Guardia alta, ma è inutile la polemica fine a se stessa

Pubblico di seguito la nota di Giorgio Zucchini, colpito dall’attentato di ieri sera. Ce ne sono state diverse, oggi, ma credo che la sua valga più di altre. In questo momento sicuramente difficile per la città la politica deve tenere certamente alta la guardia, evitare la polemica fine a se stessa (dossieraggi di che, signor sindaco?) che potete trovare sui siti on line e guardare in faccia una realtà che si va compromettendo giorno dopo giorno. Oggi, intanto, un’altra interrogazione parlamentare sul caso Anzio.

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La nota del vice sindaco: “Ho presentato denuncia per l’atto doloso che è stato compiuto nei confronti miei e della mia famiglia. All’autorità investigativa, i Carabinieri di Anzio, ferma rimanendo la loro esclusività d’indagine in ogni direzione e tenendo conto che non ho rapporti di alcuna natura, neanche particolari, con chicchessia, ho domandato di approfondire l’attività amministrativa dei settori di mia competenza a tutto tondo, al fine di accertare la verità e trovare chi ha eseguito il vile gesto. Colgo l’occasione per ringraziare coloro che hanno voluto esternare a me e alla mia famiglia il sentimento della solidarietà a partire dal Sindaco Luciano Bruschini, gli Assessori Alessandroni ed Attoni, i Consiglieri Millaci, Piccolo, Maranesi, Amabile, Danilo Fontana, Velia Fontana, Gianfranco Tontini ed inoltre l’ex Presidente della Capodanzio Luigi D’Arpino, Romeo De Angelis, la Dott.ssa Marina Inches, la Segreteria del Sindaco e l’Ing. Dell’Accio, nonchè il Granchio ed il giornalista Giovanni Del Giaccio e tutte le persone, anche miei antagonisti politici, che altrettanto mi hanno espresso la loro vicinanza condannando un gesto grave, inaudito e per quanto mi riguarda incomprensibile, che avrebbe potuto causare danni ingenti ad almeno due abitazioni e alle persone ivi dimoranti“.

L’auto di Zucchini a fuoco, un clima che non ci piace

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L’auto di Zucchini incendiata (foto ilgranchio.it)

Va umana solidarietà al vice sindaco Giorgio Zucchini e alla sua famiglia per il vile atto compiuto ieri sera ai suoi danni. L’incendio dell’auto è un avvertimento preciso, saranno le forze dell’ordine a chiarire, ma questo clima non ci piace affatto.

Zucchini è il terzo amministratore della giunta guidata da Luciano Bruschini a subire attentati. E’ vittima, parte lesa, su questo non c’è dubbio, ma è ora di capire chi e perché ce l’ha ora con lui, prima con Alberto Alessandroni e prima ancora con Patrizio Placidi. Se e cosa hanno promesso o quali “no” hanno detto, al punto da meritare attenzioni così gravi. Ma anche chi e perché, a quale titolo, entra in Comune, dà calci alle porte e urla per avere fatture liquidate e poi magari compare in qualche carta processuale – ad esempio – o chi e perché e a quale titolo fino a qualche tempo fa era solito frequentare l’aula consiliare all’interno dell’emiciclo e tranquillamente gli uffici di Villa Sarsina.

Il sindaco ci faccia una cortesia, eviti di dire che “è tutto a posto” perché sa bene che così non è. Il suo atteggiamento sarà, anche stavolta, da padre confessore. Ricorderà il capitano dei Carabinieri che 25 anni fa disse a noi cronisti – con il cadavere a terra, coperto da un lenzuolo, e il nastro bianco e rosso a delimitare la scena del crimine – “potete andare, non è successo niente“.

Succede, invece, eccome. C’è un clima pesante che vede i cittadini minacciati com’è stato a Lido dei Pini, vicenda dopo la quale c’è stato un consiglio comunale stucchevole, teso a minimizzare, a non affrontare la questione patrimonio pubblico che poi è alla base di tante cose singolari di questa città. Un clima che vede i cittadini che denunciano “sopportati“, quando va bene, se non additati come la peste o coloro che stanno “spianando la strada ai grillini”.

Eh no, qua c’è chi ha aperto il Comune alla criminalità che era spicciola ma ha messo il vestito bello e si è affiancata a personaggi in odor di camorra, come spiegano le ultime indagini, quindi per favore il sindaco non faccia spallucce anche stavolta. Perché certa gente è a lui e alla sua coalizione che ha portato voti e non c’è incontro in Prefettura che tenga per dire che non è accaduto questo. Zucchini è citato da una testimone con un preciso e inquietante episodio. E’ una vicenda che il vice sindaco è pronto a denunciare, ma è lì: nero su bianco.

Sono indagini, vero, ma al di là dell’aspetto penale quando si legge che certi comportamenti hanno “favorito i soci elettori di….” è comunque gravissimo.

Ecco, questo clima non ci piace affatto e meno che mai spari e incendi dolosi. Non eravamo mai arrivati a tanto, Bruschini lo sa, come è perfettamente al corrente del fatto che non si trova di fronte ai “capricci” di due assessore che ha dovuto pregare per 10 giorni di tornare al loro posto con la maestria che gli è universalmente riconosciuta. Questa è cosa seria. Molto più seria: eviti di dire che “è tutto a posto“.

Dimissioni rientrate, il finale della commedia era già scritto

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La lettera di dimissioni della Cafà

Potevamo scriverlo subito il finale di questa commedia. Anzi l’avevamo scritto e l’abbiamo confermato alcuni giorni dopo. Interpretando al meglio quel comunicato in “politichese” che Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo volevano farci credere significasse che le dimissioni erano confermate. Sui social, dopo più di una settimana e solo una volta uscita la dura lettera con la quale avevano lasciato in maniera “irrevocabile” l’incarico, Cafà e Nolfi avevano deciso di uscire finalmente allo scoperto e spiegare che c’erano dei problemi ma si affidavano al sindaco. E che lui doveva trovare la quadra. E’ uno specialista e lo ha confermato.

Si affidavano al gran sacerdote Luciano Bruschini, che tanto ricorda quello raccontato da Oriana Fallaci nelle ultime righe di “Un uomo“. Il gran sacerdote “simbolo di ogni potere presente e passato e futuro“. Non citiamo a caso quel libro, perché parla di dignità. La stessa alla quale si sono appellate Cafà, Nolfi e Salsedo andando via per finta, prendendoci in giro – le due assessore per la seconda volta in un anno – per poi tornare sui loro passi. Si sapeva, era scritto, con buona pace di chi – per ragioni sentimentali comprensibili ed anche encomiabili – sui social ci dava dei “furbetti” o avvertiva (minacciava?) colleghi dicendo che prima o poi ci si sarebbe incontrati per strada.

Non c’era e non c’è un bel niente di irrevocabile, Cafà e Nolfi verranno rinominate, ci diranno che hanno chiarito e il gran sacerdote Luciano Bruschini dispenserà parole di saggezza. “Che vi avevo detto? Nessuna crisi….” Peccato che non siamo a casa loro, bensì in un Comune di quasi 60.000 abitanti. Tenuto in scacco da politici – vecchi e nuovi, anzi i “rivoluzionari” ultimi arrivati ci fanno rimpiangere i vecchi – che non stanno guardando al bene della città ma a questioni che non comprendiamo.

Allora Cafà e Nolfi, domani, dovranno dirci cosa è cambiato rispetto alla mancanza di “trasparenza, corretta amministrazione ed efficacia” denunciate nella lettera di dimissioni. Se adesso condividono le politiche “illogiche, arroganti e incontrollabili” o chi le ha portate avanti finora nei loro confronti. Dovranno dire ai cittadini se sono disponibili, adesso, a “offendere ulteriormente la dignità umana” o chi l’ha offesa, finora, perché e cosa è cambiato grazie ai vertici tra bar, ristoranti e finalmente l’incontro di questa mattina in Comune che ha messo una pietra sopra a tutto.

Poi gli altri assessori, quelli che avevano chiesto al sindaco il chiarimento dovranno dirci se le pesanti parole usate nei loro confronti sono superate, mentre la maggioranza dovrà spiegarci se sono più importanti cooperative, spettacoli, prebende varie e la “marchettopoli” della quale parlava Candido De Angelis o il bene della città. I giovani che sono diventati ben presto peggio dei vecchi dovranno dirci il motivo per il quale si allineeranno, anche stavolta, senza fiatare. Avevano già incassato, in silenzio, l’apertura di Bruschini a De Angelis, continuano a votare senza colpo ferire bilanci che ci hanno portato al dissesto, ora ingoieranno anche questa soluzione.

Ci diranno che è per il bene di Anzio, spiegheranno che da qui si riparte, con nuovo vigore e slancio. Anche che la situazione è difficile per le casse comunali, ma che dopo questo nuovo scossone funzionerà tutto: riscuoteremo i tributi, partirà l’estate priva di atti formali, raccoglieremo i rifiuti che ci travolgono. Funzionerà, fidatevi, “deve” funzionare.

Perché a questo castello di carte, se ne togli una, crolla tutto. Perché ci sono legami che vanno oltre la politica, interessi che non possono essere messi a rischio, c’è il terrore dei “grillini” o di una maggioranza diversa prima ancora che delle indagini che stanno travolgendo l’amministrazione e  di una commissione d’accesso dietro l’angolo per la vicinanza – se non commistione – con chi si vanta di essere camorrista. Altro che incontro – generico – in Prefettura. Con chi, sindaco?

Magari domani lo spiegherà ai colleghi presenti alla conferenza stampa, a quelli che Cafà e Nolfi hanno ignorato per dieci giorni e che da quando le assessore torneranno al loro posto riprenderanno a chiamare. Perché chiunque, nel 3.0 de noantri, ha smania di comparire, e se c’è chi è troppo “visibile” apriti cielo. Come dire: cari cittadini, abbiamo scherzato, ma come credevate alle dimissioni? E cari giornalisti, che volete? Sapere? Ma quando mai…. Ecco, andrebbe disertata quella conferenza (sarò assente per lavoro, questo spazio è un diletto personale) ma invece i cronisti ci saranno perché hanno il dovere di raccontare.

Ma c’è stata mancanza di rispetto. Verso chi ha eletto Cafà e Nolfi – in primo luogo – e verso chi le cercava per lavoro – dopo le dimissioni – per far sapere anche ai non elettori il motivo di quella rottura. Che si sapeva sarebbe stata ricucita, altro che proclami e promesse solenni. E’ stata una commedia con finale già scritto, ora ci dicessero che non è vero, rispondessero in “politichese“, ma questo è.

Citavo inizialmente Oriana Fallaci, la stupenda conclusione del romanzo che più mi ha affascinato della giornalista e scrittrice: “(…) lo capì anche il gregge che bela dentro il suo fiume di lana. Non più gregge, quel giorno, ma piovra che strozza e ruggisce (…)

Forse è questo il vero timore, i cittadini che non sono più gregge.

L’estate e quel palco montato, la trasparenza è ancora un optional

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Villa Adele (foto prolococittadianzio.it)

E’ bastata la lettera di un’operatrice a far scendere in campo il delegato al turismo del Comune di Anzio e a replicare che sì, ci sono stati dei problemi, ma che oggi avremmo conosciuto il programma (ma non esce ancora) a estate ormai pressoché finita.

Il punto non è questo, chiaro, si facciano o meno gli spettacoli la figuraccia ormai c’è. E l’idea è che dal sindaco in giù interessino poco le pessime figure, l’importante è restare ai posti di comando.

La questione è davvero di trasparenza, Luciano Bruschini del sindaco non è solo omonimo, ma ha anche appreso l’arte del “non so“.

Allora: in un Comune normale, in una città che viaggia sui 60.000 abitanti, chi si occupa di un settore anche solo dal punto di vista politico, dovrebbe sapere quanti hanno risposto a un bando, chi e come è stato scelto, e anche spiegare – in assenza di atti – com’è stato possibile montare un palco e quanto è costato. Luciano Bruschini “non sa“, come tanti altri colleghi alle prese con l’associazione “amica” da inserire nel programma. Va bene, facciano pure, perché noi siamo certi che sia tutto a posto per il programma e il palco a Villa Adele, ma vorremmo semplicemente capire.

Per questo aspettiamo che al suo rientro la segretaria generale voglia finalmente mettere mano alla trasparenza di questo Comune. Perché se c’è un palco montato deve esserci una scelta a monte, un’autorizzazione e un costo. E deve essere pubblico. Per legge.

Altro sono gli spettacoli per i quali la politica – già alle presi con la Beautiful della crisi – si sta affannando. Tanti impegni, pochi soldi, e l’ipotesi di prelevarli dal fondo di riserva.

Cafà ci ripensa (forse) Nolfi no, il sindaco dà l’ultimatum

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Ti arrivano comunicati in “politichese” e poi provano a farti l’interpretazione “autentica“, al solito sei te, insieme ai colleghi ma da quando esistono i social anche i cittadini, a non capire.

Allora devi affidarti all’esperienza, all’interpretazione, provare a fare un minimo di analisi. Le assessore Cafà e Nolfi se ne vanno con una lettera di dimissioni “irrevocabili” e durissima. Le segue la Salsedo che riconsegna le delghe. Quando la missiva esce provano ad addolcire la pillola con un comunicato fiume dopo dieci giorni di silenzio e una serie di incontri – l’ultimo a pranzo con il sindaco –  che sono serviti a chiarire. Tutti capiamo che tornano sui loro passi, ma loro si affrettano a dire che abbiamo compreso male: le dimissioni sono confermate.

Le parole, però, hanno un peso e gli altri assessori, quelli rimasti, coloro dei quali si chiede la testa ma senza il coraggio di dirlo ufficialmente (lo facciamo noi, ce l’hanno soprattutto con Placidi e Zucchini, più di qualcuno potrebbe dire “benvenute nel club“) replicano al comunicato e lanciano la sfida: riuniamoci.

Le assessore vacillano, ma non troppo, e questa mattina si rivedono con il sindaco al quale si erano “affidate” per una soluzione e che già un anno fa le aveva fatte tornare sui propri passi. Fallito l’azzeramento per poi di fatto  rinominare tutti, si era provato – devi stare alle fonti e alle interpretazioni, ricordiamolo – a fare qualche “aggiustamento” e a tirare a campare fino al 2018. Perché così non va – guarda un po’, cominciano ad accorgersene anche gli amministratori – e qualcosa occorre inventarsi. “Padre Luciano” ricorda che c’è il porto, agita lo spauracchio di Grillo, non vuole chiudere indegnamente la sua lunga carriera politica.

Nuovo vertice al Bar Nolfi e alla fine un ultimatum: entro lunedì devono scegliere, rientrare o lasciare. Tra le cose che sono state sollevate in Prefettura sembra – lo riferiscono ambienti vicini al sindaco – che la più preoccupante sia la mancanza di “quote rosa“. Circolano nomi alternativi, gli assessori non molleranno e allora? Cafà sarebbe pronta a tornare, la Nolfi non ci pensa proprio, Salsedo resta comunque consigliera e pazienza le deleghe. Nel pomeriggio, si dice, altro bar e altro vertice ma solo tra le dimissionarie. Lunedì sapremo, forse.

Le condizioni della città? Spettacoli estivi fai da te, un palco montato per nulla (e senza trasparenza, a oggi) e figuracce come questa? Ma sì… c’è la crisi politica.

Qualcuno ha scritto, giustamente, che nemmeno Pirandello avrebbe saputo immaginare di meglio. Però adesso basta, finite questa tragicomica, chiedete scusa e se siete in grado governate fino al termine del mandato. Altrimenti andate pure a casa.

Dissidenti pronte al rientro, ad Anzio la pantomima è servita

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Da sinistra il sindaco Luciano Bruschini e le dimissionarie pronte a ripensarci Valentina Salsedo, Roberta Cafà e Laura Nolfi

Un pranzo e l’accordo per il rientro vicino, anzi dato quasi per scontato negli ambienti della politica anziate. Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo sono pronte a tornare sui propri passi. Il “pressing” del sindaco – che oggi si è intrattenuto ancora a lungo con loro in un ristorante – è andato a buon fine. Luciano Bruschini, è noto, in questo è maestro. Si tratterà ora di trovare la via per spiegare alla città questa nuova pantomima.

A fronte delle pesanti accuse mosse nelle lettere di dimissioni, sarà interessante capire cosa avranno da dirci le assessore e la delegata all’archeologia che dieci giorni fa hanno sbattuto la porta.

E quali ragioni politiche le hanno spinte a ripensarci, cosa si aspettano che cambi rispetto  alla mancanza di “trasparenza e corretta amministrazione” e di fronte a “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“.

Si dimisero già un anno fa, adesso avevano rassegnato “irrevocabile rinuncia al mandato” e invece già domani potrebbero accettare di essere rinominate,altro che irrevocabile…. con buona pace di chi al sindaco aveva fornito già i  nomi alternativi.

Se pure non rientrassero, poi, è stucchevole che Cafà, Nolfi e Salsedo siano state zitte per dieci giorni, non abbiano sentito il dovere di spiegare ai cittadini perché si erano dimesse. Lo apprendiamo oggi, grazie ai servizi dei giornali on-line, gli stessi ai quali loro si rivolgevano un giorno sì e l’altro pure per apparire con i loro comunicati e che hanno fortunatamente “carpito” la lettera di dimissioni.

Un modesto suggerimento ai siti e giornali locali. Se le assessore e la delegata richiamano o mandano un comunicato, pubblicatelo 10 giorni dopo o comunque per il tempo che vi hanno fatto attendere e hanno portato in giro i cittadini. E fate così ogni volta che presenteranno iniziative.

Perché il silenzio dalle dimissioni in poi è irrispettoso dei cittadini, vero, ma anche di chi lavora in siti o giornali locali che non possono andare bene solo quando fa comodo e c’è “smania” di comunicare.

Bruschini finalmente parla, di accesso e Acqualatina. Però…

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La Prefettura di Roma

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, finalmente comunica qualcosa. In fondo a questa pagina ci sono o due note pervenute oggi dall’ufficio che finora è stato fatto tacere, anzi usato per far conoscere  feste o simili.

Il primo cittadino ci risparmia la crisi politica (lo fanno anche le due ex assessore, inspiegabilmente) e ci fa sapere due cose. La prima è che è stato dal Prefetto e dopo l’incontro è ancora più sereno “rispetto alla situazione del Comune di Anzio“.

La seconda è che tutti hanno votato contro l’aumento delle tariffe di Acqualatina in conferenza dei sindaci e che lui è d’accordo. Peccato non ci fosse, né altri rappresentassero il Comune di Anzio e che ben altri sindaci (da Nettuno a Bassiano, da Formia ad Aprilia, da Latina a Minturno) abbiano fatto la voce grossa. Ah, i colleghi di centro-destra di Bruschini sono usciti al momento del voto. Così, per ristabilire una verità oggettiva.

Ma è sul primo punto che vogliamo concentrarci. Da un lato sollevati che sia tutto a posto come riferisce Bruschini, dall’altro preoccupati perché il sindaco (e anche il Prefetto? ) ignora o finge di ignorare ciò che è agli atti di procedimenti penali.

Vale a dire che personaggi in qualche modo legati alla criminalità hanno portato voti, hanno interessi in Comune, frequentano gli uffici. Ignora o finge di ignorare il verbale di una imprenditrice che fa nomi e cognomi ammettendo una estorsione che non aveva denunciato. Certo, non c’è rilievo penale in quella “mediazione” denunciata e il vice sindaco sta facendo i suoi passi. Ma è grave e non è il solo episodio che emerge dalle indagini. Ce ne sono altri e sono sufficienti a sciogliere un Comune. L’ultima cosa che vorremmo. Se poi arriverà o meno la commissione d’accesso si vedrà. Bruschini ha fatto bene ad andare dal prefetto, ma cominciasse a darsi una guardata in giunta e in maggioranza.

I due comunicati

Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, sulla richiesta della commissione d’accesso in Comune: “Strumentalizzazioni politiche. Dopo colloquio in Prefettura sono ancora più sereno di prima”  

 Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, di sua iniziativa, nella giornata di ieri si è recato presso la Prefettura di Roma per un colloquio informale dopo la richiesta dei parlamentari di SEL finalizzata all’invio di una commissione d’accesso al Comune di Anzio.

“Si tratta della solita strumentalizzazione politica – afferma il Sindaco, Luciano Bruschini – fatta da chi cerca di sovvertire, con altre vie, il voto libero dei cittadini. Dopo il colloquio di ieri in Prefettura sono ancora più sereno rispetto alla situazione del Comune di Anzio ed alla solidità delle nostre Istituzioni”.

Il Sindaco Bruschini sul paventato aumento delle tariffe di Acqualatina: “Provvedimento respinto all’unanimità da tutti i Sindaci dell’ATO4. Il Comune di Anzio fermamente contrario”

 “L’aumento delle tariffe di Acqualatina, nella giornata di ieri, è stato respinto all’unanimità da tutti i Sindaci presenti che non hanno ritenuto coretto continuare a finanziare gli investimenti a carico della cittadinanza. Ovviamente, su questo, il Comune di Anzio è fermamente contrario come tutti i Comuni dell’ATO4”.

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento al paventato aumento delle tariffe di Acqualatina.

San Giuseppe Due, il danno e la beffa del parere che non serviva

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Oggetto della richiesta di parere è rappresentato dalla sussistenza, nel caso specifico, dell’interesse pubblico a stipulare la convenzione con la Marina Militare, proprietaria dell’imbarcazione San Giuseppe Due. Spetta in via esclusiva all’Ente locale la valutazione delle modalità con le quali curare gli interessi della comunità amministrata mediante attività di amministrazione in senso sostanziale. Sulla base di quanto sopra chiarito, la richiesta di parere dev’essere giudicata inammissibile sul piano oggettivo, non rinvenendosi i necessari requisiti di generalità ed  astrattezza e di attinenza alla materia di contabilità pubblica, nel perimetro, come sopra delineato, funzionale all’esercizio dell’attività consultiva“. Lo scrive la Corte dei Conti il 24 giugno, dicendo sostanzialmente al Comune che se voleva poteva spendere i 180.000 euro previsti per la ristrutturazione del San Giuseppe Due – storico veliero del comandante Ajmone Cat –  senza rivolgersi alla magistratura contabile.

E’ il parere fornito su richiesta del sindaco, dietro al quale ci si è celati mentre lo storico scafo prendeva la strada di La Spezia.

Dilettanti allo sbaraglio è dire poco, a questo punto. Prima si firma un accordo – lo fece l’allora assessore Umberto Succi – poi si lascia lo scafo in cantiere per anni, infine dal cilindro si tira fuori la storia del parere che è “inammissibile“. Il danno, per lo scafo che ha preso la via di altri lidi, e la beffa perché non serviva chiedere.

Ne sono stati buttati tanti di soldi dalla finestra per eventi di dubbio gusto e senza criteri. 180.000 euro, volendo, si potevano trovare. E si dovevano spendere, sarebbero stati un investimento, il San Giuseppe Due una attrazione. Ma queste sono cose che attengono a chi ha un’idea di città, non a chi amministra tirando a campare….

 

Acqualatina, guasto riparato. Le cose che non vanno, i silenzi

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Il guasto è stato riparato stanotte, ieri sera Anzio è rimasta a secco, le attività hanno dovuto chiudere, i disagi sono stati enormi, i danni nella zona della perdita consistenti, lo spreco incalcolabile. E i disagi non sono finiti: oggi sono arrivate le autobotti al quartiere Marconi che ancora risente della carenza idrica, mentre in centro la pressione è limitata. Succede quando chiudi l’erogazione, è normale.

Un guasto può accadere, non c’è dubbio, parliamo di una rete vecchia di decenni, quello che non va è il sistema che c’è intorno ed è emerso in questa situazione.

Proviamo a ricapitolare

  1. Il pronto intervento non è tale, perché se uno telefona alle 23,15 di sabato e un reperibile arriva oltre un’ora dopo, capisce che la cosa è seria, chiede di far arrivare i tecnici e questi cominciano a lavorare solo 15 ore dopo qualcosa non quadra
  2. Cosa ha fatto, in 14 anni, da quando il Comune di Anzio ha ceduto i suoi impianti, Acqualatina? Esistono o meno le “partizioni” grazie alle quali interrompi il flusso idrico da una parte ma non lasci la città a secco? C’è o meno il “telecontrollo” più volte annunciato in conferenze stampa?
  3. E’ vero che c’è una sola squadra di pronto intervento per tutto l’Ato 4, 35 Comuni isole comprese, 3500 chilometri di rete idrica, 1000 di quella fognaria, 64 depuratori e via discorrendo?
  4. E’ vero che il personale locale, quello che ha la “memoria” degli impianti, è stato spostato ad altri servizi? E perché?
  5. A che punto è questa “Evoluzione dei sistemi” annunciata sul sito e che dovrebbe evitare situazioni come quella verificatasi tra sabato e domenica?
  6.  Quali e quanti investimenti sono stati fatti per Anzio dalla nascita di Acqualatina a oggi?
  7. La società è in regola con il pagamento dei ratei dei mutui dovuti per conto del Comune dopo la consegna degli impianti?

In tutto questo speriamo che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, abbia fatto sentire la sua voce con la società – questa mattina – e abbia chiesto spiegazioni del ritardo nella riparazione.  Speriamo soprattutto che la faccia sentire domani, in  conferenza dei sindaci, e voti  la “sfiducia” nei confronti dell’attuale consiglio d’amministrazione che ha fatto il suo tempo.

Quelli che parlavano francese, prendevano maxi prestiti in Irlanda con la Depfa bank con in pegno le azioni dei Comuni accondiscendenti, quelli che prima hanno assunto senza regole e poi avviato lo stato di crisi, quelli che sono stati scelti in base ad accordi partitici e quelli che dov’è acqua svolgono il loro ruolo, hanno fatto il loro tempo. Speriamo che anche Bruschini se ne sia reso conto.

ps: va un sentito ringraziamento, comunque, a tutti quelli che hanno lavorato in giornate festive e d’estate, anche di notte. Sono altre le cose che non vanno

Il sindaco, le assicurazioni, la commissione d’accesso

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La Prefettura di Roma

Il sindaco si è assunto la responsabilità di dire che non ci sono condizionamenti e che la sua amministrazione agisce nelle regole. Ne prendiamo atto e siamo tenuti a crederci. Anzi, speriamo sia così.

Non sappiamo se verrà o meno la commissione d’accesso chiesta da Sel e che – l’ha annunciato in consiglio comunale Maria Teresa Lo Fazio – sarà proposta anche dal Pd.

Sappiamo che la misura è colma, ma istituzionalmente siamo tenuti a credere a Bruschini che al solito “non sa” ma stavolta è sicurissimo. Né sembra preoccuparsi di pesanti accuse che emergono dagli atti nei confronti di suoi assessori e consiglieri comunali. Accuse, non condanne, è vero. Ma allora cerchiamo di capire cos’è una commissione d’accesso e quando viene nominata. Capiremo che non è necessario che ci siano arresti o vicende simili. E che non basta – lo fece anche Vittorio Marzoli a Nettuno – dire: “E’ tutto a posto“.

Cito dal blog di Francesco Carotenuto, un giovane di Scafati (Salerno). Una scelta non casuale, perché – e speriamo di sbagliare, davvero – la situazione di questa città ha preso da tempo una deriva campana.

Ecco cos’è la commissione d’accesso, anche per far fare un’idea anche ad alcuni consiglieri comunali che oggi un po’ di confusione l’hanno fatta:

La commissione d’accesso rientra nell’architettura giuridica del controllo esterno sugli organi e sugli atti e che troviamo regolamentata nel Testo Unico degli Enti Locali. Proprio rispetto al Tuel (dlgs.267/00) è fondamentale considerare l’art.135 in cui all’art. 1 si dispone che ” Il prefetto, nell’esercizio dei poteri conferitigli dalla legge o a lui delegati dal Ministro dell’interno […] qualora ritenga, sulla base di fondati elementi comunque acquisiti, che esistano tentativi di infiltrazioni di tipo mafioso nelle attività riguardanti appalti, concessioni, subappalti, cottimi, noli a caldo o contratti similari per la realizzazione di opere e di lavori pubblici, ovvero quando sia necessario assicurare il regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni, richiede ai competenti organi statali e regionali gli interventi di controllo e sostitutivi previsti dalla legge”.

La Commissione di accesso ha poteri investigativi e nel termine di 90 giorni dovrà passare al setaccio l’attività amministrativa comunale. Viene nominata dal Prefetto con una relazione che tiene anche conto di elementi acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie.

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’ Amministrazione Comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all’emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all’infuenza della criminalità organizzata.

Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi.

Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell’Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.