Giornali, una riflessione condivisibile

giornali

Quello che il direttore Giulio Anselmi afferma sulla situazione dei giornali (e dei giornalisti) in Italia è assolutamente condivisibile.

Lo è a tal punto che l’impegno di chi fa questo straordinario lavoro – e viene giustamente criticato – deve essere sempre più quello di riscoprirne la “missione“. Basta con i copia e incolla, l’attesa spasmodica di agenzie che confermano ciò che è noto e verificato, con la corsa ad aggraziarsi i potenti di turno.

Più attenzione agli approfondimenti, ai documenti, al “data journalism” e meno al gossip, a “che succede se...” , al “meglio evitare“.   Non è semplice, per niente, ma dobbiamo tornare – sia carta o web, tv, radio o sempre più multimedia –  a essere credibili. Con i lettori, anzitutto,  e di conseguenza con gli editori. Solo così avremo ancora una speranza.

Biogas, i solenni impegni già dimenticati…

sindaco cs biometano

La conferenza dei servizi sul secondo impianto

Fanno bene quelli del comitato No biogas a ricordare che in consiglio comunale sono stati presi degli impegni, ma devono cominciare a rendersi conto che siamo ad Anzio….

Il calendario secondo il quale dovevamo già avere la commissione di esperti, la proposta di variante al piano regolatore, quella del regolamento di igiene e sanità nonché l’avvio dello studio epidemiologico, rischia di fare la fine del “crono-programma” che accompagnò gli ultimi mesi di vita dell’amministrazione guidata da Giuseppe Tarisciotti.

E’ stata l’ultima della cosiddetta “prima Repubblica“, quella che ha chiuso l’era del sindaco eletto in consiglio comunale e non dai cittadini.

Se rileggiamo quel documento e andiamo con la memoria a chi faceva parte della maggioranza scopriamo che molti di loro sono ancora protagonisti. Da Bruschini a Candido De Angelis, da Perronace ad Amabile, da Succi a Placidi, da Nolfi (padre) a Zucchini, da Lo Fazio (fratello) a Mingiacchi (padre), da Borrelli ad Alessandroni.

Di quegli impegni con tanto di data, ovviamente, nessuno venne mantenuto. A cominciare dalla “variante di salvaguardia” per il piano regolatore.

Fanno bene quelli del comitato No Biogas a ricordare, ma al posto loro non ci faremmo grandi illusioni.

Porto, eppur si muove. Ma le domande restano

avvocatomauro

Il presidente della Capo d’Anzio, Ciro Alessio Mauro

Il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio si è riunito oggi e sembra voler imprimere una svolta all’annosa vicenda del porto. Bene, anche se alcune vicende rimangono aperte e le domande poste, di recente come in passato, sono prive di risposte ufficiali.

Se ne aggiunge un’altra, dopo che il sindaco in Consiglio comunale ha detto che c’è il sequestro delle quote di Marconi nella Capo d’Anzio. Lo ha chiesto il Comune nella causa intentata? O è un’intenzione? Al momento per quanto ne sappiamo, il 39% resta nelle mani di Marinedi ovvero di Marconi.

Nessuno ha sollevato questioni, poi, e da quello che leggiamo dal Granchio la cosa è stata comunque affrontata, sul bilancio da sanare con i soldi da chiedere agli ormeggiatori. Vicenda tutt’altro che facile. Perché intanto nessuno li ha chiesti alle cooperative, poi vanno in qualche modo quantificati, quindi inseriti in bilancio. E il 30 aprile scade il termine per l’approvazione.

Buona, invece, la mossa di bloccare i compensi agli amministratori fino all’operatività del porto. In bilancio ci sono, però, le somme da dare a chi ha svolto lo stesso ruolo in passato. Bene anche la ricerca di una soluzione per i progettisti del “Life” che potevano già essere stati pagati se la società fosse stata messa in grado di operare, ma che hanno dovuto fare istanza di fallimento per non essere più presi in giro sulla riscossione del dovuto.

Si parla, di nuovo, di “trattativa” con il Circolo della vela quando c’è ben poco da trattare. Se le cooperative difendevano un lavoro e occorre evitare che il porto inizi creando disoccupati anziché posti – pur riconoscendo che hanno perso i ricorsi, quindi sono nel torto – cosa difende il Circolo? Che si deve “trattare” se non la firma della “manleva” come hanno fatto gli altri? Serve massima trasparenza e se i posti barca si levano a tutti, è bene che pure il Circolo ceda quelli dei quali ha disposto in questi anni.

Cosa ne pensano, per esempio, i consiglieri comunali di maggioranza vecchia e nuova? Il sindaco attuale e quello designato?

E i consiglieri – questi solo della vecchia, di maggioranza – che si sono fatti abbindolare dal sindaco con un bando impossibile? E quelli che hanno proposto improbabili cordate?

Vedremo, intanto diamo atto al consiglio d’amministrazione di provare a procedere spedito. Il principale ostacolo per il precedente, lo tengano a mente, è stato il sindaco.

Caso Santaniello, il Tribunale annulla la sospensione

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Angela Santaniello, sullo sfondo Villa Sarsina (foto inliberauscita.it)

“(…) dichiara illegittimo il provvedimento del 31 ottobre 2014, con il quale il segretario comunale dell’ente territoriale ha adottato la sospensione dal servizio della ricorrente per la durata di un anno e mesi quattro“. E’ la parte finale della sentenza con la quale il Tribunale di Velletri, sezione lavoro, ha annullato la sospensione di Angela Santaniello all’indomani della condanna di primo grado per le proroghe degli appalti ai servizi sociali. Si ricorderà che il segretario generale, Pompeo Savarino, adottò a tempo di record il provvedimento – cosa non avvenuta per altri, nel frattempo – ci fu la famosa vicenda dell’ufficio chiuso a chiave, il ricorso al Tar che si dichiarò incompetente e oggi la sentenza del Tribunale ordinario.

A questo punto il Comune – salvo appello – dovrà restituire alla dirigente sospesa un anno e quattro mesi di arretrati, rimetterla al proprio posto ovvero revocare una ulteriore sospensione adottata come provvedimento disciplinare in conseguenza della condanna. Se quella di un anno e quattro mesi è illegittima, difficile immaginare che lo sia anche quella successiva….

La decisione del segretario era stata disposta sulla base della cosiddetta legge Severino, ma il giudice del lavoro afferma che “(…)trattandosi di effetti derivanti da condanna penale, ritiene il decidente, secondo interpretazione in bonam partem, che l’art. 3 del D. Lgs. n. 39/2013, letto in combinato disposto con l’art. 166 c.p., non autorizzi l’effetto ostativo al conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna, anche non definitiva, per reati contro la pubblica amministrazione qualora la pena sia condizionalmente sospesa“.

Cosa che per la dirigente  era intervenuta. Adesso? Da mesi la Santaniello è fuori dal Comune, è stata ridisegnata l’intera organizzazione di fatto escludendo la sua figura, lei ha sempre sostenuto che ad Anzio ha poca intenzione di tornarci avendo, di fatto, pagato per tutti. Ma c’è il posto di Pusceddu, ormai in pensione, vuoto e il Comune privo di dirigenti. Certo la Santaniello non arriverà per fare sconti, né favori di sorta, qualora dovesse tornare.

Intanto dovrà avere gli arretrati e il Comune pagare anche circa 2000 euro di spese. Una nuova vicenda da affrontare nei delicati rapporti tra sindaco e segretario e per la neonata maggioranza, dove più di qualcuno ha addossato alla dirigente tutti i guai del Comune, fingendo di non vedere diverse cose accadute dopo…

 

Porto, gli ormeggiatori dovranno pagare. Parola di Bruschini

pefcapodanzio

Non solo dovranno andar via – lo dicono le sentenze e dopo un infinito tira e molla era inevitabile – ma la Capo d’Anzio proverà a risanare i suoi conti con i mancati introiti delle aree gestite da luglio 2014 a oggi dalle cooperative degli ormeggiatori.

Lo ha detto ieri in Consiglio comunale il sindaco, Luciano Bruschini, sostenendo che il bilancio 2015 della società non chiuderà in perdita perché vanno conteggiati quegli introiti. Di più: il bilancio è stato approvato dal consiglio d’amministrazione “senza il rappresentante del Comune” – che lui non aveva ancora nominato – e siccome deve andare in assemblea dei soci “io non lo voto“.

Ma quant’è l’introito previsto? Mistero. E quei soldi entreranno automaticamente nelle casse della Capo d’Anzio? Nemmeno per idea, perché per averli sarà necessario aprire un contenzioso con le cooperative o chiedere loro i danni per il mancato avvio dell’opera. Tempi previsti? Vogliamo fare un decennio? Intanto?

Ah, il sindaco dimentica – glielo faceva notare ieri Bernardone del Pd – che mentre quelle aree non erano in uso alla Capo d’Anzio la società ha scritto alla Regione chiedendo di avere lo “storno” delle cifre dovute per la concessione. Circa 80.000 euro sui 200.00 che ogni anno la concessionaria deve alla Regione, essendo l’area interessata pari a circa il 40% di quella che è stata appunto concessa. Soldi che – se si pretendono gli incassi delle coop – vanno inseriti in bilancio di nuovo tra le uscite. Proviamo a farli due conti? Gli ultimi bilanci delle due cooperative danno, insieme, un “valore della produzione” pari a 497.000 euro. E’ questo che chiederà il Comune? Sulla base dei bilanci o di cos’altro? E basta una cifra simile a mandare il bilancio in pareggio? E in quale piano finanziario è scritta una cosa del genere?

Al solito qui si fanno domande, con l’auspicio di avere risposte. A quelle del passato non c’è mai stato riscontro, chissà che fra il sindaco e il neo presidente qualcuno decida di far sapere ai cittadini – ancora proprietari del 61% – come uscire da una situazione che a oggi vede la Capo d’Anzio in perdita e il privato Marinedi in pole position per prendersi l’intero capitale, vuoi per la legge Madia e vuoi perché il Comune non può  mettere un centesimo nella ricapitalizzazione della società.

A meno che – in fondo in fondo – non sia proprio questo l’obiettivo, essendo mestamente fallita, se mai è esistita, la scalata del “gruppo” che aveva 300 milioni di euro in Turchia.

Marconi prende tutto – e sommessamente lo andiamo ripetendo da quando ha avuto il 39%…. – Bruschini finge di opporsi, Candido De Angelis che l’ingegnere ce l’ha portato in casa  con Italia Navigando della quale già deteneva quote, in nome della ritrovata unità nel centro-destra e di un progetto sia pure stravolto ma che ha fortemente voluto dice che purché si parta va tutto bene; i consiglieri di maggioranza che il sindaco ha preso in giro con la storia del bando se ne stanno buoni “perché tanto i lavori iniziano” e alla famosa cordata non pensano più, il Circolo della vela resta lì perché “si sta trattando” (e speriamo senza i posti barca, almeno) e gli altri si arrangiano.

Non avevamo in mente questo quando, con il compianto Gianni Billia, parlavamo del porto “di” Anzio, “della” città.

 

Borrelli, il caso è chiuso. Il dubbio che resta

borrelli

In passato e anche di recente è apparsa la notizia su quanto dissi in Consiglio comunale in occasione del dibattito su una vicenda che era stata portata all’attenzione della città. In quella occasione si polemizzava su una parola usata da un giornalista, il dottor Del Giaccio e intervenni a chiusura. Come ho avuto modo di spiegare al dottor Del Giaccio personalmente non usai l’aggettivo che tanto è stato criticato nei suoi confronti. Voglio pubblicamente in questa assise, pur nella diversità di pensiero che esiste tra noi, attestare personalmente nei suoi confronti la stima per la serietà e l’impegno che impiega nella sua professione. Mi dispiace dell’equivoco ma in tanti anni di politica e di attività pubblica credo sia noto che non ho mai superato i limiti del dissenso civile; aggiungo che il mio discorso era proteso solo ed esclusivamente a chiudere un dibattito sulle cui modalità francamente non mi ritrovavo“.

Sono le parole lette ieri dal presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, e con le quali la vicenda dello “sgarrupato” – termine usato da chi scrive – e dell'”infame” detto da lui, si chiude ufficialmente. Se c’è una cosa alla quale tengo particolarmente è la professionalità, l’onestà, il rigore e la passione che metto nel lavoro che faccio.  Senza dimenticare il rispetto per i giornalisti nel loro insieme, oggetto ora di minacce, ora di improperi, ora di maxi richieste di risarcimento del danno.

Do atto che Borrelli, pur in presenza di una richiesta di archiviazione a tempo di record da parte della Procura di Velletri, ha mantenuto la parola così come concordato nello studio del suo legale quando il procedimento era appena agli inizi. La storia era finita lì, con una stretta di mano che si è ripetuta ieri sera, ma la decisione della Procura aveva imposto una accelerazione e c’erano dei tempi da rispettare.

A questo punto non opporrò la richiesta di archiviazione e la storia- che era di mero principio – termina qui.

Resta il dubbio, che ieri ha sollevato di nuovo Ivano Bernardone, su chi è ancora moroso e chi non , ma temo che andranno ad aggiungersi ai tanti singolari misteri di questa città.

Porto, era ora. Ma qualcosa non torna…

vela

Il sindaco di Anzio ha finalmente firmato le ordinanze con le quali chiede alle cooperative ormeggiatori e a un’altra attività di restituire le aree. C’è stato un ricorso respinto, chi gestiva gli spazi ha perso, non si è arrivati a un accordo ed è giusto che la Capo d’Anzio venga messa in grado di operare.

Se lo avesse fatto prima non sarebbe nelle condizioni attuali, avrebbe pagato Life, prestito con la banca e via discorrendo, ma doveva anche prima evitare il contenzioso andando a spiegare agli ormeggiatori cosa significava l’inversione del crono programma.

Risultato? Capo d’Anzio può operare, presto diventerà del socio privato Renato Marconi, gli ormeggiatori dei ricorsi e delle minacce vanno a casa. L’auspicio, a dire il vero, è che una soluzione si trovi. Come affermato in passato se l’ultima proposta di accordo per il “service” era 100, ora deve essere minimo 99 dato il tempo passato e i costi sostenuti dalla società, ma non possiamo certo iniziare il porto chiamato a rilanciare l’economia della città… facendo perdere posti di lavoro.

A maggior ragione non possiamo farlo se chi, alla stessa stregua, ha fatto un ricorso dopo l’altro e oggi non è raggiunto da provvedimenti: il Circolo della vela di Roma. Il sindaco dovrebbe spiegare ai cittadini ancora proprietari del 61%  perché non c’è ordinanza, se è stato trovato un accordo e su quali basi. Perché non possiamo mandare via gente di Anzio che avrà mille torti ma lì lavorava e tenerci sia pure importanti “signori” di Roma che hanno speso più di avvocati che di canone da versare annualmente (4500 euro), per ottenere ciò che avrebbero avuto firmando la “manleva” proposta mesi fa dalla società.

Ecco perché dobbiamo sapere se c’è un accordo e cosa prevede, perché sotto al circolo ci sono dei posti barca che erano destinati – da quel poco che sappiamo – ai soci dell’esclusivo club e invece sono della Capo d’Anzio. Ecco perché qualcosa non torna.

Turcotto, quell’evento è qualcosa di più

enrico

Enrico Garzia

Sarebbe bastato vedere le presenze. Tante autorità, i familiari, i dipendenti, clienti affezionati, altri ristoratori. L’hotel Garda pieno come di rado capita in occasione di eventi. Sarebbe bastato a dire, da solo, del successo del ristorante Turcotto, del libro e della festa per i 200 anni.

Sarebbe riduttivo, però, fermarsi solo a questo o alla pubblicazione curata da Ermelinda e Maria, l’ottava generazione che ora sta portando avanti il locale. In quel “Papà te lo avevo promesso” detto da Enrico Garzia, la settima generazione, c’è l’aspetto personale e familiare, ma la storia di questa attività, i ricordi che si ritrovano nel libro, le foto e gli aneddoti, ci dicono molto di più.

Per questo sarà bene sfogliare quelle pagine che raccontano di una famiglia, non c’è dubbio, dei suoi legami nel tempo, dell’essersi necessariamente “allargata” ma di cosa è stata questa città. Ci dicono qualcosa, come ha giustamente sottolineato Clemente Marigliani che ha curato la pubblicazione, che dobbiamo tenere a mente.

Questa era – e per molti versi resta ancora – una città straordinaria. Fatta di gente operosa, capace – come i Garzia – di scrivere pagine di storia della ristorazione. Fatta di ragazzi che hanno imparato in quelle attività l’arte della cucina e l’hanno esportata, facendo crescere ad Anzio negli anni un settore di eccellenza secondo a nessuno. Nell’intervento di venerdì sera ho sottolineato un abbraccio, l’occhio del cronista ha colto quello vero, quasi commosso, tra Walter Regolanti ed Enrico Garzia. Due “icone” dell’enogastronomia di casa nostra. E’ stato un momento bello. Ci dice che nella concorrenza che ha da esserci questi signori – e con loro tutti quelli che con grande professionalità lavorano nel settore – portano in alto il nome di Anzio.

Del paese dove ai ragazzini si chiedeva di andare a recuperare il vino che finiva, di pulire i “verdoni” e che si accontentavano a San Giuseppe delle frittelle. Dell’evoluzione sociale, certo, dell’espansione urbanistica, ma anche della bellezza immutata e unica al mondo dell’area archeologica.

Del paese che nel diventare città rischia di perdere memoria, identità, storie orali che si cominciano, invece, finalmente a fissare.

Per questo sono più dell’anniversario del Turcotto quel libro e quell’evento, sono la dimostrazione di una città che è sempre stata capace – nei momenti difficili – di ripartire. E l’ha fatto partendo dalle cose migliori.

Io, l’infame, non mi rassegno. E continuo a voler sapere

borrelli

Proporrò opposizione alla richiesta di archiviazione  della denuncia nei confronti del presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, che nella seduta del 5 novembre mi ha dato dell’infame.

Secondo il vpo della Procura di Velletri, avvocato Carmelo Scalfari “Le espressioni usate nell’intervento asseritamente diffamatorio non appaiono rivolte direttamente in nessun modo all’odierna persona offesa”. Può darsi che abbia ragione e non ci sia un fondamento giuridico per dimostrare che il presidente ce l’avesse con me, lo vedremo, ma da profano quale sono chiedo: se un intero consiglio comunale è dedicato alla vicenda dei presunti morosi, si fa a più riprese riferimento al termine usato da chi scrive (“sgarrupato”) e si fa nome e cognome del “reo” di aver dato una notizia, con chi ce l’aveva il presidente? Gli atti sono qui (denunciadibattitoarchiviazione) , ognuno può farsi un’idea.

Il presidente stesso ha ribadito, in un incontro con il suo legale, che era rivolta ad altri quella parola offensiva, che non ce l’aveva con me. Eravamo d’accordo a chiudere questa vicenda che si sta trascinando fin troppo con scuse pubbliche in Consiglio comunale. Perché è questione di principio, non altro. Non cerco condanne o risarcimenti, semplicemente che se fra cento anni un Victor Hugo Antei del futuro andrà a leggere gli atti dell’assemblea civica troverà l’infame e le scuse.

Eravamo d’accordo – e io alle strette di mano, sarò ingenuo, credo ancora – che non al consiglio del 20 febbraio perché si preannunciava “caldo” ma al successivo avrebbe chiesto scusa. Poi saremmo andati a “rimettere” la querela.

Ha fatto più presto la Procura di Velletri, ne va preso atto. La richiesta di archiviazione è dell’1 marzo – 47 giorni dopo la denuncia – il consiglio successivo c’è stato il 4. Sono convinto che Borrelli si sia dimenticato dell’impegno, non voglio nemmeno immaginare che sapesse già di una decisione evidentemente a suo favore nel procedimento da me intentato.

Né voglio immaginare che trattandosi di esponente politico, qualcuno si sia preoccupato di questo status. La stessa Procura – a parti invertite, per la denuncia di un ex deputato nei confronti miei e di Ivo Iannozzi – ci portò fino in Tribunale per aver dato del “democristiano” al personaggio in questione. Nel caso sollevato qui, usa una celerità che vorremmo vedere in tutte le altre vicende ben più gravi di Anzio rimaste – invece – irrisolte. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma questa archiviazione – o la decisione il giorno della Befana per il porto – dimostrano che quando vuole la giustizia è di un’efficienza unica.

Confesso che la prima reazione è stata di andare in Consiglio comunale, dare a mia volta dell’infame al presidente e vedere cosa sarebbe successo. I precedenti, del resto, sono a favore di chi interrompe le sedute urlando…. Non mi appartiene. Allora andrò avanti, sperando che Borrelli voglia mantenere fede all’impegno assunto anche di fronte a un risultato che – al momento – lo vede vincente.

Ringrazio chi mi ha espresso solidarietà allora e chi appresa la notizia oggi l’ha confermata, chi mi ha invitato a lasciar perdere e chi esortato ad andare avanti. Ringrazio Marco Maranesi e Donatello Campa con i quali – ugualmente – ci eravamo chiariti e che si sono scusati pubblicamente per avermi dato dello pseudo giornalista in quella seduta. Un particolare ringraziamento a Stampa Romana e Ossigeno per l’informazione, in prima linea in vicende del genere. E’ questione di principio, lo ripeto, per questo si va avanti. Con l’auspicio che quella parola – brutta, offensiva, appartenente ad ambienti malavitosi – non sia mai più pronunciata in quella sede. Né contro un giornalista, tanto meno contro chiunque.

Parola della quale, poi, nessuno ha chiesto conto, anzi lì per lì c’è chi ha ridacchiato (Placidi e Zucchini) come dimostrano le immagini. Al tempo stesso nessuno – a cominciare dal solerte Bernardone che aveva dato il via al dibattito – ha chiesto più che fine abbiano fatto i presunti morosi, le 16 lettere, una situazione che “in cinque sei giorni” (parole di Borrelli) sarebbe stata chiarita. Siamo ad Anzio, è vero, ma un umile cittadino che si ritiene offeso vorrebbe sapere. E con me tanti altri. Non i consiglieri comunali, evidentemente, a cominciare dall’opposizione….

Biogas, bene sindaco. Ma non è finita…

sindaco cs biometano

Stavolta ha mantenuto la parola data, è andato in Regione e ha detto no all’impianto di biometano proposto in via delle Cinque Miglia. Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, ha fatto bene. Sia ad andare – come si era impegnato a fare in Consiglio comunale – sia a divulgare ufficialmente la nota (PARERE_CONTRARIO_ALLA_REALIZZAZIONE_IMPIANTO_RIFIUTI.stamped )depositata alla Regione Lazio.

Il primo cittadino, però, sa anche che non è finita. Sia per questa proposta, sia per l’impianto del quale “non sapeva” (ma pochi ci credono e i fatti lo smentiscono) autorizzato anche grazie al parere favorevole del Comune già nel 2012. Impianto contro il quale è stato proposto ricorso al Tar perché modificato rispetto a quella autorizzazione. Anche qui il Comune era stato informato, non ha detto nulla, oggi ricorre con un rischio: sospesa la modifica, si torna alla biogas originaria.

Ecco perché la partita non è chiusa. La politica di casa nostra si è apertamente schierata: chi dalla parte del primo impianto, chi da quella del secondo. Chi per amicizia di lunga data, chi per questioni (o terreni) di famiglia.

Per questo dire no rischia di essere insufficiente in questo caso, mentre il ricorso al Tar è tardivo per l’altro. Che fa la maggioranza di casa nostra? Prende tempo e lavora a scenari alternativi….

Per l’impianto oggetto dell’odierna conferenza dei servizi si è pronunciato il Consiglio comunale? Va detto no, ovvio. Intanto si fa notare (anche nella lettera che il sindaco ha depositato) che un’altra centrale per l’organico è già autorizzata…. Tradotto: togli quella linea, sul resto vediamo.

Il ricorso al Tar? Lo hanno chiesto a gran voce maggioranza e opposizione, c’è una mozione unanime. Va fatto. Se vince il Comune, però. resta in piedi l’altra autorizzazione. Ed ecco che la via d’uscita “politica” è quella di dire: va bene, se proprio devi farlo, riduci i volumi perché non vogliamo essere pattumiera di Roma.

Luciano Bruschini oggi ha fatto bene, va ribadito, ma lo scenario che si prospetta, purtroppo, è altro.  Speriamo di sbagliare, ma la strada sembra tracciata.