Un progetto diverso e senza “dinosauri”, per Anzio

Faccio mio l’intervento che Valerio Pollastrini ha postato su facebook:

valeriopollastrini

A proposito della politica…
Tante volte ho ascoltato quelli “bravi”, i professionisti della politica locale distinguere tra azione politica e azione personale. Come se le due cose potessero scindersi…come a dire che qualunque porcata perpetrata in nome della politica lasciasse intatta l’immagine della persona. Ebbene, io che politico non sono, io che spero che alle prossime elezioni vi siano persone in grado di scalzare una schiera di dinosauri capaci di tenere un paese intero sotto la cappa dei propri interessi, invito costoro a buttarla proprio sul personale. Non cadiamo nel tranello di spersonalizzare l’operato del politico…perché è quel politico che sta mandando a puttane il futuro di generazioni intere di ragazzi.
Basta ossequi, nessun onore delle armi per lo zio anziano, nessuna remora per il cugino o per quello che in fondo è simpatico. Basta: chi fotte il futuro dei nostri ragazzi va trattato da feccia. Ripeto: LA QUESTIONE È PERSONALE!” 

E riporto il mio pensiero, rivolto a lui e a quanti seguono questo spazio di informazione  e proposta: “Caro Valerio  hai perfettamente ragione. Io sono convinto che con te e altri – al di là delle rispettive idee di provenienza – su alcuni punti concreti si possa e si debba ragionare. Abbiamo iniziato a farlo con Chiara Di Fede. Oggi – a proposito di personale – il sindaco Luciano Bruschini ha nuovamente “investito” chi lo aveva preceduto, Candido De Angelis, ed era stato poi suo avversario nel 2013. Loro, chi finge di opporsi, chi si gira dall’altra parte, chi ha contribuito a tutto questo sono l’avversario da battere. E a proposito di personale, al contrario di chi si affanna a indicare sindaci, occorre partire da quello che ci unisce, per il nome c’è tempo. Prima un progetto serio, credibile, condiviso“.

L’idea di #unaltracittà parte da qui, ora avanti a cercare quello su cui siamo d’accordo. Per Anzio. Se riusciremo, bene, altrimenti pazienza. Ma basta “dinosauri“, grazie.

Bruschini, magari i ripensamenti. Fallimento totale

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Magari fossero solo i ripensamenti dei quali scrive inliberauscita. Può accadere, non dovrebbe farlo con tanta costanza un sindaco ma fu lui stesso – tornando a candidarsi dopo avervi rinunciato – a dichiarare a chi scrive che “solo gli sciocchi non cambiano mai idea“. Deve averne fatto un “must“, ma non è questo il punto.

Il fallimento di ormai quasi nove anni della gestione di Luciano Bruschini è totale e sotto gli occhi di tutti, tranne i suoi “fedelissimi” o quelli che sul carro debbono starci – o provano a riavvicinarsi – perché altrimenti non avrebbero più la posizione privilegiata di uno status politico dal quale poter vedere più da vicino, in Comune, vicende personali o di amici degli amici.

Un sindaco può stare simpatico o meno – e Luciano a me lo è, non lo frequento da tempo ma ho sempre avuto dialoghi franchi e piacevoli con lui – ma poi insieme alla sua coalizione va giudicato su quello che ha fatto. Ebbene, ripeto, magari fossero solo i ripensamenti…. Perché se leggiamo i suoi programmi dal 2008 a oggi non troviamo una, dicasi una, cosa iniziata e finita. Sì sì, i problemi finanziari, le nuove leggi, tutto quello che vi pare, ma l’unica opera per la quale Bruschini può dire di avere centrato l’obiettivo è la statua di Nerone. Meglio di niente, dirà qualcuno, ma nulla per la città e il suo sviluppo. Vogliamo leggere un pezzo dell’ultimo programma? Quello, fra l’altro, avversato da chi oggi corre ad allearsi?

Eccolo:

“Il rilancio economico del territorio e di conseguenza l’occupazione può passare solo attraverso tre grandi direttrici e cioè:

  1. Realizzazione del nuovo Porto attivando un programma di stralci funzionali e rivisitando gli oneri e le obbligazioni a carico delle imprese;
  2. Realizzazione della città Artigiana ma anche la possibilità che nella stessa area vi si possa insediare un polo nazionale di ricerca.

  3. Verifica del contenzioso tra Comune e Stato per l’apertura del casinò o casa da gioco al fine di avere chiarezza sui successivi procedimenti legali anche in sede europea”.

Qualcuno li ha visti? Il porto è morto e sepolto e la storia che la colpa è del centro-sinistra (che ne ha, eccome, per non aver dato il via libera nel 2006) non regge più se in sei anni di concessione non è stato messo un mattone e si è solo creato il contenzioso con le cooperative. La città artigiana? Non pervenuta. Il casinò? Ma quando mai…. Ecco, questo è solo una parte del programma, poi ci sono le varie promesse – da Neropoli al Central Park – e una città allo sbando.

Il regalo di fine mandato? Le due centrali e il centro di stoccaggio a Sacida. Ha ragione Candido De Angelis – che però con chi ha voluto quella situazione va ad allearsi – gli imprenditori se non sono stati chiamati, probabilmente vengono sapendo di trovare qui terreno fertile.

E non è un ripensamento, ma una pantomima quella del sindaco che annuncia il principio di precauzione, ci ripensa, lo nega, poi parla di un’ordinanza che fatica a vedere la luce. Avrebbe fatto più bella figura a dire: sono progetti compatibili, non inquinano, portano sviluppo e lavoro e io li voglio insieme alla mia amministrazione. Invece si arrampica sugli specchi, lasciando a chi verrà dopo di lui un fardello enorme e alla città un’area che può ospitare i rifiuti pari a quelli prodotti in provincia  di Viterbo  Così come sono un pannicello caldo le varie proposte che si leggono. Perché il primo impianto – con parere favorevole del Comune di Anzio e il sindaco sta bene a dire che non sapeva – si farà. Speriamo si possa intervenire sugli altri.

Poi Bruschini ha avuto i voti e ha governato, con le alleanze che si prospettano forse il centro-destra lo farà ancora, i cittadini sono sovrani ma lasciate almeno la libertà di dire che a programmi e promesse è corrisposto il nulla.

In #unaltracittà, quello che si dice va realizzato. Altrimenti se ne prende atto e si passa la mano.

ps, ai benpensanti o a quanti sono in malafede, a chi fa politica nei bar o perde le ore in “ragionamenti” che portano da nessuna parte dico di stare tranquilli. Ripeto che lavoro per il Messaggero (e lo sanno, sono andati a rompere le scatole…) e mi diletto con questo blog. Se voglio dire qualcosa, lo faccio qui. Non ho bisogno del Granchio – del quale resto un orgoglioso fondatore – o di Inliberauscita o Controcorrente per esprimermi. Tanto meno li “controllo“. Finora non mi avete appioppato il Clandestino, ma se volete fate pure. Ah sì, avete ragione, parlo con tutti, ho ottimi rapporti, nessun preconcetto e penso di saper valutare.  Fatemi citare Pierangelo Bertoli: “le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi è maturo al punto giusto” ma anche Ligabue e la sua fortunatissima: “Non mi rompete i co….” 

 

“Buffoni” mancava. Coraggio Luciano, ancora 4-5 consigli

bruschiniconsigliobiogas

Le urla Buffoni buffoni” in consiglio comunale, ieri, fanno il paio con le monetine lanciate contro i politici in processione ad Anzio una ventina di anni fa. Molti di quelli che siedono in Consiglio c’erano già, altri sono la discendenza naturale di una classe politica al capolinea, altri ancora si sono presto adeguati.

Chi aveva creduto al “principio di precauzione” promesso dal sindaco era, diciamolo, un povero illuso. E piacerebbe essere smentiti, ma almeno un impianto lì a Sacida ce lo troveremo, era d’accordo anche il sindaco tramite l’assessore Placidi, hai voglia a chiedere pareri e studi… Sugli altri si vedrà, ma le grane spetteranno probabilmente al successore di Bruschini.

Ieri si votava un documento proposto dal gruppo di De Angelis che era, seppur minimo, un tentativo di mettere una pezza. E’ passato con i consiglieri fidati di Placidi che non c’erano e se c’erano si sono allontanati, oltre a il voto contrario del Pd che sull’argomento in generale ha poche idee e pure confuse, ma comunque in Consiglio non aveva portato una alternativa. Se sarà utile o meno la proposta di Fontana, lo vedremo. C’era l’alternativa della retroattività, proposta da Città futura, ma sulla quale ci si è ben guardati di discutere per il “clima” che si era creato.

Intanto il sindaco Bruschini ieri si è preso insulti che in passato non avrebbe tollerato, ma d’altro canto se uno dà degli “imbecilli”  ai cittadini su un comunicato ufficiale, poi quelli minimo minimo si fanno sentire…. E se in Consiglio comunale – in passato – è stato permesso di interrompere i lavori senza adottare provvedimenti, mica te la puoi prendere con Silla o la Fabiano che urlano. Così come è “normale” – e non dovrebbe esserlo – la presenza nell’emiciclo di chi non c’entra nulla, ma siccome ha evidentemente portato voti è uso avvicinarsi ai banchi di assessori e maggioranza. Il presidente Borrelli tollera, l’opposizione tace, le forze dell’ordine speriamo annotino.  Certo lo spettacolo, in generale, non è stato dei migliori.

Intanto  Luciano si avvia verso la fine della legislatura e il passaggio del “testimone” a Candido De Angelis che metterà insieme il litigioso centro-destra anche se dice di non essere tanto convinto di questa investitura. Sostanzialmente archiviata la vicenda biogas, restano 4-5 consigli comunali da qui alle elezioni del 2018. Il bilancio preventivo (a proposito, a che punto siamo?), il consuntivo e qualche altra formalità, basterà mettere insieme questa maggioranza o prendere anche i voti dei nuovi sostenitori del gruppo De Angelis e il gioco sarà fatto.

Nessuno vuole “strappare“, per dirla con il Catalano dei tempi di “Quelli della notte” di Renzo Arbore “meglio stare in consiglio che non starci“. Tradotto: meglio guardare da vicino i propri interessi. Fossero quelli di una cooperativa portatrice di voti, di un’associazione che deve fare uno spettacolo, di un’azienda che propone impianti, di una cartella per la quale si è morosi, di quello che volete.

Bruschini se ne andrà avendo iniziato e finito una sola opera – la statua di Nerone – e lasciando un Comune dissestato finanziariamente, dal punto di vista organizzativo, senza una sola procedura chiara, né un punto del programma realizzato e meno che mai una ipotesi di sviluppo del territorio. Tramonto peggiore della sua lunga carriera politica non poteva esserci, ma coraggio: 4-5 consigli ed è fatta.

La politica, i compromessi, De Angelis che torna

Bruschini-DeAngelis

A questo punto manca solo Berlusconi. Hai visto mai che possa fare un comunicato sul prossimo sindaco di Anzio anche lui? E’ noto che io  di politica “non capisco un c…“, come ricordava la mia vecchia amica  comunista, però qualche riflessione posso sempre farla. Ebbene negli ultimi giorni c’è stato un fermento da piena campagna elettorale, con la manifestata esigenza di riunire il centro-destra per arginare l’avanzata “grillina“. Fine comprensibile, al quale si potrebbe arrivare – così emerge – solo indicando il nome di Candido De Angelis.

Lo ha dichiarato Luciano Bruschini al Granchio, uscito sabato scorso, da lì si è scatenato il putiferio. Sono intervenuti tutti e di più a livello provinciale e regionale. Manca solo Berlusconi, appunto, ma il discorso è altro. La politica, spiega sempre chi se ne intende, è compromesso e quindi possiamo capire che  dal secondo mandato di De Angelis al “continuiamo insieme” con il passaggio di testimone a Bruschini, fino a oggi, se ne cerchi uno. Dimenticando quello che è successo nel 2013, quando De Angelis sfidò Bruschini e assistemmo alla peggiore campagna elettorale di sempre. I due, senza che i rispettivi schieramenti si risparmiassero colpi di ogni genere, arrivarono al ballottaggio e vinse il sindaco uscente. Poi fuoco e fiamme, per poco, quindi il silenzio.

Ora si dimentica tutto, i grillini sono percepiti come il nemico pubblico numero uno (ma non è che all’opposizione abbiano brillato eh….) e Placidi candidato (e “sopportato” dai più) viene considerato perdente, quindi si va insieme. Si cerca l’ennesimo compromesso. Per vincere e fare cosa? No, perché fra i tanti intervenuti in questi giorni – da ultimi esponenti di Forza Italia (due sono  eletti con la lista Enea, ma pazienza) tra i quali c’è chi non ha mai aperto bocca – nessuno ha mai provato a cercare un compromesso che so per una strada, il porto, una manifestazione pubblica, un progetto da portare a termine, una visione condivisa della città. E se qualcuno anziché alle strategie, alle repliche, a cercare chi a Roma possa dichiarare qualcosa si fosse impegnato la metà del tempo per Anzio, oggi staremmo meglio. Ma no, loro preferiscono pensare al futuro sindaco,   tanto poi ci sono i compromessi.

Su una cooperativa piuttosto che un’altra, un dirigente con un titolo sbagliato sul quale tacere, i rilievi del Mef dimenticati, una mano alzata in cambio di una promessa, i bilanci che fanno acqua, la trasparenza che non c’è a cominciare dal presidente praticamente scomparso… E’ la politica, e ripeto non ne capisco, ma De Angelis che fa conferenze stampa con a fianco chi lo avversava in campagna elettorale ed è imputato al pari di Placidi, nello stesso procedimento? Le differenze dove sono?

Leggiamo che apre ai giovani, vuole un rinnovamento, riuscire dove è stato sconfitto nel 2013 con un progetto alternativo che nemmeno il Pd – in sede di ballottaggio – ha colto. Ma è acqua passata, l’ex sindaco e senatore ha ancora un appeal non indifferente, ma quale sarà il compromesso stavolta? Portare Placidi e Alessandroni alle nozze d’argento con il ruolo di assessore? Perché no, Sergio Borrelli con quelle da presidente del consiglio comunale? Ma soprattutto: quale idea di sviluppo della città – dopo averla martoriata e portata ai minimi termini soprattutto negli ultimi otto anni – ha il centro-destra di Anzio? No, ha i voti ovvero pensa di averli. Forse con le varie clientele di questi anni manterrà molto. Il resto pazienza. C’è una cosa iniziata e finita da Bruschini? Sì, la statua di Nerone. Punto.

Allora, compromesso per compromesso, forse è il caso che chi vuole un’alternativa decida di evitare di farsi del male da solo e cominci a presentarne una in grado di unire, non di dividere. E’ una riflessione, sia chiaro, io sono fuori dai giochi: l’ho detto e lo ripeto. Ma per immaginare davvero un’idea di città diversa, “altra” rispetto a chi l’ha governata finora, sarà bene uscire dalle liturgie di partito tanto care al Pd, fare tutti un bagno di umiltà, non uno ma dieci passi indietro, dialogare con chi è stufo di De Angelis-Bruschini-De Angelis ma non è attratto da Grillo, immaginare lo sviluppo di questa città e presentarsi sulla base di quello. Per qualcosa di bello, possibile, funzionale, duraturo e non contro qualcuno.

Decideranno gli elettori, il popolo è sovrano, ma dell’ennesimo compromesso del centro-destra questa città – a mio parere – non sa che farsene.

Rifiuti caos e altre storie da capire. Ma va tutto bene…

rifiutiplastica

Nel consiglio comunale di ieri è emerso quello che i cittadini vedono tutti i giorni e cioè che la città è invasa dai rifiuti. Ci sono stati momenti di tensione, ma alla fine nulla cambia.  La storia che ci stanno raccontando somiglia molto a quella barzelletta dove, nell’inferno napoletano, un giorno manca una cosa e un giorno un’altra.

Peccato  – restiamo nella barzelletta – che non possiamo stare a sentire il cerbero Placidi che ci dice che un giorno aspetta la sentenza e l’altro il contratto. Pare che anche il sindaco, finalmente, si sia risentito, dicendo in Consiglio che la città viene prima delle aziende che lavorano per l’ente. Agire di conseguenza no?

Proviamo ad analizzare. L’appalto per i rifiuti è nato male e rischia di finire peggio. Con la storia Ecocar sì Ecocar no, Camassa dentro-Camassa fuori siamo andati avanti oltre un anno è mezzo. Era ed è palese che l’assessore “tifasse” per la prima. Cita i numeri, dice che avrebbe lavorato più gente e che ci sarebbero stati più servizi. Peccato che non avesse alcuni dei requisiti per partecipare, secondo il Consiglio di Stato, ma che sia stata ugualmente ammessa.  Da una commissione che, diversamente da quella per le mense, nessuno ha contestato pur con la presenza di un ingegnere della Provincia “scelto” direttamente e che sembra non potesse starci. Diciamo che è acqua passata, ormai c’è Camassa, ma qui sorgono dubbi che nessuno sembra interessato a sollevare. Il primo: quanto ci vuole a fare un contratto nel Comune 3.0 dove ciascun settore fa i suoi nonostante ci sia un servizio che dovrebbe farli per tutti e – emerse nel processo ad Angela Santaniello – i servizi partono sistematicamente senza? Non era e non è possibile immaginare che dopo un anno e mezzo di tira e molla si poteva predisporre uno schema di contratto per Ecocar e l’altro per Camassa, in modo che oggi lo avremmo già? Va bene che non esiste contratto – come prima si aspettava la sentenza – ma un capitolato è vigente, perché non fare contestazioni sulla base di quello? Com’è stato possibile senza contratto – siamo certi che il consigliere  Maranesi  oggi più vicino di prima alla maggioranza lo ricordi – togliere la raccolta plastica il sabato, pure prevista dal capitolato, e oggi si “tollera” la situazione attuale? L’immagine è eloquente, poi ci sono cittadini che lasciano la plastica nelle buste e quelli che la gettano dove capita, però alla ditta non possiamo contestare nulla perché manca il contratto…. Eh no, troppo comodo. E siamo proprio certi che le responsabilità siano tutte dell’azienda? Ma non è che qualche emergenza, magari per squadre “volanti” da reclutare in qualche bar dove si è soliti ritrovarci, serva ad accontentare chi è rimasto fuori dopo promesse di posti di lavoro? Questioni che, supponiamo, resteranno tali. Come – sempre per i rifiuti – quelle poste da un comune cittadino qual è l’amico Luciano Dell’Aglio che sulla vicenda Rida ha chiesto invano risposte. Le stesse mai arrivate, per esempio, al comitato Tares Equa perché nel Comune 3.0 non si sa chi doveva dar loro le fatture….

I rifiuti si vedono a occhio nudo, altre vicende sembrano interessare meno ovvero l’attenzione  non è più quella del passato anche da parte di zelanti consiglieri comunali. Parliamo di mense. Sono cambiate le tariffe senza delibera, i conti non tornano – e ancora il buon Luciano ci viene in soccorso – i genitori dopo diversi sistemi informatici cambiati (e ben pagati…) non accedono alla loro posizione, dobbiamo pagare qualche danno alla ditta esclusa, il servizio non soddisfa, viene più che raddoppiato il compenso alla dietista che segue il Comune, si incarica un esterno come direttore esecutivo del contratto, ma tutto tace.

Così come nessuno chiede perché pagheremo una dirigente che secondo il tribunale non andava sospesa, anzi ci appelliamo “con parere favorevole” del sindaco, mentre in giunta si ridisegna per l’ennesima volta l’organizzazione dando per scontato che non ci saranno più dirigenti e creando nuovi profili necessari nel caos che si è creato. Nessuno del resto, nel Comune 3.0, ha pensato di programmare cosa andava fatto quando sarebbero andati via i dirigenti. Né immagina mobilità dalla Provincia, perché “non si sa chi verrebbe” ovvero sarebbero difficili da “controllare” .

E la vicenda della Corte dei conti votata ieri in Consiglio comunale sulla fidejussione? La magistratura contabile chiedeva “interventi correttivi“, nessuno li ha visti, ma va bene così, salvo per chi ha votato contro ribadendo quello che aveva già detto in passato.

E va bene pure che sul porto  si dia incarico – allo stesso professore che ha fatto la relazione per la Corte dei conti – di chiedere all’Anac quello che in passato hanno chiesto gli uffici. “Sono cose delicate” – ha detto il sindaco. Ma di solito si paga per avere un parere, non per chiederlo, ma anche questo va bene evidentemente a vecchia e nuova maggioranza.

Ah, no, in questo caso – lo ha detto Danilo Fontana ieri in consiglio comunale – è al solito la stampa ad aver capito male. Non c’è una nuova maggioranza, avrebbe dovuto spiegarlo meglio al suo arrivo in aula Candido De Angelis ma poi è passato di mente a tutti. Anzi vecchio e attuale sindaco alla fine si sono di nuovo chiusi in una stanza, magari a capire se e come formalizzare (assessori? deleghe?) un passaggio di fatto già avvenuto. Perché va tutto bene, no?

 

Il centro-destra unito (?) la sfida per gli altri

banchivuoti

La maggioranza ormai allargata ad Anzio, sia pure con distinguo che arrivano da più parti, insieme alla  litanìa che “tanto mancano due anni“, non devono essere un alibi per chi vorrà provare a mandare a casa la maggioranza che governa la città da venti anni. Né individuare in Candido De Angelis, unico in grado di ricompattare il centro-destra a brandelli, il nemico assoluto come fu Silvio Berlusconi a livello nazionale, potrà aiutare a portare a casa il risultato.

La sfida è importante, va giocata per una volta provando a vincerla. Non è detto che si riesca per il radicamento che il centro-destra ha dimostrato di avere in questo territorio e non da oggi, ma nemmeno si può immaginare di andare avanti pensando che gli elettori sono tutti “scemi“, “venduti” alle clientele e via discorrendo. Certo, il centro-destra non ha dato grandi prove di sé dal punto di vista amministrativo, ormai sono la Corte dei conti e la Ragioneria generale dello Stato a dircelo, oltre a un bilancio pieno di residui difficilmente riscuotibili e una città invasa dai rifiuti, né prove di solidità assoluta se il sindaco è dovuto andare in Consiglio comunale a dire “basta ai ricatti“. Non è certo un bello spettacolo, poi, quello di andarsi a “contare” nella vicina Nettuno.

Ma detto questo, fatte tutte le critiche del mondo, qual è il modello alternativo che si vuole proporre? Il nome, come detto in passato, si trova pure, ma non sarà quello a dare una sintesi credibile.

Tre anni fa circa, di fronte alla cocente sconfitta del centro-sinistra anziate capace di sbagliare il rigore a porta vuota, proposi dalle colonne del Granchio la riflessione che riporto qui sotto. Chi avrà la bontà di leggerla troverà riferimento a un grafico che non c’è ma segna – in modo netto – i “numeri” citati nelle righe che seguono. Ecco, la sfida è quella di riflettere su un modello alternativo, cominciando anche a rendersi conto che quanti non fecero l’accordo su Mangili (o Conte) nel ’95 e quanti mandarono a casa Mastracci praticamente appena eletto nel ’97, sono ormai un residuato bellico nello schieramento alternativo al centro-destra. Magari proprio da qui si potrebbe ripartire….

***

Dal “Granchio”, giugno 2013

Centro-sinistra. Il suicidio (assistito) degli ultimi venti anni

Centro sinistra. Forse no, centro-sinistra. No, no, meglio centrosinistra. Basterebbe questo a capire la confusione che accompagna ad Anzio come in Italia una parte politica che non sa più vincere. Il boom berlusconiano del ’94 vide la vittoria a sorpresa, anche nel nostro territorio, di un perfetto – o quasi – sconosciuto, quarta fila Dc, che battè l’ex e accreditatissimo sindaco nonché ex presidente della Regione sull’intero collegio uninominale e nella “sua” Anzo in particolare. C’era ancora il centro diviso dalla sinistra ma i due schieramenti, insieme per comodità nel grafico che riportiamo, avrebbero fatto ad Anzio il 46,7%. “Forti” di questo dato e incapaci di leggere la realtà che emergeva dal consiglio, alle comunali del ’95 si privilegiò l’alleanza dando spazio alla “società civile” e a Luciano Marigliani preferendolo a un Sergio Mangili o Francesco Conte per i quali il Pds si divise. Vinse Stefano Bertollini ma uniti, quei voti, facevano ancora il 40,8%. Si tornò alle urne per la Camera, nel ’96, c’era l’onda lunga di Prodi, ma il centro-destra qui mieteva successi nonostante il sindaco vacillasse. Vinse Enzo Savarese, An, alla Camera, contro un uomo per tutte le stagioni come Maurizio Fiasco, poi consulente di ogni Regione guidata dal centro-sinistra e scomparso dal territorio. Il ritorno alle urne per il Comune fa capire, finalmente, che occorre andare uniti e nel ’98 Renzo Mastracci al primo turno ottiene il 45,4% poi batte Stefano Bertollini al ballottaggio. L’inizio della fine: nemmeno due settimane dopo gli alleati dei Popolari – segretario Antonio Cappuccia, ancora oggi in pista per presentare la lista del Pd – posero veti sugli assessorati e gli scavarono intorno la fossa. Il sindaco cominciò a “incartarsi” al suo interno, presentò e sfasciò a tempo di record “la migliore giunta degli ultimi cinquanta anni”, per cercare di accontentare tutti non lo fece con nessuno. Un anno e mezzo dopo di nuovo alle urne, centro-sinistra diviso tra la società civile e un “ulivista” come Giovanni Garzia e Maria Vittoria Frittelloni, centro-destra unito con Candido De Angelis. Vinse quest’ultimo, fine dei giochi. Eppure, se unito, il centro- sinistra avrebbe avuto ancora il 45,1%. Invece Garzia – l’ha detto in questi giorni – dopo il voto viene “tradito” dai partiti dei quali neanche farà il portavoce. Alla faccia dell’unità. Si vota per la Regione nel 2000, a Badaloni che diventerà presidente vanno il 39,9% dei consensi. C’è uno “zoccolo duro”, evidentemente, ma si abbandona un anno dopo. Il collegio è “perso”, così contro un big del calibro di Pier Ferdinando Casini il centro-sinistra piazza l’ex sindaco An di Pomezia Angelo Capriotti. Si dà la sensazione di avere abbandonato a se stesso il territorio, nemmeno si prova a giocare la partita. Perché non un altro “big” a rischiare la faccia e a difendere quei voti? Mistero e 38,4%. Intanto l’Ulivo fa fatica a mettere insieme le componenti, ognuno si porta dietro il partito di origine. Elezioni comunali del 2003, De Angelis è all’apice, ha governato bene, il centro-sinistra gioca la sua carta migliore nel momento peggiore: Aurelio Lo Fazio per “tirare” la sua corsa in Provincia è in campo anche come candidato sindaco: cinque liste non bastano ad andare oltre il 30%. Alle regionali 2005 sembra riemergere quello “zoccolo” e i voti per Piero Marrazzo arrivano al 41,6%. Nel 2006 per la Camera entra in vigore il “Porcellum”, Prodi è il candidato premier dell’Unione che si sfascerà di lì a poco, mette insieme Ds, Margherita e qualche altro gruppo sparuto per risalire al 42,6% ad Anzio. Le facce del centro-sinistra anziate sono sempre quelle. De Angelis finisce la sua corsa, si vota nel 2008, insieme alle politiche nelle quali c’è la novità del Pd. Al Comune con le primarie viene scelto Paride Tulli ma la coalizione non va oltre il 30% ed è un miracolo con appena due liste. Alla Camera stesso risultato, leggermente aumentato se si considera l’Idv di Di Pietro si arriva fino al 33,3%. Ancora Regione, 2010, nonostante lo scandalo Marrazzo per Emma Bonino arriva il 38,9% dei consensi. Alle ultime regionali il dato è sostanzialmente confermato, mentre alla Camera l’effetto Grillo fa crollare il Pd e la coalizione Bersani al 23,3%. Ci sono già state le primarie, il candidato è Ivano Bernardone, ma nemmeno il centro-destra spaccato serve perché si va ancora divisi, il Pd con le sue “sensibilità” che non sono altro che i partiti di provenienza e il vecchio che evidentemente dimostra di essere, Pollastrini per conto suo. Garzia – che mette insieme esperienze diverse – non va considerato o forse solo a metà. Il 21,8% di Bernardone dice più di ogni altra cosa, se lo uniamo a Pollastrini fa 27,1%. Sarà solo colpa degli “elettori che non capiscono” o è questo centro-sinistra che ha trascorso vent’anni a suicidarsi che dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda? Già, ma centro sinistra con o senza trattino? Unito o non? Intanto la città la governano altri e si fa fatica a vedere un modello alternativo, una realtà con la quale prima o poi si dovranno fare i conti.

 

Biogas beffa e i giochi di maggioranza

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Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

Non serve un candidato, ma un’idea di città

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Volge mestamente al termine l’esperienza di Luciano Bruschini. Comunque andrà a finire l’infuocato consiglio comunale che si annuncia domani, è evidente che questa maggioranza è implosa e che il sindaco potrà riuscire a tenerla compatta per un voto, magari anche da qui al 2018, ma con una situazione ormai fuori controllo.

Con la maggioranza a pezzi si sfalda il sistema di potere messo in piedi, fatto di interessi – per carità, legittimi – veti incrociati, voglia di apparire e dire l’ultima parola, immaginare chissà quali strategie. Su questa vicenda delle centrali biogas stiamo assistendo veramente a tutto e di più. Ora sembra che l’uscita delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà, al termine dell’ennesima giornata convulsa, abbia nuovamente gettato nel panico i “placidiani” ritrovati. Ignoriamo ancora la mozione faticosamente messa in piedi dalla maggioranza e già, di fatto, “strappata” dalle due che  propongono un ricorso al Tar – previsto dalla stessa determina regionale – però in consiglio non hanno diritto di voto. Basta questo “cinema” al quale stiamo assistendo da giorni per dire a che punto siamo arrivati, senza che la città ne tragga alcun beneficio. Anzi….

In questo quadro si fa sempre più affannosa la ricerca di un candidato sindaco. Non serve, se prima non si immagina un’idea di città. Diversa da quella proposta finora, che punti a rovesciare un modello fallito. Era pure apprezzabile “Mare, cultura e natura” che il progettista del piano regolatore Pierluigi Cervellati indicava nella sua relazione, ma si poteva e doveva immaginare che con questa classe politica sarebbe diventato “Varianti, cemento e furbizie“. Ora si aggiungono anche rifiuti da mezza provincia di Roma, se mai dovessero partire entrambi gli impianti.

Modello al quale Candido De Angelis si oppone da qualche anno, pur continuando a essere – soprattutto dopo la sua intervista al Granchio – corteggiatissimo da chi tre anni fa lo avrebbe volentieri ucciso. Politicamente, si intende. Se i compagni di viaggio, alleati di un tempo, fossero davvero quelli, sa lui stesso che sarebbe una minestra riscaldata.

Certo, un’alleanza elettorale e un candidato sindaco si trovano, magari si vince pure, ma per fare cosa? Quale città si ha in mente? Da qui dovremmo partire. Ce l’avessero Bruschini e i suoi alleati, per esempio, oggi non saremmo qui a discutere di biogas, mozioni, attacchi isterici, firme, crisi, dimissioni. Soprattutto dopo che l’assessore Placidi è  andato in conferenza dei servizi a dare il via libera alla prima centrale. Era lì a titolo personale? Crediamo proprio di no.

Allora occorre immaginare una città anzitutto delle regole, certe e per tutti. Inderogabili. Una città che studia la possibilità di fare una moratoria del piano regolatore – che nei fatti ha già stabilito il mercato – e dove ci sono delle previsioni non accetta varianti. Non puoi fare l’albergo? Pazienza, lo farai più in là… Una città da riqualificare nelle costruzioni vecchie e, presto, anche nuove, magari studiando appositi incentivi per chi risparmia energia e anzi ne produce di pulita.

Dove le superfici a uso pubblico frutto del piano andrebbero almeno armonizzate, sarebbe già un passo avanti rispetto a strade dove c’è un pezzo di marciapiede, poi uno slargo, quindi due piante secche.

Dove l’unico progetto di sviluppo messo in campo grazie all’intuizione di Renzo Mastracci che lo fece inserire nel piano regionale e a quella di De Angelis che lo sostenne – quello del porto – diventa operativo come previsto, perché altrimenti muore se aspettiamo che la politica, questa classe politica, decida il presidente o cosa fare della Capo d’Anzio.

Una città che pensa ai prossimi 50-100 anni, non al mese prossimo, immagina che quel “mare, cultura e natura” siano davvero un’occasione di sviluppo. Come?

Pensando in grande, puntando sulle risorse che tutti decantiamo ma sulle quali ci perdiamo, preoccupandoci “della politica”, di “che fa Candido” o “che fa Luciano” di “quelli del Pd però…” .

Pensando a un progetto turistico culturale vero, di respiro internazionale, quindi non fatto di sagre e sagrette, mercatini o soldi a pioggia, magari all’associazione “di” questo o quell’assessore o consigliere. A un Comune che non dà lavoro con l’appalto dei rifiuti o le cooperative ma crea le condizioni perché riparta l’economia. Questo è il modello alternativo. Che dovrà essere capace di dire no quando è necessario, anche se qualche amico resterà deluso. Che dovrà fornire a chi vive ad Anzio, e sono sempre di più, intanto servizi anche solo 1.0 ma certi, dignitosi, uguali per tutti, comprensibili. E dove i cittadini – sono tanti, troppi – abituati a non pagare, anche grazie alla complicità di chi non va a riscuotere (lo dice la Corte dei Conti)  dovranno cominciare a farlo.

Sfogliavo qualche giorno fa una guida turistico stradale del 1967, redatta con la collaborazione del compianto commendatore Egidio Garzia. Sono passati 50 anni ma è di un’attualità assoluta, pur in un’epoca indiscutibilmente diversa. Non si torna indietro su Anzio 2, Caracol, Zodiaco e Villettopoli che allora non c’erano, ovvio, ma abbiamo il dovere di ripartire da ciò che di buono c’è stato e c’è in questa città.

Non è questione di candidato e basta, un ragionamento del genere  appartiene alla politica che domani scriverà – speriamo – una delle sue ultime pagine.

 

E’ tutto sballato, ma Bruschini si salva. Tanto di cappello

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Fa bene il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, a sottolineare che il bilancio è stato approvato e che ha superato un altro importante scoglio. Come si è arrivati alla redazione del documento, cosa c’è scritto, quali procedure sono state seguite saranno oggetto – con tutta probabilità – di una battaglia che si giocherà nei tribunali secondo quanto affermato questa mattina dal Pd.

Il primo cittadino, però, in Consiglio comunale si è salvato e va avanti, nonostante criticità evidenti. Sono i revisori dei conti, a pagina 4 della loro relazione, a certificare che l’ente “ha avviato la ricognizione dei residui  sulla base dei quali determinerà il fondo pluriennale vincolato e il risultato di amministrazione”. E quello che è stato votato? Sono numeri a vanvera? Evidentemente sì. Carta vince, carta perde…

Mentre si discuteva il piano finanziario dei rifiuti – che secondo quanto affermato dal dirigente del settore tributi e ripreso dal sindaco e dal suo vice, vedranno un meno 20% in bolletta – è emerso che l’assessore Placidi aveva un conto e i consiglieri un altro. Pazienza, si dirà, ma è il dirigente del settore ambiente Walter Dell’Accio a scrivere che secondo lui l’adeguamento Istat sui contratti è “dovuto“. Nel piano non c’è ma  se la cosa troverà conferma, buona parte della presunta diminuzione del 20% sarà “rosicchiata” dal milione e 300.000 euro che dovremo pagare. Senza contare che il piano stesso ha ben altre lacune che prima o poi qualcuno farà valutare alla commissione tributaria.

Non solo, quel piano contiene già i debiti fuori bilancio che dovevano essere approvati oggi ma sono stati ritirati. Erano sbagliati pure quelli, ma intanto sono in un atto votato… Siamo su “Scherzi a parte”? No, purtroppo, siamo ad Anzio… E sui rifiuti, ad esempio, si sta creando ad arte un’emergenza. Condita questa mattina dalla sparizione dei cassonetti sulla riviera di Ponente. Chi l’ha deciso? Perché?

Intanto  quando ci si accorge che il piano triennale delle opere pubbliche consegnato ai consiglieri comunali è diverso da quello che ha l’amministrazione si potrebbe arrivare al “rompete le righe” e mandare a casa sindaco e compagnia.

Ma Luciano Bruschini ha una capacità unica e quasi invidiabile, è il migliore in questo, così “convince” il suo ex alleato, poi avversario in campagna elettorale, critico sull’impianto del bilancio ormai sballato, a dire che tutto sommato va bene così.

Quando il sindaco non trova sponde, pure cercate, tra gli amici di vecchia data che vanta nel Pd, ecco rispuntare i rapporti con De Angelis che stavolta sente “padre Luciano” e porta con sé anche Eugenio Ruggiero ma non Danilo Fontana. Unico rimasto nel Consiglio di oggi – in quella schiera – a dimostrare che l’opposizione fa l’opposizione, non la stampella.

Invece questa città di stampelle continua a vivere, di rapporti che Bruschini sa mantenere al meglio. Sembra quasi di vederlo chiamare il Luciano area Pd (Mingiacchi) che poi si rapporta con i suoi più stretti alleati nel partito, quindi fare una telefonata alla sinistra che fa capo a Enzo Toselli, prendere il caffè con Paride Tulli, calmare Sergio Borrelli, stemperare Vincenzo Nolfi che tiene alle sorti della figlia, dare bastone e carota a Patrizio Placidi (al quale oggi hanno arrestato quello che ha definito in passato un suo grande amico) o Roberta Cafà, mantenere i rapporti ferrei con Giorgio Zucchini e il fido Sebastiano Attoni.

E vogliamo ancora chiederci perché da oltre trenta anni, direttamente o attraverso familiari, in consiglio comunale siedono sempre gli stessi? E’ tutto sballato, dai conti al piano finanziario dei rifiuti, ma Bruschini è un abilissimo tessitore di rapporti. Tanto di cappello.

Fermarsi, ripartire. E’ finita l’epoca del centro-destra di Anzio

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Anni fa, commentando la mancata qualificazione del Nettuno baseball ai play off, il collega Mauro Cugola scrisse sul “Granchio”: fermarsi, ripartire. La parabola era arrivata al punto più basso. Era finita l’era di una squadra capace di dominare negli anni ’90 e si doveva cominciare a ricostruire. Cosa che in parte venne fatta, salvo arrivare ai giorni nostri con due società contrapposte fra loro e una storia e tradizione ormai in disarmo.

Un esempio sportivo per introdurre la vicenda del centro-destra di Anzio che si trova al governo. Gli spari ad Alberto Alessandroni, secondo assessore nei confronti del quale si arriva a un’intimidazione simile – dopo Patrizio Placidi – sono il segnale che la misura è colma. Non conosciamo il movente, ma sembra palese che ormai la corda si sia tirata troppo. In tutti i settori. Speriamo che si arrivi presto a capire il motivo di quegli spari e si assicurino i responsabili alla giustizia. Non facciamo la fine della vicenda Placidi, insomma, della quale non abbiamo mai conosciuto l’autore.

E’ chiaro che fare indagini sugli abusi d’ufficio è molto più semplice, ma qui si spara contro esponenti pubblici e vorremmo conoscere gli autori.

Senza contare che la sicurezza percepita dai cittadini è ai minimi termini, una singolare commissione che dovrebbe occuparsene ha iniziato la sua attività ma non vediamo ancora alcun frutto, qualcuno si diletta con le “ronde”, e alla fine rischiamo di assuefarci.

Chi spara non ha mai ragione, sia chiaro, ma se la cosa riguarda l’attività politica di Alberto Alessandroni come riguardava quella di Placidi, è chiaro che arrivare  a tanto è segno di equilibri che si sono rotti, magari promesse non mantenute, “affari” saltati. Non lo sappiamo e, anzi, speriamo di sbagliare. Ma la misura è colma certamente per gli spari – vicenda gravissima – ma soprattutto per come questa classe dirigente che ha fatto degli incarichi politici una professione sta gestendo la città.

Il sindaco del “non so niente” ha lasciato fare nel suo primo mandato, continua a girarsi dall’altra parte in questo, Placidi veleggia verso il ventennio da assessore e i risultati non sono così brillanti, Alessandroni è assessore da dodici e fatichiamo a capire cosa abbia fatto, Borrelli presiede il consiglio comunale da quasi venti, Zucchini ha fatto il direttore generale, era stato assessore e sindaco prima, oggi è assessore di nuovo, Attoni è l’uomo buono per ogni stagione e partito, anche la Nolfi che pure è all’esordio ha radici ben salde nella Prima Repubblica, così come Bianchi. E’ il metodo che non funziona più, è la visione di dove sta andando questa città che manca. E i nuovi consiglieri che non si confrontano sul porto, com’è stato nei giorni scorsi, sono la cartina di tornasole di una sorta di assuefazione al vecchio modo di immaginare la politica e lo sviluppo della città: una cosa tra pochi intimi, forti dei voti ottenuti. Una cosa per accontentare questa cooperativa piuttosto che l’altra o l’associazione amica, magari alla prima fattura della sua gestione.

I voti sono la democrazia, certo, ma ricordiamo bene l’ultima  tornata elettorale e un’indagine su voto di scambio è aperta in Procura.

Eppure c’è stato, in passato, un centro-destra che se non altro ci ha fatto discutere sul futuro. Che poi il piano regolatore sia stato una colata di cemento, al quale si sono aggiunte troppe furberie, o il porto sia al palo, con un progetto ormai irrealizzabile, è un dato di fatto. Ma a Candido De Angelis anche parte dell’opposizione ha riconosciuto di aver saputo fare il sindaco. Senza preoccuparsi del dopo, evidentemente, perché nel “passaggio” a Bruschini (o D’Arpino, sarebbe cambiato poco) si sapeva e bene come sarebbe finita. Perché in quel decennio non si è provato a costruire una classe dirigente alternativa ai Placidi, agli Alessandroni, agli Zucchini e via discorrendo. Perché “abbiamo i voti e  facciamo come ci pare“. De Angelis quando se n’è accorto ha provato a riunire il centro-destra, a dire che gli assessori dovevano restare al palo, ma sapeva che era ormai troppo tardi e si è arrivati alla spaccatura.

E il punto più basso del centro-destra di oggi – spari o meno – nasce da lontano, non può dire di essere esente da responsabilità, dato anche il ruolo di parlamentare che ha ricoperto, dividendo anziché unire. Per questo l’epoca del centro-destra, di questa classe dirigente, è finita. Magari avrà ancora i voti e continuerà a vincere, ma non ha più ragione di essere. La fuga sul porto è emblematica, di più il silenzio del centro-destra di opposizione che pure aveva convocato quel consiglio e non dice ancora una parola, né fa un manifesto, sulla figuraccia fatta dal sindaco che ha disertato un chiarimento sul punto qualificante del programma. Suo e di chi l’ha preceduto. Nell’epoca dei tweet e dei social si preferisce tacere. Si potrebbe sempre tornare alleati…

Fermarsi, allora, rendersi conto, prendere atto di un fallimento. E ripartire, se si avranno idee di sviluppo prima che caccia ai voti, progetti per la città prima che cooperative e associazioni da sistemare. Non sarà facile e la parabola del Nettuno baseball calza a pennello a questa classe dirigente.