Porto, vediamo chi lo vuole davvero

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C’è da chiedersi a questo punto chi si renda davvero conto che se si vuole fare il porto non si può più scherzare con la Capo d’Anzio. Domani c’è il consiglio di amministrazione e il socio di maggioranza ovvero il sindaco Luciano Bruschini è al bivio. Può insistere con un fantomatico bando che farà perdere 18 mesi ( se va bene ) fallire la società o portare le quote dritte dritte a Marconi in base al decreto Madìa. Altrimenti può finalmente rendere operativa la società e procedere con il piano finanziario che egli stesso ha votato e consente – trovata una intesa con gli ormeggiatori – di iniziare… ieri. Un  conto è dire al Ministero che abbiamo iniziato e un altro che aspettiamo il bando. Tanto comunque dovremo fare i conti con Marconi,  tanto vale vedere se è capace solo a fare operazioni come quella che tra gli altri gli ha consegnato il 39% della Capo d’Anzio  o qualcosa di meglio.
Non nascondiamoci: l’ingegnere ha rapporti tali che non solo si è preso 10 porti in Italia, ma per Anzio ha ottenuto in due mesi l’inversione del crono programma da una Regione che di solito ha tempi elefantiaci. Basta ricordare quanto ci mise la Polverini a fare atti già pronti. È farina del sacco di Marconi, con buona probabilità,  anche la lettera della Regione che dice di sgomberare le aree. Sta a questo contorto iter per arrivare al porto come i pareri a soggetto che arrivavano ai tempi di Marrazzo presidente. Oggi è Marconi  – per uscire dallo stallo – ieri era parte del centro – sinistra per bloccare il progetto.
Ma se  non salviamo la società, davvero diamo il porto (e la città ) ai privati.
Di fronte a questo cosa fa la politica di casa nostra? Pensa al dopo D’Arpino con il sindaco che vorrebbe tenerlo,  Placidi che ha dei nomi, Zucchini che media con De Angelis, consiglieri che sponsorizzano improbabili cordate, pensa agli equilibri in vista del voto del 2018… Il tempo, però, per la Capo d’Anzio è scaduto.
D’Arpino si è dimesso sbattendo la porta e dopo aver fatto ciò che l’assemblea aveva deciso,  come ha ricordato (tardi) anche il sindaco . Per quello che ha detto,  le tensioni create e un  clima irrespirabile non può  (non deve) tornare al suo posto. Ma siccome tutti a parole dicono di volere il porto,  bene: si nomini un consiglio di amministrazione di livello con un presidente di garanzia. Che garantisca la realizzazione del progetto e non la politica. Che conosca la portualità e non le beghe di paese. Si può immaginare di chiedere ad Alberto Noli,   per esempio. O a persone del suo spessore. Infine si deve convocare un consiglio comunale monotematico – perché no con una sessione dedicata a interventi del pubblico – per dire che intorno a questo progetto di porto, in 20 anni, ne sono successe di tutti i colori, ma che vogliamo salvare (spiegando come) la Capo d’Anzio e la città.

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