Porto, almeno Marconi ci fa sapere…

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Chi l’avrebbe mai detto. Occorre ringraziare il socio privato della Capo d’Anzio, Marinedi ovvero Renato Marconi, perché almeno qualcosa riusciamo a sapere di quello che accade con il progetto del porto.

Il sindaco dopo aver solennemente detto in Consiglio comunale che intende fare un nuovo bando di gara per la realizzazione dell’intero bacino e che vuole riprendersi le quote, vede avvicinarsi la scadenza del 31 ottobre e della sua “parola d’onore” rispetto all’avvio delle procedure per riottenere il 39% e dà l’impressione di continuare a  navigare a vista.

La Capo d’Anzio, invece (all’assemblea della quale il sindaco ha dato il via libera) procede con il progetto per fasi, continua i colloqui per i posti di lavoro, pubblica sul sito Marina di Capo d’Anzio registrato dal socio privato il progetto di fase uno e due. E’ quello che ai cittadini dovrebbe far vedere il Comune, proprietario sempre del 61%, ma che continua invece a essere nascosto.

Grazie a Marconi, allora, vediamo disegni diversi da quelli che avevamo finora. Sappiamo che nella fase uno i posti barca saranno 145 (69 da 8 metri, 10 da 10, 26 da 12, 21 da 15, 6 da 18, 4 da 21, 5 da 25, 2 da 30 e 1 ciascuno da 40 e 50) e verranno sistemati in parte nell’attuale banchina di sottoflutto del moletto Pamphili e in parte proprio di fronte a circoli e cantieri, nel cosiddetto “pontile di riva”, quindi nella “testata” del moletto della piccola pesca, nella zona sottostante ai ristoranti e fino a dove si trovano ora gli aliscafi, con lo spostamento di parte delle 72 paranze, mentre ulteriori spazi saranno recuperati verso la punta del molo. A proposito della zona sotto i ristoranti – per capirci – è quella dove secondo il progetto definitivo doveva sorgere una strada che con questa soluzione sparisce.

La fase due, invece, porterà a 558 posti per il diporto (64 da 8 metri, 183 da 10, 22 da 12, 101 da 14, 5 da 15, 107 da 16, 75 da 18, 2 da 30, 1 da 40 e 1 da 50)  e quelli in più rispetto alla soluzione precedente si ricaveranno partendo con un pontile centrale da quello “di riva” dal quale si dipaneranno altri otto pontili mobili.

La fase tre non c’è, ma sarebbe – ormai solo teoricamente, stando alle carte – quella del completamento del progetto per il quale si è ottenuta la concessione. Come si procede? La Capo d’Anzio non ha strade diverse dall’iniziare da questo progetto diciamo di emergenza. Perché la società non ha soldi, deve ripianare i debiti con urgenza o porta i libri in Tribunale. Il sindaco – che continua a tacere con i cittadini, a dire in assemblea della Capo d’Anzio una cosa e in consiglio comunale un’altra – sa che allo stato la situazione è questa. Può procedere come meglio ritiene, ma si ricordi che il 61% non è suo ma della città. Che ha il diritto di essere informata.

Porto, il sindaco ormai naviga a vista

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Abbiamo la conferma. All’assemblea della Capo d’Anzio c’era, sia pure al telefono, ha votato, ma poi le carte sono tra quelle che gli capita di non vedere. Il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, ormai meglio conosciuto come “non lo so”, sul porto in consiglio comunale aveva fatto inversione a U. Lì sapeva eccome, peccato non ci fosse lo streaming perché oggi tutti potrebbero rivederlo: “Io lo so cosa vuole fare Marconi, il porto a pezzi, ma io ho un’idea diversa e adesso che abbiamo l’intera concessione rifaremo il bando di gara”. Marconi è l’ingegnere che rappresenta il 39% della Capo d’Anzio ovvero Marinedi. Il sindaco ha parlato di precisa “strategia”, ma solo un mese e mezzo prima aveva avallato tutte le scelte della società. Sulla base delle quali il presidente Luigi D’Arpino – che si dice prossimo alle dimissioni – e lo staff di Marinedi sono andati avanti. Un percorso, fra l’altro, iniziato quando si è chiesto di invertire il cronoprogramma alla Regione.

Ebbene dopo quel consiglio comunale e la “parola d’onore” che entro ottobre avrebbe richiesto le quote a Marconi secondo i patti parasociali, adesso il sindaco ci ripensa di nuovo. Si dice negli ambienti che “non sapesse” che la Capo d’Anzio o inizia a fare cassa o fallisce. Il socio privato – che per la continuità dell’azienda firmerà la fideiussione con la Banca popolare del Lazio – ha chiarito a Bruschini che può fare tutte le gare che vuole e anche avviare l’azione (per “strategia” non fatta prima) di riprendersi le quote, ma che l’unico sistema per andare avanti oggi è quello di rendere operativa la Capo d’Anzio. O consegnare i libri in Tribunale.

E il sindaco – che ormai, evidentemente, sul porto naviga a vista – ha annuito.

La domanda è sempre la stessa e comprende un po’ tutte quelle fatte, nel corso dei mesi, su questo spazio: serve chiarezza.

Il sindaco la deve non a chi scrive, ma ai cittadini che rappresenta e sono proprietari del 61% della Capo d’Anzio. Per questo lo spazio continua a essere a disposizione. Come e quando vuole.

Porto, Capo d’Anzio al fallimento. Corsa contro il tempo

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La verità viene a galla. A fatica, dovendo passare per visure camerali perché la trasparenza non è di questo Comune e tanto meno della controllata “Capo d’Anzio”, ma alla fine si arriva al risultato. Che è di una semplicità disarmante: la società che deve realizzare il nuovo porto è al fallimento e l’unica strada per non ricapitalizzare o portare i libri in Tribunale è quella di ridurre a meno di un terzo del capitale sociale le perdite nell’esercizio 2014.

Ecco la verità, emerge dal bilancio 2013 pubblicato integralmente nei giorni scorsi sul sito della Camera di commercio ma che – da cittadini “proprietari” del 61% della Capo d’Anzio – dovevamo conoscere molto prima. La società si gioca le ultime carte, “porta a nuovo” la perdita di bilancio accumulata nel 2013 pari a 257.572 euro e arriva a debiti totali per 1 milione 673.762. Ai quali vanno aggiunti quelli dell’esercizio in corso, destinato nelle intenzioni dell’assemblea dei soci al rilancio della Capo d’Anzio.

O al suo fallimento.

E’ tra le carte della nota integrativa, delle relazioni del revisore e del collegio dei sindaci, dal verbale dell’assemblea alla quale il sindaco risulta “in collegamento telefonico” che si capisce ciò che andiamo dicendo e chiedendo da mesi. E’ da quelle che carte che si comprende l’ultimo bluff di Luciano Bruschini in Consiglio comunale, quando dice che Marconi può anche accomodarsi. Lo dice dopo aver preso la concessione totale, è vero, ma dimenticando o forse “non sapendo” quello che è nero su bianco nei verbali e nel bilancio della Capo d’Anzio. Che ha una sola strada se non vuole ricapitalizzare – e il Comune non ha i soldi per farlo – o fallire. Il secondo punto dell’assemblea del 21 luglio è “Deliberazioni ex articolo 2446 codice civile”. Quello che afferma che se hai perdite superiori al capitale sociale o le riduci entro l’anno dopo o ricapitalizzi o chiudi. Il presidente Luigi D’Arpino sceglie, inevitabilmente, la prima strada: “In considerazione dell’avvio imminente delle attività operative susseguenti alla consegna delle aree del 2 luglio 2014 – che consentiranno di conseguire i primi ricavi con l’obiettivo, a fine 2014, di coprire anche parzialmente le perdite anzidette – propone ai soci di rinviare a nuovo la perdita (…) affinché eventualmente gli stessi attivino relativi adempimenti necessari a ridurre a meno di terzo la perdita”.

LE MODALITA’

Il sindaco era al telefono, è vero, e magari la relazione sulla gestione è “tra le tante carte che mi capita di non leggere” – come disse sul parere che confermava l’incompatibilità di Placidi, ma come uscire dal fallimento è scritto lì. La gestione “si è incentrata principalmente nel ripianificare l’intera operazione per trovare percorsi alternativi che consentissero la realizzazione dell’investimento”. Così “con il supporto del nuovo socio Marinedi, si è proceduto a rivedere il progetto complessivo per introdurre una nuova modalità di realizzazione per fai che, riducendo il fabbisogno finanziario iniziale, consenta l’avvio del nuovo porto turistico di Anzio”. La conferma a quello che si sostiene da tempo e che fino a qualche mese fa lo stesso sindaco aveva affermato arriva nelle righe successive: “Il nuovo piano aziendale prevede l’avvio della gestione del bacino attuale, a seguito di un investimento iniziale ridotto alle sole infrastrutture amovibili per consentire l’ormeggio di circa 190 imbarcazioni; con l’avvio delle attività operative, potranno consegnarsi ai prenotatari i primi posti barca destinati a Dolt (il diritto di ormeggio a lungo termine, ndr) incassando i relativi importi e in tal modo finanziando l’avvio della seconda fase”. E cosa prevede questa seconda fase? E’ scritto sempre lì, ma nessuno finora ce lo aveva detto: “Ampliamento del bacino portuale attuale, secondo la configurazione prevista nel progetto definitivo, per ospitare sino a circa 580 posti barca e relativi servizi a terra e a mare. Ultimata la seconda fase, in considerazione anche dell’andamento del mercato e cercando di apportare migliorie tecnologiche e ambientali al progetto, si procederà alla terza fase che prevede il completamento del progetto definitivo”. Questo è nero su bianco, mentre il 30 settembre il sindaco in consiglio comunale ha sconfessato l’assemblea alla quale – sia pure per telefono – era presenta anche lui. Nel capitolo relativo ai fattori di rischio “si ritiene che con l’avvio delle attività operative e i primi incassi che si prospettano nell’esercizio corrente potrà essere superato”. E senza? E se non si va più “a pezzi” come ha detto il sindaco e si torna alla gara? Si fallisce… Perché le previsioni messe a bilancio sono quelle e “gli amministratori ritengono che per effetto della rimodulazione e rilancio dell’iniziativa” si possa superare la crisi. Altrimenti no. E lo si deve – dovrebbe fare – “in base al piano economico finanziario approvato nel dicembre 2013”. Piano che quindi esiste – finalmente ne veniamo a conoscenza – ma del quale i cittadini non sono stati messi al corrente. Nonostante siano “proprietari” del 61%

I REVISORI

La sottoscritta rinnova l’impegno auspicando un’immediata copertura finanziaria mediante apporto finanziario dei soci”. Lo scrive Patrizia Cudoni, revisore legale della società. Si riferisce a quanto aveva già suggerito il collegio sindacale l’anno precedente. Ma dice anche altro, facendo propria la relazione con la nuova modalità di realizzazione, il numero di posti barca previsti e quant’altro: “Su tali iniziative gli amministratori hanno ritenuto opportuno redigere il bilancio nel presupposto della continuità aziendale”. Anche il collegio dei sindaci prende atto della relazione, dei nuovi sviluppi, ritiene che portare a nuovo l’ulteriore perdita sia “conforme al dettato normativo” ma auspica “una immediata copertura mediante ripatrimonializzazione con apporti finanziari dei soci”.

LE CURIOSITA’

Tra i debiti della società a dicembre 2013 ci sono ancora 143.378 euro del progetto “Life” i soldi del quale – è stato ammesso in consiglio comunale – arrivati dall’Unione europea, sono stati spesi per altro. Ci sono, inoltre, debiti verso i componenti del consiglio d’amministrazione per 82.356 euro. Quando Luigi D’Arpino dice che fa il presidente gratis è vero, nel senso che non percepisce il rimborso previsto ma questi è regolarmente iscritto a bilancio per lui come per gli altri che prima o poi dovranno averlo, salvo rinuncia. Non c’è traccia, invece, segno che è stato proposto ma mai attuato del “prestito a titolo fruttuoso” di 200.00 euro che il socio privato aveva fatto mettere a verbale lo scorso anno.

IL QUADRO

E’ forse conoscendo questa situazione e il bilancio che la Banca Popolare del Lazio ha spinto per la nuova fideiussione. Se davvero l’opera fosse pronta a partire e ci fosse qualcuno interessato al nuovo bando annunciato dal sindaco, gli ormai circa 900.000 euro dovuti all’istituto di credito non sarebbero un problema di fronte a più di 100 milioni di investimento. Invece quello che emerge è una sostanziale incertezza e l’assoluta necessità di incassare – i canoni demaniali, gli affitti dei 190 posti, le 25 prenotazioni e tutto il possibile – per ridurre il debito ed evitare di ricapitalizzare (cosa che il Comune non è in grado di fare) o portare i libri in Tribunale. Alla Capo d’Anzio, comunque, sembrano “dimenticare” sia l’accordo di programma sia l’atto d’obbligo con il Comune. E’ altrettanto evidente che la società si è mossa, anche con le lettere ai concessionari, la ricerca di personale, i bandi, sulla base di quel pianto. Ne deriva che quanto ha affermato Bruschini in consiglio comunale non solo è una clamorosa inversione di tendenza o “strategia” precisa rispetto a quanto sostenuto prima, ma è a dir poco difficile da realizzare. Forse il socio – in quanto a strategia – è stato più lesto del primo cittadino, al punto di far mettere nero su bianco quali erano le novità della Capo d’Anzio “con il supporto di Marinedi”.

Siccome il sindaco spesso “non sa”, sono a sua disposizione bilancio e relazioni che comunque dovrebbe avere, a meno che in Comune abbiano fatto qualche brutta fine. L’invito è a rileggere in particolare le pagine 16, 18 e 24.

Porto, come nulla fosse. E la confusione continua

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Sorprendono le dichiarazioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’arpino, che come se nulla fosse accaduto in questi giorni continua a parlare del nuovo porto. Il presidente è persona intelligente, ha amministrato, sa bene che nulla è come prima dopo due fatti. Il primo è relativo alle dichiarazioni del sindaco in Consiglio comunale e alla sostanziale sconfessione di quanto fatto finora da D’Arpino e dall’amministratore delegato, Enrico Aliotti. L’idea di un porto “a pezzi” – usiamo le parole del sindaco che è anche azionista di maggioranza – non va più bene. Si farà una nuova gara per la realizzazione dell’intero progetto. Siccome è difficile immaginare che D’Arpino e Aliotti – il primo indicato dal Comune, il secondo da Marinedi ovvero Renato Marconi – abbiano agito senza sentire i rispettivi proprietari delle quote, è evidente che ormai il sindaco la pensa in maniera diversa dal “suo” presidente.

Il secondo – e D’Arpino nell’intervista se la cava come il sindaco, cioè dicendo di non sapere – è che l’1 ottobre non è successo nulla di quanto la Capo d’Anzio con logo Marina di Anzio ha scritto ai concessionari. Nessuno si è spostato (parliamo degli ormeggiatori) e pochi hanno firmato. Anzi, più di qualcuno si è rivolto a un legale.

Attuare certi processi non è semplice, ma chiaramente qualcosa – l’ennesima – non quadra in ciò che è stato messo in piedi.

In tutto ciò nessun cenno alle tensioni della riunione con gli ormeggiatori in Comune, tanto meno alle vicende che restano aperte sul piano finanziario dell’opera o sulla “virata” del sindaco. A meno che, procedendo come si fa ormai da anni per tentativi ed errori, D’Arpino non sapesse delle intenzioni di Bruschini e avalli, oggi, la sua posizione.

La confusione continua.

Porto operativo (?!) in vendita a Genova, ma non sappiamo quale…

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Lo indicano tra i “marina” operativi. E con l’intera rete si sono presentati a  Genova dove – si legge testualmente su facebook la Capo d’Anzio S.p.A. e la Marina di Capo d’Anzio stanno ottenendo uno straordinario interesse tra il pubblico del salone nautico . Siamo passati dal “tanto non si farà mai” dello stand di Italia Navigando, qualche anno fa, alla falsa indicazione di un porto operativo che tale non è. Soprattutto, cosa sta proponendo il socio privato della Capo d’Anzio a Genova? L’interesse è basato su quale proposta?

Perché ormai siamo alla farsa su quanto avviene intorno al progetto della Capo d’Anzio. L’ingegnere Renato Marconi doveva essere già in Liguria mentre il sindaco, Luciano Bruschini, annunciava in consiglio comunale che l’idea del Comune è una e quella del privato è un’altra. E che si farà come dice il Comune, il quale voleva la concessione totale e adesso che l’ha ottenuta si riprenderà le quote un tempo di Italia navigando e poi di Mare 2 spa quindi Marinedi ovvero dello stesso Marconi.

Peccato non essere a Genova per sentire dal vivo cosa si dice di Anzio e se il porto – che è nelle condizioni a tutte note – viene “venduto” o meno, se è inserito o non nelle promozioni che fa il gruppo rispetto ai transiti e alla formula “Qui e là”…

Serve chiarezza, lo ripetiamo, e non c’è. Anzi, dopo l’uscita del sindaco, il rapporto da chiarire con il privato, la fideiussione in bilico se Marconi non la firma, le tensioni delle quali si parla tra il presidente D’Arpino e gli ormeggiatori nel corso dell’ultimo incontro in Comune, la situazione ha finito di ingarbugliarsi.

Porto, tutto cambia. Anzi no. Improvvisando

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Tutto cambia affinché nulla cambi. Quello che ci insegna il Gattopardo è più che mai attuale ad Anzio, dove sulla vicenda porto è ormai vero tutto e il suo contrario. Proviamo a fare ordine: Marina di Capo d’Anzio – ci spiegano che il “brand” è questo… – scrive ai concessionari e li invita ad assumersi la responsabilità della propria attività in questo periodo. Agli ormeggiatori, però, scrive di più: aree da liberare entro il 30 settembre. L’idea di fondo è chiara: gestire gli spazi attuali degli ormeggiatori per incassare soldi e risanare la società, unendo a questo anche i canoni degli altri concessionari. Lo “sfratto” – anche se tecnicamente non è tale – è firmato da Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, e da Enrico Aliotti, amministratore delegato della stessa società per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi ovvero Renato Marconi. Non importa l’accordo sottoscritto in passato dagli ormeggiatori.

La strategia della società – meglio, di chi formalmente la rappresenta – fino a qualche giorno fa era chiarissima: gestire ciò che si poteva, andare avanti “a pezzi” come il 30 settembre ha affermato il sindaco in consiglio comunale. Lo stesso Luciano Bruschini ha detto che Marconi può pure accomodarsi, che la maggioranza ce l’ha il Comune e si fa come dice lui, che l’obiettivo era quello di avere la totale concessione e che adesso che c’è si procederà con una nuova gara. Per questo non aveva mai dato corso alla richiesta di restituzione delle quote dopo che Italia Navigando prima e Marconi poi non avevano trovato i fondi previsti dai patti parasociali entro un anno. Adesso lo farà e si è impegnato – dando la sua parola d’onore – a dar corso alla richiesta entro ottobre.

Di più, il sindaco ha detto che non era a conoscenza – d’altro canto, non sa mai niente… – della lettera agli ormeggiatori e che li aveva ricevuti e tranquillizzati. Il giorno dopo in tal senso ha diffuso anche un comunicato.

Tutto bene, evidentemente, al punto che gli ormeggiatori sono rimasti lì, Aliotti e D’Arpino non hanno battuto ciglio e sono rimasti al loro incarico come nulla fosse, dopo aver lavorato mesi a questo passaggio che era semplicemente gestionale, in attesa di tempi migliori. Delle due l’una: o sono d’accordo con l’inversione di tendenza del sindaco e gli sta bene che per gli ormeggiatori – ad esempio – non cambi nulla o non lo sono ma preferiscono restare al loro posto anziché dire: “Abbiamo lavorato per altro, lo sapevate tutti, grazie e arrivederci”. Chi vivrà vedrà, come per il porto del resto. Abbiamo capito che è così che si procede. Improvvisando.

Il porto che poteva già esserci, la chiarezza indispensabile

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La ricostruzione di Candido De Angelis rispetto alla vicenda porto, fatta ieri in Consiglio comunale, è fedele a quanto accaduto in questi anni. Non c’è alcun dubbio che se Anzio fosse stata trattata dalla Regione come Fiumicino e Formia oggi avremmo un porto realizzato. Alle prese con la crisi della nautica, certamente, ma operativo. I se e i ma non fanno la storia, però ricordare – come ha fatto l’ex sindaco – gli incontri con autorevoli personaggi dell’imprenditoria italiana nel settore e le aspettative che c’erano nell’ambiente, le trattative ai massimi livelli con l’allora amministratore di Invitalia Arcuri che controllava Italia Navigando e “messo lì da D’Alema”, serve a capire una storia travagliata. Giocata, spesso, lontano da Anzio.

La chiamano “politica” ed è grazie a quella che hanno bloccato – con pareri a soggetto – un porto che era fatto. Lo affermò in una lettera al Pd alla quale mai nessuno degli interessati ha replicato l’allora assessore regionale e oggi senatore Bruno Astorre in merito al famoso convegno al Lido Garda: “Chi veniva a Roma a chiedermi di bloccare l’opera si è distinto per una sola cosa: tacere“. Indicava nome e cognome di un autorevole esponente delle varie trasformazioni del Pd, personaggio ancora molto “sentito” da una componente del partito. Evito di nominarlo, con lui ho chiuso da tempo, come con  i politici che mettono l’arroganza davanti a tutto quando gli mostri l’evidenza.

Il porto era fatto, con un piano finanziario allora credibile e oggi inesistente. Sì, adesso che c’è la concessione di entrambe le aree si rischia di essere arrivati tardi o di dover cedere la società per la “spending review”. Intanto continuiamo a non sapere – nero su bianco – dove si trovano i soldi di quella che viene definita una “start up” dopo quattordici anni…

Peggio, si rischia che il socio privato che ci siamo ritrovati – sempre grazie alla “politica” pure trasversale – non firmi la fideiussione che invece ha deliberato il consiglio comunale perché il sindaco ha svelato la sua “strategia” e detto che il porto era e resta quello e per lui Renato Marconi può anche accomodarsi. E che si darà corso a quanto previsto dai patti parasociali: Italia Navigando e chi ne ha preso il posto non hanno portato i soldi entro un anno dalla concessione, le quote tornano al valore nominale al Comune.

Lo sosteniamo dal primo momento, ribadendo la necessità che le quote siano del Comune e che questi decida se e come procedere anche in caso di eventuale cessione della società. Il sindaco – dice per precisa scelta – finora la pensava diversamente e dava a Mare2/Marinedi/Marconi ampia carta bianca.

Ora, l’ingegnere deve andarsene e non ci piove, può avere tutti i difetti di questo mondo, non ci sarà simpatico, ma è chiaro che adesso reagirà. Al suo posto, dopo l’inversione a U di Bruschini, chiunque farebbe la stessa cosa. E senza la fideiussione – che va firmata da entrambi i soci – la banca passerà agli atti esecutivi. Ci saremo levati di torno (forse) Marconi ma avremo un problema di non poco conto se come ha detto il sindaco replicando a De Angelis quella fideiussione “l’avresti portata così in consiglio se oggi fossi stato qui al mio posto”. Cosa succede senza? I se e i ma non fanno la storia, per questo continuiamo a chiedere una sola cosa: chiarezza.

Porto, il gioco a chi è più furbo e gli insostenibili “non so”. Benservito (?) a Marconi

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

C’è voluta la discussione in consiglio comunale sulla fideiussione a favore della Banca Popolare del Lazio sul debito contratto dalla Capo d’Anzio per sapere, finalmente, qualcosa in più sul progetto del nuovo porto. Il sindaco, dopo mesi di silenzio, ha svelato qualche “mistero“, ha confermato la poco piacevole abitudine dei “non so” negando persino l’evidenza, ha continuato a non rispondere a qualche perplessità neanche sollecitato – in questo – dall’opposizione.

Primo punto: il porto resta quello, sarà pubblico e Renato Marconi o ne prende atto e restituisce le quote sulla base dei patti parasociali o si andrà “in Tribunale e deciderà un giudice, era ed è importante mantenere operativa la società“. E’ stata – lo ha pubblicamente detto il sindaco – “una strategia“. Già perché Bruschini non ha mai dato corso all’ordine del giorno del 2012 votato all’unanimità per riprenderci le quote di Italia Navigando poi passate a Mare 2/Marinedi e cioè Marconi senza che queste trovassero i soldi a un anno dalla concessione, poi ha votato contro la delibera che lo impegnava a riprendersele e oggi “liquida” l’ingegnere: “Lui ha un’idea, noi un’altra, se è d’accordo bene altrimenti pazienza, noi siamo la maggioranza della società e andiamo avanti“. Arrivederci e grazie. Cosa che non ha detto prima perché “non mi fido più di nessuno, non so chi ha rapporti con Marconi, quindi ho preferito tacere“. Non solo, con questa “strategia” il sindaco ha ottenuto il suo obiettivo- è stato sempre lui ad ammetterlo – cioè la totalità della concessione e oggi la realizzazione dell’opera è più appetibile in una nuova gara per la quale sarà presto pubblicato il bando. “Sarà come prima” – ha confermato Bruschini, dicendo pure che è solo invertito il cronoprogramma. Nessuno gli ha chiesto se sono confermate anche le opere pubbliche previste dall’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio o se la base di gara sarà ridotta come si dice. Perché se nessuno si è fatto avanti nel 2013 con una base di 193 milioni è difficile che altri lo facciano oggi, a meno che la “strategia” non preveda ancora altro…

Da Bruschini – che ha tenuto con il suo predecessore Candido De Angelis un lungo dialogo come se la vicenda riguardasse solo loro – abbiamo appreso anche di non aver sbagliato sinora su diverse questioni. La prima era – ed è, supponiamo – l’idea di Marconi di procedere “a pezzi” e di fare cassa. Soluzione che Bruschini sostiene di non condividere e che, dobbiamo dedurre, ha fatto parte del suo disegno. La seconda è che non c’è un piano finanziario alla base della nuova fideiussione – illegittima secondo il Pd perché la Capo d’Anzio tutto è fuorché una “start up” dopo 14 anni… – e che la restituzione dei 60.000 euro al mese alla Banca Popolare del Lazio, dopo il fallimento di due piani di rientro, si farà con i soldi dei canoni demaniali. Le procedure messe in atto finora, altra conferma a ciò che andiamo chiedendo da tempo, sono servite a portare la società a fare “cassa” perché il debito aumenta anno dopo anno. Il resto? I 25 posti prenotati, il Consorzio al quale ha lavorato Marconi per reperire imprese, l’avvocato “porta a porta” a far firmare i contratti, il prestito di 200.000 euro “a titolo fruttuoso” di Marconi alla Capo d’Anzio? Abbiamo scherzato, evidentemente.

Ma il piano finanziario? Ha provato a chiederlo Cristoforo Tontini, liquidato appunto con la vicenda dei canoni. Il resto dei soldi? “Chi vince la gara si accollerà le spese sostenute fin qui. Se poi andrà male potremo sempre vendere una società che oggi a mio parere vale almeno 10 milioni di euro“.

Spese di Marconi e del suo studio comprese, immaginiamo, perché l’ingegnere che intanto inseriva nella sua Marinedi – la rete dei porti del Mediterraneo – anche il “Marina di Capo d’Anzio” non starà certo a guardare dopo essere stato liquidato in questo modo e dopo aver provveduto a una serie di lavori per conto della società. Già, pensavamo che Marconi facesse il furbo registrando il sito a suo nome, creando il nuovo logo, invece Bruschini è pronto a riprendersi le quote e  a fare causa. Anzi, se l’ingegnere voleva fare il furbo, il sindaco lo è stato più di lui alla luce di quello che si è sentito in Consiglio. Vedremo se dopo aver ignorato l’ordine del giorno unanime sulle quote pubbliche ora Bruschini rispetterà l’impegno e la “parola d’onore” data alla minoranza di De Angelis per riprendersi il 39% avviando la procedura “entro ottobre“.

Tutto questo dopo aver ignorato – arrivando spudoratamente a negarne l’esistenza durante il dibattito  – l’esistenza di due pareri legali che lui stesso ha fatto chiedere allo studio Cancrini. Il primo sul da farsi con Italia Navigando/Marconi quando sono state trasferite le quote della società pubblica alla Mare 2 spa dell’ingegnere (e dove si consigliava già due anni fa, quando di fideiussione non si parlava ancora, un arbitrato), il secondo sullo scenario in caso di vendita delle quote stesse. Come al solito Bruschini “non sa” – questo ha detto a De Angelis – eppure ci sono addirittura determine dirigenziali che pagano quei pareri… E il sindaco rasenta il ridicolo quando dice di ignorare la lettera agli ormeggiatori e afferma “l’ho letta solo questa mattina…” Per piacere! Dobbiamo fidarci della parola d’onore però, magari vale più della volontà unanime del Consiglio comunale.

Intanto dopo mesi sappiamo qualcosa in più di un percorso tortuoso e di una strategia messa in atto all’insaputa di tutti. Ha fatto bene o male il sindaco? Da un primo cittadino ci si aspetta chiarezza, sempre. Ecco perché ribadiamo che la città merita risposte certe ed è bene che si faccia chiarezza sull’aspetto societario – perché da domani Marconi rischia di diventare un “nemico” e non un semplice socio di minoranza, Italia Navigando dovrebbe insegnare qualcosa  – e su quello finanziario. Anche qui, non si può liquidare la questione dicendo “a fare le cose con i soldi sono bravi tutti, è farle senza che è difficile“. Non parliamo di comprare una casa, ma di realizzare o meno l’impresa che dovrebbe rilanciare Anzio. Senza sotterfugi, strategie, imbarazzanti quanto insostenibili “non so“, fideiussioni per una “start up” costituita nel 2000  e priva di un piano finanziario degno di tale nome. No, così il rischio è di finire di incartarsi. L’ultima cosa che serve al porto e alla città

Porto: quello che la società ha provato a “nascondere”, i dubbi che restano

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Formalmente è ineccepibile: il rapporto è tra Regione Lazio e Capo d’Anzio, concessionaria del porto, quindi l’inversione del cronoprogramma e la consegna delle aree – avvenuti rispettivamente ad aprile con una determinazione della direzione regionale territorio e urbanistica e all’inizio di luglio con la firma di un verbale – rientrano nel rapporto in essere. Quello che scopriamo è altro. Ciò che la “Capo d’Anzio”, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio (con questo logo e intestazione ha presentato i progetti in Regione), ha provato a nasconderci. Apparentemente senza motivo, perché se uno vuole realizzare un’opera del genere e se il 61% è in mano al Comune ovvero ai cittadini, non c’è proprio nulla da nascondere. O forse sì, perché a leggere le carte sorge qualche altro dubbio rispetto a ciò che intende fare la società ma abbiamo – finalmente – anche qualche risposta che il sindaco – in rappresentanza di quel 61% – si ostina a non dare.

Quello che sappiamo, intanto, è che il collegio di vigilanza e controllo previsto dall’accordo di programma si è riunito almeno una volta. Il 4 febbraio scorso, infatti, ha dato parere favorevole alla proposta di invertire il cronoprogramma. Sappiamo anche – è nero su bianco – che la Capo d’Anzio avrà ulteriori 12 mesi per “l’ultimazione dei lavori”. Dalla concessione a oggi sono trascorsi tre anni, ne restano altrettanti per terminare. Primo dubbio: ce la faranno?

Viene da chiederselo perché l’inversione – sulla carta – prevede l’impegno del concessionario “a voler rispettare tutti gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’atto di concessione in parola”. Nella consegna delle aree è specificato ancora meglio che la Capo d’Anzio “è tenuta al rispetto di tutto quanto previsto nell’atto di concessione”, ovviamente che dovrà dragare i fondali “come previsto dall’accordo di programma, parte integrante dell’atto di concessione”, ma soprattutto che “i lavori di realizzazione delle opere previste nel progetto definitivo approvato e riportato nell’atto di concessione e nell’accordo di programma procederanno secondo il nuovo cronoprogramma”. Sì, avete letto bene: opere previste nel progetto definitivo. Forse è questo che volevano “nasconderci”. Tra le opere – fra l’altro – c’è una strada al di sotto della banchina che sbuca in piazza Garibaldi. C’è la “torre di controllo” per la Capitaneria tanto che – forse conoscendo le italiche abitudini – la Guardia costiera ha fatto escludere dalla consegna la base di Riviera Zanardelli fin quando non ci sarà la “torre”.

Ci sono, inoltre, i rapporti con i concessionari attuali per i quali la Capo d’Anzio “procederà secondo quanto sottoscritto nell’atto di concessione (…)” al quale sono allegati i verbali d’intesa. Non si può fare diversamente, anche se la società ci sta provando.

IL RETROSCENA

Va fatto un passo indietro. Intanto alla lettera che con il nuovo logo (deciso da chi? Quando?) viene spedita alla Regione Lazio il 3 e protocollata il 7 febbraio 2014. Scopriamo che nel chiedere la consegna delle aree per invertire il cronoprogramma la società “ha deciso di gestire direttamente le attività oggetto di concessione, avvalendosi dell’esperienza, della professionalità e del know how del suo socio operativo Mare 2 spa” (poi divenuta Marinedi nella proprietà del 39% delle quote, ma tanto il padrone è sempre lo stesso) con quest’ultimo che “al fine di recuperare il tempo trascorso ha attivato la propria struttura per la predisposizione della progettazione esecutiva e per il supporto finanziario necessario, escludendo la previsione di nuova finanza pubblica”. Altro passo indietro: luglio 2012, il consiglio comunale di Anzio vota all’unanimità di riprendersi le quote allora di Italia Navigando e di lì a poco di Mare 2 spa. Il sindaco non dà corso a quella decisione, anzi un anno dopo – e in presenza di un parere legale che da quanto emerge indica la strada di un arbitrato con il privato – viene redatto “il nuovo piano dell’operazione” – come si legge nella relazione che l’amministratore delegato di Capo d’Anzio, Enrico Aliotti, trasmette alla Regione. Piano che viene “definitivamente approvato, dopo diversi incontri di approfondimento e verifica, in sede di consiglio di amministrazione e assemblea dei soci il 19 dicembre 2013”. Piano del quale la città non è mai stata messa a conoscenza e che prevede – così scrivono il presidente Luigi D’Arpino e lo stesso Aliotti sempre il 7 febbraio alla Regione: “l’attivazione di una gestione provvisoria”. Quella attuale, di fatto. E’ il 25 marzo quando sempre in Regione ci sono D’Arpino, il sindaco Luciano Bruschini e a rappresentare Mare 2 spa direttamente il regista dell’operazione, Renato Marconi. Nello scarno verbale redatto si legge che il sindaco “illustra lo stato della concessione a tutt’oggi e ribadisce il proprio parere favorevole alla proposta della Capo d’Anzio”. Marconi, invece “passa a illustrare le varie fasi di realizzazione delle opere, ribadendo che è intenzione della Capo d’Anzio di rispettare il nuovo cronoprogramma e realizzare le lavorazioni previste nell’accordo di programma e nella concessione assentita”. Insomma, il porto – e questo lo ha sempre detto anche Bruschini – resta quello, con tutte le opere previste. Solo che si parte dall’interno. E che nel cronoprogramma di 36 mesi spuntano – ecco l’altra risposta che otteniamo – i famosi “pontili mobili” che a dire il vero nel progetto definitivo non c’erano. In Regione se ne è accorto qualcuno? Forse gli altri costavano troppo…

I REBUS

In tutto questo manca un piano finanziario degno di tale nota. Deve essere tra i documenti ancora “nascosti” del “Marina”. Addirittura manca a supporto della richiesta di nuovo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio. Dobbiamo andare, allora, per ipotesi e voci. Nel primo caso sembra evidente che la Capo d’Anzio con la “gestione provvisoria” voglia incamerare i canoni, affittare i pontili mobili, prendere i soldi dei 25 posti prenotati, sistemare qualche debito e partire. Dove si trovano i fondi per l’escavo, per pagare i 50.000 euro al mese alla banca e quanto altro – comprese le opere previste dal progetto definitivo – nessuno ce lo dice. Le voci, allora: un gruppo russo, anzi uno del Kuwait, un’azienda che vuole l’esclusiva sulle crociere o una turca dietro l’angolo. Cosa c’è di vero? Ed entrerebbero attraverso cosa? Una cessione della Capo d’Anzio con lauta liquidazione al socio privato che ha fatto una serie di progetti e chiederà di essere pagato?

E dov’è il bando per una nuova gara della quale si parla con insistenza? Ricordiamo poi che esiste un atto d’obbligo tra Capo d’Anzio e Comune e che questo – con tutta una serie di opere – faceva parte del precedente bando di gara. Lavori per circa 50 milioni di euro che hanno scoraggiato a partecipare. Sono stati tolti? E in quale atto formale si dice che l’atto d’obbligo non c’è più?

Infine le prescrizioni inserite nell’accordo di programma: sono state ottemperate o non? Ad esempio il modello tridimensionale per lo studio delle correnti o quanto chiesto dalla Soprintendenza per i beni archeologici… 

Ma sì, alla fine il porto inizierà perché ormai siamo stanchi di aspettare, perché Bruschini ne ha fatto una questione di principio dopo essersi speso con la Regione Lazio a lungo, perché Marconi non ha preso le quote della Capo d’Anzio per cambiare aria. Basterebbe essere chiari, almeno finché quel 61% apparterrà ai cittadini.

Porto, avanti spediti. Senza soldi

marinedi

La Capo d’Anzio, meglio ormai Marina di Capo d’Anzio, va avanti spedita e pubblica gli idonei per il ruolo di personale front desk e manutentori ormeggiatori. Al tempo stesso fa sapere anche che si sta costituendo un albo dei fornitori.

Il porto è prossimo, insomma, peccato nessuno ci dica dove sono i soldi per farlo e che il 30 settembre si chieda al Consiglio comunale di votare una fidejussione per garantire l’ennesimo piano di rientro con la Banca Popolare del Lazio onde evitare gli atti giudiziari. Due, del resto, sono già falliti…

Nel piano predisposto si parla di 50.000 euro al mese per estinguere il debito entro il 2015, ma nessuno ci spiega dove saranno presi. Speriamo che prima di votare qualcuno in Consiglio comunale ponga il problema. E non solo della fidejussione – per la quale c’è qualche dubbio di legittimità, avendo la Capo d’Anzio bilanci in perdita da tre anni – ma dell’intera vicenda porto

Ripeto: si faccia pure il porto, ma finché – e purtroppo temo per poco… – il 61% sarà nelle mani del Comune, i cittadini hanno il diritto di sapere quello che sta succedendo. Invece si va avanti per sentito dire. E di fronte alle lettere ufficiali su carta intestata Marina di Capo d’Anzio mentre gli ormeggiatori sono agitati, i cantieri non battono ciglio. C’è tutto, in questa operazione, meno che chiarezza.  Ah no: manca pure un piano finanziario…