Richiedenti asilo: bis, poca trasparenza e parabola di una città

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L’ormai certo arrivo dei richiedenti asilo all’hotel Succi ci dice che la trasparenza non è di questa Italia. Altro che il sito di Anzio… Dispiace, ma non avere ancora oggi sul sito della Prefettura il decreto di aggiudicazione attraverso il quale far capire quale procedura è stata seguita e come si è arrivati a individuare la struttura anziate – insieme alle altre – non è bello. C’è l’annuncio del decreto ma di questo non c’è traccia, si rimanda a “bandi e gare” dove si trova, invece, l’avviso a manifestare interesse.

L’arrivo bis – dopo quello di via dell’Armellino – pone anche altre questioni. Anzitutto gli ultimi con i quali dobbiamo prendercela sono i richiedenti asilo. Hanno la sola “colpa” di fuggire da atrocità e di essere stati depredati dei loro averi per affrontare un viaggio che sono riusciti – per fortuna – a portare a termine. Prima di pensare a quello che possono rappresentare, è noto che in questa città ci sono ben altri insediamenti che sembrano a dir poco “tollerati“. E’ dell’insieme delle presenze, a cominciare da quelle irregolari, che occorre preoccuparsi e non di questi poveri disgraziati o di quelli di via dell’Armellino. Se la città non ce la fa più – come si sostiene da più parti – è perché sono stati chiusi gli occhi prima.

Poi va detto che Umberto Succi – formalmente estraneo alla struttura alberghiera ma di fatto ancora gestore – ha fatto il suo lavoro. L’hotel non andava più, l’ha ammesso lui stesso, e questa è un’occasione per avere liquidità. Fermiamoci qui. Perché interviene un altro aspetto, quello di Succi amministratore pubblico. Prima di chiedere le dimissioni è il caso di chiedergli conto in Consiglio comunale di ciò che ha affermato.

Dice, lui che è stato assessore al turismo, che la maggior parte delle strutture sono fuori norma. Viene da chiedersi cosa abbia fatto quando dirigeva l’assessorato… E viene da ripensare all’ordinanza – della quale parla egli stesso riferendosi agli altri hotel, bel biglietto da visita per la città –   di fatto mai ottemperata. Sarebbe stato lo stesso con un cittadino non consigliere? E’ vero che nella parte a mare c’è un’ordinanza che risale addirittura al 2000 e non ha avuto seguito?

Per l’hotel c’era una segnalazione della Asl di dicembre 2013 “sparita” dal Comune, poi l’inevitabile chiusura mentre c’era già un tentativo di trasformare l’albergo in una residenza per anziani, quindi una parte operativa (a mare) e l’altra quasi. Il tutto mentre nessuno in Comune si preoccupava di verificare.  Sembra che ciò alla Prefettura non interessi, ma sul bando è scritto che le strutture devono essere “in possesso di certificazione urbanistica e sanitaria, munita di destinazione urbanistica compatibile con il servizio in oggetto (…) che rispetta la normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica (…)“.  Ci sono questi requisiti? E ci sono in via dell’Armellino? Si deroga in casi del genere come sentiamo affermare da più parti? E il sindaco ha  nulla da dire? E l’assessore Cafà che andava a farsi rassicurare sul mancato invio di altri migranti? A meno che quanti si preoccupavano dell’esposizione mediatica della stessa Cafà e scrivevano comunicati duri nei suoi confronti  non stessero già “lavorando” per la soluzione Succi. Sulla vicenda del quale – sempre per l’ordinanza – di recente la Finanza ha chiesto ulteriori atti al Comune e c’è stato uno “scambio” tutt’altro che cordiale tra uffici…

Avremo il cosiddetto “hub“, quindi, e non potremo farci nulla. Avremo i richiedenti asilo in una struttura sul mare, nel pieno della stagione balneare. Abbiamo il dovere di accoglierli, non c’è dubbio, ma il fatto che arrivino proprio lì, nell’hotel che rappresentava un vanto dell’offerta alberghiera, nel luogo dove abbiamo ognuno festeggiato qualche evento, dice dove siamo arrivati. La parabola di una città che tutto ha voluto essere, meno che turistica.

Succi, i “giornaletti”, le “belle penne”. L’allergia che ci piace

Umberto Succi

Umberto Succi

Il consigliere comunale Umberto Succi dimentica di essere stato eletto in un’amministrazione 3.0 e sembra vivere fuori dal tempo quando si stupisce degli scambi e delle prese di posizione degli esponenti della politica anziate che ormai arrivano in tempo reale sui siti di informazione e sui social network.

Intervenendo al consiglio comunale di martedì non ha perso occasione – come tanti suoi colleghi hanno fatto in passato – di dire la sua sui “giornaletti” e ha sottolineato come ci sono “tante belle penne“. Mai troppi, caro consigliere, i “giornaletti” e chiunque voglia raccontare questo territorio. Ma Succi oltre a dimenticare il 3.0 deve non sapere come la pensa Luciano Bruschini, il sindaco della sua maggioranza, che fece al Granchio nel 2010 il miglior complimento possibile nel corso della festa per i 18 anni della testata: “Siete stati l’unica opposizione“, mentre l’altro giorno in Consiglio ha ricordato che esiste la libertà di pensiero per la quale lui è pronto a battersi sempre. Poi Bruschini i giornali dice di non leggerli, si arrabbia quando lo fa, ma non li disprezza. Non li chiama “giornaletti” né ironizza sulle “belle penne“. Perché ci sono, caro Succi, consiglieretti, assessoretti e se vuole continuiamo….

I giornalisti, ricordava Joseph Pulitzer – non l’ultimo arrivato – sono gli unici a non avere un committente diverso dal pubblico. E’ per questo che raccontano se un albergo viene chiuso con un’ordinanza che non viene eseguita. Dicono ai cittadini che alcuni consiglieri comunali tengono in “ostaggio” la maggioranza e l’intera assemblea civica aspettando in via Ambrosini senza avvicinarsi troppo a Villa Sarsina e poi riunendosi con il sindaco che altrimenti sarebbe andato a casa. Scrivono di concessioni revocate, ricorsi al Tar, possibili incompatibilità, fatture che dovrebbero arrivare in giunta e vengono bloccate in extremis. Anche qui, possiamo continuare…

Finché i giornalisti  faranno questo raccontando la verità sostanziale dei fatti, rispettando anche continenza e pertinenza, il consigliere Succi e tutti quelli che disprezzano il lavoro che facciamo – più o meno bene – su questo territorio, possono stare tranquilli. Anzi, non saremo mai abbastanza a raccontare. Se poi cresce l’allergia nei nostri confronti, tanto meglio, ci piace. Perché essere “bravi” non è copiare e incollare, non è schierarsi per poter lavorare, ma approfondire, tirar fuori le carte, esporsi. E’ fare il proprio mestiere con onestà intellettuale. Ce ne fossero tanti altri, allora, di “giornaletti” e belle penne, di gente che non è considerata “brava” perché non allineata. Starebbero peggio i politici, molto meglio i cittadini.

Francescana, finalmente si prende coscienza. Ma quante responsabilità…

francescana

Fa piacere che finalmente ci si renda conto della Francescana. E’ servito arrivare a un’ordinanza di chiusura per svegliare più di qualche coscienza. Quella degli uffici comunali, anzitutto, che si sono accorti – dopo molte lettere alla Asl nelle quali si affermava che “nulla osta” allo svolgimento delle attività – che era necessario chiudere. La stessa dirigente che quando era assessore Italo Colarieti sollecitava la Asl dicendo che si poteva andare avanti, ha poi ordinato la chiusura della struttura. Ma non è questo il punto.

I problemi sorgono prima. Quando nessuno si è preoccupato – era sindaco Candido De Angelis – di difendersi dall’usucapione avviato dalla Provincia romana dei frati minori conventuali nei confronti del Comune. Andava detto che l’opera assolutamente lungimirante di padre Vincenzo Vendetti era stata realizzata su terreni gravati da uso civico e anche grazie al contributo delle casse comunali (30 milioni di lire l’anno dal ’69 al ’74) oltre che dei cittadini che nelle buste fatte circolare in parrocchia e casa per casa mettevano ciò che potevano.

I problemi sorgono quando nessuno è intervenuto di fronte al “passaggio” dalla gestione delle suore a quella imprenditoriale – era sindaco Luciano Bruschini, suo fratello era il gestore in pectore ma poi intervenne la Fondazione Omnia prima della Upf medical center – e le dipendenti venivano messe alla porta.

Non ricordiamo commissioni o richieste di chiarimento sul ruolo che lì dentro ha svolto fino alla vigilia dell’arresto l’ex assessore Colarieti. La legge regionale 41 esisteva già e se l’incompatibilità formalmente non era contestabile – ed è da dimostrare – c’era l’opportunità politica di non essere controllore e controllato. Com’è avvenuto, nel silenzio della città e dei suoi esponenti politici. Con il sindaco che faceva spallucce e l’opposizione che stava a guardare. Quante responsabilità su questa vicenda…

Non è un caso se la vicenda Francescana rientra negli atti del processo a Colarieti, condannato in primo grado con la dirigente Angela Santaniello e il presidente della cooperativa Raimbow che otteneva le proroghe in Comune ma poi con lo stesso personale – ma sotto forma di Onlus – lavorava nella casa di riposo.

Tutto scritto a più riprese sul Granchio e qui, documentato. Così come a più riprese ha scritto Controcorrentenotizie rispetto a documenti sui quali gli investigatori avrebbero sorvolato e a rapporti diciamo commerciali da chiarire.

Ma ora che c’è l’ordinanza  si corre. Giusto, ci sono gli anziani da salvaguardare e c’è una struttura che è un pezzo di storia della città. Lo era anche prima, però, peccato che in molti l’abbiano dimenticato. Persino chi ha firmato l’ordinanza senza notificarla al sindaco.

Adesso l’occasione, forse, è un’altra: parlare di Francescana ma riflettere su quanti sono gli anziani “fragili” nelle case di riposo di Anzio, in che condizioni sono le strutture, cosa fa il Comune, se dovremo assistere ad altri tentativi maldestri tipo la “trasformazione” dell’hotel Succi, quale politica attiva intende portare avanti l’assessore Cafà. Prima della prossima emergenza, per favore.

Ex assessore e dirigente condannati, tre aspetti per una riflessione

tribunalevelletri

La condanna dell’ex assessore Italo Colarieti, della dirigente Angela Santaniello e del presidente della cooperativa Raimbow Augusto De Berardinis è un altro evento mai accaduto prima in questa città. Non è una sentenza definitiva, ma dobbiamo prenderne atto. Per fare un ragionamento che ha tre aspetti da valutare: quello umano, quello giudiziario e quello politico.

Dal punto di vista umano nessuno può comprendere quanto chi scrive cosa si provi per una condanna. Soprattutto quando la si ritiene ingiusta, come immagino la avvertano le persone destinatarie della sentenza di ieri.

L’aspetto giudiziario. Le prove, è noto, si formano nel processo. Ritenevo dalle ordinanze di custodia e dal dibattimento – e confermo adesso – che ce ne fossero poche, ma il Tribunale l’ha pensata diversamente. Del resto io faccio un altro lavoro. Le sentenze si rispettano, ci mancherebbe altro, e qui va detto che l’impianto accusatorio del pubblico ministero Giuseppe Travaglini ha retto. Ne dobbiamo dedurre che realmente gli uffici “piegavano” la loro attività alle volontà dell’assessore, il quale – di fatto – attraverso le proroghe si garantiva non solo un ritorno nell’uso dell’auto della Raimbow, ma anche un supporto dai soci della stessa Raimbow alla Francescana dov’era – sia pure formalmente compatibile – controllore e controllato. Si deve aggiungere, inoltre, che parliamo di un piccolo appalto e di ben poca utilità per l’assessore, mentre sfuggiva e sfugge l’utilità avuta dalla dirigente. Al punto che la Cassazione, annullando l’ordinanza di custodia, aveva escluso proprio la corruzione. Ma tant’è.

Quello che resta incomprensibile, a fronte della condanna, sono i 7 mesi di arresti domiciliari. Di fatto una pena comminata ieri e sospesa, ma scontata preventivamente. Comprensibile ogni esigenza cautelare, ma come allora si ripete: era necessario? Non c’erano provvedimenti alternativi per evitare il pericolo di reiterazione del reato?

Altra cosa che va sottolineata, diretta ai tanti giuristi da bar, è che non si può dire che andassero “salvati” dal Tribunale – che è terzo, ne resto convinto – il pubblico ministero e il giudice delle indagini preliminari che avevano adottato i precedenti provvedimenti. L’assoluzione non sarebbe stata la prima né l’ultima nei confronti di chi era stato arrestato e sottoposto a misure cautelari. Oggi saremmo qui a gridare di malagiustizia e a chiedere conto al pubblico ministero. Non credo, quindi, ad alcun “salvataggio” e a maggior ragione è necessario attendere le motivazioni della sentenza.

L’aspetto politico, allora, la responsabilità del sindaco di aver chiuso gli occhi di fronte all’attività “parallela” che Italo Colarieti svolgeva da assessore ai servizi sociali. Al solito Bruschini “non sa”, ma era evidente che intorno alla Francescana – non a caso oggi ancora agli onori della cronaca – ruotasse altro. E’ anche nelle carte del processo concluso ieri e, temo, quella è solo la punta dell’iceberg. Poteva dare a Colarieti un’altra delega, invece ha avallato – girandosi dall’altra parte – tutto ciò che accadeva.

Poi c’è la responsabilità di aver nuovamente dato alla Santaniello, al rientro dai domiciliari, il ruolo che aveva. Chi scrive è garantista assoluto, ma ragioni di opportunità avrebbero suggerito di dar corso a un’alternanza. A tutela della dirigente, non a caso di nuovo nel fuoco di fila delle polemiche e per la Francescana e per le mense e per la vicenda dell’hotel Succi dove, neanche a dirlo, ritroviamo Colarieti. Non era il caso, ma il sindaco ha scelto di andare avanti in quel senso.

Responsabilità che parte da prima: portando ad Anzio senza concorso la Santaniello e il dirigente della polizia locale Bartolomeo Schioppa, li ha fatti “transitare” nei ruoli. Sono dipendenti del Comune per sempre, salvo trovino altro impiego. Logica avrebbe voluto che fossero legati al suo mandato. Perché trattandosi di scelte imposte dalla politica, è più corretto che ci si assuma la responsabilità solo per il periodo della propria gestione. Invece chiunque arriverà dopo Bruschini, si troverà due casi probabilmente ancora aperti. La Santaniello per questa vicenda, Schioppa che è dirigente ma non lo fa per la condanna a Ravenna e nel frattempo si è rivolto al giudice del lavoro.

Ultima considerazione: per la prima volta ad Anzio vengono condannati un ex amministratore e “la migliore dirigente che ho” – parole del sindaco nell’aula del Tribunale di Velletri. Ripeto: la condanna è di primo grado, la sentenza non è definitiva, ma il sindaco, la maggioranza, la classe politica che ha portato a questo (nel sostanziale silenzio dell’opposizione) una riflessione vuole farla o no?

L’ordinanza che non c’è, quelle da eseguire

ordinanzabianca Aggiornamento del 31 ottobre: quello che leggete sotto era vero fino a ieri, l’ordinanza 91 è stata pubblicata e riguarda la raccolta e smaltimento dei rifiuti.

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La trasparenza, è noto, al Comune di Anzio è un optional. Come il rispetto delle ordinanze. Quella dell’hotel Succi, per esempio, è rimasta lettera morta e del resto non aveva nemmeno termini perentori. Della serie che era necessario provvedere e che se questo non fosse avvenuto il Comune avrebbe provveduto “in danno”. Figuriamoci… Il Comune che interviene in una struttura che di fatto è di un suo consigliere di maggioranza. Fra l’altro di una lista, l’Enea di Patrizio Placidi, particolarmente “battagliera” e destinata a mantenere gli equilibri della maggioranza stessa.

Diverso il discorso per la Francescana (che si chiude oggi, ma dal 2012 era in queste condizioni con la dirigente che non interveniva e anzi diceva che “nulla osta”) dove il mese di tempo si appresta a scadere. Allora c’era l’assessore ai servizi sociali Italo Colarieti a dirigere la struttura, figuriamoci se si poteva chiudere. Adesso vedremo. Così come verificheremo se l’opposizione si pone almeno un problema di coscienza e prova a farsi spiegare cosa è successo, in entrambi i casi. A porre la questione al Pd affinché il direttivo prenda una posizione è il gruppo Adesso per Anzio. Meglio tardi che mai

Intanto, a proposito di trasparenza, non sappiamo qual è il contenuto dell’ordinanza 91. Sull’albo pretorio on line è comparsa oggi, ma dell’allegato non c’è traccia. Non ne conosciamo, quindi, il contenuto. Alla faccia dell’accessibilità totale…

Francescana, notizie, trasparenza e l’hotel rimasto aperto….

francescana

La sinfonia è sempre la stessa: “Chi ve l’ha detto?” o “Come fate a scrivere che...”. Chiunque, sorpreso dalle notizie che lo riguardano, crede a chissà quale disegno ci sia dietro. E non si chiede mai se quanto riportato dalla stampa sia vero o meno.

L’ultimo caso è quello della Francescana e ripropone più che il problema della pubblicazione delle notizie, quello della trasparenza al Comune di Anzio. L’ordinanza è stata inviata a più organismi e i giornalisti possono averlo saputo in mille modi, è noto che le fonti sono riservate, mentre sul sito ufficiale del Comune ancora non compare.

I cittadini, quindi, non possono ancora sapere direttamente perché si è proceduto, oggi, con la chiusura, quando fino a qualche tempo fa si diceva “nulla osta”, prima che l’atteggiamento cambiasse.

Poi ci si può anche dilettare per comprendere se il problema è chi scrive e cosa o quello che succede realmente, ma è esercizio per dietrologi di professione.

Qui il problema è diverso e riguarda – ancora una volta – la trasparenza. Si apprende dal servizio pubblicato sul Messaggero, inoltre, che il Comune ovvero la dirigente dell’area che si occupa di questa materia ha chiesto… al Comune se è stata ottemperata o meno l’ordinanza relativa all’hotel Succi, dove pure c’erano degli anziani. I quali lì sono rimasti, perché sempre al Comune hanno finto di non sapere che l’albergo continuava a funzionare. Bastava passare lì di fronte.

E pensare che al sindaco era “sfuggita” la richiesta della Asl di chiudere la struttura a dicembre 2013, aveva provveduto solo sei mesi dopo e a seguito di un altro sopralluogo dell’azienda sanitaria. Ha firmato l’ordinanza e poi è rimasta disattesa. Una omissione palese: fatta da chi? E perché? Giova ricordare che l’hotel è di un consigliere comunale e l’attività con gli anziani la svolge l’ex assessore ai servizi sociali, in precedenza direttore generale alla stessa Francescana mentre aveva l’incarico in giunta. Tra i due esponenti politici, per la verità, sembra che di recente non corra buon sangue.

Dallo stesso servizio apprendiamo dei problemi anche a Villa delle Camelie, a conferma del fatto che intorno agli anziani si continuano a fare affari in strutture che proprio a norma non sono

Ordinanza alla Francescana, che tristezza ma quante stranezze

francescana

Un dispiacere enorme e il pensiero che corre a padre Vincenzo Vendetti, il parroco di Anzio che intuì la necessità di una casa di riposo e che adesso si starà rivoltando nella tomba. L’ordinanza di chiusura della Francescana è l’epilogo di una vicenda gestita male dal Comune e sulla quale si sono susseguite mire affaristiche e di potere. Senza contare la copiosa corrispondenza nella quale – siamo al 2012 – la Asl chiedeva lumi e chi oggi chiude la struttura diceva che “nulla osta” a che si andasse avanti.

Proviamo a ricapitolare, a capire perché dietro quella che un tempo era l’avveniristica casa di riposo siamo arrivati fino a oggi. Quando la Provincia dei frati minori conventuali ha deciso di cedere dal Comune hanno taciuto. Dimenticando che se quella struttura è stata realizzate è anche grazie a finanziamenti del Comune stesso, alla fine degli anni ’60, oltre che al superamento di un vincolo di uso civico che gravava sull’area. Di più, quando i frati hanno deciso di proporre usucapione il Comune ha scelto di non difendersi, arrivando a stupire persino il giudice che scrive la sentenza.

Poi i sacerdoti hanno deciso di lasciare e la struttura era prossima ad assere acquisita dalla famiglia Bruschini che gestisce già la “Teresiana”. Un passaggio che gli stessi frati, nel corso del loro “capitolo”, giudicano positivo in quanto la continuità è garantita con un’azienda di Anzio. Qualcosa succede e dalla “Teresiana” si passa alla fondazione “Omnia”, qualcosa a che fare con la Romania, sede nel viterbese. Fondazione che come primo atto licenzia le dipendenti, la scusa sono corsi “oss” sui quali si fa a scaricabarile, anche qui nel silenzio del Comune.

Il “regista” dell’operazione, del resto, è l’allora assessore ai servizi sociali Italo Colarieti che ha lasciato la clinica   Villa dei Pini e punta a realizzare nella vicina casa di riposo una moderna struttura socio-sanitaria specializzata negli anziani. Omnia lascia dopo un anno e arriva l’Upf medical center, Colarieti è direttore generale e formalmente compatibile ma di fatto in evidente conflitto di interesse. E’ lui, per esempio, a firmare un verbale di contestazione dei vigili urbani…

Nei “passaggi” di gestione andrebbe rifatta l’autorizzazione sanitaria ma in Comune preferiscono soprassedere, né si preoccupano dell’incompatibilità – sia pure di semplice opportunità – almeno fino a quando l’assessore finisce agli arresti. La Francescana c’entra perché secondo l’accusa la stessa cooperativa che lavora sui pulmini del Comune con proroghe su proroghe svolge, gratis, lavori nella casa di riposo. Cambia solo il nome della coop, i soggetti sono sempre gli stessi. La Procura si ferma lì, ma stando a quanto a più riprese scrive Controcorrente volendo c’era qualcosa da approfondire. Prima degli arresti, comunque,  la Asl scrive a più riprese sulla situazione della struttura, ma dal Comune ribadiscono che “nulla osta”.

La gestione della Francescana passa alla moglie di Colarieti, il quale anche per vicende personali, non vi metterà più piede.  I controlli continuano e si arriva all’ordinanza odierna. E la storia ci porta poco lontano, a un’ordinanza che risulta ancora non eseguita. Quella nei confronti dell’hotel Succi – che tristezza, anche lì, uno dei migliori alberghi del litorale fino a qualche anno fa – dove in una parte destinata ad albergo per anziani ci sono degli ospiti di un’azienda messa in piedi, ancora una volta, da Colarieti. In questo caso in una struttura di fatto del consigliere comunale Umberto Succi.

Possibile che dove ci sono interessi dei politici di mezzo, assolutamente legittimi, debba finire così? Sembra proprio di sì, anche se ancora su Controcorrente, quello di oggi, scopriamo che Colarieti ha addirittura denunciato Succi.

In queste storie di carte bollate e anziani, strutture che dovrebbero chiudere e restano aperte – come nel caso di Succi – case di riposo delle quali si ordina la chiusura (qui sarà eseguita?),  c’è un comune denominatore: la politica che cerca di sfruttare il potere per un business tanto lecito, se fatto nel rispetto delle regole, quanto redditizio come quello degli anziani.

Nel caso di padre Vincenzo per la Francescana doveva essere l’esatto contrario, ma sono passati decenni, è cambiato il mondo, e soprattutto prima De Angelis non s’è opposto all’usucapione e poi Bruschini non ha avuto nulla da dire sui vari “passaggi”. Le conseguenze le vediamo.

Le notizie, l’hotel e il consigliere “border line”

C’è una grande differenza tra ciò che “è” notizia e ciò che “fa” notizia. Nonostante uno provi a spiegarla in tutti i modi, chi vive negli ambienti politici di Anzio e spesso “di” politica, fatica a comprenderla. E parte con le sue congetture, dimenticando i fatti e fantasticando su altro, altrimenti mettendo le mani avanti e illustrando la sua verità. Premessa doverosa per provare a rispiegare, dopo aver letto le dichiarazioni del consigliere comunale Umberto Succi rilasciate al “Granchio”, la vicenda dell’hotel chiuso dal sindaco con un’ordinanza.

Ebbene “è” certamente una notizia che chiuda un hotel, “fa” notizia perché si tratta di quella che è stata una delle strutture più importanti e prestigiose del territorio. Immaginiamo il sindaco di Rimini che chiude l’Excelsior, per fare un paragone, passato nel frattempo dai fasti all’ordinarietà.

L’ordinanza del sindaco afferma che la situazione dei locali comporta “un serio pericolo per la salute e l’igiene pubblica”. La notizia esce, siamo ai tempi di internet e i candidati  in corsa un anno fa con Bruschini 3.0 dovrebbero saperlo, viene condivisa sui social network e ci sono normali, normalissimi cittadini che segnalano la presenza in quella struttura di anziani. Bastano poche verifiche e si apprende che in un’ala dell’hotel del quale il sindaco ha ordinato la chiusura dopo un sopralluogo di Asl e Carabinieri si ospitano anziani in un albergo dedicato a loro: Villa Aurora. Il direttore generale di questa struttura nella struttura è l’ex assessore Italo Colarieti. E’ e fa notizia, o no? E cosa deve esserci dietro se non un fatto di pubblico interesse? La società precisa e non possiamo far altro che prenderne atto (http://www.inliberuscita.it/primapagina/34623/hotel-chiuso-le-precisazioni-di-braco-srl/), spiega che lì si potranno ospitare “anche anziani”. Ma sentito dal Granchio Umberto Succi, il quale formalmente non c’entra con la società che gestisce l’hotel da chiudere, spiega che una parte resterà tale e un’altra sarà destinata a struttura per anziani. Mettersi d’accordo no? Dice, poi,  che ci sono lavori in corso, che è tutto a posto e che è stata presentata una domanda al Comune per fare questa “operazione” di sdoppiamento, chiamiamolo così, dell’albergo. Dobbiamo comunque credere anche a lui.

Succi, guarda caso, è pure consigliere comunale e interviene su un’ordinanza del sindaco. Atto nel quale, fra l’altro, si scopre che c’è una nota del 24 dicembre 2013 spedita dalla Asl al Comune ma che non ha avuto conseguenze rispetto alle “modalità di approvvigionamento idrico”.

Formalmente, ripetiamo, il consigliere eletto nella lista Enea dopo che Patrizio Placidi è tornato assessore, non c’entra con l’hotel ma ha di fatto un interesse diretto. Di parlare di compatibilità siamo un po’ stanchi, diciamo che opportunità vorrebbe che  fossero altri a precisare quello che è accaduto. Altrimenti il consigliere si pone in una posizione “border line”. E’ e fa notizia, o no? E trattandosi di personaggio pubblico, che si coinvolge da solo in una notizia di interesse pubblico parlando con un settimanale locale a difesa della struttura da chiudere, va sottolineato o no il suo ruolo al limite della compatibilità?

A parere di chi scrive assolutamente sì, altri troveranno chissà quale motivazione per spiegare che tutto sommato, visto che siamo ad Anzio, va bene così…

Peccato che Succi non sia nuovo a vicende del genere e dispiace dover ricordare la vicenda della concessione balneare revocata dal Comune mentre lui era assessore al turismo o quella, più recente (ma non era ancora rientrato in consiglio) della famiglia ospitata a chissà quale titolo e autorizzata da chi,  per la quale lo stesso Comune oggi dovrebbe pagare.  Ecco, c’è una grande differenza tra ciò che “è” notizia e ciò che “fa” notizia. E’ ora che qualcuno cominci a rendersene conto.

L’hotel chiuso, il dispiacere e i percorsi tortuosi in Comune

E’ una brutta notizia quella della chiusura dell’hotel Succi (http://www.inliberuscita.it/cronoca/34473/mancano-le-condizioni-igieniche-chiuso-lhotel-succi/). Brutta perché riguarda un’attività storica del territorio, finita purtroppo nel modo peggiore. Dispiace perché – negli anni – è stato un fiore all’occhiello dell’accoglienza alberghiera e della ristorazione. Poi problemi di diversa natura hanno portato a una mesta fine.

La vicenda del passaggio di azienda che ha “trasformato” l’hotel Succi in una struttura alberghiera “anche per anziani” – come si legge sul sito di Villa Aurora – apre un capitolo diverso. Il Comune ha chiuso l’hotel Succi, il sindaco ha firmato un’ordinanza nei confronti della Fe.Fra. società proprietaria della struttura, senza fare cenno al resto.

Nessun dubbio sulla regolarità del passaggio del ramo di azienda, ci mancherebbe, né si può chiedere all’ex assessore Italo Colarieti di smettere di lavorare dopo le sue vicissitudini e dopo essere stato, alla “Francescana”, al limite della compatibilità.

Quello che colpisce è come in questo Comune tutto abbia risvolti singolari quando ci sono vicende che riguardano la politica.

L’hotel Succi – per esempio – ha rischiato di creare una crisi politica per una fattura che andava liquidata, è arrivata fino in giunta perché nessuno si sentiva di pagarla ed è stata rispedita al mittente. Motivo? Mancava un atto che autorizzasse la famiglia ospitata nell’albergo a stare lì. Ma prima ancora c’era stata una vicenda legata alla concessione della spiaggia, revocata ma rimasta aperta nelle more di un ricorso.

Il sindaco ha firmato l’ordinanza di chiusura dell’albergo il 9 giugno sulla base di una relazione arrivata il 4 dalla Asl, ma nell’ordinanza stessa si fa riferimento anche a una nota del 24 dicembre rispetto a “un sopralluogo effettuato finalizzato al reperimento della documentazione attestante le modalità di approvvigionamento idrico”. Cosa diceva e non si poteva/doveva intervenire allora?

A febbraio il passaggio dalla Fe.Fra. Alla Bra.Co. E l’avvio di un’attività alberghiera diversa e con il chiaro intento di fornire servizi agli anziani. Ora l’ordinanza di chiusura all’hotel.

Ma possibile che ogni iniziativa che riguardi personaggi della politica locale debba avere percorsi tortuosi?

Da ricordare, fra le altre, le vicende del supermercato Tuodì aperto a tempo di record e dopo aver “riscoperto” un condono edilizio. Ma anche la misteriosa scomparsa del parere del Ministero dell’Interno secondo il quale l’allora vice sindaco Placidi era incompatibile. Senza contare la vicenda della Capo d’Anzio sulla quale il sindaco, in rappresentanza del Comune che è socio di maggioranza, non informa i cittadini di numerose novità, dal bilancio in rosso ai possibili lavori. E non dimentichiamo che la delibera della sagra del peperoncino – è solo un esempio – si approva in tempo di record, mentre tante richieste regolarmente protocollate addirittura “spariscono” .