La “politica” gioca, il porto può attendere

darpenIl presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, ha confermato le dimissioni senza cedere alle “sirene” del sindaco e di quanti hanno cercato di farlo tornare sui propri passi. Non poteva farlo per le parole pronunciate, se non esponendosi alla peggiore delle figure. A lui s’è unito il dirigente del Comune Franco Pusceddu e presto la stessa cosa farà l’altro consigliere d’amministrazione di nomina pubblica, Mauro Fantozzi. Il Consiglio odierno – che il sindaco aveva chiesto di rinviare dal 15 gennaio a oggi – ha valutato alcuni aspetti legati al piano finanziario che consentirebbe di iniziare i lavori secondo il crono-programma approvato ormai due anni fa dalla Regione ma non ha potuto fare altro. Lo stesso sindaco era assente, impegnato a Roma, per “motivi istituzionali”. Forse legati allo stesso porto e alla politica locale (e non solo) che mai come adesso sembra essere interessata. A chi succederà a D’Arpino, Pusceddu e Fantozzi, attenzione, non al porto in sé…. Quello può tranquillamente marcire alle condizioni attuali, la “politica” troverà con chi prendersela. Per questo chi avrà la pazienza di proseguire oltre troverà un aggiornamento di quanto ho avuto modo di scrivere a marzo 2013, all’indomani della gara andata deserta. Prima di riproporre il pezzo di allora – pubblicato sulle colonne del Granchio – vediamo cosa ha fatto la “politica” in questi tre anni. Quali responsabilità ha avuto il sindaco, in primo luogo, quale socio di maggioranza e nel ruolo di primo cittadino.

DOPO IL BANDO

Cerchiamo di capire cos’è accaduto dopo la gara deserta, anzitutto. Marconi, divenuto nel frattempo socio di minoranza, ha suggerito e ottenuto l’inversione del crono-programma dei lavori. La Regione Lazio, mai così vicina (sembra proprio grazie al socio privato) l’ha accordata, il sindaco diceva al Consiglio comunale che aveva votato già per l’allontanamento di Marconi che gli serviva tenerlo “per la parte operativa”. Nel frattempo, a investimento invertito, si faceva un piano finanziario che avrebbe consentito alla Capo d’Anzio di iniziare “in house” i lavori: due fasi, poi se le cose fossero andate bene la terza, il raddoppio. A ottobre 2014, con le aree già concesse alla società, sempre in Consiglio comunale, Bruschini si impegnava “parola d’onore” a “cacciare” Marconi “entro fine mese”, ma nel frattempo sottoscriveva con lui la “road map” per confermare le decisioni assunte in assemblea e portate avanti – con modi discutibili, dirigisti, irriverenti e tutto quello che si vuole – da Luigi D’Arpino.  

sindacosfogo

Alla luce dei fatti il sindaco, che aveva il dovere di andare a spiegare agli ormeggiatori, per esempio, cosa significasse l’inversione del crono-programma, che doveva dire al Circolo della vela che era comunque garantito il posto che occupa ma con modalità diverse, ha fatto fare a D’Arpino il lavoro “sporco”. Ma sì, tanto quello è “guascone”. Solo che il presidente seguiva la linea dettata e il sindaco la smentiva, da ultimo con l’annuncio bando sì-bando no, prima dicendo agli interlocutori che su ciò che facevano il presidente e Bufalari – l’avvocato indicato da Marconi – comunque avrebbe deciso lui. Come ha deciso lui, contrariamente alle indicazioni del Consiglio comunale, di tenere nel cassetto il parere dello studio Cancrini secondo il quale a Marconi dovevamo fare causa subito, tre anni fa. Oggi sono soldi buttati. Così come il “controllo strategico” per dire che la Capo d’Anzio ce la dobbiamo tenere arriva come delibera in consiglio comunale, ma essendo proposta da Candido De Angelis si rinvia e non si approva più. Poi si fa un piano di razionalizzazione discutibile, nel quale ci si dimentica di dire che la Capo d’Anzio ha dei dipendenti. Del resto lo stesso sindaco aveva detto di “non sapere” che li avesse. Poi si bolla – lo fa il presidente su facebook – come “un’altra c…. dei comunisti” la proposta di ricapitalizzazione avanzata dal Pd che al contrario degli anni passati ha un atteggiamento che spinge per la realizzazione del porto. Si sistemerebbe quel “bacino interno” per il quale si è tanto battuto il centro-sinistra, ma va salvata la Capo d’Anzio prima.

E’ la politica…. c’era (e c’è) una maggioranza da tenere unita, così arriva la cordata che piace a un paio di consiglieri e rispunta il bando, alla faccia di una società che dopo la vittoria al Tar potrebbe iniziare i lavori. Certo, dicendo agli ormeggiatori che purtroppo è giunto il loro momento, che saranno ricollocati ma con meno pretese di quelle di prima dopo un ricorso che il sindaco aveva il dovere di evitare. Solo che la “politica” si oppone, così come quando D’Arpino si dimette la “politica” si preoccupa della successione – o della battuta sulla sua candidatura a vice-sindaco di chi scrive (!) – e non del porto. Ecco i nomi di Placidi, quelli di Zucchini, quelli che piacciono a Tizio e non a Caio, ecco la preoccupazione sul vertice di Bruschini con Danilo Fontana, Candido De Angelis e Marco Maranesi, lo spettro delle elezioni del 2018. Già, ma il porto? Pazienza, abbiamo aspettato tanto… La Capo d’Anzio da cedere? Macché, ci sono tanti esperti che ci indicano la differenza tra “controllata” e “partecipata” mentre domani potrebbe essere già tardi.

Ora c’è una fase di inevitabile stallo. Un investitore diverso da quello de noantri” messo insieme – si dice – con qualche sponsor politico, di fronte alle scene degli ultimi giorni scapperebbe a gambe levate.

Di questo passo privatizzeremo inevitabilmente, se la Capo d’Anzio non diventa operativa – ed è questione di ore, nemmeno di giorni – altro che porto pubblico. Forse è quello che si voleva davvero. Forse è il caso – se andasse così – che la Regione imponga all’Autorità portuale di prendere la concessione, liquidare Comune e Marconi, e mantenere il controllo pubblico.

E’ sicuramente il caso – infine – di andare in consiglio comunale e giocare, una volta per tutte, a carte scoperte, non ai giochetti della politica locale.

TRE ANNI FA…

Per chi ha la pazienza di proseguire, questo quanto ho scritto a marzo del 2013

In primo luogo le scuse di chi scrive. Per aver creduto e aver fatto credere ai lettori che il progetto del porto di Anzio fosse cosa fatta. Ci abbiamo messo la faccia e impegnato un giornale e lo abbiamo fatto perché mai – prima di questa iniziativa – avevamo visto le carte. Per anni ci avevano fantasticato di “Marine investimenti” e simili, qui il porto sarebbe stato della città. Per questo abbiamo difeso il diritto di Anzio a essere trattata come Formia e Fiumicino. Abbiamo sbagliato e prendiamo atto che questo porto, ormai, è irrealizzabile. Ma cerchiamo pure di capire quali sono state le responsabilità di rinvii, veti, azioni politiche fini a se stesse.

Nel 2005, prima di lasciare la presidenza della Regione, Francesco Storace poteva dare al Comune la “delega di funzioni”. Il sindaco era Candido De Angelis, il porto oggi ci sarebbe, ma si sa che l’ex primo cittadino e senatore uscente nei rapporti non è mai stato bravo e la risposta del presidente – ricandidato – fu sostanzialmente quella di aspettare il voto. Perché, del resto, far “crescere” troppo De Angelis che aveva già portato a casa il piano regolatore? Storace perse e andò a fare il ministro. Anzio? Ma sì… E cosa importava ad Andrea Augello e Francesco Aracri del raddoppio della Nettunense e della accessibilità al porto? Era fatto, finanziato ma non “impegnato”, c’erano le elezioni, i due assessori dell’allora potente An non si intendevano molto, così la politica decise di aspettare… Ora i due sono parlamentari, ad Anzio hanno preso i voti, poi che fa? Di quel progetto sono rimaste le briciole. Anzi la Regione guidata dal centro-sinistra con Bruno Astorre assessore ai lavori pubblici provò a dire che i soldi non c’erano. Salvo poi restituirli per non averli utilizzati. La politica… La stessa che dovrebbe dirci – Candido De Angelis da un lato e Giorgio Pasetto dall’altro – cosa è successo tra il 12 luglio 2006 e il 18 settembre dello stesso anno. Dopo la conferenza dei servizi di luglio il sindaco di allora ringraziò Marrazzo e la Regione, l’intesa era trovata, si poteva proseguire, due mesi dopo la doccia fredda e l’arrivo dei sacerdoti delle procedure sbagliate. Si parlava negli ambienti dell’avvento di Francesco Bellavista Caltagirone, quello di Imperia e Fiumicino, De Angelis e Pasetto vogliono dirci qualcosa? Sì, anche Pasetto, l’ex sindaco e “faro” della parte del Pd che più si è battuta contro il raddoppio del porto. Lui ha sempre detto di non entrarci nulla ma a chiamarlo in causa, nero su bianco, è stato proprio Astorre che sul porto impegnava i propri uffici a dire no che altrove (Formia e Fiumicino) erano sì. L’ha fatto dopo il famoso convegno al Lido Garda, spiegando come coloro che andavano a Roma a dirgli di fermare tutto in quell’occasione restarono in silenzio. Anzio? Ma sì… Pasetto è pagato dalla collettività per gli incarichi ricoperti in passato, Astorre dopo aver contribuito nell’ufficio di presidenza della Regione Lazio ad aumentare i fondi ai gruppi è stato promosso senatore dal Pd. Anzio? Pazienza. O veramente, come denunciò De Angelis dare un incarico specifico avrebbe significato il via libera al porto? Ce lo dicano.

A quel convegno c’era anche Esterino Montino – del quale dimostrammo la presenza di una sua “delegata” con un’attività sul lungomare di Fiumicino – colui che bloccò un accordo di programma che era solo da firmare perché le procedure erano corrette. Dopo aver fatto di tutto nel centro-sinistra ora è candidato sindaco a Fiumicino, la moglie è in Senato, il capo segreteria in Regione. Anzio, il porto? Ma sì… Questa è la politica. Nessuno ha mai chiesto agli esperti di Sabaudia chiamati dal Pd che citano studi degli anni ’90 e sentono il litorale minacciato dal nuovo porto di Anzio, per esempio, perché l’erosione già oggi ha fatto sparire la spiaggia. La politica… La stessa che dopo una serie di annunci non ha portato a conseguenze: il Comune non ha mai chiesto i danni ai vari Gaglioli, Caliendo e compagnia che davano pareri a soggetto a seconda di chi realizzava gli interventi. Si sa, in politica possono sempre servire. I danni? Pagheranno i cittadini di Anzio le perdite della società… E se De Angelis predicava nel deserto – nessuno di An in Regione se lo filava mentre il centro-sinistra metteva i piedi in testa ad Anzio – il dialogo di Bruschini non è che abbia prodotto molto. Anzi. La politica… Quella che ha imposto, grazie a Gianfranco Fini, prima Italia Navigando e poi un presidente come Baldassarre che De Angelis accettò quando, invece, pensava di affidare l’incarico a Giuseppe De Rita. La politica, quella dell’ex sindaco “con me o contro di me” e quella dell’attuale che rinviò la conferenza dei servizi in ragione del dialogo e si fece prendere in giro. Quella di chi, come la Polverini che oggi siede in Parlamento, ha impiegato cinque mesi per un accordo di programma pronto e un anno per la concessione. Anzio? Ma si… La politica di chi non ha sentito il dovere di preoccuparsi perché nell’operazione di scissione di Italia navigando Anzio restasse al carrozzone pubblico anziché finire a Renato Marconi. Quel progetto, in gara fino al 2010 avrebbe avuto un senso, davvero si sarebbe ripagato con i posti barca. Oggi non più. E che con il fallimento della gara e di conseguenza del porto viene meno anche quel progetto di città che doveva essere “mare, cultura e natura” ed è diventata “varianti, cemento e furberie”. Luciano Bruschini, la sua risicata maggioranza e quella degli ex si avviano a una fine ingloriosa, condita dalla storiella della sfiducia sì sfiducia no. Perché, alla fine, i consiglieri comunali del centro-destra del porto non si sono mai preoccupati. Ci sono prima cooperative e affini. E’ la politica… Poi ci si chiede perché il Movimento 5 stelle ha in Italia il seguito da record.

Finita l’era del centro-destra è giusto, a questo punto, che ci sia un’alternanza. Quella più accreditata è di Ivano Bernardone che a proposito del porto si è sempre battuto – con i suoi – per la riqualificazione dell’attuale. Benissimo. Il candidato sindaco ci eviti studi o varianti di salvaguardia tanto cari a chi – tra Anzio 2000 e Futura – è esperto in convegni che portano al nulla e dove gli stessi medici sono al capezzale da anni di un paziente moribondo. Bernardone ha il dovere di dire la verità e cioè che per fare il bacino attuale si deve cambiare il piano regolatore portuale o modificare in variante l’accordo di programma e dove intende trovare i soldi per la riqualificazione.

Aveva ragione Luigi Pirandello nelle “Sorprese della scienza”: la politica dibatte per anni, mentre il paese di Milocca resta al buio. Tradotto: per un altro lungo periodo ci terremo il porto così, gestito dai soliti noti, con servizi inesistenti e strutture al limite delle norme ovvero della sicurezza, dell’igiene e della salute pubblica. La chiamano politica…

I morosi che ignoriamo, l’efficienza per 3 euro…

Aspettiamo ancora di sapere chi fosse moroso davvero, al punto da configurarne la decadenza da consigliere comunale e assessore, e chi, invece, è stato tirato in ballo per un grossolano errore dell’ufficio politiche delle entrate del Comune di Anzio.

Il quale, apprendiamo dalla lettera che segue, sa essere efficientissimo in alcuni frangenti. Cosa che gli va riconosciuta, non v’è dubbio, anzi vorremmo che  fosse così per tutti. Da quando sono state spedite quelle lettere a consiglieri e assessori ritenuti morosi per sé o per società a essi collegate, non abbiamo più saputo nulla. Questo nonostante un solenne impegno assunto nello stesso, burrascoso, Consiglio comunale seguito alla pubblicazione della notizia: “Cinque o sei giorni…“. Sono passati mesi  e nel Comune 3.0 non riusciamo ancora a sapere chi e quanto deve pagare. Però ai neonati arrivano i tributi, giustamente.

Speriamo che prima o poi sapremo chi era stato raggiunto dalla lettera perché moroso e chi per errore, qual è la loro posizione, forse anche i nomi perché il Comune ha detto di non poterli dare (e parliamo di personaggi pubblici….), il garante della privacy ci ha rimandato al difensore civico regionale, il quale a sua volta ci ha rimandato a quello dell’area metropolitana di Roma. Attendiamo fiduciosi, intanto questa lettera spiega meglio di ogni altra cosa come funzioni il nostro Comune.

comunepiazzacbattisti

La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi

La celebre frase attribuita a B. Franklin «al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse» (frase da attribuire probabilmente a C. Bullock che già nel 1716 scrisse: «Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse») potrebbe essere il motto della città di Anzio. Come è noto, quando si nasce si acquisiscono diritti e doveri ai quali per qualche anno assolvono i genitori. Accade, così, che alla nascita di un figlio/a il primo obbligo per un genitore è la registrazione all’anagrafe comunale. Fin qui tutto nella norma. Senonché ad un mese dalla nascita mi viene recapitata una missiva da parte del Comune. In un primo momento – pur non risiedendo in un municipio che cerca di incentivare le nascite – pensi ad una possibile lettera d’augurio o a possibili informazioni su servizi utili per il nuovo/a arrivato/a. Apri la corrispondenza e al posto di quanto avevi immaginato trovi, invece, un F24 ed una cartella dell’Ufficio Tributi in cui, con estrema solerzia, ti viene ricordato che per i 18 giorni del 2015 in cui il tuo nucleo familiare è variato sei debitore per la TARI di ben TRE euro. Chiarisco subito: l’importo è giusto, dovuto ed è già stato pagato. Alcune riflessioni, però, sono inevitabili.

Come è noto: TA.RI, è l’acronimo di Tassa (Tariffa) sui rifiuti e, come è altrettanto noto, le tasse si corrispondono per uno specifico servizio erogato dall’amministrazione pubblica. La prima considerazione riguarda la raccolta dei rifiuti. Con la stessa solerzia con cui è stata richiesta la “ragguardevole” somma, sarebbe stata gradita una contestuale comunicazione del tipo: “oltre al giorno canonicamente fissato, Lei potrà conferire i rifiuti indifferenziati (es. pannolini) anche nei giorni …”; ma di un simile avviso nessuna traccia. Troppo complicato, forse. L’attivazione di questo servizio, immagino, richieda una specifica trafila burocratica. Eppure, non sarebbe così difficile avviarlo contemporaneamente all’emissione della cartella. Del resto un neonato/a non lascia molto tempo libero e qualche “domandina” in meno da compilare non dispiacerebbe a nessuno.

La seconda considerazione che faccio è sull’opportunità – intesa in termini di costi – nell’inviare la richiesta di soli TRE euro. Inserirla a conguaglio, con le somme dovute per il 2016, sarebbe stato più efficiente ed economicamente vantaggioso per l’intera collettività.

Infine, fa piacere ricordare la medesima efficienza nella riscossione dei tributi ad Anzio. Infatti, recenti articoli di stampa (ad esempio cfr. Consiglieri morosi, devono al Comune di Anzio 400.000 euro di G. Del Giaccio) evidenziano come a soli due anni dall’elezione del Consiglio, l’ente abbia prontamente richiesto tributi pregressi, causa rischio incompatibilità, a rappresentanti istituzionali democraticamente eletti.

Come (non) vanno alcune dinamiche nella realtà è meglio impararlo sin dai primi mesi di vita.

Cordialmente

Roberto Fantozzi

 

Caso morosi, vicenda risolta anche con Campa

Ci sono vicende che possono verificarsi quando c’è tensione o incomprensione, poi tra persone civili si chiariscono dialogando e con una stretta di mano. La ormai nota vicenda del consiglio sulla vicenda dei presunti morosi e sul termine”sgarrupato” – che avevo utilizzato – anche con Donatello Campa si chiude qui, lo ringrazio delle parole di apprezzamento per il mio libro.

campa

Non posso non tener conto dell’importante successo che sta ottenendo il giornalista Giovanni Del Giaccio con il libro “Sangue Sporco”; non posso non tener conto che un Cittadino di Anzio, abbia affrontato un problema serio che ad oggi è diventato un importante caso di cronaca, che vede la nostra nazione condannata dall’UE a risarcire delle persone danneggiate da trasfusioni con sangue infetto, non posso non tener conto che grazie alla sua professionalità sta facendo parlare in modo positivo della nostra citta; qualche settimana fa ho avuto il piacere di confrontarmi con il sig. Del Giaccio, in quell’incontro ci siamo chiariti su delle accuse e offese fatte durante uno degli ultimi consigli comunale del 2015, dove io in un intervento definivo il sig. Del Giaccio uno “pseudo giornalista” ad oggi devo ricredermi di quanto detto e chiedere scusa per il termine utilizzato e complimentarmi per i traguardi ottenuti

Porto, vediamo chi lo vuole davvero

capodanziouffici

C’è da chiedersi a questo punto chi si renda davvero conto che se si vuole fare il porto non si può più scherzare con la Capo d’Anzio. Domani c’è il consiglio di amministrazione e il socio di maggioranza ovvero il sindaco Luciano Bruschini è al bivio. Può insistere con un fantomatico bando che farà perdere 18 mesi ( se va bene ) fallire la società o portare le quote dritte dritte a Marconi in base al decreto Madìa. Altrimenti può finalmente rendere operativa la società e procedere con il piano finanziario che egli stesso ha votato e consente – trovata una intesa con gli ormeggiatori – di iniziare… ieri. Un  conto è dire al Ministero che abbiamo iniziato e un altro che aspettiamo il bando. Tanto comunque dovremo fare i conti con Marconi,  tanto vale vedere se è capace solo a fare operazioni come quella che tra gli altri gli ha consegnato il 39% della Capo d’Anzio  o qualcosa di meglio.
Non nascondiamoci: l’ingegnere ha rapporti tali che non solo si è preso 10 porti in Italia, ma per Anzio ha ottenuto in due mesi l’inversione del crono programma da una Regione che di solito ha tempi elefantiaci. Basta ricordare quanto ci mise la Polverini a fare atti già pronti. È farina del sacco di Marconi, con buona probabilità,  anche la lettera della Regione che dice di sgomberare le aree. Sta a questo contorto iter per arrivare al porto come i pareri a soggetto che arrivavano ai tempi di Marrazzo presidente. Oggi è Marconi  – per uscire dallo stallo – ieri era parte del centro – sinistra per bloccare il progetto.
Ma se  non salviamo la società, davvero diamo il porto (e la città ) ai privati.
Di fronte a questo cosa fa la politica di casa nostra? Pensa al dopo D’Arpino con il sindaco che vorrebbe tenerlo,  Placidi che ha dei nomi, Zucchini che media con De Angelis, consiglieri che sponsorizzano improbabili cordate, pensa agli equilibri in vista del voto del 2018… Il tempo, però, per la Capo d’Anzio è scaduto.
D’Arpino si è dimesso sbattendo la porta e dopo aver fatto ciò che l’assemblea aveva deciso,  come ha ricordato (tardi) anche il sindaco . Per quello che ha detto,  le tensioni create e un  clima irrespirabile non può  (non deve) tornare al suo posto. Ma siccome tutti a parole dicono di volere il porto,  bene: si nomini un consiglio di amministrazione di livello con un presidente di garanzia. Che garantisca la realizzazione del progetto e non la politica. Che conosca la portualità e non le beghe di paese. Si può immaginare di chiedere ad Alberto Noli,   per esempio. O a persone del suo spessore. Infine si deve convocare un consiglio comunale monotematico – perché no con una sessione dedicata a interventi del pubblico – per dire che intorno a questo progetto di porto, in 20 anni, ne sono successe di tutti i colori, ma che vogliamo salvare (spiegando come) la Capo d’Anzio e la città.

Sangue, non basta la Corte europea. Altra beffa

librisangue

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che nei giorni scorsi ha condannato l’Italia per i ritardi nelle cause civili e nei risarcimenti a chi è stato danneggiato da trasfusioni di sangue ha squarciato un velo. E’ quello su un argomento lasciato per anni nel dimenticatoio, con le tragedie di migliaia di malati affidate – quando va bene – alle sorti di solerti burocrati.

Storie assurde, di malasanità prima e malagiustizia, accanimento burocratico, esasperazione, poi. A questo è dedicato il libro “Sangue sporco” con il quale in questo spazio – ormai da mesi – sto tediando chi mi segue.

Salutata come una sentenza storica, a leggere bene il dispositivo suona come una beffa. Come è spiegato bene qui dall’avvocato Stefano Bertone il riconoscimento del risarcimento di 100.000 euro “inventato” come transazione, della transazione, della transazione è ritenuto misura sufficiente. E’ stato inserito con un articolo, il 27 bis, in un decreto estivo del 2014 che riguarda – non dimentichiamoci che siamo in Italia – “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari“. Cosa c’entri con il sangue è tutto da capire, ma nel comunicato del Ministero della salute dopo la sentenza di Strasburgo si legge che i 100.000 euro sono in grado di “assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati“.

Dei quali, evidentemente, non si conosce l’odissea, sanitaria prima e burocratica poi. Per questo la Corte europea non basta e, purtroppo, non rappresenta una vittoria come sembrerebbe. Anzi c’è il rischio – ma lo dico da profano – che di fronte al prossimo Tribunale il Ministero opponga proprio la decisione presa a Strasburgo.

Per questo, grazie alle persone infettate che organizzano gli incontri, alle associazioni, a chi è semplicemente curioso di sapere, continuo a girare l’Italia per raccontare questo scandalo.

Domani alle 18 sarò alla Feltrinelli di Bari, il 10 febbraio alle 17,30 alla libreria Ibs-Libraccio di Ferrara, alle 21 al Cassero di Bologna, il 21 febbraio alle 16,30 alla Fiera del libro di Modena.

Parlatene, fatelo sapere” – il libro inizia con l’appello che ciascun malato mi fa ogni volta. Il tour continua per questo.

Porto, cresce la richiesta di un’assemblea pubblica

Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia, adesso “I Grilli di Anzio”, da più parti sulla vicenda porto arriva la richiesta di un’assemblea pubblica. Quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha sempre annunciato e mai tenuto. Le note dei due gruppi politici.

incontrocapodanzio

L’assemblea pubblica del gennaio 2015  organizzata dalla Capo d’Anzio

Fratelli d’Italia

“A seguito delle turbolente dimissioni del Presidente della “Capo d’Anzio”, la società a maggioranza pubblica che gestisce il Porto ad Anzio, il partito Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale della città neroniana pone una  serie di riflessioni nell’interesse dei cittadini. “Crediamo che sia davvero giunto il momento della trasparenza assoluta e della chiarezza sulla questione del Porto.” Intervengono cosi in una nota ufficiale il Consigliere di Fdi-An Marco Del Villano ed il Portavoce locale Francesco Novara. Continuano poi, “In un precedente incontro ufficiale, svoltosi tra il nostro partito ed il Sindaco Luciano Bruschini, avevamo richiesto un’Assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, in cui i proprietari di maggioranza del Porto, i cittadini stessi, avrebbero potuto ricevere risposte chiare sul futuro di questa opera che rappresenta una fondamentale risorsa di sviluppo della città. Volevamo chiarezza e risposte sulle procedure, sulla situazione occupazionale e sul perché un porto, che doveva essere totalmente pubblico, si ritrovava con un socio privato dentro.
Purtroppo il Sindaco non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta, è mancata la chiarezza verso i cittadini, il Presidente, come lo stesso riferisce, è rimasto solo e le tensioni dei lavoratori del Porto non sono state adeguatamente gestite ed ascoltate dalla politica locale.
Adesso ci auguriamo che sia aperta un’indagine e si faccia luce sulle intimidazioni denunciate dal Presidente D’Arpino, perché non è accettabile che un Presidente si dimetta per questi motivi e perché questo clima macchia il nome della città ed aumenta il senso di insicurezza già dilagante. L’opera del Presidente D’Arpino potrà essere criticata o meno, ma  sicuramente non sono accettabili le intimidazioni subite, così come non è parimenti accettabile il fatto che lo stesso sia stato lasciato solo da un Sindaco che, quale rappresentante del socio di maggioranza della Capo D’Anzio, dovrebbe rappresentare e tutelare gli interessi di tutti i cittadini e che oggi ci sembra più che altro dedito a salvaguardare gli equilibri di una maggioranza che difficilmente potrà garantire un futuro migliore a questa città.
Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente uscente e gli auguriamo di proseguire la sua esperienza politica nel centrodestra nelle cui fila ha sempre militato. In una città in cui un assessore si dichiara renziana e rimane tranquillamente al suo posto in una giunta che dovrebbe essere di centrodestra, il coerente percorso politico di D’Arpino rappresenterebbe sicuramente un valore.”
Nei prossimi giorni Fratelli d’Italia renderà nota la propria posizione su come proseguire per la realizzazione del Porto, interessando tutti i livelli istituzionali a partire dal Dirigente nazionale  Romeo De Angelis, che si è attivato da tempo sulla questione e che in giornata ha raggiunto  telefonicamente il Presidente uscente D’Arpino”.

I Grilli di Anzio

“Alla luce degli avvenimenti che riguardano la Capo d’Anzio,le dimissioni del  presidente,le minacce,i ricorsi, i bilanci in rosso,il detto e non detto, il meetup “Grilli di Anzio” chiede al sindaco di convocare un’assemblea cittadina ,per riferire sulla reale situazione della società di cui siamo detentori del 61%. Basta tentennamenti,il sindaco assuma le sue responsabilità e si confronti direttamente con i cittadini

Da tempo chiediamo trasparenza e partecipazione pubblica,cose che hanno sempre scarseggiato riguardo l’annosa vicenda del nuovo porto, di cui noi cittadini siamo sempre stati spettatori impotenti, senza diritto di parola”.

Porto, Bufalari: “Nessun vertice”

Dal consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Antonio Bufalari, ricevo e pubblico

antonio bufalari

Antonio Bufalari (www.nautircareport.it)

“Scrivo in merito ad un articolo pubblicato sull’edizione online del settimanale “Il
Granchio” a firma di Ivo  Iannozzi e poi ripresa da un articolo sul blog di Giovanni Del Giaccio, per precisare quanto segue.

Nella giornata di ieri 15/1/2016 mi sono recato presso Anzio per appuntamenti già fissati
prima dello slittamento della riunione del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio SpA e prima dell’accadimento dei fatti che hanno riguardato il Presidente D’Arpino.
Nella mattina del 15/1, mi sono recato presso il Bar Malaga su invito di alcuni operatori portuali al fine di fare colazione. All’interno del Bar ho trovato il Presidente D’Arpino che prendeva un caffè seduto ad un tavolino assieme al Sindaco Bruschini ed al consigliere Fantozzi.  Non mi sono avvicinato ed ho consumato la mia colazione assieme alle persone che mi accompagnavano.

Al termine, per buona educazione e come di consueto, ho salutato il Sindaco e gli altri e sono tornato negli uffici della Capo d’Anzio S.p.A siti in Riviera Zanardelli. Non ho tenuto
alcuna riunione né tantomeno vertici strategici con il Sindaco in proprio o per conto dell’Ing Marconi, che non credo abbia bisogno di intermediari per interfacciarsi con il Sindaco stesso. Di tali circostanze  posso produrre ampia e numerosa prova testimoniale.
Vi prego di voler rettificare quanto scritto e non corrispondente al vero”.

Porto, Maranesi parla di “Soap opera”

Ricevo e pubblico, da Marco Maranesi, sulla vicenda porto

renderingporto

 

SOAP OPERA “IL RIPENSAMENTO…. LA PRIVATIZZAZIONE DI ANZIO”
Attori protagonisti: Luigi D’Arpino e Antonio Bufalari
Regia: Franco Pusceddu (dirigente del Comune in ferie fino a settembre prima della pensione ma ancora incollato alla poltronissima del porto)
Produttore unico: Renato Marconi

Se i fatti riportati da un noto settimanale locale corrispondono al vero ma non ne dubito vista l’autorevolezza di chi ha firmato l’articolo purtroppo siamo ai titoli di coda della Soap Opera e possiamo dire che il porto pubblico, il bando di gara, il nuovo CDA formato da seri professionisti è stato l’ennesimo bluff che rimarrà chiuso nelle stanze di Villa Sarsina. Il produttore Renato Marconi è sceso in campo, ha spedito ad Anzio il fido Antonio Bufalari che con il regista, Franco Pusceddu, ha confezionato una Soap Opera degna delle migliori serie americane. Troppo importanti quelle poltrone del CDA, troppi sono gli interessi che girano intorno alla privatizzazione del Porto e quindi alla privatizzazione della nostra Città.

Caro Presidente d’Arpino:
Non ti candidi più come Vicesindaco di altri?
Non ti candidi più con le persone perbene di questa città?
Non sei più uscito da Forza Italia?
Non dici più che il Sindaco non è libero?
Non ti senti più abbandonato?
Hai dato le tue dimissioni definitive?
Non ringrazi più Renato Marconi per l’ottima collaborazione in questi anni?

Caro Franco Pusceddu:
Perché resti incollato alla poltrona del CDA della Capo d’Anzio nonostante le annunciate dimissioni di D’Arpino?
Come fai s stare nel CDA quale rappresentante del Comune se sei praticamente in pensione?
Sei favorevole alla causa intrapresa dall’Avv. Cancrini per la riacquisizione delle quote che in modo illegittimo sono finite nelle mani di Marconi, così come stabilito dal Consiglio Comunale? Oppure ti sei adoperato per bloccare la causa?

Alla prossima puntata.

La Regione fa ordine nel caos del porto, adesso basta

regioneareeporto1

La lettera spedita dalla Regione al Comune e alle autorità

La lettera che la Regione Lazio ha spedito al Comune , alla Capo d’Anzio e a un’altra serie di soggetti istituzionali pone, speriamo, la parola fine sull’occupazione delle aree da parte di chi aveva presentato ricorso: non hanno titoli e devono andarsene.

Fine delle trattative, dei giochi, delle pressioni politiche e “confermata la regolarità della procedura sin qui seguita“.

regioneareeporto2

Forse è anche per questo che il sindaco, in meno di un giorno, ha cambiato idea, buttato a mare – è il caso di dirlo – il bando annunciato ai quattro venti e chiesto a Luigi D’Arpino di ripensare alle dimissioni. Troppo tardi, forse.

Di certo Bruschini, parlando di bando in questi mesi e fingendo di ignorare quanto deciso finora nelle sedi societarie, ha fatto come quelli del Pd che sbandieravano le lettere fatte fare apposta dal Ministero dei Trasporti che mettevano in dubbio le procedure seguite, mentre in conferenza dei servizi, per lo stesso Ministero, Monica Mazzarese affermava “le procedure sono correttamente individuate“.

Se c’è una speranza di tenerci la Capo d’Anzio, evitando la scontata cessione delle quote che – allora sì – finiranno direttamente a Marconi, è quella di rendere la società operativa, di farla lavorare, di rispettarne il piano finanziario. Il bando proceda parallelamente, ma intanto si avvii l’opera. E basta con la dichiarazia di questi giorni del mondo politico locale che, troppo spesso, del porto parla a vanvera.

Marconi – qui lo si sostiene da tempi non sospetti – ha avuto il 39% con un’operazione discutibile, è un socio che non abbiamo scelto né voluto, ma finché c’è va messo in condizione di nuocere il meno possibile.  Poi si tireranno le somme, ma intanto si deve partire.

Piaccia o meno a ormeggiatori e Circolo della vela, così come a quanti occupano le aree “sine titulo”  e nei confronti dei quali si deve procedere secondo la Regione: “ai sensi dell’articolo 54 del codice della navigazione” che recita: “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ ordine, provvede di ufficio a spese dell’ interessato“.

A proposito di ormeggiatori, infine, è bene pubblicare un atto ufficiale. E’ parte del verbale del 2 dicembre 2014 nel quale – sindaco presente – si decide il da farsi. Non serve aggiungere altro.

cda21214

Porto: l’addio di D’Arpino, il fallimento del sindaco

darpen

Stavolta non c’è scusa. Non ci sono i sacerdoti delle procedure del centro-sinistra, né quelli che andavano a Roma a dire che il porto non andava fatto. No, stavolta c’è una concessione, c’è un crono-programma invertito a tempo di record dalla Regione – guidata da un cento-sinistra più illuminato, evidentemente, del precedente – e c’è un porto che non solo fatica a iniziare ma rischia di essere definitivamente affossato ancora una volta sull’altare della “politica“.

Le dimissioni di Luigi D’Arpino sono solo l’ultimo passaggio del fallimento non tanto del progetto, quanto di come il sindaco lo ha gestito. Luciano Bruschini, con l’inversione del crono-programma avuta in due mesi (la Polverini ce ne mise quattro a fare l’accordo di programma già scritto e un anno a dare la concessione) e le ultime sentenze del Tar, può mettere domani mattina la prima pietra.

C’è un piano finanziario che lui stesso ha approvato in assemblea dei soci della Capo d’Anzio. Ci sono le diverse fasi che può solo fingere di non conoscere, essendo creduto da chi del porto sa a malapena dove si trova.

Invece fantastica di un bando che – se va bene – vedrà la luce tra 18 mesi. Oggi questa idea sta al nuovo porto come quella del Pd, di alcuni anni fa, di chiedere di rifare il progetto e le procedure. Perché il bando si fa con un progetto esecutivo, perché la valutazione d’impatto ambientale esistente è scaduta e quindi va rifatta, perché si deve tornare in Regione e dire: “Oh, ci siamo sbagliati, invertiamo l’inversione….

Perché il bando, allora? Per lasciare al loro posto gli ormeggiatori che stanno creando un problema politico alla maggioranza? Troppo poco. Certo, nell’inversione vanno  mandati via  e con loro va trovata una soluzione. Il sindaco aveva il dovere di farlo quando la Regione ha dato il via libera al nuovo crono-programma. Non lo ha fatto e oggi è troppo facile dire che non sapeva del bando per assumere ormeggiatori. Con i quali – speriamo Bruschini ne sia a conoscenza – era stata esaminata una “ipotesi di puntuazione” in grado di soddisfare le esigenze di tutti e sulla quale ragionare. Chiaro che se lì era scritto X oggi, dopo che hanno perso il ricorso, dopo che la Capo d’Anzio non ha potuto essere operativa, ha da essere X meno qualcosa. Non si può dire “abbiamo scherzato“, fermo restando che non vanno creati disoccupati né si deve rinunciare a chi conosce il porto.

Perché il bando, allora? Per far fuori il socio privato, Renato Marconi, al quale non è stata fatta causa tre anni fa e che, prima o poi, presenterà un conto salato se salteranno accordi che lo stesso sindaco ha firmato? Forse. O magari perché tra gruppi russi e americani dei quali si è spesso parlato è arrivato un neonato Consorzio che vanta una non meglio specificata linea di credito in una banca della Turchia e ha precisi sponsor nella politica cittadina?  Dal porto che volevano realizzare grandi gruppi internazionali a un Consorzio rispettabilissimo ma “de noantri“. Tutto può essere.

D’Arpino, allora, messo a fare il presidente per un preciso accordo politico che Bruschini ha rispettato e confermato – con lo stesso D’Arpino che alle ultime elezioni ha “rinnegato” l’ex amico Candido De Angelis – e che ieri ha ricordato di essere stato “un soldato fedele“. E’ vero. L’ex presidente della Capo d’Anzio ha mille difetti e altrettanti torti, ma ha  rispettato il mandato avuto dall’assemblea dei soci. Lo ha fatto spesso a modo suo, con il suo fare guascone, con esternazioni fuori luogo sui social media, alzando qualche volta la voce, ma ha portato avanti quanto deciso dall’assemblea, sindaco in testa. Al suo posto ce ne saremmo andati prima, quando Bruschini dopo aver fatto una cosa nella stessa assemblea dei soci, ne annunciava un’altra in Comune. “Il sindaco mi ha abbandonato” – ha detto D’Arpino. Non l’ha fatto ieri, ma da tempo. Con le affermazioni in Consiglio comunale che smentivano le decisioni prese alla Capo d’Anzio, quale rappresentante del 61% delle quote e cioè dei cittadini. Quelle che rischiamo di perdere per legge se la Capo d’Anzio non dimostra di avere un “core business“. Quelle che rischiamo di perdere per non aver deliberato in Consiglio comunale il “controllo strategico” e per avere mandato alla Corte dei Conti un piano di razionalizzazione su un modello pre stampato ignorando persino che la Capo d’Anzio, nel frattempo, due dipendenti li aveva assunti.

Oggi Bruschini esprime  solidarietà al presidente e fa bene,  il clima irrespirabile di questa città che va dai giornalisti infami alle minacce a D’Arpino, da evocare le “schioppettate” in Consiglio comunale alle pressioni sull’appalto dei rifiuti, non è più tollerabile. Ogi invita D’Arpino a ripensarci, ma dimentica di dire che ieri era con Candido De Angelis a prospettare l’ipotesi di un nuovo presidente.

E’ la “politica”, così ci spiegano. La stessa che ha impedito, dal ’98 a oggi, da destra a sinistra, da chi chiedeva pareri a chi li dava “a soggetto” a questo porto di vedere finalmente la luce.

C’è una strada per farlo? Certo: un presidente di garanzia non della politica, ma della realizzazione del porto che deve partire dalla sistemazione e gestione dell’attuale e per il quale – nel frattempo – si può anche lavorare al bando. Altri percorsi non sono fattibili. A meno che non vogliamo continuare a prenderci in giro.

Dal ’98 a oggi – ed è un peccato averci creduto – ne abbiamo abbastanza.