Biogas beffa e i giochi di maggioranza

biogas

Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

La bugia del “non sapevo”, adesso a casa…

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Come volevasi dimostrare. E’ bastato approfondire un poco e la verità è emersa. Lo scrive Agostino Gaeta, documenti alla mano,  dimostrando come il Comune – quindi il sindaco, senza la delega del quale nemmeno si entra nelle conferenze dei servizi – fosse al corrente del progetto per via della Spadellata.

Il sindaco ha provato a chiedere scusa, ha usato la solita litania del “non sapevo“, ha superato il trambusto di una mozione che sembrava avergli fatto ritrovare la maggioranza (andata nuovamente in frantumi un minuto dopo la decisione di ricorrere al Tar) ma ora viene ancora più clamorosamente fuori che era perfettamente a conoscenza di ciò che l’assessore Patrizio Placidi e il dirigente Walter Dell’Accio andavano a votare in Regione, con parere favorevole. Non ci si venga a dire che di fronte all’oggetto della conferenza il pensiero è andato a “sfalci e potature“, come ha detto in Consiglio

La mozione, allora, è una presa in giro ai cittadini, a maggior ragione se sul ricorso al Tar si sta tentennando in Comune. Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati, ma – cosa ancora più grave – si dice una cosa per un’altra nel maldestro tentativo di coprire ciò che è stato. E questa non è una promessa elettorale, di quelle che si mettono nei programmi e non si realizzano perché tanto è sempre colpa di qualcun altro. No, questa è una scelta precisa: andare e votare a favore prima, raccontare una bugia dopo.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. E’ evidente che Bruschini non è più in grado di stare dietro alle vicende cittadine con la lucidità sufficiente. La litigiosa maggioranza, la “guerra” dopo ogni comunicato che esce, la Corte dei conti che ribadisce il fallimento gestionale dopo la durissima relazione del Ministero dell’economia e finanze, il porto prossimo alla svendita per non aver fatto in Comune ciò che si votata in assemblea dei soci alla Capo d’Anzio – anzi per aver sostenuto il contrario – il costo pari al doppio delle altre città per un servizio scadente come quello dei rifiuti, opere pubbliche al palo, indagini per voto di scambio  e chi più ne ha ne metta.

In una città normale i consiglieri di lotta e di governo che siedono in maggioranza avrebbero aperto una crisi seria, non annunciata, soprattutto i giovani che sono invece i primi ad allinearsi appena il sindaco minaccia di andarsene. In una città normale l’opposizione avrebbe già presentato una mozione di sfiducia per le tante, troppe, situazioni che non tornano.

Una mozione che – molto probabilmente – non manderebbe Bruschini a casa, perché di fronte alla minaccia di un commissario chi ormai è legato al potere per il potere si terrebbe ben stretta la poltrona. Magari parlando di “rilancio” (a metà mandato ormai superato), ipotizzando chissà quale altra trovata, ma il sindaco avrebbe gli almeno 13 voti necessari a restare in sella.

Perché provare a sfiduciarlo, allora? Per vedere chi è veramente con lui e chi finge di opporsi, capire se il centro-destra che alle elezioni si è presentato come alternativa lo è ancora o meno, per essere chiari davanti ai cittadini.

Servono 10 firme per chiedere una mozione di sfiducia, sarebbe un segnale per dire chi sta con Bruschini e chi non almeno in questo momento. Poi, nel 2018 o quando sarà in caso di anticipo, anche “nemici” come prima, però ora un segnale servirebbe.

La “politica” gioca, il porto può attendere

darpenIl presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, ha confermato le dimissioni senza cedere alle “sirene” del sindaco e di quanti hanno cercato di farlo tornare sui propri passi. Non poteva farlo per le parole pronunciate, se non esponendosi alla peggiore delle figure. A lui s’è unito il dirigente del Comune Franco Pusceddu e presto la stessa cosa farà l’altro consigliere d’amministrazione di nomina pubblica, Mauro Fantozzi. Il Consiglio odierno – che il sindaco aveva chiesto di rinviare dal 15 gennaio a oggi – ha valutato alcuni aspetti legati al piano finanziario che consentirebbe di iniziare i lavori secondo il crono-programma approvato ormai due anni fa dalla Regione ma non ha potuto fare altro. Lo stesso sindaco era assente, impegnato a Roma, per “motivi istituzionali”. Forse legati allo stesso porto e alla politica locale (e non solo) che mai come adesso sembra essere interessata. A chi succederà a D’Arpino, Pusceddu e Fantozzi, attenzione, non al porto in sé…. Quello può tranquillamente marcire alle condizioni attuali, la “politica” troverà con chi prendersela. Per questo chi avrà la pazienza di proseguire oltre troverà un aggiornamento di quanto ho avuto modo di scrivere a marzo 2013, all’indomani della gara andata deserta. Prima di riproporre il pezzo di allora – pubblicato sulle colonne del Granchio – vediamo cosa ha fatto la “politica” in questi tre anni. Quali responsabilità ha avuto il sindaco, in primo luogo, quale socio di maggioranza e nel ruolo di primo cittadino.

DOPO IL BANDO

Cerchiamo di capire cos’è accaduto dopo la gara deserta, anzitutto. Marconi, divenuto nel frattempo socio di minoranza, ha suggerito e ottenuto l’inversione del crono-programma dei lavori. La Regione Lazio, mai così vicina (sembra proprio grazie al socio privato) l’ha accordata, il sindaco diceva al Consiglio comunale che aveva votato già per l’allontanamento di Marconi che gli serviva tenerlo “per la parte operativa”. Nel frattempo, a investimento invertito, si faceva un piano finanziario che avrebbe consentito alla Capo d’Anzio di iniziare “in house” i lavori: due fasi, poi se le cose fossero andate bene la terza, il raddoppio. A ottobre 2014, con le aree già concesse alla società, sempre in Consiglio comunale, Bruschini si impegnava “parola d’onore” a “cacciare” Marconi “entro fine mese”, ma nel frattempo sottoscriveva con lui la “road map” per confermare le decisioni assunte in assemblea e portate avanti – con modi discutibili, dirigisti, irriverenti e tutto quello che si vuole – da Luigi D’Arpino.  

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Alla luce dei fatti il sindaco, che aveva il dovere di andare a spiegare agli ormeggiatori, per esempio, cosa significasse l’inversione del crono-programma, che doveva dire al Circolo della vela che era comunque garantito il posto che occupa ma con modalità diverse, ha fatto fare a D’Arpino il lavoro “sporco”. Ma sì, tanto quello è “guascone”. Solo che il presidente seguiva la linea dettata e il sindaco la smentiva, da ultimo con l’annuncio bando sì-bando no, prima dicendo agli interlocutori che su ciò che facevano il presidente e Bufalari – l’avvocato indicato da Marconi – comunque avrebbe deciso lui. Come ha deciso lui, contrariamente alle indicazioni del Consiglio comunale, di tenere nel cassetto il parere dello studio Cancrini secondo il quale a Marconi dovevamo fare causa subito, tre anni fa. Oggi sono soldi buttati. Così come il “controllo strategico” per dire che la Capo d’Anzio ce la dobbiamo tenere arriva come delibera in consiglio comunale, ma essendo proposta da Candido De Angelis si rinvia e non si approva più. Poi si fa un piano di razionalizzazione discutibile, nel quale ci si dimentica di dire che la Capo d’Anzio ha dei dipendenti. Del resto lo stesso sindaco aveva detto di “non sapere” che li avesse. Poi si bolla – lo fa il presidente su facebook – come “un’altra c…. dei comunisti” la proposta di ricapitalizzazione avanzata dal Pd che al contrario degli anni passati ha un atteggiamento che spinge per la realizzazione del porto. Si sistemerebbe quel “bacino interno” per il quale si è tanto battuto il centro-sinistra, ma va salvata la Capo d’Anzio prima.

E’ la politica…. c’era (e c’è) una maggioranza da tenere unita, così arriva la cordata che piace a un paio di consiglieri e rispunta il bando, alla faccia di una società che dopo la vittoria al Tar potrebbe iniziare i lavori. Certo, dicendo agli ormeggiatori che purtroppo è giunto il loro momento, che saranno ricollocati ma con meno pretese di quelle di prima dopo un ricorso che il sindaco aveva il dovere di evitare. Solo che la “politica” si oppone, così come quando D’Arpino si dimette la “politica” si preoccupa della successione – o della battuta sulla sua candidatura a vice-sindaco di chi scrive (!) – e non del porto. Ecco i nomi di Placidi, quelli di Zucchini, quelli che piacciono a Tizio e non a Caio, ecco la preoccupazione sul vertice di Bruschini con Danilo Fontana, Candido De Angelis e Marco Maranesi, lo spettro delle elezioni del 2018. Già, ma il porto? Pazienza, abbiamo aspettato tanto… La Capo d’Anzio da cedere? Macché, ci sono tanti esperti che ci indicano la differenza tra “controllata” e “partecipata” mentre domani potrebbe essere già tardi.

Ora c’è una fase di inevitabile stallo. Un investitore diverso da quello de noantri” messo insieme – si dice – con qualche sponsor politico, di fronte alle scene degli ultimi giorni scapperebbe a gambe levate.

Di questo passo privatizzeremo inevitabilmente, se la Capo d’Anzio non diventa operativa – ed è questione di ore, nemmeno di giorni – altro che porto pubblico. Forse è quello che si voleva davvero. Forse è il caso – se andasse così – che la Regione imponga all’Autorità portuale di prendere la concessione, liquidare Comune e Marconi, e mantenere il controllo pubblico.

E’ sicuramente il caso – infine – di andare in consiglio comunale e giocare, una volta per tutte, a carte scoperte, non ai giochetti della politica locale.

TRE ANNI FA…

Per chi ha la pazienza di proseguire, questo quanto ho scritto a marzo del 2013

In primo luogo le scuse di chi scrive. Per aver creduto e aver fatto credere ai lettori che il progetto del porto di Anzio fosse cosa fatta. Ci abbiamo messo la faccia e impegnato un giornale e lo abbiamo fatto perché mai – prima di questa iniziativa – avevamo visto le carte. Per anni ci avevano fantasticato di “Marine investimenti” e simili, qui il porto sarebbe stato della città. Per questo abbiamo difeso il diritto di Anzio a essere trattata come Formia e Fiumicino. Abbiamo sbagliato e prendiamo atto che questo porto, ormai, è irrealizzabile. Ma cerchiamo pure di capire quali sono state le responsabilità di rinvii, veti, azioni politiche fini a se stesse.

Nel 2005, prima di lasciare la presidenza della Regione, Francesco Storace poteva dare al Comune la “delega di funzioni”. Il sindaco era Candido De Angelis, il porto oggi ci sarebbe, ma si sa che l’ex primo cittadino e senatore uscente nei rapporti non è mai stato bravo e la risposta del presidente – ricandidato – fu sostanzialmente quella di aspettare il voto. Perché, del resto, far “crescere” troppo De Angelis che aveva già portato a casa il piano regolatore? Storace perse e andò a fare il ministro. Anzio? Ma sì… E cosa importava ad Andrea Augello e Francesco Aracri del raddoppio della Nettunense e della accessibilità al porto? Era fatto, finanziato ma non “impegnato”, c’erano le elezioni, i due assessori dell’allora potente An non si intendevano molto, così la politica decise di aspettare… Ora i due sono parlamentari, ad Anzio hanno preso i voti, poi che fa? Di quel progetto sono rimaste le briciole. Anzi la Regione guidata dal centro-sinistra con Bruno Astorre assessore ai lavori pubblici provò a dire che i soldi non c’erano. Salvo poi restituirli per non averli utilizzati. La politica… La stessa che dovrebbe dirci – Candido De Angelis da un lato e Giorgio Pasetto dall’altro – cosa è successo tra il 12 luglio 2006 e il 18 settembre dello stesso anno. Dopo la conferenza dei servizi di luglio il sindaco di allora ringraziò Marrazzo e la Regione, l’intesa era trovata, si poteva proseguire, due mesi dopo la doccia fredda e l’arrivo dei sacerdoti delle procedure sbagliate. Si parlava negli ambienti dell’avvento di Francesco Bellavista Caltagirone, quello di Imperia e Fiumicino, De Angelis e Pasetto vogliono dirci qualcosa? Sì, anche Pasetto, l’ex sindaco e “faro” della parte del Pd che più si è battuta contro il raddoppio del porto. Lui ha sempre detto di non entrarci nulla ma a chiamarlo in causa, nero su bianco, è stato proprio Astorre che sul porto impegnava i propri uffici a dire no che altrove (Formia e Fiumicino) erano sì. L’ha fatto dopo il famoso convegno al Lido Garda, spiegando come coloro che andavano a Roma a dirgli di fermare tutto in quell’occasione restarono in silenzio. Anzio? Ma sì… Pasetto è pagato dalla collettività per gli incarichi ricoperti in passato, Astorre dopo aver contribuito nell’ufficio di presidenza della Regione Lazio ad aumentare i fondi ai gruppi è stato promosso senatore dal Pd. Anzio? Pazienza. O veramente, come denunciò De Angelis dare un incarico specifico avrebbe significato il via libera al porto? Ce lo dicano.

A quel convegno c’era anche Esterino Montino – del quale dimostrammo la presenza di una sua “delegata” con un’attività sul lungomare di Fiumicino – colui che bloccò un accordo di programma che era solo da firmare perché le procedure erano corrette. Dopo aver fatto di tutto nel centro-sinistra ora è candidato sindaco a Fiumicino, la moglie è in Senato, il capo segreteria in Regione. Anzio, il porto? Ma sì… Questa è la politica. Nessuno ha mai chiesto agli esperti di Sabaudia chiamati dal Pd che citano studi degli anni ’90 e sentono il litorale minacciato dal nuovo porto di Anzio, per esempio, perché l’erosione già oggi ha fatto sparire la spiaggia. La politica… La stessa che dopo una serie di annunci non ha portato a conseguenze: il Comune non ha mai chiesto i danni ai vari Gaglioli, Caliendo e compagnia che davano pareri a soggetto a seconda di chi realizzava gli interventi. Si sa, in politica possono sempre servire. I danni? Pagheranno i cittadini di Anzio le perdite della società… E se De Angelis predicava nel deserto – nessuno di An in Regione se lo filava mentre il centro-sinistra metteva i piedi in testa ad Anzio – il dialogo di Bruschini non è che abbia prodotto molto. Anzi. La politica… Quella che ha imposto, grazie a Gianfranco Fini, prima Italia Navigando e poi un presidente come Baldassarre che De Angelis accettò quando, invece, pensava di affidare l’incarico a Giuseppe De Rita. La politica, quella dell’ex sindaco “con me o contro di me” e quella dell’attuale che rinviò la conferenza dei servizi in ragione del dialogo e si fece prendere in giro. Quella di chi, come la Polverini che oggi siede in Parlamento, ha impiegato cinque mesi per un accordo di programma pronto e un anno per la concessione. Anzio? Ma si… La politica di chi non ha sentito il dovere di preoccuparsi perché nell’operazione di scissione di Italia navigando Anzio restasse al carrozzone pubblico anziché finire a Renato Marconi. Quel progetto, in gara fino al 2010 avrebbe avuto un senso, davvero si sarebbe ripagato con i posti barca. Oggi non più. E che con il fallimento della gara e di conseguenza del porto viene meno anche quel progetto di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è diventata “varianti, cemento e furberie”. Luciano Bruschini, la sua risicata maggioranza e quella degli ex si avviano a una fine ingloriosa, condita dalla storiella della sfiducia sì sfiducia no. Perché, alla fine, i consiglieri comunali del centro-destra del porto non si sono mai preoccupati. Ci sono prima cooperative e affini. E’ la politica… Poi ci si chiede perché il Movimento 5 stelle ha in Italia il seguito da record.

Finita l’era del centro-destra è giusto, a questo punto, che ci sia un’alternanza. Quella più accreditata è di Ivano Bernardone che a proposito del porto si è sempre battuto – con i suoi – per la riqualificazione dell’attuale. Benissimo. Il candidato sindaco ci eviti studi o varianti di salvaguardia tanto cari a chi – tra Anzio 2000 e Futura – è esperto in convegni che portano al nulla e dove gli stessi medici sono al capezzale da anni di un paziente moribondo. Bernardone ha il dovere di dire la verità e cioè che per fare il bacino attuale si deve cambiare il piano regolatore portuale o modificare in variante l’accordo di programma e dove intende trovare i soldi per la riqualificazione.

Aveva ragione Luigi Pirandello nelle “Sorprese della scienza”: la politica dibatte per anni, mentre il paese di Milocca resta al buio. Tradotto: per un altro lungo periodo ci terremo il porto così, gestito dai soliti noti, con servizi inesistenti e strutture al limite delle norme ovvero della sicurezza, dell’igiene e della salute pubblica. La chiamano politica…

Porto, cresce la richiesta di un’assemblea pubblica

Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia, adesso “I Grilli di Anzio”, da più parti sulla vicenda porto arriva la richiesta di un’assemblea pubblica. Quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha sempre annunciato e mai tenuto. Le note dei due gruppi politici.

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L’assemblea pubblica del gennaio 2015  organizzata dalla Capo d’Anzio

Fratelli d’Italia

“A seguito delle turbolente dimissioni del Presidente della “Capo d’Anzio”, la società a maggioranza pubblica che gestisce il Porto ad Anzio, il partito Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale della città neroniana pone una  serie di riflessioni nell’interesse dei cittadini. “Crediamo che sia davvero giunto il momento della trasparenza assoluta e della chiarezza sulla questione del Porto.” Intervengono cosi in una nota ufficiale il Consigliere di Fdi-An Marco Del Villano ed il Portavoce locale Francesco Novara. Continuano poi, “In un precedente incontro ufficiale, svoltosi tra il nostro partito ed il Sindaco Luciano Bruschini, avevamo richiesto un’Assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, in cui i proprietari di maggioranza del Porto, i cittadini stessi, avrebbero potuto ricevere risposte chiare sul futuro di questa opera che rappresenta una fondamentale risorsa di sviluppo della città. Volevamo chiarezza e risposte sulle procedure, sulla situazione occupazionale e sul perché un porto, che doveva essere totalmente pubblico, si ritrovava con un socio privato dentro.
Purtroppo il Sindaco non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta, è mancata la chiarezza verso i cittadini, il Presidente, come lo stesso riferisce, è rimasto solo e le tensioni dei lavoratori del Porto non sono state adeguatamente gestite ed ascoltate dalla politica locale.
Adesso ci auguriamo che sia aperta un’indagine e si faccia luce sulle intimidazioni denunciate dal Presidente D’Arpino, perché non è accettabile che un Presidente si dimetta per questi motivi e perché questo clima macchia il nome della città ed aumenta il senso di insicurezza già dilagante. L’opera del Presidente D’Arpino potrà essere criticata o meno, ma  sicuramente non sono accettabili le intimidazioni subite, così come non è parimenti accettabile il fatto che lo stesso sia stato lasciato solo da un Sindaco che, quale rappresentante del socio di maggioranza della Capo D’Anzio, dovrebbe rappresentare e tutelare gli interessi di tutti i cittadini e che oggi ci sembra più che altro dedito a salvaguardare gli equilibri di una maggioranza che difficilmente potrà garantire un futuro migliore a questa città.
Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente uscente e gli auguriamo di proseguire la sua esperienza politica nel centrodestra nelle cui fila ha sempre militato. In una città in cui un assessore si dichiara renziana e rimane tranquillamente al suo posto in una giunta che dovrebbe essere di centrodestra, il coerente percorso politico di D’Arpino rappresenterebbe sicuramente un valore.”
Nei prossimi giorni Fratelli d’Italia renderà nota la propria posizione su come proseguire per la realizzazione del Porto, interessando tutti i livelli istituzionali a partire dal Dirigente nazionale  Romeo De Angelis, che si è attivato da tempo sulla questione e che in giornata ha raggiunto  telefonicamente il Presidente uscente D’Arpino”.

I Grilli di Anzio

“Alla luce degli avvenimenti che riguardano la Capo d’Anzio,le dimissioni del  presidente,le minacce,i ricorsi, i bilanci in rosso,il detto e non detto, il meetup “Grilli di Anzio” chiede al sindaco di convocare un’assemblea cittadina ,per riferire sulla reale situazione della società di cui siamo detentori del 61%. Basta tentennamenti,il sindaco assuma le sue responsabilità e si confronti direttamente con i cittadini

Da tempo chiediamo trasparenza e partecipazione pubblica,cose che hanno sempre scarseggiato riguardo l’annosa vicenda del nuovo porto, di cui noi cittadini siamo sempre stati spettatori impotenti, senza diritto di parola”.

Porto, consiglio d’amministrazione rinviato. Parla D’Arpino

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Luigi D’Arpino

E’ stato rinviato il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio, chiamato a decidere sulle sorti di un progetto che finora era quello di iniziare dal bacino interno e che il sindaco, contrariamente a quanto deciso in assemblea dei soci, vuole rivedere per rifare il bando. La riunione, come spiega il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino nella lettera che segue, si terrà il 20 gennaio. Dopo passaggi che sembrano a dir poco singolari.

Cari concittadini, onde evitare che vi giungano notizie di terza mano e laddove la cosa vi dovesse interessare, le informazioni di prima mano ve le do direttamente io. Il 4 Gennaio il Sindaco Luciano Bruschini mi chiama e mi comunica che nel Consiglio d’amministrazione dell’indomani ( 5 Gennaio ) ci sarebbe da  discutere di….

Innanzitutto faccio notare al Sindaco che l’ordine del giorno di un Consiglio d’amministrazione non si decide il giorno prima, bensì all’atto della convocazione  e faccio anche notare che come di consueto avviene, non ci fossimo rapportati negli ultimi giorni dell’anno e soprattutto dopo il Consiglio d’amministrazione del 23/12/2015 riguardo ad una nuova  convocazione  per il 5 Gennaio. Oltretutto nel mio calendario di lavoro era presente già da metà dicembre una perizia su una barca a Cala Galera a Mezzogiorno del 05/01/2016, come facilmente dimostrabile.

Do assicurazione al Sindaco di stabilire la data del Consiglio d’amministrazione appena dopo il Suo rientro, condividiamo l’ordine del giorno ed in data 07/01/2016 ore 14,28 convoco il Consiglio d’amministrazione per il 15/01/2015, data per la quale Egli stesso aveva insistito si convocasse.

L’8 mattina ricevo due telefonate da stretti collaboratori del Sindaco, uno tecnico e l’altro politico, che mi invitano ad aggiornare di qualche giorno perché in data 14/01/2016 ci sarà una riunione tecnica (?) con degli esperti (?), alla quale il Sindaco forse non parteciperà, per capire alcune cose riguardo al Porto.

Mi muovo di conseguenza e stabilisco, con i membri del Consiglio d’amministrazione, la nuova data del 20/01/2016.

Questo è quanto affinché le voci strane non prendano il sopravvento“.

Raccontare è stato bello, ma purtroppo questa è la città

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Racconterò altro, perché scrivere è la cosa che mi piace di più. Questo spazio resta aperto ma si occuperà meno di Anzio. Forse doveva farlo prima, magari sembrerà una resa, ma francamente la città che ci meritiamo è quella che abbiamo sotto gli occhi. Si appigliano alla democrazia, giusto, alle elezioni vinte, sacrosanto, poi alla prima occasione sono pronti a calpestare le regole basilari del vivere democratico. Una delle quali era, è e resta l’espressione del pensiero.

Ho appreso da più fonti di una prossima “spedizione” di chi – non avendo altro a cui attaccarsi – ha deciso di colpirmi nel lavoro che faccio. Spero – francamente – si tratti di una bufala, non voglio credere si arrivi a tanto, anche se i protagonisti sono pressoché gli stessi che andarono dall’editore Giuseppe Ciarrapico 22 anni fa, ma dico basta lo stesso.

Perché quando il sindaco di una città che viaggia verso i 60.000 abitanti con fare sibillino chiede a un cittadino/giornalista di fare un esame di coscienza perché “siamo nati e cresciuti ad Anzio” (riferendosi a cose che ignoro), quando si dà talmente fastidio per vicende che in un posto normale sarebbero risolte senza bisogno di pensare ai complotti, è giusto che vada così.

Ringrazio chi in questi giorni ha mandato messaggi o mi ha chiamato, chi ha preso una chiara posizione. Gli altri sono parte del brodo di coltura di una città alla deriva politico-istituzionale. Chi ha vinto è giusto che governi, certo, qualcuno spieghi loro che stanno facendo tutto fuorché governare. 

Poi ho sbagliato sì, ad amare profondamente una città calpestata da chi la sta portando a una deriva mai vista prima.

Ho sbagliato sì, a documentare quello che scrivevo, a rendere noto ciò che altri non facevano, a dare quelle che erano, sono e resteranno notizie. 

Ho sbagliato a spiegare – in un italiano elementare – le vicende relative alla mia presunta candidatura e le condizioni per accettarla.

Ho sbagliato perché illustri pensatori di questa città -vecchi e giovani – hanno interpretato a loro uso e consumo quella spiegazione.

Senza preoccuparsi della città che abbiamo di fronte e di quella del futuro ma, evidentemente, solo di rimanere parte di una classe dirigente e politica che è sempre la stessa da più di 30 anni e agisce in modo trasversale.

E’ stato bello raccontarlo e comunque, tranquilli, l’espressione del pensiero in questo Paese resta ancora garantita dalla Costituzione.

Il sindaco e i “morosi”, una caduta di stile

Ricevo e pubblico dal sindaco di Anzio.

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Resto perplesso nell’apprendere dal candidato in pectore del Pd Del Giaccio, ed è tale perchè le osservazioni che leggo sono di un navigato politico, degli avvisi ai Consiglieri Comunali  inviati dall’Ufficio Tributi in maniera irrituale in quanto non vi è stata una messa in mora formale, non è stato indicato un anno d’imposta, di quale proprietà si tratta, di quale tipologia d’imposta parliamo ed è altrettanto illegittimo citare come oggetto nella nota l’art. 63 della 267 che è di competenza del Consiglio Comunale.      

Debbo quindi pensare che la lettera inviata ai Consiglieri sia stata “una nota di cortesia”, che tra l’altro è quanto mai anomalo sia stata resa pubblica in tempo-reale nonostante esista la privacy ed il segreto d’ufficio. 

Ancora una volta si cavalcano procedure amministrative nel tentativo di ribaltare il voto dei cittadini che, nel 2013, hanno eletto questo Consiglio Comunale.

Ricordo al Signor del Giaccio che i Consiglieri Comunali, al pari del sottoscritto, sono stati eletti democraticamente dai cittadini e ritengo che definire “sgarrupato” l’Istituzione del Consiglio Comunale è una grave offesa nei confronti di tutti gli elettori di Anzio.

Il candidato Del Giaccio, prima di dare giudizi sugli altri, dovrebbe farsi un esame di coscienza visto che “tutti noi siamo nati e cresciuti ad Anzio”. Da oggi non dica più di scrivere nelle veste di giornalista perchè al sottoscritto tutto ciò appare deontologicamente non corretto.

Qualora nel 2018 Del Giaccio sarà il candidato del Pd, così come appare, posso tranquillamente sostenere che la Città di Anzio sarà guidata da un Sindaco  del centrodestra.  Si metta l’anima in pace,  lui ed i suoi amici di cordata.

***

Bruschini è nervoso e mi spiace per la caduta di stile. Sulla candidatura non ho niente da aggiungere, da tempo. Di certo non accetto lezioni di deontologia, né insinuazioni sul fatto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” e spiace che vengano da una persona della quale ho stima e rispetto e che, lui sì, è “navigato politico“.  Ricordo che è sindaco anche di chi scrive, fino al 2018. E auguri a chi sarà il prossimo sindaco del centro-destra, i pretendenti sono diversi.

Io sono e resto un cittadino che fa il cronista, “del doman non v’è certezza” diceva chi ne sa più di me. Se gli avvisi sono “irrituali e illegittimi” aspettiamo che Bruschini adotti i dovuti provvedimenti nei confronti  di chi li ha mandati. Al suo posto mi preoccuperei – a prescindere – di far pagare chi non l’ha fatto più che della pubblicazione di una notizia e della caccia alle streghe su chi può averla riferita. E mi preoccuperei di fare quello che era scritto nel programma e che non è certo un cronista a mettere in discussione.

Sullo “sgarrupato” mi si annuncia una querela, dalla quale mi difenderò, come per tante altre. Non era e non è un’offesa istituzionale, ma la constatazione dei fatti, se qualcuno si sente offeso ne risponderò nelle sedi dovute. Comunque la prossima volta, visto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” chi scrive e continuerà a farlo è il dottor Del Giaccio.  Cordiali saluti, signor sindaco Luciano Bruschini.

Acqualatina, bando e pasticcio. La politica esce dalla porta ma….

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Per il Messaggero mi sono occupato della singolare vicenda del nuovo consiglio di amministrazione di Acqualatina.

La politica sembra uscita dalla porta e rientrata dalla finestra. Prepotentemente.

Sul possibile accordo gli interessati smentiscono, di certo arrivare a un bando, a far presentare candidature, a nominare una commissione per decidere chi avrebbe fatto parte del consiglio d’amministrazione e scoprire che qualcosa non quadra, ci conferma quanta scarsa attenzione abbiano i soci (sindaci dei Comuni dell’Ato) per le cose che fanno.

Non è un problema di acqua pubblica o meno, evidentemente, ma di gestione diciamo singolare. Come l’elenco – segreto – di partecipanti a un avviso pubblico…. Boh!

Quanti problemi per un non-candidato. Ah, già… non garantisco

Li vedo, intorno a un tavolo, a preoccuparsi di una candidatura che non c’è. E mi diverto, pensando che quanti sono nel sistema politico di Anzio da una vita sono tanto preoccupati di un non candidato. Certo, non saprebbero altrimenti come trascorrere qualche ora e devono disquisire di “strategie” e “che c’è dietro“, ma a oggi – non so più in che lingua dirlo – le possibilità che io sia candidato sono le stesse degli altri 43.266 iscritti alle liste elettorali del nostro Comune.

I quali hanno diritto di candidarsi, ma anche il dovere di essere cittadini attenti alle vicende che li circondano. Mi annovero tra questi ultimi da tempo, se ciò dà più fastidio perché i grandi strateghi hanno la certezza della mia candidatura mi spiace per loro. Tempo fa, in Consiglio comunale, Pino Ranucci ha detto che se tutti coloro che sono lì da una vita avessero fatto anche una sola cosa per la città oggi Anzio sarebbe diversa. Ha ragione. Se perdessero meno tempo tra “strategie” e quella che chiamano “politica“, tra messaggi trasversali e ipotetici candidati, staremmo meglio.

Ho chiarito da tempo la mia posizione, quando Controcorrente ha dato per certa la mia “discesa in campo” ho spiegato, successivamente, e credo di averlo fatto in maniera puntuale e chiara. Rileggere per credere.

intervistaagostino

Ma chi trascorre il tempo a fare l’interpretazione autentica di ciò che legge e ad avere certezze che non mi appartengono ha dato un’altra versione. Risultato? Sono candidato, aiuto!, non posso più scrivere.

Porto a Luciano Bruschini il rispetto personale e istituzionale che conosce, ma se è lui il primo a dire che si vota nel 2018 cosa ha da preoccuparsi? E’ una esordiente Laura Nolfi, così come Marco Maranesi, per questo dovrebbero avere meno certezze di chi è parte del sistema e più dubbi, ma la prima dice che si vota nel 2018 facendomi gli auguri per l’ingresso in politica e il secondo mi cita nei comunicati come candidato. State sereni….

Rispetto alla presunta incompatibilità – che più di qualcuno agita in Comune – intanto invito a vedere quelli che lo sono davvero da Consiglieri comunali (tra hotel difesi e tributi non pagati), poi tranquillizzo: io faccio il giornalista, è il mio lavoro, questo blog è un diletto ma segue comunque le regole della professione. Qualora mi candidassi ci sono norme  che sarò il primo a rispettare. Ma si vota nel 2018, quindi tempo al tempo….

La cosa più divertente di chi “vive” di politica? E’ che “non garantisco“. Cioè? Cosa significa? Se garantire vuol dire nascondere le incompatibilità, quelle vere, nei cassetti per un anno no, nessuna garanzia. Se significa dare soldi senza criteri a una miriade di associazioni con spettacoli spesso di dubbio gusto per accontentare chi è in maggioranza no, non garantisco. Se significa dire apertamente che si preferisce un’azienda piuttosto che un’altra – dopo regolare gara e procedure corrette – per i rifiuti ebbene no, nessuna garanzia. Se vuol dire votare una cosa in assemblea e farne un’altra in Comune per il porto mi spiace, non garantisco. E se annuncio che tolgo i mercatini – senza criterio né controlli – in piazza, poi lo faccio, non garantisco l’assessore giustamente ribattezzato “alle bancarelle“.  Se devo dire che faccio il 3.0 e poi far ridere il mondo con l’informatica e consentire a dirigenti e funzionari di avere ognuno il proprio “orto” – inutile per i cittadini – non garantisco.

L’elenco sarebbe molto più lungo, ma voglio chiudere con qualche certezza per i benpensanti – vecchi e nuovi – della politica di casa nostra: sono fuori da un sistema com’è stato inteso finora, a oggi sono un non-candidato, continuerò a essere un giornalista che tiene alla sua città e la racconta, questa è l’ultima volta che intervengo sull’argomento.

Tenetevi le vostre certezze, ma per piacere pensate prima alla città. Grazie!

Porto, l’ultimo azzardo con il bando

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Un giorno, forse, arriveranno davvero le navi da crociera. Il rischio, come cantava Francesco Guccini, è che “noi non ci saremo…

Il riferimento è al bando del porto, nuovamente caldeggiato dalle colonne del settimanale il Granchio dal capogruppo di Forza Italia, Massimiliano Millaci, e dal delegato al turismo Luciano Bruschini, che dopo aver scoperto il porto stesso ci illustrano le sue potenzialità.

Bando che come abbiamo provato a spiegare in passato  è contro le indicazioni date al Consiglio d’amministrazione della società – votate alla presenza del sindaco Luciano Bruschini in assemblea dei soci della Capo d’Anzio – e difficilmente avrebbe mercato se riproposto alle medesime condizioni di prima. Indicazioni che andavano e vanno – nessuno le ha ancora revocate – in senso opposto alla gestione del bacino per consentire alla Capo d’Anzio almeno di sopravvivere.

Allora, forse, si sta tentando un azzardo. Il sindaco lo ha detto a più di qualche interlocutore, dopo averne parlato apertamente in Consiglio comunale, lui il bando vuole farlo e se andasse deserto intende assegnare direttamente il progetto a un soggetto disposto a investire sul porto. Saranno i “turchi-napoletani” dei quali si sente parlare da tempo o i fantomatici russi? E perché se vogliono realizzare davvero il porto non partecipano al futuribile bando che sarà, fra l’altro, a livello europeo?

Ecco, questa ipotesi non ci piace affatto perché è fuori dalle regole a noi note. Al solito, però, il sindaco è tuttologo e la soluzione sarà pure praticabile, per questo visto che i cittadini hanno ancora il 61% delle quote, dovrebbe dirci qual è.

Ricordiamo, infine, che il bando necessita di pubblicazione, sei mesi di tempo per le offerte e tutto il resto che sappiamo. La Capo d’Anzio non ha il tempo di fare questo, perché rischia di portare i libri in Tribunale.

A che azzardo stiamo giocando? E la Regione ha niente da dire su una situazione che si è trascinata fin troppo oltre dopo l’inversione del crono-programma?