Dissidenti pronte al rientro, ad Anzio la pantomima è servita

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Da sinistra il sindaco Luciano Bruschini e le dimissionarie pronte a ripensarci Valentina Salsedo, Roberta Cafà e Laura Nolfi

Un pranzo e l’accordo per il rientro vicino, anzi dato quasi per scontato negli ambienti della politica anziate. Roberta Cafà, Laura Nolfi e Valentina Salsedo sono pronte a tornare sui propri passi. Il “pressing” del sindaco – che oggi si è intrattenuto ancora a lungo con loro in un ristorante – è andato a buon fine. Luciano Bruschini, è noto, in questo è maestro. Si tratterà ora di trovare la via per spiegare alla città questa nuova pantomima.

A fronte delle pesanti accuse mosse nelle lettere di dimissioni, sarà interessante capire cosa avranno da dirci le assessore e la delegata all’archeologia che dieci giorni fa hanno sbattuto la porta.

E quali ragioni politiche le hanno spinte a ripensarci, cosa si aspettano che cambi rispetto  alla mancanza di “trasparenza e corretta amministrazione” e di fronte a “politiche illogiche, arroganti e incontrollabili“.

Si dimisero già un anno fa, adesso avevano rassegnato “irrevocabile rinuncia al mandato” e invece già domani potrebbero accettare di essere rinominate,altro che irrevocabile…. con buona pace di chi al sindaco aveva fornito già i  nomi alternativi.

Se pure non rientrassero, poi, è stucchevole che Cafà, Nolfi e Salsedo siano state zitte per dieci giorni, non abbiano sentito il dovere di spiegare ai cittadini perché si erano dimesse. Lo apprendiamo oggi, grazie ai servizi dei giornali on-line, gli stessi ai quali loro si rivolgevano un giorno sì e l’altro pure per apparire con i loro comunicati e che hanno fortunatamente “carpito” la lettera di dimissioni.

Un modesto suggerimento ai siti e giornali locali. Se le assessore e la delegata richiamano o mandano un comunicato, pubblicatelo 10 giorni dopo o comunque per il tempo che vi hanno fatto attendere e hanno portato in giro i cittadini. E fate così ogni volta che presenteranno iniziative.

Perché il silenzio dalle dimissioni in poi è irrispettoso dei cittadini, vero, ma anche di chi lavora in siti o giornali locali che non possono andare bene solo quando fa comodo e c’è “smania” di comunicare.

Bruschini finalmente parla, di accesso e Acqualatina. Però…

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La Prefettura di Roma

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, finalmente comunica qualcosa. In fondo a questa pagina ci sono o due note pervenute oggi dall’ufficio che finora è stato fatto tacere, anzi usato per far conoscere  feste o simili.

Il primo cittadino ci risparmia la crisi politica (lo fanno anche le due ex assessore, inspiegabilmente) e ci fa sapere due cose. La prima è che è stato dal Prefetto e dopo l’incontro è ancora più sereno “rispetto alla situazione del Comune di Anzio“.

La seconda è che tutti hanno votato contro l’aumento delle tariffe di Acqualatina in conferenza dei sindaci e che lui è d’accordo. Peccato non ci fosse, né altri rappresentassero il Comune di Anzio e che ben altri sindaci (da Nettuno a Bassiano, da Formia ad Aprilia, da Latina a Minturno) abbiano fatto la voce grossa. Ah, i colleghi di centro-destra di Bruschini sono usciti al momento del voto. Così, per ristabilire una verità oggettiva.

Ma è sul primo punto che vogliamo concentrarci. Da un lato sollevati che sia tutto a posto come riferisce Bruschini, dall’altro preoccupati perché il sindaco (e anche il Prefetto? ) ignora o finge di ignorare ciò che è agli atti di procedimenti penali.

Vale a dire che personaggi in qualche modo legati alla criminalità hanno portato voti, hanno interessi in Comune, frequentano gli uffici. Ignora o finge di ignorare il verbale di una imprenditrice che fa nomi e cognomi ammettendo una estorsione che non aveva denunciato. Certo, non c’è rilievo penale in quella “mediazione” denunciata e il vice sindaco sta facendo i suoi passi. Ma è grave e non è il solo episodio che emerge dalle indagini. Ce ne sono altri e sono sufficienti a sciogliere un Comune. L’ultima cosa che vorremmo. Se poi arriverà o meno la commissione d’accesso si vedrà. Bruschini ha fatto bene ad andare dal prefetto, ma cominciasse a darsi una guardata in giunta e in maggioranza.

I due comunicati

Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, sulla richiesta della commissione d’accesso in Comune: “Strumentalizzazioni politiche. Dopo colloquio in Prefettura sono ancora più sereno di prima”  

 Il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, di sua iniziativa, nella giornata di ieri si è recato presso la Prefettura di Roma per un colloquio informale dopo la richiesta dei parlamentari di SEL finalizzata all’invio di una commissione d’accesso al Comune di Anzio.

“Si tratta della solita strumentalizzazione politica – afferma il Sindaco, Luciano Bruschini – fatta da chi cerca di sovvertire, con altre vie, il voto libero dei cittadini. Dopo il colloquio di ieri in Prefettura sono ancora più sereno rispetto alla situazione del Comune di Anzio ed alla solidità delle nostre Istituzioni”.

Il Sindaco Bruschini sul paventato aumento delle tariffe di Acqualatina: “Provvedimento respinto all’unanimità da tutti i Sindaci dell’ATO4. Il Comune di Anzio fermamente contrario”

 “L’aumento delle tariffe di Acqualatina, nella giornata di ieri, è stato respinto all’unanimità da tutti i Sindaci presenti che non hanno ritenuto coretto continuare a finanziare gli investimenti a carico della cittadinanza. Ovviamente, su questo, il Comune di Anzio è fermamente contrario come tutti i Comuni dell’ATO4”.

Lo ha affermato il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento al paventato aumento delle tariffe di Acqualatina.

San Giuseppe Due, il danno e la beffa del parere che non serviva

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Oggetto della richiesta di parere è rappresentato dalla sussistenza, nel caso specifico, dell’interesse pubblico a stipulare la convenzione con la Marina Militare, proprietaria dell’imbarcazione San Giuseppe Due. Spetta in via esclusiva all’Ente locale la valutazione delle modalità con le quali curare gli interessi della comunità amministrata mediante attività di amministrazione in senso sostanziale. Sulla base di quanto sopra chiarito, la richiesta di parere dev’essere giudicata inammissibile sul piano oggettivo, non rinvenendosi i necessari requisiti di generalità ed  astrattezza e di attinenza alla materia di contabilità pubblica, nel perimetro, come sopra delineato, funzionale all’esercizio dell’attività consultiva“. Lo scrive la Corte dei Conti il 24 giugno, dicendo sostanzialmente al Comune che se voleva poteva spendere i 180.000 euro previsti per la ristrutturazione del San Giuseppe Due – storico veliero del comandante Ajmone Cat –  senza rivolgersi alla magistratura contabile.

E’ il parere fornito su richiesta del sindaco, dietro al quale ci si è celati mentre lo storico scafo prendeva la strada di La Spezia.

Dilettanti allo sbaraglio è dire poco, a questo punto. Prima si firma un accordo – lo fece l’allora assessore Umberto Succi – poi si lascia lo scafo in cantiere per anni, infine dal cilindro si tira fuori la storia del parere che è “inammissibile“. Il danno, per lo scafo che ha preso la via di altri lidi, e la beffa perché non serviva chiedere.

Ne sono stati buttati tanti di soldi dalla finestra per eventi di dubbio gusto e senza criteri. 180.000 euro, volendo, si potevano trovare. E si dovevano spendere, sarebbero stati un investimento, il San Giuseppe Due una attrazione. Ma queste sono cose che attengono a chi ha un’idea di città, non a chi amministra tirando a campare….

 

Cafà, Nolfi e Salsedo: se ci siete battete un colpo….

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E’ passata una settimana dalle dimissioni delle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi e dala riconsegna della delega da parte della consigliera Valentina Salsedo. Le prime due hanno fatto parte di una maggioranza che si è presentata alla città per essere 3.0, hanno sempre comunicato a spron battuto, siamo nell’era della comunicazione globale ma loro ancora non ci fanno sapere perché sono andate via. Non a chi scrive, attenzione, ma ai cittadini di Anzio. A chi le ha votate, anzitutto, ma anche a chi le ha viste operare. Perché uno quando amministra lo fa per tutti, non solo per chi l’ha votato. La terza è ancora consigliere di maggioranza 3.0, invece

Gli apprezzamenti tardivi arrivati alle assessore sanno, diciamoci la verità, di presa in giro. Sono state a lungo sulla graticola, sono state pesantemente accusate dentro e fuori dalla maggioranza perché troppo “visibili” o perché presenzialiste e piene di iniziative, sono andati a far loro le pulci su tutto – in certi casi anche giustamente – ma adesso devono far conoscere il motivo per il quale sono andate via aprendo una crisi che solo i vecchi politicanti di casa nostra fingono di ignorare. E ovviamente  anche Valentina Salsedo dovrebbe dirci perché ha riconsegnato la delega ai beni archeologici.

Le tre donne “ribelli” ieri sera si sono riunite a lungo, del loro come di altri incontri nei bar sappiamo grazie ai social network o a chi vede i nostri politici riunirsi per cercare di uscire dall’angolo nel quale sono finiti, mentre la città è allo sbando.

Tra le altre cose c’è la vicenda quote rosa, per le quali è ancora in piedi una petizione on line, e l’amministrazione anziate non solo è fuori legge ma adesso è sotto l’attenzione del Prefetto e della Consigliera regionale di parità  Alida Castelli – che ha risposto al nostro sollecito dicendo: “Condivido la vostra posizione e rimango in attesa di un fattivo atto che ponga fine all’inapplicazione di una norma per la quale le donne, ma non sole, si sono battute“.

Ecco, un bel comunicato (dall’amministrazione ci arriva di tutto, meno le cose serie) o una conferenza stampa, per dire: “Siamo andate via perché...” E per smentire le voci – che tali sono, ma come recita il vecchio adagio “se la foglia si muove il vento tira…” – secondo le quali Cafà e Nolfi rientrerebbero se si azzera la giunta, sarebbero state convinte, si sottoporrebbero a una colossale figuraccia per “salvare” l’amministrazione. Ovvero che hanno lasciato per paura della possibile commissione d’accesso.

Serve trasparenza, dunque, ma capiamo benissimo che avendo fatto parte di questa amministrazione che ha un sito istituzionale ancora lontano dal rispettare le norme, non è facile. Affidiamoci allora al più pratico Cafà, Nolfi e Salsedo: se ci siete battete un colpo….

Acqualatina, guasto riparato. Le cose che non vanno, i silenzi

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Il guasto è stato riparato stanotte, ieri sera Anzio è rimasta a secco, le attività hanno dovuto chiudere, i disagi sono stati enormi, i danni nella zona della perdita consistenti, lo spreco incalcolabile. E i disagi non sono finiti: oggi sono arrivate le autobotti al quartiere Marconi che ancora risente della carenza idrica, mentre in centro la pressione è limitata. Succede quando chiudi l’erogazione, è normale.

Un guasto può accadere, non c’è dubbio, parliamo di una rete vecchia di decenni, quello che non va è il sistema che c’è intorno ed è emerso in questa situazione.

Proviamo a ricapitolare

  1. Il pronto intervento non è tale, perché se uno telefona alle 23,15 di sabato e un reperibile arriva oltre un’ora dopo, capisce che la cosa è seria, chiede di far arrivare i tecnici e questi cominciano a lavorare solo 15 ore dopo qualcosa non quadra
  2. Cosa ha fatto, in 14 anni, da quando il Comune di Anzio ha ceduto i suoi impianti, Acqualatina? Esistono o meno le “partizioni” grazie alle quali interrompi il flusso idrico da una parte ma non lasci la città a secco? C’è o meno il “telecontrollo” più volte annunciato in conferenze stampa?
  3. E’ vero che c’è una sola squadra di pronto intervento per tutto l’Ato 4, 35 Comuni isole comprese, 3500 chilometri di rete idrica, 1000 di quella fognaria, 64 depuratori e via discorrendo?
  4. E’ vero che il personale locale, quello che ha la “memoria” degli impianti, è stato spostato ad altri servizi? E perché?
  5. A che punto è questa “Evoluzione dei sistemi” annunciata sul sito e che dovrebbe evitare situazioni come quella verificatasi tra sabato e domenica?
  6.  Quali e quanti investimenti sono stati fatti per Anzio dalla nascita di Acqualatina a oggi?
  7. La società è in regola con il pagamento dei ratei dei mutui dovuti per conto del Comune dopo la consegna degli impianti?

In tutto questo speriamo che il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, abbia fatto sentire la sua voce con la società – questa mattina – e abbia chiesto spiegazioni del ritardo nella riparazione.  Speriamo soprattutto che la faccia sentire domani, in  conferenza dei sindaci, e voti  la “sfiducia” nei confronti dell’attuale consiglio d’amministrazione che ha fatto il suo tempo.

Quelli che parlavano francese, prendevano maxi prestiti in Irlanda con la Depfa bank con in pegno le azioni dei Comuni accondiscendenti, quelli che prima hanno assunto senza regole e poi avviato lo stato di crisi, quelli che sono stati scelti in base ad accordi partitici e quelli che dov’è acqua svolgono il loro ruolo, hanno fatto il loro tempo. Speriamo che anche Bruschini se ne sia reso conto.

ps: va un sentito ringraziamento, comunque, a tutti quelli che hanno lavorato in giornate festive e d’estate, anche di notte. Sono altre le cose che non vanno

Acqualatina, il guasto e l’inefficienza. Vertici a casa

+++Aggiornamento delle 20+++

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Hanno diramato la nota che vedete qui sopra, per un guasto che non è improvviso ma è stato segnalato ieri sera. Sono confermati i danni e i disagi, abbiamo alberi pericolanti ma i vigili del fuoco non possono intervenire. Il guasto riguarda una condotta “del 300” che serve Anzio. Possono volerci 20 ore per accorgersene?

 

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Devi passarci per capire bene. Fai questo lavoro, ogni volta che ti parlano di Acqualatina ci vai con i piedi di piombo, ti chiedi se sarà veramente come ti raccontano, fai un confronto con la fonte. E’ il tuo mestiere, devi verificare.

E non parliamo di acqua pubblica (lo è, la gestione è affidata a chi decide  e qui l’ha fatto l’Ato costituito nel ’97 indicando una società mista 14 anni fa) di tariffe, assemblee, equilibri politici, distacchi. No, di guasti, ritardi, inefficienza. Devi passarci per capire, così ti rendi conto di come questo “carrozzone” che si chiama Acqualatina, ha un pronto intervento che non è tale, non sa dove passano i tubi e dove chiudere l’acqua se occorre.

Capita che nel residence dove vivi  si crei una falla ed esca copiosamente acqua. Sono le 23 di un sabato di luglio, arriva l’amministratrice del condominio e comincia il valzer di chiamate. Il numero verde risponde, dici fra te e te che forse le critiche ad Acqualatina sono infondate. Passano minuti interminabili e l’acqua allaga la pineta, con il rischio di finire nella proprietà vicina al residence. Arriva intorno a mezzanotte il reperibile, pantaloncini corti e ciabatte. Si ferma, vede che la situazione è seria, chiama qualcuno e sentenzia: “Si deve intervenire“. L’acqua sgorga copiosa, ci sarà una “saracinesca“, ma servono i tecnici. Dice che arriveranno al mattino.

Siamo a oggi, alle 8, i vicini hanno l’acqua in giardino che minaccia le case, della squadra di pronto intervento neanche l’ombra. Se Atene piange, Sparta non ride: vengono contattati i vigili del fuoco, rispondono che deve chiamarli l’amministratrice che lo fa, anzi ci va di persona. Se non c’è pericolo, non intervengono. Aspettiamo che si allaghino o crollino le case? Va be’.

Al numero verde di Acqualatina rispondono che l’intervento è previsto, se non arriva di richiamare ogni ora per sollecitare. Chiamiamo chiunque: conoscenti, ufficio stampa, dipendenti della società. Le 9, le 10, le 11…. Finalmente un mezzo con il logo di Acqualatina arriva. C’è un un solo operaio, dice che è grave, ma servono altri colleghi. Stanno arrivando, siamo alle 12,30 quando fra transenne e un “bob cat” sembra che qualcosa si muova. L’acqua esce, siamo a migliaia e migliaia di litri ormai, e non si riesce a bloccare. Apprendiamo che c’è una sola squadra per tutto il territorio dell’Ato: 35 Comuni, isole comprese.

Capisci che non sanno che tubo è, da dove viene, dove passa, soprattutto dove chiudere creando meno disagi possibili. Sono le 15,30 e arrivano i rinforzi. L’acqua continua a uscire, siamo allagati noi e i vicini, i danni saranno incalcolabili.

Non so come finirà e non rimpiango l’Acquedotto di Carano, certo è che il buon Federico Della Millia – con le sue conoscenze di base – avrebbe fatto chiudere subito l’erogazione ed evitato danni ulteriori, poi si sarebbe capito come intervenire. Non rimpiango Carano, i suoi debiti, né difendo chi non paga (Anzio è una delle città con più morosi) per partito preso. Dico che una società che gestisce un servizio del genere sulle ceneri di “carrozzoni” gestiti dai politici di un tempo e con scarse conoscenze tecniche doveva essere altro.Lo sarà pure per certi versi, ma in questa occasione – e come dimostrano le tante lamentele di questi giorni nel territorio dell’Ato, soprattutto nel sud pontino – sta dando il peggio di sé.

Della Millia avrebbe saputo “a occhio“, per esperienza, dove passavano i tubi e dove si chiudeva. Qui abbiamo un presidente, l’avvocato Giuseppe Addessi, che sarà pure bravo ma è stato messo lì perché vicino a Claudio Fazzone (Forza Italia), il plenipotenziario di Fondi   che finora ha fatto e disfatto sulla società. E abbiamo un amministratore delegato, l’ingegnere Raimondo Besson (area Pd) che è lì dal primo giorno, ha prima scritto la legge regionale sull’acqua insieme all’allora assessore Michele Meta, poi è stato rappresentante pubblico nella gestione dell’Ato 2 e lo è del privato nel 4, si è occupato del settore in mezza Italia ed è considerato uno dei massimi esperti del settore. Evidentemente ad Acqualatina – per quanto riguarda Anzio almeno, la città dove senza colpo ferire cedemmo gli impianti il primo giorno come a Nettuno, trovandoci il sindaco De Angelis nel consiglio d’amministrazione – non ha fatto sì in 14 anni che si conoscesse almeno dove passano i tubi e che ci sia un pronto intervento degno di tale nome. Ecco, in un posto normale i vertici di una società del genere andrebbero a casa. Qui non si muoveranno. L’acqua continua a uscire, siamo oltre le 17, e chissà per quanto altro tempo ancora sarà così.

Devi passarci per capire bene, speriamo solo che finisca tutto nel migliore dei modi.

Feste, concerti e cani. Sul resto il Comune preferisce tacere

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Nell’ordine: la notte bianca, il giorno dopo la richiesta di commissione d’accesso pubblicata dal Corriere della sera e ripresa – con il testo dell’interrogazione di Sel – dai siti locali e non;  la Corale e i Carmina burana, il giorno dopo le dimissioni delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà; le serate dedicate alla “Pizzica“, nel giorno in cui durante un convegno sulla legalità un senatore dell’antimafia ribadisce che la situazione è gravissima e chiede al Prefetto di intervenire; ieri la spiaggia per cani, il giorno successivo a un consiglio comunale nel quale non s’è fatto altro che minimizzare: sulle dimissioni e sul condizionamento della criminalità e a una giunta che ha votato (rischiava di perdere finanziamenti) in violazione di legge. Giunta che qualche giorno prima ha votato – senza leggere cosa allegava – una dotazione organica che in un documento dice una cosa e in un altro la smentisce.

Sono le quattro note diffuse, martedì, mercoledì, giovedì e ieri dall’ufficio comunicazione di Anzio o dal suo responsabile. Il quale manda – com’è giusto – ciò che gli dicono. Dobbiamo dedurre che sul resto il sindaco Luciano Bruschini, i suoi assessori rimasti in sella, i capigruppo di maggioranza, qualche consigliere comunale di questa sorta di armata Brancaleone, i rappresentanti dei partiti (?!) che sostengono l’amministrazione, preferiscono tacere. Immaginando, forse, che attraverso comunicati di iniziative pure lodevoli i cittadini   possano essere tenuti a bada. O presi in giro.

E poi che vuoi parlare con i “giornaletti“? Eh no…. Nell’immaginario dei nostri scienziati della politica, di quelli che “ragionano“, di quelli del “che c’è dietro” ripetuto per convincersi in interminabili sedute nei bar e delle certezze assolute non si può….

Quello Agostino Gaeta con il suo controcorrente fa pure l’amico ma difficilmente poi concede sconti, figuriamoci. Il Granchio? Ma scherziamo, ormai è “grillino” e prima s’era tolto di mezzo Del Giaccio e un po’ si era allineato, ora sta scatenato. Ecco, l’autore di questo blog, il “candidato sindaco“, non sia mai. Vogliamo parlare dei siti? Quei “comunisti” di inliberauscita.it sono inaffidabili, dietro al Clandestino ci sta Tizio o Caio, meglio tutto sommato chi copia e incolla sulla free press, ma anzi è meglio non comunicare e basta.

Così l’unica posizione che abbiamo è quella della free press che fa riferimento al presidente della commissione ambiente, Antonio Geracitano. Non c’è crisi e non rompete, sostanzialmente.

Ecco, il Titanic affonda ma ad Anzio si fa festa e inauguriamo la spiaggia per cani. Il resto? Ma sì….

Una firma per far rispettare la legge

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Non amo le “quote” imposte, ma esiste una legge e va rispettata. Due assessore si sono dimesse, la giunta di Anzio viola la norma e non può deliberare. E’ stato detto ieri in consiglio comunale, lo ha messo nero su bianco la segretaria generale nelle delibere votate sempre ieri.

Atti che andavano fatti per non perdere finanziamenti,  la scelta di votarli all’indomani delle dimissioni è condivisibile, ma ora il sindaco deve ristabilire la parità di genere. Altrimenti il Comune resterà paralizzato o, peggio, esposto all’ennesima violazione di elementari norme.

Per questo propongo la petizione on line che si può firmare qui e che verrà inviata al Prefetto di Roma, alla Consigliera regionale per le pari opportunità, al sindaco e alla segretaria generale.

Il testo è il seguente: “Al Comune di Anzio, a seguito delle dimissioni delle assessore Roberta Cafà e Laura Nolfi,  il 14 luglio  sono state approvate in Giunta  due delibere urgenti per le quali si rischiava di perdere un finanziamento.
Possiamo comprendere questa necessità, ma sollecitiamo un Vostro intervento affinché al più presto venga ristabilita la parità di genere in giunta e non si approvino più atti nulli e/o annullabili o comunque adottati in violazione della legge 56/2014, articolo 1 comma 137”

Il sindaco, le assicurazioni, la commissione d’accesso

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La Prefettura di Roma

Il sindaco si è assunto la responsabilità di dire che non ci sono condizionamenti e che la sua amministrazione agisce nelle regole. Ne prendiamo atto e siamo tenuti a crederci. Anzi, speriamo sia così.

Non sappiamo se verrà o meno la commissione d’accesso chiesta da Sel e che – l’ha annunciato in consiglio comunale Maria Teresa Lo Fazio – sarà proposta anche dal Pd.

Sappiamo che la misura è colma, ma istituzionalmente siamo tenuti a credere a Bruschini che al solito “non sa” ma stavolta è sicurissimo. Né sembra preoccuparsi di pesanti accuse che emergono dagli atti nei confronti di suoi assessori e consiglieri comunali. Accuse, non condanne, è vero. Ma allora cerchiamo di capire cos’è una commissione d’accesso e quando viene nominata. Capiremo che non è necessario che ci siano arresti o vicende simili. E che non basta – lo fece anche Vittorio Marzoli a Nettuno – dire: “E’ tutto a posto“.

Cito dal blog di Francesco Carotenuto, un giovane di Scafati (Salerno). Una scelta non casuale, perché – e speriamo di sbagliare, davvero – la situazione di questa città ha preso da tempo una deriva campana.

Ecco cos’è la commissione d’accesso, anche per far fare un’idea anche ad alcuni consiglieri comunali che oggi un po’ di confusione l’hanno fatta:

La commissione d’accesso rientra nell’architettura giuridica del controllo esterno sugli organi e sugli atti e che troviamo regolamentata nel Testo Unico degli Enti Locali. Proprio rispetto al Tuel (dlgs.267/00) è fondamentale considerare l’art.135 in cui all’art. 1 si dispone che ” Il prefetto, nell’esercizio dei poteri conferitigli dalla legge o a lui delegati dal Ministro dell’interno […] qualora ritenga, sulla base di fondati elementi comunque acquisiti, che esistano tentativi di infiltrazioni di tipo mafioso nelle attività riguardanti appalti, concessioni, subappalti, cottimi, noli a caldo o contratti similari per la realizzazione di opere e di lavori pubblici, ovvero quando sia necessario assicurare il regolare svolgimento delle attività delle pubbliche amministrazioni, richiede ai competenti organi statali e regionali gli interventi di controllo e sostitutivi previsti dalla legge”.

La Commissione di accesso ha poteri investigativi e nel termine di 90 giorni dovrà passare al setaccio l’attività amministrativa comunale. Viene nominata dal Prefetto con una relazione che tiene anche conto di elementi acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell’Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie.

Nel caso in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell’ Amministrazione Comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all’emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all’infuenza della criminalità organizzata.

Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi.

Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell’Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.

Senza donne giunta illegale, l’affanno di Bruschini

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Roberta Cafà e Laura Nolfi (foto il Granchio)

Mentre vogliono farci credere che è tutto a posto, non c’è crisi, e che si va avanti anche senza sostituire la Nolfi e la Cafà che si sono dimesse, aumenta con il passare delle ore la preoccupazione per le quote rosa. Un vero e proprio affanno, con diverse caselle da incastrare.

Senza donne in giunta, anche restando in cinque, Luciano Bruschini non può stare. Lo dice la legge – ma è vero che di questa, ad Anzio, spesso ci si fa gioco – e lo dice da ultimo una sentenza del Consiglio di Stato che ha scritto la parola fine su una storia avvenuta in Calabria.

Quel “andiamo avanti” – mentre Nolfi e Cafà non sentono ancora il bisogno di spiegare alla città perché se ne sono andate – suona di smania di potere, di sfida, di voler restare a tutti i costi legati alle poltrone pur sapendo, benissimo, che non uno dei punti del programma è stato rispettato.

Sapendo benissimo che la città è stremata, i conti sono al collasso, i rifiuti ci sommergono e la “fame” ha portato a insediare personaggi tutt’altro che raccomandabili intorno al Comune. Sapendo benissimo che le indagini – mai come adesso – danno un’immagine desolante del modo di guidare questa città. Ma va tutto bene, ce lo dice il giornale edito dal consigliere di maggioranza Antonio Geracitano, perché nella smania di comunicare che contraddistingue questo presunto 3.0 negli ultimi giorni Luciano Bruschini  e i suoi si sono  distinti per una cosa: tacere.

Non una parola ufficiale sulla richiesta di commissione d’accesso, tanto meno sulle carte dell’inchiesta “Mala suerte” ad essa riferite nell’interrogazione parlamentare, nessun commento sulle dimissioni. Eppure mentre questo andava in scena, mentre due assessore si dimettevano e si giocava agli accordi della vecchia politica, mentre si votava in giunta una dotazione organica che dopo tre mesi “boccia” la super organizzazione della quale ci si vantava ad aprile e non si leggevano gli atti allegati, dall’ufficio stampa del Comune (se serve solo a questo, chiudiamolo) ci mandavano locandine di spettacoli. Praticamente il collante, finora, della maggioranza: questo lo organizzo io, questo tu, all’associazione di Tizio abbiamo dato X e a quella di Caio non possiamo dare meno…. Eccola la crisi, ditelo, smettetela di prenderci in giro.

E trovate le donne per la giunta, non tra le consigliere comunali perché i primi dei non eletti non sarebbero più dalla vostra parte, altrimenti continuerete a essere nell’illegalità. In ogni delibera. Ma che problema c’è? Siete abituati….