Presunti morosi in Comune, diritto alla privacy

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Non sapremo mai dagli uffici chi erano i 16 tra consiglieri comunali e assessori dei quali si ipotizzava la decadenza perché morosi nei confronti del Comune di Anzio. Il difensore civico dell’area metropolitana di Roma, avvocato Alessandro Licheri, ha risposto all’istanza presentata al Garante della privacy che l’aveva a sua volta girata al difensore civico regionale il quale per competenza l’aveva mandata a lui, rispetto al diniego da parte del Comune dei nomi di personaggi pubblici.

L’istanza è stata rigettata “in quanto le argomentazioni espresse dal responsabile U.O. tributi e demanio della città di Anzio sono quanto normativamente previsto“. Ne prendiamo atto, dovremmo tentare la strada del Tribunale amministrativo regionale per cercare di dimostrare che se i consiglieri comunali e gli assessori devono per legge comunicare redditi, proprietà e via discorrendo, a maggior ragione dovrebbero dimostrare di aver pagato i tributi al Comune. Ma ci fermiamo qui, anzi facciamo sinceri complimenti all’ufficio per aver fatto ciò che “normativamente previsto“. Un giorno, forse, avremo in Italia il cosiddetto Foia e allora sarà veramente tutto pubblico e accessibile. Ora con una norma contenuta nella legge 241 del ’90 – che ignora quanto successo fino alle recenti norme su trasparenza e accesso agli atti – si nega, giustamente se è così, qualcosa che i cittadini ma prima ancora il Consiglio comunale hanno diritto di sapere.

Vorremmo uno sforzo, però: in consiglio comunale prima era questione di “cinque-sei giorni“, poi gli uffici “stanno lavorando“, possibile che dopo quasi tre mesi ancora non sappiamo chi dei sedici destinatari della lettera era in regola o lo è diventato nel frattempo?

Sappiamo che Marco Maranesi è persino creditore dell’ente, che altri dicono di avere “stupidaggini“, abbiamo sentito dire che alle società di mogli e dove si possedevano quote non potevano essere contestate le somme e che altre erano prescritte. Si vuole far capire non a chi scrive, per carità, ma ai cittadini e ai consiglieri comunali in regola qual è stata, alla fine, la soluzione?

Siamo proprio certi che, in questo caso, sia stato fatto quanto  “normativamente previsto“? C’erano presunti incompatibili che nel frattempo hanno avuto modo di sistemare la loro posizione?

Lo zelante Ivano Bernardone che si era giustamente preoccupato della pubblicazione della notizia, della strumentalizzazione (termine ormai più in uso di qualunquismo), del fare di tutt’erba un fascio, dando vita a un dibattito che resterà tra i più singolari della storia del Consiglio comunale di Anzio, può avere la bontà di chiedere che fine ha fatto la vicenda?

Privacy o meno, ciò che emerge è che in quell’ufficio il 3.0 sbandierato da Bruschini non sembra essere arrivato. Almeno non per vicende pregresse o, peggio, solo per chi riveste un ruolo pubblico nel Comune.

I morosi che ignoriamo, l’efficienza per 3 euro…

Aspettiamo ancora di sapere chi fosse moroso davvero, al punto da configurarne la decadenza da consigliere comunale e assessore, e chi, invece, è stato tirato in ballo per un grossolano errore dell’ufficio politiche delle entrate del Comune di Anzio.

Il quale, apprendiamo dalla lettera che segue, sa essere efficientissimo in alcuni frangenti. Cosa che gli va riconosciuta, non v’è dubbio, anzi vorremmo che  fosse così per tutti. Da quando sono state spedite quelle lettere a consiglieri e assessori ritenuti morosi per sé o per società a essi collegate, non abbiamo più saputo nulla. Questo nonostante un solenne impegno assunto nello stesso, burrascoso, Consiglio comunale seguito alla pubblicazione della notizia: “Cinque o sei giorni…“. Sono passati mesi  e nel Comune 3.0 non riusciamo ancora a sapere chi e quanto deve pagare. Però ai neonati arrivano i tributi, giustamente.

Speriamo che prima o poi sapremo chi era stato raggiunto dalla lettera perché moroso e chi per errore, qual è la loro posizione, forse anche i nomi perché il Comune ha detto di non poterli dare (e parliamo di personaggi pubblici….), il garante della privacy ci ha rimandato al difensore civico regionale, il quale a sua volta ci ha rimandato a quello dell’area metropolitana di Roma. Attendiamo fiduciosi, intanto questa lettera spiega meglio di ogni altra cosa come funzioni il nostro Comune.

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La sede di piazza Cesare Battisti, dove si trova l’ufficio tributi

La celebre frase attribuita a B. Franklin «al mondo di sicuro ci sono solo la morte e le tasse» (frase da attribuire probabilmente a C. Bullock che già nel 1716 scrisse: «Impossibile essere sicuri di altro se non la morte e le tasse») potrebbe essere il motto della città di Anzio. Come è noto, quando si nasce si acquisiscono diritti e doveri ai quali per qualche anno assolvono i genitori. Accade, così, che alla nascita di un figlio/a il primo obbligo per un genitore è la registrazione all’anagrafe comunale. Fin qui tutto nella norma. Senonché ad un mese dalla nascita mi viene recapitata una missiva da parte del Comune. In un primo momento – pur non risiedendo in un municipio che cerca di incentivare le nascite – pensi ad una possibile lettera d’augurio o a possibili informazioni su servizi utili per il nuovo/a arrivato/a. Apri la corrispondenza e al posto di quanto avevi immaginato trovi, invece, un F24 ed una cartella dell’Ufficio Tributi in cui, con estrema solerzia, ti viene ricordato che per i 18 giorni del 2015 in cui il tuo nucleo familiare è variato sei debitore per la TARI di ben TRE euro. Chiarisco subito: l’importo è giusto, dovuto ed è già stato pagato. Alcune riflessioni, però, sono inevitabili.

Come è noto: TA.RI, è l’acronimo di Tassa (Tariffa) sui rifiuti e, come è altrettanto noto, le tasse si corrispondono per uno specifico servizio erogato dall’amministrazione pubblica. La prima considerazione riguarda la raccolta dei rifiuti. Con la stessa solerzia con cui è stata richiesta la “ragguardevole” somma, sarebbe stata gradita una contestuale comunicazione del tipo: “oltre al giorno canonicamente fissato, Lei potrà conferire i rifiuti indifferenziati (es. pannolini) anche nei giorni …”; ma di un simile avviso nessuna traccia. Troppo complicato, forse. L’attivazione di questo servizio, immagino, richieda una specifica trafila burocratica. Eppure, non sarebbe così difficile avviarlo contemporaneamente all’emissione della cartella. Del resto un neonato/a non lascia molto tempo libero e qualche “domandina” in meno da compilare non dispiacerebbe a nessuno.

La seconda considerazione che faccio è sull’opportunità – intesa in termini di costi – nell’inviare la richiesta di soli TRE euro. Inserirla a conguaglio, con le somme dovute per il 2016, sarebbe stato più efficiente ed economicamente vantaggioso per l’intera collettività.

Infine, fa piacere ricordare la medesima efficienza nella riscossione dei tributi ad Anzio. Infatti, recenti articoli di stampa (ad esempio cfr. Consiglieri morosi, devono al Comune di Anzio 400.000 euro di G. Del Giaccio) evidenziano come a soli due anni dall’elezione del Consiglio, l’ente abbia prontamente richiesto tributi pregressi, causa rischio incompatibilità, a rappresentanti istituzionali democraticamente eletti.

Come (non) vanno alcune dinamiche nella realtà è meglio impararlo sin dai primi mesi di vita.

Cordialmente

Roberto Fantozzi

 

Caso morosi, vicenda risolta anche con Campa

Ci sono vicende che possono verificarsi quando c’è tensione o incomprensione, poi tra persone civili si chiariscono dialogando e con una stretta di mano. La ormai nota vicenda del consiglio sulla vicenda dei presunti morosi e sul termine”sgarrupato” – che avevo utilizzato – anche con Donatello Campa si chiude qui, lo ringrazio delle parole di apprezzamento per il mio libro.

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Non posso non tener conto dell’importante successo che sta ottenendo il giornalista Giovanni Del Giaccio con il libro “Sangue Sporco”; non posso non tener conto che un Cittadino di Anzio, abbia affrontato un problema serio che ad oggi è diventato un importante caso di cronaca, che vede la nostra nazione condannata dall’UE a risarcire delle persone danneggiate da trasfusioni con sangue infetto, non posso non tener conto che grazie alla sua professionalità sta facendo parlare in modo positivo della nostra citta; qualche settimana fa ho avuto il piacere di confrontarmi con il sig. Del Giaccio, in quell’incontro ci siamo chiariti su delle accuse e offese fatte durante uno degli ultimi consigli comunale del 2015, dove io in un intervento definivo il sig. Del Giaccio uno “pseudo giornalista” ad oggi devo ricredermi di quanto detto e chiedere scusa per il termine utilizzato e complimentarmi per i traguardi ottenuti

Anzio, spunta un’altra incompatibilità

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Mentre si attende il documento ufficiale annunciato pubblicamente sul caso delle lettere spedite dall’ufficio politiche delle entrate a 16 tra consiglieri e assessori che rischiavano l’incompatibilità, avendo presunte pendenze con il Comune di Anzio, c’è chi mette nero su bianco un nuovo caso.

Lo fa con una lettera al Prefetto, al sindaco, al presidente del consiglio comunale e al segretario generale il consigliere della città metropolitana di Roma Emanuele Dessì, del Movimento 5 stelle.

E lo fa contro il consigliere stesso del Movimento ad Anzio, Cristoforo Tontini. Niente sconti, per nessuno, insomma, tra i “grillini“.

L’ipotesi alla quale si riferisce Dessì è relativa all’articolo 63 del decreto legislativo 267 del 2000 e in particolare al passaggio relativo alle “liti pendenti”. Secondo Dessì, infatti, Tontini “risulterebbe socio al 25% di società in accomandita semplice” che dal 2010 è in lite giudiziaria con il Comune circa un esproprio.

Dessì ricorda che al momento dell’insediamento il consigliere pentastellato ha dichiarato di essere in possesso dei requisiti di eleggibilità.

La richiesta del consigliere metropolitano è chiara: se ci sono ipotesi di reato, se ci sia una qualsiasi responsabilità amministrativa, se sia prefigurabile “violazione dei doveri di legalità e trasparenza nell’esercizio dell’attività amministrativa” e quali provvedimenti si intendono adottare “in caso di individuazione di condotte contra legem“.

Il presidente “a vita” Sergio Borrelli, che dal ’98 – salvo una breve pausa – siede sullo scranno più alto dell’assise consiliare ha adesso un’altra vicenda da affrontare. D’altro canto uno stipendiuccio la collettività glielo paga, è bene che si attivi. Per questo, come per i casi precedenti, sui quali giova ricordare che un ufficio del Comune ha ipotizzato la decadenza e che per 53.000 euro erano “morosi” i consiglieri, per gli altri 350.000 società ritenute a loro collegate, se fosse possibile farlo o meno lo spieghi chi ha spedito le lettere.

Infine, con buona pace di chi tira fuori i casi di vecchie incompatibilità, sappia che ha sbagliato indirizzo. Senza chi scrive e il settimanale “il Granchio” – che in questo non ha mai fatto sconti a tutti i personaggi coinvolti – nessuno avrebbe mai saputo del parere del Ministero fatto “sparire” dal Comune per un anno e tirato fuori solo grazie ai cronisti. Il Pd allora aveva annunciato un esposto in Procura a riguardo: lo ha più fatto? E che esito ha avuto?

 

L’assessore autorizza, l’ufficio paga e i criteri restano un rebus…

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Visto  l’espresso parere autorizzatorio dell’Assessore alle Attività Produttive Sig. Giorgio Bianchi“. C’è scritto proprio così nella determina che liquida – l’1 settembre, ma è pubblicata solo ora, misteri della trasparenza 3.0 – l’associazione Andromeda per due manifestazioni svolte tra il 4 e il 6 aprile e tra il 24 e il 26 luglio.

La spesa non è straordinaria, poco più di 6.000 euro, ma ancora una volta il punto non è questo. Per quali criteri si sceglie Andromeda e non altri la risposta Bianchi la diede mesi fa per i presepi: secondo lui va bene e basta, anche se per i cittadini restano un rebus.

Di certo, altro mistero del protocollo 3.0, la prima proposta con preventivo è dell’1 aprile per la manifestazione di tre giorni dopo “Anzio chocolate“, la seconda è del 21 luglio, per le iniziative della notte bianca da svolgersi dal 24 al 26. Volendo, quindi, le cose sono note agli uffici e si riescono a fare a tempo di record.

Ma anche di questo abbiamo spesso parlato in passato. Quello che non torna, alla luce di norme che non risultano cambiate, è cosa debba autorizzare un assessore, entrando così nella gestione ordinaria che non spetta a lui. Da quando gli assessori danno pareri o autorizzano?

Speriamo che un’opposizione preoccupata – a cominciare dal Pd – a difendere l’onorabilità del Consiglio e a dare il là al dibattito su chi scrive, avverta la curiosità di chiederlo, a meno che non ritenga anche questa lesa maestà.

Ma speriamo anche che, negli uffici – in particolare dell’anti corruzione –  sia qualcuno a  spiegare che sindaco e assessori non “autorizzano” più nulla da quando Bassanini – sulla riforma del quale ci sarebbe molto da dire, comunque, al punto che egli stesso sembra essersene pentito – ha deciso che la politica ha un ruolo e la dirigenza un altro.

Ad Anzio, troppo spesso, si è fatta confusione.

Sempre a proposito di bavaglio, attenti che giovedì…

Riporto il documento del segretario dell’Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, sulla vicenda della legge-bavaglio. Richiamando l’attenzione di chi segue questo spazio ancora su quanto si prevede giovedì in Consiglio comunale: un documento congiunto contro “certa stampa” a difesa della “onorabilità” dell’assise. Sarà tutto da leggere….

Intanto pensiamo a questa battaglia contro il bavaglio. Ecco l’intervento del segretario del nostro sindacato.

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Lo diciamo subito: non è una battaglia corporativa. Non può essere una battaglia corporativa quella sul no al bavaglio. Non è una questione di definire quali intercettazioni possano essere pubblicate e in quali termini. E’ un’altra la linea prospettica. Vogliamo capire, anche in questo passaggio, quale società vogliamo declinare anche con il contributo dei giornalisti. Vogliamo una società della riservatezza, del riserbo su cosa fa chi riveste ruoli di responsabilità nel paese? Vogliamo una società in cui ci siano corpi separati nei quali i giornalisti non possono accedere? Vogliamo una società in cui le pareti divisorie tra amministrazione, politica, giornalisti, società civile siano alte o siano ridotte allo stretto necessario per lavorare nell’interesse comune al servizio dei cittadini?

Se vogliamo questo tipo di società non aperta, ma a scompartimenti, a blocchi, a logge allora non firmate l’appello di Stefano Rodotà, Marino Bisso, Arturo Di Corinto, Giovanni Maria Riccio che hanno lanciato l’iniziativa di no bavaglio. Se invece vogliamo una società aperta in cui il ruolo dell’intermediazione giornalistica abbia un senso, in cui le querele temerarie si ritorcano contro chi le commette – il provvedimento sulla diffamazione è l’altro corno su cui lavorare in Parlamento -, in cui ci sia un adeguato rilievo per le notizie che fanno riferimento ai personaggi pubblici, allora firmate.

E firmate anche per dire al governo che la delega in materia di pubblicazione delle intercettazioni non ha senso. Ma non perché delegare l’esecutivo sia lesa maestà ma perché discuterne in Parlamento significa ricucire il dibattito con i rappresentanti della comunità, dell’elettorato, di chi ha il diritto di essere informato.

Stampa Romana aderisce, invita i comitati di redazione e i singoli colleghi a farlo, pronta a mobilitarsi in tutte le sedi ritenute opportune dalla Federazione Nazionale della Stampa. A iniziare da una raccolta firme prevista davanti piazzale Clodio giovedì mattina alle 9. Simbolo di un processo che ha un senso per Roma proprio perché ci sono state inchieste giornalistiche e si è potuto conoscere in profondità quale mondo sommerso si agitava sotto le strade della Capitale.

Per firmare accedere al sito www.nobavaglio.org

“Morosi”, Attoni: “Verifico e se devo pago”

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L’assessore all’urbanistica Sebastiano Attoni  è uno dei destinatari della lettera dell’ufficio tributi e a seguito della pubblicazione della notizia ha rilasciato questa dichiarazione

La domiciliazione era presso mio padre, sono stato dal dirigente dell’ufficio e tornerò domani con le ricevute. Comunque se ci fosse anche un solo euro che non ho pagato chiedo scusa, da uomo pubblico mi trovo nella circostanza di chiarire ed è giusto che lo faccia. Verificherò la rispondenza tra quello che risulta all’ufficio e quello che è in mio possesso e se devo pagherò immediatamente” .

Grazie ad Attoni, a volte basta poco.

Il sindaco e i “morosi”, una caduta di stile

Ricevo e pubblico dal sindaco di Anzio.

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Resto perplesso nell’apprendere dal candidato in pectore del Pd Del Giaccio, ed è tale perchè le osservazioni che leggo sono di un navigato politico, degli avvisi ai Consiglieri Comunali  inviati dall’Ufficio Tributi in maniera irrituale in quanto non vi è stata una messa in mora formale, non è stato indicato un anno d’imposta, di quale proprietà si tratta, di quale tipologia d’imposta parliamo ed è altrettanto illegittimo citare come oggetto nella nota l’art. 63 della 267 che è di competenza del Consiglio Comunale.      

Debbo quindi pensare che la lettera inviata ai Consiglieri sia stata “una nota di cortesia”, che tra l’altro è quanto mai anomalo sia stata resa pubblica in tempo-reale nonostante esista la privacy ed il segreto d’ufficio. 

Ancora una volta si cavalcano procedure amministrative nel tentativo di ribaltare il voto dei cittadini che, nel 2013, hanno eletto questo Consiglio Comunale.

Ricordo al Signor del Giaccio che i Consiglieri Comunali, al pari del sottoscritto, sono stati eletti democraticamente dai cittadini e ritengo che definire “sgarrupato” l’Istituzione del Consiglio Comunale è una grave offesa nei confronti di tutti gli elettori di Anzio.

Il candidato Del Giaccio, prima di dare giudizi sugli altri, dovrebbe farsi un esame di coscienza visto che “tutti noi siamo nati e cresciuti ad Anzio”. Da oggi non dica più di scrivere nelle veste di giornalista perchè al sottoscritto tutto ciò appare deontologicamente non corretto.

Qualora nel 2018 Del Giaccio sarà il candidato del Pd, così come appare, posso tranquillamente sostenere che la Città di Anzio sarà guidata da un Sindaco  del centrodestra.  Si metta l’anima in pace,  lui ed i suoi amici di cordata.

***

Bruschini è nervoso e mi spiace per la caduta di stile. Sulla candidatura non ho niente da aggiungere, da tempo. Di certo non accetto lezioni di deontologia, né insinuazioni sul fatto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” e spiace che vengano da una persona della quale ho stima e rispetto e che, lui sì, è “navigato politico“.  Ricordo che è sindaco anche di chi scrive, fino al 2018. E auguri a chi sarà il prossimo sindaco del centro-destra, i pretendenti sono diversi.

Io sono e resto un cittadino che fa il cronista, “del doman non v’è certezza” diceva chi ne sa più di me. Se gli avvisi sono “irrituali e illegittimi” aspettiamo che Bruschini adotti i dovuti provvedimenti nei confronti  di chi li ha mandati. Al suo posto mi preoccuperei – a prescindere – di far pagare chi non l’ha fatto più che della pubblicazione di una notizia e della caccia alle streghe su chi può averla riferita. E mi preoccuperei di fare quello che era scritto nel programma e che non è certo un cronista a mettere in discussione.

Sullo “sgarrupato” mi si annuncia una querela, dalla quale mi difenderò, come per tante altre. Non era e non è un’offesa istituzionale, ma la constatazione dei fatti, se qualcuno si sente offeso ne risponderò nelle sedi dovute. Comunque la prossima volta, visto che siamo “nati e cresciuti ad Anzio” chi scrive e continuerà a farlo è il dottor Del Giaccio.  Cordiali saluti, signor sindaco Luciano Bruschini.

Indagini o meno, è il sistema che è marcio

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Se c’è un’indagine o meno sul voto di scambio ad Anzio, ormai, interessa poco. Il punto non è questo, tanto meno la presenza di indagati che – se lo sono – restano innocenti fino a prova del contrario.

Il problema è il sistema messo in piedi, nel quale – secondo atti investigativi – c’è chi ha “abusato della posizione politica per far assumere persone a tempo determinato presso la società e le cooperative aggiudicatrici degli appalti per la raccolta dei rifiuti e la manutenzione dei parchi e giardini del Comune di Anzio in cambio di voto elettorale“.

E’ una questione etico-morale prima che penale, ma nessuno sembra preoccuparsene. Anzi, probabilmente viene ritenuto “normale” che sia così.  Tanto da infastidirsi se qualcuno lo scrive.

E’ normale come le incompatibilità passate e presenti o come le regole calpestate: dal portale della trasparenza beffa alle segnalazioni della Ragioneria dello Stato, da una società a maggioranza pubblica senza organismo anti corruzione alla vicenda del bilancio per la quale la Funzione pubblica ha richiamato all’ordine il segretario generale.

E’ il segno di un sistema marcio e di una città in assoluta decadenza, dove per avere uno straccio di lavoro si deve ricorrere a chi può prometterlo e poi magari riesce anche a darlo. Pazienza se lo si dovrà votare, se non si sarà liberi di scegliere da chi farsi rappresentare per il bene della città. No, viene prima il bene personale, spesso la necessità  vera e propria, e di Anzio chi se ne frega.

Cooperative e favori ci sono sempre stati, sia chiaro, ma a livelli del genere non eravamo mai arrivati. I cittadini se la sono cercata e francamente quando qualcuno vince le elezioni ha sempre ragione. Il fatto è che la politica – dei vecchi e dei presunti nuovi – ha fatto di questo sistema un’arma vincente.

Nel film “Benvenuto Presidente“, durante il discorso finale, il protagonista, Claudio Bisio, chiede ai cittadini di “dimettersi dalla furbizia“.  E’ un quadro perfetto della situazione dell’Italia che noi, ad Anzio, abbiamo elevato all’ennesima potenza.

E’ un sistema marcio, su questo dobbiamo riflettere come cittadini, su questo si interrogherebbe una classe dirigente seria. Gli indagati o meno sono l’ultimo problema.

Un luminare va bene, ma senza buon senso la situazione è precipitata

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Detto e fatto. Il sindaco Luciano Bruschini si affida a un luminare per contrastare il ricorso al Tar del Pd sul bilancio. Dice che “i documenti stanno a posto” ma poi sceglie niente meno che il professor Carlo Malinconico, tra l’altro anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti, per difendere quello che somiglia sempre più a un fortino assediato.   L’impegno è di oltre 12.000 euro, con buona pace dell’albo degli avvocati voluto dal segretario generale. No, no… qui il gioco si fa duro e sceglie lui.

Ha ragione il sindaco, le elezioni si vincono nelle urne. Ma dopo averle vinte le regole vanno rispettate. Da quando il Pd le cose le annuncia e le fa, al contrario del “volemose bene” del passato, Bruschini è infastidito. Non va più con il capogruppo   al parcheggio del santuario di Nettuno, per esempio, né con il dialogo riesce a tenere a bada chi a dire il vero aveva provato a spiegare in tutti i modi che le cose sul bilancio non andavano. Prima sul consuntivo, poi addirittura attraverso una diffida sul preventivo, era stato detto chiaramente che le regole erano state calpestate. Nulla, lui ha vinto le elezioni….

Bastava rinviare il consiglio di una settimana, quando sono emersi in maniera clamorosa documenti difformi tra assessori, consiglieri e fascicolo ufficiale, e probabilmente questo ricorso non ci sarebbe stato. Nemmeno la maggioranza faticosamente tenuta insieme, voto su voto, promessa su promessa, però, avrebbe retto.  Così oggi avremo un luminare. Ben venga,  vedremo cosa decideranno i magistrati.

Ma basterebbe il buon senso per dirimere altre questioni che si trascinano da tempo. Qualche incompatibile che non paga i tributi al Comune, ad esempio, basta una verifica del segretario ma se è necessario venga pure un luminare eh….

Qualche hotel chiuso con ordinanza e poi usato dalla Prefettura, incompatibilità nascoste per un anno, indagini per voto di scambio, un appalto per le mense bocciato, quello sui rifiuti chiaramente “sponsorizzato” dall’assessore che tiene forse più alle squadre volanti da far lavorare che ai documenti della Prefettura. Persino il Tar, nella sentenza, dice che “è comunque chiara e indiscussa la piena facoltà del Ministero dell’Interno di procedere all’adozione nei confronti della ECO.CAR. di ulteriori iniziative sulla base di autonomi e specifici accertamenti che rivelino la sussistenza delle condizioni prescritte dal d.lgs. n. 159 del 2011“. Ciò non osta, a oggi, ad assegnare l’appalto ma è pendente un ricorso al Consiglio di Stato.  Di certo Ecocar – lo scrive Agostino Gaeta con tanto di lettera dell’Anac – si è vista cancellare l’annotazione negativa. A che gioco stiamo giocando? Intanto ai dipendenti di Camassa che lamentano carenze della ditta rispetto ai mezzi a disposizione e alle squadre “volanti” è stato già promesso che il 16 novembre – giorno dopo l’udienza – si farà l’atteso passaggio. Chiacchiere? Chissà… 

E non serve un luminare – o forse sì? – per procedere con quanto previsto dalle risposte della Ragioneria dello Stato che ha bocciato su tutta la linea (o quasi) le risposte del Comune, chiesto indietro i soldi al segretario che nel frattempo si è visto liquidare il dovuto come “premio” per il 2014. Speriamo che in consiglio comunale qualcuno chieda conto delle procedure che il sindaco ha avviato per questo e per tutte le altre indicazioni di quella ispezione. 

Nel Comune 3.0, poi, servirebbe un sistema informatico degno di tale nome, non programmi comprati in libertà da ogni settore, con alcuni – se è vero siamo rovinati – che neanche “dialogano” tra loro, continui quanto costosi “data entry“, il cassetto tributario che risponde urlando (in maiuscolo) agli utenti, ditte che hanno ormai un’esclusiva assoluta su cose che non funzionano come dovrebbero.

Un luminare, ma anche no, servirebbe per capire come si recuperano 17 milioni di euro di residui attivi – molti dei quali sui rifiuti – precedenti al 2010. O per il porto, dato che il sindaco dice una cosa in assemblea dei soci della Capo d’Anzio e ne fa un’altra in Comune.

La realtà, forse, parlando di luminari, è che come si dice ad Anzio “qui non ci mette una pezza manco Gandolfo” per come è ormai precipitata la situazione. E Bruschini lo sa.