Porto, la nota dei “Grilli di Anzio”

Sul porto sono sempre stati molto attivi, gli va riconosciuto. Di seguito la nota inviata dal meetup “Grilli di Anzio” sull’incontro dei giorni scorsi a Latina. Una sola precisazione: chi scrive trova singolare che a concessione data ci sia ancora chi provi a mettere ostacoli, non avendo partecipato a iniziative pubbliche né ai processi decisionali – osservazioni per le conferenze dei servizi, per esempio – forse perché non interessati o semplicemente perché Grillo, allora, faceva il comico…

porto_anzio

Detto ciò, la nota centra il problema che oggi non è il progetto, ma una società a maggioranza pubblica intorno alla quale troppe cose non sono trasparenti. Eccola:

Il Meetup Grilli di Anzio e’ venuto a conoscenza solo il 25 agosto dell’intenzione, da parte di uno dei Meetup tina, di creare un coordinamento che ha come unico scopo quello di bloccare i lavori di ampliamento del porto di Anzio. Il nostro Mu ha partecipato solo per due ragioni: la prima, capire con documenti alla mano se è imputabile al porto di Anzio un aggravamento dell’erosione costiera che colpisce Latina, Sabaudia e Terracina; la seconda, sapere come mai non è stato coinvolto il nostro gruppo fin dal primo momento, visto che noi siamo gli unici sul territorio ad aver affrontato la questione “Capo d’Anzio” con documenti ufficiali e interrogazioni in regione. Nel corso della riunione non è stato fornito alcun documento scientifico o simulatore di correnti marine anzi, si è parlato di una serie di concause come l’abusivismo edilizio sulle dune mobili della costa, ma anche della presenza dei fiumi e della punta di torre Astura. Nel nostro intervento abbiamo potato una serie di informazioni concrete sullo stato dei lavori e dell’iter burocratico e finanziario della Capo d’Anzio,condivisi con la consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella. I Grilli di Anzio vedono la questione in altri termini, ossia controllo delle fasi, gestione pubblica intoccabile e trasparenza. Vogliamo uno sviluppo portuale sostenibile e pubblico. La riunione si è conclusa con la promessa di un nuovo incontro l’8 settembre quando porteremo a conoscenza dell’Assemblea la nostra decisione di non partecipare a raccolte firme ,petizioni o interrogazioni aventi come oggetto l’erosione

Annunci

Porto, fondo maltese e non solo. Fateci capire

capodanziouffici

Arrivano echi dalla riunione odierna tra sindaco, capigruppo di maggioranza e opposizione (ma con molti più partecipanti) e vertici della Marinedi, il socio privato della Capo d’Anzio che fa capo all’ingegnere Renato Marconi, presente al gran completo.

All’ordine del giorno la realizzazione della fase due del porto – così rinominata rispetto all’originario piano finanziario – ovvero la sistemazione del bacino interno. Una realizzazione che dovrebbe passare per un bando che tra quindici giorni – questo è stato annunciato mesi fa – dovremmo conoscere ma che difficilmente, dato l’esito di stasera, sapremo.

Proviamo a mettere insieme le informazioni trapelate, perché se aspettiamo che ci informi il nostro sindaco, il quale rappresenta il 61% del capitale che appartiene ai cittadini, ne sapremo ancora meno.

Il bando di 20-25 milioni di euro andrebbe “garantito” a chi decide di svolgere i lavori dalla disponibilità finanziaria a pagarli, lasciando poi la gestione alla Capo d’Anzio. Come? Una parte – circa 9 milioni – andrebbe in posti barca, altrettanta sarebbe pagata con le obbligazioni messe sul mercato da un fondo  costituito a Malta da Marinedi, nel quale però non c’è ancora un euro.  Il resto 3-4 milioni, dovrebbe essere una normale operazione bancaria con un finanziamento alla Capo d’Anzio.

Operazione più di ingegneria finanziaria che portuale, sulla quale è indispensabile proprio per questo la  comprensione assoluta finché un pezzetto di quel 61% sarà ancora di ciascun cittadino. Bene ha fatto Luciano Bruschini a coinvolgere i capigruppo e bene sarà andare in consiglio comunale, con massima trasparenza. Di perdite pubbliche e profitti privati, in Italia, ne abbiamo visti fin troppi.

Ma c’è un altro elemento che sarebbe emerso oggi. La causa che il Comune ha intentato a Marinedi – lasciandola poi dormiente – con il famoso incarico all’avvocato Cancrini del quale si è finora volutamente ignorato il parere e del quale aspettiamo ancora la relazione in consiglio comunale, crea problemi a Marconi e alla sua società. E’ un contenzioso, non piace alle banche. Allora ci sarebbe una proposta di “chiudere” o “sospendere” l’azione del Comune per far partire i lavori. Idea che – ma guarda… – troverebbe il sindaco favorevole.

Attenzione, perché incombe la cosiddetta legge Madia e il pericolo di dismissione delle quote pubbliche è dietro l’angolo. Diciamo pure che abbiamo fatto di tutto per dismetterle (tipo sbagliare il piano di razionalizzazione) ma visto che una causa è in piedi rinunciamo pure al contenzioso a una condizione chiara: facciamoci garantire – si trovasse il modo, vista la scissione di Italia Navigando tutto si può fare – che Anzio manterrà il controllo sul “suo” porto. Marconi si impegni  in tal senso, tanto le quote andrebbero a lui,  rispetti quello che dice e soprattutto dica sin da adesso che non presenterà conti salati – quando dovrà prendere quelle quote – come ha fatto per prendersi il pezzo di Italia Navigando che ce lo ha fatto ritrovare socio.

Sulla base di ciò che è emerso, questa è la situazione. Aspettiamo di avere qualche notizia in più, anche se conoscendo Bruschini difficilmente le avremo….

ps: ovviamente il fondo turco-napoletano e il bando totale erano e restano chiacchiere di questa maggioranza, mentre delle minacce sul caso parcheggi che vedrebbe coinvolti stessi soggetti di “Mala Suerte” e della trasparenza che sul sito del Comune è inesistente per ciò che riguarda la Capo d’Anzio, non s’è parlato….

Porto, il fondo maltese e le minacce sui parcheggi

marinacapodanziosito

Mercoledì il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, incontrerà i capigruppo insieme all’ingegnere Renato Marconi, rappresentante di Marinedi titolare del 39% delle azioni della “Capo d’Anzio“, per spiegare l’operazione che porterà al nuovo bando per la realizzazione del porto.

Aveva accennato qualcosa in consiglio comunale – dove la vicenda tornerà proprio per questa operazione – ora spiega insieme a Marconi l’idea del fondo maltese che dovrà mettere parte dei soldi come garanzia, perché altrimenti con i tempi che corrono nessuna impresa si imbarca in lavori per 20 milioni di euro e oltre. L’ingegnere lo aveva annunciato nell’intervista concessa a marzo a chi scrive, ora si entra finalmente nel vivo.

Potremo forse capire se agli annunci – ridotti nel periodo estivo – del presidente senza poteri (perché altrimenti incompatibile con la sua professione di avvocato come lo stesso sindaco ha spiegato rispondendo a un’interrogazione di Andrea Mingiacchi) seguiranno finalmente i fatti. E se il famigerato mezzo bando – riguardando solo il bacino interno – per il quale siamo arrivati all’ennesima scadenza indicata da Ciro Alessio Mauro, sarà pronto o meno.

Magari sindaco e rappresentante di quel 39% oltre a spiegare l’operazione finanziaria – che sembra sicuramente più solida di quella che un non meglio identificato gruppo “turco napoletano” era pronto a mettere in campo con 300 milioni di euro – parleranno anche delle sorti della “Capo d’Anzio” sulla base delle disposizioni del cosiddetto decreto Madia.

La partecipazione pubblica è in bilico, dal Comune non sembrano preoccuparsi più di tanto perché Bruschini vuole lasciare il suo incarico avendo almeno dato avvio al porto per il quale ricorda sempre di essersi battuto. Sembra avere dalla sua anche Candido De Angelis, “padre” di questa iniziativa, e sembra anteporre tutto ciò rispetto al mantenimento del controllo pubblico non del porto in sé ma di un pezzo di città.  Mentre Sel e altre forze di sinistra, insieme al Movimento 5 stelle, chiedono alla Regione di riprendersi la concessione, nessuno immagina una possibile via d’uscita con l’Autorità portuale che avrebbe anche i soldi per realizzare l’opera. Idea che forse andava seguita prima, quando c’erano le condizioni, quando Italia Navigando andava cacciata senza aspettare la scissione societaria e le quote andate a Marconi, quando qualcuno dagli uffici lo suggeriva inascoltato.

Mentre aspettiamo il vertice e la partecipazione al Consiglio annunciata dall’avvocato Antonio Bufalari, consigliere di amministrazione e braccio destro di Marconi, in una intervista al Granchio, apprendiamo di minacce delle quali la società sarebbe stata oggetto secondo quanto riportato nell’edizione cartacea di Controcorrente. Al centro della vicenda la gestione dei parcheggi, già all’attenzione della Procura per la questione “Malasuerte”. Sarà bene chiarire, anche perché i personaggi che compaiono in quell’inchiesta continuano a essere abituali frequentatori del Palazzo o contigui a esponenti della nostra classe politica e dirigente.

Infine ricordiamo che il sito Marinadicapodanzio.com  resta in costruzione, mentre su quello del Comune continuano a esserci informazioni datate e non in linea con la legge sulla trasparenza. Già che si trovano, i capigruppo, possono chiedere al sindaco e a Marconi “lumi” anche su questo?

 

Capo d’Anzio come il Falasche? Speriamo di no…

pmascavi

Va dato atto alla Capo d’Anzio di aver mostrato una grande efficienza nella vicenda dello Splash down. Se procederà allo stesso modo per il porto, possiamo dormire sonni tranquilli. Eppure qualcosa non torna ovvero non ci è chiaro.

La Capo d’Anzio è una società per azioni, agisce secondo codice civile, ma ha (ancora per poco, lo ripetiamo da tempo) il 61% di quote pubbliche. Rischiamo di sbagliare, ma se chiede preventivi – in passato è successo, quando il sito funzionava c’erano ancora le richieste on line – deve farlo pubblicamente. Non ce n’è traccia sul sito che adesso è in costruzione, non la troviamo su quello del Comune dove il cambio di segretario finora non è che abbia portato a grosse novità in tema di trasparenza. Ci capivamo poco prima, continuiamo a non comprendere adesso.

Ebbene il 22 giugno, con un annuncio che Candido De Angelis ha definito “da Istituto Luce” il presidente senza poteri fa sapere urbi et orbi che i lavori si faranno, il sindaco firma l’ordinanza il giorno dopo, ieri i lavori sono iniziati. Dice: ma non ti va bene nulla? Per carità, se l’efficienza è questa ben venga, ma esiste un precedente illustre che speriamo non sia stato seguito.

E’ quello del campo di Falasche, dove prima arrivarono i preventivi e poi la richiesta di lavori. Questa è una Spa, vero, ma finché ci sono quote pubbliche forse qualche regoletta va seguita. Diciamo che è opportuno, anche se formalmente dovesse andare tutto bene.

Intanto lo Splash viene demolito ma non sappiamo ufficialmente nulla del bilancio, dell’ultima assemblea dei soci, della prosecuzione del rapporto con le cooperative delle quali usiamo le attrezzature. Apprendiamo da un’intervista al Granchio che per il bando spenderemo 15.000 euro, a carico di chi si aggiudica la gara, quando un anno fa ci dicevano che il bando era pronto e gratis…. Qual è la verità? Ma davvero si pensa che i cittadini – ancora proprietari del 61% – abbiano l’anello al naso o i giornalisti siano solo quelli “copia e incolla” o “dichiara che scrivo“?

Ancora proprietari…. Che fine faremo con la legge Madia – ma prima ancora con i vari decreti Salva Italia & C. – è noto. Così come il timore è che Marinedi ovvero Renato Marconi presenterà un conto salato al Comune, come ha fatto con Italia Navigando. Ne uscirà un’altra operazione di ingegneria finanziaria, come quella dell’ultimo bilancio, con il rischio che a pagarne le conseguenze sia la città.

Speriamo che l’ingegnere non voglia mettere in conto anche la direzione lavori per l’abbattimento dello Splash down. Fatte le proporzioni debite è come se l’Avvocato Agnelli fosse andato in tribunale a patrocinare la causa di qualche controllata della Fiat. Non avrebbe preteso una lira, ne siamo certi, qui chissà….

***

Aggiornamento. Il consigliere comunale Marco Maranesi già ieri aveva protocollato una richiesta (maranesi_protocollocapodanzio ) tesa a conoscere le modalità di assegnazione dei lavori e a chiedere l’adeguamento del sito della Capo d’Anzio.

“La Capo d’Anzio resta pubblica”, lo speriamo ma…

maurobufalari1

Antonio Bufalari, a sinistra, e Ciro Alessio Mauro  (Foto Il Clandestino)

Non avevamo dubbi sul fatto che bastasse “partire“. Se la Capo d’Anzio lo avesse fatto prima, con un accordo che era possibile senza ricorsi, oggi non avrebbe i problemi che vanno dalla fidejussione al Life, né i debiti che ha accumulato. Tanto meno le perdite di bilancio che neanche l’ipotizzata operazione di ingegneria finanziaria – mettere tra gli attivi i soldi degli ormeggiatori che hanno gestito da luglio 2014 banchine concesse alla Capo d’Anzio – potranno salvare.

Con il senno di poi non si fa la storia, è certo, e l’accelerazione che arriva all’indomani dell’intesa con le cooperative è senza dubbio positiva. Da qui a dire che la società resta pubblica – come hanno fatto all’unisono il presidente Ciro Alessio Mauro e il consigliere di parte privata Antonio Bufalari al Clandestino – ce ne corre.

Sia chiaro, per la Capo d’Anzio pubblica chi scrive è schierato dall’inizio. Peccato che in Comune abbiano fatto di tutto per metterla in mano al socio privato Renato Marconi. Prima non richiedendo le quote a Italia Navigando, quando emerse che una parte era in mano allo stesso Renato Marconi e pertanto non era più pubblica, poi quando gli inviati del “Granchio” andavano a Genova e si sentivano dire “tanto Anzio non partirà mai“, quindi non contestando il mancato rispetto dei patti para sociali che prevedevano, a un anno dalla concessione, i finanziamenti o la restituzione delle quote. A settembre 2012 Italia Navigando ovvero Mare 2 spa che ne aveva preso il posto, doveva andarsene.

No,  ci siamo tenuti per tre anni il parere dell’avvocato Cancrini nei cassetti, poi è partita una causa dall’esito incerto (la singolare operazione di “scissione” che molti riscoprono oggi ha avuto il via libera oltre che da diversi governi, anche dalla magistratura in Sicilia, per la vicenda di Marina di Balestrate) aspettiamo ancora che il legale venga a relazionare in Consiglio comunale, così come aspettiamo ancora la “cacciata” per la quale il sindaco aveva dato la sua parola d’onore, salvo firmare qualche giorno dopo una “road map” con lo stesso Marconi. Abbiamo fatto un piano di razionalizzazione della società praticamente inutile e nemmeno veritiero, dopo aver fatto ritirare a Candido De Angelis – allora ancora “nemico” – un ordine del giorno a marzo 2015 che dettava le linee del piano stesso. Risultato? Il privato ha di fatto in mano la Capo d’Anzio. Dal punto di vista gestionale, per ora (e quando presenterà il conto, sarà salatissimo) presto da quello formale. Per i decreti che si sono susseguiti dal governo Monti in poi e per quello che dice, da ultimo, la Corte dei Conti.

La ricostruzione del Meetup “I grilli di Anzio” è condivisibile. La Corte dei conti intanto dice che sulla fidejussione la pratica è alla Procura regionale, ma di fatto che basterà restituire i fondi al Comune e la cosa è a posto – pertanto anche i consiglieri comunali corrono meno rischi – ma come e quando verranno restituiti se i bilanci sono ancora in perdita? Si incasserà finalmente dal 2016, vero, ma il punto è un altro: “Con riferimento all’attualizzazione della valutazione circa il persistere della compatibilità della partecipazione societaria con le finalità istituzionali dell’Ente e la compatibilità tra quanto disposto dalla legge 190 del 2014 e quanto dichiarato nel piano di razionalizzazione (…) il collegio valuta non idonee le argomentazioni (…) conseguentemente ritiene che l’Ente e il collegio dei revisori dovranno espressamente pronunciarsi nell’ambito degli adempimenti di cui all’articolo 1, comma 612, della legge 190 del 2014, precisando che gli aspetti esaminati costituiranno oggetto di monitoraggio nell’esame dei successivi cicli di bilancio“.

Quali argomentazioni si andranno a portare? Speriamo che basti rimettere in sesto i conti della società per dire che possiamo mantenerla con il controllo pubblico. Auspichiamo che Mauro e Bufalari abbiano ragione. Ma su questo punto era, è e sarà il sindaco a dover spiegare ai cittadini, ancora proprietari del 61% della Capo d’Anzio, per quale motivo ha fatto di tutto per arrivare fin qui.

ps, insistiamo: ma con il Circolo della vela l’accordo c’è? E a quali condizioni? Grazie!

Marconi: “Il porto lo faremo, basta con gli interessi di pochi”

Renato_Marconi-480x330

L’ingegnere Renato Marconi

Esce allo scoperto, accetta di parlare della vicenda Anzio, si rivolge ai cittadini che da un’operazione del genere – ma se lo sentono ripetere da troppi anni – non possono che trovare beneficio. Usa termini anche forti, ma con la chiarezza che questa intrapresa ha avuto di rado. L’ingegnere Renato Marconi, a capo del gruppo Marinedi, l’inventore di Italia Navigando con la quale entrò nel 39% della Capo d’Anzio, oggi è l’interlocutore privato della società che per il 61% è del Comune e può finalmente entrare in una fase operativa. Diversa da quella immaginata anni fa, ma concreta

Alla luce degli ultimi accadimenti la Marinedi è ancora interessata all’iniziativa della Capo d’Anzio?

Partendo dal principio che più le cose sono interessanti più sono difficili, al nostro Gruppo non è mai mancato lo spirito di iniziativa e la capacità di risolvere qualunque problema nel settore della portualità turistica e del turismo nautico.

Nel nostro progetto di Rete portuale turistica mediterranea, già operativo da tre anni, Anzio rappresenta il porto turistico di maggior spicco ed interesse economico. Potendo sfruttare la vicinanza di Roma e dell’aeroporto di Fiumicino, vogliamo valorizzare il patrimonio e le potenzialità turistiche di Anzio per far tornare ad essere il suo porto uno dei principali protagonisti del Mediterraneo, per quel che riguarda la nautica, la cantieristica, la manodopera specializzata, la vela e tutte le attività connesse e relative legate all’artigianato, al commercio ed alla ricettività e ristorazione. Negli ultimi due anni abbiamo contribuito in modo determinante a ribaltare le sorti dell’iniziativa che sembrava destinata ad un esito drammatico, dopo il bando di gara a suo tempo indetto ed andato deserto.

Tutti gli sforzi profusi, grazie a professionalità del settore nautico messe a disposizione dell’iniziativa, come l’ingegner Enrico Aliotti e l’avvocato Antonio Bufalari, hanno rafforzato la nostra determinazione ad essere, insieme con i cittadini di Anzio, i gestori di una delle più belle realtà portuali italiane. Perciò per rispondere in maniera sintetica alla sua domanda: “Avanti tutta!”.

Come pensate, visti i debiti accumulati e la situazione di bilancio, riuscire addirittura a finanziare l’opera in tre fasi?

Due anni fa a questa domanda avrei avuto grandi difficoltà a rispondere. Oggi è molto più semplice: l’attività caratteristica prevista in prima fase è più che sufficiente a garantire la finanza necessaria alla restituzione dei debiti ed all’attività corrente, come in parte sta già avvenendo.

I problemi occorsi nell’ultimo periodo in materia di occupazione abusiva di una parte delle aree rappresentano l’unico rischio attualmente emergente per un corretto sviluppo della parte corrente dell’iniziativa. Per quanto attiene alla seconda e terza fase dei lavori, come previsto dagli accordi parasociali, ci siamo attivati per la progettazione esecutiva e per il successivo finanziamento delle opere attraverso il nostro Fondo operativo “Marinedi Finance Fund”. Le operazioni necessarie a valutare cespite ed iniziativa da parte dei nostri Partners sono già in corso e si concluderanno entro giugno prossimo. La gara per l’esecuzione dei lavori di seconda fase potrà essere, pertanto, bandita a partire da ottobre-novembre 2016.

Il Comune ha pagato la parte del debito con la Banca Popolare del Lazio garantita dalla propria fideiussione, per la parte di debito restante c’è un piano di rientro da parte della Società. Lo state rispettando?

Nell’ultimo anno la Banca Popolare del Lazio è stata molto comprensiva e propositiva nei confronti della Società, probabilmente anche influenzata dalla piega positiva degli eventi e dal nostro impegno quali esperti del settore. Il Comune, inoltre, ha contribuito in modo sostanziale ad onorare gli accordi, soprattutto in questa fase nel quale la redditività della Società non è al 100% a causa delle perduranti occupazioni abusive.  Il piano di rientro, seppure all’inizio, è puntualmente rispettato e non prevediamo alcun problema fino alla sua estinzione.

Cosa ostacola questo sviluppo da lei delineato e che tutta la città auspica?:

Al momento non vedo nessun altro ostacolo se non l’abusiva occupazione di parte delle aree. La situazione difficile con il Circolo della Vela, anche a seguito dell’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato, a noi favorevole, è in corso di pacifica ed ovvia regolarizzazione.

A questo punto è necessario e fondamentale provvedere immediatamente allo sgombero delle aree ed anzi speriamo che il Comune provveda immediatamente, viste anche le due comunicazioni ultimative dell’Ente concedente, ovvero la Regione Lazio, ed i due mesi ormai trascorsi dall’invio della prima comunicazione.

Il tempo della trattativa è ormai finito, anche perché ricordiamo che le due cooperative hanno rifiutato qualunque proposta di lavoro o di collaborazione offerta, intentando cause che hanno dimostrato la bontà dell’attività amministrativa svolta dalla Capo d’Anzio e dalla Regione Lazio.

Ricordiamo inoltre a malincuore che alcuni loro membri hanno tenuto comportamenti ostili verso amministratori, dipendenti e collaboratori della Capo d’Anzio, tanto che ci si è trovati costretti in alcuni casi a richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine….

Difendevano un lavoro che svolgono da anni…

Certo, ma ora non si può tollerare la pratica di attività economiche senza autorizzazione come l’uso degli ormeggi e l’attività cantieristica, attività che non stanno permettendo alla Capo d’Anzio il completamento della fase 1 e la messa a reddito delle aree concesse e formalmente consegnate dalla Regione Lazio, con grave danno economico, basti pensare che se la Capo d’Anzio fosse venuta in possesso delle aree un anno e mezzo fa la ristrutturazione economica dei debiti sarebbe stata più agevole e non sarebbe servito l’intervento finanziario dei Soci (vedasi il pagamento del Comune alla Banca Popolare del Lazio dello scorso dicembre)….

La città di Anzio deve avere coscienza di ciò: non si può bloccare lo sviluppo di una città, per tutelare l’interesse di pochi!

Si riferisce alle cooperative?

Guardi, le do un’ultima “curiosa” notizia sulle Cooperative: alcuni giorni fa, proprio mentre il Sindaco cercava ulteriormente un accordo, è giunta una diffida da parte del loro legale per la rimozione dell’impianto di videosorveglianza che la Capo d’Anzio ha installato sulle proprie aree in concessione in quanto “lesivo della privacy ed illegittimo…”. Incredibile! Personaggi che, senza titolo, occupano le aree e che proseguono attività, anche economiche, non autorizzate…invocano la “privacy”…Siamo alla farsa…

Pensa di superare questi ostacoli? E come?

Ogni ostacolo indebitamente frapposto allo sviluppo del Porto di Anzio verrà rimosso ricorrendo agli strumenti previsti dall’ordinamento. La situazione è da tempo all’attenzione delle autorità di Polizia Giudiziaria e della Regione Lazio. Abbiamo lungamente aspettato la pubblicazione delle sentenze da parte del Tar del Lazio a noi favorevoli, siamo sicuri che alla fine la Legge, in ogni caso, prevarrà!

Sono confermate le previsioni dell’accordo di programma?

 

Capisco le ragioni di questa domanda e i dubbi che ogni tanto emergono nel corso di discussioni anche qualificate, ma la risposta è assolutamente positiva: tutto ciò che è stato previsto nell’accordo di programma, base della concessione demaniale marittima in essere, sarà rispettato pena la decadenza e l’inefficacia della concessione medesima.

Alla luce di quello che afferma, il bando annunciato a più riprese dal sindaco sembra improponibile. O sbaglio?

Sbagliare è umano, ma dobbiamo imparare dagli errori del passato…Il primo bando che dovrà essere predisposto, e di cui è stata già preparata una bozza, è quello relativo all’affidamento dei lavori di seconda fase. Ogni bando relativo al dare in subconcessione a terzi la concessione, svendendone la gestione, ritengo sia illogico, irrazionale e contrario agli interessi della Società e della Città di Anzio.

Sarà la volta buona?

Con l’aiuto di chi è il primo interessato allo sviluppo economico del Porto: i cittadini di Anzio, il porto sarà realizzato secondo il progetto approvato e la concessione assentita. Infatti, io credo che il socio di maggioranza della Capo d’Anzio siano tutti gli anziati non le 3-4 persone che pensano di poterne disporre a fini che ormai non comprendo più.

Per le ragioni che ho illustrato alla prima risposta io sarò sempre al fianco della cittadinanza condividendone da imprenditore – anche, ovviamente, nel mio interesse – il fine ultimo: lo sviluppo di una grande e partecipata attività economico-sociale al centro della città.

Capo d’Anzio, se 200.000 euro vi sembran pochi

lettera1

Speriamo vivamente che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, e il neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, abbiano la soluzione giusta. Lo diciamo mestamente e conoscendo bene la scarsa considerazione che si ha di questo spazio da parte degli interessati. I quali – ma da tempo ce ne siamo fatti una ragione – non perdono occasione anche in altri uffici per lamentarsi di quanto sostenuto da un cittadino e giornalista che legge qualche carta e – non dimentichiamolo – ha una parte infinitesimale del 61% delle quote pubbliche della Capo d’Anzio. Una maggioranza rappresentata dal sindaco pro tempore e dall’avvocato che lo stesso primo cittadino ha nominato a rappresentarci.

Fatta questa premessa, speriamo davvero che abbiano un’idea di come uscire dalla perdita di bilancio che il consiglio d’amministrazione del 9 marzo ha votato e che sarà portato in assemblea. E’ una perdita, i tecnici lo sanno meglio di chi scrive, che azzera il capitale della Capo d’Anzio.

Sono circa 200.000 euro, l’ennesimo “buco” causato dal mancato avvio del progetto, con i debiti della società che aumentano ulteriormente. Paradossalmente questi non sono un problema, basta iniziare e con le entrate si pagano, ma intanto va ricostituito il capitale (70.000 euro) azzerato dalle perdite. Il Comune – per quel poco che ne sappiamo – non può mettere un euro. Per questo – prendiamo in prestito la famosa lettera di Totò e Peppino – “se 200.000 euro vi sembran pochi….

Lì erano “700.000 lire” e si faceva riferimento alla “morìa delle vacche“. Qui c’è stata una linea ben marcata da assemblee e consigli d’amministrazione che, semplicemente, non è stata seguita.

Speriamo che ci sia una soluzione, altrimenti abbiamo perso la Capo d’Anzio.  E il socio privato – che c’era da quando è stata costituita la società, come disse allora (inascoltato, purtroppo) Aurelio Lo Fazio, come scrivemmo inutilmente sul Granchio segnalando la presenza di Renato Marconi nella compagine di Italia Navigando, come sapeva Candido De Angelis che lo metteva a verbale, come si è palesato nel “passaggio” dell’intero pacchetto al quale Luciano Bruschini si è opposto tardi e male – si prenderà tutto con due soldi. Lo ha sostenuto, da ultimo, il Pd con De Micheli che ha proposto invano e in extremis l’idea della ricapitalizzazione chiedendo a Comune e privato di fare un piccolo passo indietro per far entrare cittadini e imprenditori. Come si era immaginato all’inizio, con il compianto Gianni Billia, salvo tornare indietro perché c’era Italia Navigando e la politica dell’epoca che spingeva in quel senso. Non sarebbe stato facile, ma è stata l’unica alternativa.

Speriamo di sbagliare, davvero, e ci auguriamo che una soluzione sindaco e presidente ce l’abbiano. E vogliano spiegarla non a chi rompe le scatole, lo sappiamo, da questo umile spazio, ma alla città.

Porto, i nomi non servono a salvare la società

pefcapodanzio

La politica anziate, ma deve essere una caratteristica di quella italiana, si affanna a cercare il successore di Luigi D’Arpino alla presidenza della Capo d’Anzio e di Franco Pusceddu nel consiglio di amministrazione, ignorando o fingendo di ignorare quello che prevede la riforma Madia ovvero qualcosa più di un rischio di cedere le quote pubbliche.

Il passare del tempo conferma che l’intento – sotto sotto – era proprio quello e che deve esserci stata una “cordata” pro Marconi e una per qualche altro gruppo se nato all’improvviso e con specifico sponsor politico si vedrà, certo è che cercare nomi serve a tutto fuorché a salvare la società, quindi l’idea del porto come la conosciamo da quando Renzo Mastracci la consegnò alla Regione.

Se sarà l’ingegnere Alberto Noli a presiedere la Capo d’Anzio o l’avvocato Arcangelo Barone – entrambi stimatissimi professionisti e profondi conoscitori di materie portuali e demaniali –  interessa poco. Così come se al posto di Pusceddu andrà il segretario generale del Comune, Pompeo Savarino.

La domanda che la Politica – qui uso volutamente la maiuscola – quella cioè che dovrebbe pensare al bene della cosa pubblica, dovrebbe porsi è: rispetto al decreto Madia, la Capo d’Anzio ha una speranza di restare, insieme alla sua concessione ovvero al porto “di” Anzio, con un controllo pubblico? Se rischia, come rischia, cosa è possibile fare per evitare di cederla al miglior offerente, con Marconi che sarebbe comunque in prima fila? Vogliamo, una volta per tutte, affrontare la vicenda in Consiglio comunale?

Ancora ieri, sul Sole 24 Ore, è stato ampiamente anticipato il contenuto del decreto che mette il Comune praticamente con le spalle al muro.

Leggiamo, ad esempio, che: “Nei nuovi parametri, prima di tutto, non trovano spazio appunto le società che producono beni e servizi commerciali in settori dove esiste la concorrenza“.  Ma anche che: “Secondo il decreto l’alienazione dovrà colpire tutte le partecipate che non hanno raggiunto il milione di euro. In base ai calcoli del commissario, sono 2.545 le società pubbliche che non sono in grado di certificare il superamento del milione di euro in bilancio, per cui potrebbe essere proprio questo il parametro più potente nell’armare le forbici della riforma“. Infine la vicenda dei dipendenti: “Ma c’è un terzo gruppo, ancora più numeroso, di partecipate che la riforma prova a indirizzare verso l’estinzione, e cioè le aziende con più amministratori che dipendenti. Nelle tabelle di Cottarelli sono 3.035 le aziende che hanno organici fino a 5 persone, e altre fra le 2.093 che non hanno dichiarato il numero di dipendenti potrebbero ingrossare il gruppo“.

La Capo d’Anzio – come diremmo dalle nostre parti – c’è dentro con tutte le scarpe. Anzi, pur avendo dipendenti (due) il piano di razionalizzazione affidato a un professionista esterno nemmeno li ha indicati….

Esiste una alternativa? C’è un modo per salvare la Capo d’Anzio e quindi il controllo pubblico indispensabile per non “appaltare” il porto e di conseguenza la città?

Si potrebbe andare da Renzi, tutti insieme,  dal sindaco al suo ormai ritrovato alleato Candido De Angelis, al Pd, agli operatori che hanno creduto nel progetto, a spiegare che cosa è successo dal 2000 a oggi ma che, finalmente, siamo in grado di essere operativi e partire con la fase 1 dei lavori prevista dall’inversione del crono-programma. Magari si potrebbe fare insieme a Zingaretti che ha dimostrato – sotto la sua gestione – che una Regione oculata i problemi li supera, non li crea come era stato con Marrazzo-Montino, i quali preferivano rispondere a ben noti maggiorenti anziati.

Si potrebbe restituire tutto alla Regione, come suggerisce Sel, accollare i 2 milioni di debiti della Capo d’Anzio ai cittadini e arrivederci e grazie. Abbiamo scherzato, il porto resta com’è, le concessioni fra sei anni vanno a gara europea, se c’è l’insabbiamento… aspettiamo. Certo, l’accordo di programma e la concessione sono stati disattesi, ma con i tempi che corrono la Regione prende in carico una situazione del genere?

Si potrebbe “navigare” verso l’autorità portuale, alla quale chiedere di rilevare la concessione.

Ma prima di tutto ci si deve rendere conto che siamo agli sgoccioli e che nessuno crede più alle favole, né quella di “inizio lavori 2005” (che fu uno slogan di De Angelis), né quella di un nuovo bando che tanto piace a Bruschini.  Così come è inutile rivangare un passato fatto di screzi, ostacoli, “politica” invadente e via discorrendo. Si deve guardare al presente e al possibile futuro. Per questo un nome – magari frutto di un accordo pre elettorale – non basta.

Porto, Bufalari: “Nessun vertice”

Dal consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Antonio Bufalari, ricevo e pubblico

antonio bufalari

Antonio Bufalari (www.nautircareport.it)

“Scrivo in merito ad un articolo pubblicato sull’edizione online del settimanale “Il
Granchio” a firma di Ivo  Iannozzi e poi ripresa da un articolo sul blog di Giovanni Del Giaccio, per precisare quanto segue.

Nella giornata di ieri 15/1/2016 mi sono recato presso Anzio per appuntamenti già fissati
prima dello slittamento della riunione del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio SpA e prima dell’accadimento dei fatti che hanno riguardato il Presidente D’Arpino.
Nella mattina del 15/1, mi sono recato presso il Bar Malaga su invito di alcuni operatori portuali al fine di fare colazione. All’interno del Bar ho trovato il Presidente D’Arpino che prendeva un caffè seduto ad un tavolino assieme al Sindaco Bruschini ed al consigliere Fantozzi.  Non mi sono avvicinato ed ho consumato la mia colazione assieme alle persone che mi accompagnavano.

Al termine, per buona educazione e come di consueto, ho salutato il Sindaco e gli altri e sono tornato negli uffici della Capo d’Anzio S.p.A siti in Riviera Zanardelli. Non ho tenuto
alcuna riunione né tantomeno vertici strategici con il Sindaco in proprio o per conto dell’Ing Marconi, che non credo abbia bisogno di intermediari per interfacciarsi con il Sindaco stesso. Di tali circostanze  posso produrre ampia e numerosa prova testimoniale.
Vi prego di voler rettificare quanto scritto e non corrispondente al vero”.

Yachting club Capo d’Anzio, ma sul porto prima capiamo…

marinamateriale

La vittoria al Tribunale amministrativo regionale ha spinto il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio ad “accelerare” le procedure per risolvere la questione con le cooperative degli ormeggiatori e il Circolo della vela di Roma.

Mentre gli ormeggiatori se vorranno mantenere il lavoro ora dovranno accettare le eventuali proposte della Capo d’Anzio, tra le idee emerse per il circolo c’è quella di una gestione diretta dello spazio. Ospiterebbe la sede della Capo d’Anzio e uno yachting club. Il tutto con la garanzia del mantenimento dell’attuale occupazione e un bando pubblico per affidare in gestione il ristorante. Proposta che affascina, non c’è dubbio, anche se prima sono altre le cose da capire.

Da una nota della Corte dei conti rispetto alla fidejussione prestata dal Comune alla società – e pagata dopo una delibera di giunta – oltre ai dubbi sullo strumento utilizzato, emerge che la magistratura contabile ignorava l’esistenza della garanzia (e se confermato sarebbe gravissimo) ma soprattutto che un “piano di razionalizzazione” della società per le note previsioni della spending review è stato fatto. Da chi? Cosa prevede? Perché non ne è stato informato il consiglio comunale e, quindi, la città che rappresenta pur sempre il 61% della Capo d’Anzio?

C’è poi il discorso della situazione finanziaria della società partecipata dal Comune, la vicenda del Life e i rapporti con l’Unione europea che rischia di avviare una procedura d’infrazione o inserirci nella “black list“.

Così come resta da capire se vale quanto votato dall’assemblea dei soci – e successivamente confermato dal sindaco in una intesa sottoscritta con Renato Marconi – o se davvero si vuole fare un nuovo bando del quale vedremmo la gara (se va bene) non prima di sei mesi.

La Capo d’Anzio nel frattempo cosa fa? E il porto attuale lo lasciamo abbandonato in attesa di chi vince il bando e “privatizza” la gestione o facciamo in modo che funzioni meglio?

L’altra faccia della medaglia è, purtroppo, la cessione del 61% a Marconi. Una strada obbligata se non si deciderà cosa intende fare il Comune delle sue quote. Per questo la chiarezza su obiettivi e strategie che si invoca da tempo – inutilmente – è fondamentale. Poi ben venga lo Yachting club, ma prima fateci capire.