Porto, c’è il direttore: lavoreranno in 25. Società e sindaco su piani diversi

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Dobbiamo dedurre dal piano finanziario della Capo d’Anzio che il grosso di quelli che potenzialmente lavoreranno al porto deriveranno dall’indotto. La società, infatti, prevede che “Il personale operativo, al completamento di tutte le fasi di lavori, raggiunge le 25 unità lavorative nel periodo di alta medio/alta stagione (maggio – ottobre). Nei periodi di bassa stagione, il personale operativo si riduce a 17 unità”. Cosa dovrà fare? “Ordinaria gestione e manutenzione della Marina” ovvero “Assistenza alle imbarcazioni in fase di ormeggio, interventi di manutenzione ordinaria, piccole riparazioni, pulizia delle aree portuali, controllo degli arredi, addetti al desk, guardiania”. Al resto ci pensa Marconi: “Le attività amministrative vengono svolte in outsourcing, così come le attività di comunicazione e marketing (che si svolgeranno nel quadro delle attività di promozione della Rete Marinedi, con i conseguenti vantaggi), nell’ambito delle indicazioni impartite dal Consiglio di Amministrazione, cui aspetta anche il coordinamento del Marina attraverso il direttore”. Che ha già un nome, anche se è “designando” come si legge in un recente verbale di assemblea, finalmente reso noto – insieme al resto del materiale – a margine della conferenza di sabato scorso. Si tratta di Emanuele Montani, per intenderci “il collaboratore” – così l’ha chiamato D’Arpino – che a Villa Sarsina prendeva le prenotazioni per gli interventi.  E’ una delle novità che apprendiamo leggendo le carte. Ora il personale “di” un porto è quello, diverso il discorso dell’indotto (cantieri, officine, agenzie e via discorrendo) solo che i fantomatici numeri annunciati in questi anni si smentiscono da soli. Anzi, a dire il vero erano già smentiti ma oggi ne abbiamo ulteriore contezza.

Emanuele Montani

Emanuele Montani

IL PIANO FINANZIARIO

E sappiamo anche un’altra cosa ovvero che è stato necessario ipotizzare “una differente tempistica di realizzazione del progetto, olte ad alcune soluzioni tecniche che, pur mantenendo fermo l’impianto progettuale originario, contribuiscono a ridurre gli oneri di realizzazione. Si è pertanto tenuto conto degli aspetti di criticità del piano originario sollevati dallo studio compiuto da Italia Navigando e presentato al CdA della Capo D’Anzio SpA nel marzo 2012”. Questo verbale non c’è, ma è noto che Italia Navigando disse chiaramente che il bando di gara era sovradimensionato.

Attenzione ai numeri e – per il futuro – al bando che ha in mente il sindaco Luciano Bruschini. Il nuovo indirizzo progettuale, proposto dal management di Marinedi, prevede un investimento complessivo di circa 163.370.000 euro, rispetto ai 192.000.000. A tale importo, inclusivo di IVA, viene prudenzialmente sottratto un 15% di ribasso in fase di gara, rispetto al 20% che costituisce la media di settore, per arrivare a € 138.865.000 che costituisce la somma da finanziare nel presente piano”. Come ci si arriva? Semplice: si tolgono dal bando di prima le opere pubbliche previste a carico del vincitore e incluse nell’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio. Atto che è vigente e che andrà realizzato, come ha detto sabato scorso D’Arpino, anche se a questo punto è da capire come. Perché delle due l’una: o l’atto d’obbligo è vigente e le opere vanno fatte o il bando che ha in mente il sindaco prevede di non contemplarle. Eccoci arrivati ai 30 milioni di euro in meno inseriti in questo piano finanziario rispetto al precedente.

Sono poi spiegate le tre fasi – una inizialmente prevista entro il 2014 ma poi spostata per le vicende legate alle concessioni – per la “immediata messa in operatività dell’esistente, con alcuni interventi preordinati alla messa a reddito di 154 posti barca dotati di servizi di qualità secondo gli standard del gruppo Marinedi”. Bastano 600.000 euro “ indirizzati ai soli lavori di attrezzaggio degli ormeggi, impiantistica e arredo urbano onde liberare dalla situazione di incuria, abbandono e sporcizia l’area interessata”. Dove si trovano? “Un finanziamento soci pari alla metà dell’investimento e per la restante parte da eventuale scoperto bancario che viene ripagato con i flussi di cassa della gestione”. E il Comune può tirar fuori, oggi, i 183.000 euro ovvero il suo 61% sulla metà dell’investimento? No, perché non li ha e pur avendoli non potrebbe. Per questo sarà bene che la prossima volta, in conferenza, venga il sindaco e non D’Arpino, a spiegarci come intende procedere.

Dopo questa fase – che si pensa di chiudere per il 2015 di fatto gestendo l’esistente, si passa alla seconda per “566 posti barca, circa 346 posti auto scoperti, 3 circoli sportivi, lo yatching club, uffici portuali e due edifici per servizi igienici, oltre alcuni interventi relativi alla viabilità”. L’ammontare previsto è di 31 milioni di euro e “le fonti di finanziamento sono rappresentate, per l 35% da finanziamento bancario ad un tasso di interesse su base annua del 6,5% con restituzione in 24 mesi e per la restante parte, dalle disponibilità bancarie generate dagli incassi degli anni precedenti oltre alle nuove vendite”. Sarà… E comunque un’ipotesi del genere sembra escludere il bando per affidare la realizzazione dell’intera opera. E’ chiaro che da una parte c’è quello che approva la società, dall’altro quello che va ripetendo il sindaco.

Infine “l’ultimazione del progetto secondo il lay out originario. Si prevede un investimento che porta a 1034 i posti barca, e mette a disposizione degli interessati gli spazi necessari per la nuova sistemazione delle attività cantieristiche, per le associazioni sportive locali, nuove attività commerciali nel waterfront. Gli investimenti per la creazione degli edifici destinati alla cantieristica ed ai circoli velici, vengono realizzati con oneri a carico della società, che verranno restituiti dai soggetti gestori in 10 anni al tasso di interesse legale. I medesimi soggetti gestori devolveranno alla Capo D’Anzio SpA la quota parte dei canoni concessori relativi alle aree di propria pertinenza. L’investimento complessivo, stimato in 106.440.000 euro è finanziato per il 50% con mutuo bancario della durata di 9 anni, con tasso di interesse al 6,5 % su base annua e per la restante parte dai flussi di cassa generati dalle vendite dei posti barca e dalla gestione”.

Era meglio fornire questi dati sabato scorso, ma intanto averli è importante perché fanno emergere altre perplessità. Tante perplessità.

Porto, con la Capo d’Anzio ora si gioca a carte scoperte

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Ha fatto bene il Pd a presentare una mozione per la ricapitalizzazione della “Capo d’Anzio”, società incaricata di realizzare il nuovo porto di Anzio. Come da anni ripeteva Aurelio Lo Fazio, il nodo della questione è tutto nella società. Altri si ergevano a “sacerdoti” delle procedure (sbagliando) e cercavano pareri a soggetto, intanto la Capo d’Anzio finiva per il 39% in mano a un privato grazie a un regalo fatto qui, come altrove, da più governi. Privato – leggi Renato Marconi – che aveva “inventato” Italia Navigando, ne era stato amministratore e nel frattempo aveva creato le condizioni per prendersi, come sontuosa buonuscita, una serie di pacchetti societari.

Ecco perché è importante ricapitalizzare e il motivo per il quale la mozione del Pd – poi votata all’unanimità e inizialmente presa “male” dal sindaco – mette un punto fermo. Un Pd propositivo e capace – era ora – di mettere in difficoltà una maggioranza alle prese con le sue bazzecole. Di “inchiodare” il Consiglio alla sua responsabilità.

Se il Comune per la sua parte ricostituisce il capitale sociale, altrettanto deve fare Marconi, Se il capitale sociale c’è si evita la liquidazione coatta o, peggio, il fallimento. Restano i debiti, non c’è dubbio, ma a quelli finalmente – dopo 15 anni dalla sua costituzione –  la società può iniziare a fare fronte con gli introiti derivanti dalla concessione ottenuta.

Anche il 13 novembre – il Pd è dovuto ricorrere all’accesso agli atti, sempre per la trasparenza… – i revisori dei conti hanno detto che occorre ricostituire il capitale. Il sindaco, che com’è noto “non sa” ma poi diventa tuttologo, ha detto in consiglio comunale che “non è vangelo“. Certo, sa pure che l’alternativa è la scalata di Marconi alla Capo d’Anzio, come modestamente da questo spazio si ripete da mesi. Perché se un giorno fosse necessario cedere le quote il privato sarebbe in prima fila. Perché ha fatto  per la Capo d’Anzio – come fece per Italia navigando – una serie di servizi che andranno in qualche modo riconosciuti. Giochiamo  a carte scoperte, allora: ecco i soldi per il capitale sociale, Marconi metta i suoi.

E qui sorge un altro dubbio: “Non si può fare – ha detto subito il sindaco – il Comune non può“. Salvo poi rivedere la sua posizione a seconda di ciò che diranno i tecnici. Premessa: se non si può fare questo, non era possibile fare nemmeno la fideiussione per il prestito del quale, fra l’altro, scade la prima rata…

Se la fideiussione è servita per una “star up” (!?) e si è trovato il modo di prestare la garanzia perché non potevamo buttare a mare il lavoro fatto finora alla vigilia dell’avvio degli incassi, si trovi adesso il modo di finanziare questa operazione. Magari bastava qualche spesa in meno per manifestazioni estive di nessun lustro – non coperta dal bilancio e per la quale è servita una variazione – e oggi ci sarebbero anche i soldi. Che si trovano, volendo. Così come si può spiegare al commissario per la spending review che prima di chiudere la Capo d’Anzio e metterla nelle mani di un privato per i bilanci in perdita da anni, è il caso almeno di far incassare qualche euro. Di mandarla a regime, come sta cercando faticosamente di fare e come sa bene il sindaco che in assemblea dei soci ha votato il piano della società.

Bruschini ha ribadito in Consiglio che sta lavorando per rifare la gara, in bocca al lupo. Intanto però dia corso a questa mozione, non facciamo la fine della sua “parola d’onore” per riprendersi le quote entro il mese di ottobre o, peggio, dell’ordine del giorno rimasto un pezzo di carta con il quale prima che arrivasse Marconi il consiglio comunale all’unanimità aveva chiesto di procedere in tal senso.

Su una cosa siamo sempre stati d’accordo: il porto è della città. Nessun magnate russo, turco, del Kuwait o americano (queste le voci messe in giro) e nessun Marconi di casa nostra potrà mai impedirci con una sbarra o un cancello di fruire di un ipotetico “Marina“. Noi abbiamo un porto, quel porto “è” Anzio. Non dimentichiamolo.

Porto, il sindaco si rimangia la parola sulle quote. Comune alle strette

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Peccato che lo streaming non ci fosse e che non si possa postare qui il suo intervento. Fortuna che la memoria ancora ci assiste e che ci saranno – da qualche parte – i verbali della seduta. Perché ricordiamo bene il consiglio comunale del 30 settembre e le parole del sindaco Luciano Bruschini che dava il “benservito” al socio privato della Capo d’Anzio. Di più, dava la sua “parola d’onore” che “entro ottobre” avrebbe attivato le procedure per riprendersi le quote, gestire tutto con il 100% della società e procedere a una nuova gara.

Abbiamo già sottolineato che il sindaco ormai sull’argomento naviga a vista. Ma prima d’ora se c’era una cosa alla quale teneva – e della quale ci fidavamo – era la sua parola d’onore. Peccato non mantenerla. Soprattutto peccato non informare compiutamente la città su come stanno le cose sul porto. Ancora di più: peccato non dire che mentre si va in consiglio e si parla di riprendersi le quote, un mese e mezzo dopo si firma con Marconi un’intesa che conferma quello che era stato fatto in assemblea. Vale a dire che si va avanti “a step” e nel frattempo si prepara un nuovo bando di gara.

Unica via d’uscita per non far fallire la Capo d’Anzio.

Al solito, però, il sindaco ama prendere tempo e ci sono da fare i conti con gli ormai ex concessionari che non hanno ancora firmato le “manleve” alla Capo d’Anzio. I cantieri sono in dirittura d’arrivo e il loro studio legale – sembra – sta ultimando i dettagli con la società. Un paio di circoli velici si sono messi di traverso, nemmeno il porto fosse loro. La vicenda ormeggiatori – che intanto disconoscono la Capo d’Anzio e vogliono parlare solo con il primo cittadino – non è più stata definita ed è quella più spinosa.

Ora è chiaro che la concessione ce l’ha la “Capo d’Anzio” che in qualche modo deve entrare in possesso delle aree e/o consentire a chi le sta usando di continuare la sua attività. Senza firme, il prossimo passo è chiamare i carabinieri. Ipotesi di fronte alla quale il sindaco ha chiesto ulteriore tempo. Che non c’è, a meno che si portino i libri in tribunale.

Come in consiglio d’amministrazione è stato fatto notare praticamente all’unanimità. Avere al 31 dicembre i canoni degli attuali concessionari consente se non finanziariamente almeno da un punto di vista contabile di invertire la rotta, non averli significa ricapitalizzare la società o fallire. Siccome il Comune non può mettere un euro nella ricapitalizzazione è chiaro che ormai è all’angolo. Anzi, se le cose naufragassero Marconi – ormai il padrone di fatto della situazione – sarebbe pronto a chiedere il risarcimento.

In tutto questo inutile chiedere al sindaco di spiegare ai cittadini, ancora oggi proprietari ciascuno di un pezzetto di quel 61% di quote pubbliche, cosa sta succedendo. Non l’ha mai fatto e oggi – se decidesse di farlo – sarebbe meno credibile, perché se uno non rispetta nemmeno la parola d’onore…

Porto, almeno Marconi ci fa sapere…

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Chi l’avrebbe mai detto. Occorre ringraziare il socio privato della Capo d’Anzio, Marinedi ovvero Renato Marconi, perché almeno qualcosa riusciamo a sapere di quello che accade con il progetto del porto.

Il sindaco dopo aver solennemente detto in Consiglio comunale che intende fare un nuovo bando di gara per la realizzazione dell’intero bacino e che vuole riprendersi le quote, vede avvicinarsi la scadenza del 31 ottobre e della sua “parola d’onore” rispetto all’avvio delle procedure per riottenere il 39% e dà l’impressione di continuare a  navigare a vista.

La Capo d’Anzio, invece (all’assemblea della quale il sindaco ha dato il via libera) procede con il progetto per fasi, continua i colloqui per i posti di lavoro, pubblica sul sito Marina di Capo d’Anzio registrato dal socio privato il progetto di fase uno e due. E’ quello che ai cittadini dovrebbe far vedere il Comune, proprietario sempre del 61%, ma che continua invece a essere nascosto.

Grazie a Marconi, allora, vediamo disegni diversi da quelli che avevamo finora. Sappiamo che nella fase uno i posti barca saranno 145 (69 da 8 metri, 10 da 10, 26 da 12, 21 da 15, 6 da 18, 4 da 21, 5 da 25, 2 da 30 e 1 ciascuno da 40 e 50) e verranno sistemati in parte nell’attuale banchina di sottoflutto del moletto Pamphili e in parte proprio di fronte a circoli e cantieri, nel cosiddetto “pontile di riva”, quindi nella “testata” del moletto della piccola pesca, nella zona sottostante ai ristoranti e fino a dove si trovano ora gli aliscafi, con lo spostamento di parte delle 72 paranze, mentre ulteriori spazi saranno recuperati verso la punta del molo. A proposito della zona sotto i ristoranti – per capirci – è quella dove secondo il progetto definitivo doveva sorgere una strada che con questa soluzione sparisce.

La fase due, invece, porterà a 558 posti per il diporto (64 da 8 metri, 183 da 10, 22 da 12, 101 da 14, 5 da 15, 107 da 16, 75 da 18, 2 da 30, 1 da 40 e 1 da 50)  e quelli in più rispetto alla soluzione precedente si ricaveranno partendo con un pontile centrale da quello “di riva” dal quale si dipaneranno altri otto pontili mobili.

La fase tre non c’è, ma sarebbe – ormai solo teoricamente, stando alle carte – quella del completamento del progetto per il quale si è ottenuta la concessione. Come si procede? La Capo d’Anzio non ha strade diverse dall’iniziare da questo progetto diciamo di emergenza. Perché la società non ha soldi, deve ripianare i debiti con urgenza o porta i libri in Tribunale. Il sindaco – che continua a tacere con i cittadini, a dire in assemblea della Capo d’Anzio una cosa e in consiglio comunale un’altra – sa che allo stato la situazione è questa. Può procedere come meglio ritiene, ma si ricordi che il 61% non è suo ma della città. Che ha il diritto di essere informata.

Porto, Capo d’Anzio al fallimento. Corsa contro il tempo

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La verità viene a galla. A fatica, dovendo passare per visure camerali perché la trasparenza non è di questo Comune e tanto meno della controllata “Capo d’Anzio”, ma alla fine si arriva al risultato. Che è di una semplicità disarmante: la società che deve realizzare il nuovo porto è al fallimento e l’unica strada per non ricapitalizzare o portare i libri in Tribunale è quella di ridurre a meno di un terzo del capitale sociale le perdite nell’esercizio 2014.

Ecco la verità, emerge dal bilancio 2013 pubblicato integralmente nei giorni scorsi sul sito della Camera di commercio ma che – da cittadini “proprietari” del 61% della Capo d’Anzio – dovevamo conoscere molto prima. La società si gioca le ultime carte, “porta a nuovo” la perdita di bilancio accumulata nel 2013 pari a 257.572 euro e arriva a debiti totali per 1 milione 673.762. Ai quali vanno aggiunti quelli dell’esercizio in corso, destinato nelle intenzioni dell’assemblea dei soci al rilancio della Capo d’Anzio.

O al suo fallimento.

E’ tra le carte della nota integrativa, delle relazioni del revisore e del collegio dei sindaci, dal verbale dell’assemblea alla quale il sindaco risulta “in collegamento telefonico” che si capisce ciò che andiamo dicendo e chiedendo da mesi. E’ da quelle che carte che si comprende l’ultimo bluff di Luciano Bruschini in Consiglio comunale, quando dice che Marconi può anche accomodarsi. Lo dice dopo aver preso la concessione totale, è vero, ma dimenticando o forse “non sapendo” quello che è nero su bianco nei verbali e nel bilancio della Capo d’Anzio. Che ha una sola strada se non vuole ricapitalizzare – e il Comune non ha i soldi per farlo – o fallire. Il secondo punto dell’assemblea del 21 luglio è “Deliberazioni ex articolo 2446 codice civile”. Quello che afferma che se hai perdite superiori al capitale sociale o le riduci entro l’anno dopo o ricapitalizzi o chiudi. Il presidente Luigi D’Arpino sceglie, inevitabilmente, la prima strada: “In considerazione dell’avvio imminente delle attività operative susseguenti alla consegna delle aree del 2 luglio 2014 – che consentiranno di conseguire i primi ricavi con l’obiettivo, a fine 2014, di coprire anche parzialmente le perdite anzidette – propone ai soci di rinviare a nuovo la perdita (…) affinché eventualmente gli stessi attivino relativi adempimenti necessari a ridurre a meno di terzo la perdita”.

LE MODALITA’

Il sindaco era al telefono, è vero, e magari la relazione sulla gestione è “tra le tante carte che mi capita di non leggere” – come disse sul parere che confermava l’incompatibilità di Placidi, ma come uscire dal fallimento è scritto lì. La gestione “si è incentrata principalmente nel ripianificare l’intera operazione per trovare percorsi alternativi che consentissero la realizzazione dell’investimento”. Così “con il supporto del nuovo socio Marinedi, si è proceduto a rivedere il progetto complessivo per introdurre una nuova modalità di realizzazione per fai che, riducendo il fabbisogno finanziario iniziale, consenta l’avvio del nuovo porto turistico di Anzio”. La conferma a quello che si sostiene da tempo e che fino a qualche mese fa lo stesso sindaco aveva affermato arriva nelle righe successive: “Il nuovo piano aziendale prevede l’avvio della gestione del bacino attuale, a seguito di un investimento iniziale ridotto alle sole infrastrutture amovibili per consentire l’ormeggio di circa 190 imbarcazioni; con l’avvio delle attività operative, potranno consegnarsi ai prenotatari i primi posti barca destinati a Dolt (il diritto di ormeggio a lungo termine, ndr) incassando i relativi importi e in tal modo finanziando l’avvio della seconda fase”. E cosa prevede questa seconda fase? E’ scritto sempre lì, ma nessuno finora ce lo aveva detto: “Ampliamento del bacino portuale attuale, secondo la configurazione prevista nel progetto definitivo, per ospitare sino a circa 580 posti barca e relativi servizi a terra e a mare. Ultimata la seconda fase, in considerazione anche dell’andamento del mercato e cercando di apportare migliorie tecnologiche e ambientali al progetto, si procederà alla terza fase che prevede il completamento del progetto definitivo”. Questo è nero su bianco, mentre il 30 settembre il sindaco in consiglio comunale ha sconfessato l’assemblea alla quale – sia pure per telefono – era presenta anche lui. Nel capitolo relativo ai fattori di rischio “si ritiene che con l’avvio delle attività operative e i primi incassi che si prospettano nell’esercizio corrente potrà essere superato”. E senza? E se non si va più “a pezzi” come ha detto il sindaco e si torna alla gara? Si fallisce… Perché le previsioni messe a bilancio sono quelle e “gli amministratori ritengono che per effetto della rimodulazione e rilancio dell’iniziativa” si possa superare la crisi. Altrimenti no. E lo si deve – dovrebbe fare – “in base al piano economico finanziario approvato nel dicembre 2013”. Piano che quindi esiste – finalmente ne veniamo a conoscenza – ma del quale i cittadini non sono stati messi al corrente. Nonostante siano “proprietari” del 61%

I REVISORI

La sottoscritta rinnova l’impegno auspicando un’immediata copertura finanziaria mediante apporto finanziario dei soci”. Lo scrive Patrizia Cudoni, revisore legale della società. Si riferisce a quanto aveva già suggerito il collegio sindacale l’anno precedente. Ma dice anche altro, facendo propria la relazione con la nuova modalità di realizzazione, il numero di posti barca previsti e quant’altro: “Su tali iniziative gli amministratori hanno ritenuto opportuno redigere il bilancio nel presupposto della continuità aziendale”. Anche il collegio dei sindaci prende atto della relazione, dei nuovi sviluppi, ritiene che portare a nuovo l’ulteriore perdita sia “conforme al dettato normativo” ma auspica “una immediata copertura mediante ripatrimonializzazione con apporti finanziari dei soci”.

LE CURIOSITA’

Tra i debiti della società a dicembre 2013 ci sono ancora 143.378 euro del progetto “Life” i soldi del quale – è stato ammesso in consiglio comunale – arrivati dall’Unione europea, sono stati spesi per altro. Ci sono, inoltre, debiti verso i componenti del consiglio d’amministrazione per 82.356 euro. Quando Luigi D’Arpino dice che fa il presidente gratis è vero, nel senso che non percepisce il rimborso previsto ma questi è regolarmente iscritto a bilancio per lui come per gli altri che prima o poi dovranno averlo, salvo rinuncia. Non c’è traccia, invece, segno che è stato proposto ma mai attuato del “prestito a titolo fruttuoso” di 200.00 euro che il socio privato aveva fatto mettere a verbale lo scorso anno.

IL QUADRO

E’ forse conoscendo questa situazione e il bilancio che la Banca Popolare del Lazio ha spinto per la nuova fideiussione. Se davvero l’opera fosse pronta a partire e ci fosse qualcuno interessato al nuovo bando annunciato dal sindaco, gli ormai circa 900.000 euro dovuti all’istituto di credito non sarebbero un problema di fronte a più di 100 milioni di investimento. Invece quello che emerge è una sostanziale incertezza e l’assoluta necessità di incassare – i canoni demaniali, gli affitti dei 190 posti, le 25 prenotazioni e tutto il possibile – per ridurre il debito ed evitare di ricapitalizzare (cosa che il Comune non è in grado di fare) o portare i libri in Tribunale. Alla Capo d’Anzio, comunque, sembrano “dimenticare” sia l’accordo di programma sia l’atto d’obbligo con il Comune. E’ altrettanto evidente che la società si è mossa, anche con le lettere ai concessionari, la ricerca di personale, i bandi, sulla base di quel pianto. Ne deriva che quanto ha affermato Bruschini in consiglio comunale non solo è una clamorosa inversione di tendenza o “strategia” precisa rispetto a quanto sostenuto prima, ma è a dir poco difficile da realizzare. Forse il socio – in quanto a strategia – è stato più lesto del primo cittadino, al punto di far mettere nero su bianco quali erano le novità della Capo d’Anzio “con il supporto di Marinedi”.

Siccome il sindaco spesso “non sa”, sono a sua disposizione bilancio e relazioni che comunque dovrebbe avere, a meno che in Comune abbiano fatto qualche brutta fine. L’invito è a rileggere in particolare le pagine 16, 18 e 24.

Porto, come nulla fosse. E la confusione continua

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Sorprendono le dichiarazioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’arpino, che come se nulla fosse accaduto in questi giorni continua a parlare del nuovo porto. Il presidente è persona intelligente, ha amministrato, sa bene che nulla è come prima dopo due fatti. Il primo è relativo alle dichiarazioni del sindaco in Consiglio comunale e alla sostanziale sconfessione di quanto fatto finora da D’Arpino e dall’amministratore delegato, Enrico Aliotti. L’idea di un porto “a pezzi” – usiamo le parole del sindaco che è anche azionista di maggioranza – non va più bene. Si farà una nuova gara per la realizzazione dell’intero progetto. Siccome è difficile immaginare che D’Arpino e Aliotti – il primo indicato dal Comune, il secondo da Marinedi ovvero Renato Marconi – abbiano agito senza sentire i rispettivi proprietari delle quote, è evidente che ormai il sindaco la pensa in maniera diversa dal “suo” presidente.

Il secondo – e D’Arpino nell’intervista se la cava come il sindaco, cioè dicendo di non sapere – è che l’1 ottobre non è successo nulla di quanto la Capo d’Anzio con logo Marina di Anzio ha scritto ai concessionari. Nessuno si è spostato (parliamo degli ormeggiatori) e pochi hanno firmato. Anzi, più di qualcuno si è rivolto a un legale.

Attuare certi processi non è semplice, ma chiaramente qualcosa – l’ennesima – non quadra in ciò che è stato messo in piedi.

In tutto ciò nessun cenno alle tensioni della riunione con gli ormeggiatori in Comune, tanto meno alle vicende che restano aperte sul piano finanziario dell’opera o sulla “virata” del sindaco. A meno che, procedendo come si fa ormai da anni per tentativi ed errori, D’Arpino non sapesse delle intenzioni di Bruschini e avalli, oggi, la sua posizione.

La confusione continua.

Porto operativo (?!) in vendita a Genova, ma non sappiamo quale…

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Lo indicano tra i “marina” operativi. E con l’intera rete si sono presentati a  Genova dove – si legge testualmente su facebook la Capo d’Anzio S.p.A. e la Marina di Capo d’Anzio stanno ottenendo uno straordinario interesse tra il pubblico del salone nautico . Siamo passati dal “tanto non si farà mai” dello stand di Italia Navigando, qualche anno fa, alla falsa indicazione di un porto operativo che tale non è. Soprattutto, cosa sta proponendo il socio privato della Capo d’Anzio a Genova? L’interesse è basato su quale proposta?

Perché ormai siamo alla farsa su quanto avviene intorno al progetto della Capo d’Anzio. L’ingegnere Renato Marconi doveva essere già in Liguria mentre il sindaco, Luciano Bruschini, annunciava in consiglio comunale che l’idea del Comune è una e quella del privato è un’altra. E che si farà come dice il Comune, il quale voleva la concessione totale e adesso che l’ha ottenuta si riprenderà le quote un tempo di Italia navigando e poi di Mare 2 spa quindi Marinedi ovvero dello stesso Marconi.

Peccato non essere a Genova per sentire dal vivo cosa si dice di Anzio e se il porto – che è nelle condizioni a tutte note – viene “venduto” o meno, se è inserito o non nelle promozioni che fa il gruppo rispetto ai transiti e alla formula “Qui e là”…

Serve chiarezza, lo ripetiamo, e non c’è. Anzi, dopo l’uscita del sindaco, il rapporto da chiarire con il privato, la fideiussione in bilico se Marconi non la firma, le tensioni delle quali si parla tra il presidente D’Arpino e gli ormeggiatori nel corso dell’ultimo incontro in Comune, la situazione ha finito di ingarbugliarsi.

Porto, tutto cambia. Anzi no. Improvvisando

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Tutto cambia affinché nulla cambi. Quello che ci insegna il Gattopardo è più che mai attuale ad Anzio, dove sulla vicenda porto è ormai vero tutto e il suo contrario. Proviamo a fare ordine: Marina di Capo d’Anzio – ci spiegano che il “brand” è questo… – scrive ai concessionari e li invita ad assumersi la responsabilità della propria attività in questo periodo. Agli ormeggiatori, però, scrive di più: aree da liberare entro il 30 settembre. L’idea di fondo è chiara: gestire gli spazi attuali degli ormeggiatori per incassare soldi e risanare la società, unendo a questo anche i canoni degli altri concessionari. Lo “sfratto” – anche se tecnicamente non è tale – è firmato da Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, e da Enrico Aliotti, amministratore delegato della stessa società per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi. Non importa l’accordo sottoscritto in passato dagli ormeggiatori.

La strategia della società – meglio, di chi formalmente la rappresenta – fino a qualche giorno fa era chiarissima: gestire ciò che si poteva, andare avanti “a pezzi” come il 30 settembre ha affermato il sindaco in consiglio comunale. Lo stesso Luciano Bruschini ha detto che Marconi può pure accomodarsi, che la maggioranza ce l’ha il Comune e si fa come dice lui, che l’obiettivo era quello di avere la totale concessione e che adesso che c’è si procederà con una nuova gara. Per questo non aveva mai dato corso alla richiesta di restituzione delle quote dopo che Italia Navigando prima e Marconi poi non avevano trovato i fondi previsti dai patti parasociali entro un anno. Adesso lo farà e si è impegnato – dando la sua parola d’onore – a dar corso alla richiesta entro ottobre.

Di più, il sindaco ha detto che non era a conoscenza – d’altro canto, non sa mai niente… – della lettera agli ormeggiatori e che li aveva ricevuti e tranquillizzati. Il giorno dopo in tal senso ha diffuso anche un comunicato.

Tutto bene, evidentemente, al punto che gli ormeggiatori sono rimasti lì, Aliotti e D’Arpino non hanno battuto ciglio e sono rimasti al loro incarico come nulla fosse, dopo aver lavorato mesi a questo passaggio che era semplicemente gestionale, in attesa di tempi migliori. Delle due l’una: o sono d’accordo con l’inversione di tendenza del sindaco e gli sta bene che per gli ormeggiatori – ad esempio – non cambi nulla o non lo sono ma preferiscono restare al loro posto anziché dire: “Abbiamo lavorato per altro, lo sapevate tutti, grazie e arrivederci”. Chi vivrà vedrà, come per il porto del resto. Abbiamo capito che è così che si procede. Improvvisando.

Il porto che poteva già esserci, la chiarezza indispensabile

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La ricostruzione di Candido De Angelis rispetto alla vicenda porto, fatta ieri in Consiglio comunale, è fedele a quanto accaduto in questi anni. Non c’è alcun dubbio che se Anzio fosse stata trattata dalla Regione come Fiumicino e Formia oggi avremmo un porto realizzato. Alle prese con la crisi della nautica, certamente, ma operativo. I se e i ma non fanno la storia, però ricordare – come ha fatto l’ex sindaco – gli incontri con autorevoli personaggi dell’imprenditoria italiana nel settore e le aspettative che c’erano nell’ambiente, le trattative ai massimi livelli con l’allora amministratore di Invitalia Arcuri che controllava Italia Navigando e “messo lì da D’Alema”, serve a capire una storia travagliata. Giocata, spesso, lontano da Anzio.

La chiamano “politica” ed è grazie a quella che hanno bloccato – con pareri a soggetto – un porto che era fatto. Lo affermò in una lettera al Pd alla quale mai nessuno degli interessati ha replicato l’allora assessore regionale e oggi senatore Bruno Astorre in merito al famoso convegno al Lido Garda: “Chi veniva a Roma a chiedermi di bloccare l’opera si è distinto per una sola cosa: tacere“. Indicava nome e cognome di un autorevole esponente delle varie trasformazioni del Pd, personaggio ancora molto “sentito” da una componente del partito. Evito di nominarlo, con lui ho chiuso da tempo, come con  i politici che mettono l’arroganza davanti a tutto quando gli mostri l’evidenza.

Il porto era fatto, con un piano finanziario allora credibile e oggi inesistente. Sì, adesso che c’è la concessione di entrambe le aree si rischia di essere arrivati tardi o di dover cedere la società per la “spending review”. Intanto continuiamo a non sapere – nero su bianco – dove si trovano i soldi di quella che viene definita una “start up” dopo quattordici anni…

Peggio, si rischia che il socio privato che ci siamo ritrovati – sempre grazie alla “politica” pure trasversale – non firmi la fideiussione che invece ha deliberato il consiglio comunale perché il sindaco ha svelato la sua “strategia” e detto che il porto era e resta quello e per lui Renato Marconi può anche accomodarsi. E che si darà corso a quanto previsto dai patti parasociali: Italia Navigando e chi ne ha preso il posto non hanno portato i soldi entro un anno dalla concessione, le quote tornano al valore nominale al Comune.

Lo sosteniamo dal primo momento, ribadendo la necessità che le quote siano del Comune e che questi decida se e come procedere anche in caso di eventuale cessione della società. Il sindaco – dice per precisa scelta – finora la pensava diversamente e dava a Mare2/Marinedi/Marconi ampia carta bianca.

Ora, l’ingegnere deve andarsene e non ci piove, può avere tutti i difetti di questo mondo, non ci sarà simpatico, ma è chiaro che adesso reagirà. Al suo posto, dopo l’inversione a U di Bruschini, chiunque farebbe la stessa cosa. E senza la fideiussione – che va firmata da entrambi i soci – la banca passerà agli atti esecutivi. Ci saremo levati di torno (forse) Marconi ma avremo un problema di non poco conto se come ha detto il sindaco replicando a De Angelis quella fideiussione “l’avresti portata così in consiglio se oggi fossi stato qui al mio posto”. Cosa succede senza? I se e i ma non fanno la storia, per questo continuiamo a chiedere una sola cosa: chiarezza.

Porto, il gioco a chi è più furbo e gli insostenibili “non so”. Benservito (?) a Marconi

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

C’è voluta la discussione in consiglio comunale sulla fideiussione a favore della Banca Popolare del Lazio sul debito contratto dalla Capo d’Anzio per sapere, finalmente, qualcosa in più sul progetto del nuovo porto. Il sindaco, dopo mesi di silenzio, ha svelato qualche “mistero“, ha confermato la poco piacevole abitudine dei “non so” negando persino l’evidenza, ha continuato a non rispondere a qualche perplessità neanche sollecitato – in questo – dall’opposizione.

Primo punto: il porto resta quello, sarà pubblico e Renato Marconi o ne prende atto e restituisce le quote sulla base dei patti parasociali o si andrà “in Tribunale e deciderà un giudice, era ed è importante mantenere operativa la società“. E’ stata – lo ha pubblicamente detto il sindaco – “una strategia“. Già perché Bruschini non ha mai dato corso all’ordine del giorno del 2012 votato all’unanimità per riprenderci le quote di Italia Navigando poi passate a Mare 2/Marinedi e cioè Marconi senza che queste trovassero i soldi a un anno dalla concessione, poi ha votato contro la delibera che lo impegnava a riprendersele e oggi “liquida” l’ingegnere: “Lui ha un’idea, noi un’altra, se è d’accordo bene altrimenti pazienza, noi siamo la maggioranza della società e andiamo avanti“. Arrivederci e grazie. Cosa che non ha detto prima perché “non mi fido più di nessuno, non so chi ha rapporti con Marconi, quindi ho preferito tacere“. Non solo, con questa “strategia” il sindaco ha ottenuto il suo obiettivo- è stato sempre lui ad ammetterlo – cioè la totalità della concessione e oggi la realizzazione dell’opera è più appetibile in una nuova gara per la quale sarà presto pubblicato il bando. “Sarà come prima” – ha confermato Bruschini, dicendo pure che è solo invertito il cronoprogramma. Nessuno gli ha chiesto se sono confermate anche le opere pubbliche previste dall’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio o se la base di gara sarà ridotta come si dice. Perché se nessuno si è fatto avanti nel 2013 con una base di 193 milioni è difficile che altri lo facciano oggi, a meno che la “strategia” non preveda ancora altro…

Da Bruschini – che ha tenuto con il suo predecessore Candido De Angelis un lungo dialogo come se la vicenda riguardasse solo loro – abbiamo appreso anche di non aver sbagliato sinora su diverse questioni. La prima era – ed è, supponiamo – l’idea di Marconi di procedere “a pezzi” e di fare cassa. Soluzione che Bruschini sostiene di non condividere e che, dobbiamo dedurre, ha fatto parte del suo disegno. La seconda è che non c’è un piano finanziario alla base della nuova fideiussione – illegittima secondo il Pd perché la Capo d’Anzio tutto è fuorché una “start up” dopo 14 anni… – e che la restituzione dei 60.000 euro al mese alla Banca Popolare del Lazio, dopo il fallimento di due piani di rientro, si farà con i soldi dei canoni demaniali. Le procedure messe in atto finora, altra conferma a ciò che andiamo chiedendo da tempo, sono servite a portare la società a fare “cassa” perché il debito aumenta anno dopo anno. Il resto? I 25 posti prenotati, il Consorzio al quale ha lavorato Marconi per reperire imprese, l’avvocato “porta a porta” a far firmare i contratti, il prestito di 200.000 euro “a titolo fruttuoso” di Marconi alla Capo d’Anzio? Abbiamo scherzato, evidentemente.

Ma il piano finanziario? Ha provato a chiederlo Cristoforo Tontini, liquidato appunto con la vicenda dei canoni. Il resto dei soldi? “Chi vince la gara si accollerà le spese sostenute fin qui. Se poi andrà male potremo sempre vendere una società che oggi a mio parere vale almeno 10 milioni di euro“.

Spese di Marconi e del suo studio comprese, immaginiamo, perché l’ingegnere che intanto inseriva nella sua Marinedi – la rete dei porti del Mediterraneo – anche il “Marina di Capo d’Anzio” non starà certo a guardare dopo essere stato liquidato in questo modo e dopo aver provveduto a una serie di lavori per conto della società. Già, pensavamo che Marconi facesse il furbo registrando il sito a suo nome, creando il nuovo logo, invece Bruschini è pronto a riprendersi le quote e  a fare causa. Anzi, se l’ingegnere voleva fare il furbo, il sindaco lo è stato più di lui alla luce di quello che si è sentito in Consiglio. Vedremo se dopo aver ignorato l’ordine del giorno unanime sulle quote pubbliche ora Bruschini rispetterà l’impegno e la “parola d’onore” data alla minoranza di De Angelis per riprendersi il 39% avviando la procedura “entro ottobre“.

Tutto questo dopo aver ignorato – arrivando spudoratamente a negarne l’esistenza durante il dibattito  – l’esistenza di due pareri legali che lui stesso ha fatto chiedere allo studio Cancrini. Il primo sul da farsi con Italia Navigando/Marconi quando sono state trasferite le quote della società pubblica alla Mare 2 spa dell’ingegnere (e dove si consigliava già due anni fa, quando di fideiussione non si parlava ancora, un arbitrato), il secondo sullo scenario in caso di vendita delle quote stesse. Come al solito Bruschini “non sa” – questo ha detto a De Angelis – eppure ci sono addirittura determine dirigenziali che pagano quei pareri… E il sindaco rasenta il ridicolo quando dice di ignorare la lettera agli ormeggiatori e afferma “l’ho letta solo questa mattina…” Per piacere! Dobbiamo fidarci della parola d’onore però, magari vale più della volontà unanime del Consiglio comunale.

Intanto dopo mesi sappiamo qualcosa in più di un percorso tortuoso e di una strategia messa in atto all’insaputa di tutti. Ha fatto bene o male il sindaco? Da un primo cittadino ci si aspetta chiarezza, sempre. Ecco perché ribadiamo che la città merita risposte certe ed è bene che si faccia chiarezza sull’aspetto societario – perché da domani Marconi rischia di diventare un “nemico” e non un semplice socio di minoranza, Italia Navigando dovrebbe insegnare qualcosa  – e su quello finanziario. Anche qui, non si può liquidare la questione dicendo “a fare le cose con i soldi sono bravi tutti, è farle senza che è difficile“. Non parliamo di comprare una casa, ma di realizzare o meno l’impresa che dovrebbe rilanciare Anzio. Senza sotterfugi, strategie, imbarazzanti quanto insostenibili “non so“, fideiussioni per una “start up” costituita nel 2000  e priva di un piano finanziario degno di tale nome. No, così il rischio è di finire di incartarsi. L’ultima cosa che serve al porto e alla città