizzazioni” o “complotti” e ci si erge a maestri della comunicazione. Prendiamo un comunicato stampa, uno di quelli dopo i quali c’è chi ti chiama per darti la “interpretazione autentica” di quello che ha scritto. Prendiamo una conferenza, un evento – durante il quale, magari, ti chiedono di mettere “una bella foto eh….” – uno spettacolo o una mostra e togliamo i “giornaletti“. Ma sì, fuori chi non copia e incolla. Fuori chi si azzarda a utilizzare – come vuole questo mestiere – la curiosità, una visura camerale, una conoscenza in banca, una in Tribunale come ci ricordava Giampaolo Pansa. Fuori chi chiede, approfondisce, cerca dati, critica.

Fuori chi prova a fare tutto questo in una realtà di provincia – come di provincia sono sindaci, assessori, consiglieri e aspiranti tali –  commettendo anche errori, a volte, sempre in buona fede. Candido De Angelis da sindaco amava ripetere che lui leggeva Sole 24 ore e Corriere della Sera, gli rispondevo che infatti era primo cittadino a Milano….

Abbiamo tanti difetti noi cronisti di provincia, è vero, ma si provasse per un attimo a farne a meno. Che visibilità avrebbero quanti, invece, la cercano in continuazione? Anzi, lo dico provocatoriamente ai colleghi: disertiamo, come facemmo per la conferenza stampa di Sergio Borrelli dopo la “cacciata” del povero Giancarlo Testi, uno degli appuntamenti elettorali o un consiglio o una conferenza…

Provocazione, appunto, perché si scrive affinché i cittadini sappiano e non per altro. E perché come ci ricordava Joseph Pulitzer: ” I medici lavorano per i loro pazienti, gli architetti per i loro committenti. La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse”. Anche ad Anzio e Nettuno.

Grazie Marco, indimenticabili quei momenti

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Conservo due abbracci e  la foto che vedete qui. Un incontro fugace con brevissimo saluto all’aeroporto di Amsterdam e quello in centro a Roma dove spiegai a Sara, la ragazza alla pari ospite della nostra famiglia, chi fosse quel personaggio che avevo incontrato. Gli dissi che ero cresciuto con i suoi comizi a canale 66 e con una battuta rispose: “E sei ancora vivo?”
A questi personali ricordi di Marco Pannella va necessariamente aggiunto ciò che ha rappresentato per questo Paese. Per i diritti e le libertà di ognuno. Quanto fosse avanti, ad esempio, nel mondo della comunicazione. Dal suo genio le campagne con le carte di credito per salvare i radicali o la trasmissione in diretta grazie a un telefonino della riunione alla Reggia di Caserta del traballante governo Prodi.
Di Marco Pannella altri hanno scritto e scriveranno da esperti politologi. A me basta ricordare che dalle condizioni dei detenuti alla responsabilità civile dei giudici, dal fisco ai referendum, dalle droghe  (facendo parlare un giovane Gasparri in tv per dare spazio ai proibizionisti) al sistema elettorale  è stato e resterà un punto di riferimento. Non ho condiviso alcune battaglie ma so che il suo modo di fare ed essere resterà nel mio e in tanti altri cuori.  Mi spiace che la partitocrazia non gli abbia riconosciuto il seggio di senatore a vita. E tanti,  oggi, farebbero bene a tacere. Per me e tanti altri idealmente è stato più che senatore. E conservo gelosamente quei brevi momenti. Grazie Marco, combattente per i diritti e la libertà. Grazie

Morosi, casi irrisolti. Chieste nuove incompatibilità

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Il presidente Sergio Borrelli (a sinistra) e il segretario Pompeo Savarino

Sono passati da mesi  i “cinque-sei giorni” entro i quali gli uffici dovevano dare al presidente del consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, il quadro della vicenda dei presunti morosi. Una storia che si è trascinata ben oltre ciò che doveva essere ma che, purtroppo, non è chiusa.

Le ormai “famose” lettere fatte pervenire a 16 tra consiglieri e assessori hanno portato a chiarire la situazione per molti, sia pure ufficialmente nessuno ha mai detto quali sviluppi la vicenda abbia avuto. Il consigliere del Pd Ivano Bernardone anche nella penultima seduta ha chiesto, invano, chiarimenti.

Chi scrive ha scoperto, attraverso un accesso agli atti, che pure i personaggi pubblici nell’esercizio del loro mandato e per una contestazione relativa alla carica esercitata hanno diritto alla privacy e ne ha preso atto.

Ora si apprende – e per favore, non parta la caccia alle streghe – che per un paio di casi il responsabile del servizio politiche delle entrate ha scritto al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale, per avviare le pratiche legata all’incompatibilità.

Si ricorderà che tra le contestazioni mosse all’ufficio c’era quella di aver “minacciato” i consiglieri di essere incompatibili, cosa che spetta solo all’assemblea degli eletti. Lesa maestà, insomma. Ebbene adesso il responsabile si è rivolto a presidente e segretario perché due casi – da ottobre – non sono ancora risolti. Dobbiamo dedurre che per gli altri, fortunatamente, quella lettera ha avuto un effetto o ha chiarito situazioni che si trascinavano da tempo. Ripetiamo ciò che sostenemmo allora: tutta la comprensione del mondo per chi ha problemi o ha avuto una “dimenticanza“, ma se tutti i cittadini devono pagare, chi ha un ruolo pubblico deve farlo prima. Rateizzare se necessario, ma pagare.

E in Comune ci sarebbe, ma volendo possono confermarlo o smentire gli interessati, un singolare “siparietto” del tipo che Borrelli chiede al segretario cosa fare e di intervenire e Savarino – ormai in partenza – chiede a Borrelli di procedere…. Speriamo non sia così, perché in questa storia hanno entrambi un ruolo da esercitare e non possono sottrarsi.

Qui diciamo altro: per sette mesi su questa vicenda non si è fatta chiarezza, c’è – probabilmente – chi ha continuato a esercitare il suo mandato da incompatibile, magari ha votato pure le tariffe per i rifiuti, ma sì…. Ci vogliamo scandalizzare? Un parere del Ministero dell’interno sulla precedente incompatibilità dell’assessore Placidi restò per un anno nei cassetti del Comune, figuriamoci. Che fine abbiano fatto le contestazioni della Ragioneria dello Stato nessuno ce lo ha detto…  Siamo ad Anzio, qui evidentemente vigono leggi particolari. Che non condividiamo. Assolutamente.