
Porto: “Perché è cambiato il codice in Camera di commercio”



“Gestione di aree nautiche attrezzate per la ricezione del turismo da diporto“. E’ questa la nuova “attività primaria” della Capo d’Anzio, società ancora al 61% pubblica – del Comune di Anzio – che fino a qualche mese fa aveva come obiettivo: “La promozione e la gestione del porto di Anzio e la progettazione e realizzazione di infrastutture e delle opere funzionali al servizio”.
E’ una variazione in Camera di commercio, un atto formale, necessario per svolgere il lavoro che la società sta facendo, ma che suona male, molto male, per chi ancora ha un pezzetto di quel 61% e apprende una cosa del genere da una visura in Camera di commercio. La stessa che ci fa sapere che il bilancio è stato depositato, senza che il sindaco – che ci rappresenta in quella società – sentisse ancora una volta il bisogno di illustrare alla città quello che si sta facendo.
Lo fa, con quello che dice lui e trovando chi è pronto a scrivere, il presidente senza poteri Ciro Alessio Mauro. L’avvocato è abile comunicatore, nella relazione al bilancio scrive che “il Marina di Capo d’Anzio ha avviato con la stampa locale un ottimo dialogo teso a promuovere in ambito locale l’attività sociale svolta“. Sarà anche per questo che nessuno è andato a chiedergli che fine ha fatto il bando che doveva essere pronto entro fine giugno, come riportato dai siti locali.
No, attenzione, scusate. Non è il presidente a scriverlo ma l’amministratore delegato, Enrico Aliotti – rappresentante di Marinedi e quindi del privato -al quale sono demandati tutti i poteri perché Mauro altrimenti sarebbe incompatibile con la sua professione.
Facciamo un esempio paradossale: è come se il Comune decide di mettersi in società con chi fa il servizio mensa nelle scuole e poi affida tutto al rappresentante del privato, lasciando solo un’attività di rappresentanza (e rapporti con la stampa, evidentemente) al presidente che ha nominato.
Cosa che interessa a pochi, evidentemente, anche in consiglio comunale. Tanto abbiamo abbattuto lo Splash down con procedure che non leggiamo su nessun sito alla faccia della trasparenza, tanto facciamo il bando, tanto aspettiamo la valutazione del progetto… Sul quale Enzo Toselli ha sollevato dubbi condivisibili rispetto alle originarie previsioni.
Ma tanto la Capo d’Anzio, apprendiamo da quella visura, dovrà solo gestire. E in quello Renato Marconi, prossimo proprietario, è abilissimo. Anzi, ripetiamo, presenterà un conto salato al Comune quando l’ente sarà costretto a cedere le quote per legge.
Su questo non risponde Mauro, meno che mai il sindaco, il quale tra una crisi da risolvere al bar, una generica visita “in Prefettura” per parlare di commissione d’accesso e i soldi per gli spettacoli estivi da trovare, deve ancora dirci perché non agì al momento del passaggio delle quote a Marinedi. E deve aver “dimenticato” che una delibera di Consiglio comunale lo obbliga a far relazionare l’avvocato Cancrini – che sulla vicenda ha fornito due pareri al Comune – all’assemblea civica.
Il bilancio della Capo d’Anzio, comunque, chiude in attivo di poco più di 1000 euro, anche se la differenza tra valore e costi di produzione è ancora di meno 100.293 euro che vengono “compensati” da quanto previsto dalla perizia sui mancati incassi delle cooperative ormeggiatori. La società ha comunque 2 milioni 575.000 euro di debiti accumulati negli anni. Ah, ha anche 2 dipendenti che l’incaricato esterno di preparare il piano di razionalizzazione per provare a spiegare che dovevamo tenerci la società ha “dimenticato“.
E’ finalmente partita la gestione, vero, ci sarà pure il bando direttamente per la fase indicata come “uno” nel piano finanziario che inverte il cronoprogramma, ma finché un solo pezzetto della società resterà dei cittadini, continueremo a chiedere chiarezza.
Ricevo e pubblico, da chi segue questo spazio e ha avuto già il gentile pensiero di dedicarmi dei versi, un sonetto sulla vicenda della crisi ad Anzio, con dimissioni “irrevocabili” date e poi puntualmente ritirate. In rima viene riassunto – al meglio – l’accaduto

“Irrevocabile coerenza”
Quanno che er zole, ormai n’focato, se cala dentero ar mare.. l’occhi se ‘ncanteno e smetti de penzare…
Immerzo in tutta sta’ magia te vie’ n’ magone d’umana nostargia…
Che’ la natura nun è come sta’ gente che gioca cor potere… e nun è mai coerente
La natura ha cicli, leggi, anco stagioni.. che nun cambieno mai bandiera e posizioni!
La natura, puro, è signora der creato ma nun scenne a compromessi pe’ seguì er capo…
Che malinconia dovesse mette n’mostra, spegnete ste’ lucine e scennete da sta’ giostra!
Er zole c’ha lasciato e pronto tra n’momento, se illumina d’incanto tutto er firmamento
Er core sa ricrea dinanzi a sto’ cospetto che esige, questo si… “irrevocabilmente” tutto er rispetto.

La lettera di dimissioni della Cafà
Potevamo scriverlo subito il finale di questa commedia. Anzi l’avevamo scritto e l’abbiamo confermato alcuni giorni dopo. Interpretando al meglio quel comunicato in “politichese” che Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo volevano farci credere significasse che le dimissioni erano confermate. Sui social, dopo più di una settimana e solo una volta uscita la dura lettera con la quale avevano lasciato in maniera “irrevocabile” l’incarico, Cafà e Nolfi avevano deciso di uscire finalmente allo scoperto e spiegare che c’erano dei problemi ma si affidavano al sindaco. E che lui doveva trovare la quadra. E’ uno specialista e lo ha confermato.
Si affidavano al gran sacerdote Luciano Bruschini, che tanto ricorda quello raccontato da Oriana Fallaci nelle ultime righe di “Un uomo“. Il gran sacerdote “simbolo di ogni potere presente e passato e futuro“. Non citiamo a caso quel libro, perché parla di dignità. La stessa alla quale si sono appellate Cafà, Nolfi e Salsedo andando via per finta, prendendoci in giro – le due assessore per la seconda volta in un anno – per poi tornare sui loro passi. Si sapeva, era scritto, con buona pace di chi – per ragioni sentimentali comprensibili ed anche encomiabili – sui social ci dava dei “furbetti” o avvertiva (minacciava?) colleghi dicendo che prima o poi ci si sarebbe incontrati per strada.
Non c’era e non c’è un bel niente di irrevocabile, Cafà e Nolfi verranno rinominate, ci diranno che hanno chiarito e il gran sacerdote Luciano Bruschini dispenserà parole di saggezza. “Che vi avevo detto? Nessuna crisi….” Peccato che non siamo a casa loro, bensì in un Comune di quasi 60.000 abitanti. Tenuto in scacco da politici – vecchi e nuovi, anzi i “rivoluzionari” ultimi arrivati ci fanno rimpiangere i vecchi – che non stanno guardando al bene della città ma a questioni che non comprendiamo.
Allora Cafà e Nolfi, domani, dovranno dirci cosa è cambiato rispetto alla mancanza di “trasparenza, corretta amministrazione ed efficacia” denunciate nella lettera di dimissioni. Se adesso condividono le politiche “illogiche, arroganti e incontrollabili” o chi le ha portate avanti finora nei loro confronti. Dovranno dire ai cittadini se sono disponibili, adesso, a “offendere ulteriormente la dignità umana” o chi l’ha offesa, finora, perché e cosa è cambiato grazie ai vertici tra bar, ristoranti e finalmente l’incontro di questa mattina in Comune che ha messo una pietra sopra a tutto.
Poi gli altri assessori, quelli che avevano chiesto al sindaco il chiarimento dovranno dirci se le pesanti parole usate nei loro confronti sono superate, mentre la maggioranza dovrà spiegarci se sono più importanti cooperative, spettacoli, prebende varie e la “marchettopoli” della quale parlava Candido De Angelis o il bene della città. I giovani che sono diventati ben presto peggio dei vecchi dovranno dirci il motivo per il quale si allineeranno, anche stavolta, senza fiatare. Avevano già incassato, in silenzio, l’apertura di Bruschini a De Angelis, continuano a votare senza colpo ferire bilanci che ci hanno portato al dissesto, ora ingoieranno anche questa soluzione.
Ci diranno che è per il bene di Anzio, spiegheranno che da qui si riparte, con nuovo vigore e slancio. Anche che la situazione è difficile per le casse comunali, ma che dopo questo nuovo scossone funzionerà tutto: riscuoteremo i tributi, partirà l’estate priva di atti formali, raccoglieremo i rifiuti che ci travolgono. Funzionerà, fidatevi, “deve” funzionare.
Perché a questo castello di carte, se ne togli una, crolla tutto. Perché ci sono legami che vanno oltre la politica, interessi che non possono essere messi a rischio, c’è il terrore dei “grillini” o di una maggioranza diversa prima ancora che delle indagini che stanno travolgendo l’amministrazione e di una commissione d’accesso dietro l’angolo per la vicinanza – se non commistione – con chi si vanta di essere camorrista. Altro che incontro – generico – in Prefettura. Con chi, sindaco?
Magari domani lo spiegherà ai colleghi presenti alla conferenza stampa, a quelli che Cafà e Nolfi hanno ignorato per dieci giorni e che da quando le assessore torneranno al loro posto riprenderanno a chiamare. Perché chiunque, nel 3.0 de noantri, ha smania di comparire, e se c’è chi è troppo “visibile” apriti cielo. Come dire: cari cittadini, abbiamo scherzato, ma come credevate alle dimissioni? E cari giornalisti, che volete? Sapere? Ma quando mai…. Ecco, andrebbe disertata quella conferenza (sarò assente per lavoro, questo spazio è un diletto personale) ma invece i cronisti ci saranno perché hanno il dovere di raccontare.
Ma c’è stata mancanza di rispetto. Verso chi ha eletto Cafà e Nolfi – in primo luogo – e verso chi le cercava per lavoro – dopo le dimissioni – per far sapere anche ai non elettori il motivo di quella rottura. Che si sapeva sarebbe stata ricucita, altro che proclami e promesse solenni. E’ stata una commedia con finale già scritto, ora ci dicessero che non è vero, rispondessero in “politichese“, ma questo è.
Citavo inizialmente Oriana Fallaci, la stupenda conclusione del romanzo che più mi ha affascinato della giornalista e scrittrice: “(…) lo capì anche il gregge che bela dentro il suo fiume di lana. Non più gregge, quel giorno, ma piovra che strozza e ruggisce (…)”
Forse è questo il vero timore, i cittadini che non sono più gregge.

Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)
E’ bastata la lettera di un’operatrice a far scendere in campo il delegato al turismo del Comune di Anzio e a replicare che sì, ci sono stati dei problemi, ma che oggi avremmo conosciuto il programma (ma non esce ancora) a estate ormai pressoché finita.
Il punto non è questo, chiaro, si facciano o meno gli spettacoli la figuraccia ormai c’è. E l’idea è che dal sindaco in giù interessino poco le pessime figure, l’importante è restare ai posti di comando.
La questione è davvero di trasparenza, Luciano Bruschini del sindaco non è solo omonimo, ma ha anche appreso l’arte del “non so“.
Allora: in un Comune normale, in una città che viaggia sui 60.000 abitanti, chi si occupa di un settore anche solo dal punto di vista politico, dovrebbe sapere quanti hanno risposto a un bando, chi e come è stato scelto, e anche spiegare – in assenza di atti – com’è stato possibile montare un palco e quanto è costato. Luciano Bruschini “non sa“, come tanti altri colleghi alle prese con l’associazione “amica” da inserire nel programma. Va bene, facciano pure, perché noi siamo certi che sia tutto a posto per il programma e il palco a Villa Adele, ma vorremmo semplicemente capire.
Per questo aspettiamo che al suo rientro la segretaria generale voglia finalmente mettere mano alla trasparenza di questo Comune. Perché se c’è un palco montato deve esserci una scelta a monte, un’autorizzazione e un costo. E deve essere pubblico. Per legge.
Altro sono gli spettacoli per i quali la politica – già alle presi con la Beautiful della crisi – si sta affannando. Tanti impegni, pochi soldi, e l’ipotesi di prelevarli dal fondo di riserva.

Ti arrivano comunicati in “politichese” e poi provano a farti l’interpretazione “autentica“, al solito sei te, insieme ai colleghi ma da quando esistono i social anche i cittadini, a non capire.
Allora devi affidarti all’esperienza, all’interpretazione, provare a fare un minimo di analisi. Le assessore Cafà e Nolfi se ne vanno con una lettera di dimissioni “irrevocabili” e durissima. Le segue la Salsedo che riconsegna le delghe. Quando la missiva esce provano ad addolcire la pillola con un comunicato fiume dopo dieci giorni di silenzio e una serie di incontri – l’ultimo a pranzo con il sindaco – che sono serviti a chiarire. Tutti capiamo che tornano sui loro passi, ma loro si affrettano a dire che abbiamo compreso male: le dimissioni sono confermate.
Le parole, però, hanno un peso e gli altri assessori, quelli rimasti, coloro dei quali si chiede la testa ma senza il coraggio di dirlo ufficialmente (lo facciamo noi, ce l’hanno soprattutto con Placidi e Zucchini, più di qualcuno potrebbe dire “benvenute nel club“) replicano al comunicato e lanciano la sfida: riuniamoci.
Le assessore vacillano, ma non troppo, e questa mattina si rivedono con il sindaco al quale si erano “affidate” per una soluzione e che già un anno fa le aveva fatte tornare sui propri passi. Fallito l’azzeramento per poi di fatto rinominare tutti, si era provato – devi stare alle fonti e alle interpretazioni, ricordiamolo – a fare qualche “aggiustamento” e a tirare a campare fino al 2018. Perché così non va – guarda un po’, cominciano ad accorgersene anche gli amministratori – e qualcosa occorre inventarsi. “Padre Luciano” ricorda che c’è il porto, agita lo spauracchio di Grillo, non vuole chiudere indegnamente la sua lunga carriera politica.
Nuovo vertice al Bar Nolfi e alla fine un ultimatum: entro lunedì devono scegliere, rientrare o lasciare. Tra le cose che sono state sollevate in Prefettura sembra – lo riferiscono ambienti vicini al sindaco – che la più preoccupante sia la mancanza di “quote rosa“. Circolano nomi alternativi, gli assessori non molleranno e allora? Cafà sarebbe pronta a tornare, la Nolfi non ci pensa proprio, Salsedo resta comunque consigliera e pazienza le deleghe. Nel pomeriggio, si dice, altro bar e altro vertice ma solo tra le dimissionarie. Lunedì sapremo, forse.
Le condizioni della città? Spettacoli estivi fai da te, un palco montato per nulla (e senza trasparenza, a oggi) e figuracce come questa? Ma sì… c’è la crisi politica.
Qualcuno ha scritto, giustamente, che nemmeno Pirandello avrebbe saputo immaginare di meglio. Però adesso basta, finite questa tragicomica, chiedete scusa e se siete in grado governate fino al termine del mandato. Altrimenti andate pure a casa.

Smontate il palco a Villa Adele, tanto non c’è impegno né sappiamo quanto costa. Paghiamo il minimo, sospendiamo la stagione e portiamo i cittadini a Villa Sarsina. Lo spettacolo è lì e in qualche bar della zona o dell’immediata periferia, nei ristoranti, dove si consumano riunioni, ragionamenti e si prendono posizioni.
Prego cittadini, si accomidino pure. Le assessore Nolfi e Cafà insieme alla delegata Salsedo se ne vanno perché mancano “trasparenza e corretta amministrazione” e ci sono “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“. Lo scrivono nella lettera di dimissioni, poi una volta scoperte provano a mettere una pezza con un comunicato in perfetto politichese che di fatto ne preannuncia il rientro. Risultato?
Gli altri rispondono con una lettera aperta al sindaco: ” Presa conoscenza di quanto contenuto nella nota del 21 luglio, a firma delle Sign. Cafà e Nolfi nonché della Consigliera Salsedo, ed evidenziato che in particolare occorre “evitare incomprensioni che potrebbero ostacolare la buona amministrazione”, i sottoscritti Assessori Ti chiedono la convocazione di un incontro urgente, con la presenza delle stesse, per approfondire le tematiche sollevate. I sottoscritti ribadiscono che i principi espressi sono altrettanto insiti in ognuno di noi e che da sempre ci hanno guidato nella nostra vita amministrativa; proprio per questo dichiarano la propria disponibilità a porre in essere ogni azione, politico-amministrativa, utile e necessaria, nella convinzione che ciò possa contribuire a ritrovare l’intento di continuare a lavorare insieme per la città”.
Al contrario delle ex e quasi nuovamente colleghe Giorgio Zucchini, Patrizio Placidi , Alberto Alessandroni Sebastiano Attoni e Giorgio Bianchi almeno lo comunicano subito usando l’ufficio stampa dell’ente.
E volete negare ai cittadini lo spettacolo di questo incontro urgente? Magari si parlerà di biogas, di nuovo organico, di porto, di richiesta di commissione d’accesso, di bilancio che fa acqua, di un programma inattuato. Hai visto mai che questa crisi è servita davvero? O forse no, si dirà che Placidi e Zucchini sono prevaricatori – è con loro che ce l’hanno Cafà e Nolfi, è noto negli ambienti – e che una coop ha lavorato più di un’altra o il consigliere x ha avuto più fondi di quello y per l’estate. E dai su…. almeno un bello streaming 3.0

Apprendiamo degli spettacoli estivi ad Anzio – o del loro annullamento – da qualche manifesto spesso fuori dagli spazi consentiti, dai 6×3 che si trovano a Roma, dai siti di informazione locali. In Comune, con la crisi aperta, non c’è un programma degno di tale nota ma soprattutto non ci sono atti relativi all’estate 2016. Lo ha chiesto, invano, Danilo Fontana in consiglio comunale.
Intanto il palco a Villa Adele, come ogni anno, è stato montato. Sbaglieremo, ma non c’è traccia di atto che ci dica quanto è costato. La trasparenza, è noto, è un optional e finora l’avvento della nuova segretaria non ha cambiato le cose.
Il programma è “fai da te” e non c’è – né potrebbe esserci – una delibera quadro sull’estate 2016. Motivo? Segretaria in ferie, e pazienza si può chiamare qualcun altro, donne che mancano e quindi assenza di quote rosa in giunta, si farà come in passato con approvazione a posteriori. Una volta ristabilita la legalità in giunta….
Non sappiamo e difficilmente sapremo, poi, chi si è presentato al bando pubblicato a febbraio dal Comune, chi è stato scelto e sulla base di quali criteri per gli spettacoli estivi, quanto ci costeranno.
Anzi, questo lo sentiamo dire. Sembra che consiglieri e assessori, i quali di fatto gestirebbero direttamente capitoli di bilancio o avrebbero in qualche modo dei soldi loro assegnati informalmente per gruppi, associazioni o singoli organizzatori “vicini” (e magari alla fattura numero 1….) abbiano “garantito” chi deve venire a fare gli spettacoli. In bilancio, però, raschia raschia ci sarebbero solo 25.000 euro. Ne mancano almeno 75.000 se non di più e le ipotesi sono due: o si usano i pochi rimasti della “Bucalossi” o si attinge – udite udite – al fondo di riserva.
Ma occorre deliberare e – come dicevamo poco prima – non è possibile… Occorre firmare gli atti e dopo la nuova dotazione organica non ci sono ancora i decreti….
In tutto questo, almeno fateci un piacere: evitateci a questo punto depliant e manifesti, risparmiamo almeno lì qualche euro….

Dieci giorni di silenzio e poi – una volta scoperte – affidano a facebook un comunicato che nella Prima Repubblica non avrebbero saputo fare meglio. Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo – il nuovo….. – “spiegano” le dimissioni con un comunicato postato sui social, primo esempio forse di quello che intendeva Bruschini con il suo 3.0
Lo fanno dopo lo scoop del Granchio e di Katya Farina in particolare, che nel pomeriggio aveva reso noto il duro contenuto della lettera di dimissioni. Per dieci giorni erano state in silenzio, avevano tenuto il punto, erano state pressate dalla politica, si erano riunite, e ieri proprio mentre si concludeva il pranzo con Luciano Bruschini – che si conferma un maestro nei rapporti interpersonali e politici – la notizia del perché si erano dimesse. Se ne erano andate per le “politiche illogiche, arroganti ed incontrollabili che trovano teatro nella casa comunale” ma prima ancora perché mancavano le condizioni di “trasparenza, corretta amministrazione ed efficacia“. Parole pesantissime che in tempi di paventata commissione d’accesso confermano i dubbi di molti sul funzionamento del sistema-Anzio.
Il problema, immagino, diventa la lettera e non il suo contenuto. Diventa come è uscita, perché – quando trasparenza voleva che fosse pubblicata, dato che sono andate via dei personaggi pubblici – e ovviamente la stampa ignorata per dieci giorni non solo è brutta e cattiva, ma finalmente va cercata. Ecco il comunicato, in perfetto politichese, dove si dice e non si dice, si smorzano i toni rispetto al contenuto della lettera, si fa capire che ci sono state incomprensioni personali (ma allora l’amministrazione è corretta, efficace, trasparente? e le politiche non sono arroganti e di conseguenza sono sotto controllo?) e che si sono dimesse irrevocabilmente ma poi, a seguito di un confronto con il sindaco……
Ecco, gli ormai pochi capelli bianchi mi portano a immaginare che quel confronto, il pressing di “Padre Luciano” – come lo chiama amichevolmente Candido De Angelis – sia servito a ricucire le cose. E così ha capito anche chi fa questo mestiere da meno tempo e i cittadini che praticano i social.
Perché: “Riconosciamo al Sindaco Luciano Bruschini la grande esperienza e le competenze per trovare il giusto equilibrio e proseguire nel mandato con la dovuta serenità, contrastando le sterili discussioni ,evitando le incomprensioni che potrebbero ostacolare la buona amministrazione” tradotto significa che sono pronte a tornare. Poi se abbiamo interpretato male, chiediamo scusa da subito. Certo non si può fare marcia indietro così a cuor leggero, allora andranno in qualche modo “placati” Placidi e Zucchini – da quello che si dice negli ambienti – e si potrà proseguire anzi “ridefinire una soluzione idonea per una ri-partenza orientata al progresso della Città“. Devo cercare in archivio qualche documento anni ’80-’90 ma sono certo che parole del genere le troverei.
Bisognerà vedere che ne pensano gli altri componenti di maggioranza, chi aveva già le assessore pronte, chi a stare dieci giorni alla berlina e ad aver votato un paio di delibere illegali perché prive di “quote rosa“, oggi vorrebbe capire qual è la situazione e quali le condizioni dell’eventuale rientro. A questo punto se torneranno o meno le assessore – abbiamo capito di sì, cercano di spiegarci il contrario – non importa. Certo sottrarsi a un confronto con la stampa per evitare domande che potevano essere “scomode” e che dopo la lettera lo sarebbero ancora di più non è bello. Diciamo che è l’ennesima figuraccia dell’amministrazione Bruschini e d’altro canto ricordiamo pure che il primo a fare marcia indietro fu proprio il sindaco, nel 2013. Disse che non si candidava più, quindi tornò sui propri passi. Vinse, certo, ed è legittimato a stare lì. Ma dato quell’esempio Cafà e Nolfi – già dimissionarie una volta – che potevano fare di diverso?

Da sinistra il sindaco Luciano Bruschini e le dimissionarie pronte a ripensarci Valentina Salsedo, Roberta Cafà e Laura Nolfi
Un pranzo e l’accordo per il rientro vicino, anzi dato quasi per scontato negli ambienti della politica anziate. Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo sono pronte a tornare sui propri passi. Il “pressing” del sindaco – che oggi si è intrattenuto ancora a lungo con loro in un ristorante – è andato a buon fine. Luciano Bruschini, è noto, in questo è maestro. Si tratterà ora di trovare la via per spiegare alla città questa nuova pantomima.
A fronte delle pesanti accuse mosse nelle lettere di dimissioni, sarà interessante capire cosa avranno da dirci le assessore e la delegata all’archeologia che dieci giorni fa hanno sbattuto la porta.
E quali ragioni politiche le hanno spinte a ripensarci, cosa si aspettano che cambi rispetto alla mancanza di “trasparenza e corretta amministrazione” e di fronte a “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“.
Si dimisero già un anno fa, adesso avevano rassegnato “irrevocabile rinuncia al mandato” e invece già domani potrebbero accettare di essere rinominate,altro che irrevocabile…. con buona pace di chi al sindaco aveva fornito già i nomi alternativi.
Se pure non rientrassero, poi, è stucchevole che Cafà, Nolfi e Salsedo siano state zitte per dieci giorni, non abbiano sentito il dovere di spiegare ai cittadini perché si erano dimesse. Lo apprendiamo oggi, grazie ai servizi dei giornali on-line, gli stessi ai quali loro si rivolgevano un giorno sì e l’altro pure per apparire con i loro comunicati e che hanno fortunatamente “carpito” la lettera di dimissioni.
Un modesto suggerimento ai siti e giornali locali. Se le assessore e la delegata richiamano o mandano un comunicato, pubblicatelo 10 giorni dopo o comunque per il tempo che vi hanno fatto attendere e hanno portato in giro i cittadini. E fate così ogni volta che presenteranno iniziative.
Perché il silenzio dalle dimissioni in poi è irrispettoso dei cittadini, vero, ma anche di chi lavora in siti o giornali locali che non possono andare bene solo quando fa comodo e c’è “smania” di comunicare.