Sindaco e maggioranza in fuga sul porto, è il caso di chiedere le dimissioni

banchivuoti

Hanno ragione Ivano Bernardone e Candido De Angelis. Quello di oggi è un affronto alla città e sul porto – come su tanti altri problemi – la maggioranza sfugge. Non s’è mai vista una cosa del genere, al limite i punti chiesti dall’opposizione venivano relegati in fondo all’ordine del giorno e tirati per le lunghe, ma si discutevano. Stavolta no. Che brutti quei banchi vuoti…

Per questo adesso servirebbe una scelta conseguente: chiedere le dimissioni di Luciano Bruschini. Tentare di alzare il tiro con una mozione di sfiducia. Senza calcoli politichesi, senza pensare “che succede se va male” oppure “ma no li rafforziamo“, tanto meno a “ma con De Angelis no” e – a parti invertite “con il Pd mai“. Né serve immaginare possibili future alleanze se andasse bene. No, oggi serve solo rispondere alla fuga dalle responsabilità della maggioranza, il resto si vedrà.

E se proprio non si trova la forza di chiedere le dimissioni si dovrà fare, al limite, almeno un manifesto (da quando non se ne vede uno…) per denunciare la fuga del sindaco e della maggioranza. Quella delle “vecchie” facce della politica di casa nostra e quella delle “nuove” che si sono subito adeguate.

E’ vero, chi oggi era in Consiglio comunale è maggioranza in città, questo Bruschini lo sa bene. Ed è altrettanto vero che per quanto apprezzabile lo sforzo di Luigi D’Arpino – che sabato ha convocato un’altra conferenza pubblica – e della Capo d’Anzio, è il sindaco a dover rispondere su alcune questioni, come qui e altrove si ripete da mesi. Senza contare che è una evidente contraddizione: non rispondere nella sede deputata al confronto cittadino, fuggire, e poi delegare la società partecipata al 61% dal Comune a farlo.

Ormai sul porto se stiamo alle voci che sentiamo sui potenziali acquirenti, mancano solo Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi, poi pensiamo di averle viste tutte. E non è ammissibile.

Perché nel frattempo la Capo d’Anzio o si vende per la spending review – e almeno incassiamo qualche euro e ne ripianiamo i debiti – o porta i libri in Tribunale. Allora sì che il porto sarà privato e sapremo chi ringraziare.

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

renderingporto

E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Porto, il Comune corre ai ripari e la Regione è evasiva…

Valentina Corrado

Valentina Corrado

Il Comune corre ai ripari, revoca in “autotutela” l’atto con il quale diceva agli ormeggiatori di lasciare le aree, nel frattempo in Regione si racconta l’ovvio ma si scopre anche qualche imprecisione ed escono un paio di notizie.

Proviamo ad andare con ordine. Questa mattina il Comune ha ritirato l’atto di “sgombero”, quindi il motivo del ricorso al Tar da parte degli ormeggiatori decade. La “Capo d’Anzio” – a questo punto – riproporrà il rilascio delle aree ma nel frattempo ha presentato anche denuncia per occupazione abusiva degli spazi demaniali. Lo scontro è aperto, quindi, più che mai.

Nelle stesse ore, in Regione, l’assessore Michele Civita rispondeva a Valentina Corrado del Movimento 5 stelle rispetto ai ritardi del cronoprogramma. Una sorta di “si sta andando avanti“, una ricostruzione simile a quella che fanno Comune e Marconi, evasiva e condita – però – da alcune imprecisioni. La prima è che il rinnovo del consiglio comunale di Anzio nel 2013 ha portato alla “sostituzione di vari consiglieri di amministrazione della Capo d’Anzio“. Cosa assolutamente non vera.  La seconda che “per il supporto finanziario necessario” viene esclusa “la previsione di nuova finanza pubblica“. Basta leggere il business plan della “Capo d’Anzio” per rendersi conto che il Comune – come socio di maggioranza – nella cosiddetta “fase zero” dovrebbe trovare 300.000 euro.

Sappiamo però, grazie alla risposta, che il comitato di vigilanza si è riunito eccome. Anzi, a tempo di record: il 3 febbraio la società concessionaria ha chiesto di invertire il cronoprogramma, il 4 ha avuto “parere positivo alla proposta“. Sapere quante altre volte si è riunito e quali controlli ha eseguito sarebbe stato meglio. Temiamo, però, che quello del 4 febbraio sia stato l’unico incontro.

Apprendiamo anche che la “Capo d’Anzio” ha presentato il 28 agosto del 2014 “il progetto esecutivo di messa in sicurezza delle aree oggetto di concessione al fine di garantire l’attuale funzionalità del porto“. Immaginiamo la fase zero, peccato nessuno ce l’abbia detto ufficialmente o ci abbia fatto vedere quel progetto.

Poi arriva la conferma di quanto sappiamo da tempo: “L’accordo di programma non ha subito alcuna modifica, quindi è sempre quello originario. Altresì dicasi in merito alla concessione demaniale marittima e al progetto definitivo alla stessa allegato. Quindi tutto l’accordo”. Deduciamo anche le opere previste dall’atto d’obbligo, per le quali il presidente Luigi D’Arpino ha detto pubblicamente che ci sono ancora, anche se in passato aveva sostenuto che c’era stato uno “stralcio“.

Infine l’assessore “assolve” la società: “I ritardi sul cronoprogramma non vanno attribuiti a vicende societarie né tantomeno alla cessione di azioni della Capo d’Anzio tra Italia navigando e Marconi, ma motivi contingenti che ho potuto rappresentare oltre alla crisi del comparto della nautica e all’esito negativo della gara“. Ma è la stessa gara che il sindaco vorrebbe rifare, mentre anche in Regione sanno che si procede con il piano della società…

Ultima vicenda: sul Life nessuna risposta.

Il porto e il rischio autogol, qualcosa non torna. Spiegateci

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Questa mattina si parlerà del porto di Anzio al Consiglio regionale su iniziativa di Valentina Corrado del Movimento 5 Stelle,  domani la maggioranza diserterà il Consiglio comunale chiesto dal gruppo di Candido De Angelis per chiarire i rapporti con il socio privato (e se verrà confermata questa indiscrezione sarà un comportamento molto grave), mentre sabato ci sarà la seconda conferenza pubblica della “Capo d’Anzio”. Settimana importante, senza dubbio, ma sullo sfondo aleggia il rischio di un clamoroso autogol nella vicenda con gli ormeggiatori.

Questa storia del porto non finisce mai di stupire, diciamo la verità, dai tempi di “Marine investimenti” alle proposte concorrenziali alla Capo d’Anzio fatte da “Sofim” e affini, dalla gara deserta all’arrivo di Marconi, dai pareri regionali “a soggetto” a un ordine del giorno unanime non rispettato, c’è sempre qualcosa dietro l’angolo. Così se uno mette in fila i pezzi di carta della vicenda ormeggiatori scopre che qualcosa non quadra affatto.

Le due cooperative hanno ottenuto dal Tar la misura cautelare che sospende il rilascio delle aree. La concessione, è ormai arcinoto, è della Capo d’Anzio, ma quel provvedimento lo ha firmato il responsabile dell’ufficio tributi del Comune. La domanda sorge spontanea: a quale titolo? In questi anni il responsabile dei tributi s’è occupato di tantissime cose, oltre a tenere corsi nei giorni feriali in mezza Italia, ma forse sa solo fisicamente dov’è il porto poiché nella vicenda concessioni e Capo d’Anzio non è mai entrato. Perché, allora, il Comune che non ha la concessione “sfratta” gli ormeggiatori? Non occorre essere scienziati del diritto – anche se siamo sempre in Italia – per dire che l’ultimo avvocato contesta la legittimità di quel provvedimento preso da chi non è titolare della concessione e lascia gli ormeggiatori al loro posto. Né comprendiamo una ipotetica strategia del Comune, proprietario del 61% delle quote, anche perché il sindaco al solito era all’oscuro di questa lettera. Crediamo alla buona fede di Luciano Bruschini, allora, ma al suo posto con un ufficio che sfratta gli ormeggiatori senza che lui lo sappia e un altro che aveva chiuso la Francescana (a proposito, che fine ha fatto?) senza dirglielo, qualcosa non quadra…

Di più: il Comune manda via gli ormeggiatori, quelli fanno ricorso, si sveglia la Capo d’Anzio e va a costituirsi al Tar. A che titolo? Ha la concessione, certo, poteva farla valere prima. Qualche giurista ci spiegherà come fa la Capo d’Anzio a costituirsi in un ricorso su un atto del Comune. O nemmeno alla società sapevano che dall’ufficio tributi era partita quella missiva? Siamo su Scherzi a parte o alla famosa “Corrida” dei dilettanti allo sbaraglio? Una cosa è certa: gli ormeggiatori non avevano tanti appigli, ora sono in una posizione di forza.

Altra considerazione: per mesi il sindaco ci ha ripetuto che Marinedi ovvero il socio privato Renato Marconi che lui non ha mandato via, serviva per fare quello che il Comune non poteva. Vale a dire i progetti, i business plan (quanto ci costerà è tutto da capire) la contabilità e via discorrendo. Possibile non ci sia un avvocato in grado di consigliare una strategia dalla concessione a oggi? E Marconi che arriva persino a mettere i cartelli al porto per dire che le aree sono della Capo d’Anzio, che dice di questa situazione?

O – e qui pensiamo male come avrebbe detto Andreotti – l’errore è voluto. E sarebbe gravissimo. Inaudito. Da Procura della Repubblica. Perché con l’autogol gli ormeggiatori non si muovono, la Capo d’Anzio non inizia la “fase zero”, porta i libri in Tribunale e Marconi finalmente si prende il porto. Come da questo umile spazio si denuncia da mesi. Altrimenti non si va in Tribunale ma non iniziando si applica la “spending review” e la Capo d’Anzio va ceduta. Con Marconi che presenta il conto dei lavori e sarà in prima fila…

Non è questo che volevamo quando ci battevamo per il porto pubblico, della città e non di pochi intimi, sono quasi venti anni che ci scontriamo contro poteri forti, zelanti dirigenti regionali, politici miopi o che guardano solo al loro tornaconto, e perdere la partita per un autogol sarebbe deleterio. Diteci che non è così. Spiegateci.

Il porto, Montino, tre appuntamenti e la chiarezza che non c’è

porto_anzio

Fa un certo effetto leggere che Fiumicino ce l’ha con i porti di Anzio e Civitavecchia. In realtà – a ben vedere le dichiarazioni sul sito del Comune – se la prende con l’autorità portuale che si occupa anche di Gaeta e Civitavecchia, ma la ricostruzione che viene effettuata da affariitaliani e altri siti offre lo spunto per parlare del nostro porto e, perché no, di Montino.

Inizia oggi una settimana in cui di porto si discuterà su tre fronti. Mercoledì in Consiglio regionale c’è il “question time” sull’interrogazione della consigliera del Movimento 5Stelle Valentina Corrado.

Giovedì mattina è convocato il consiglio Comunale di Anzio, su iniziativa dell’opposizione che fa riferimento a Candido De Angelis e sabato la società “Capo d’Anzio” tiene una nuova conferenza pubblica, alla quale è chiamato il sottoscritto a fare da moderatore.

Eppur si muove, insomma, avrebbe detto Galileo Galilei. In tutto questo chi manca è il Comune. Cioè chi detiene il 61% delle quote della “Capo d’Anzio” e ancora non ci fa sapere qual è la posizione ufficiale – per esempio – rispetto alle tre fasi indicate dalla società o alle intenzioni che il sindaco continua a mostrare sul bando di gara. Per la cronaca dopo aver promesso che entro ottobre avrebbe rilanciato l’iniziativa per tornare in possesso delle quote del privato – senza dar corso all’intenzione manifestata in Consiglio comunale – entro gennaio era atteso il nuovo bando. Adesso sembra che l’assenza sull’argomento sarà rimarcata dalla diserzione del consiglio comunale, al quale verrà fatto mancare – ma è una voce – il numero legale.

Né sembra esserci, al momento, via d’uscita sulla vicenda ormeggiatori che rischia di far saltare l’intero progetto. Sarebbe paradossale, una concessione chiesta nella sua totalità, data e poi “bloccata” per gli interessi di ex concessionari non solo rappresenterebbe un precedente, ma porterebbe a riscrivere le regole del Demanio. Solo che siamo in Italia, ci dissero che con il decreto Burlando i porti si sarebbero realizzati in meno tempo, ad Anzio che è stato seguito sono passati 15 anni dalla costituzione della società e 10 dalla richiesta di concessione.

E torniamo a Montino, allora, perché le sue preoccupazioni – sembra dettate più dal futuro assetto dell’Autorità portuale che altro – ci fanno tornare indietro nel tempo. A quando, per esempio, da presidente della Regione eletto da nessuno si schierava contro Anzio spalleggiato da una parte del Pd locale che fa capo a un ex senatore che cade sempre in piedi e dall’allora assessore Bruno Astorre, poi “pentito” dopo un convegno nel quale nessuno prese le sue difese fra quanti andavano a Roma a dirgli che il porto non si doveva fare.

Di Montino dimostrammo, con il Granchio, un interesse diretto a che il porto di Fiumicino si facesse – stessa procedura di Anzio, decreto Burlando – e nessuno dei sacerdoti delle procedure e delle incompatibilità trovò niente da dire. Anzi, l’accordo di programma negato ad Anzio lo votarono, in giunta, anche gli ambientalisti di Sel, quelli di lotta e di governo. Nonostante un intervento previsto in area di dissesto idrogeologico. Oggi Montino fa il sindaco e sente “minacciato” il porto della sua città. Di quello turistico mestamente naufragato, insieme ai palazzi che prevedeva, poco importa. Ma di quello che c’è sì.

So per certo che il sindaco di Anzio ha lo stesso interesse per le sorti del nostro porto, per questo gradirei – non per me, bensì per i cittadini che sono e restano i proprietari del 61% – che spiegasse una volta per tutte qual è la situazione. Basta con i fantomatici acquirenti, i “sentito dire”, i turchi-napoletani o qualche “paisà”. Prima di portare i libri della “Capo d’Anzio” in Tribunale e lasciare il porto a Marconi, rischio concreto se il Tar bocciasse quanto fatto finora, servirebbe qualcosa che si chiede da mesi: chiarezza.

Porto, le beghe di paese e le cose da chiarire. Caso in Regione

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

La vicenda degli ormeggiatori contro il Comune – dal quale arriva il provvedimento per il rilascio delle aree – e il ricorso cautelare vinto, non fermano la Capo d’Anzio che vuole andare a prendersi le aree della quale è concessionaria. Piaccia o meno, a oggi la società ha il titolo per esercitare l’attività per la quale era sorta. Iniziando dalla gestione anziché dalla realizzazione del bacino, ma questo è stato formalizzato ormai mesi fa e oggi correrci dietro o cavalcare politicamente la cosa sembra avere poco senso.

Vedremo come andrà al Tribunale amministrativo regionale, ma mentre ci si continua a dividere per quelle che somigliano più a beghe di paese che altro – con le attività che per anni sono state intorno al porto sentendolo come “loro” – la vicenda della concessione con annesso accordo di programma arriva in Regione. E’ evidente che l’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti ha tutto l’interesse a far sì che il porto non diventi un boomerang, non fosse altro perché dovrebbe ricominciare a preoccuparsi di dragaggio e concessioni, ma intanto finalmente c’è chi mette nero su bianco le perplessità emerse in questi mesi.

Lo fa Valentina Corrado del Movimento 5 stelle che ricorda alcuni passaggi ai quali, finora, nessuno ha risposto. Mercoledì, alla vigilia del consiglio comunale nel quale si discuterà (giustamente) di riacquisire le quote del socio privato, in Regione ci sarà un’interrogazione a risposta immediata. Nell’atto si ricorda che il “palese mancato rispetto del cronoprogramma” e che finora “non è stato dato corso agli impegni previsti” oltre che “non risulta chiaro” quanto accaduto con il progetto Life. Da qui la richiesta di approfondire la vicenda “alla luce delle segnalazioni che giungono dalla cittadinanza, in ordine alla situazione di stallo che si è venuta a creare relativa all’avvio dei lavori”. Cittadinanza, attenzione: il consigliere Cristoforo Tontini sembra guardarsi bene dal segnalare ciò che accade da queste parti…

La Corrado ricorda, inoltre, che “la vigilanza sull’accordo di programma e gli eventuali interventi sostitutivi” andavano valutati da un collegio con rappresentanti anche regionali ma allo stato “sembrerebbe che nessuna attività di vigilanza sia stata proficuamente posta in essere, anche alla luce di macroscopici ritardi in ordine all’avvio del progetto“. Per questo si chiede al presidente Nicola Zingaretti e agli assessori di riferimento di chiarire “le effettive motivazioni in ordine al ritardo dell’avvio dei termini dell’accordo di programma” e “se il progetto oggetto dell’accordo abbia subito variazioni o modifiche rispetto alla concessione originaria“. Ciliegina sulla torta, infine, la vicenda delle quote al socio privato. La consigliera chiede di sapere se la delibera del 19 luglio 2012 che aveva per oggetto la “cessione di azioni Capo d’Anzio tra Italia navigando e Marconi“, con la richiesta di restituzione delle quote “al valore nominale“, alla quale non è mai stato dato corso: “abbia influito nella determinazione dei ritardi del cronoprogramma“.  Avremo, finalmente, anche la versione della Regione che un ruolo – comunque – continua ad averlo in questa storia. Se non altro per la vigilanza.

Porto, i diritti degli operatori e quelli dei cittadini

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Forse verrà un giorno nel quale saremo noi cittadini a fare ricorso. A dire che il porto, davvero, è nostro e di nessun altro. Difficile che avvenga, ma servirebbe. Gli ormeggiatori fanno bene a far valere le loro ragioni, la situazione nella quale si trovano è il frutto di anni di incuria, mancati controlli, tolleranza e chi più ne ha ne metta. Avevano un accordo che riguardava il raddoppio del porto, se ne sarebbero andati con quella realizzazione, se un errore ha commesso la Capo d’Anzio e prima ancora il Comune che ne detiene il 61% è stato di non comunicarglielo adeguatamente e per tempo. Lo sostengo da mesi. Poi è nato il braccio di ferro arrivato fino alla decisione di ieri del Tar.

Detto questo e ribadito che è sacrosanto far valere i propri diritti, l’impressione adesso è che si stia verificando quello che da anni si teme. Tutti “vogliamo il porto“, tutti- anzi  una stragrande maggioranza – diciamo “tanto non si farà mai“.

Perché in fondo, a chi rivendica i propri diritti, sta bene così. Perché per decenni – è ora di dirlo – tanti si sono girati dall’altra parte mentre chi era chiamato a fare un mestiere ne faceva anche un altro. Fossero ormeggiatori o cantieri, circoli velici o altri che hanno vissuto di rendite di posizione e scarsi controlli.

Ecco allora che noi cittadini, forse, un giorno dovremmo dire che vogliamo il diritto di passeggiare a levante e vederlo il porto, quello più banale di parcheggiare a fianco dell’Ondina dove per mesi – tutti fingono di non accorgersene – ci sono i carrelli delle scuole di vela. Il diritto di sapere che le norme di sicurezza che sono pretese per noi, siano garantite all’interno del porto e delle attività che ci sono. Quello di poter passeggiare tranquillamente, senza presenza di catene o il rischio di finire in mare su una specie di “Shangai“. Di avere acqua ed energia elettrica, in caso di attracco, senza doversi sentire gli ultimi scemi della terra. Il diritto di sapere se e quante tasse pagano certi operatori, dato che quando si propose al compianto Gianni Billia di liquidare alcune delle attività presenti in cambio di un miliardo di vecchie lire l’operazione non fu possibile perché un prezzo del genere era ingiustificato rispetto ai guadagni dichiarati.

Certo, la Capo d’Anzio doveva fare il porto e ora vuole (vorrebbe) gestirlo per salvare i suoi conti, avrà sbagliato, ma ora sappiamo che noi cittadini proprietari del 61% abbiamo una concessione. Di tutti, non solo degli operatori portuali. E sappiamo, grazie finalmente a un minimo di trasparenza, quali canoni pagavano coloro che per anni sono stati titolari di un privilegio prima ancora che di un diritto. Manca, invece, la trasparenza sui rapporti tra Comune e Marinedi, la Capo d’Anzio dice una cosa e il sindaco vorrebbe farne un’altra. Anche qui, da mesi ripeto che Luciano Bruschini quale rappresentante del 61% pubblico e per una minima parte di ciascun cittadino, deve spiegare, ma questa è storia diversa.

Se  gli ormeggiatori avranno ragione anche oltre questa fase cautelare se ne dovrà prendere atto, le sentenze si rispettano. Sarà felice qualche consigliere comunale di maggioranza che ha sostenuto Bruschini e questo progetto, ovviamente, ma ora è paladino di chi si oppone a che la concessione diventi operativa. Perché Anzio è questa, gli interessi particolari vengono prima di quelli della collettività. Oggi ne abbiamo la conferma. E’ stato così quando doveva fare il porto “Marine investimenti”, all’inizio degli anni ’90, e poi quando si trovavano gli ostacoli di ogni genere per questo progetti, quando tutti lo volevamo e la stragrande maggioranza diceva – a ragione, evidentemente – che “tanto non si farà mai“.

Per questo il giorno nel quale noi faremo ricorso, come cittadini danneggiati da questa storia, non verrà. Teniamoci il porto così com’è, mandiamo all’aria la Capo d’Anzio, avevamo già dimenticato il doppio bacino, ora lasciamo che tutto marcisca. Quando i libri della società saranno in Tribunale ci riempiremo la bocca del fallimento di questa idea e avremo ancora l’imboccatura insabbiata e le tavole di legno, le norme igienico sanitarie e di sicurezza violate e tanti privilegi per pochi. Allora, magari arriverà un Marconi o chi per lui a rilevare tutto e davvero ci sarà il temuto “Marina” con accesso vietato. Dopotutto è quello che ci meritiamo.

Porto e ormeggiatori, inutile giocare a scacchi. Va trovata un’intesa

marinamateriale

La Capo d’Anzio ha fatto la sua offerta, anche dopo aver ricevuto dalle cooperative di ormeggiatori una diffida a procedere. Si sta giocando, sull’ultima intesa che manca per passare alla gestione della società, una specie di partita a scacchi. La Capo d’Anzio ha la concessione, gli ormeggiatori brandiscono un accordo che prevedeva un altro porto per lasciare il loro posto; la società vuole entrare in possesso di aree che non può cedere in sub concessione, chi sta lì da una vita prova a difendere i suoi diritti. Soprattutto da un socio privato che – ormai è palese – fa il bello e il cattivo tempo con la Capo d’Anzio. Nel totale silenzio di chi rappresenta noi cittadini, titolari del 61% delle quote, il sindaco Luciano Bruschini.

Il quale ha fatto di necessità virtù: il Comune non ha uomini né mezzi, Marconi sì, allora faccia tutto lui e poi si vedrà. Un sindaco che continua a parlare di bando pubblico mentre la società nella quale ha la maggioranza segue tutt’altra strada. Un percorso che prevede, come primo step, quello di gestire l’attuale situazione. E’ l’unico modo, fra l’altro, per salvare la Capo d’Anzio dal fallimento. In questo c’è la vicenda ormeggiatori. Avranno tutti i torni, avranno fatto per anni cose non consentite – lavori dei cantieri, mentre qualche cantiere ormeggiava scafi, è stata sempre una sorta di terra di nessuno – però ci sono. Il muro contro muro non serve a nessuno. Al posto delle due cooperative, allora, si dovrebbero pretendere garanzie chiare: sulla continuità del lavoro, sul futuro qualora alla Capo d’Anzio le cose andassero male, sul rientro in possesso della concessione se dovessero andare peggio. Ecco, va trovata un’intesa ragionevole e che garantisca gli ormeggiatori come oggi sono garantiti – e per 50 anni – tutti gli altri concessionari attuali.

Un’amara constatazione, alla fine: avremo, almeno nelle prime due fasi, un porto semplicemente sistemato. Se i soci delle due cooperative, negli anni, avessero programmato degli interventi, il porto era già fatto. Ma siamo ad Anzio e lo stato di cose che si è trascinato finora alla fine ha fatto comodo a tutti. “Tanto – era l’adagio comune – il porto non si farà mai”. Non avremo mai il raddoppio, probabilmente (a meno che davvero Bruschini tiri fuori il finanziatore del quale parla con pochi eletti anziché con i cittadini proprietari del 61% delle quote) ma oggi la concessione, piaccia o meno, è della Capo d’Anzio. E dobbiamo fare in modo che il controllo pubblico resti.

Ormeggiatori e non solo. Le risposte della Capo d’Anzio, i silenzi del sindaco

avvisocapodanzio

Speriamo che questa volta la posta elettronica certificata sia arrivata a destinazione e venga aperta per tempo. Comunque il 30 gennaio alle 11 i rappresentanti delle cooperative di ormeggiatori sono nuovamente convocati per cercare – una volta per tutte – la soluzione all’interno della gestione del porto affidata alla Capo d’Anzio unica concessionaria.

Società che non ha perso tempo e questa mattina, perfino con il socio privato Renato Marconi in prima fila (quale onore… ) è andata ad apporre i cartelli relativi alla presa di possesso delle aree. Cartelli che stasera sono misteriosamente spariti, con le fascette tagliate. Non è questo il clima adatto, lo diciamo subito, e se qualche forza dell’ordine legge queste righe – a cominciare dalla Capitaneria di Porto – sarà bene avere massima vigilanza. Ma al di là della vicenda ormeggiatori si nota, non è mai troppo tardi, una certa propensione della “Capo d’Anzio” a far sapere quello che fa. Addirittura con un uso dei social network insolito, altro che il Comune 3.0 che ci aveva promesso il sindaco Luciano Bruschini e che resta – dal punto di vista informatico – 0.3 nonostante le spese esorbitanti che si affrontano.

Torniamo al punto: la Capo d’Anzio risponde al Pd  e alla cittadina “5 Stelle” Rita Pollastrini. Il partito aveva posto tre questioni dopo la conferenza di sabato scorso, la Pollastrini una vicenda concreta sulla Capo d’Anzio intesa come start-up o meno. Ebbene le risposte arrivano pressoché immediate e ci danno qualche notizia. Intanto che la società continua a dire una cosa e il sindaco che rappresenta il 61% pubblico (e nostro) un’altra.

Poi – come si evince dal piano finanziario – che per il 2015 si punta a soddisfare i bisogni di cassa “con l’ausilio e il supporto del ceto bancario, eventualmente andando a rinegoziare gli impegni già presenti“. Vedremo cosa ne pensa la Banca Popolare del Lazio che aspetta ancora le rate dell’ennesimo piano di rientro. Abbiamo conferma, inoltre, del motivo per il quale il capitale è sceso a 70.000 euro: “Al fine di meglio verificare la legittimità di una partecipazione da parte del socio pubblico alla ricapitalizzazione e al fine di non avere una ricapitalizzazione univoca da parte del privato, con le conseguenze automaticamente previste dal codice civile“. Leggi che Marconi – come si sostiene da tempo – si sarebbe preso società e porto. E non è detto che il pericolo sia scampato, perché “andrà verificato quanto stabilito dal legislatore e dalla Corte dei Conti in merito alla partecipazione degli enti pubblici in società di capitali“. Anche questo problema è stato sollevato qui, ora lo conferma la società, ma il sindaco non ci dice nulla.

Scopriamo poi che le opere previste dall’atto d’obbligo restano e “gli importi del piano economico finanziario ne tengono conto“, quindi che si spendono non più 190 ma 160 milioni di euro per la scelta di altri materiali e la rimodulazione del progetto secondo il quale si prevede di “minimizzare l’impatto dell’opera rendendola quanto più integrata con l’attuale realtà cittadina e commerciale, il porto quale nuova piazza e centro di aggregazione della cittadinanza“. Qualcuno vuole spiegarcelo meglio? A dire il vero ricorda un vecchio documento dei Ds, 2007 o giù di lì…

Nella risposta alla Pollastrini si afferma che per trasparenza e start up la società “ritiene che i quesiti non siano stati opportunamente posti alla Capo d’Anzio in quanto tematiche di competenza del socio pubblico“. Ecco un’altra conferma: è il Comune a doverci dire se la fideiussione prestata è legittima o meno. La tesi della Capo d’Anzio che spiega perché sarebbe una start up dopo quasi 20 anni (la concessione è arrivata ora, questa la “giustificazione“) francamente ci interessa poco.

Ma il socio di maggioranza – leggi Comune, leggi sindaco – continua a tacere su questo come su altri argomenti di vitale importanza rispetto al porto. E data la situazione che si sta creando non è più possibile tacere.

Porto, la scusa della “pec” e le risposte che vanno date

incontrocapodanzio

La vicenda della convocazione degli ormeggiatori per risolvere, finalmente, il discorso delle concessioni, la loro assenza perché “non sapevano” e la pezza che hanno provato a mettere il giorno dopo – dimostrando di avere e conoscere una posta elettronica certificata – ha del grottesco. Intanto perché sapevano poiché pubblicamente annunciato dal presidente D’Arpino e poi perché quella della posta certificata è una scusa.

Questa vicenda, però, è  l’immagine – nitida – di come abbiano funzionato le cose finora ad Anzio intorno al bacino portuale. I pochi capelli ormai imbiancati mi fanno confermare ciò che ho avuto modo di sostenere anni fa nel corso di un dibattito organizzato da “Anzio futura”: tutti dicono di volere il porto, tutti al tempo stesso affermano: “Tanto non si farà mai“. E tutti – in questi anni – continuano a vivere delle proprie rendite di posizione pagando poche decine di euro al mese.

Invece dopo quasi 20 anni dall’inserimento nel piano di coordinamento regionale, dopo dieci dalla prima richiesta di concessione da parte della “Capo d’Anzio“, si è finalmente in grado di partire. Con tutti i dubbi di questo mondo – sollevati qui a più riprese – con la società che dice una cosa e il sindaco (rappresentante del 61% delle quote pubbliche) che ne sostiene un’altra, ma la “Capo d’Anzio” ha una concessione e di conseguenza il diritto di provare intanto a gestire l’esistente. Che ci piaccia o meno.

Quando si farà, finalmente, l’incontro con gli ormeggiatori (“ma dai, gli mandi la Pec, ma che ne sanno…” invece hanno dimostrato di sapere e come, provando a correre ai ripari, mentre il Comune 0.3 ha una società partecipata che la Pec la usa….) una spiegazione andrà data loro. Sul presente e il futuro, non sul passato: come fa una società indebitata fino al collo, che secondo il suo piano finanziario continuerà a indebitarsi, a garantire i posti di lavoro promessi? Che garanzie hanno, gli ex concessionari degli ormeggi, che se tutto salta possono tornare al loro posto?

Perché il “Tanto non si farà mai” è finito, ora che siamo in una fase quasi operativa ciascuno deve pretendere chiarezza dalla “Capo d’Anzio” e dal Comune che è socio di maggioranza. Quest’ultimo, ad esempio, come pensa di risolvere quanto previsto dalla “spending review” in tema di società a partecipazione pubblica?   E che fine ha fatto la richiesta di restituzione delle quote private in base ai patti parasociali a suo tempo sottoscritti? Questo e altro dovrebbe dirci il sindaco, è ora che si decida.