Porto, Bufalari: “Nessun vertice”

Dal consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Antonio Bufalari, ricevo e pubblico

antonio bufalari

Antonio Bufalari (www.nautircareport.it)

“Scrivo in merito ad un articolo pubblicato sull’edizione online del settimanale “Il
Granchio” a firma di Ivo  Iannozzi e poi ripresa da un articolo sul blog di Giovanni Del Giaccio, per precisare quanto segue.

Nella giornata di ieri 15/1/2016 mi sono recato presso Anzio per appuntamenti già fissati
prima dello slittamento della riunione del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio SpA e prima dell’accadimento dei fatti che hanno riguardato il Presidente D’Arpino.
Nella mattina del 15/1, mi sono recato presso il Bar Malaga su invito di alcuni operatori portuali al fine di fare colazione. All’interno del Bar ho trovato il Presidente D’Arpino che prendeva un caffè seduto ad un tavolino assieme al Sindaco Bruschini ed al consigliere Fantozzi.  Non mi sono avvicinato ed ho consumato la mia colazione assieme alle persone che mi accompagnavano.

Al termine, per buona educazione e come di consueto, ho salutato il Sindaco e gli altri e sono tornato negli uffici della Capo d’Anzio S.p.A siti in Riviera Zanardelli. Non ho tenuto
alcuna riunione né tantomeno vertici strategici con il Sindaco in proprio o per conto dell’Ing Marconi, che non credo abbia bisogno di intermediari per interfacciarsi con il Sindaco stesso. Di tali circostanze  posso produrre ampia e numerosa prova testimoniale.
Vi prego di voler rettificare quanto scritto e non corrispondente al vero”.

Porto, Maranesi parla di “Soap opera”

Ricevo e pubblico, da Marco Maranesi, sulla vicenda porto

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SOAP OPERA “IL RIPENSAMENTO…. LA PRIVATIZZAZIONE DI ANZIO”
Attori protagonisti: Luigi D’Arpino e Antonio Bufalari
Regia: Franco Pusceddu (dirigente del Comune in ferie fino a settembre prima della pensione ma ancora incollato alla poltronissima del porto)
Produttore unico: Renato Marconi

Se i fatti riportati da un noto settimanale locale corrispondono al vero ma non ne dubito vista l’autorevolezza di chi ha firmato l’articolo purtroppo siamo ai titoli di coda della Soap Opera e possiamo dire che il porto pubblico, il bando di gara, il nuovo CDA formato da seri professionisti è stato l’ennesimo bluff che rimarrà chiuso nelle stanze di Villa Sarsina. Il produttore Renato Marconi è sceso in campo, ha spedito ad Anzio il fido Antonio Bufalari che con il regista, Franco Pusceddu, ha confezionato una Soap Opera degna delle migliori serie americane. Troppo importanti quelle poltrone del CDA, troppi sono gli interessi che girano intorno alla privatizzazione del Porto e quindi alla privatizzazione della nostra Città.

Caro Presidente d’Arpino:
Non ti candidi più come Vicesindaco di altri?
Non ti candidi più con le persone perbene di questa città?
Non sei più uscito da Forza Italia?
Non dici più che il Sindaco non è libero?
Non ti senti più abbandonato?
Hai dato le tue dimissioni definitive?
Non ringrazi più Renato Marconi per l’ottima collaborazione in questi anni?

Caro Franco Pusceddu:
Perché resti incollato alla poltrona del CDA della Capo d’Anzio nonostante le annunciate dimissioni di D’Arpino?
Come fai s stare nel CDA quale rappresentante del Comune se sei praticamente in pensione?
Sei favorevole alla causa intrapresa dall’Avv. Cancrini per la riacquisizione delle quote che in modo illegittimo sono finite nelle mani di Marconi, così come stabilito dal Consiglio Comunale? Oppure ti sei adoperato per bloccare la causa?

Alla prossima puntata.

Porto, il Circolo vince ciò che avrebbe avuto

vela

Della decisione presa in un giorno festivo che in Italia costituisce un record per la giustizia – anche se la legge non vieta ai giudici di emettere decreti alla Befana – si può leggere in uno dei post precedenti. Il Circolo della vela di Roma resta al suo posto, nonostante abbia perso al Tar, perché non era la Capo d’Anzio che è concessionaria unica bensì la Regione – titolare dell’area demaniale – a dover intimare l’uscita.

La diciamo così, per grosse linee, leggendo nel decreto del giudice il riferimento a una sentenza di Cassazione 12181 del 2002 secondo la quale “il concessionario può pretendere il rilascio del bene anche da chi lo possiede, ma non può escludere da sé solo chi al momento si trova nel possesso del bene, non essendo titolare, per il solo fatto di essere cessionario, di poteri di autotutela e dovendosi dunque valere delle vie ordinarie per ottenere tutela” .

Della serie e da assoluto profano: io ho un locale in affitto, il proprietario lo dà a un altro, deve essere lo stesso proprietario a dire di andar via, non il nuovo affittuario.

Bene, il Circolo della vela resta lì, ma cosa ha ottenuto in più rispetto alla proposta di firmare una “manleva” alla Capo d’Anzio, cosa che hanno fatto gli altri circoli? Nulla. La vittoria è per ciò che già si ha e che nessuno avrebbe tolto.

Il Circolo avrebbe pagato la concessione – 4500 euro l’anno – alla Capo d’Anzio e avrebbe continuato a esercitare la sua attività. Invece è andato al Tar e ha perso, oggi va dal giudice ordinario – e il 3 febbraio vedremo se ci sarà altrettanta celerità o meno nel decidere –  perché la Capo d’Anzio, cioè anche noi, i cittadini che detengono il 61% delle quote della società, vuole avere uno spazio che è nella sua concessione, non più del Circolo.

A pensar male, al solito, si fa peccato, ma il Circolo – che continua a elencarci la meritoria opera per la città (a proposito, la settimana velica internazionale che fine ha fatto?)- non era al corrente di tutto ciò che si faceva al porto? Il suo presidente non ha fatto parte del primo Consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio? E il problema, a proposito della “manleva“, non è che fosse la decina di posti barca che il circolo stesso – dobbiamo immaginare altro “porto nel porto” – ha proprio sotto la sua struttura?

Certo, se la Capo d’Anzio andrà fallita non sarà per i 4.500 euro del Circolo – un ristorante sul porto paga quel canone per un mese – né per questa nuova azione giudiziaria, ma la vicenda la dice lunga su come venga inteso il bene pubblico nella nostra città.

Porto, consiglio d’amministrazione rinviato. Parla D’Arpino

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Luigi D’Arpino

E’ stato rinviato il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio, chiamato a decidere sulle sorti di un progetto che finora era quello di iniziare dal bacino interno e che il sindaco, contrariamente a quanto deciso in assemblea dei soci, vuole rivedere per rifare il bando. La riunione, come spiega il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino nella lettera che segue, si terrà il 20 gennaio. Dopo passaggi che sembrano a dir poco singolari.

Cari concittadini, onde evitare che vi giungano notizie di terza mano e laddove la cosa vi dovesse interessare, le informazioni di prima mano ve le do direttamente io. Il 4 Gennaio il Sindaco Luciano Bruschini mi chiama e mi comunica che nel Consiglio d’amministrazione dell’indomani ( 5 Gennaio ) ci sarebbe da  discutere di….

Innanzitutto faccio notare al Sindaco che l’ordine del giorno di un Consiglio d’amministrazione non si decide il giorno prima, bensì all’atto della convocazione  e faccio anche notare che come di consueto avviene, non ci fossimo rapportati negli ultimi giorni dell’anno e soprattutto dopo il Consiglio d’amministrazione del 23/12/2015 riguardo ad una nuova  convocazione  per il 5 Gennaio. Oltretutto nel mio calendario di lavoro era presente già da metà dicembre una perizia su una barca a Cala Galera a Mezzogiorno del 05/01/2016, come facilmente dimostrabile.

Do assicurazione al Sindaco di stabilire la data del Consiglio d’amministrazione appena dopo il Suo rientro, condividiamo l’ordine del giorno ed in data 07/01/2016 ore 14,28 convoco il Consiglio d’amministrazione per il 15/01/2015, data per la quale Egli stesso aveva insistito si convocasse.

L’8 mattina ricevo due telefonate da stretti collaboratori del Sindaco, uno tecnico e l’altro politico, che mi invitano ad aggiornare di qualche giorno perché in data 14/01/2016 ci sarà una riunione tecnica (?) con degli esperti (?), alla quale il Sindaco forse non parteciperà, per capire alcune cose riguardo al Porto.

Mi muovo di conseguenza e stabilisco, con i membri del Consiglio d’amministrazione, la nuova data del 20/01/2016.

Questo è quanto affinché le voci strane non prendano il sopravvento“.

Porto, il Comune paga (forse) e Marconi si mette a rate

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L’ultima versione è che si aspetta una delibera di giunta. Intanto il 15 dicembre è passato e l’ultimo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio – quello della serie “o paghi o partono gli atti” – non è ancora stato rispettato.

L’istituto di credito, dopo aver avuto una pazienza infinita ed essersi preso le briciole del prestito alla Capo d’Anzio – società nata per realizzare e gestire il porto – ha avuto un “aut aut” dalla Banca d’Italia. Non si poteva tollerare oltre il piano di rientro che era successivo a un altro e un altro ancora. Benché garantito da una fidejussione sulla quale la Corte dei conti, di recente, ha avanzato più di qualche perplessità.

Risultato? Si è scelto di pagare dei circa 840.000 euro tra iniziale prestito per registrare la concessione e interessi, 500.000 euro circa subito e il resto a rate. Com’è noto la Capo d’Anzio ha il 61% del Comune e il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi.

Quest’ultimo, fra l’altro, è in predicato di acquisire l’intero capitale quando necessariamente si dovranno dismettere le quote pubbliche per la “spending review” e per non avere predisposto il piano previsto dalla legge. Inutile denunciarlo da anni, perché molti continuano a fossilizzarsi su un progetto che ha la concessione ma dimenticano che il fulcro dell’operazione è la società.

Ebbene oggi il 61% pubblico è pronto a pagare per intero la sua esposizione – in cambio dell’eliminazione degli interessi –  mentre il 39% privato lo farà a rate. Anzi, sarà la Capo d’Anzio a farlo, con l’impegno di Marconi a versare la sua quota e gli interessi.

L’operazione, praticamente fatta, ha subito un rallentamento perché in Comune c’è chi prima di dare il via libera al pagamento vuole vederci chiaro o chiede, appunto, una delibera di indirizzo.

I 500.000 e rotti euro ci sarebbero pure, si tratta di “accantonamenti” che ora vengono messi a disposizione (ma non si poteva rispettare il piano di rientro, a questo punto?) solo che questa vicenda somiglia tanto all’italica abitudine per la quale le perdite sono pubbliche e i profitti privati. Il Comune paga subito, Marconi lo farà….

Fermo restando che l’ingegnere, finora, se ne è stato buono e tranquillo, ha detto sempre sì, ha ingoiato i dietrofront del sindaco che in assemblea diceva una cosa e in Comune un’altra, firmava con lui un documento e poi – tre anni dopo il parere chiesto allo studio Cancrini –  gli faceva causa.

Sbaglieremo, ma da tempo sosteniamo che prima o poi Marconi presenterà il conto di una serie di attività svolte per la Capo d’Anzio. Come ha fatto con Italia Navigando.

Per questo  – siamo stanchi di ripeterlo – è ora di fare chiarezza, di dire cosa vogliamo fare della Capo d’Anzio, di farci sapere se e come intendiamo pagare non solo questo debito ma anche quello con l’Unione Europea per il progetto “Life” dopo che dagli uffici di Bruxelles è stato risposto picche a un piano di rientro ritenuto inidoneo.

Serve massima chiarezza, almeno finché saremo – tutti noi cittadini – proprietari del 61%.

 

Il porto tabù, l’approdo di pochi e le buone maniere

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L’ultimo consiglio comunale di Anzio s’è occupato, è ormai noto, di una definizione data dal sottoscritto intorno alla quale ha discusso per oltre un’ora. Con veemenza, termini forti, evitando di parlare della storia delle morosità indicate dall’ufficio politica delle entrate, anzi minimizzandole.

Si può parlare di ciò che si vuole,  chiaro, evitando offese magari, ma questo è un altro discorso. Si dovrebbe anche parlare, però, di ciò che interessa la città e il suo potenziale sviluppo.

La vicenda porto, invece, bandiera del centro-destra dal ’98, con una concessione in essere dopo mille peripezie dovute a chi inventava procedure sbagliate (buona parte di quello che oggi è il Pd)  sembra diventata un tabù.

Del piano di razionalizzazione della società nessuno parla e doveva essere fatto entro marzo. C’è un piano finanziario che dice una cosa, votato anche dal sindaco che rappresenta il socio di maggioranza, ma Bruschini continua a parlare da oltre un anno di un bando possibile ma che allungherebbe ulteriormente i tempi. Senza contare i fantomatici – e mai visti – gruppi stranieri interessati all’opera.

Certo, è pendente il ricorso degli ormeggiatori – sui quali il Tar si sta stranamente prendendo più tempo del previsto – ma la Capo d’Anzio (al 61% ancora dei cittadini) è titolare di diritti che deve poter esercitare liberamente. Oggi c’è stata tensione, ancora una volta, perché l’approdo è considerato terra di pochi. Quello che immaginavamo come “il porto della città” era e resta esclusivamente degli operatori. Che avranno pure le loro ragioni  – e lo vedremo o meno quando il Tar finalmente si pronuncerà – ma non possono certo usare metodi come quelli riportati dall’amministratore delegato nella denuncia presentata.

Si ha il diritto di difendere il proprio lavoro, ci mancherebbe, attraverso un ricorso e paradossalmente anche muovendosi politicamente attraverso consiglieri comunali che minacciano una crisi perpetua, ma a metodi del genere non si deve mai arrivare. E dire che oggi  non c’era nemmeno il contestato Luigi D’Arpino che gli ormeggiatori, è noto, poco possono vedere.

Se ne parlerà in Consiglio comunale? Chissà… Sembra un argomento diventato tabù, quando in realtà oltre alla vicenda del piano di razionalizzazione ci sarebbero da affrontare quelle  del Life (si corre per evitare che il Comune dopo aver usato i soldi per altro finisca nella black list europea) dei conti della società, del rapporto (purtroppo ben noto già dai tempi di Italia Navigando con Renato Marconi socio) con il privato, di un’impossibile, a tre anni di distanza,  causa per contestare il passaggio delle quote a Marconi e il mancato rispetto dei patti parasociali.

Forse c’è chi, maggioranza e opposizione, preferisce l’approdo di pochi e metodi tutt’altro che ortodossi. Del resto quando si arriva, ai vertici istituzionali, a dare dell’infame a chi scrive, come si può pretendere che i cittadini siano ligi almeno alle buone maniere?

Porto, l’ultimo azzardo con il bando

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Un giorno, forse, arriveranno davvero le navi da crociera. Il rischio, come cantava Francesco Guccini, è che “noi non ci saremo…

Il riferimento è al bando del porto, nuovamente caldeggiato dalle colonne del settimanale il Granchio dal capogruppo di Forza Italia, Massimiliano Millaci, e dal delegato al turismo Luciano Bruschini, che dopo aver scoperto il porto stesso ci illustrano le sue potenzialità.

Bando che come abbiamo provato a spiegare in passato  è contro le indicazioni date al Consiglio d’amministrazione della società – votate alla presenza del sindaco Luciano Bruschini in assemblea dei soci della Capo d’Anzio – e difficilmente avrebbe mercato se riproposto alle medesime condizioni di prima. Indicazioni che andavano e vanno – nessuno le ha ancora revocate – in senso opposto alla gestione del bacino per consentire alla Capo d’Anzio almeno di sopravvivere.

Allora, forse, si sta tentando un azzardo. Il sindaco lo ha detto a più di qualche interlocutore, dopo averne parlato apertamente in Consiglio comunale, lui il bando vuole farlo e se andasse deserto intende assegnare direttamente il progetto a un soggetto disposto a investire sul porto. Saranno i “turchi-napoletani” dei quali si sente parlare da tempo o i fantomatici russi? E perché se vogliono realizzare davvero il porto non partecipano al futuribile bando che sarà, fra l’altro, a livello europeo?

Ecco, questa ipotesi non ci piace affatto perché è fuori dalle regole a noi note. Al solito, però, il sindaco è tuttologo e la soluzione sarà pure praticabile, per questo visto che i cittadini hanno ancora il 61% delle quote, dovrebbe dirci qual è.

Ricordiamo, infine, che il bando necessita di pubblicazione, sei mesi di tempo per le offerte e tutto il resto che sappiamo. La Capo d’Anzio non ha il tempo di fare questo, perché rischia di portare i libri in Tribunale.

A che azzardo stiamo giocando? E la Regione ha niente da dire su una situazione che si è trascinata fin troppo oltre dopo l’inversione del crono-programma?

Le due facce di Bruschini, il porto che ci meritiamo. Arrivederci

Il 30 settembre sarà trascorso un anno. Allora, in Consiglio comunale, nella sede istituzionale per eccellenza, il sindaco diceva senza mezzi termini che avrebbe cacciato il socio privato Renato Marconi con le buone o non e che fino a quel momento aveva perseguito una precisa strategia per arrivare all’inversione del crono programma.

Si parlava della nuova fideiussione con la Banca Popolare del Lazio, quasi un anno dopo ignoriamo se e quante rate sono state pagate di un prestito rinnovato più volte e per il quale sarebbero stati usati i soldi degli incassi dei canoni demaniali. Il sindaco aveva svelato la sua strategia, era pronto per una nuova gara.

Fino a 13 giorni dopo, quando ha sottoscritto proprio con Renato Marconi la “road map” della società confermando tutto ciò che era stato fatto fino ad allora.

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

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In un Comune nel quale pochi leggono i documenti, ma tanti sono avvezzi alla dichiarazia spesso ignorando di cosa parlano, basterebbero questi due passaggi per dire: “Caro sindaco, non si può prendere in giro una città sull’unica opera che vede tutti concordi nel dire che potrebbe essere quella del rilancio“.

Un cittadino, proprietario di quella piccola parte che ognuno di noi ha del 61% delle quote della Capo d’Anzio, cosa dovrebbe pensare? E un potenziale acquirente? A quale faccia di Bruschini credere, quella dello stratega che caccia Marconi o del socio che firma e conferma la linea seguita?

Non è tutto. Perché Bruschini al bando ha dimostrato di crederci davvero e lungi dal cacciare Marconi – la causa dopo il parere dello studio Cancrini rimasto a lungo nei cassetti e persino secretato,  poteva iniziare nel 2012 –  e dal rispettare la “parola d’onore” data in tal senso in Consiglio comunale, ha incaricato uno studio legale di redigerlo. A dicembre 2014, due mesi dopo la firma con Marconi che sanciva come “Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società”, è stato incaricato lo studio Venturella.

Bando arrivato, al quale mancherebbe il piano finanziario e che tanto ha “agitato” consiglieri comunali di maggioranza e stampa locale. Quello che non si dice? E’ disarmante: il piano c’è, è agli atti, se Bruschini vuole apre gli armadi e lo allega alla proposta dello studio Venturella.

E’ che il bando non si può fare, perché andrebbe prima fatto un progetto esecutivo, quindi andrebbe pubblicata la gara europea (per la cronaca, ci sono i soldi per pagare la Gazzetta ufficiale?), infine attese le eventuali proposte. Un anno per l’esecutivo, due mesi di pubblicazione, sei per le offerte. Senza contare che in Regione sono già stufi della “tarantella” seguita all’inversione del crono programma di fatto mai attuata per vicende diverse.

Ora speriamo che qualcuno in Consiglio comunale, documenti alla mano, chieda: a quale sindaco dobbiamo credere?

In mezzo, nel corso dell’ultimo anno, storie di investitori turco-napoletani, gruppi interessati, ricorsi, politica ancora divisa, un presidente della Capo d’Anzio poco istituzionale, annunci sul bando da parte di alcuni componenti della maggioranza. Ma fateci il piacere, avrebbe detto l’immenso Totò.

In tutto questo c’è l’ombra del piano di razionalizzazione della Capo d’Anzio per il quale dopo una proposta in consiglio presentata da Candido De Angelis è calato il silenzio ovvero è stata messa la testa sotto la sabbia. Senza, la società va sul mercato.

Tutto ciò per dire che il porto così com’è, alla fine, ce lo meritiamo. Non siamo una città che guarda oltre gli interessi di pochi –  siano del politico di turno o dell’ormeggiatore, del concessionario abusivo che non vuole andarsene o di chi preme perché resti tutto così. Lo è stato per 40 anni… Questa è la città, del resto.

Comunque arrivederci a chi ha la bontà di leggere questo blog  e grazie della pazienza.

Per alcuni giorni chi apprezza dovrà fare a meno, chi vede in questo spazio una “scocciatura” tirerà il fiato. Appuntamento a partire dal 7 settembre.

Porto, la “road map” che il sindaco finge di non conoscere

L'atto firmato dal sindaco e da Marconi

L’atto firmato dal sindaco e da Marconi

Quattro pagine firmate da Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, in rappresentanza del Comune proprietario del 61% delle quote della Capo d’Anzio e da Renato Marconi, in rappresentanza della Marinedi che detiene il 39% della società nata per costruire il nuovo porto ma costretta dagli eventi a provare a gestirlo.

Quattro pagine che per primo il sindaco, quindi coloro che si sbracciano per il bando, dovrebbero leggere. Sono la cosiddetta “road map” di quanto accaduto intorno al bacino e alla società dalla data della concessione al 13 ottobre 2014, quando l’atto viene sottoscritto.

E’ l’ennesima dimostrazione di quanto, sul porto, siamo arrivati a chi la spara più grossa. In quelle quattro pagine si ricostruisce l’accaduto e si dà atto delle scelte compiute per l’inversione del crono-programma e la gestione dell’attuale bacino, attraverso le fasi pubblicate poi sul sito della società.

Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società“. Questo c’è scritto

Poi Bruschini ha deciso di chiedere il bando, oggi si “svegliano” prima Millaci e poi l’altro Bruschini.

Ecco, sarebbe il caso di ricordare cosa si firma, prima di chiedere bandi e di leggere gli atti – li ha forniti la Capo d’Anzio nell’unica e burrascosa conferenza pubblica che ha tenuto, a gennaio scorso – prima di intervenire.

Porto, non sono i giornalisti a fare confusione

capodanziouffici

Una pagina del settimanale “il Granchio” dedicata al bando per il nuovo porto consegnato al Comune e lì rimasto ha scatenato la reazione del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, che sui social network – dei quali fa un  uso abbondante e poco istituzionale – ha espresso il proprio dissenso su quanto pubblicato.

E’ un passaggio che serve come punto di partenza per dire chiaramente che sul porto non sono i giornalisti a fare confusione. Dovevamo avere il doppio porto, le crociere e tutto il resto, ci ritroviamo a gestire una bagnarola poco sicura e con il canale d’accesso insabbiato alla prossima mareggiata. Già questo basta e avanza, ma uno capisce che i tempi sono cambiati…

E scopre l’ondivaga posizione di chi rappresenta il 61% pubblico della “Capo d’Anzio” ovvero il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Nell’articolo del settimanale si afferma che il sospetto è che si voglia andare avanti con la sola gestione. Non è un sospetto, ma una certezza. E’ quello che ha stabilito l’assemblea dei soci della “Capo d’Anzio” – sindaco presente – per uscire dall’angolo di un mega porto irrealizzabile e cercare di non portare i libri in Tribunale.

Il piano finanziario è di dicembre 2013, poi è arrivata la richiesta (accolta) di inversione del crono-programma e di avvio della gestione per salvare la società. Mentre tutto questo avveniva, il sindaco andava in Consiglio comunale a dire che avrebbe fatto il bando e incaricava uno studio di scriverlo.

E’ cosciente, anche se dice sempre che lui “non sa“, che il bando oggi è un’avventura. Già solo pubblicarlo e aspettare eventuali offerte fa passare quasi un anno, poi? La Capo d’Anzio nel frattempo è andata fallita o ha ceduto la concessione al miglior offerente o per la spending review è finita al socio di minoranza Marinedi, Renato Marconi.

Ecco, la confusione non la fanno i giornalisti ma chi sul porto ci ha detto tutto e il suo contrario. Siccome i cittadini di Anzio hanno il 61% delle quote, il sindaco aveva (e ha) il dovere di avvisarli e di seguire una linea logica.

Invece dal singolare avvento di Renato Marconi in poi (vicenda che in altre sedi andrebbe indagata, ma ha avuto il placet nazionale di governi diversi e trasversali…) Bruschini ha dato una botta al cerchio e una alla botte.

Si poteva impugnare il passaggio di quote, per esempio, c’era un ordine del giorno del Consiglio comunale e un parere legale profumatamente pagato. Ma Bruschini prima ha detto che Marconi serviva “perché il Comune non poteva fare certe cose“, poi si è solennemente impegnato a mandarlo via, quindi ci ha messo un altro anno a scrivere una lettera per chiedere quote che andavano restituite “al valore nominale” secondo i patti parasociali che Marconi stesso aveva firmato quando presiedeva Italia Navigando. Si è atteso, dato carta bianca – dal nome al logo, al nuovo sito – a Marconi e ai suoi uffici, ora mandarlo via costerebbe un occhio della testa oltre a essere difficilmente proponibile.

E la relazione alla Corte dei Conti per dire che la società deve rimanere pubblica in quanto il porto è strategico? Il termine di marzo 2015 è passato da un pezzo, nulla è stato fatto, il Comune sarà costretto a cedere le quote e se arrivasse un nababbo a offrire 10 milioni di euro, Marconi avrebbe diritto a tenere tutto per sé alla stessa cifra.

E gli acquirenti, ora turchi ora russi, ora americani, dei quali si parla da mesi? Mistero. La vicenda della sede in piazza, poi, ha del surreale…. Assegnata, mai usata, affidata non si sa ancora a chi ma per la quale nel frattempo il Comune chiede i canoni arretrati.

Per non parlare della situazione creatasi con gli ormeggiatori: la società fa ricorso sulla sospensiva ottenuta dalle cooperative, vince al Consiglio di Stato, il sindaco – spinto da consiglieri comunali di maggioranza – li rassicura che qualunque sia l’attesa pronuncia del Tar  fanno “la stagione, poi si vede“.  L’hanno fatta, si attende la sentenza, ma la confusione resta tanta. Se dovessero perdere, cosa succede? Qual è l’offerta di assunzione fatta e mai resa nota ufficialmente? Cosa impedisce di farlo, quando è noto dai bilanci il costo che le cooperative hanno per il personale? E’ stato proposto meno di quello?

Senza contare quello che ha fatto la società, prima la vendita dei “Dolt” e poi la restituzione dei soldi, le dimissioni date dal presidente (e comunicate ai giornali) anzi no. Un parcheggio sul quale sono servite due delibere e non c’è ancora chiarezza. Sono i giornalisti a fare confusione?

Ma immaginiamo per un attimo l’assemblea Fca che decide di seguire un percorso, lo annuncia ufficialmente, mentre Marchionne alla prima occasione dice l’esatto contrario e dà mandato agli uffici di fare altro? Ecco,   il porto ad Anzio doveva rappresentare – per chi come scrive ci ha creduto e l’ha sostenuto – un maxi investimento della Fiat/Fca. E’ diventato altro grazie alla politichetta di paese e a qualche guru romano, ma  ripetere la storia è ormai inutile.

Una cosa è certa: al posto di D’Arpino, anziché scagliarsi su chiunque scrive, ce ne saremmo andati da tempo. Perché l’assemblea ha detto una cosa che lui, insieme al resto del consiglio d’amministrazione, ha portato avanti. Nel frattempo il socio di maggioranza ha scelto di fare altro. Alimentando la confusione

Sono i fatti, scriverlo è il nostro mestiere.