Sindaco e maggioranza in fuga sul porto, è il caso di chiedere le dimissioni

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Hanno ragione Ivano Bernardone e Candido De Angelis. Quello di oggi è un affronto alla città e sul porto – come su tanti altri problemi – la maggioranza sfugge. Non s’è mai vista una cosa del genere, al limite i punti chiesti dall’opposizione venivano relegati in fondo all’ordine del giorno e tirati per le lunghe, ma si discutevano. Stavolta no. Che brutti quei banchi vuoti…

Per questo adesso servirebbe una scelta conseguente: chiedere le dimissioni di Luciano Bruschini. Tentare di alzare il tiro con una mozione di sfiducia. Senza calcoli politichesi, senza pensare “che succede se va male” oppure “ma no li rafforziamo“, tanto meno a “ma con De Angelis no” e – a parti invertite “con il Pd mai“. Né serve immaginare possibili future alleanze se andasse bene. No, oggi serve solo rispondere alla fuga dalle responsabilità della maggioranza, il resto si vedrà.

E se proprio non si trova la forza di chiedere le dimissioni si dovrà fare, al limite, almeno un manifesto (da quando non se ne vede uno…) per denunciare la fuga del sindaco e della maggioranza. Quella delle “vecchie” facce della politica di casa nostra e quella delle “nuove” che si sono subito adeguate.

E’ vero, chi oggi era in Consiglio comunale è maggioranza in città, questo Bruschini lo sa bene. Ed è altrettanto vero che per quanto apprezzabile lo sforzo di Luigi D’Arpino – che sabato ha convocato un’altra conferenza pubblica – e della Capo d’Anzio, è il sindaco a dover rispondere su alcune questioni, come qui e altrove si ripete da mesi. Senza contare che è una evidente contraddizione: non rispondere nella sede deputata al confronto cittadino, fuggire, e poi delegare la società partecipata al 61% dal Comune a farlo.

Ormai sul porto se stiamo alle voci che sentiamo sui potenziali acquirenti, mancano solo Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi, poi pensiamo di averle viste tutte. E non è ammissibile.

Perché nel frattempo la Capo d’Anzio o si vende per la spending review – e almeno incassiamo qualche euro e ne ripianiamo i debiti – o porta i libri in Tribunale. Allora sì che il porto sarà privato e sapremo chi ringraziare.

Porto, sfuggire al confronto è il peggiore dei modi

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E’ andata come sapevamo: il consiglio comunale per parlare della situazione tra Comune e Marinedi all’interno della Capo d’Anzio, società concessionaria del porto per il 61% del Comune stesso e quindi dei cittadini, è saltato. Sulla possibilità di riacquisire, oggi, le quote finite per una manovra nazionale a Marinedi ovvero a Renato Marconi, qualche dubbio c’è, ma  magari il sindaco poteva finalmente chiarire più di qualcosa.

Invece non si è presentato lui, non lo hanno fatto i consiglieri di maggioranza, rispondendo a un ordine di scuderia malamente celato dietro al lutto che ha colpito Pasquale Perronace al quale va un forte abbraccio in questo delicato momento per la scomparsa del fratello. Arrivare a dire, però, che c’era un funerale e non si poteva fare il Consiglio comunale è un altro dei punti mai toccati in questa città. Una cerimonia simile dura un’ora, ma ammettiamo pure che si volesse rinviare il Consiglio si poteva spostare di qualche minuto o giorno. Invece no e dispiace – veramente – che si sia arrivati a tanto. Perché la ragione vera è quella di sottrarsi al confronto su un argomento che riguarda tutti. Oggi non ci saremmo ripresi le quote di Marconi, difficilmente ce le riprenderemo e anzi per la spending review rischiamo di venderla la Capo d’Anzio, ma forse potevamo capire se ha ragione la società stessa che marcia spedita per gestire il porto sulla base di un business plan di dicembre 2013 o il sindaco che continua a parlare di bando o fantomatici investitori.  Potevamo sapere se e dove il Comune trova i soldi quando dovesse partire la “fase zero” di quel business plan che prevede il finanziamento soci. Ci poteva spiegare se ciò che sta facendo Marconi ha un costo e quale. Se la società sta pagando o meno (per la cronaca, non lo sta onorando) l’ulteriore prestito concesso dalla Banca Popolare del Lazio e garantito dal Comune ovvero da noi cittadini. Magari poteva dirci qual è la reale situazione con gli ormeggiatori visto che lui, rappresentante del 61% di quote nostre, non sapeva (eh già…) che dal Comune era partita una lettera per farsi ridare le aree e che nel frattempo è stata revocata, su sua disposizione.

Sottrarsi al confronto significa non spiegare ai cittadini, prima che a Candido De Angelis che ha fatto convocare il Consiglio, se davvero su questa storia del porto la mano destra ignora quello che fa la sinistra. Dispiace ancora di più che agli ordini di scuderia stiano – Maranesi escluso, dato che era in aula e ha pure lanciato un allarme pubblico sulla vicenda – consiglieri agli esordi in politica: da Fontana a Piccolo, da Campa a Millaci, fino a Salsedo. Preferiscono, evidentemente, assuefarsi anziché porsi domande su una vicenda che li e ci riguarda. E non è bello, a maggior ragione se c’è qualcuno che pensa o sta facendo i “giochetti” che denuncia l’ex capogruppo di Forza Italia.

Un ultimo accenno sulla vicenda degli ormeggiatori “sfrattati” e del provvedimento revocato. Sembra di capire – ma è materia da giuristi – che la “Capo d’Anzio” non poteva fare il provvedimento ovvero che una concessionaria non ne può allontanare un’altra, quindi la Regione doveva comunicare agli ormeggiatori che se ne dovevano andare, ma nel frattempo le deleghe sul Demanio sono del Comune anche per quell’area…. Una situazione che si definirà, inevitabilmente, con una sentenza. Intanto il tempo passa, la Capo d’Anzio o si deve vendere o porta i libri in Tribunale, e il porto ce lo dimentichiamo.

Per questo lasciare l’aula semi vuota, disertare il Consiglio comunale e sfuggire al confronto è il modo peggiore di occuparsi del porto che era, è e resta un bene di tutti.

Porto, il Comune corre ai ripari e la Regione è evasiva…

Valentina Corrado

Valentina Corrado

Il Comune corre ai ripari, revoca in “autotutela” l’atto con il quale diceva agli ormeggiatori di lasciare le aree, nel frattempo in Regione si racconta l’ovvio ma si scopre anche qualche imprecisione ed escono un paio di notizie.

Proviamo ad andare con ordine. Questa mattina il Comune ha ritirato l’atto di “sgombero”, quindi il motivo del ricorso al Tar da parte degli ormeggiatori decade. La “Capo d’Anzio” – a questo punto – riproporrà il rilascio delle aree ma nel frattempo ha presentato anche denuncia per occupazione abusiva degli spazi demaniali. Lo scontro è aperto, quindi, più che mai.

Nelle stesse ore, in Regione, l’assessore Michele Civita rispondeva a Valentina Corrado del Movimento 5 stelle rispetto ai ritardi del cronoprogramma. Una sorta di “si sta andando avanti“, una ricostruzione simile a quella che fanno Comune e Marconi, evasiva e condita – però – da alcune imprecisioni. La prima è che il rinnovo del consiglio comunale di Anzio nel 2013 ha portato alla “sostituzione di vari consiglieri di amministrazione della Capo d’Anzio“. Cosa assolutamente non vera.  La seconda che “per il supporto finanziario necessario” viene esclusa “la previsione di nuova finanza pubblica“. Basta leggere il business plan della “Capo d’Anzio” per rendersi conto che il Comune – come socio di maggioranza – nella cosiddetta “fase zero” dovrebbe trovare 300.000 euro.

Sappiamo però, grazie alla risposta, che il comitato di vigilanza si è riunito eccome. Anzi, a tempo di record: il 3 febbraio la società concessionaria ha chiesto di invertire il cronoprogramma, il 4 ha avuto “parere positivo alla proposta“. Sapere quante altre volte si è riunito e quali controlli ha eseguito sarebbe stato meglio. Temiamo, però, che quello del 4 febbraio sia stato l’unico incontro.

Apprendiamo anche che la “Capo d’Anzio” ha presentato il 28 agosto del 2014 “il progetto esecutivo di messa in sicurezza delle aree oggetto di concessione al fine di garantire l’attuale funzionalità del porto“. Immaginiamo la fase zero, peccato nessuno ce l’abbia detto ufficialmente o ci abbia fatto vedere quel progetto.

Poi arriva la conferma di quanto sappiamo da tempo: “L’accordo di programma non ha subito alcuna modifica, quindi è sempre quello originario. Altresì dicasi in merito alla concessione demaniale marittima e al progetto definitivo alla stessa allegato. Quindi tutto l’accordo”. Deduciamo anche le opere previste dall’atto d’obbligo, per le quali il presidente Luigi D’Arpino ha detto pubblicamente che ci sono ancora, anche se in passato aveva sostenuto che c’era stato uno “stralcio“.

Infine l’assessore “assolve” la società: “I ritardi sul cronoprogramma non vanno attribuiti a vicende societarie né tantomeno alla cessione di azioni della Capo d’Anzio tra Italia navigando e Marconi, ma motivi contingenti che ho potuto rappresentare oltre alla crisi del comparto della nautica e all’esito negativo della gara“. Ma è la stessa gara che il sindaco vorrebbe rifare, mentre anche in Regione sanno che si procede con il piano della società…

Ultima vicenda: sul Life nessuna risposta.

Il porto e il rischio autogol, qualcosa non torna. Spiegateci

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Questa mattina si parlerà del porto di Anzio al Consiglio regionale su iniziativa di Valentina Corrado del Movimento 5 Stelle,  domani la maggioranza diserterà il Consiglio comunale chiesto dal gruppo di Candido De Angelis per chiarire i rapporti con il socio privato (e se verrà confermata questa indiscrezione sarà un comportamento molto grave), mentre sabato ci sarà la seconda conferenza pubblica della “Capo d’Anzio”. Settimana importante, senza dubbio, ma sullo sfondo aleggia il rischio di un clamoroso autogol nella vicenda con gli ormeggiatori.

Questa storia del porto non finisce mai di stupire, diciamo la verità, dai tempi di “Marine investimenti” alle proposte concorrenziali alla Capo d’Anzio fatte da “Sofim” e affini, dalla gara deserta all’arrivo di Marconi, dai pareri regionali “a soggetto” a un ordine del giorno unanime non rispettato, c’è sempre qualcosa dietro l’angolo. Così se uno mette in fila i pezzi di carta della vicenda ormeggiatori scopre che qualcosa non quadra affatto.

Le due cooperative hanno ottenuto dal Tar la misura cautelare che sospende il rilascio delle aree. La concessione, è ormai arcinoto, è della Capo d’Anzio, ma quel provvedimento lo ha firmato il responsabile dell’ufficio tributi del Comune. La domanda sorge spontanea: a quale titolo? In questi anni il responsabile dei tributi s’è occupato di tantissime cose, oltre a tenere corsi nei giorni feriali in mezza Italia, ma forse sa solo fisicamente dov’è il porto poiché nella vicenda concessioni e Capo d’Anzio non è mai entrato. Perché, allora, il Comune che non ha la concessione “sfratta” gli ormeggiatori? Non occorre essere scienziati del diritto – anche se siamo sempre in Italia – per dire che l’ultimo avvocato contesta la legittimità di quel provvedimento preso da chi non è titolare della concessione e lascia gli ormeggiatori al loro posto. Né comprendiamo una ipotetica strategia del Comune, proprietario del 61% delle quote, anche perché il sindaco al solito era all’oscuro di questa lettera. Crediamo alla buona fede di Luciano Bruschini, allora, ma al suo posto con un ufficio che sfratta gli ormeggiatori senza che lui lo sappia e un altro che aveva chiuso la Francescana (a proposito, che fine ha fatto?) senza dirglielo, qualcosa non quadra…

Di più: il Comune manda via gli ormeggiatori, quelli fanno ricorso, si sveglia la Capo d’Anzio e va a costituirsi al Tar. A che titolo? Ha la concessione, certo, poteva farla valere prima. Qualche giurista ci spiegherà come fa la Capo d’Anzio a costituirsi in un ricorso su un atto del Comune. O nemmeno alla società sapevano che dall’ufficio tributi era partita quella missiva? Siamo su Scherzi a parte o alla famosa “Corrida” dei dilettanti allo sbaraglio? Una cosa è certa: gli ormeggiatori non avevano tanti appigli, ora sono in una posizione di forza.

Altra considerazione: per mesi il sindaco ci ha ripetuto che Marinedi ovvero il socio privato Renato Marconi che lui non ha mandato via, serviva per fare quello che il Comune non poteva. Vale a dire i progetti, i business plan (quanto ci costerà è tutto da capire) la contabilità e via discorrendo. Possibile non ci sia un avvocato in grado di consigliare una strategia dalla concessione a oggi? E Marconi che arriva persino a mettere i cartelli al porto per dire che le aree sono della Capo d’Anzio, che dice di questa situazione?

O – e qui pensiamo male come avrebbe detto Andreotti – l’errore è voluto. E sarebbe gravissimo. Inaudito. Da Procura della Repubblica. Perché con l’autogol gli ormeggiatori non si muovono, la Capo d’Anzio non inizia la “fase zero”, porta i libri in Tribunale e Marconi finalmente si prende il porto. Come da questo umile spazio si denuncia da mesi. Altrimenti non si va in Tribunale ma non iniziando si applica la “spending review” e la Capo d’Anzio va ceduta. Con Marconi che presenta il conto dei lavori e sarà in prima fila…

Non è questo che volevamo quando ci battevamo per il porto pubblico, della città e non di pochi intimi, sono quasi venti anni che ci scontriamo contro poteri forti, zelanti dirigenti regionali, politici miopi o che guardano solo al loro tornaconto, e perdere la partita per un autogol sarebbe deleterio. Diteci che non è così. Spiegateci.

I fatti danno fastidio, ma è meglio non essere bravi…

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A volte provo un po’ di invidia per quelli che con una brillante sintesi il mio maestro ed ex direttore, Luigi Cardarelli, definiva gli “inviati di un giorno“. La crisi dell’editoria ha limitato – e di molto – la figura mitica degli inviati. Ne girano sempre meno, in alcune redazioni sono spariti come qualifica, ma comunque per vicende di un certo rilievo ci sono ancora quelli che partono e vanno a raccontare le storie accadute. L’invidia è data dal fatto che arrivando in un posto sono ritenuti i “professori” di turno, ma soprattutto perché domani saranno altrove e non dovranno confrontarsi con le fonti locali.

Chi, invece, tutti i giorni consuma le suole – come si usava dire un tempo – il confronto ce l’ha quotidiano. Conosce, stringe rapporti, ha più o meno confidenza, ma resta pur sempre un giornalista chiamato a fare il suo lavoro. In provincia, proprio perché c’è questo confronto continuo, è un giornalista chiamato a maggior ragione a essere credibile.

Una premessa necessaria per dire che se uno fa questo lavoro è chiamato a dare notizie. A volte di persone che conosce, altre persino di amici e parenti. Perché di fronte a un fatto si ha il solo dovere di andare, vedere e raccontare. Di raccogliere le storie, cercare le conferme, verificare con le fonti. Certo, ormai nell’imperante “copia e incolla” e nella corsa a dare “buchi” su siti e social network stiamo perdendo ulteriore credibilità come categoria. Ma i fatti no, quelli restano e ci dobbiamo sforzare di continuare a raccontarli con la nostra deontologia, la coscienza professionale e tutto ciò che sappiamo.

Quello che dà fastidio, allora, è che si continui a essere presi come quelli che “massacrano” o “gettano fango” solo per aver fatto il loro lavoro. Peggio, parte la corsa – appurato che il fatto è incontrovertibile – al “reo“, a chi ha rivelato la notizia, a chi ha avvisato il giornalista e a quale fine abbia. Ma la vicenda è vera o non? L’episodio è accaduto o meno? Quello che è scritto negli articoli corrisponde alla “verità sostanziale dei fatti” come ci ricorda la legge professionale o non? E allora perché non dovremmo pubblicarlo? Anzi, perché c’è chi viene quasi “processato” perché ritenuto colui che ha passato una notizia? Perché ieri eri simpatico e affidabile, oggi non vogliono più avere rapporti con te, anzi dai fastidio?

I bravi giornalisti intesi come coloro che copiano e incollano, pendono dalle labbra dell’assessore o del potente di turno, quelli che “l’ha detto l’agenzia” o che aspettano il comunicato, sono tanti. E non fanno bene il loro mestiere, a mio modestissimo avviso.

Soprattutto nella prima linea di provincia ci sono tanti altri   che invece danno fastidio, non sono bravi come vorrebbe qualche zelante ufficio stampa  o  potente di turno, trovano le notizie, le verificano e le scrivono. E gli altri, non potendo smentire, si mettono a fare gli “ispettori” per capire com’è uscita quella notizia o a fantasticare del perché, ti danno del “giornaletto” o cercano di mettere ostacoli della serie qui non entri più o simili, quando non ti portano in Tribunale con querele temerarie o maxi richieste di risarcimento.

Ecco, meglio non essere bravi per come intendono questo mestiere certi personaggi. Anzi, meglio tenere sempre a mente ciò che Giampaolo Pansa scriveva sull’Espresso ad agosto del 2005: “Se il giornalismo non è cattivo, un po’ carogna, senza rispetto per chi comanda, che giornalismo è?

E’ un articolo che tengo alle mie spalle, in bacheca, insieme a un pezzo di carta vetrata donatami dai colleghi dell’allora Latina Oggi dopo che Graziella Di Mambro mi aveva ribattezzato – appunto – “cartavetro” per il mio modo di essere.  Personale e professionale. Per questo preferisco, da sempre, non essere bravo.

Il porto, Montino, tre appuntamenti e la chiarezza che non c’è

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Fa un certo effetto leggere che Fiumicino ce l’ha con i porti di Anzio e Civitavecchia. In realtà – a ben vedere le dichiarazioni sul sito del Comune – se la prende con l’autorità portuale che si occupa anche di Gaeta e Civitavecchia, ma la ricostruzione che viene effettuata da affariitaliani e altri siti offre lo spunto per parlare del nostro porto e, perché no, di Montino.

Inizia oggi una settimana in cui di porto si discuterà su tre fronti. Mercoledì in Consiglio regionale c’è il “question time” sull’interrogazione della consigliera del Movimento 5Stelle Valentina Corrado.

Giovedì mattina è convocato il consiglio Comunale di Anzio, su iniziativa dell’opposizione che fa riferimento a Candido De Angelis e sabato la società “Capo d’Anzio” tiene una nuova conferenza pubblica, alla quale è chiamato il sottoscritto a fare da moderatore.

Eppur si muove, insomma, avrebbe detto Galileo Galilei. In tutto questo chi manca è il Comune. Cioè chi detiene il 61% delle quote della “Capo d’Anzio” e ancora non ci fa sapere qual è la posizione ufficiale – per esempio – rispetto alle tre fasi indicate dalla società o alle intenzioni che il sindaco continua a mostrare sul bando di gara. Per la cronaca dopo aver promesso che entro ottobre avrebbe rilanciato l’iniziativa per tornare in possesso delle quote del privato – senza dar corso all’intenzione manifestata in Consiglio comunale – entro gennaio era atteso il nuovo bando. Adesso sembra che l’assenza sull’argomento sarà rimarcata dalla diserzione del consiglio comunale, al quale verrà fatto mancare – ma è una voce – il numero legale.

Né sembra esserci, al momento, via d’uscita sulla vicenda ormeggiatori che rischia di far saltare l’intero progetto. Sarebbe paradossale, una concessione chiesta nella sua totalità, data e poi “bloccata” per gli interessi di ex concessionari non solo rappresenterebbe un precedente, ma porterebbe a riscrivere le regole del Demanio. Solo che siamo in Italia, ci dissero che con il decreto Burlando i porti si sarebbero realizzati in meno tempo, ad Anzio che è stato seguito sono passati 15 anni dalla costituzione della società e 10 dalla richiesta di concessione.

E torniamo a Montino, allora, perché le sue preoccupazioni – sembra dettate più dal futuro assetto dell’Autorità portuale che altro – ci fanno tornare indietro nel tempo. A quando, per esempio, da presidente della Regione eletto da nessuno si schierava contro Anzio spalleggiato da una parte del Pd locale che fa capo a un ex senatore che cade sempre in piedi e dall’allora assessore Bruno Astorre, poi “pentito” dopo un convegno nel quale nessuno prese le sue difese fra quanti andavano a Roma a dirgli che il porto non si doveva fare.

Di Montino dimostrammo, con il Granchio, un interesse diretto a che il porto di Fiumicino si facesse – stessa procedura di Anzio, decreto Burlando – e nessuno dei sacerdoti delle procedure e delle incompatibilità trovò niente da dire. Anzi, l’accordo di programma negato ad Anzio lo votarono, in giunta, anche gli ambientalisti di Sel, quelli di lotta e di governo. Nonostante un intervento previsto in area di dissesto idrogeologico. Oggi Montino fa il sindaco e sente “minacciato” il porto della sua città. Di quello turistico mestamente naufragato, insieme ai palazzi che prevedeva, poco importa. Ma di quello che c’è sì.

So per certo che il sindaco di Anzio ha lo stesso interesse per le sorti del nostro porto, per questo gradirei – non per me, bensì per i cittadini che sono e restano i proprietari del 61% – che spiegasse una volta per tutte qual è la situazione. Basta con i fantomatici acquirenti, i “sentito dire”, i turchi-napoletani o qualche “paisà”. Prima di portare i libri della “Capo d’Anzio” in Tribunale e lasciare il porto a Marconi, rischio concreto se il Tar bocciasse quanto fatto finora, servirebbe qualcosa che si chiede da mesi: chiarezza.

Porto, le beghe di paese e le cose da chiarire. Caso in Regione

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L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

La vicenda degli ormeggiatori contro il Comune – dal quale arriva il provvedimento per il rilascio delle aree – e il ricorso cautelare vinto, non fermano la Capo d’Anzio che vuole andare a prendersi le aree della quale è concessionaria. Piaccia o meno, a oggi la società ha il titolo per esercitare l’attività per la quale era sorta. Iniziando dalla gestione anziché dalla realizzazione del bacino, ma questo è stato formalizzato ormai mesi fa e oggi correrci dietro o cavalcare politicamente la cosa sembra avere poco senso.

Vedremo come andrà al Tribunale amministrativo regionale, ma mentre ci si continua a dividere per quelle che somigliano più a beghe di paese che altro – con le attività che per anni sono state intorno al porto sentendolo come “loro” – la vicenda della concessione con annesso accordo di programma arriva in Regione. E’ evidente che l’amministrazione guidata da Nicola Zingaretti ha tutto l’interesse a far sì che il porto non diventi un boomerang, non fosse altro perché dovrebbe ricominciare a preoccuparsi di dragaggio e concessioni, ma intanto finalmente c’è chi mette nero su bianco le perplessità emerse in questi mesi.

Lo fa Valentina Corrado del Movimento 5 stelle che ricorda alcuni passaggi ai quali, finora, nessuno ha risposto. Mercoledì, alla vigilia del consiglio comunale nel quale si discuterà (giustamente) di riacquisire le quote del socio privato, in Regione ci sarà un’interrogazione a risposta immediata. Nell’atto si ricorda che il “palese mancato rispetto del cronoprogramma” e che finora “non è stato dato corso agli impegni previsti” oltre che “non risulta chiaro” quanto accaduto con il progetto Life. Da qui la richiesta di approfondire la vicenda “alla luce delle segnalazioni che giungono dalla cittadinanza, in ordine alla situazione di stallo che si è venuta a creare relativa all’avvio dei lavori”. Cittadinanza, attenzione: il consigliere Cristoforo Tontini sembra guardarsi bene dal segnalare ciò che accade da queste parti…

La Corrado ricorda, inoltre, che “la vigilanza sull’accordo di programma e gli eventuali interventi sostitutivi” andavano valutati da un collegio con rappresentanti anche regionali ma allo stato “sembrerebbe che nessuna attività di vigilanza sia stata proficuamente posta in essere, anche alla luce di macroscopici ritardi in ordine all’avvio del progetto“. Per questo si chiede al presidente Nicola Zingaretti e agli assessori di riferimento di chiarire “le effettive motivazioni in ordine al ritardo dell’avvio dei termini dell’accordo di programma” e “se il progetto oggetto dell’accordo abbia subito variazioni o modifiche rispetto alla concessione originaria“. Ciliegina sulla torta, infine, la vicenda delle quote al socio privato. La consigliera chiede di sapere se la delibera del 19 luglio 2012 che aveva per oggetto la “cessione di azioni Capo d’Anzio tra Italia navigando e Marconi“, con la richiesta di restituzione delle quote “al valore nominale“, alla quale non è mai stato dato corso: “abbia influito nella determinazione dei ritardi del cronoprogramma“.  Avremo, finalmente, anche la versione della Regione che un ruolo – comunque – continua ad averlo in questa storia. Se non altro per la vigilanza.

Il supermercato in centro, la programmazione che continua a non esserci

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Quando in questa città si parlava anche di commercio ed esisteva un’associazione di categoria degna di tale nome, una vicenda come quella del supermercato nell’ex ristorante cinese di viale Paolini avrebbe scatenato una sommossa.

Oggi sembra interessare a nessuno, mentre un’analogia con quei tempi è rimasta: chi arriva e ha lo sponsor politico giusto, apre.  Anzi, ce n’è un’altra: manca qualsiasi programmazione dal punto di vista commerciale. Allora un tecnico incaricato di redigere il piano parlava di “grossi negozi” per quelli che non avevano la superficie dei supermercati ma la sfioravano. Fioccavano i centri aperti per destinazione urbanistica, prima che per decisione del Comune ovvero per una situazione palesemente indotta. Poi sono arrivati quelli che hanno scoperto un condono “dimenticato” e la situazione è andata avanti. Il supermercato in centro mancava, tra l’altro in una situazione di assoluta difficoltà del settore per i pochi negozi rimasti. I quali commetteranno anche degli errori – primo fra tutti non aver valorizzato il centro commerciale naturale – ma per i quali un’amministrazione attenta avrebbe almeno il buon gusto di dire che un supermercato è il definitivo affossamento.

Ha ragione Paride Tulli a sollevare una serie di dubbi rispetto alla collocazione del negozio, vuoi per la condizione del centro e vuoi per i posti auto. Speriamo che prima di dire sì qualcuno se ne accorga…

Cena dello chef, la serata che fa del bene e batte i pregiudizi

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Gli chef nel “backstage”

E’ andata in scena mercoledì sera la sesta edizione della “Cena dello chef“, iniziativa del Rotary club “Golfo d’Anzio” in collaborazione con quello di Roma sud. Un appuntamento ormai consueto, come ha ricordato il presidente Alfredo Cugini, realizzato d’intesa con alcuni ristoratori locali (Romolo al Porto, Alceste, Grecale, Turcotto, Satricum, Nuova Fattoria, il Folle) e aziende del territorio, dove ogni commensale paga un biglietto per progetti di beneficenza. Fino allo scorso anno c’era uno chef “stellato” a dare ulteriore lustro alla serata, quest’anno l’infaticabile organizzatrice Maria Letizia Mingiacchi ha deciso di puntare sui rappresentanti locali. E ha fatto bene. Certo, un Antonello Colonna o un Niko Romito sono il “nome”, altrettanto Filippo Lamantia o Gennaro Esposito, ma nelle “slide” che sono andate a corredo della serata nel salone dell’hotel “Lido Garda” – Giovanni Garzia non si tira mai indietro quando è chiamato in causa – è stato giustamente sottolineato un aspetto importante: i ristoratori di Anzio e Nettuno che si mettono a disposizione, gratuitamente, e che fanno “squadra“. Ha ragione Walter Regolanti a sottolineare come servirebbe maggiore mediatica attenzione per un evento simile.

E’ il segno evidente di come si possano superare, in nome della solidarietà, le “rivalità” quotidiane. E’ uno dei pregiudizi che viene meno, quello di pensare che attività del genere non siano in grado di collaborare tra loro. Invece sembra che lo abbiano sempre fatto e grazie all’apporto dei ristoratori locali – oltre che dei partecipanti alla serata – quest’anno ci saranno corsi per la disostruzione delle vie aeree nei bambini e – a Roma – uno sportello di sostegno psicologico multilingua.

Sono i “service” individuati dal Rotary per l’edizione 2015. Nel corso degli anni sono stati sostenuti – arrivando con questa edizione a una raccolta di circa 100.000 euro – progetti locali e non. Tutti di assoluta importanza. Ecco il secondo pregiudizio battuto: siamo abituati, a torto, a pensare al Rotary come a un club di persone con la puzza sotto al naso. Una cerchia ristretta, chiusa, solo per amici degli amici. La “Cena dello chef” dimostra l’esatto contrario, coinvolgendo persone di ogni genere e – diciamolo – con più gente di Anzio e Nettuno ogni anno che passa. E’ un modo per raggiungere l’obiettivo ma anche per far conoscere il Rotary stesso. Che, alla fine, può piacere o meno, però le cose le realizza.

Infine un doveroso cenno all’istituto alberghiero “Marco Gavio Apicio“, ai ragazzi che l’altra sera si sono cimentati fra accoglienza, tavoli e cucina, ai loro docenti, alla dirigente scolastica Antonella Mosca. E’ una scuola di eccellenza per il territorio e per la serata non ha mai fatto mancare il suo apporto fondamentale. Altro esempio di perfetta sinergia.

Appuntamento al 2016!

Porto, i diritti degli operatori e quelli dei cittadini

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Forse verrà un giorno nel quale saremo noi cittadini a fare ricorso. A dire che il porto, davvero, è nostro e di nessun altro. Difficile che avvenga, ma servirebbe. Gli ormeggiatori fanno bene a far valere le loro ragioni, la situazione nella quale si trovano è il frutto di anni di incuria, mancati controlli, tolleranza e chi più ne ha ne metta. Avevano un accordo che riguardava il raddoppio del porto, se ne sarebbero andati con quella realizzazione, se un errore ha commesso la Capo d’Anzio e prima ancora il Comune che ne detiene il 61% è stato di non comunicarglielo adeguatamente e per tempo. Lo sostengo da mesi. Poi è nato il braccio di ferro arrivato fino alla decisione di ieri del Tar.

Detto questo e ribadito che è sacrosanto far valere i propri diritti, l’impressione adesso è che si stia verificando quello che da anni si teme. Tutti “vogliamo il porto“, tutti- anzi  una stragrande maggioranza – diciamo “tanto non si farà mai“.

Perché in fondo, a chi rivendica i propri diritti, sta bene così. Perché per decenni – è ora di dirlo – tanti si sono girati dall’altra parte mentre chi era chiamato a fare un mestiere ne faceva anche un altro. Fossero ormeggiatori o cantieri, circoli velici o altri che hanno vissuto di rendite di posizione e scarsi controlli.

Ecco allora che noi cittadini, forse, un giorno dovremmo dire che vogliamo il diritto di passeggiare a levante e vederlo il porto, quello più banale di parcheggiare a fianco dell’Ondina dove per mesi – tutti fingono di non accorgersene – ci sono i carrelli delle scuole di vela. Il diritto di sapere che le norme di sicurezza che sono pretese per noi, siano garantite all’interno del porto e delle attività che ci sono. Quello di poter passeggiare tranquillamente, senza presenza di catene o il rischio di finire in mare su una specie di “Shangai“. Di avere acqua ed energia elettrica, in caso di attracco, senza doversi sentire gli ultimi scemi della terra. Il diritto di sapere se e quante tasse pagano certi operatori, dato che quando si propose al compianto Gianni Billia di liquidare alcune delle attività presenti in cambio di un miliardo di vecchie lire l’operazione non fu possibile perché un prezzo del genere era ingiustificato rispetto ai guadagni dichiarati.

Certo, la Capo d’Anzio doveva fare il porto e ora vuole (vorrebbe) gestirlo per salvare i suoi conti, avrà sbagliato, ma ora sappiamo che noi cittadini proprietari del 61% abbiamo una concessione. Di tutti, non solo degli operatori portuali. E sappiamo, grazie finalmente a un minimo di trasparenza, quali canoni pagavano coloro che per anni sono stati titolari di un privilegio prima ancora che di un diritto. Manca, invece, la trasparenza sui rapporti tra Comune e Marinedi, la Capo d’Anzio dice una cosa e il sindaco vorrebbe farne un’altra. Anche qui, da mesi ripeto che Luciano Bruschini quale rappresentante del 61% pubblico e per una minima parte di ciascun cittadino, deve spiegare, ma questa è storia diversa.

Se  gli ormeggiatori avranno ragione anche oltre questa fase cautelare se ne dovrà prendere atto, le sentenze si rispettano. Sarà felice qualche consigliere comunale di maggioranza che ha sostenuto Bruschini e questo progetto, ovviamente, ma ora è paladino di chi si oppone a che la concessione diventi operativa. Perché Anzio è questa, gli interessi particolari vengono prima di quelli della collettività. Oggi ne abbiamo la conferma. E’ stato così quando doveva fare il porto “Marine investimenti”, all’inizio degli anni ’90, e poi quando si trovavano gli ostacoli di ogni genere per questo progetti, quando tutti lo volevamo e la stragrande maggioranza diceva – a ragione, evidentemente – che “tanto non si farà mai“.

Per questo il giorno nel quale noi faremo ricorso, come cittadini danneggiati da questa storia, non verrà. Teniamoci il porto così com’è, mandiamo all’aria la Capo d’Anzio, avevamo già dimenticato il doppio bacino, ora lasciamo che tutto marcisca. Quando i libri della società saranno in Tribunale ci riempiremo la bocca del fallimento di questa idea e avremo ancora l’imboccatura insabbiata e le tavole di legno, le norme igienico sanitarie e di sicurezza violate e tanti privilegi per pochi. Allora, magari arriverà un Marconi o chi per lui a rilevare tutto e davvero ci sarà il temuto “Marina” con accesso vietato. Dopotutto è quello che ci meritiamo.