Caso morosi, vicenda risolta anche con Campa

Ci sono vicende che possono verificarsi quando c’è tensione o incomprensione, poi tra persone civili si chiariscono dialogando e con una stretta di mano. La ormai nota vicenda del consiglio sulla vicenda dei presunti morosi e sul termine”sgarrupato” – che avevo utilizzato – anche con Donatello Campa si chiude qui, lo ringrazio delle parole di apprezzamento per il mio libro.

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Non posso non tener conto dell’importante successo che sta ottenendo il giornalista Giovanni Del Giaccio con il libro “Sangue Sporco”; non posso non tener conto che un Cittadino di Anzio, abbia affrontato un problema serio che ad oggi è diventato un importante caso di cronaca, che vede la nostra nazione condannata dall’UE a risarcire delle persone danneggiate da trasfusioni con sangue infetto, non posso non tener conto che grazie alla sua professionalità sta facendo parlare in modo positivo della nostra citta; qualche settimana fa ho avuto il piacere di confrontarmi con il sig. Del Giaccio, in quell’incontro ci siamo chiariti su delle accuse e offese fatte durante uno degli ultimi consigli comunale del 2015, dove io in un intervento definivo il sig. Del Giaccio uno “pseudo giornalista” ad oggi devo ricredermi di quanto detto e chiedere scusa per il termine utilizzato e complimentarmi per i traguardi ottenuti

Sgarrupato sarà un errore, ma spiegate. E non sono candidato

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Ammettiamo che “sgarrupato” è offensivo. Avrei dovuto scrivere che conclude poco in termini di risultati per la città e non si sarebbe risentito nessuno. E forse si sarebbe parlato delle lettere spedite dall’Ufficio tributi e non di un giornalista che riporta notizie e oggi a maggior ragione pensa a tutto – ne possono stare certi – fuorché a candidarsi.

Comunque chiedo scusa a chiunque si sia sentito offeso per lo “sgarrupato”, riflettendoci meglio me la sono presa con una intera Istituzione – compreso chi è in regola con i pagamenti – e non è giusto. Era e resta un termine “colorito” per definire la situazione della città, sotto gli occhi di tutti, e non una offesa al Consiglio comunale. Chiedo scusa, come fece – è giusto ricordarlo – Paride Tulli dopo la bestemmia in aula ricordata in questo spazio nella serie di esempi di “offese” che non avevano portato, negli anni, ad alcuna levata di scudi.

Detto questo, però, stiamo ai fatti: esistono le 16 lettere dell’Ufficio politiche delle entrate? Sì.

E’ scritto lì che se i destinatari non pagano entro dieci giorni decadono ai sensi dell’articolo 63 del decreto legislativo 267/2000? Sì

Il totale, tra consiglieri direttamente e società a loro collegate arriva a circa 400.000 euro? Sì.

E’ su questo che servirebbero risposte non al sottoscritto, ma alla città. Perché è vero, come dice Gianfranco Tontini, che tutti possiamo dimenticare di pagare qualcosa. Era nelle premesse di ogni riferimento a questa storia, ma cosa succederebbe se tutti – il 15 novembre – dimenticassimo di pagare la Tari? Cerchiamo di riportare le cose ai fatti, quindi, è su quelli che si deve chiarire.

Per il resto il dibattito – inutile, a parere di chi scrive – nel consiglio comunale del 5 novembre, ha offerto altri spunti.

E’ stato violato un segreto d’ufficio? No, perché la lettera è stata fatta vedere a chi scrive da uno degli interessati.

E’ stata violata la privacy? No, perché non c’erano nomi di alcuni, chiesti agli uffici che vedranno se indicarli o meno.

Ha sbagliato l’ufficio a spedire quelle lettere, indicando la decadenza? E’ possibile, da quanto sentiamo e leggiamo, di certo la Cassazione  parla di cartelle di pagamento e non di avvisi come quelli che però ci sono e restano una notizia.Ha sbagliato a coinvolgere le società? Si accerti in Comune.

Non si poteva fare o c’è un complotto degli uffici? Si accerti…

E’ stato così anche in passato, come ha detto il sindaco? Allora qualcuno, forse, incompatibile lo era prima….

Di più: quelle cifre, come le altre relative a lettere che sarebbero state inviate “a 30.000 cittadini” come è stato detto in Consiglio comunale (possibile se i contribuenti sono 39.000, la lettere ha lo stesso tenore o è una ingiunzione?), sono nei residui? E ci possiamo fidare, a questo punto, di quei residui e degli accertamenti di quell’ufficio?

Resta il fatto che a “sgarrupato” – e chiedo ancora venia – si è risposto con accuse pesantissime e ingiustificate, partendo dal presupposto (errato) che io sia il candidato prossimo venturo. Ho detto e ripeto che non è così e ne ho spiegato il motivo, stiano tranquilli anche quelli che immaginando la candidatura venivano a proporre – dall’attuale maggioranza – liste già pronte e dopo il “no, grazie” hanno usato termini poco appropriati in questa triste vicenda. Ecco, rispetto a certa politica – che dalle nostre parti è trasversale – io preferisco tenermi la libertà di espressione. Come ho fatto sempre, al di là delle mie convinzioni ben note e che oggi tanto scandalizzano, mentre c’è chi non s’è mai occupato di ben altre tessere, incarichi e incompatibilità.

Per questo, citando l’immenso Pierangelo Bertoli  “le masturbazioni cerebrali, le lascio a chi è maturo al punto giusto”.

Per questo, prima di parlare di “pseudo giornalista” di “arricchimenti”, di usare “strumentalizzazioni” e “generalizzazioni” ma soprattutto il termine “infame” da parte del massimo rappresentante istituzionale in quel consesso, sarebbe il caso di rispondere sul problema sollevato dall’Ufficio tributi e divenute di pubblico dominio – è questo che non si doveva sapere… – com’è giusto che fosse. E preoccuparsi più di una città che di tutto ha bisogno, fuorché di storie come questa.

Infame, che brutto aggettivo…. I messaggi di solidarietà

Dico subito grazie a tutti.

Mentre c’è chi prova a fare l’interpretazione autentica delle dure parole del presidente del consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, sull’ormai nota vicenda che ha finito per riguardare il sottoscritto e non la notizia delle lettere spedite a chi – secondo l’ufficio Tributi del Comune di Anzio – non era in regola, c’è chi non ci sta.

In queste ore alle telefonate e ai messaggi si sono aggiunti un comunicato di Anzio Diva , il commento di Agostino Gaeta sulla sua pagina facebook e la lettera di solidarietà che numerosi colleghi del territorio hanno spedito agli organismi di categoria per chiedere un intervento sì per quanto affermato nei confronti di chi scrive, ma per il clima che riguarda chi prova a raccontare questo territorio. Ecco il testo:

Ad Anzio chi racconta i fatti è uno “pseudo giornalista” o, peggio, un “infame”. Sono la parole echeggiate nell’aula consiliare giovedì 5 novembre, quando il Consiglio ha trascorso oltre un’ora a dibattere sulla notizia che il collega Giovanni Del Giaccio aveva dato attraverso il suo blog.

Notizia relativa a lettere che l’Ufficio tributi del Comune aveva spedito a 15 consiglieri comunali e assessori, ritenuti morosi nei confronti dell’Ente direttamente o per società a loro collegate. Nel commentare la notizia Giovanni ha usato la frase “a un consiglio comunale sgarrupato mancava solo una vicenda del genere per dire che è stato veramente toccato il fondo in questa città”.

L’uso del termine “sgarrupato” ha talmente offeso i consiglieri che si sta addirittura predisponendo un documento congiunto, a seguito di un dibattito nel quale dei morosi non si è parlato se non per minimizzare, ma si è fatto espresso riferimento a segreti d’ufficio rivelati, privacy violata (di personaggi pubblici….), strumentalizzazioni, pseudo giornalismo, mire politiche del collega (si vota nel 2018!) e soprattutto il presidente del Consiglio comunale, Sergio Borrelli, nel concludere ha detto: “Ho cercato su un vecchio dizionario la parola sgarrupato ma non l’ho trovata. Infame invece c’era già, infame c’era”.

Questo episodio è solo l’ultimo di una serie che nel territorio di Anzio e Nettuno vede la stampa che non “copia e incolla” come nemica. Lo stesso presidente ha fatto, in passato, identificare i giornalisti perché facevano delle foto. All’esterno di quell’aula è stato aggredito il direttore del settimanale “il Granchio”

Si annunciano querele e maxi richieste di risarcimento per avere riportato dell’esistenza di un’indagine

Si ricevono denunce addirittura per stalking o vengono danneggiate le auto.

Esprimiamo a Giovanni la nostra solidarietà e chiediamo il vostro intervento, in ogni sede, per porre all’attenzione delle autorità il caso Anzio-Nettuno.

Gli operatori dell’informazione di Anzio-Nettuno

Roberto Amati, Davide Bartolotta, Elisabetta Bonanni, Cosimo Bove, Francesco Cenci, Giovanna Consolo, Rosanna Consolo, Mauro Cugola, Katia Farina, Steno Giulianelli, Ivo Iannozzi, Francesco Marzoli, Claudio Pelagallo, Elvira Proia, Mariella Recchia, Augusto Saturnino, Roberta Sciamanna, Francesca Tammone, Giancarlo Testi, Antonino Visalli

Vecchi dizionari, nuovi mezzi. Così un infame è in buona compagnia

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Fa male sentirsi chiamare infame. Fa male che a pronunciare quella parola, per due volte, sia chi ha un ruolo istituzionale. Dice che sui vecchi dizionari – del resto fa politica da una vita – la parola “sgarrupato” non l’ha trovata ma “infame sì, infame già c’era“. Il riferimento a chi scrive era lapalissiano.

In queste ore molti cittadini – non il sindaco e nessuno dei consiglieri presenti al momento delle pesanti dichiarazioni di Sergio Borrelli che o non hanno sentito o hanno capito male o condividono – esprimono solidarietà e li ringrazio.

Io aspetto sviluppi, verbali ufficiali, ma soprattutto cerco di capire se questo epiteto è  una novità nei confronti di un giornalista. Provo a immaginare cosa succederebbe se il presidente di una qualsiasi istituzione si esprimesse così.

Sono in buona compagnia, i tifosi dell’Atalanta si sono schierati contro i giornalisti che davano conto delle indagini sulla proprietà. Il direttore della Gazzetta dello sport ha ricordato che “infame è una parola mafiosa” .

A proposito di complotti giova ricordare, con il Fatto Quotidiano, quello che succedeva con il calcio scommesse ad esempio. Per fortuna non siamo ancora alle vicende calabresi che ci racconta Il Quotidiano di Reggio, ma soprattutto nel sud Italia ci sono talmente tante storie che Il Saggiatore ha dedicato un libro dal titolo emblematico alla luce di quanto sentito giovedì: “Taci infame“.

Più recente e vicino a noi Massimo Carminati, uno dei presunti boss di Mafia Capitale, dell’infame a Lirio Abbate dell’Espresso, collega che vive sotto scorta da anni. Si potrebbe continuare, senza vecchi dizionari ma con i nuovi mezzi, quelli del 3.0 sbandierato dal sindaco Luciano Bruschini.

Ecco, quella di Borrelli non solo è un’uscita infelice, inaccettabile e offensiva, ma autorizza il sottobosco della politica di casa nostra a prendersela con l’infame di turno e non sempre sono parole…

Ho scoperto, con una banale ricerca su google (non c’è sui vecchi dizionari questa) di essere in buona compagnia. Mal comune, in casi del genere, non è mezzo gaudio.

Il Consiglio offeso, la notizia, i silenzi…

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Debbo delle scuse ai cittadini di Anzio: aver usato il termine “sgarrupato” ritenuto offensivo dai consiglieri comunali ha costretti i nostri rappresentanti, democraticamente eletti, a discutere per oltre un’ora di quello e non dei problemi della città.

Meno ancora della scomoda notizia che era, è e resta vera. Vale a dire delle lettere che sono state inviate dal responsabile dell’ufficio tributi a 16 – non 15, come detto inizialmente – tra consiglieri comunali e assessori ritenuti “morosi” nei confronti dell’ente al punto di ipotizzarne la decadenza ai sensi del decreto 267/2000.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, parlando del termine “sgarrupato”, inteso da chi scrive nell’accezione del maestro Marcello D’Orta di “Io speriamo che me la cavo” e senza alcun intento denigratorio ma come semplice constatazione di una realtà che i cittadini hanno sotto gli occhi quotidianamente. Dispiace che si siano offesi, anzi tante scuse, ma giova citare la mai troppo letta Miriam Mafai per chiarire meglio il termine e l’uso che da allora se ne è fatto.

Frequento da oltre 30 anni le assisi civiche e non ricordo, ma la memoria potrebbe difettare, levate di scudi del genere quando – ad esempio – Paride Tulli bestemmiò in aula mentre la riunione si svolgeva nei locali della palestra della “Cesare Battisti” ad Anzio Colonia, sindaco Bertollini. O quando Piero Marigliani fece quasi “volare” i tavoli al centro ecumenico, sindaco Mastracci. O quando a difendere i commercianti c’è chi entrava in aula in pantaloncini e ciabatte, sindaco Bruschini, e dai banchi di maggioranza si diceva “non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi” e quelli già avevano comprato.

Nessuno si è mai offeso per la costante presenza in emiciclo in questa consiliatura di chi non c’entrava nulla ed era appoggiato agli scranni del sindaco avendolo sostenuto in campagna elettorale. Qualcuno si è offeso perché Buzzi, quello di Mafia Capitale, ha detto di aver “buttato 150.000 euro ad Anzio“? E chi si offende per quello che una volta sì e l’altra pure scrivono Mef, Corte dei Conti, Funzione pubblica? Per i pareri nascosti, il regolamento del Consiglio calpestato e tutto il resto? Ma sì….

Il problema è chi ha violato i segreti, chi ha dato la notizia. Avevo provato a spiegarlo, lo ha ricordato a metà Eugenio Ruggiero, non citando il contenuto della lettera, alla commissione trasparenza. Riassumo: la notizia è stata data da uno dei diretti interessati, è bastato fare una verifica sull’esistenza di altre lettere e sull’entità delle richieste. Questo fanno i giornalisti. Non c’era alcun segreto. E in più passaggi è stato sottolineato che andava considerato al netto di errori, ricorsi, sospensioni e via discorrendo. Poi su “come” escono le notizie, se ritengono, sono pronto a una lezione magistrale.

Notizia vera ma che si è cercato di ridimensionare, dicendo che non sono 400.000 euro. Si vedrà all’arrivo degli atti richiesti al Comune da chi scrive e dal Granchio, perché in quelle lettere venivano contestati anche i collegamenti a società. Non era possibile? Lo si dica e se il solerte funzionario ha sbagliato, l’anno prossimo non prenda il 100% del risultato.

Delle due l’una, infatti: o ha commesso un errore spedendo lettere che ai normali cittadini di norma non vengono riservate o ha ragione. Anzi no, c’è una terza via. Se nelle lettere spedite ai consiglieri e assessori si è verificato, come affermato in Consiglio comunale, che ci sono stati errori nel conteggio e persino soldi da restituire, chi ci dice che non ci siano per il resto dei cittadini? E chi ci garantisce che i famosi “residui” siano corretti? E siamo certi che all’atto dell’insediamento le posizioni fossero tutte regolari? No, tutti a preoccuparsi di “sgarrupato”.

Peggio, di un complotto legato alla famosa vicenda della mia candidatura, per la quale anche i bambini del maestro D’Orta avrebbero capito dopo più spiegazioni ma che è ormai argomento che piace tanto a destra quanto a sinistra.

E’ del Pd!” – gridavano. Compreso chi ne ha fatto parte fino all’ultima campagna elettorale, salvo seguire – legittimamente – la sirena di Placidi. Nessuno si è accorto – e solitamente sono bene informati – che nel 2007 all’atto della fondazione ho scelto di esserci, credendo in qualcosa di diverso. E che sono tornato a votare alle primarie, ogni volta. Ci sono giornalisti che fanno il loro lavoro avendo anche tessere in tasca – a destra come a sinistra – ma mantenendo la loro onestà intellettuale. Chiedere al Pd di Anzio, ad esempio, quanti “favori” ha avuto dal sottoscritto e, invece, quante reprimende. Forse anche per questo chi passerà alla storia per essere il candidato che ha avuto la percentuale più bassa del centro-sinistra da quando si vota con questo sistema si è tanto risentito ieri. E’ il gioco di una politica che il sindaco ha ricordato essere “degenerata” e che non mi apparteneva né mi appartiene. Tenetevela stretta.

Perché ero, sono e resto un giornalista che usa passione e rigore nel suo lavoro. Ripeto: la-vo-ro. Per questo oltre ad aver ascoltato lo streaming ho chiesto ufficialmente – informando anche il Prefetto – il verbale della seduta di ieri, dove ci sono state affermazioni pesanti. Pesantissime. Valuterò le azioni da intraprendere. Il dispiacere maggiore è che nessuno – in aula – abbia sentito il dovere di intervenire dopo le parole del presidente Sergio Borrelli. Ma è un capitolo che si tratterà altrove.

Mercoledì, all’iniziativa sui cronisti minacciati, alla Regione Lazio, avevo annunciato che il Consiglio comunale si sarebbe occupato della vicenda. Era noto un documento in uscita, veniva annunciato sui social oltre che negli ambienti politici. Doveva riguardare me e chi aveva ripreso la notizia, i colleghi del Granchio, poi l’onore è stato riservato esclusivamente al sottoscritto. Ebbene il vice presidente della commissiona antimafia, Claudio Fava, intervenendo ha detto che una cosa del genere era paragonabile a quella fatta dal sindaco di Oppido Mamertina che in Consiglio comunale aveva additato il giornalista “reo” di aver riportato la notizia dell’inchino della processione al boss.

Tutto il mondo è paese, evidentemente, ma mal comune non è mezzo gaudio in casi del genere.

Un grazie sentito a quanti mi hanno espresso solidarietà in queste ore

Raccontare è stato bello, ma purtroppo questa è la città

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Racconterò altro, perché scrivere è la cosa che mi piace di più. Questo spazio resta aperto ma si occuperà meno di Anzio. Forse doveva farlo prima, magari sembrerà una resa, ma francamente la città che ci meritiamo è quella che abbiamo sotto gli occhi. Si appigliano alla democrazia, giusto, alle elezioni vinte, sacrosanto, poi alla prima occasione sono pronti a calpestare le regole basilari del vivere democratico. Una delle quali era, è e resta l’espressione del pensiero.

Ho appreso da più fonti di una prossima “spedizione” di chi – non avendo altro a cui attaccarsi – ha deciso di colpirmi nel lavoro che faccio. Spero – francamente – si tratti di una bufala, non voglio credere si arrivi a tanto, anche se i protagonisti sono pressoché gli stessi che andarono dall’editore Giuseppe Ciarrapico 22 anni fa, ma dico basta lo stesso.

Perché quando il sindaco di una città che viaggia verso i 60.000 abitanti con fare sibillino chiede a un cittadino/giornalista di fare un esame di coscienza perché “siamo nati e cresciuti ad Anzio” (riferendosi a cose che ignoro), quando si dà talmente fastidio per vicende che in un posto normale sarebbero risolte senza bisogno di pensare ai complotti, è giusto che vada così.

Ringrazio chi in questi giorni ha mandato messaggi o mi ha chiamato, chi ha preso una chiara posizione. Gli altri sono parte del brodo di coltura di una città alla deriva politico-istituzionale. Chi ha vinto è giusto che governi, certo, qualcuno spieghi loro che stanno facendo tutto fuorché governare. 

Poi ho sbagliato sì, ad amare profondamente una città calpestata da chi la sta portando a una deriva mai vista prima.

Ho sbagliato sì, a documentare quello che scrivevo, a rendere noto ciò che altri non facevano, a dare quelle che erano, sono e resteranno notizie. 

Ho sbagliato a spiegare – in un italiano elementare – le vicende relative alla mia presunta candidatura e le condizioni per accettarla.

Ho sbagliato perché illustri pensatori di questa città -vecchi e giovani – hanno interpretato a loro uso e consumo quella spiegazione.

Senza preoccuparsi della città che abbiamo di fronte e di quella del futuro ma, evidentemente, solo di rimanere parte di una classe dirigente e politica che è sempre la stessa da più di 30 anni e agisce in modo trasversale.

E’ stato bello raccontarlo e comunque, tranquilli, l’espressione del pensiero in questo Paese resta ancora garantita dalla Costituzione.

“Morosi”, Attoni: “Verifico e se devo pago”

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L’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni  è uno dei destinatari della lettera dell’ufficio tributi e a seguito della pubblicazione della notizia ha rilasciato questa dichiarazione

La domiciliazione era presso mio padre, sono stato dal dirigente dell’ufficio e tornerò domani con le ricevute. Comunque se ci fosse anche un solo euro che non ho pagato chiedo scusa, da uomo pubblico mi trovo nella circostanza di chiarire ed è giusto che lo faccia. Verificherò la rispondenza tra quello che risulta all’ufficio e quello che è in mio possesso e se devo pagherò immediatamente” .

Grazie ad Attoni, a volte basta poco.

Il sindaco e i “morosi”, una caduta di stile

Ricevo e pubblico dal sindaco di Anzio.

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Resto perplesso nell’apprendere dal candidato in pectore del Pd Del Giaccio, ed è tale perchè le osservazioni che leggo sono di un navigato politico, degli avvisi ai Consiglieri Comunali  inviati dall’Ufficio Tributi in maniera irrituale in quanto non vi è stata una messa in mora formale, non è stato indicato un anno d’imposta, di quale proprietà si tratta, di quale tipologia d’imposta parliamo ed è altrettanto illegittimo citare come oggetto nella nota l’art. 63 della 267 che è di competenza del Consiglio Comunale.      

Debbo quindi pensare che la lettera inviata ai Consiglieri sia stata “una nota di cortesia”, che tra l’altro è quanto mai anomalo sia stata resa pubblica in tempo-reale nonostante esista la privacy ed il segreto d’ufficio. 

Ancora una volta si cavalcano procedure amministrative nel tentativo di ribaltare il voto dei cittadini che, nel 2013, hanno eletto questo Consiglio Comunale.

Ricordo al Signor del Giaccio che i Consiglieri Comunali, al pari del sottoscritto, sono stati eletti democraticamente dai cittadini e ritengo che definire “sgarrupato” l’Istituzione del Consiglio Comunale è una grave offesa nei confronti di tutti gli elettori di Anzio.

Il candidato Del Giaccio, prima di dare giudizi sugli altri, dovrebbe farsi un esame di coscienza visto che “tutti noi siamo nati e cresciuti ad Anzio”. Da oggi non dica più di scrivere nelle veste di giornalista perchè al sottoscritto tutto ciò appare deontologicamente non corretto.

Qualora nel 2018 Del Giaccio sarà il candidato del Pd, così come appare, posso tranquillamente sostenere che la Città di Anzio sarà guidata da un Sindaco  del centrodestra.  Si metta l’anima in pace,  lui ed i suoi amici di cordata.

***

Bruschini è nervoso e mi spiace per la caduta di stile. Sulla candidatura non ho niente da aggiungere, da tempo. Di certo non accetto lezioni di deontologia, né insinuazioni sul fatto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” e spiace che vengano da una persona della quale ho stima e rispetto e che, lui sì, è “navigato politico“.  Ricordo che è sindaco anche di chi scrive, fino al 2018. E auguri a chi sarà il prossimo sindaco del centro-destra, i pretendenti sono diversi.

Io sono e resto un cittadino che fa il cronista, “del doman non v’è certezza” diceva chi ne sa più di me. Se gli avvisi sono “irrituali e illegittimi” aspettiamo che Bruschini adotti i dovuti provvedimenti nei confronti  di chi li ha mandati. Al suo posto mi preoccuperei – a prescindere – di far pagare chi non l’ha fatto più che della pubblicazione di una notizia e della caccia alle streghe su chi può averla riferita. E mi preoccuperei di fare quello che era scritto nel programma e che non è certo un cronista a mettere in discussione.

Sullo “sgarrupato” mi si annuncia una querela, dalla quale mi difenderò, come per tante altre. Non era e non è un’offesa istituzionale, ma la constatazione dei fatti, se qualcuno si sente offeso ne risponderò nelle sedi dovute. Comunque la prossima volta, visto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” chi scrive e continuerà a farlo è il dottor Del Giaccio.  Cordiali saluti, signor sindaco Luciano Bruschini.

La rivolta dei “morosi”, persino un vertice di maggioranza

Una premessa è necessaria. Nelle lettere che l’ufficio tributi ha spedito ai consiglieri morosi nei confronti del Comune di Anzio può esserci, senza dubbio, qualche errore. Sentiamo di chi ha fatto ricorso, per esempio, di chi dice di non entrarci nulla con le società chiamate in causa. Sappiamo che alcuni hanno semplicemente dimenticato di pagare una sanzione e nel frattempo si stanno mettendo in regola. Al netto di errori e riconoscendo a tutti la buona fede, quello che non torna è altro. Ed è su quello che è bene concentrarsi

La vicenda doveva passare – evidentemente – sotto silenzio, quindi le questioni che ieri sera sono state affrontate nientemeno che in un vertice di maggioranza sono:

a) Perché l’ufficio si è “permesso” di mandare lettere con quel tono, chiamando in causa i consiglieri e “minacciandoli” di decadenza anche per società a loro riconducibili o per le consorti, cosa che sarà valutata con i legali. b) Se un’attività di recupero riguarda tutti o solo i consiglieri c) E’ chiaro che si tratta di un disegno preciso per minare l’amministrazione d) chi ha dato la notizia.

Il punto e è quello più spassoso e merita un approfondimento. Ai consiglieri sono arrivate lettere per posta ordinaria, quindi nessuno può dire che le abbiano ricevute, pertanto  non c’è  nulla da pagare. Sì, avete capito bene. Devono pagare – e molti cifre di riguardo – e di fronte a un avviso “bonario” fingono (alcuni, almeno) di non saperlo e aspettano la notifica. A questo punto sarà bene che quella notifica avvenga al più presto possibile, magari dopo aver fatto una ennesima verifica sulle somme nel caso ci fossero davvero degli errori.

Bisogna fare attenzione a un altro aspetto e cioè che al momento dell’insediamento i consiglieri hanno sottoscritto di non avere cause di incompatibilità. Ripetiamo: tutta la buona fede di questo mondo, speriamo che in quel momento nessuno sapesse di avere tributi o multe non pagate altrimenti si configurerebbe un falso.

In molti, poi, da ieri chiedono di sapere i nomi. E’ giusto e sacrosanto, ma non avendoli di tutti non si fanno. Come promesso è partita una richiesta per il segretario generale del Comune di Anzio affinché si sappia chi non ha pagato, quando ci sarà l’elenco – che a parere di chi scrive dovrebbe essere sul sito – sarà reso noto senza indugio.

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Finora l’unico che ha detto di aver ricevuto la lettera e che andrà a pagare 780 euro è stato Marco Maranesi, ieri nel corso di una conferenza stampa. Tanti altri hanno telefonato agli uffici, sono corsi a chiedere lumi, hanno persino già incaricato gli avvocati.

Il buon esempio, mai venuto meno, quello che chi amministra o ha un incarico pubblico dovrebbe dare, evidentemente è passato di moda. Proprio ieri la Consulta si è espressa sulla legge Severino. Oggi in un editoriale sul Messaggero Cesare Mirabelli – ex presidente della Corte Costituzionale – spiega perché   la correttezza della funzione pubblica prevale sull’individuo. Anzio è ancora in Italia, se non sbagliamo….

Consiglieri morosi, devono al Comune di Anzio 400.000 euro

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Era nell’aria, di qualcuno si parlava da tempo. Adesso è nero su bianco in quindici lettere spedite ad altrettanti consiglieri comunali di Anzio: sono morosi nei confronti dell’ente, quindi della città che sono chiamati a rappresentare.

O pagano o sono incompatibili, tanto che nelle lettere spedite dall’ufficio tributi viene fissato un termine per mettersi in regola.

Nei loro confronti il Comune ha avviato l’azione di recupero per una somma che si aggira intorno ai 400.000 euro, soldi in larga parte per tariffa dei rifiuti mai pagata in passato o saldata solo in parte, oltre che di contravvenzioni. Per sé direttamente o per società amministrate o in qualche modo rappresentate.

Una cosa assurda, con l’auspicio che i destinatari della lettera vadano immediatamente a saldare il conto e poi ci dicano che l’hanno fatto. Perché da questo momento in poi, ogni giorno, chi scrive chiederà al responsabile dell’anticorruzione e trasparenza, al dirigente del servizio finanziario, a quello dei tributi, chi sono i rappresentanti eletti dal popolo che chiedono ai cittadini di fare sacrifici, ci hanno portato con un bilancio allo sfascio, magari girano su macchine che altri non possono permettersi ma poi si guardano bene dal pagare il dovuto.

Alcuni nomi – anche di vecchi e nuovi censori o paladini della legalità – sono noti ma non è corretto farli perché è bene saperli tutti e quindici. Se esiste un’opposizione, ammesso non ci siano  suoi rappresentanti con debiti verso l’ente, da questo momento chiede chi sono coloro che non sono degni di sedere in Consiglio comunale e decidere cosa dovranno pagare i cittadini, mentre loro sono i primi a non farlo.

A uno “sgarrupato” consiglio comunale mancava solo una vicenda del genere per dire che è stato veramente toccato il fondo in questa città. E se hanno pagato coloro che sono stati condannati – ad avviso di chi scrive ingiustamente – dalla Corte dei Conti, è bene che lo facciano tutti gli altri e subito. Se per un anno si è tenuto nei cassetti un parere del Ministero con l’incompatibilità di Placidi è bene, stavolta, aprirli subito quei cassetti e farci sapere chi non paga.

Nessuno vuole condannare i consiglieri comunali, tutti possiamo avere periodi di difficoltà – i cittadini lo sanno bene – ma poi vediamo super tenori di vita e magari scopriamo che qualcuno fa il furbo. No, non va bene…

Se c’è chi ha problemi lo ammetta, avrà tutta la comprensione dei cittadini, se la legge lo prevede si metta a rate e lo dica pubblicamente. Altrimenti, se non paga, vada a casa. E non ci faccia più la morale.