Richiedenti asilo: bis, poca trasparenza e parabola di una città

prefettosindaco

L’ormai certo arrivo dei richiedenti asilo all’hotel Succi ci dice che la trasparenza non è di questa Italia. Altro che il sito di Anzio… Dispiace, ma non avere ancora oggi sul sito della Prefettura il decreto di aggiudicazione attraverso il quale far capire quale procedura è stata seguita e come si è arrivati a individuare la struttura anziate – insieme alle altre – non è bello. C’è l’annuncio del decreto ma di questo non c’è traccia, si rimanda a “bandi e gare” dove si trova, invece, l’avviso a manifestare interesse.

L’arrivo bis – dopo quello di via dell’Armellino – pone anche altre questioni. Anzitutto gli ultimi con i quali dobbiamo prendercela sono i richiedenti asilo. Hanno la sola “colpa” di fuggire da atrocità e di essere stati depredati dei loro averi per affrontare un viaggio che sono riusciti – per fortuna – a portare a termine. Prima di pensare a quello che possono rappresentare, è noto che in questa città ci sono ben altri insediamenti che sembrano a dir poco “tollerati“. E’ dell’insieme delle presenze, a cominciare da quelle irregolari, che occorre preoccuparsi e non di questi poveri disgraziati o di quelli di via dell’Armellino. Se la città non ce la fa più – come si sostiene da più parti – è perché sono stati chiusi gli occhi prima.

Poi va detto che Umberto Succi – formalmente estraneo alla struttura alberghiera ma di fatto ancora gestore – ha fatto il suo lavoro. L’hotel non andava più, l’ha ammesso lui stesso, e questa è un’occasione per avere liquidità. Fermiamoci qui. Perché interviene un altro aspetto, quello di Succi amministratore pubblico. Prima di chiedere le dimissioni è il caso di chiedergli conto in Consiglio comunale di ciò che ha affermato.

Dice, lui che è stato assessore al turismo, che la maggior parte delle strutture sono fuori norma. Viene da chiedersi cosa abbia fatto quando dirigeva l’assessorato… E viene da ripensare all’ordinanza – della quale parla egli stesso riferendosi agli altri hotel, bel biglietto da visita per la città –   di fatto mai ottemperata. Sarebbe stato lo stesso con un cittadino non consigliere? E’ vero che nella parte a mare c’è un’ordinanza che risale addirittura al 2000 e non ha avuto seguito?

Per l’hotel c’era una segnalazione della Asl di dicembre 2013 “sparita” dal Comune, poi l’inevitabile chiusura mentre c’era già un tentativo di trasformare l’albergo in una residenza per anziani, quindi una parte operativa (a mare) e l’altra quasi. Il tutto mentre nessuno in Comune si preoccupava di verificare.  Sembra che ciò alla Prefettura non interessi, ma sul bando è scritto che le strutture devono essere “in possesso di certificazione urbanistica e sanitaria, munita di destinazione urbanistica compatibile con il servizio in oggetto (…) che rispetta la normativa vigente in materia residenziale, sanitaria, di sicurezza antincendio e antinfortunistica (…)“.  Ci sono questi requisiti? E ci sono in via dell’Armellino? Si deroga in casi del genere come sentiamo affermare da più parti? E il sindaco ha  nulla da dire? E l’assessore Cafà che andava a farsi rassicurare sul mancato invio di altri migranti? A meno che quanti si preoccupavano dell’esposizione mediatica della stessa Cafà e scrivevano comunicati duri nei suoi confronti  non stessero già “lavorando” per la soluzione Succi. Sulla vicenda del quale – sempre per l’ordinanza – di recente la Finanza ha chiesto ulteriori atti al Comune e c’è stato uno “scambio” tutt’altro che cordiale tra uffici…

Avremo il cosiddetto “hub“, quindi, e non potremo farci nulla. Avremo i richiedenti asilo in una struttura sul mare, nel pieno della stagione balneare. Abbiamo il dovere di accoglierli, non c’è dubbio, ma il fatto che arrivino proprio lì, nell’hotel che rappresentava un vanto dell’offerta alberghiera, nel luogo dove abbiamo ognuno festeggiato qualche evento, dice dove siamo arrivati. La parabola di una città che tutto ha voluto essere, meno che turistica.

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