Porto, l’idea di un consorzio d’imprese. E il Comune tace

ImmagineUn consorzio di imprese per realizzare il nuovo porto di Anzio. E’ qualcosa più di una voce quella che circola in ambienti romani, dove alcune aziende sono state contattate per entrare nell’investimento. A fare la proposta, secondo quello che emerge, è il rappresentante di uno studio legale per conto di Marinedi, la società che detiene dal dicembre scorso il 39% delle quote della Capo d’Anzio, al 61% del Comune. Un 39% che fino a qualche mese prima era stato di Mare 2 spa, sempre facente capo a Renato Marconi.

Com’è noto l’idea di “Marina di Anzio” – confermata dal sindaco in consiglio comunale – è quella di realizzare solo il bacino interno, anzi una parte di esso. Marinedi, del resto, punta alla “rete dei porti del Mediterraneo” e ha sempre ritenuto Anzio strategico. Il bello – si fa per dire… – è che in questo momento nessuno dal Comune sembra preoccuparsi di una serie di passaggi formali che volente o nolente con la Regione Lazio vanno fatti. Rispetto all’accordo di programma e alla concessione, per esempio….

Né qualcuno dice ancora, ufficialmente, che fine farà l’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio… Inutile chiedere, finora, i conti della società. Con interrogazioni mirate che saranno presentate lunedì in consiglio comunale lo farà il Pd. Lo stesso partito chiederà una commissione speciale sul porto,  ammesso che finalmente in Comune – dove sull’argomento continuano a tacere – si rendano conto di essere finiti in un vicolo cieco. 

Perché mentre il sindaco prova a rassicurare tutti, è ormai chiaro che a decidere cosa fare e quando nella Capo d’Anzio è il socio privato. Con quale progetto, quale piano finanziario, quale crono programma, che tipo di autorizzazioni da parte della Regione Lazio che resta pur sempre la proprietaria del porto, quali garanzie per la città nessuno lo dice. Socio privato che doveva essere cacciato da un pezzo se il sindaco avesse dato seguito all’ordine del giorno per riprendersi le quote a causa del mancato rispetto dei patti parasociali ovvero del mancato finanziamento dell’opera un anno dopo la concessione. 

Torna la parafrasi della stupenda canzone citata ieri, sperando sempre nella clemenza di Lucio Battisti: tu chiamala se vuoi, trasparenza… 

Trasparenza, si riunisce la commissione. Ma il Comune non lo dice

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Tu chiamala se vuoi, trasparenza… Il compianto Lucio Battisti perdonerà. Parafrasiamo la sua stupenda “Emozioni” per tornare su un argomento per il quale il Comune di Anzio continua a essere al di fuori delle norme. Il presidente della commissione trasparenza, Andrea Mingiacchi (Pd) ci informa via facebook che la riunione è convocata il 3 aprile alle 15 con all’ordine del giorno gli approfondimenti in merito alla mancata pubblicazione di diversi atti sul sito, in particolare quelli sul Centro formazione professionale per il quale il consigliere Danilo Fontana ha presentato formale richiesta. Nella stessa seduta si parlerà dei mancati adempimenti agli obblighi del Comune rispetto al decreto legislativo 33/2013. Stavolta la riunione si tiene in aula consiliare e vogliamo sperare che il segretario – che ha l’ufficio lì a due passi – si presenti a spiegare perché il sito del Comune ancora non rispetta quel decreto ovvero è tutt’altro che trasparente. La volta scorsa era impegnato… Ricordiamo che rispondendo proprio a un’interrogazione di Mingiacchi il vice sindaco, Giorgio Zucchini, aveva riferito che della vicenda si occupava il segretario comunale.

La commissione, inoltre, si riunirà nella stessa sede e ora anche l’8 aprile sulla vicenda del “buco” di 17 milioni di euro che mancano all’appello per la tassa sui rifiuti. Chiarimenti che, si presume, arriveranno anche lunedì in consiglio comunale, ma la commissione potrà eventualmente approfondire con i dirigenti che sostengono di avere fatto tutto ciò che si doveva.

Apprendere via facebook della convocazione della commissione di controllo e garanzia è irrituale, certo, ma almeno lo sappiamo.

E le altre? Quando si parla di bilancio o sociale, di turismo o istruzione? Chissà… Ricordiamo che sono organismi aperti al pubblico e che le convocazioni – anche quelle – andrebbero indicate sul sito del Comune. Invece se è difficile trovare le determine dirigenziali, è impossibile questo genere di atti. Ma chi sarà il responsabile del procedimento di pubblicazione?

Ufficialmente nessuno, nel nuovo sito del Comune entrando nell’apposito link esce una pagina (si veda la foto) desolatamente vuota…

Ecco: tu chiamala se vuoi, trasparenza…   

Forza Italia a caccia del “nemico”, ma i problemi sono altri…

Come inizio non c’è male. La rinata Forza Italia sembra avere bisogno di un “nemico” e l’ha individuato nel sottoscritto, sul quale da più parti si continua ad alimentare la fandonia della candidatura a sindaco già pronta. E’ successo anche ieri nell’incontro all’Astoria.

Gente che ha smesso di lavorare da tempo o, peggio, non l’ha mai fatto per dedicarsi alla vita politica, si diverte a fantasticare su elezioni che sono lontane quattro anni – salvo scossoni – o a perdere tempo su ipotetici accordi presenti solo nella loro mente. E così uno che fa il giornalista e cerca di svolgere semplicemente la sua professione ed esprimere il proprio pensiero, diventa candidato (Perché? Deciso da chi? Quando?) e quindi “spauracchio” da usare per una platea che si preoccupa – invece – semplicemente di restare legata al treno della gestione della cosa pubblica ad Anzio.

Individuato il “nemico”, si passa oltre. Diciamo che il coordinatore di Forza Italia, Patrizio Placidi, nel corso degli anni ne ha trovati molti (mitica la frase rivolta in consiglio comunale a Sergio Mangili “ti stai preoccupando di un futuro che una futura sedia a sinistra ti potrebbe vedere”) compresi i suoi attuali alleati, quando entrando nella sede degli allora Popolari a vittoria di Stefano Bertollini ormai acquisita urlava “fascisti”. O quando, da solo, si è candidato primo cittadino senza grande fortuna.

Ma serve il fumo agli occhi, trovare una scusa per nascondere una gestione sulla quale, invece, c’è più di qualche ombra. Ecco “il complotto”, allora, d’altro canto se ne vede Berlusconi perché non i suoi di “Forza Silvio”? Non si immagina che la Ragioneria dello Stato abbia fatto il suo dovere, né che in Comune qualcuno si sia “dimenticato” di andare a verificare chi pagava e chi non la tassa sui rifiuti – facendo accumulare in cinque anni circa 17 milioni di euro – no: è una macchinazione.

Ha spiegato oggi il segretario del Psdi, Paride Tulli (http://www.inliberuscita.it/politica/28610/rifiuti-e-rischio-dissesto-tulli-il-comune-affondava-e-i-dirigenti-venivano-premiati/) come funzionava.

E’ a questo che devono rispondere, politicamente, Placidi & C. prima di inventare candidati che non ci sono, strategie fantasiose e complotti. Perché c’è la relazione del ministero che ha già portato a fare delibere “riparatorie”, c’è una situazione con la riscossione rifiuti resa nota dalla stampa che l’ha appresa perché c’è stata una riunione tra il vice sindaco e i dirigenti nella quale un allarme è stato lanciato. Poi ci sono la poca trasparenza che resta un problema, un sito fuori legge, un fascicolo spedito in Procura dalla Finanza con l’ipotesi di voto di scambio rispetto ad assunzioni “elettorali”, le tensioni in maggioranza e chi più ne ha ne metta.

Diverso il discorso sulla vicenda sollevata da “Repubblica”. Se è vero, come fino a oggi è vero, che formalmente non sono indagati il sindaco Luciano Bruschini e il presidente del consiglio comunale Patrizio Placidi, è stata una cosa grave. Gravissima. Ci sono le sedi per accertarlo e speriamo si faccia chiarezza al più presto. Per il bene di persone che dicono (e gli crediamo) di essere state ingiustamente coinvolte, ma soprattutto per la città che non merita nemmeno il sospetto di legami a dir poco singolari.

Ragioneria dello Stato: prima “pezza”, ma trasparenza e correttezza restano un miraggio

ImmagineEra talmente tutto a posto che ora si corre a mettere una “pezza”. Parliamo della dura relazione della Ragioneria dello Stato che contestava – fra l’altro – la corresponsione di indennità di posizione organizzativa e di posizione per incarichi dirigenziali. Soldi assegnati in assenza di un atto di giunta dal 2009 al 2012 e situazione “sanata” adesso, dopo l’ispezione. Nella delibera di ieri si riportano le tabelle che si trovano pure nella relazione e si afferma che “in sede di verifica ispettiva è stata rilevata l’assenza di un atto formale da parte della Giunta Comunale” quindi che ” occorre ratificare gli incrementi delle retribuzioni di posizione corrisposte ai dirigente ascrivibili alle tipologie sopra specificate”. Un errore, insomma.

Nessuno lo ammetterà mai in Comune, ma di errore si tratta. Si dicevano “tranquilli” dopo la diffusione della relazione, affermavano che era tutto a posto, hanno già dovuto compiere due atti formali per sistemare la situazione. Ammesso che sia veramente tutto a posto e si tratti di una clamorosa montatura – lunedì 31 se ne parlerà fra l’altro anche in consiglio comunale su richiesta dell’opposizione – ci sono due parole che usano i tecnici del Ministero: trasparenza e correttezza. Affermando che sono mancate. Purtroppo, per queste, non c’è alcun atto formale che possa riparare. Né sembra esserci la volontà di farlo, perché trasparenza e correttezza restano un miraggio. Lo dimostra – in modo lampante – il sito del Comune che continua a essere fuori legge. 

Ufficiale, il sindaco di Anzio non è imputato. Quello che resta…

Troverete di seguito la prima versione di questo mio pensiero. Contiene un errore, del quale mi scuso. Diffondendo il suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio dimostra di non essere imputato e non di non essere indagato. Succede nella fretta e, soprattutto, nella dimenticanza grave di basilari principi di procedura. Detto questo, continuo a pensare che fino a prova del contrario occorra credere alla parola del sindaco che dal primo momento ha affermato di non essere assolutamente coinvolto in questa vicenda. E continuo a ribadire che debba essere proprio lui, a maggior ragione se non indagato, a fare chiarezza. Per dovere di cronaca, a seguire quello che avevo scritto ieri. Grazie della pazienza e della comprensione a quanti mi seguono.
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Con l’invio alle testate giornalistiche del suo certificato dei carichi pendenti il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, dimostra di non essere indagato. Il certificato emesso ieri dalla Procura di Roma dimostra che è tutto “negativo” a suo carico e siamo lieti di prenderne atto. Del resto, non avevamo mai espresso dubbi a riguardo.
Diciamo pure che i carichi pendenti si hanno quando c’è già un’imputazione ovvero una richiesta di rinvio a giudizio, ma nel caso specifico non siamo ancora a quel livello. Comunque ribadiamo che prendiamo atto – come dal primo momento – della posizione del sindaco. La sua richiesta di certificato arriva dopo la notizia diffusa da “Repubblica” sulla vicenda “caro estinto”.

Cosa resta di questa storia, allora? Un’inchiesta della Procura di Roma che parte dalla Capitale e – non ci stancheremo mai di dirlo – arriva fino ad Anzio. Ci arriva nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi “attenzionati” che hanno frequentato appuntamenti che promuovevano un determinato candidato. Restano anche alcune “certezze” delle quali abbiamo parlato nei giorni scorsi. 

Cosa abbia la Procura di Roma è da capire, di certo ha raccolto elementi anche ad Anzio seguendo il filone del “caro estinto”. Il sindaco si era impegnato a chiedere al Procuratore capitolino un appuntamento. Confermi questa sua intenzione, lo faccia perché la città sappia – a questo punto – qual è la reale situazione rispetto a quell’inchiesta. E’ questo che si chiede a un primo cittadino – a maggior ragione se ingiustamente coinvolto – e non che minacci maxi richieste di risarcimento. 

Prenda quell’appuntamento e poi faccia ai cittadini il quadro della situazione. Saremo tutti più tranquilli.

Bruschini si unisce al coro delle maxi richieste di risarcimento

ImmagineIl sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, fa bene a difendersi dopo essere stato tirato in ballo dal quotidiano “La Repubblica” per l’indagine nota come “del caro estinto”. Ha detto sin dall’inizio di non aver ricevuto avvisi di garanzia e di non conoscere i soggetti dei quali si parla. Va creduto per la sua storia personale e perché essere indagati formalmente prevede l’aver ricevuto un’informazione di garanzia o un avviso di chiusura indagini. 

Altra cosa è che esiste un’inchiesta su Anzio nella quale – sempre secondo “La Repubblica” – c’è anche il nome del sindaco che si è affrettato a smentire il suo coinvolgimento come ha fatto il presidente del consiglio comunale, Patrizio Placidi. Indagine che riguarda Roma ed è arrivata sul litorale nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, seguendo personaggi già “attenzionati” dalla Procura capitolina. 

A fronte di questo il Pd e Sel hanno fatto comunicati stampa nei quali esprimono preoccupazione e chiedono chiarezza. Per tutta risposta Bruschini annuncia nuove denunce – dopo quella al quotidiano – e minaccia richieste di ingenti risarcimenti del danno. Comprendiamo l’uomo  e il suo stato d’animo. Non la reazione. Perché mentre il garante della privacy si appresta a un nuovo bavaglio alla stampa, qui si cerca di metterlo preventivamente. Bruschini non è solo, i tribunali sono pieni di querele temerarie e maxi richieste di risarcimento che hanno il solo intento di non far scrivere i giornalisti. In questo caso anche chi “condivide” le informazioni sui social network. Ecco, questo da un sindaco 3.0 – così si definiva un anno fa – non c’era da aspettarselo. Una cosa l’abbiamo suggerita dal primo momento e auspichiamo che il sindaco la faccia: andare dal Procuratore di Roma e capire qual è la situazione, quindi chiarire con la città. Dire se davvero è tutta una grave – gravissima – montatura o se c’è qualcosa che bolle in pentola, magari non coinvolgendo come indagato il primo cittadino ma chi gli sta attorno. E’ questo il Bruschini che vorremmo, da cittadini, non quello che vuole portare in Tribunale chi chiede un chiarimento. Su chi lede realmente la città di Anzio, infine, potremmo aprire un dibattito… 

Il  comunicato ufficiale del sindaco. 

“Denuncerò e querelerò chiunque diffonderà notizie, con ingenti richieste di risarcimento, in riferimento alla pubblicazione dell’articolo di Repubblica sul caro estinto, della scorsa settimana, che per quello che mi riguarda è completamente privo di fondamento. Ho dato mandato ai miei legali di raccogliere articoli di stampa, commenti facebook e articoli su testate on-line che trattano la vicenda e che, quindi, ledono la mia immagine di persona onesta. Lo stesso farò con il Pd di Anzio, nella persona del suo Segretario, per il grave, strumentale e lesivo comunicato stampa diffuso in queste ore”. Lo ha detto il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che ha sporto denuncia per diffamazione contro il quotidiano La Repubblica e nei confronti della giornalista Rory Cappelli in riferimento all’articolo pubblicato venerdì 14 marzo. “Inoltre – prosegue il Sindaco Bruschini – ho chiesto un’audizione alla Procura di Roma per far luce su una vicenda che mi ha amareggiato e ferito come uomo. Io non consentirò a nessuno di sporcare la mia immagine di persona onesta, sulla quale ho costruito la mia vita e quella della mia
famiglia, con processi mediatici falsi ed infamanti che ledono anche la Città di Anzio”.

Placidi assessore, anzi no. La delega e qualche problema

Una delega già pronta, all’ambiente e ai fondi europei. Sarebbe stato questo il rientro di Patrizio Placidi in giunta ad Anzio. Un rientro in pompa magna, in virtù di un accordo con il sindaco visto il risultato della Lista Enea alle ultime amministrative. Un’intesa che avrebbe consentito, anche, di riportare Umberto Succi in consiglio comunale. L’esponente di Forza Italia (Placidi è tornato… a casa dopo le elezioni dello scorso anno) però, per il momento deve “accontentarsi” di restare presidente del consiglio comunale.

Doveva diventare assessore prima del consiglio convocato per lunedì prossimo, il 24, invece resterà ancora al palo. Motivi? Tutti politici, si affrettano a dire in Comune. Certo l’inchiesta “Caronte” che riguarda anche Anzio per il cosiddetto “caro estinto” e che ha visto fare il nome di Placidi da “Repubblica”, ha pure avuto la sua influenza. Il presidente del consiglio comunale si è affrettato a smentire, dando la sua versione dei fatti, ma l’assessorato proprio in questo momento non sembra la scelta più giusta da parte del sindaco Luciano Bruschini. Il quale prende tempo, così si vocifera, in attesa anche del nuovo e delicatissimo appalto relativo al settore.

Non solo, l’ingresso di Succi comporterebbe – ma anche in questo caso non c’è conferma, quindi va preso con beneficio d’inventario – un problema di “conflitto” con il Comune. Vecchie questioni, a quanto sembra, che inficerebbero al momento l’ingresso del primo dei non eletti qualora Placidi tornasse a fare l’assessore. Vedremo se le cose cambieranno da qui al 24.

Nel frattempo, come se nulla fosse, al consiglio di lunedì prossimo la vicenda della pesantissima relazione della Ragioneria dello Stato sarà tra gli ultimi punti perché chiesta dall’opposizione. Almeno – dopo lunga e penosa malattia (Attoni aveva promesso le dimissioni durante la scorsa legislatura se non fosse stato approvato, non serve dire che è ancora al suo posto…) arriverà anche il regolamento edilizio, insieme a quello sanitario.

A proposito di opposizione e appalti, resta ancora senza risposta formale la richiesta di Davide Gatti per Fratelli d’Italia sul perché nel capitolato per le mense  “sia stato omesso dal bando di gara  l’obbligo, per le ditte partecipanti (imposto dalla legge), di fornire la certificazione prevista ex Decreto Legislativo 159/2011, in materia di antimafia”

La smentita che non c’è e qualche altra certezza

Al contrario di quanto annunciato dal sindaco il quotidiano “La Repubblica”, questa mattina, non smentisce la notizia sull’indagine “Caronte” ma si limita a riportare le dichiarazioni dei presunti indagati.

Presunti, perché nessuno di loro sembra aver ricevuto formale avviso di garanzia o di conclusione delle indagini. Ciò non toglie che esista un’inchiesta della polizia giudiziaria, con tanto di “nome”, e che sia arrivata da Roma fino al litorale di casa nostra. Se formalmente sono indagati i personaggi locali non lo sappiamo, ma prendiamo per buono quello che dicono e ammettiamo di no. Così come prendiamo atto che “Repubblica” non smentisce. Vedremo, se e quando se ne saprà di più, qual è la verità. Ripetendo che anche se fossero indagati, tutti e 29, nessuno li ha ancora condannati.

Il giorno dopo, però, emerge qualche altra certezza. I consolidati rapporti di amicizia tra Placidi e Taffo che lo stesso presidente del consiglio comunale ammette intervistato da “La Repubblica”. Non è un reato, ci mancherebbe, ma conferma che un legame tra i due c’è.  Vedremo quando usciranno le carte se “attenzionato” o meno dalla Procura di Roma.

Di sicuro è stata “attenzionata” la campagna elettorale per le regionali di Luca Gramazio, sostenuto ad Anzio come a Nettuno proprio da Patrizio Placidi. Negli ambienti giudiziari si parla di cene alle quali avrebbero preso parte personaggi compromettenti, ma anche questo è tutto da verificare, oltre a dover capire se e dove si annida l’ipotesi di reato.

In tutto ciò si fatica, francamente, a capire il ruolo del sindaco Luciano Bruschini che oggi arriva a dichiarare “non vorrei che fosse uno scambio di persona”. A fare politica, ad Anzio, con lo stesso nome è l’attuale consigliere comunale e delegato al turismo. Può esserci addirittura uno scambio simile? Difficile.

La cosa migliore, a questo punto, l’ha annunciata lo stesso primo cittadino: è disposto a chiedere informazioni alla Procura di Roma. Lo faccia, chieda di essere ricevuto e faccia sapere a tutti come sta realmente la situazione. E’ la città – prima ancora di lui e degli altri personaggi coinvolti dall’articolo e che sostengono di non essere indagati – a pretendere chiarezza.

Indagati, non condannati. Le certezze sono altre

Il quotidiano “La Repubblica” dà notizia, questa mattina, di un’indagine nella quale sarebbero coinvolti anche il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, e l’ex assessore oggi presidente del consiglio comunale, Patrizio Placidi. Sarebbero, perché i due si sono affrettati a smentire, sostenendo di non avere ricevuto avvisi di garanzia. Ammesso siano indagati – e difficilmente un giornale come “Repubblica” azzarda una cosa del genere – non sarebbe la prima né l’ultima volta che a chiusura dell’inchiesta o con la stessa in corso un giornale abbia prima degli interessati alcuni atti. Possiamo discutere dell’opportunità di una cosa del genere, ma non è questo il punto. Concentriamoci invece su altri due aspetti. 

Il primo: se sono indagati, ricordiamoci che un avviso di garanzia è a tutela di chi lo riceve e nemmeno la migliore delle inchieste della magistratura contiene in sé una certezza di condanna che altri devono eventualmente pronunciare. In Italia, per fortuna, siamo tutti innocenti fino al prova del contrario. Lo sostengo da sempre, in ogni sede, ricordando però che se esiste un’indagine che riguarda – come sarebbe in questo caso – personaggi pubblici, allora la cosa “fa” certamente più notizia.

Il secondo aspetto, invece, è quello delle certezze rispetto all’argomento caro estinto, a cosa si “avverte” o è successo da tempo ad Anzio. I rapporti tra l’ex vice sindaco e l’azienda Taffo sono noti. Certamente leciti, nessuno ha motivo di pensare il contrario, ma esistono. E’ altrettanto noto che in tempi non sospetti – e non si sa a questo punto se la vicenda riguardasse o meno questa indagine – la Guardia di Finanza ha sequestrato montagne di carte relative al cimitero negli uffici del Comune. Così come i fatti di cronaca ci ricordano che al cancello di Patrizio Placidi, ad altezza d’uomo, qualcuno ha sparato. Vicenda finita chissà come – né forze dell’ordine né Procura sembrano essere arrivati a una conclusione – ma che alla luce di quanto emerge dalle carte citate da “Repubblica” diventa ancora più inquietante. 

Ammesso che Bruschini e Placidi non siano indagati, e fino a prova contraria la loro parola, oggi, vale quella dell’articolo, qualcosa intorno al cimitero ad Anzio è successo da tempo.

 

La delibera c’è, il carnevale no. I criteri? Pazienza…

Prendiamo atto della precisazione che arriva dal Comune in merito al Carnevale portodanzese e la riportiamo di seguito. Restano da capire i criteri di programmazione e scelta delle manifestazioni, il quadro d’insieme nel quale ci si muove, ma rischiamo di sprecare il fiato… 

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“E’ opportuno precisare che, causa maltempo, le iniziative previste per il Carnevale Portodanzese sono state annullate e nessun costo è stato sostenuto dall’Amministrazione Comunale. Al contrario di quanto accaduto in molti Comuni, in accordo con il Sindaco, ad Anzio abbiamo deciso di annullare la manifestazione in quanto nel periodo di Quaresima non era opportuno far svolgere tali iniziative. L’impegno economico del Carnevale, sarà utilizzato in occasione della delle Celebrazioni per il Santo Patrono di Anzio oppure nella pianificazione del programma di AnzioEstateBlu2014”.

Lo ha affermato il Consigliere Comunale al Comune di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alla Delibera di Giunta relativa all’organizzazione del Carnevale Portodanzese che prevedeva uno stanziamento di 12.000,00 euro per la manifestazione.