Il Central park diventa un giardinetto e non sappiamo chi paga

Il central park di Bruschini....

Il central park di Bruschini….

Convenzione con il ministero della difesa per la realizzazione di Anzio central park: piste ciclabili, percorsi fitness, aree ristoro, parco giochi, convenzioni con le università per l’inizio degli scavi archeologici a ridosso della villa imperiale“. Ricordate? Campagna elettorale del sindaco Luciano Bruschini, quello del 3.0

Una bella immagine dell’ospedale militare, un segno tratteggiato giallo a incorniciare l’intera area, un progetto a dire la verità anche accattivante. Dimenticatelo.

Perché l’area non è quella di un parco come lo intendeva Bruschini e come ha dato a intendere agli elettori, ma dalla delibera approvata oggi si vede uno spazio di gran lunga ridotto, nella zona prospiciente a Villa Albani  e che costringe il Comune a realizzare alcune opere per i militari. Con quali soldi? E il gioco, ora, vale la candela?

... e quello allegato alla delibera

… e quello allegato alla delibera

Aspettiamo delucidazioni, ovvio, ma con la convenzione approvata in giunta diciamo addio al Central park così come ce lo avevano prospettato. Al tempo stesso diciamo addio a un pezzo di quel “Parco delle ville” che conduceva dal Vallo Volsco a Villa Adele, fino a Villa Albani e all’ospedale Militare, quindi al parco archeologico, era una delle poche cose buone del piano regolatore di Pierluigi Cervellati.

Quello che doveva essere “mare, cultura e natura” e si è ben presto trasformato in “varianti, cemento e furberie”.

Siamo ad Anzio, non dimentichiamolo, che vai a credere al Central park su….

Porto di Anzio, Sabaudia ci riprova. L’erosione c’è? Colpa del progetto…

L'erosione della spiaggia a Sabaudia

L’erosione della spiaggia a Sabaudia

Il consiglio comunale di Sabaudia discuterà domani la mozione presentata da tre consiglieri di opposizione sui rischi che ci sarebbero con la realizzazione del porto di Anzio.

Ci sono  palesi errori nel comunicato di qualche mese fa – anche lì le mozioni non si discutono mica subito… – come la bocciatura da parte della Regione guidata dal centro-sinistra (dopo anni passati a ostacolare il progetto per “procedure sbagliate” inesistenti era pronto l’accordo di programma, ma Anzio non era Fiumicino e saltò all’ultimo istante), il Comune che si riprende le quote del privato (semmai è il privato che si è ritrovato quelle di Italia Navigando senza opposizione del Comune), nell’accordo e nella concessione demaniale – non qualcosa di aleatorio – ci sono una serie di prescrizioni relative anche all’impatto ambientale che in parte, comunque, è stato già concesso.

Su una cosa sarebbe interessante che qualcuno, domani, si alzasse in Consiglio comunale a Sabaudia. Una domanda semplice semplice, alla quale ambientalisti di maniera (si tratta dell’ennesimo tentativo fatto in tal senso nel centro pontino, sempre dagli stessi personaggi) citando studi di qualche tempo fa, non hanno mai risposto.

La domanda è questa: perché se il porto di Anzio è solo sulla carta, l’erosione a Sabaudia esiste già e anzi è aumentata nel corso degli anni? Qualcuno sa rispondere scientificamente?

A meno che correnti marine ed erosione non siano sensibili ai progetti. Se così fosse, è giusto bocciare l’ipotesi di Anzio. Immediatamente. Ma questa è fantascienza.

Ah, un’altra cosa: il porto di Anzio, per il quale c’è una concessione demaniale che consentirebbe il famoso e temuto raddoppio, per adesso e i prossimi tre-quattro anni secondo le intenzioni della Capo d’Anzio si fermerà solo alla gestione del bacino attuale.

A Sabaudia dà fastidio anche quella? Ecco, magari prima di lanciare un allarme, sarebbe bene informarsi….

Quando i politici “scoprono” la sanità. Sapendo poco

ospedale

Non c’è dubbio che la situazione dell’ospedale di Anzio sia difficile. Non lo è da oggi, ma da tempo, in particolare nella “prima linea” del pronto soccorso. Al personale va un plauso assoluto e incondizionato. E fanno anche bene, i politici di varia estrazione – qualche giorno fa il vice sindaco Zucchini, poi il consigliere regionale Santori – a far sentire la loro voce.

Scoprire” le difficoltà dell’ospedale tanto per farlo, guadagnarsi titoli sui giornali e accontentare i propri “galoppini” locali serve però a poco se non ci sono due azioni conseguenti. Anzi tre.

La prima è la conoscenza. La macchina sanitaria è una delle più complesse da mandare avanti ed è chiamata a fornire il bene più prezioso: la salute. E’ una macchina che paga, oggi, quanto è stato fatto nel corso degli anni dalla politica con sprechi e clientele. Da chi “imbucava” un infermiere in ufficio o da chi faceva “promuovere” primario di una singolare unità operativa – meglio semplice, i gradi erano più facili da dare – l’amico/elettore, con seguito di consensi. Da chi imponeva il presidente del comitato di gestione e poi il direttore sanitario, a chi non controllava i costi per cui la stessa siringa costava in un’azienda sanitaria 10 e in un’altra 2.

Oggi paghiamo nei conti della Regione ancora i “leasing back” di Storace che per fronteggiare la situazione di disastro finanziario ha venduto le strutture, paghiamo le “macro aree” scellerate della Polverini (i debiti di Roma spalmati sulle Asl del Lazio), le scelte mancate di Badaloni prima e Marrazzo poi. Perché con la sanità si vincono o perdono le elezioni, questo è il problema…. E il medico x, il quale magari ha pagato un intero tavolo alla cena elettorale di autofinanziamento del politico y, farà carriera….

Conoscenza è anche sapere che un sindaco può incidere sulle scelte nell’apposita conferenza locale. Cosa ha fatto Bruschini, per esempio, quando c’era da approvare l’atto aziendale della Roma H? Cosa ha chiesto per il territorio?

La seconda è trovare soluzioni possibili. La “coperta” della sanità è corta per i numerosi errori commessi in passato, ma certo è singolare che un infermiere, nella stessa azienda, non possa essere spostato da Nettuno ad Anzio o da Ariccia ad Albano per “tamponare” un’emergenza. Urlare con Zingaretti e fare interrogazioni  va bene, ma chiedere al direttore generale Fabrizio D’Alba di sedersi con i primi cittadini del comprensorio e trovare le soluzioni possibili per tempo non è una bestemmia. Magari facendo capire a chi si trova nel centro prelievi o nel reparto della città X che non può stare a scaldare la sedia se d’estate l’attività si dimezza. Vanno bene le interrogazioni, delle quali possiamo anticipare anche le risposte (piano di rientro, impegno a…, investimenti per…) ma è il caso di trovare le soluzioni pratiche. Insieme anche alle organizzazioni sindacali che qualche cessione dovranno pur farla, perché pazienza chi deve fare un viaggio ma un infermiere o un medico potranno anche attraversare un corridoio o, se proprio necessario, cambiare palazzo quando serve.

Invece ho registrato, in passato, festanti comunicati di politici per aver tenuto aperto un laboratorio analisi o ho dovuto difendermi da chi mi diceva “vuoi il male dell’ospedale x” (300 parti l’anno o nessun paziente ma turni h24 di chirurgia) dicendo “tu vuoi il bene di chi non vuole spostarsi, non di chi ha bisogno dell’ospedale“.

La terza è prendersi la responsabilità di dire la verità e immaginare qualcosa di diverso. L’ospedale sotto casa per tutti non serve, anzi è dannoso. Se è una cosa grave devi avere la certezza di essere portato, magari in elicottero, dove possano curarti bene. I posti letto sono un falso problema, perché dovrebbero essere l’estrema necessità ma spesso sono chiamati a sostituire ciò che non viene fatto sul territorio. L’idea delle “Case della salute” è buona, ma finora sono scatole vuote, quando non crollano come a Sezze dopo essere state aperte senza autorizzazione all’esercizio.

Le Unità di cure primarie (il medico di base aperto 12 ore, se non il proprio quello di uno studio associato) vanno fatte conoscere e incentivate, i pronto soccorso sono affollati di casi inutili (codici bianchi e verdi) e le lunghe attese sono dovute al fatto che il territorio non risponde, i malati cronici vanno presi in carico davvero e non con dichiarazioni d’intenti o comunicati che tali restano. La chiamano “medicina di prossimità” quelli che ne sanno più di chi scrive. E c’è un’altra grande responsabilità: tagliare i rami secchi, quelli veri. Un esempio su tutti. In provincia di Latina ci sono due emodinamiche. Sono indispensabili in caso di infarto, un intervento può salvare la vita ma… I dati statistici parlano di una emodinamica ogni 5-600.000 abitanti, quanti ne ha la provincia pontina. E’ evidente che uno dei servizi è di troppo, è stato una esigenza “politica” e ora guai a chi lo tocca.

A Roma, 3 milioni di residenti, mettiamoci turisti e altre presenze durante l’anno 5 milioni, le emodinamiche dovrebbero essere 10. Ce ne sono 29. E se togli la convenzione a uno, ti minaccia di licenziare il personale, se la togli a un altro arriva il potente di turno e quindi non si tocca, se pensi a un altro ancora è un ente religioso e che sei matto?

E quanti casi-emodinamica ci sono? E perché non immaginare che se sono aziende, le Asl funzioni come tali e non con l’elefantiaca burocrazia pubblica? Chiedessero questo i consiglieri regionali, di maggioranza e opposizione, si impegnassero sin d’ora a non “raccomandare” nessuno per uno spostamento in ufficio o qualche improbabile unità operativa, dicessero ai cittadini qual è la situazione e si impegnassero per la sanità sul territorio. Solo così possiamo uscirne, il resto è propaganda.

Residui, il gioco delle tre carte e la delibera fantasma

Prima di proseguire nella lettura, informo che la delibera è sul sito dal pomeriggio odierno.

L'albo pretorio oggi, alle 13,45

L’albo pretorio oggi, alle 13,45

Al gioco delle tre carte, lo dice la parola stessa, servono tre pezzi. Poi, abilmente, chi comanda il banco le muove in maniera talmente abile che vince praticamente sempre.

Ad Anzio, con la delibera di giunta sul riaccertamento straordinario dei residui, siamo praticamente nelle stesse condizioni. Con l’unica differenza che una delle tre carte ancora non la conosciamo.

E’ l’ultima delibera sui residui, quella che andava adottata contestualmente al bilancio consuntivo dalla giunta e che, invece, è arrivata lunedì alla terza stesura. Non la conosciamo perché, al solito, la trasparenza da queste parti è a soggetto. L’ultima delibera di giunta pubblicata riguarda il preventivo 2015: fatta il 7 luglio e subito on line. Questa del 13, tre giorni dopo ancora non c’è. Sappiamo però che è partita per la Prefettura, di corsa. Perché lo spettro del commissario aleggia ancora.

Sappiamo pure – lo vediamo da recenti determine – che ciascuno continua a fare riaccertamenti anche in questi giorni. Avremo una quarta delibera? Ma non siamo fuori tempo massimo?

Allora torniamo per un attimo a quella del 4 giugno, giorno del consiglio comunale e quindi contestuale. La giunta per legge delibera “previo parere dei revisori“. Nell’atto il parere non c’è, in Comune è arrivato via posta elettronica certificata ma in delibera non viene inserito.

Da qui la seconda carta, con una “pezza” al potenziale falso commesso il 4 giugno, e l’inserimento del parere il 26, infine i nuovi conteggi il 13 e il parere “non favorevole” dei revisori dei conti. Non sappiamo ancora che cosa c’è scritto, però, sulla delibera fantasma.

Ma quanto ci vuole a pubblicare gli atti? E chi è il responsabile? E non eravamo 3.0?

Residui, scuse e numeri in libertà. I conti non tornano

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Il vice sindaco Giorgio Zucchini

Tra un annuncio di conferenza stampa, spettacoli, archeotur che hanno successo ma stranamente non fanno parte del programma “Summer Time” finalmente veniamo a sapere che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento dei residui è negativo e che si tratta di un’attività gestionale.

Lo dice sul sito del Comune – nel quale la delibera per la quale i revisori esprimono il parere non c’è ancora, alla faccia della trasparenza – il vice sindaco Giorgio Zucchini. E’ convinto che presto tutto sarà chiarito, ma qui con la delibera del 4 giugno si è fatto finta di non avere il parere, con quella successiva si è provato a mettere una pezza, dell’ultima ancora non sappiamo. Quello che è sicuro è che i conti, per i revisori, non tornano.

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Saranno degli sprovveduti come la Corte dei Conti o gli ispettori della Ragioneria dello Stato? Chissà… E’ noto che ad Anzio sappiamo sempre qualcosa più degli altri.

Nella nota si omette di fare riferimento al possibile scioglimento del Comune. La legge è chiara, il riaccertamento si vota “previa parere” dei revisori. Sappiamo che a Villa Sarsina stanno studiando già la via d’uscita: la delibera c’è, è nei tempi, i revisori hanno preso un abbaglio e mezza Italia è in queste condizioni, mica possono sciogliere tutti i Comuni….

Ma questi atti, fra l’altro, sono propedeutici al preventivo che andrà in Consiglio a fine mese. Allora proviamo a farla facile: io devo costruire una casa, per farlo ho bisogno del progetto, di pagare ciò che è dovuto, ma data la particolare zona anche di un parere, vuoi della Soprintendenza dei beni archeologici o vuoi del genio civile. Se non ho quest’ultimo oppure è negativo, la casa posso costruirla? Il sindaco e il suo vice a questa domanda devono rispondere. Non a chi scrive, ma alla città e al rappresentante del governo, il prefetto Franco Gabrielli.

L’assessore alle Finanze dice anche altro ovvero che i nostri conti sono in ottima salute e che si riscuote mediamente il 70-80%. Ha ragione, ma  a quella media si arriva per le intere entrate, compresi i trasferimenti e i prestiti. Zucchini non dice che alla voce tasse (rifiuti e affini) incassiamo meno della metà – è scritto proprio nel consuntivo 2014 – e che per le extratributarie (servizi a domanda individuale, tipo mense tra l’altro) la percentuale è del 49,2%

Riscossioni entrate tributarie: la relazione al consuntivo 2014

Riscossioni entrate tributarie: la relazione al consuntivo 2014

Le entrate extratributarie nel 2014

Le entrate extratributarie nel 2014

Sono voci importanti perché sui rifiuti c’è una montagna di residui che sono di difficile riscossione e restano un peso,  non una opportunità, per l’intero impianto del bilancio. Cosa è stato fatto politicamente per andarli a riscuotere è tutto da capire.

Di certo i conti non tornano, ai revisori e non a qualche sprovveduto cittadino. E’ ora di assumersi le responsabilità.

L’avvocato di Placidi: “Nessun avviso di chiusura indagini, ma altre notifiche”

Ricevo e pubblico

In nome e per conto dell’assessore all’ambiente signor Patrizio Placidi ho ricevuto espresso mandato per chiederle di rettificare le notizie riportate sul Suo Blog relative alla vicenda denominata “Caro estinto”.
Ad oggi l’assessore Placidi non ha rivevuto alcun avviso ex art. 415 bis c.p.p. relativo alla vicenda di cui al Suo citato articolo. Altri sono gli atti notificati in relazione a detto procedimento di cui l’assesore ha preso la dovuta cognizione e procederà di conseguenza.
Confermo per conto del mio assistito che le querele nei confronti di “Repubblica” e dei responsabili dell’articolo infamante sono state presentate ed allo stato non è stata comunicata alcuna comunicazione in ordine alla archiviazione delle stesse non sappiamo in realtà se il sindaco Bruschini abbia o meno presentato denunce o querele e tantomeno il contenuto delle stesse. Sibillina appare l’inciso “Nei giorni scorsi i carabinieri gli hanno notificato il documento. Sappiamo che riguarda altre persone, ma non abbiamo certezza.” La invito pertanto per conto del mio assistito la notizia così come posta in tutti i siti cartacei e telematici ove essa appare. Certo della sua correttezza e competenza professionale e della pronta adesione alle nostre richieste, mi è gradita l’occasione per porgere distinti saluti
avv. Giuseppe De Gregorio

Basta giocare con i conti. Caro sindaco è ora di andare a casa

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Oggi ci hanno riempito di comunicati che vanno dall’anno Innocenziano al festival della pizza, ma nessuno ci ha ancora detto ufficialmente dal Comune di Anzio che il parere dei revisori dei conti sul riaccertamento straordinario dei residui è arrivato ed è negativo.

Il che mette in discussione l’intero impianto del bilancio, mette a rischio il preventivo 2015, fa bussare alla porta il commissario con lo scioglimento del consiglio comunale. Il prefetto Gabrielli sembra più attento del suo predecessore e qualcosa dovrà pur fare se ad Anzio continuano a giocare.

Si parla, ora, di un’ennesima delibera per il riaccertamento, una eventuale foglia di fico per cercare di salvare il salvabile. Altrimenti il capro espiatorio c’è già. E’ il dirigente dell’area finanziaria, Franco Pusceddu. Negli ambienti di una frastagliata e litigiosa maggioranza da giorni si dice  “ci manda a casa Pusceddu“, dimenticando che forse è grazie a lui se il Comune non è ancora sciolto e se c’è chi può mettersi medaglie in petto con uno spettacolo, per esempio, o qualche altra singolare iniziativa. Beh, il sindaco aveva addirittura parlato di “complotto“, ciò che dice la maggioranza è nulla…

Il consuntivo e il riaccertamento andavano approvati – per legge – entro il 30 aprile. Un provvidenziale guasto tecnico e una malattia hanno fatto guadagnare giorni. Quando l’opposizione si è rivolta al Prefetto questi ha dato il classico sollecito concedendo 20 giorni ulteriori.

Si è arrivati in Consiglio il 4 giugno senza aver consegnato il materiale necessario all’opposizione – il Pd ha fatto mettere a verbale che la seduta era nulla ed è uscito, altri si sono associati non partecipando al voto – ma la maggioranza è andata avanti. Lo stesso giorno la giunta ha approvato la delibera sul riaccertamento omettendo – rasentando il falso – il parere negativo dei revisori  arrivato via posta certificata prima della riunione dell’esecutivo.

Quando il segretario generale se n’è accorto, altra delibera, una pezza a colori alla “svista”, stavolta prendendo atto del parere e chiedendo di riformularlo sulla base dei documenti forniti. Altri giorni, altro tempo, ma il Prefetto non dorme ed ora di smetterla di giocare con i conti.

Pusceddu ha risposto, da diligente dirigente, alle indicazioni politiche. Ha messo dei paletti, quelli che poteva, come hanno fatto altri suoi colleghi. Se ci ritroviamo nuovi debiti fuori bilancio per circa 1,5 milioni sui rifiuti chi ha fatto spendere quei soldi? E perché?

Se non abbiamo mai recuperato 17 milioni di euro di residui attivi precedenti al 2010, 13 dei quali per rifiuti, chi doveva occuparsi politicamente di farlo? O evitare di andare a cercare chi non pagava è servito a ottenere voti? Ditecelo, per piacere…

E si può presentare un preventivo 2015 con un avanzo di amministrazione (oltre 9 milioni) vincolato ma del quale difficilmente si potrà disporre?

Se c’è un errore che hanno commesso Pusceddu e gli altri dirigenti – non lo dico da oggi – è stato spesso di essersi piegati troppo alle volontà politiche, vuoi per quieto vivere o vuoi per avere magari la possibilità di gestire ognuno il suo piccolo orto al meglio, senza un disegno organico di quella che dovrebbe essere l’azienda-Comune. Ma se il Prefetto manda un commissario non gettiamo la croce addosso a chi non lo merita. Piuttosto la politica ha chiesto, alla dirigenza, ben oltre ciò che poteva. Basta ricordare la triste vicenda che vede tre condanne in primo grado. Ingiuste quanto si vuole, ma arrivate.

Per questo caro sindaco, è ora di prendere coraggio e andare a  casa. Basta giocare con i conti, non fate un’altra delibera, evitateci questa pantomima e assumetevi le responsabilità politiche di questa situazione che configura il dissesto finanziario di un ente ereditato con i conti a posto e che sarà lasciato alla berlina.

Caro estinto, un nodo arriva al pettine

Non si è garantisti a tempo, perciò è bene ricordare che fino a prova contraria sono tutti innocenti.

Al tempo stesso è bene riavvolgere il nastro, andare ai certificati penali mostrati, alle dichiarazioni roboanti, alle annunciate richieste di risarcimento con le quali l’allora presidente del consiglio comunale e oggi assessore all’ambiente Patrizio Placidi diceva che avrebbe pagato gli avvocati.

La storia è quella del “Caro estinto“. Anticipata dal quotidiano La Repubblica che chiamò in causa addirittura il sindaco Luciano Bruschini il quale si affrettò a presentare una denuncia.

Oggi quella storia è arrivata – almeno per Placidi – a un avviso di “chiusura indagini“. Un atto formale che dice che l’assessore è indagato e se prima lo ignorava, adesso lo sa. Nei giorni scorsi i carabinieri gli hanno notificato il documento. Sappiamo che riguarda altre persone, ma non abbiamo certezza.

Dalla notifica l’assessore ha venti giorni di tempo per decidere se produrre documenti o farsi ascoltare dal pubblico ministero, il quale scaduto quel termine chiederà il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Siamo in una fase preliminare, ancora, e come si diceva il garantismo vale sempre. Ci piace ricordare, soltanto, che i giornalisti fanno il loro mestiere. E se avranno sbagliato, pagheranno…. Intanto un nodo del “Caro estinto” è arrivato al pettine. E per adesso non riguarda chi ha riportato notizie.

Ormeggiatori e Capo d’Anzio, perché dobbiamo sapere. Subito

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E’ ormai evidente che sarà la giustizia amministrativa a dirimere la questione tra cooperative di ormeggiatori e Capo d’Anzio, la società che doveva realizzare il porto e per adesso dovrà limitarsi a gestirlo. Non c’è spazio per un’intesa, il sindaco – tirato per la giacca da una parte della maggioranza che minaccia l’ennesima crisi – non è riuscito a fare il miracolo e mercoledì la vicenda sarà affrontata dal Tar.

Da ciò che si apprende – perché sulla vicenda continua a esserci un inspiegabile silenzio – le cooperative hanno proposto di restare dove sono nelle more della definizione del giudizio (del quale avrebbero chiesto il rinvio) e come sub-concessionarie. La Capo d’Anzio – che per il 61% è del Comune – avrebbe risposto che al massimo si può fare un contratto di service. Nulla di fatto.

Un passo indietro, allora: senza la firma degli ormeggiatori, a suo tempo, a un accordo che non prevedeva l’inversione del crono-programma poi avvenuta, oggi non saremmo nemmeno a questo punto. Va riconosciuto, alle cooperative, di aver creduto nel porto in cambio del mantenimento del posto di lavoro.

Un altro passo indietro: andava comunicata l’inversione del crono-programma e fatto un accordo prima, a concessione ottenuta, perché immaginare di “sfrattare” pur avendo i titoli per farlo chi è lì da una vita, senza un’intesa, era e resta un’impresa difficile.

Fatte queste premesse, resta il fatto che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, non avverta la necessità di farci sapere qual è la proposta della società – della quale lui, quindi i cittadini, detiene il 61% – alle cooperative. Un silenzio inaccettabile, perché da tempo si ripete che il porto è degli anziati, tutti, e non solo di cooperative, cantieri (che si sono accordati) attività che operano sul bacino (che si sono accordate) e circoli esclusivi (alcuni si sono accordati, altri hanno fatto ricorso).

Ebbene quel 61%, leggi la città, ha diritto di sapere qual è la proposta, altrimenti resta alle dichiarazioni degli ormeggiatori che parlano di “usura” da parte della Capo d’Anzio.

Ma se il sindaco non parla, proviamo a capire di che proposta possa trattarsi. Se domani dobbiamo comprare un’attività, per esempio, cosa andiamo a vedere? Fatturato e spese, sembra il minimo.

Normalmente ci sono nel “porticciolo” circa 300 barche. Facciamo a 250 euro al mese? Fa 75.000 euro al mese che moltiplicato 12 ci porta a 900.000. Andiamo a spanne, sarà qualcosa in meno perché d’inverno gli scafi si riducono, magari d’estate ce n’è qualcuno in più, diciamo tra 7 e 900.000 euro? Bene, ma prima di rilevare un’attività o proporre un service bisogna vedere i conti ufficiali.

A leggere i dati relativi al 2013 – gli ultimi disponibili nella banca dati della Camera di commercio – le due cooperative hanno un valore della produzione, insieme, di 497.000 euro. E spendono per il personale 307.377 euro. Una ha una leggera perdita, l’altra un piccolo ricavo. Si deve partire da qui per fare un’offerta, poi vedere anche i dati del 2014.

Certo di meno la Capo d’Anzio non può proporre, ma se per il “service” dicesse da 307.377 in più  l’anno non ci sarebbe alcuna “usura”. E’ corretto?

E qui occorre un ulteriore passo indietro, di una quindicina d’anni. L’allora presidente della Capo d’Anzio, Gianni Billia, voleva “liquidare” i concessionari e assumere il personale. Venne chiesto dalle cooperativa un miliardo di lire e la garanzia del posto di lavoro. Quando il presidente vide i bilanci, disse che non si poteva pagare una cifra del genere.

Non vorremmo, oggi, essere nella stessa situazione. E’ per questo che prima dell’udienza al Tar dobbiamo sapere. Perché se gli ormeggiatori e il circolo vip vincono restano dove sono, ma si ridiscute l’impianto non della concessione di Anzio ma dell’intero decreto Burlando, ma se perdono non dovranno esserci altre trattative.

Ricordando una cosa: il presidente della Capo d’Anzio – uscito spesso dalle righe, soprattutto sui social network – e l’intero consiglio d’amministrazione, finora hanno fatto ciò che ha deciso l’assemblea dei soci alla quale il sindaco ha sempre partecipato.

Andare oggi, come fanno da maggioranze e sembra anche da alcuni di opposizione, a chiedere a Bruschini di “chiudere un occhio” o “dare una mano” ai concessionari è lecito e comprensibile, meno minacciare una crisi, ma il sindaco deve ricordarsi di ciò che ha votato. Se così non fosse, almeno la parte di nomina pubblica del consiglio d’amministrazione dovrebbe farsi da parte. Senza ripensamenti.

Porto e ormeggiatori, è ora di decidere

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Forse al Congresso di Vienna hanno impiegato meno tempo di quello che si sta utilizzando per cercare di uscire dalla vicenda con gli ormeggiatori che hanno impugnato la concessione della Capo d’Anzio.

L’ultimo tentativo di intesa, illustrato dal sindaco che rappresenta nella Capo d’Anzio il 61% delle quote ovvero i cittadini, sembra sia stato rispedito al mittente. Le rispettive “diplomazie” sono al lavoro per cercare un’intesa prima che il Tar il 15 luglio si pronunci. Sarà bene che, intesa o meno, si dica chiaramente una volta per tutte cosa si vuole fare.

Di questa vicenda ho scritto molto in passato, continuo a pensare che a crono programma invertito c’era le necessità di andarsi ad accordare con gli ormeggiatori data la mutata situazione rispetto all’intesa che avevano firmato, ma oggi il Comune – azionista di maggioranza della Capo d’Anzio – deve decidere.

E farci conoscere qual è la proposta che gli ormeggiatori ritengono da “usura”. Deve farlo alla luce del sole. Il sindaco Luciano Bruschini deve scegliere se stare con chi, soprattutto in maggioranza, gli tira la giacca e magari lo minaccia dell’ennesima crisi o con la città e il suo porto, la società nata per realizzarlo e gestirlo ma che eventi di ogni genere hanno portato – per ora – alla sola gestione.

Bruschini deve dare corso alle decisioni assunte – in nome e per conto dei cittadini – in assemblea dei soci e andare avanti con le “fasi” o dire che senza ormeggiatori si ferma tutto qui. E spiegare il perché.

Chi vive in quel tratto di porto da una vita ha diritti che vanno rispettati, bilanci che ha prodotto e sulla base dei quali non può essere “affamato”, se poi i conti sono quelli di una società di piccolo cabotaggio il Comune non potrà certo offrire cifre esorbitanti, ma adeguate al fatturato. Se per gli stipendi spendi 100, io posso darti pure 120-130, non certo 200.

E’ un problema che si pose con il compianto Gianni Billia. Le cooperative volevano essere liquidate con un miliardo e il mantenimento dei posti. Disse che andava bene, ma visti i modelli 770 l’operazione non andò a buon fine. Quel miliardo non si poteva pagare. Non sarebbe stato giustificato.

Oggi il Comune, il sindaco che in assemblea, insieme a Renato Marconi, ha dato mandato a D’Arpino, Bufalari, Fantozzi, Pusceddu e Aliotti di procedere come hanno fatto finora, spieghi qual è stata l’ultima proposta. Cosa prevede e cosa chiedono, invece, gli ormeggiatori. Dia a noi 55.000 cittadini, non solo a quelli che rivendicano i loro diritti di concessionari, la possibilità di capire.

Perché il porto resta nostro, questo lo scrivo da quando iniziai ad affrontare la vicenda sul Granchio, non di pochi eletti.

E se Bruschini non vorrà farci sapere, si muova ufficialmente il presidente D’Arpino. Saluti davvero, stavolta, ma prima ci illustri quale proposta “da usura” sarebbe stata fatta.

Poi decida pure il Tar, se hanno diritto a stare lì nessuno caccerà gli ormeggiatori né i circoli velici, se non ce l’hanno…

Ma è ora di decidere: il tempo è scaduto