Yachting club Capo d’Anzio, ma sul porto prima capiamo…

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La vittoria al Tribunale amministrativo regionale ha spinto il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio ad “accelerare” le procedure per risolvere la questione con le cooperative degli ormeggiatori e il Circolo della vela di Roma.

Mentre gli ormeggiatori se vorranno mantenere il lavoro ora dovranno accettare le eventuali proposte della Capo d’Anzio, tra le idee emerse per il circolo c’è quella di una gestione diretta dello spazio. Ospiterebbe la sede della Capo d’Anzio e uno yachting club. Il tutto con la garanzia del mantenimento dell’attuale occupazione e un bando pubblico per affidare in gestione il ristorante. Proposta che affascina, non c’è dubbio, anche se prima sono altre le cose da capire.

Da una nota della Corte dei conti rispetto alla fidejussione prestata dal Comune alla società – e pagata dopo una delibera di giunta – oltre ai dubbi sullo strumento utilizzato, emerge che la magistratura contabile ignorava l’esistenza della garanzia (e se confermato sarebbe gravissimo) ma soprattutto che un “piano di razionalizzazione” della società per le note previsioni della spending review è stato fatto. Da chi? Cosa prevede? Perché non ne è stato informato il consiglio comunale e, quindi, la città che rappresenta pur sempre il 61% della Capo d’Anzio?

C’è poi il discorso della situazione finanziaria della società partecipata dal Comune, la vicenda del Life e i rapporti con l’Unione europea che rischia di avviare una procedura d’infrazione o inserirci nella “black list“.

Così come resta da capire se vale quanto votato dall’assemblea dei soci – e successivamente confermato dal sindaco in una intesa sottoscritta con Renato Marconi – o se davvero si vuole fare un nuovo bando del quale vedremmo la gara (se va bene) non prima di sei mesi.

La Capo d’Anzio nel frattempo cosa fa? E il porto attuale lo lasciamo abbandonato in attesa di chi vince il bando e “privatizza” la gestione o facciamo in modo che funzioni meglio?

L’altra faccia della medaglia è, purtroppo, la cessione del 61% a Marconi. Una strada obbligata se non si deciderà cosa intende fare il Comune delle sue quote. Per questo la chiarezza su obiettivi e strategie che si invoca da tempo – inutilmente – è fondamentale. Poi ben venga lo Yachting club, ma prima fateci capire.

 

 

Porto, perde anche il Circolo della vela

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E’ “inammissibile” anche il ricorso del Circolo della vela di Roma rispetto al rilascio della concessione a favore della Capo d’Anzio. Lo ha stabilito, come per gli ormeggiatori, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (Tar).

E’ stata depositata, infatti, anche la sentenza relativa al ricorso presentato dallo stesso circolo, presieduto dall’ex consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Mario De Grenet, che si era opposto alle richieste della società di essere “manlevata” in attesa dell’avvio dei lavori e del rilascio degli spazi d’acqua che si trovano proprio sotto al circolo.

Porto, appesi al Tar e senza prospettive

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Dicono i bene informati che sia questione di ore. Speriamo. Perché sono ampiamente passati i due mesi che normalmente il Tribunale amministrativo regionale (Tar) si prende per entrare nel merito di una questione e dire chi ha ragione.

Dall’udienza del 15 luglio a oggi di mesi ne sono passati quattro, metti le ferie e ciò che si vuole, il risultato è che il porto di Anzio resta appeso alla decisione del Tar e vede qualsiasi prospettiva – anche quella di gestione affidata alla Capo d’Anzio – sfumare.

La società che al 61% è ancora pubblica nei giorni scorsi è stata convocata alla direzione generale della Banca Popolare del Lazio. L’istituto di credito che ha consentito di avere i soldi per pagare la concessione dell’attuale bacino, chiede come intende rientrare la Capo d’Anzio, atteso che ha versato finora poche migliaia di euro rispetto al dovuto.

Il piano finanziario – ricordiamolo votato in assemblea anche dal sindaco di Anzio – prevedeva per quest’anno la fase di gestione che è partita monca in quanto il Tar ha dato ragione agli ormeggiatori sospendendo il procedimento di “sgombero” delle loro aree dopo che ogni tentativo di soluzione era andato a vuoto. Il Consiglio di Stato ha a sua volta sospeso il giudizio del Tar, ma nel frattempo questi è entrato (dovrebbe essere entrato) nel merito.

Il tempo passa, però, e la Capo d’Anzio vede vacillare i suoi conti come e peggio di prima, impossibilitata a provare almeno a fare ciò che doveva essere dopo la realizzazione del porto ma che – a crono programma invertito – sperava di fare da subito.

Se non ci riesce chiude. Con buona pace di chi continuerà a gestire il suo orticello e a difenderlo con unghie e denti. Sono deprecabili le scene di qualche giorno fa, gli ormeggiatori rischiano di passare dalla potenziale ragione al torto. Continuiamo a pensare che il porto sia di tutti ma che – in fondo in fondo – nessuno lo voglia quello ammodernato. Sta bene a tutti così, evidentemente, almeno a coloro che oggi sono in possesso di rendite di posizione nelle quali per anni sono stati anche per certi versi tollerati.

Prima le procedure – che erano corrette – poi il no a prescindere, poi tutto quello che si vuole. Fino alla contestata concessione per la quale, se il Tar desse ragione agli ormeggiatori, andrebbe riscritto il decreto Burlando.

A maggior ragione i signori giudici amministrativi dovrebbero dire una parola, decidere, farci capire se per anni ci siamo presi in giro o se il percorso seguito era corretto. E’ inaccettabile questa sfiancante attesa e non giova a nessuno.

Il porto ha dovuto superare ostacoli di varia natura, pareri a soggetto per i quali andavano chiesti i danni all’epoca, errori di strategia industriale evidenti, cause tardive come quella a Marinedi che andava fatta al momento del passaggio delle quote, chiacchiere che si trascinano per un anno e più (bando, finanziatori inesistenti) e non può restare appeso anche a tempi incerti. Non più. Perché la Capo d’Anzio, in parte infinitesimale, è di ciascun cittadino e se fallisce la paghiamo noi. Così come è di ciascun cittadino il porto nel quale – invece – c’è chi preferisce continuare a fare il “padrone” e chi sembra fingere di non vedere.

Il porto tabù, l’approdo di pochi e le buone maniere

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L’ultimo consiglio comunale di Anzio s’è occupato, è ormai noto, di una definizione data dal sottoscritto intorno alla quale ha discusso per oltre un’ora. Con veemenza, termini forti, evitando di parlare della storia delle morosità indicate dall’ufficio politica delle entrate, anzi minimizzandole.

Si può parlare di ciò che si vuole,  chiaro, evitando offese magari, ma questo è un altro discorso. Si dovrebbe anche parlare, però, di ciò che interessa la città e il suo potenziale sviluppo.

La vicenda porto, invece, bandiera del centro-destra dal ’98, con una concessione in essere dopo mille peripezie dovute a chi inventava procedure sbagliate (buona parte di quello che oggi è il Pd)  sembra diventata un tabù.

Del piano di razionalizzazione della società nessuno parla e doveva essere fatto entro marzo. C’è un piano finanziario che dice una cosa, votato anche dal sindaco che rappresenta il socio di maggioranza, ma Bruschini continua a parlare da oltre un anno di un bando possibile ma che allungherebbe ulteriormente i tempi. Senza contare i fantomatici – e mai visti – gruppi stranieri interessati all’opera.

Certo, è pendente il ricorso degli ormeggiatori – sui quali il Tar si sta stranamente prendendo più tempo del previsto – ma la Capo d’Anzio (al 61% ancora dei cittadini) è titolare di diritti che deve poter esercitare liberamente. Oggi c’è stata tensione, ancora una volta, perché l’approdo è considerato terra di pochi. Quello che immaginavamo come “il porto della città” era e resta esclusivamente degli operatori. Che avranno pure le loro ragioni  – e lo vedremo o meno quando il Tar finalmente si pronuncerà – ma non possono certo usare metodi come quelli riportati dall’amministratore delegato nella denuncia presentata.

Si ha il diritto di difendere il proprio lavoro, ci mancherebbe, attraverso un ricorso e paradossalmente anche muovendosi politicamente attraverso consiglieri comunali che minacciano una crisi perpetua, ma a metodi del genere non si deve mai arrivare. E dire che oggi  non c’era nemmeno il contestato Luigi D’Arpino che gli ormeggiatori, è noto, poco possono vedere.

Se ne parlerà in Consiglio comunale? Chissà… Sembra un argomento diventato tabù, quando in realtà oltre alla vicenda del piano di razionalizzazione ci sarebbero da affrontare quelle  del Life (si corre per evitare che il Comune dopo aver usato i soldi per altro finisca nella black list europea) dei conti della società, del rapporto (purtroppo ben noto già dai tempi di Italia Navigando con Renato Marconi socio) con il privato, di un’impossibile, a tre anni di distanza,  causa per contestare il passaggio delle quote a Marconi e il mancato rispetto dei patti parasociali.

Forse c’è chi, maggioranza e opposizione, preferisce l’approdo di pochi e metodi tutt’altro che ortodossi. Del resto quando si arriva, ai vertici istituzionali, a dare dell’infame a chi scrive, come si può pretendere che i cittadini siano ligi almeno alle buone maniere?

Porto, l’ultimo azzardo con il bando

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Un giorno, forse, arriveranno davvero le navi da crociera. Il rischio, come cantava Francesco Guccini, è che “noi non ci saremo…

Il riferimento è al bando del porto, nuovamente caldeggiato dalle colonne del settimanale il Granchio dal capogruppo di Forza Italia, Massimiliano Millaci, e dal delegato al turismo Luciano Bruschini, che dopo aver scoperto il porto stesso ci illustrano le sue potenzialità.

Bando che come abbiamo provato a spiegare in passato  è contro le indicazioni date al Consiglio d’amministrazione della società – votate alla presenza del sindaco Luciano Bruschini in assemblea dei soci della Capo d’Anzio – e difficilmente avrebbe mercato se riproposto alle medesime condizioni di prima. Indicazioni che andavano e vanno – nessuno le ha ancora revocate – in senso opposto alla gestione del bacino per consentire alla Capo d’Anzio almeno di sopravvivere.

Allora, forse, si sta tentando un azzardo. Il sindaco lo ha detto a più di qualche interlocutore, dopo averne parlato apertamente in Consiglio comunale, lui il bando vuole farlo e se andasse deserto intende assegnare direttamente il progetto a un soggetto disposto a investire sul porto. Saranno i “turchi-napoletani” dei quali si sente parlare da tempo o i fantomatici russi? E perché se vogliono realizzare davvero il porto non partecipano al futuribile bando che sarà, fra l’altro, a livello europeo?

Ecco, questa ipotesi non ci piace affatto perché è fuori dalle regole a noi note. Al solito, però, il sindaco è tuttologo e la soluzione sarà pure praticabile, per questo visto che i cittadini hanno ancora il 61% delle quote, dovrebbe dirci qual è.

Ricordiamo, infine, che il bando necessita di pubblicazione, sei mesi di tempo per le offerte e tutto il resto che sappiamo. La Capo d’Anzio non ha il tempo di fare questo, perché rischia di portare i libri in Tribunale.

A che azzardo stiamo giocando? E la Regione ha niente da dire su una situazione che si è trascinata fin troppo oltre dopo l’inversione del crono-programma?

Le due facce di Bruschini, il porto che ci meritiamo. Arrivederci

Il 30 settembre sarà trascorso un anno. Allora, in Consiglio comunale, nella sede istituzionale per eccellenza, il sindaco diceva senza mezzi termini che avrebbe cacciato il socio privato Renato Marconi con le buone o non e che fino a quel momento aveva perseguito una precisa strategia per arrivare all’inversione del crono programma.

Si parlava della nuova fideiussione con la Banca Popolare del Lazio, quasi un anno dopo ignoriamo se e quante rate sono state pagate di un prestito rinnovato più volte e per il quale sarebbero stati usati i soldi degli incassi dei canoni demaniali. Il sindaco aveva svelato la sua strategia, era pronto per una nuova gara.

Fino a 13 giorni dopo, quando ha sottoscritto proprio con Renato Marconi la “road map” della società confermando tutto ciò che era stato fatto fino ad allora.

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

Il documento firmato da Bruschini e Marconi il 13 ottobre 2014

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In un Comune nel quale pochi leggono i documenti, ma tanti sono avvezzi alla dichiarazia spesso ignorando di cosa parlano, basterebbero questi due passaggi per dire: “Caro sindaco, non si può prendere in giro una città sull’unica opera che vede tutti concordi nel dire che potrebbe essere quella del rilancio“.

Un cittadino, proprietario di quella piccola parte che ognuno di noi ha del 61% delle quote della Capo d’Anzio, cosa dovrebbe pensare? E un potenziale acquirente? A quale faccia di Bruschini credere, quella dello stratega che caccia Marconi o del socio che firma e conferma la linea seguita?

Non è tutto. Perché Bruschini al bando ha dimostrato di crederci davvero e lungi dal cacciare Marconi – la causa dopo il parere dello studio Cancrini rimasto a lungo nei cassetti e persino secretato,  poteva iniziare nel 2012 –  e dal rispettare la “parola d’onore” data in tal senso in Consiglio comunale, ha incaricato uno studio legale di redigerlo. A dicembre 2014, due mesi dopo la firma con Marconi che sanciva come “Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società”, è stato incaricato lo studio Venturella.

Bando arrivato, al quale mancherebbe il piano finanziario e che tanto ha “agitato” consiglieri comunali di maggioranza e stampa locale. Quello che non si dice? E’ disarmante: il piano c’è, è agli atti, se Bruschini vuole apre gli armadi e lo allega alla proposta dello studio Venturella.

E’ che il bando non si può fare, perché andrebbe prima fatto un progetto esecutivo, quindi andrebbe pubblicata la gara europea (per la cronaca, ci sono i soldi per pagare la Gazzetta ufficiale?), infine attese le eventuali proposte. Un anno per l’esecutivo, due mesi di pubblicazione, sei per le offerte. Senza contare che in Regione sono già stufi della “tarantella” seguita all’inversione del crono programma di fatto mai attuata per vicende diverse.

Ora speriamo che qualcuno in Consiglio comunale, documenti alla mano, chieda: a quale sindaco dobbiamo credere?

In mezzo, nel corso dell’ultimo anno, storie di investitori turco-napoletani, gruppi interessati, ricorsi, politica ancora divisa, un presidente della Capo d’Anzio poco istituzionale, annunci sul bando da parte di alcuni componenti della maggioranza. Ma fateci il piacere, avrebbe detto l’immenso Totò.

In tutto questo c’è l’ombra del piano di razionalizzazione della Capo d’Anzio per il quale dopo una proposta in consiglio presentata da Candido De Angelis è calato il silenzio ovvero è stata messa la testa sotto la sabbia. Senza, la società va sul mercato.

Tutto ciò per dire che il porto così com’è, alla fine, ce lo meritiamo. Non siamo una città che guarda oltre gli interessi di pochi –  siano del politico di turno o dell’ormeggiatore, del concessionario abusivo che non vuole andarsene o di chi preme perché resti tutto così. Lo è stato per 40 anni… Questa è la città, del resto.

Comunque arrivederci a chi ha la bontà di leggere questo blog  e grazie della pazienza.

Per alcuni giorni chi apprezza dovrà fare a meno, chi vede in questo spazio una “scocciatura” tirerà il fiato. Appuntamento a partire dal 7 settembre.

Porto, la “road map” che il sindaco finge di non conoscere

L'atto firmato dal sindaco e da Marconi

L’atto firmato dal sindaco e da Marconi

Quattro pagine firmate da Luciano Bruschini, sindaco di Anzio, in rappresentanza del Comune proprietario del 61% delle quote della Capo d’Anzio e da Renato Marconi, in rappresentanza della Marinedi che detiene il 39% della società nata per costruire il nuovo porto ma costretta dagli eventi a provare a gestirlo.

Quattro pagine che per primo il sindaco, quindi coloro che si sbracciano per il bando, dovrebbero leggere. Sono la cosiddetta “road map” di quanto accaduto intorno al bacino e alla società dalla data della concessione al 13 ottobre 2014, quando l’atto viene sottoscritto.

E’ l’ennesima dimostrazione di quanto, sul porto, siamo arrivati a chi la spara più grossa. In quelle quattro pagine si ricostruisce l’accaduto e si dà atto delle scelte compiute per l’inversione del crono-programma e la gestione dell’attuale bacino, attraverso le fasi pubblicate poi sul sito della società.

Tale  nuovo piano realizzativo rappresenta l’unico modo per mantenere la continuità aziendale e salvaguardare l’iniziativa e la società“. Questo c’è scritto

Poi Bruschini ha deciso di chiedere il bando, oggi si “svegliano” prima Millaci e poi l’altro Bruschini.

Ecco, sarebbe il caso di ricordare cosa si firma, prima di chiedere bandi e di leggere gli atti – li ha forniti la Capo d’Anzio nell’unica e burrascosa conferenza pubblica che ha tenuto, a gennaio scorso – prima di intervenire.

Il bando del porto e l’ospedale, se tutto diventa “vero”

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E’ singolare, non usiamo altri termini, quanto sta accadendo rispetto al porto e all’ospedale di Anzio. Sembrano argomenti distanti tra loro, privi di legami, invece uno ce l’hanno. E’ l’eco mediatica che stanno avendo vicende irreali.

Come altri affermavano “ripeti una bugia cento, mille, un milione di volte e diventa una verità“. Era vero allora, lo è ancora di più oggi nell’epoca dei “personal media“, quando tanti colleghi smaniosi del copia e incolla riportano troppo spesso sui siti ciò che accade sui social network. Peggio, quando alla notizia che pure c’è non segue l’approfondimento.

Prendiamo il porto. E’ una notizia che il sindaco abbia chiesto di fare un bando, affidandosi a uno studio di fiducia, fa notizia che sia nei cassetti da mesi, ma detto questo e al netto delle esternazioni del presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino, vogliamo dire quello che è successo?

Il consiglio d’amministrazione del 19 dicembre 2013 ha approvato il nuovo piano finanziario della Capo d’Anzio, quello che prevede l’inversione del crono programma e l’avvio delle fasi 1 e 2 così come riportato sul sito della società. Il sindaco, che rappresenta il 61% della Capo d’Anzio ovvero i cittadini, sa da allora che per uscire dall’angolo ed evitare il fallimento della società era necessario procedere in questo modo. Il consiglio d’amministrazione ha approvato, le assemblee – lui presente – hanno ratificato. Le prime due fasi sono relative alla gestione, la terza alla possibile realizzazione del raddoppio. Nelle 27 pagine del piano c’è tutto, ma il  sindaco ha deciso che si doveva rifare la gara.

Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare… Il bando è annunciato a più riprese, poi si scopre che è arrivato ma qualcosa non “quadra” tra società che ha un input diverso e Comune che evidentemente vorrebbe fare altro. Arrivano le roboanti dichiarazioni di chi dopo anni di silenzi “scopre” il porto, ma nessuno dice che il bando oggi come oggi non è fattibile. Solo tra pubblicazione e gara passa un altro anno, qualcuno vuole spiegarlo? Nel frattempo la società è fallita o è stata ceduta.

In realtà annunciare il bando serve al sindaco, ancora una volta, a tenere rabberciata una maggioranza specializzata ormai in bancarelle e distribuzione di biglietti agli spettacoli estivi. Della serie “Ora facciamo il bando, vedrete, 130 milioni di euro….”  E nessuno dei consiglieri sente di chiedere: “Scusate, ma il piano di razionalizzazione perché non lo abbiamo più fatto?” Era un obbligo, ma che importa… C’è l’associazione di qualche amico da accontentare, il resto può attendere. E il bando diventa uno specchietto per le allodole.

Lo stesso vale per l’ospedale. Il merito al presidio per aver alzato la guardia va riconosciuto, ma nessuno spiega ancora che il “Riuniti” non chiude. Anzi, si continuano a mandare messaggi tra i politici che sono al presidio – e sembrano gli unici duri e puri – e quelli che osano parlare di ospedale.

Ma scusate, l’atto aziendale della Asl qualcuno lo ha letto? E basta un accorpamento di reparti a far chiudere un ospedale? O l’allarme dato da chissà chi? La Asl farebbe bene a tenere una conferenza e a spiegare che si può discutere sui reparti di degenza intesi come “fortino” di qualche primario, ma l’emergenza, il punto nascita con pediatria e l’ oncologia non si toccano. Perché non ha senso e non è scritto da nessuna parte.

Solo che c’è il bando del porto, poi c’è presidio, l’hanno scritto su facebook, l’ha ripreso il sito… E tutto diventa “vero”. Dispiace, ma non è comunicazione.

Porto, non sono i giornalisti a fare confusione

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Una pagina del settimanale “il Granchio” dedicata al bando per il nuovo porto consegnato al Comune e lì rimasto ha scatenato la reazione del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, che sui social network – dei quali fa un  uso abbondante e poco istituzionale – ha espresso il proprio dissenso su quanto pubblicato.

E’ un passaggio che serve come punto di partenza per dire chiaramente che sul porto non sono i giornalisti a fare confusione. Dovevamo avere il doppio porto, le crociere e tutto il resto, ci ritroviamo a gestire una bagnarola poco sicura e con il canale d’accesso insabbiato alla prossima mareggiata. Già questo basta e avanza, ma uno capisce che i tempi sono cambiati…

E scopre l’ondivaga posizione di chi rappresenta il 61% pubblico della “Capo d’Anzio” ovvero il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Nell’articolo del settimanale si afferma che il sospetto è che si voglia andare avanti con la sola gestione. Non è un sospetto, ma una certezza. E’ quello che ha stabilito l’assemblea dei soci della “Capo d’Anzio” – sindaco presente – per uscire dall’angolo di un mega porto irrealizzabile e cercare di non portare i libri in Tribunale.

Il piano finanziario è di dicembre 2013, poi è arrivata la richiesta (accolta) di inversione del crono-programma e di avvio della gestione per salvare la società. Mentre tutto questo avveniva, il sindaco andava in Consiglio comunale a dire che avrebbe fatto il bando e incaricava uno studio di scriverlo.

E’ cosciente, anche se dice sempre che lui “non sa“, che il bando oggi è un’avventura. Già solo pubblicarlo e aspettare eventuali offerte fa passare quasi un anno, poi? La Capo d’Anzio nel frattempo è andata fallita o ha ceduto la concessione al miglior offerente o per la spending review è finita al socio di minoranza Marinedi, Renato Marconi.

Ecco, la confusione non la fanno i giornalisti ma chi sul porto ci ha detto tutto e il suo contrario. Siccome i cittadini di Anzio hanno il 61% delle quote, il sindaco aveva (e ha) il dovere di avvisarli e di seguire una linea logica.

Invece dal singolare avvento di Renato Marconi in poi (vicenda che in altre sedi andrebbe indagata, ma ha avuto il placet nazionale di governi diversi e trasversali…) Bruschini ha dato una botta al cerchio e una alla botte.

Si poteva impugnare il passaggio di quote, per esempio, c’era un ordine del giorno del Consiglio comunale e un parere legale profumatamente pagato. Ma Bruschini prima ha detto che Marconi serviva “perché il Comune non poteva fare certe cose“, poi si è solennemente impegnato a mandarlo via, quindi ci ha messo un altro anno a scrivere una lettera per chiedere quote che andavano restituite “al valore nominale” secondo i patti parasociali che Marconi stesso aveva firmato quando presiedeva Italia Navigando. Si è atteso, dato carta bianca – dal nome al logo, al nuovo sito – a Marconi e ai suoi uffici, ora mandarlo via costerebbe un occhio della testa oltre a essere difficilmente proponibile.

E la relazione alla Corte dei Conti per dire che la società deve rimanere pubblica in quanto il porto è strategico? Il termine di marzo 2015 è passato da un pezzo, nulla è stato fatto, il Comune sarà costretto a cedere le quote e se arrivasse un nababbo a offrire 10 milioni di euro, Marconi avrebbe diritto a tenere tutto per sé alla stessa cifra.

E gli acquirenti, ora turchi ora russi, ora americani, dei quali si parla da mesi? Mistero. La vicenda della sede in piazza, poi, ha del surreale…. Assegnata, mai usata, affidata non si sa ancora a chi ma per la quale nel frattempo il Comune chiede i canoni arretrati.

Per non parlare della situazione creatasi con gli ormeggiatori: la società fa ricorso sulla sospensiva ottenuta dalle cooperative, vince al Consiglio di Stato, il sindaco – spinto da consiglieri comunali di maggioranza – li rassicura che qualunque sia l’attesa pronuncia del Tar  fanno “la stagione, poi si vede“.  L’hanno fatta, si attende la sentenza, ma la confusione resta tanta. Se dovessero perdere, cosa succede? Qual è l’offerta di assunzione fatta e mai resa nota ufficialmente? Cosa impedisce di farlo, quando è noto dai bilanci il costo che le cooperative hanno per il personale? E’ stato proposto meno di quello?

Senza contare quello che ha fatto la società, prima la vendita dei “Dolt” e poi la restituzione dei soldi, le dimissioni date dal presidente (e comunicate ai giornali) anzi no. Un parcheggio sul quale sono servite due delibere e non c’è ancora chiarezza. Sono i giornalisti a fare confusione?

Ma immaginiamo per un attimo l’assemblea Fca che decide di seguire un percorso, lo annuncia ufficialmente, mentre Marchionne alla prima occasione dice l’esatto contrario e dà mandato agli uffici di fare altro? Ecco,   il porto ad Anzio doveva rappresentare – per chi come scrive ci ha creduto e l’ha sostenuto – un maxi investimento della Fiat/Fca. E’ diventato altro grazie alla politichetta di paese e a qualche guru romano, ma  ripetere la storia è ormai inutile.

Una cosa è certa: al posto di D’Arpino, anziché scagliarsi su chiunque scrive, ce ne saremmo andati da tempo. Perché l’assemblea ha detto una cosa che lui, insieme al resto del consiglio d’amministrazione, ha portato avanti. Nel frattempo il socio di maggioranza ha scelto di fare altro. Alimentando la confusione

Sono i fatti, scriverlo è il nostro mestiere.

Il porto, la dichiarazia, l’ignoranza. Spettacolo avvilente

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E’ avvilente. Ha ragione il collega con il quale condividevamo un pensiero sul porto di Anzio, una situazione ormai paradossale nella quale spuntano – pur di dire qualcosa e apparire – alcuni che per il ruolo che ricoprono dovrebbero conoscere bene la situazione. O quantomeno informarsi. Invece c’è una sostanziale ignoranza, sia chiaro in assoluta buona fede.

Il capogruppo di Forza Italia Massimiliano Millaci chiede a gran voce il bando. Lo segue “tuonando” il consigliere delegato al turismo Luciano Bruschini, tra uno spettacolo e l’altro. La cosa singolare, in questo clima di dichiarazia, è che trova il tempo di rispondere il presidente della società, Luigi D’Arpino, il quale pur conoscendo bene la situazione si “infila” nella vicenda bando sì-bando no. Immancabile la replica di Marco Maranesi, con controreplica del presidente. Il quale, sia chiaro, ha portato avanti insieme al consiglio d’amministrazione la “mission” che gli ha dato l’assemblea dei soci.

Per cercare visibilità, aumenta la confusione intorno a un progetto che doveva rilanciare la città ed è al palo. Intanto nella stessa maggioranza, sulla vicenda ormeggiatori ancora pendente al Tar, c’è chi ha sollecitato il sindaco a soprassedere almeno “per la stagione“. Cosa che è ormai avvenuta.

Avvilente, non c’è aggettivo migliore. E il motivo è semplice: si possono fare tutti i bandi di questo mondo, ma occorre tornare in assemblea dei soci e deciderlo. La Capo d’Anzio è per il 61% del Comune e per il 39% di Marinedi, il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, da socio di maggioranza e in rappresentanza di tutti noi cittadini, ha votato per le fasi 1 e 2 proposte da Marinedi. Consiglieri comunali dovrebbero saperlo, altrimenti dovrebbero informarsi.

Perché le carte dicono altro e si è proceduto in tal senso, finora, con tutti i problemi che conosciamo. Il motivo è semplice: o la Capo d’Anzio faceva questo o avrebbe già chiuso, con i libri in Tribunale. Rischio che resta dietro l’angolo, dopo i mancati incassi della zona degli ormeggiatori. Non sono certo gli spicci dei parcheggi a tenere in piedi la baracca.

Il bando – oggi come sei mesi fa, quando ne riparlò il sindaco –   è uno specchio per le allodole, è l’ennesimo tentativo di Bruschini di dire ai consiglieri “ora facciamo e con 160 milioni di euro sai quanti lavorano...”  Ah, tra l’altro fra pubblicazione e proposte se ne vanno almeno otto mesi. A meno che – è un’altra delle voci, dopo improbabili gruppi russi e turchi – non si speri che vada deserto per affidare tutto a chi sarebbe pronto. Il sindaco, ovviamente, su questo tace…

Intanto nessuno si preoccupa della dismissione della società prevista dalla spending review, non si ha notizia del piano di razionalizzazione che andava presentato a marzo e del quale ignoriamo gli sviluppi. Continuiamo a pensare a male, sarà peccato ma spesso – come diceva Andreotti – ci si indovina….