Biogas e rifiuti, ecco perché si preoccupano…

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Il professor Carlo Malinconico ha messo insieme la bellezza di 69 punti per contestare la determinazione con la quale, il 16 dicembre 2015, la Regione ha aggiornato l’autorizzazione integrata ambientale alla Anziobiowaste, per l’impianto in via della Spadellata al quale il Comune aveva detto sì nel 2012, senza colpo ferire.

A leggere le carte – e non si comprende perché il sindaco non lo comunichi ufficialmente – gli spunti per dire no a quella centrale ci sono eccome: “Aumento in senso assoluto dei quantitativi di rifiuti trattati, modificazione delle finalità dell’impianto, modificazione dei processi e dei prodotti finali ottenuti dal processo di trattamento dei rifiuti conferiti e dunque la natura stessa dell’impianto“. Vengono sollevate, inoltre, eccezioni sui quantitativi conferiti giornalmente – che supererebbero la soglia di 70 tonnellate – e sul fatto che sono state “erroneamente considerate non sostanziali le varianti apportate all’impianto“, viene rimarcato come si andrebbe incontro a un aumento di: “traffico veicolare per il trasporto e conferimento dei rifiuti da comuni diversi, delle connesse immissioni di gas di scarico, delle immissioni odorifere tanto più percepibili durante il periodo estivo“.

Non è detto che il ricorso si vinca, quel parere del Comune pesava e pesa come un macigno, ma letto da profano è tutt’altro che un ricorso a perdere – come si sospettava negli ambienti – quello del Comune. E forse per questo c’è chi, favorevole all’impianto, ha minacciato crisi e aggredito chi quel ricorso lo ha proposto e ottenuto e oggi si preoccupa del possibile esito.

Poi c’è un passaggio che il sindaco non può fingere di ignorare – come suo solito – perché il ricorso porta la sua firma e diamo per scontato che lo abbia letto. L’avvocato sottolinea gli “effetti dannosi per la salute della popolazione e l’ambiente in quanto capaci di comprometterne la salubrità, pregiudicando l’ecosistema che fa di Anzio una delle stazioni balneari più importanti della Regione e che ha consentito alla città – da cinque anni a questa parte – di conquistare la bandiera blu (…) Al danno ecologico si associa evidentemente il danno economico per la comunità“. Non andiamo oltre, non guardiamo ai tecnicismi, basta e avanza questo per dire che il parere dato da Placidi in fretta e furia (ma cosa c’è scritto? su quali basi?) si può anche revocare – ma non sarebbe sufficiente, vale ciò che si dice in sede di conferenza – chiedendo un’altra conferenza dei servizi. In tal senso la posizione del Pd che aveva lavorato inizialmente alla mozione “bipartisan” è stata finalmente chiara e se il ricorso dovesse andare male si ha il dovere di chiedere – a condizioni cambiate e non valutate dal Comune – un’altra conferenza dei servizi. E’ ovvio che gli “sponsor” nell’amministrazione del primo progetto siano preoccupati, così come i 13 che allineati e coperti hanno respinto questa mozione.

Le perplessità sollevate da Malinconico per quanto riguarda la salubrità potrebbero essere, da sole, le ragioni da portare in Regione il 17 marzo per il secondo impianto. Ma attenzione, il “no” che Luciano Bruschini si è impegnato ad andare a verbalizzare, da solo non basta. Il Comune deve spiegare il suo diniego e deve farlo sollevando questioni tecniche che gli uffici – quelli di Placidi compresi – debbono mettere nero su bianco. Con una conferenza dei servizi interna, se necessario, da fare prima del 17 marzo. C’è meno di una settimana, contando i giorni lavorativi.  Ci sono osservazioni di Anzio Diva e di Anzio No biogas, le pie intenzioni (a parole) di Lavinio no biogas, di certo c’è una scuola a due passi e un’altra serie di vicende che un Comune attento avrebbe già valutato. E’ ancora in tempo.Ma com’è noto sulla seconda centrale altri sono preoccupati in maggioranza.

Infine i rifiuti,altra preoccupazione di Placidi che dopo la “sconfitta” sulla gara sembra abbia convocato una trentina di persone – speriamo non in attesa di un posto nell’appalto se avesse vinto Ecocar-Gesam – annunciando ulteriori azioni legali. Dove, come, quando e perché un giorno, forse, lo sapremo.

Rifiuti, Placidi “perde”. L’appalto resta alla Camassa

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Accoglie l’appello di Camassambiente S.r.l., e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, accoglie il ricorso incidentale proposto dalla stessa in primo grado ed annulla l’aggiudicazione con esso impugnata“.

Lo scrive il Consiglio di Stato,  nell’attesa sentenza che ha tenuto con il fiato sospeso la politica di Anzio, i lavoratori del settore, tutti coloro ai quali l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi aveva promesso che sarebbero entrati se avesse vinto la Ecocar-Gesam.

Si scrive, speriamo, la parola fine alla telenovela di una gara vinta da Ecocar-Gesam, non assegnata per la vicenda dell’interdittiva antimafia con il passaggio alla Camassa che era arrivata seconda, ricorsi e contro-ricorsi, la dichiarazione senza mezzi termini dell’assessore che in Consiglio comunale affermò di “preferire” la prima perché garantiva più posti di lavoro. Anzi, arrivò addirittura – cosa senza precedenti – a “intimare” al dirigente di assegnare alla Ecocar l’appalto dopo la pronuncia del Tar.

Finisce, ci auguriamo, anche l’alibi di una raccolta differenziata che in centro non è partita perché si aspettava la sentenza, di un servizio scadente sul territorio – basta guardarsi intorno – e un contratto che non si firmava sempre in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, di dipendenti che lamentano la scarsità di mezzi a loro disposizione perché la Camassa non li dava tutti, aspettando sempre la famosa sentenza.

Ora non ci sono più scuse: per Placidi, anzitutto, il quale deve fare in modo che il servizio funzioni e smetterla di prendere in giro i cittadini. Anzi, dopo aver chiaramente parteggiato per Ecocar ed essere uscito sconfitto, dovrebbe avere la bontà di farsi da parte. Messe insieme la vicenda biogas e questa, è il caso che l’assessore tolga il disturbo e con lui il sindaco che dopo il “richiamo” allo stesso Placidi lo ha lasciato al suo posto. Già, gli equilibri….

Non ci sono più scuse per la Camassa, che deve rispettare il capitolato e mettersi in regola con tutto ciò che è previsto. Né per i lavoratori, i quali adesso hanno la certezza di chi è il loro interlocutore, hanno il diritto di pretendere ciò che spetta loro ma anche il dovere di svolgere al meglio il loro compito.

E’ durata sin troppo questa vicenda, è noto che quando ci sono di mezzo i Tribunali le certezze sono poche, adesso è bene che si cominci a dare alla città il servizio che merita.

Un gemellaggio che “riscrive la storia”. Fateci capire

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Fa bella mostra di sé sul sito istituzionale del Comune la nota con la quale la delegata ai gemellaggi, Valentina Salsedo, informa la città dell’approvazione di un progetto sicuramente importante nell’ambito del programma Erasmus +. Un’iniziativa che vede coinvolte le scuole, dà un senso ancora più forte al legame tra Anzio e Bad Pyrmont – e fin qui siamo assolutamente d’accordo – ma che ci inquieta e non poco quando si afferma che il progetto  “avrà per oggetto la riscrittura di uno dei periodi più tristi legato al secondo conflitto mondiale“.

Di cosa parliamo? Lo leggiamo più avanti, lo dice la delegata, i ragazzi: “(…) riscriveranno la storia della seconda Guerra Mondiale sulla base di informazioni e macro storie raccolte durante i reciproci viaggi“. Cosa c’è da riscrivere non è dato sapere, né dall’uscita del comunicato ad ora – ma speriamo che domani qualcuno lo chieda in Consiglio comunale – c’è chi si è preoccupato di chiedere lumi. Dentro e fuori dalla rappresentanza eletta.

Già, perché andando ancora avanti, è sempre la delegata a parlare, il progetto: “(…) proietterà i nostri giovani nelle logiche del nazionalsocialismo per riscrivere una pagina di storia ancora troppo vicina per essere dimenticata ed abbastanza lontana per essere analizzata con maggiore consapevolezza e maturità, soprattutto se gli osservatori sono giovani e meritevoli“.

Capiamo, per ciò che emerge, che i ragazzi intervisteranno dei testimoni e ricostruiranno una “mappa” delle vittime, apprezzabile sicuramente  ma quale storia c’è da “riscrivere“? E che centra il nazionalsocialismo?

Lo diciamo senza polemica, con l’intento di capire e far capire. Perché al di là della “lotta” che c’è in Comune per apparire sui media – sembra che ormai si contino persino le righe della visibilità data a Tizio o Caio – l’ente ha il dovere, per di più sul sito istituzionale, di spiegare. E dalla nota diffusa capiamo, ma ammettiamo le nostre scarse capacità, ben poco.

Ripetiamo: quale storia c’è da “riscrivere” rispetto al nazismo, al punto che addirittura il sindaco è orgoglioso e soddisfatto come leggiamo nell’attacco del comunicato? In questa città – medaglia d’oro al merito civile – c’è una storia che conosciamo molto bene e che ancora si racconta nelle famiglie di chi ha avuto sfollati e morti.

Certo, in un Comune dove si patrocina Delle Chiaie tutto può essere, ma davvero fuor di polemica chiediamo semplicemente di capire.

Infine, già che ci siamo, trattandosi di un progetto europeo, ne approfittiamo per chiedere lumi sul  Life che era stato approvato per il porto ed è miseramente naufragato dopo che i soldi “sono stati usati per altro” come ammise lo stesso sindaco in Consiglio comunale. Allora: è vero che l’Unione europea ha chiesto indietro quei soldi? E’ vero che ha bocciato la proposta di piano di rientro? E’ vero che rischiamo l’apertura di una procedura d’infrazione che ci negherà la possibilità di avere fondi in futuro? Nel frattempo sono stati pagati i progettisti che hanno chiesto i soldi alla Capo d’Anzio?

Prima di riscrivere la storia, sarebbe bene conoscere la stringente attualità. Ah, se qualcuno vuole chiederlo in Consiglio – dove la deferenza verso sindaco e maggioranza sembra andare ben oltre il dovuto rispetto istituzionale – i cittadini ne sarebbero grati.

Biogas: i voti, la salute, qualche numero, i silenzi…

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Nell’acceso dibattito che si sta sviluppando sulle due centrali biogas previste ad Anzio, una autorizzata con parere favorevole del Comune nel 2012 – presente l’assessore Patrizio Placidi – e l’altra prossima alla conferenza dei servizi, noto che pochi provano a capire e tanti (soprattutto politici e affini), invece, mirano a spararla più grossa.

E’ stato convocato un nuovo consiglio comunale, ma francamente per fare cosa dopo che c’è stata una mozione unanime è tutto da capire. Così come è incomprensibile il “nervosismo” che ha riguardato la maggioranza appena dopo il voto della mozione stessa. Non s’è mai vista, lo sostengo da mesi, una mozione fermare delle centrali e pertanto è incomprensibile questa agitazione. Oppure, in fondo in fondo, i cittadini che si stanno muovendo, hanno ragione? E se fosse, qual è stata ed è la linea del Comune?

Ondivaga, come sempre, ma intanto si deve dire davanti “non si faranno” per aggraziarsi i cittadini di Sacida e dintorni – immaginando i loro voti e il fatto che abbiano il cosiddetto anello al naso – e contemporaneamente muoversi  nel sottobosco della politica per vedere, aggiustare, trattare, tentare accordi in vista delle prossime elezioni.

Perché di voti si tratta, di un’uscita in più o in meno sui giornali, ma alla salute dei cittadini ci pensano pochi. Almeno questa è l’impressione. Hai voglia a dire che non inquinano, sono moderni, e via discorrendo, vogliamo intanto affermare il principio che uno è già troppo? Addirittura due….

Ripetiamo, non è che la storia del ricorso al Tar serve per fermare, intanto, un’iniziativa e dare anche all’altra la possibilità di avere il via libera?

Diciamo pure che sono impianti straordinari, ma vogliamo metterci che per circa 100.000 tonnellate – qualcosa più, qualcosa meno – destinate ai due siti, passeranno almeno 30 camion da 10 tonnellate ognuno al giorno in entrata e in uscita? Fa, se va bene e sono sempre a pieno carico, minimo 60 mezzi al giorno tra via della Spadellata e Cinque Miglia,  tra l’altro con una scuola vicino e strade ben note. Ma ci si preoccupa almeno di questo? Già perché nessun imprenditore si accontenta di avere un impianto che lavora a mezzo regime e si andranno a prendere i rifiuti di mezza provincia di Roma per farli funzionare.

C’è chi si è posto il problema, tra i tanti politici urlanti, compresi quelli di maggioranza che si sono visti sotto al naso approvare una centrale a loro insaputa? E significava biogas o affini il punto del programma 2013 di Bruschini nel quale si afferma che: “Nell’ottica della green economy l’amministrazione promuoverà ed agevolerà per quanto di sua competenza la realizzazione di ogni iniziativa pubblica e privata di impianti per la produzione di energie rinnovabili con la creazione di un parco solare Comunale“?

Andrebbe chiesto al sindaco, all’assessore Placidi al quale – invece – nessuno osa chiedere. Né in consiglio comunale, né in comunicati, né in trasmissioni tv, né dai mezzi di informazione. Eppure il parere nel 2012 l’ha dato lui – siamo certi informandone il sindaco – oggi è il suo assessorato ad avere ancora in mano la situazione per la conferenza del 17 marzo, perché questi silenzi? Cosa dà a Placidi quest’aura di “intoccabilità“? Mistero.

Magari domani a qualche giovane di buone speranze che interverrà al convegno sull’inquinamento urbano  organizzato da ragazzi di area Forza Italia e affini, verrà in mente di porre almeno dei quesiti agli illustri docenti annunciati. Così, per capire….

Biogas, se a decidere fosse un referendum…

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Si poteva anche scommettere a essere facili profeti quando, giorni addietro, scrivevamo che sulle centrali avevamo scherzato. Colleghi di più testate dicono senza mezzi termini che si sta lavorando per tornare indietro sulla mozione che impegna il Comune a fare ricorso al Tar su quella autorizzata e ad esprimersi in modo contrario su quella che andrà in conferenza dei servizi il 17 marzo.

Ovviamente dagli ambienti politici ci dicono il contrario, si affrettano a incontrare comitati, fare riunioni “da cittadini” dimenticando di essere in maggioranza e con dei ruoli precisi. La confusione regna sovrana, la certezza era e resta che un impianto è autorizzato con il benestare del Comune e senza che uno – sì, anche uno solo – in Consiglio abbia chiesto lumi all’assessore Patrizio Placidi di cosa fosse andato a dire nell’esprimere il “” del Comune. Un altro lo sarà ovvero a oggi non c’è un parere del Comune perché l’assessore ha detto che si stava preparando e il dirigente ha riferito di non saperne nulla.

L’impressione è che dietro a questa vicenda degli impianti con un chiaro riferimento ad assessori – i quali però smentiscono, dobbiamo darne atto – ci siano strategie ben diverse. Che guardano, purtroppo, al voto prossimo venturo. Ecco che il ricorso al Tar è passato come una “vittoria” di Cafà e Nolfi, con la presa di posizione ancora oggi incomprensibile di Alessandroni, l’eventuale ritiro porterebbe (dicono) alle loro dimissioni, già date una volta e poi rimangiate. Ma davvero abbiamo bisogno di questo teatrino? Ma davvero si pensa che i cittadini siano così sciocchi?

Forse sì, d’altro canto il sindaco e i suoi amano ripetere di essere stati votati ed essere stati eletti democraticamente, segno quindi che ai cittadini va bene che si giochi sulla loro pelle. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, quando i Placidi, Nolfi, Cafà, Alessandroni, Zucchini, Attoni e compagnia ci fantasticavano di un central park o di neropolis, del porto e altre amenità, una biogas era già autorizzata con parere favorevole del Comune. All’insaputa sicuramente dei cittadini. Non di Bruschini e Placidi. I quali, poi, in Consiglio comunale non hanno avuto il coraggio di difendere la loro scelta. Di spiegarci che serve, non inquina, crea occupazione o quello che si vuole…. No: mozioni, riunioni, pianti, scuse, silenzi colpevoli almeno dell’opposizione nei confronti di Placidi, trattative, comunicati, interpretazioni autentiche, accuse, finte dimissioni.

Basta, per piacere. Di fronte al rischio che una centrale è autorizzata e ce la terremo così com’è, si decida di far scegliere i cittadini che un amministratore oculato avrebbe coinvolto prima di dare un parere. Si faccia un referendum, perché sono rimasti pochi capelli e ormai bianchi a chi scrive, ma abbastanza memoria per ricordare Luciano Bruschini sindaco che in una riunione a Colle Cocchino – anni ’90 – veniva a parlare del depuratore che sarebbe diventato “una grande villa” mentre negli anni i cattivi odori sono ormai all’ordine del giorno e l’impianto è visibile a tutti, altro che villa con alberi intorno…. E la biogas che sarà? Una specie di domus romana dei giorni nostri?

Si faccia scegliere ai cittadini, allora, vediamo cosa ne pensano. Peccato che per farlo ci si dovrebbe prendere la briga, anziché pensare a sagre, comunicati sul nulla e strategie elettorali, di fare in consiglio comunale un regolamento che da quando c’è lo Statuto non è mai stato preso in considerazione e decidere come si fa un referendum in questa città.

E’ tardi, certo, difficilmente si fermerebbero i due impianti, ma qui si affermerebbe un principio. Invece no. Far votare i cittadini su questioni che li riguardano? Ma quando mai…

Porto, auguri al presidente. Cominci dagli abusivi

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Vanno fatti sinceri auguri al neo presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, così come al nuovo componente del consiglio d’amministrazione ancora “misterioso“. Il sindaco, anziché dirlo ai cittadini proprietari del 61% delle quote, si è “sbottonato” al bar con alcuni consiglieri comunali, fermandosi però solo al presidente, dell’altro consigliere sappiamo essere un commercialista di sua fiducia. Il tutto senza un confronto, pare, nemmeno con la maggioranza se non qualche fidato amico di vecchia data e – almeno per l’avvocato – con qualche problema di opportunità dato che ha già incarichi per il Comune e che l’Ordine professionale vuole che non possano assumersi presidenze. Ma diciamo che ne abbiamo viste di peggio in questa città, quindi….

Auguri doppi, tripli, quadrupli perché l’avvocato prende in mano una situazione difficilissima. Consiglio spassionato: legga bene tutti i verbali d’assemblea e dei consigli d’amministrazione nei quali il sindaco che l’ha nominato ha detto e votato cose precise, quindi se vuole salvare la società vada in quel senso. Altrimenti lasci perdere subito e porti i libri in tribunale.

Non era e non è una questione di nomi, Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu – come conferma la mozione unanime del consiglio comunale – hanno fatto ciò che dovevano e se siamo a questo punto è perché il sindaco, quale rappresentante del socio di maggioranza, ha fatto una cosa nella società e un’altra in Comune, ha aspettato, mischiato le carte, parlato di improbabili cordate, promesso il bando impossibile o il mantenimento di posti a chi non poteva più averli, a maggior ragione dopo la sconfitta al Tar.

E questo è un altro punto importante, fondamentale. Caro presidente, per iniziare i lavori si deve partire dalla zona dove sono gli ormeggiatori. Il sindaco lo sapeva e l’ha votato, nessuno vuole creare disoccupati ma devono andarsene perché altrimenti l’opera non inizia. Va trovata un’intesa, certo, a meno di ciò che era stato offerto perché abbiamo perso un altro anno, ma il Comune deve riprendersi le aree.

E stupisce che ogni mattina, affacciandosi dalle finestre, nessuno dalla Capitaneria di Porto o dalla Guardia di Finanza si accorga di loro che – “sine titulo” – continuano a stare lì. Che succederebbe se domani mattina, in piazza, uno aprisse un cantiere davanti a tutti?

Stupisce che dopo le lettere della Regione e la mozione unanime del consiglio comunale, il sindaco non abbia ancora proceduto. La primavera, “a mare“, è già arrivata e la stagione è vicina. Si deve intervenire. Per loro, per il circolo della Vela che ha preferito spendere più soldi per ricorsi e cause di quelli che pagherebbe di concessione ed è altrettanto abusivo. Per tutti quelli che continuano a essere al loro posto senza aver firmato con la Capo d’Anzio che è – piaccia o meno – l’unica concessionaria. E con il Comune che continua a essere chiamato in causa dalla banca, in quanto socio di maggioranza, per la famosa fidejussione.

Caro avvocato, c’è un bilancio che fa acqua, il caso aperto con Marconi, quelli del Life non pagati, una controllata che forse andrà dismessa, ma è anzitutto questione di diritto. Quello della società a poter operare e salvarsi, perché il porto è della città prima ancora che di chi ha avuto degli spazi nel corso degli anni. Lo spieghi al sindaco, il quale se dopo l’inversione del crono-programma, i verbali d’assemblea, del consiglio d’amministrazione, i piani finanziari e le mozioni del consiglio comunale, sarà l’unico responsabile del fallimento della Capo d’Anzio e del porto.

Biogas e giocolieri, è ora di finirla

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Da sinistra Bernardone, Alessandroni, Placidi e Bruschini

Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!” Ci soccorre l’immenso Luigi Pirandello per raccontare ciò che è accaduto e sta accadendo ad Anzio con le centrali biogas. Dai  “Sei personaggi in cerca d’autore” del drammaturgo possiamo tirar fuori diverse figure di Anzio che cercano non solo autore, ma di far passare la propria linea, possibilmente senza dire la verità ai cittadini.

Che è disarmante e semplice: il Comune, il sindaco Bruschini e l’assessore Placidi, ha dato parere favorevole all’impianto della “Spadellata” senza mai consultare nessuno e di fronte alle proteste dei cittadini ha cercato di fare marcia indietro con la puerile scusa del “non sapevo“. I cittadini si sono mobilitati dopo che è stata resa nota la notizia di un secondo progetto, in via delle Cinque Miglia.

In tutto questo la maggioranza ha vacillato, Alessandroni ha consegnato una lettera al sindaco dopo che in riunione si è detta una cosa e le colleghe Nolfi e Cafà ne hanno fatta comunicare un’altra (oh… lesa maestà!), oggi ha chiesto un chiarimento dopo la vicenda dimissioni sì-dimissioni no, dicendo che i giocolieri non servono. Ma dai?

Placidi ha avuto la fortuna di non essere nemmeno sfiorato durante il lungo dibattito in Consiglio comunale (che bravi questi consiglieri di opposizione, il manovratore non va disturbato….) nemmeno per sentirsi dire cosa era andato a comunicare in Regione, dando il parere favorevole. Il presidente della commissione ambiente, Geracitano, incompatibile per opportunità in quel ruolo, annuncia dal suo giornale che la commissione stessa si è riunita – ma nel Comune 3.0 non c’è traccia di convocazione all’albo pretorio – e ha deciso che un altro impianto non si può fare. Intanto il Pd aveva chiarito la sua posizione in una conferenza stampa, fatto depositare al capogruppo Andrea Mingiacchi una lettera nella quale chiedeva tra l’altro la revoca del parere sul primo impianto, ma il giorno dopo il consigliere sempre del Pd Ivano Bernardone insieme alla collega Valentina Salsedo (ex Forza Italia, ora del neo gruppo “Noi con il cuore”, dov’è affiancata politicamente da chi alle ultime elezioni era contro il sindaco Bruschini….) ha chiesto garanzie, mentre in Comune nominavano l’avvocato Carlo Malinconico per il ricorso al Tar. Finita? Macché… Il capogruppo di quel che resta di Forza Italia, Millaci, ha invitato il sindaco a fare squadra. L’opposizione di centro-destra, intanto, ha chiesto un altro Consiglio comunale e abbiamo – perché siamo ad Anzio, non potrebbe essere altrimenti – due comitati contro le centrali. Così come, in amministrazione, c’è chi è più favorevole alla prima e chi alla seconda. Si dice, ma gli interessati smentiscono a gran voce, che per la prima sia Placidi a spingere, per la seconda Zucchini. Il tutto dopo che c’è voluto una sorta di conclave per una mozione concordata e oggi, di fatto, carta straccia o quasi.

Risultato? Al Tar, se non altro, si prenderà tempo, quello necessario a mandare in Regione alla valutazione di impatto ambientale anche la seconda centrale. Il rischio del quale nessuno parla – salvo il comitato No Biogas –  è che ce le ritroveremo autorizzate entrambe. E che  per lavorare avranno bisogno non dei rifiuti di Anzio e Nettuno ma di mezza provincia di Roma. Certo, daranno lavoro, qualche consenso elettorale, ci diranno che risparmieremo sui rifiuti, ma è questo lo scenario. Perché va accontentata la “politica“, mica la città. Se invece davvero si è contrari, si vada a dire no alla conferenza dei servizi per via Cinque Miglia e si revochi il parere per la Spadellata. Troppo tardi, vero?

E’ un sistema che si muove così e che è agli ultimi fuochi. Un’amministrazione seria doveva avere il coraggio di dire: chi sei? Bene, ho visto il tuo progetto e mi rendo conto che il ciclo dei rifiuti va chiuso. Sappi che sono contraria per principio, ma non esistono norme regionali stringenti e se proprio vuoi farla ad Anzio non avrai vita facile, ma intanto possiamo mettere dei paletti. Il primo è che mi confronterò con i cittadini, domani convoco un’assemblea pubblica. Il secondo che se vuoi realizzarlo non potrai utilizzare più dei rifiuti prodotti ad Anzio e Nettuno. Come? Non è remunerativa con circa 20.000 tonnellate? Mi spiace, cercati un altro posto. Ah, si può ragionare? Benissimo, facciamo un piano per mandare a metano i mezzi pubblici, come contribuisci? Quanti ne compri l’anno?

Invece, giocolieri del potere o politici di lungo corso, fate voi, hanno usato il metodo delle segrete stanze e non hanno avuto nemmeno il coraggio di dire la verità in Consiglio comunale. Oggi si cerca di apparire, mettere pezze, si finge di intendersi – parafrasando Pirandello – ma ognuno va per la sua strada. Che non è quella della città. Per questo è ora di farla finita.

 

Candidato all’Inpgi, quello che vogliamo fare

Ho scritto poco fa una mail rivolta ai colleghi, ripropongo qui il testo per raggiungerne anche altri che eventualmente non erano nel mio indirizzario.

Cari colleghi,
so che molti in questi giorni hanno ricevuto una serie di mail di candidati all’Inpgi e che ciò ha creato più di qualche fastidio.
Sono candidato anch’io, tra gli “attivi” e questa è l’unica mail che vi mando. In allegato trovate i punti sui quali si basa la proposta di informazione@futuro e i candidati per i diversi profili.

Il nostro istituto di previdenza è in una situazione drammatica, noi che non abbiamo mai avuto ruoli al suo interno (al contrario di molti candidati che si ripresentano, dimenticando di aver votato la stragrande maggioranza delle delibere) vogliamo evitare che finisca all’Inps con la decurtazione delle pensioni presenti e future.

Partiamo dal documento approvato all’unanimità dal direttivo di Stampa Romana e ci prendiamo l’impegno di rispettarlo.

Se saremo eletti trasparenza e informazioni continue sulla situazione dell’Inpgi saranno la nostra linea guida.

Sulla vicenda Camporese/Sopaf siamo l’unica associazione che ha chiesto le dimissioni del presidente e la costituzione di parte civile dell’Istituto, ma riteniamo anche che la dirigenza tutta ha cercato di nascondere la polvere sotto al tappeto e poi si è arroccata nel suo fortino.

Biogas beffa e i giochi di maggioranza

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Passano i giorni e si comprende perfettamente che dietro alla vicenda biogas non si sta giocando una difficile partita per l’ambiente, bensì una disputa politica che guarda alle prossime elezioni.

Un sindaco serio avrebbe detto: vogliamo fare questa centrale, quella autorizzata, perché serve a chiudere il ciclo dei rifiuti. Doveva, prima, organizzare eventi pubblici, spiegare che c’era un progetto e che il Comune di Anzio era d’accordo a patto che l’impianto soddisfacesse solo le esigenze di Anzio e Nettuno e non diventasse la pattumiera di Roma. Perché i rifiuti non potremo certo mangiarli una volta esaurite le discariche, perché se differenziamo per bene dalla frazione umida si ricava un bene che può avere ricadute positive come accade in altre parti d’Italia, perché utilizzare 20 e non 55.000 tonnellate ha un impatto diverso.

Invece ha lasciato fare, ha dato carta bianca all’assessore all’ambiente Patrizio Placidi, oggi finge di non sapere senza crederci più nemmeno lui. Un’amministrazione seria, che programma, che si confronta, avrebbe difeso anche davanti ai cittadini urlanti una scelta politica. L’impressione è che la scelta sia stata e sia, ormai, di altra natura, come nella sua analisi afferma Agostino Gaeta.

Qui per accontentare capra e cavoli, invece, prima si è fatto tutto nelle segrete stanze confrontandosi con l’imprenditore, quindi la situazione è sfuggita di mano quando è spuntato un altro impianto simile, sostenuto da un’altra parte della maggioranza, quindi si è cercato di mettere una pezza con la mozione unanime e un ricorso che sembra avere ben poche speranze. Si può anche fare, certo, bloccherà magari questa centrale autorizzata mentre l’iter per l’altra andrà avanti. Faremo un altro ricorso? E alla fine ce le troveremo entrambe senza essere stati protagonisti attivi della vicenda?

Il tentativo fatto dal Pd in conferenza dei capigruppo sembra aver creato più di qualche fastidio. Votata la mozione, infatti, il segretario De Micheli e il capogruppo Mingiacchi hanno messo i puntini sulle “i”. Se servirà o meno sarà tutto da vedere, ma hanno provato almeno a distinguersi.

Sullo sfondo ci sono, poi, le grandi manovre elettorali per una “staffetta” Bruschini-De Angelis che dovrebbe ripercorrere – al contrario – la strada intrapresa nel 2008. In Comune sono molti quelli pronti a scommettere su un’intesa fatta. Intanto Alberto Alessandroni non s’è mai dimesso, ma ha sollevato il caso di una maggioranza che decide una cosa in riunione e ne comunica un’altra – attraverso propri esponenti autorevoli – ai cittadini. Le centrali biogas, alla fine, con buona pace dei cittadini, sono un pretesto.  Ci sono giochi di maggioranza e alleanze che sembrano venire prima di tutto il resto.

Ciao Micche’, che bel lavoro facevi…

colella

Oh senti, leggemo bene, hai visto mai che sbagliamo co’ ‘sto Russel…“. Chiunque ha avuto la necessità di stampare qualcosa, ad Anzio, è passato di lì. Da quella piccola tipografia in via XXII gennaio, la “Marina“.

Da Zì’ Micchele, per intenderci, perché noi in questa città con i nomi facciamo un po’ come vogliamo.

Michele Colella se n’è andato oggi, in tipografia è stato una vita e finché ha potuto. Faceva un lavoro bellissimo per chi, come il sottoscritto, ha iniziato a muoversi nel mondo dei giornali quando ancora circolava il piombo. In quei locali, dove ti accoglieva un odore inconfondibile, trovavi i vari passaggi, l’evoluzione dei sistemi di stampa, ancora i caratteri nei cassetti se c’era da costruire e realizzare un biglietto da visita o una partecipazione di nozze, un manifesto politico o la locandina di uno spettacolo. O se, per un’edizione straordinaria, c’era da stampare il Granchio da far uscire il giorno dopo.

La frase riferita a Russel riguardava la partecipazione di nozze di chi scrive, sembra una banalità ma non potevi certo sbagliare. Quelle parole, allora,  erano il segno dell’attenzione che Michele metteva nel suo lavoro.  Dal piombo ai computer che avevano preso il posto delle vecchie lavorazioni ormai da tempo.

Dire che se ne va un pezzo di storia della città può sembrare banale, ma è la verità. Di storia di Anzio e del mondo delle tipografie locali, dove iniziò da ragazzo tramandando poi ai figli il suo mestiere e la sua dedizione.

In questo triste momento un abbraccio forte va proprio a loro, agli amici Cristoforo, Marina e Andrea.