Comune, sistemi in tilt e il 3.0 rimasto in campagna elettorale

Non vogliamo nemmeno immaginare che un fatto del genere (http://www.inliberuscita.it/politica/33595/anzio-comune-senza-pace-errori-in-busta-paga-e-informatica-in-tilt/) sia da mettere in relazione alla mancata approvazione della delibera ormai nota come salva-Pusceddu. Siamo certi, invece, che tra i due fatti non vi sia correlazione e che la coincidenza sia semplicemente la conferma che del 3.0 promesso dal sindaco in campagna elettorale non c’è traccia. 

Diciamo pure che come ormai ampiamente noto tra politica e dirigenza c’è – nella migliore delle ipotesi – diversità di vedute. Ma pure che tra segretario e dirigenza i rapporti sono tutt’altro che sereni. Finché questo non influisce sui servizi ai cittadini, affari loro. Ma quando cominciano a esserci conseguenze allora è il caso di preoccuparsi. Perché non poter pagare i mandati in quanto il sistema è fuori uso è pesante. E non è il solo “Serpico” a non funzionare. Il sito internet – anzi i tre siti malamente rabberciati insieme – sono tutto fuorché 3.0. Basta chiedere agli uffici, poi, se funziona regolarmente la posta elettronica. Né si ha traccia della fibra ottica che risolverebbe almeno i problemi di comunicazione on-line e consentirebbe a chi lavora di farlo più velocemente.

Siamo nel 2014 ma la macchina sembra un po’ risentire del sindaco anni ’90 che si è fidato di chi gli ha fatto la campagna elettorale e sul 3.0 l’ha sparata grossa. Pensando forse che i cittadini non l’avrebbero ricordato. Ecco, adesso spieghi a chi deve avere i soldi dal Comune che non c’è un sistema in grado di funzionare, che ciò che si potrebbe fare on line (e sarà oggetto di approfondimento) non è possibile, che se spedisci una lettera al protocollo con posta certificata non sai che fine fa, che alcune proposte arrivano e sono approvate e di altre si perde traccia, che ancora tutti gli atti che dovrebbero essere pubblici non lo sono. “Serpico” fuori uso? E’ il minimo che potesse accadere.

La maggioranza alla “guerra” delle europee, Bruschini ne prenda atto

Immagine Ha ragione Patrizio Placidi a chiedere una verifica dopo le elezioni. Ma sì, il silenzio elettorale è ormai un retaggio di quando i telefoni cellulari ancora non esistevano, sui siti internet e nei social network è ampiamente violato, mi assumo questa responsabilità di fronte al manifesto con il quale mezza giunta “porta” il Nuovo centro destra. Al vice sindaco Giorgio Zucchini, un passato nel Pri, una candidatura nel Ppi e poi l’ingresso in Forza Italia e nel Pdl, si uniscono l’assessore Laura Nolfi, figlia d’arte con il padre Vincenzo che a dire il vero è sempre stato nelle varie anime del centro tra Ccd e Udc (lei era con la Lista Bruschini); Alberto Alessandroni, esordi socialisti, l’elezione in quota Pds, poi il passaggio in Forza Italia e non manca Sebastiano Attoni, il quale ormai deve solo schierarsi con il Pd o simili e poi avrà passato ogni esperienza nelle formazioni politiche di casa nostra. Da An a La Destra (e ritorno) passando per un periodo da indipendente, fino alla lista con il suo nome alle ultime amministrative.

Il manifesto sul quale compaiono anche il consigliere comunale e fraterno amico del sindaco Gianfranco Tontini – proveniente dalla Lista Bruschini – Velia Fontana che alle ultime elezioni era in “ticket” con Zucchini in Forza Italia, Roberto Giacoponi che non si muove se non segue Attoni e Riccardo Rocchetti, anch’egli della Lista Bruschini, è ben altro rispetto all’invito al voto per una lista.

E’ la conferma che se non bastassero i dissidi tra politici e dirigenti, il clima tutt’altro che disteso tra questi ultimi, le casse del Comune vuote e il dissesto dietro l’angolo, in maggioranza c’è chi andrà a “contarsi”.

E per questo Placidi – pazienza la città invasa dai rifiuti, figuriamoci i dati sulla differenziata o lo sciopero dei netturbini – ha chiesto una verifica. Il sindaco, stavolta, non potrà dire “non so”. Persino chi è più vicino a lui sostiene altri candidati, mentre in maggioranza – e non certo perché si hanno a cuore le sorti di Anzio – siamo al “tutti contro tutti”.

Sarà bene che Luciano Bruschini, capace finora di “accontentare” tutti con un assessorato, una delega o una presidenza di commissione, stavolta ne prenda atto.  

Malumori in maggioranza, otto chiedono di azzerare la giunta

Ufficialmente non l’hanno ancora fatto. Sembra un po’ di essere tornati ai tempi di Candido De Angelis quando i “dissidenti” annunciavano documenti che poi non arrivavano mai. Stavolta non siamo ancora lì, ma quasi.

Otto consiglieri comunali di Forza Italia ad Anzio, infatti, sono pronti a sottoscrivere un documento da consegnare al sindaco Luciano Bruschini per chiedere l’azzeramento della giunta. Neanche un anno dopo le elezioni. Motivo? Difficile saperlo. Le vicende delle ultime settimane con più di qualche tensione all’interno del gruppo più consistente a sostegno del sindaco sono, evidentemente, tutt’altro che appianate.

Si ricorderà la tumultuosa riunione con la Cafà sotto “processo”, le dimissioni del consigliere Bruschini, poi rientrate, mentre si avvertono i malumori di delegati che sono tali solo sulla carta e si lamentano perché privi di mezzi. Cioè di qualche “spicciolo” per iniziative in ordine sparso. 

Resta sempre appesa, poi, la delega all’ambiente. E’ nelle mani del sindaco, aspira a riprendersela Patrizio Placidi, ma da tempo Bruschini vuole attendere la nuova gara.

Detto questo e messa insieme qualche parvenza di motivazione politica, si chiede di azzerare tutto. Difficile che Bruschini lo farà. L’impressione di chi osserva è che trascorso un anno senza di fatto realizzare nulla – ma ricordiamo a onor del vero che il sindaco ha avuto problemi di salute – ora si cerchi di “rilanciarsi” nel modo peggiore possibile. Così, per la cronaca: c’era un programma legato al mandato di Bruschini, se nel documento troveremo scritto che non è stato attuato e quindi va azzerata la giunta ci toglieremo il cappello, altrimenti saremo ai giochini (inutili) di sempre.   

Bene “pacificare”, ma è ora di affrontare seriamente le questioni

ImmagineHa ragione il sindaco, occorre “pacificare”. E parlare d’altro. Ormai è chiaro che la vicenda del “caro estinto” – che per due ore ha tenuto impegnato il consiglio comunale di Anzio – sarà decisa dai magistrati. Ripeto: se Repubblica ha sbagliato, un tribunale lo valuterà, ma sfugge cosa abbiano fatto altri nel dire “Repubblica dice che… – e parliamo del primo quotidiano italiano – sindaco e presidente del consiglio comunale replicano così…

Luciano Bruschini merita tutta la comprensione umana, è nero su bianco da tempo, ma dovrebbe una volta per tutte capire cosa “fa” notizia. Se è sulla sua pelle e se – come sosteniamo dal primo momento – veramente non c’entra, è un fatto gravissimo. Ma da lì a dire che si chiederanno maxi risarcimenti a chiunque parla della vicenda è parso ed è eccessivo. Così come immaginare un complotto “partito da qui” ovvero da Anzio e arrivato fino alla collega di Repubblica.

Al solito, poi, il primo cittadino “non ricorda” – normalmente “non sa” – del minaccioso intervento in un dibattito di Forza Italia del presidente del consiglio comunale. Peccato, perché l’espressione del suo volto finita su youtube è eloquente. E perché le parole di Patrizio Placidi sono gravi. Gravissime. E bene ha fatto il Movimento 5 stelle a chiedere le dimissioni di chi, per il ruolo che occupa, non può fare quelle affermazioni. Il presidente li ha sfidati a fare una mozione di sfiducia (http://www.inliberuscita.it/politica/29212/anzio-consiglio-dibattito-infinito-tra-caro-estinto-e-caso-mef/) Vedremo.

Pacificare, vero, e affrontare altri argomenti. A cominciare dall’inguardabile streaming del consiglio comunale, pieno di pubblicità e “muto” in alcuni passaggi. Cosa aspettarsi dal sito uno e trino con tre diversi fornitori e ancora “monco”, del resto?

Occorre parlare anche del rispetto del regolamento per quanto riguarda le interrogazioni “infinite”. E’ una battaglia persa, vero, ma forse riunire il Consiglio più spesso, nei tempi previsti dalla legge come sottolineato da Fontana, o copiare chi ha messo nei regolamenti il cosiddetto “question time”, vecchia proposta di Ivano Bernardone, servirebbe. Da evitare – suggerimento per Placidi – gli “scambi” tra Bruschini e De Angelis. Quel poco che si sente in streaming è vanificato…

Parliamo d’altro, giusto, della vicenda porto ad esempio. La città continua a essere tenuta all’oscuro di quello che sta avvenendo e i conti della Capo d’Anzio sono tutt’altro che trasparenti, perché sul sito fuori legge del Comune non compaiono. Certo, c’è la relazione al bilancio per la quale è stato necessario tirare fuori una visura in Camera di commercio: i 900.000 euro di fondo di riserva, per esempio, ci sono o non? Diciamola meglio: il capitale sociale della Capo d’Anzio esiste ancora? E i rapporti con il socio privato? E il 39% delle quote che il Comune doveva riprendersi?

E’ arrivata in consiglio comunale anche la vicenda delle osservazioni della Ragioneria dello Stato. Il vice sindaco Zucchini ha minimizzato i rilievi, resta il fatto che sono stati commessi errori al punto che alcune delibere sono state già adottate (retroattive!), altre lo saranno, alcuni provvedimenti sono stati sospesi e in altri casi si andranno a recuperare delle somme – non straordinarie – che non andavano erogate. Tutti sbagliano, ci mancherebbe, e va benissimo correggere. Non tutti, però, percepiscono il massimo del risultato dopo aver commesso errori.

E i residui attivi? I 17 milioni di euro di “buco” ovvero di mancati incassi per i quali, sembra, si sta correndo ai ripari? Parliamo d’altro, giusto sindaco, affrontiamo seriamente le questioni nelle sedi opportuno.

Approvato, infine, un inutile regolamento edilizio. Insieme all’ufficio di piano doveva essere il caposaldo dell’attuazione del piano regolatore. Lo strumento urbanistico, invece, è andato avanti con un ufficio oberato di lavoro e sotto continua pressione politica e senza regolamento (ma Attoni non doveva dimettersi, la scorsa legislatura?) – salvo una delibera voluta da Bruschini appena eletto – in una sorta di “anarchia” che ha portato ai risultati che vediamo.

Quel piano, come sostenuto in tempi non sospetti, faceva e teoricamente fa ancora costruire troppo. Approvare il regolamento, oggi, è aver messo una “pezza”. 

Allergia alle notizie, denunce e il volto del sindaco

“Registra, registra…” A sentire la conferenza di Patrizio Placidi (http://www.inliberuscita.it/politica/28836/patrizio-placidi-gioca-a-fare-il-boss-e-minaccia-la-stampa/) non c’è da stupirsi. Conosciamo il personaggio, ormai da tanti anni, e arriviamo persino a comprendere lo sfogo. E’ eloquente, in quei pochi minuti, la faccia del sindaco Luciano Bruschini. E’ la migliore risposta a chi, avendo un importante ruolo istituzionale come quello di presiedere il consiglio comunale, dovrebbe evitare certi toni minacciosi.
Se Repubblica ha sbagliato saranno i magistrati a stabilirlo, sfugge cosa abbiano fatto altri ma Placidi è libero di denunciare chi vuole. L’ha già fatto, del resto, con quattro cittadini che sulla base di dati dell’Arpa Lazio segnalavano l’inquinamento del mare in un determinato periodo. Servirebbe un’inchiesta non sulla sua denuncia, ma su come funziona il protocollo del Comune di Anzio e la comunicazione tra enti rispetto ai dati dell’inquinamento o, peggio, al parere per il quale Placidi era incompatibile ma è rimasto al suo posto. Parere nascosto per oltre un anno in Comune e sul quale – davvero – si dovrebbe indagare. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. Con me o contro di me, i giornalisti “amici” (e non ci tengo affatto ad esserlo) e quelli che non lo sono, quelli che sanno fare il mestiere perché scrivono ciò che piace a Placidi e quelli incapaci perché cercano e diffondono notizie. Sì, notizie. La differenza è tutta qui: i giornali esistono per riportarle, dopo averle verificate e valutate. Se Repubblica non l’ha fatto vedremo, su cosa hanno fatto altri anche. Ma parliamo di notizie, quelle che spesso sono scomode per i politici, quelle che a Placidi non sono mai piaciute.
Dispiace un atteggiamento del genere e, ripetiamo, il volto del sindaco è la migliore risposta. Di avvocati pronti a “dividere” i risarcimenti come ha spiegato Placidi ce ne saranno molti e anche bravi, chi dovrà difendersi ne avrà di altrettanto bravi non nel “dividere” ma nell’affermare il principio costituzionalmente garantito della libertà di stampa. Esiste uno sportello, all’Associazione stampa romana, sulle “querele temerarie”. Lo ha messo in piedi un principe del foro come Oreste Flammini Minuto che purtroppo non c’è più ma nel solco del quale si continua la sua attività.
Ed esiste un osservatorio “Ossigeno per l’informazione” che mette insieme i tanti Placidi che in Italia sono allergici alle ricostruzioni dei giornalisti.
Stia tranquillo, dunque, e pensi alla campagna elettorale davvero. Alla sua, non a quella di altri che inventa, è una cosa che gli riesce particolarmente bene dati i risultati ottenuti. Stia tranquillo, perché in fatto di denunce è in grande e pessima compagnia.

Forza Italia a caccia del “nemico”, ma i problemi sono altri…

Come inizio non c’è male. La rinata Forza Italia sembra avere bisogno di un “nemico” e l’ha individuato nel sottoscritto, sul quale da più parti si continua ad alimentare la fandonia della candidatura a sindaco già pronta. E’ successo anche ieri nell’incontro all’Astoria.

Gente che ha smesso di lavorare da tempo o, peggio, non l’ha mai fatto per dedicarsi alla vita politica, si diverte a fantasticare su elezioni che sono lontane quattro anni – salvo scossoni – o a perdere tempo su ipotetici accordi presenti solo nella loro mente. E così uno che fa il giornalista e cerca di svolgere semplicemente la sua professione ed esprimere il proprio pensiero, diventa candidato (Perché? Deciso da chi? Quando?) e quindi “spauracchio” da usare per una platea che si preoccupa – invece – semplicemente di restare legata al treno della gestione della cosa pubblica ad Anzio.

Individuato il “nemico”, si passa oltre. Diciamo che il coordinatore di Forza Italia, Patrizio Placidi, nel corso degli anni ne ha trovati molti (mitica la frase rivolta in consiglio comunale a Sergio Mangili “ti stai preoccupando di un futuro che una futura sedia a sinistra ti potrebbe vedere”) compresi i suoi attuali alleati, quando entrando nella sede degli allora Popolari a vittoria di Stefano Bertollini ormai acquisita urlava “fascisti”. O quando, da solo, si è candidato primo cittadino senza grande fortuna.

Ma serve il fumo agli occhi, trovare una scusa per nascondere una gestione sulla quale, invece, c’è più di qualche ombra. Ecco “il complotto”, allora, d’altro canto se ne vede Berlusconi perché non i suoi di “Forza Silvio”? Non si immagina che la Ragioneria dello Stato abbia fatto il suo dovere, né che in Comune qualcuno si sia “dimenticato” di andare a verificare chi pagava e chi non la tassa sui rifiuti – facendo accumulare in cinque anni circa 17 milioni di euro – no: è una macchinazione.

Ha spiegato oggi il segretario del Psdi, Paride Tulli (http://www.inliberuscita.it/politica/28610/rifiuti-e-rischio-dissesto-tulli-il-comune-affondava-e-i-dirigenti-venivano-premiati/) come funzionava.

E’ a questo che devono rispondere, politicamente, Placidi & C. prima di inventare candidati che non ci sono, strategie fantasiose e complotti. Perché c’è la relazione del ministero che ha già portato a fare delibere “riparatorie”, c’è una situazione con la riscossione rifiuti resa nota dalla stampa che l’ha appresa perché c’è stata una riunione tra il vice sindaco e i dirigenti nella quale un allarme è stato lanciato. Poi ci sono la poca trasparenza che resta un problema, un sito fuori legge, un fascicolo spedito in Procura dalla Finanza con l’ipotesi di voto di scambio rispetto ad assunzioni “elettorali”, le tensioni in maggioranza e chi più ne ha ne metta.

Diverso il discorso sulla vicenda sollevata da “Repubblica”. Se è vero, come fino a oggi è vero, che formalmente non sono indagati il sindaco Luciano Bruschini e il presidente del consiglio comunale Patrizio Placidi, è stata una cosa grave. Gravissima. Ci sono le sedi per accertarlo e speriamo si faccia chiarezza al più presto. Per il bene di persone che dicono (e gli crediamo) di essere state ingiustamente coinvolte, ma soprattutto per la città che non merita nemmeno il sospetto di legami a dir poco singolari.

Ufficiale, il sindaco di Anzio non è imputato. Quello che resta…

Troverete di seguito la prima versione di questo mio pensiero. Contiene un errore, del quale mi scuso. Diffondendo il suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio dimostra di non essere imputato e non di non essere indagato. Succede nella fretta e, soprattutto, nella dimenticanza grave di basilari principi di procedura. Detto questo, continuo a pensare che fino a prova del contrario occorra credere alla parola del sindaco che dal primo momento ha affermato di non essere assolutamente coinvolto in questa vicenda. E continuo a ribadire che debba essere proprio lui, a maggior ragione se non indagato, a fare chiarezza. Per dovere di cronaca, a seguire quello che avevo scritto ieri. Grazie della pazienza e della comprensione a quanti mi seguono.
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Con l’invio alle testate giornalistiche del suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, dimostra di non essere indagato. Il certificato emesso ieri dalla Procura di Roma dimostra che è tutto “negativo” a suo carico e siamo lieti di prenderne atto. Del resto, non avevamo mai espresso dubbi a riguardo.
Diciamo pure che i carichi pendenti si hanno quando c’è già un’imputazione ovvero una richiesta di rinvio a giudizio, ma nel caso specifico non siamo ancora a quel livello. Comunque ribadiamo che prendiamo atto – come dal primo momento – della posizione del sindaco. La sua richiesta di certificato arriva dopo la notizia diffusa da “Repubblica” sulla vicenda “caro estinto”.

Cosa resta di questa storia, allora? Un’inchiesta della Procura di Roma che parte dalla Capitale e – non ci stancheremo mai di dirlo – arriva fino ad Anzio. Ci arriva nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi “attenzionati” che hanno frequentato appuntamenti che promuovevano un determinato candidato. Restano anche alcune “certezze” delle quali abbiamo parlato nei giorni scorsi. 

Cosa abbia la Procura di Roma è da capire, di certo ha raccolto elementi anche ad Anzio seguendo il filone del “caro estinto”. Il sindaco si era impegnato a chiedere al Procuratore capitolino un appuntamento. Confermi questa sua intenzione, lo faccia perché la città sappia – a questo punto – qual è la reale situazione rispetto a quell’inchiesta. E’ questo che si chiede a un primo cittadino – a maggior ragione se ingiustamente coinvolto – e non che minacci maxi richieste di risarcimento. 

Prenda quell’appuntamento e poi faccia ai cittadini il quadro della situazione. Saremo tutti più tranquilli.

Bruschini si unisce al coro delle maxi richieste di risarcimento

ImmagineIl sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, fa bene a difendersi dopo essere stato tirato in ballo dal quotidiano “La Repubblica” per l’indagine nota come “del caro estinto”. Ha detto sin dall’inizio di non aver ricevuto avvisi di garanzia e di non conoscere i soggetti dei quali si parla. Va creduto per la sua storia personale e perché essere indagati formalmente prevede l’aver ricevuto un’informazione di garanzia o un avviso di chiusura indagini. 

Altra cosa è che esiste un’inchiesta su Anzio nella quale – sempre secondo “La Repubblica” – c’è anche il nome del sindaco che si è affrettato a smentire il suo coinvolgimento come ha fatto il presidente del consiglio comunale, Patrizio Placidi. Indagine che riguarda Roma ed è arrivata sul litorale nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi già “attenzionati” dalla Procura capitolina. 

A fronte di questo il Pd e Sel hanno fatto comunicati stampa nei quali esprimono preoccupazione e chiedono chiarezza. Per tutta risposta Bruschini annuncia nuove denunce – dopo quella al quotidiano – e minaccia richieste di ingenti risarcimenti del danno. Comprendiamo l’uomo  e il suo stato d’animo. Non la reazione. Perché mentre il garante della privacy si appresta a un nuovo bavaglio alla stampa, qui si cerca di metterlo preventivamente. Bruschini non è solo, i tribunali sono pieni di querele temerarie e maxi richieste di risarcimento che hanno il solo intento di non far scrivere i giornalisti. In questo caso anche chi “condivide” le informazioni sui social network. Ecco, questo da un sindaco 3.0 – così si definiva un anno fa – non c’era da aspettarselo. Una cosa l’abbiamo suggerita dal primo momento e auspichiamo che il sindaco la faccia: andare dal Procuratore di Roma e capire qual è la situazione, quindi chiarire con la città. Dire se davvero è tutta una grave – gravissima – montatura o se c’è qualcosa che bolle in pentola, magari non coinvolgendo come indagato il primo cittadino ma chi gli sta attorno. E’ questo il Bruschini che vorremmo, da cittadini, non quello che vuole portare in Tribunale chi chiede un chiarimento. Su chi lede realmente la città di Anzio, infine, potremmo aprire un dibattito… 

Il  comunicato ufficiale del sindaco. 

“Denuncerò e querelerò chiunque diffonderà notizie, con ingenti richieste di risarcimento, in riferimento alla pubblicazione dell’articolo di Repubblica sul caro estinto, della scorsa settimana, che per quello che mi riguarda è completamente privo di fondamento. Ho dato mandato ai miei legali di raccogliere articoli di stampa, commenti facebook e articoli su testate on-line che trattano la vicenda e che, quindi, ledono la mia immagine di persona onesta. Lo stesso farò con il Pd di Anzio, nella persona del suo Segretario, per il grave, strumentale e lesivo comunicato stampa diffuso in queste ore”. Lo ha detto il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che ha sporto denuncia per diffamazione contro il quotidiano La Repubblica e nei confronti della giornalista Rory Cappelli in riferimento all’articolo pubblicato venerdì 14 marzo. “Inoltre – prosegue il Sindaco Bruschini – ho chiesto un’audizione alla Procura di Roma per far luce su una vicenda che mi ha amareggiato e ferito come uomo. Io non consentirò a nessuno di sporcare la mia immagine di persona onesta, sulla quale ho costruito la mia vita e quella della mia
famiglia, con processi mediatici falsi ed infamanti che ledono anche la Città di Anzio”.

La smentita che non c’è e qualche altra certezza

Al contrario di quanto annunciato dal sindaco il quotidiano “La Repubblica”, questa mattina, non smentisce la notizia sull’indagine “Caronte” ma si limita a riportare le dichiarazioni dei presunti indagati.

Presunti, perché nessuno di loro sembra aver ricevuto formale avviso di garanzia o di conclusione delle indagini. Ciò non toglie che esista un’inchiesta della polizia giudiziaria, con tanto di “nome”, e che sia arrivata da Roma fino al litorale di casa nostra. Se formalmente sono indagati i personaggi locali non lo sappiamo, ma prendiamo per buono quello che dicono e ammettiamo di no. Così come prendiamo atto che “Repubblica” non smentisce. Vedremo, se e quando se ne saprà di più, qual è la verità. Ripetendo che anche se fossero indagati, tutti e 29, nessuno li ha ancora condannati.

Il giorno dopo, però, emerge qualche altra certezza. I consolidati rapporti di amicizia tra Placidi e Taffo che lo stesso presidente del consiglio comunale ammette intervistato da “La Repubblica”. Non è un reato, ci mancherebbe, ma conferma che un legame tra i due c’è.  Vedremo quando usciranno le carte se “attenzionato” o meno dalla Procura di Roma.

Di sicuro è stata “attenzionata” la campagna elettorale per le regionali di Luca Gramazio, sostenuto ad Anzio come a Nettuno proprio da Patrizio Placidi. Negli ambienti giudiziari si parla di cene alle quali avrebbero preso parte personaggi compromettenti, ma anche questo è tutto da verificare, oltre a dover capire se e dove si annida l’ipotesi di reato.

In tutto ciò si fatica, francamente, a capire il ruolo del sindaco Luciano Bruschini che oggi arriva a dichiarare “non vorrei che fosse uno scambio di persona”. A fare politica, ad Anzio, con lo stesso nome è l’attuale consigliere comunale e delegato al turismo. Può esserci addirittura uno scambio simile? Difficile.

La cosa migliore, a questo punto, l’ha annunciata lo stesso primo cittadino: è disposto a chiedere informazioni alla Procura di Roma. Lo faccia, chieda di essere ricevuto e faccia sapere a tutti come sta realmente la situazione. E’ la città – prima ancora di lui e degli altri personaggi coinvolti dall’articolo e che sostengono di non essere indagati – a pretendere chiarezza.