Porto, qualcosa non torna. Strani silenzi

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Venerdì il consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi sul piano operativo di razionalizzazione della Capo d’Anzio. Doveva farlo per legge entro il 31 marzo, ma pazienza. Agli atti, fino a qualche giorno fa, c’era solo la relazione del dirigente dell’area finanziaria – e componente del consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio – secondo il quale, di fatto, il Comune deve disfarsi della sua partecipazione. Ricorda pure, il dirigente, che la Corte dei Conti sottolinea delle criticità rispetto alla Capo d’Anzio per la quale non è stato fatto il cosiddetto “controllo analogo” e non c’è stata l’iscrizione in bilancio della fideiussione. La domanda sorge spontanea: chi doveva farlo? Comunque la linea del dirigente è chiara. Quella del Comune? Silenzio.

Cosa voglia fare ufficialmente l’amministrazione non si sa. Di certo c’è l’ennesimo deliberato del Consiglio comunale che dice che il porto deve essere sotto il controllo pubblico, anzi che dovremmo riprenderci le quote. Cosa difficilmente possibile, dati i tempi di spending review, ma almeno sulla razionalizzazione il Consiglio dovrà dire la sua.

Ebbene un piano c’è stato a suo tempo, ha avuto il via libera del sindaco (rappresentante del 61% pubblico delle quote) in assemblea dei soci, ha portato la Capo d’Anzio ad approvare il primo bilancio addirittura in leggero attivo della sua storia. E’ il piano finanziario con il quale, invertito il crono programma, si è stabilito che la società poteva sopravvivere iniziando a gestire il porto prima di realizzarlo.

Poi il sindaco in Consiglio comunale si è rimangiato tutto, ha riparlato di un bando oggi impossibile, di cacciare Marconi e via discorrendo. Ma un piano di razionalizzazione esiste. Ecco perché qualcosa non torna. Alla Regione che non si presenta per il ricorso al Tar scrive la Capo d’Anzio sollecitando un appello al Consiglio di Stato, mentre “tuona” il Comune che è pronto ad agire in danno – cosa che magari andava fatta anni fa, contro quanti davano pareri “a soggetto” – ma nel frattempo non sappiamo ancora se ci sarà o meno il ricorso contro la sospensiva o se, più semplicemente, aspetteremo il 15 luglio, difendendoci nel frattempo da altri che pensano al porto come qualcosa di loro, quelli del Circolo della Vela di Roma.  Cosa hanno intenzione di fare Comune e Capo d’Anzio? Silenzio.

Intanto sembra che dopo tre anni e dopo aver misteriosamente tenuto nel cassetto il parere dello studio legale Cancrini-Piselli si sia chiesto di procedere contro la mancata evidenza pubblica della scissione di Italia Navigando e la “consegna” all’ingegnere Renato Marconi nelle sue diverse accezioni (Mare 2 spa, Marinedi) il 39% della Capo d’Anzio. Nel 2012 l’operazione era fattibile a livello nominale o poco più, oggi sarebbe un salasso, senza dimenticare che il Comune non ha i soldi – e anche avendoli non potrebbe –  per comprarsi il 39%. Qualcosa non torna. Esiste l’atto di citazione? Chi ha deciso di procedere? Silenzio.

Da oltre un anno, ormai, l’impressione di chi scrive è chiara. Abbiamo scherzato sul porto, perso occasioni, ceduto a vicende “politiche” (le chiamano così), ma si sta ormai “apparecchiando” la tavola a Renato Marconi o a chi per esso. Dimenticando che questo porto è di Anzio e dei suoi cittadini, tutti. Basta con i silenzi, fateci capire.

Porto, il gioco delle parti alla faccia dei cittadini

Prima di leggere il testo originario è bene precisare che Luigi D’Arpino ha confermato le sue dimissioni nel corso del consiglio d’amministrazione odierno. Riunione durante la quale ha rinunciato, insieme all’amministratore delegato, agli emolumenti e consentito al bilancio 2014 di chiudere in pareggio. D’Arpino resterà al suo posto per l’ordinaria amministrazione. Sempre oggi sono stati firmati i contratti con i cantieri e gli altri componenti del Consorzio nautico. Rispetto alla posizione di Pusceddu va invece precisato che è la legge di stabilità (190 del 2014, articolo 1, comma 611 e 12) a indicare la dismissione delle quote pubbliche e che esiste, in tal senso, un parere espresso dal dirigente, il quale avverte anche della necessità di inserire nel bilancio del Comune un fondo rischi per la Capo d’Anzio. A seguire, il testo inserito poco prima delle 14 odierne.

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Gli ormeggiatori hanno vinto il loro ricorso, ne va preso atto e va eseguita la sentenza. Funziona così, le sentenze si rispettano. Vedremo se Comune, Regione e Capo d’Anzio andranno o meno al Consiglio di Stato ma nel frattempo gli ormeggiatori hanno avuto la sospensiva e potranno continuare nella loro attività, fatturando cifre pari a quelle di un settimanale locale, e garantendo i posti di lavoro che  (dicono) se fossero stati assunti dalla Capo d’Anzio erano a rischio o addirittura con condizioni inaccettabili. Il problema non è questo, però, da qui possiamo solo prendere spunto per dire basta al gioco delle parti fatto alla faccia dei cittadini. Chi scrive ha creduto al porto, sostenuto il progetto, chiesto scusa. Ma certe cose sono incomprensibili. Vediamole, allora, queste parti.

Il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini: rappresenta la città ovvero il 61% di quote pubbliche nella Capo d’Anzio e ai cittadini non ha mai fornito spiegazioni. Nelle assemblee dei soci ha dato mandato di procedere con il piano finanziario che prevedeva l’inversione del crono-programma dei lavori e l’avvio “in economia” della gestione del porto, aspettando tempi migliori per il raddoppio. E’ nei verbali, non c’è tema di smentita, e il piano finanziario è di dicembre 2013. In Consiglio comunale  – da settembre 2014 – ha detto l’esatto contrario e annunciato un bando che a oggi, ufficialmente, ancora non c’è. Non solo, ha ammesso di non aver mandato via il socio privato Marinedi, leggi Renato Marconi, perché “serviva” ad arrivare fino qui, ma che lo avrebbe fatto presto. Da dicembre 2012, invece, ha un parere che indicava una strada per riprendere quelle quote, con una causa da fare e un eventuale arbitrato, ma sembra che non lo abbia mai visto o comunque non ne ha tenuto conto. Nel frattempo, sempre in assemblea, ha partecipato alla modifica dello statuto per la quale si decide al 70%, dando di fatto il potere di veto al socio privato. A pensar male, si dice, si fa peccato ma spesso ci si indovina. E’ lo stesso sindaco che si fece prendere in giro sul rinvio di una conferenza dei servizi per poi sentirsi dire dalla Regione (gestione Marrazzo/Montino) che il parere sarebbe stato negativo lo stesso. E chi ci dice che in cambio del sostegno elettorale avuto da una parte del Pd al ballottaggio, guarda caso proprio quella vicina a Marconi capitanata da un ex sindaco, deputato e senatore, Bruschini non abbia detto “ma sì, va bene, teniamocelo l’ingegnere e poi vediamo“? Guarda caso quella che voleva si facesse solo il porto interno? Oggi, invece, rilancia su quote e bando, sapendo nel primo caso che è difficile riprendersele e che costerebbe un occhio della testa tutto ciò che Marconi ha fatto, nel secondo che con un ricorso pendente il bando non si può fare. Chi parteciperebbe?

Il presidente, Luigi D’Arpino: si è dimesso, anzi no. Dicono ci abbia ripensato. Se si è dimesso lo ha solo annunciato alla stampa, quindi è tornato sui propri passi… Se voleva doveva andarsene a settembre 2014, quando il sindaco ha sconfessato se stesso e il mandato che aveva dato al consiglio d’amministrazione. E’ lì per scelta politica, è noto, ma operativamente? Di certo con il piano finanziario e l’inversione del crono-programma aveva il dovere di parlare con chi aveva sottoscritto gli accordi per lasciare le concessioni e spiegare che era cambiato qualcosa. L’ha fatto? O davvero si è presentato in motorino dagli ormeggiatori a dire che sarebbero dovuti andar via perché non avevano partecipato al bando? Una cosa gli va riconosciuta: ha sempre detto che c’è chi il porto non lo vuole. Si dimettesse davvero e dicesse chi.

Il dirigente, Franco Pusceddu: valgono buona parte delle considerazioni di D’Arpino, ha portato avanti – da consigliere d’amministrazione inserito lì per legge – le indicazioni dell’assemblea dei soci. Oggi facesse una cortesia: ha o meno il parere della Corte dei Conti che dice che dobbiamo vendere le quote? Ha mai scritto lui in tal senso? O questa corrispondenza è un altro dei misteri del nostro Comune, come il famoso parere sull’incompatibilità di Placidi che dice di non aver mai visto? Vendere le quote significa dire che Marconi ha un diritto di prelazione, quindi che il porto va nelle mani dell’ingegnere.

L’ex sindaco, Candido De Angelis: ha fatto del porto il suo cavallo di battaglia, l’ha lasciato praticamente agli ultimi passaggi, ma si è visto sfuggire di mano tutto, preso più da fare la “guerra” – anche giustamente – a Bruschini e a come stava amministrando la città, all’ex alleato D’Arpino, che dall’arrivare all’obiettivo comune. Una cosa gli va riconosciuta: chi lo criticava per il suo fare dirigista e per la scarsa diplomazia, ha ottenuto con la mediazione meno di quanto ha avuto De Angelis urlando.Oggi proporre come ha fatto lui di deliberare per il tutto pubblico può andare, peccato si rischi di arrivare tardi, anche per convenzione e patti parasociali nei quali – con Marconi allora a Italia Navigando, guarda un po’…. – ci si prometteva reciproco comportamento da gentiluomini. Troppo tardi.

La Regione Lazio: difendersi da un ricorso del genere senza andare al Tar e dopo aver detto, sostanzialmente, che gli ormeggiatori hanno ragione è consegnare la vittoria all’avversario. Questo comportamento è singolare, a dir poco. Siccome siamo stati abituati a pareri “a soggetto” su sollecitazioni della politica, affinché per Anzio sorgessero degli ostacoli, non vorremmo che la prassi si sia ripetuta. Complice il Comune, purtroppo, che non ha mai dato corso ad azioni di responsabilità civile nei confronti di chi ha fornito negli anni indicazioni rivelatesi errate rispetto alle procedure. Oggi, magari, l’avvocatura sarebbe stata più accorta o quanto meno si sarebbe presentata. Resta il dato politico: Zingaretti o chi per lui sapeva? E come si mette con un’opera che se parte rilancia anche l’offerta regionale e che, invece, resta bloccata?

Renato Marconi: l’ingegnere che ha inventato Italia Navigando, amico della politica a tutti i livelli, capace di aprire un contenzioso milionario con la stessa Italia Navigando e di prendersi in cambio dieci porti, Anzio compreso, è in finestra da tempo per prendersi tutto. Lo si è sostenuto qui in tempi non sospetti. Se un giorno dovesse andar via non lo farebbe certo a livello di valore nominale, no…. Marconi è lo stesso che ha fatto ottenere in pochi mesi l’inversione del crono programma in Regione, con Zingaretti presidente e quindi con una amministrazione “nemica” a quella di Anzio, quando il Comune ci ha messo un anno dall’accordo di programma alla concessione ed era presidente Renata Polverini dello stesso schieramento di chi governa la città. E possibile che con l’avvocatura regionale non sia stato in grado di concordare una difesa? Sarà… Di certo se il Comune dovesse dismettere la sua partecipazione sarà pronto a entrare in partita. Per adesso resta in finestra, tanto in questo gioco delle parti c’è l’impressione che più di qualcuno abbia fatto il tifo per lui.

Alla faccia dei cittadini.

Porto addio, che peccato averci creduto

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Va dato atto a Luigi D’Arpino di aver sempre sostenuto che il porto, in realtà, non lo voleva nessuno. Oggi che si dimette e che la fine della Capo d’Anzio e dell’intero progetto sembrano dietro l’angolo, è giusto almeno dargli l’onore delle armi.

Sapremo nelle prossime ore come andrà il ricorso degli ormeggiatori, al quale si è aggiunto quello del Circolo della Vela. Altri ne arriveranno, forse, altri hanno già ottenuto di rivedere i canoni da pagare, altri continueranno a fare affari fuorilegge e impuniti. Solo il Comune non ha mai fatto ricorsi: contro i pareri a soggetto o per riprendersi le quote, come suggeriva un parere pagato con i soldi dei cittadini.

Siamo una città fatta così, gli interessi di pochi prevalgono su quelli della comunità. All’indomani della gara deserta chiesi pubblicamente scusa, dalle colonne del Granchio, per aver fortemente sostenuto la  necessità di un nuovo porto, quel progetto per l’iter che aveva seguito, il diritto di Anzio a essere trattata come Formia e Fiumicino. Oggi dico che è un peccato aver speso tempo ed energie, perché ci meritiamo il porto che abbiamo, con servizi scadenti e senza sicurezza, ampiamente fuorilegge.

E magari ci sarà  un privato a gestirlo, se è vero com’è vero che il dirigente dell’area finanziaria del Comune ha scritto a tutti dicendo che le quote pubbliche vanno cedute in base all’ultima legge di stabilità. Si sapeva anche questo e la dietrologia mi piace poco, anzi pazienza se qualcuno mirava a tanto e ci è riuscito. Magari gli ormeggiatori troveranno il modo di accordarsi, i cantieri e i circoli pure, ma sì…

Una sola cosa, al posto di D’Arpino che dice che solo il sindaco gli è stato a fianco c’era da andarsene prima. Quando lo stesso sindaco, che in  assemblea dei soci dava il via libera all’inversione del crono programma e al piano finanziario rivisto, in consiglio comunale si rimangiava tutto.

Addio porto, è stato un peccato. Davvero.

Il parere segreto, mentre porto e Capo d’Anzio sono al capolinea

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Uno può anche capire che i pareri chiesti allo studio Cancrini-Piselli siano da utilizzare in una eventuale causa nei confronti di Renato Marconi e quindi siano sottoposti a segreto. Fa un po’ sorridere che sia addirittura di Stato – come segnala Marco Maranesi –  nemmeno fossimo di fronte alla strage di Ustica, ma questa vicenda è la conferma di come siamo messi male. Malissimo.

Sono  passati tre anni da quando dovevamo riprenderci le quote, anche se a un’attenta lettura di convenzione e patti parasociali c’è il rischio che abbia davvero ragione Marconi, ma se il Comune avesse agito subito oggi non si troverebbe all’angolo. Invece con una delibera per riacquisire le quote  votata quasi tre anni dopo un ordine del giorno che diceva la stessa cosa e al quale non è mai stato dato seguito, stiamo ancora a vedere se quei pareri possono essere resi noti o meno. E che diranno mai! Tra l’altro li abbiamo pagati noi cittadini. Cerchiamo di conoscerli, perché tanto sono inutili.

Perché va preso il coraggio a due mani e va spiegato che siamo al capolinea: la Capo d’Anzio è al fallimento, l’inversione del cronoprogramma trova ostacoli nelle note vicende con ormeggiatori, circoli e con il resto dei concessionari che pagando da anni una sciocchezza oggi vuole pagare meno di quanto stabilito dalla società, il bando chiesto dal sindaco e non ancora arrivato impiegherà mesi prima di poter essere operativo, nel frattempo si deve rispondere alla nuova legge di stabilità.

Quella secondo la quale  dal gennaio 2015 gli enti che detengono società partecipate “avviano un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, in modo da conseguire la riduzione delle stesse entro il 31 dicembre 2015, anche tenendo conto dei seguenti criteri: a) eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalista istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione; b) soppressione delle società che risultino composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti; c) eliminazione delle partecipazioni detenute in società che svolgono attivista analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali, anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni; d) aggregazione di società di servizi pubblici locali di rilevanza economica; e) contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo e delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni“. Qui non c’è molto da interpretare, per questo è ora che si smetta di prendere in giro i cittadini. Il porto pubblico ci piaceva tanto, non stiamo qui a ricordare come e perché è stato ostacolato, speriamo di poter in qualche modo avere un “controllo“, ma ha fallito.

Marconi è pronto per passare all’incasso del resto delle quote, si sostiene da oltre un anno su questo umile spazio, cerchiamo almeno di non svendere quello che abbiamo. Senza segreti.

Porto, la replica di Maranesi. E come sempre Bruschini “non sa”

Il consigliere comunale Marco Maranesi ha inteso replicare a quanto scritto poco fa rispetto alla sua posizione sul porto. Ha lo spazio dovuto, anche se al fatto che il sindaco “non sa” credo poco. Leggere i verbali dell’assemblea dei soci per credere. Detto questo, è giusto dare diritto di replica.

***

Caro Gianni,

è vero nel 2012 ero all’interno di Forza Italia, ma non ero consigliere comunale e quindi non sapevo dell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale per la riacquisizione delle quote in mano a Marinedi.

Io purtroppo o per fortuna  sono un nuovo della politica locale e sono al primo mandato da Consigliere Comunale, non avrei mai voluto interessarmi nel Nuovo Porto di Anzio della Capo d’Anzio in quanto riponevo la mia massima fiducia nell’azione del Sindaco e del Presidente della capo d’Anzio Luigi D’Aprino.

In questi due anni sulla vicenda porto ne ho viste di tutti i colori. Ordini del giorno votati dal Consiglio Comunale e non rispettati, deleterie conferenze stampa a insaputa della maggioranza e del  Sindaco Bruschini dove di fatto non ha partecipato ed ha fatto bene, bandi per l’assunzione di personale alla Capo d’Anzio che hanno suscitato aspettative lavorative che non ci sono ( sempre ad insaputa del Sindaco), lettere non LEGGITTIME  a firma di un funzionario del Comune di Anzio agli ormeggiatori per lo sgombero delle aree in concessione alla Capo d’Anzio ( sempre ad insaputa del Sindaco)oggetto di un ricorso al Tar e di ulteriore confusione. Detto questo qualcosa non mi torna. Il Presidente D’Arpino e il Dott. Pusceddu, che non sono stati eletti da nessuno, fanno azioni su indicazione del Sindaco e lo stesso Sindaco non sa nulla???? Ti posso assicurare in quanto sono testimone oculare in prima persona che di questi passaggi il Sindaco non sapeva veramente niente. Detto questo sono stato obbligato dal mio senso di responsabilità  per la carica che ricopro nell’interessarmi della vicenda del Nuovo Porto di Anzio, perché qualcosa non mi tornava. E ci tengo a fare una precisazione. Il Presidente della Capo D’Anzio Luigi D’Arpino NON PUO’ agire liberamente per la sua carica, non può definire l’anziana Prof.ssa Bonaventura . Lui rappresenta quel 61% delle quote di proprietà dei cittadini di Anzio, quei stessi cittadini che hanno dato mandato a LUCIANO BRUSCHINI e alla maggioranza che lo sostiene  di vincere le scorse elezioni amministrative e come tale O sta alle direttive della maggioranza e del Consiglio Comunale o sta fuori.

Invece di fare comunicati stampa e di tergiversare in altre tematiche, come l’apertura del supermercato, la chiusura della libreria in Via XX Settembre e aggredire Consiglieri Comunali e semplici cittadini che non sono d’accordo con lui,   D’Aprino faccia un confronto serio e pacato sul tema del Nuovo Porto di Anzio con il Consiglio Comunale.

Sulla chiusura delle attività commerciali nel centro storico della città, non domandi a me che sono arrivato ieri  perché sta accadendo tutto questo. Dovrebbe spiegarlo Lui e qualche suo collega a NOI CITTADINI E NUOVI CONSIGLIERI,  dopo 30 lunghi anni di attività politico – amministrativa della città. Forse avranno fallito nella loro azione politica????? Non lo so, il tempo ci darà le risposte che cerchiamo.

Marco Maranesi

Consigliere Comunale di Anzio

Movimento Civico Liberi di Cambiare

Porto, le scoperte del giovane Marco

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L’attivissimo – almeno mediaticamente – Marco Maranesi, con il suo nuovo compagno di cordata Davide Gatti, scopre i patti parasociali che regolano i rapporti tra Capo d’Anzio e Italia Navigando prima, Marinedi ovvero Renato Marconi adesso. Da ex capogruppo di Forza Italia non sa o non ricorda che a luglio 2012 – lui era in quel partito ma non ancora eletto – il consiglio comunale votò all’unanimità la riacquisizione delle quote secondo quei patti parasociali. Di Marconi si parlava già – per una decisione presa a livello governativo, lo diciamo anche per chi fa ricorsi sostenendo che la cosa non è mai stata resa pubblica – e a settembre sarebbe trascorso l’anno di tempo che Italia navigando aveva per trovare i soldi da quando era stata ottenuta la concessione. Termine che passava pari pari a Marconi. Il sindaco non ha mai dato corso a quell’ordine del giorno, anzi ha sostenuto che Marconi era in qualche modo “utile” alla Capo d’Anzio. Al punto che, un anno dopo, il consiglio comunale nel quale Maranesi era capogruppo di Forza Italia, bocciò la proposta dell’opposizione di dar corso a quella volontà e di riprendersi le quote. C’è da sperare che Maranesi conoscesse già i patti parasociali e che abbia appreso – insieme a Gatti – un po’ di storia recente della Capo d’Anzio. Perché altrimenti ignora che tutto ciò che hanno fatto il presidente Luigi D’Arpino e il consigliere d’amministrazione Franco Pusceddu (per legge deve esserci un dirigente del Comune in una società partecipata…) è frutto di decisioni dell’assemblea dei soci, alla quale il sindaco partecipa come rappresentante del 61% delle quote.

Se poi si fa una battaglia “politica” – così la chiamano… – il discorso è diverso. Ma di procedere con l’inversione del crono programma, di sistemare e gestire intanto l’attuale bacino, di avere un piano finanziario con quei canoni, l’hanno stabilito Bruschini e Marconi in assemblea dei soci. Di sanare le casse della Capo d’Anzio lo hanno suggerito – negli ultimi due bilanci – i revisori dei conti.

Il consiglio d’amministrazione ne ha preso atto e ha messo in piedi gli strumenti per dar corso a quella volontà. Che poi Bruschini prima a settembre abbia annunciato il bando e detto che voleva riprendersi le quote, quindi adesso lo abbia ribadito, sarà sempre “politica” ma intanto la Capo d’Anzio rischia di fallire o di essere venduta. E non per volontà del presidente o del dirigente di turno contro il quale scagliarsi, ma perché risponde al codice civile ed è prossima al fallimento mentre la “politicagioca.

Da mesi, da quando Maranesi era ancora capogruppo, si chiede da questo modesto spazio di avere chiarezza. Inutilmente.

Ecco, al posto di D’Arpino – che può agire liberamente per la sua carica, meno Pusceddu che è pur sempre dipendente del Comune – ce ne saremmo andati dopo il consiglio comunale di settembre nel quale il sindaco aveva svelato la sua “strategia” ovvero di cacciare Marconi dopo averlo sostanzialmente usato e rifare il bando. Maranesi era ancora capogruppo e di D’Arpino e Pusceddu non si interessava poi tanto. Figuriamoci Gatti che era all’opposizione e sul porto stava (e sta, immaginiamo) a quello che diceva Candido De Angelis.

Le dimissioni di D’Arpino andrebbero chieste per la mancanza di una strategia comunicativa con i soggetti ai quali andava spiegata, non “imposta”, l’inversione del crono programma. Ma questa strategia, l’assemblea dei soci, non l’ha mai indicata. Né il presidente ha pensato di attuarla. E D’Arpino dovrebbe dimettersi anche perché il suo socio di maggioranza, il Comune, non è capace neanche di dargli una sede perché le conchiglie sono più importanti del porto e il locale di piazza Pia serve a un fantomatico “museo”.

Insomma, sono altre le ragioni per cui andarsene. Su quote e strategie, se non condivise, andrebbero chieste le dimissioni del sindaco.

Porto, il bando dei miracoli. C’è chi finge di non capire

Quando ci volevano far credere che le procedure per il nuovo porto erano sbagliate e che occorreva sistemare solo il bacino interno, facevamo notare che occorreva cambiare piano regolatore portuale, progetto e rifare conferenze dei servizi e quant’altro.

Ora che la Capo d’Anzio – con il benestare del sindaco, rappresentante del Comune che è socio di maggioranza – è prossima al fallimento, dopo aver fatto invertire il cronoprogramma e dopo essere passata dal realizzare il porto a gestirlo, arriva il bando di gara. E’ stato nuovamente annunciato dal primo cittadino, sembra in dirittura d’arrivo, intanto il consiglio comunale ha votato per riacquisire le quote di Marinedi.

Cosa debba fare la Capo d’Anzio adesso non è chiaro. Prosegue con la gestione, le fasi 1 e 2 previste lì o si ferma? Questa è la prima domanda, quella che nessuno pone al socio di maggioranza , pensando forse che riprendendosi le quote è tutto a posto. A parte che è difficile riaverle, al valore nominale andranno aggiunti i lavori commissionati al socio privato. Che l’avvento di Renato Marconi, prima, la “trasformazione” in Marina di Capo d’Anzio e tutto il resto, poi, avrebbero messo il Comune in un vicolo cieco lo sosteniamo da tempo. Dare corso nel luglio 2012, dopo la votazione unanime del Consiglio comunale, alla decisione di far valere i patti parasociali avrebbe avuto un senso e forse avrebbe portato già a una via d’uscita. Oggi si può fare, ma è tardi e più oneroso. E non era lo stesso sindaco a dire che “la società deve andare avanti” anche se fosse stato avviato il contenzioso? Oggi – riformuliamo la domanda – va avanti con le fasi 1 e 2, riscuote i canoni concessori, manda via (ammesso vinca al Tar) gli ormeggiatori o con il bando si blocca tutto? Non è che si vuole proprio questo, cioè dire: abbiamo fatto la gara, lasciamo il mondo come si trova, poi vediamo? E’ lecito, sicuramente, ma occorre essere chiari e dirlo. Al tempo stesso assumersi la responsabilità di rischiare il fallimento della Capo d’Anzio, società che ha fatto – piaccia o meno a Maranesi e Gatti – quello che l’assemblea dei soci, sindaco compreso, gli ha detto. Mandiamo via il consiglio d’amministrazione, va bene, ma forse mandiamo prima a casa chi ha dato le direttive. O no?

Facevano presto a dire “si fa solo l’interno” quelli che non volevano questo progetto – ignorando che c’erano tante procedure da rifare – fanno con altrettanta faciloneria, oggi, quelli che dicono “si fa la gara, tutto a posto”. Perché non è così. Intanto il bando deve arrivare, essere votato in consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio – dove nel frattempo, c’è da immaginare, al socio privato saranno state chieste indietro le quote – quindi pubblicato sulla gazzetta ufficiale italiana ed europea. Bene, fosse pronto oggi servirebbe almeno una settimana per farlo approvare nel consiglio d’amministrazione, poi andrebbe “prenotata” la pubblicazione sulle gazzette– diciamo un’altra settimana – e siamo arrivati al 20 marzo. Dalla pubblicazione, data la complessità della gara, passano almeno 90 giorni. Il bando precedente, quello andato deserto, dava tre mesi di tempo. Siamo al 20 giugno. Se qualcuno si presenta e la commissione lavora a ritmo forsennato serve almeno un mese di tempo, siamo arrivati al 20 luglio. La gara viene aggiudicata e se non ci sono ricorsi, chi vince ha – lo prendiamo sempre dal precedente bando – sessanta giorni di tempo per presentare il modello fisico tridimensionale e centoventi per il progetto esecutivo. Se li fa insieme, siamo arrivati al 20 novembre e se la conferenza dei servizi approva l’esecutivo (a dicembre) i lavori iniziano a gennaio 2016. Correndo e se il bando fosse pronto oggi, quando sappiamo che non è così.

Nel frattempo? Il porto resta nelle condizioni attuali, ognuno continua a gestire il suo spazio a volte impunemente, se il canale di accesso si insabbia si vedrà. Ma intanto ci riprendiamo le quote – giusto, giustissimo – poi come si dice dalle nostre parti chi vuole Dio se lo prega.

Peccato – piccolo particolare – che ci sono di mezzo i soldi dei cittadini….

Il porto insabbiato: politica, burocrazia e il caso Capo d’Anzio

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Passano gli anni e ci ritroviamo sempre allo stesso punto. Deve arrivare un’emergenza per procedere all’escavo dell’imboccatura del porto e consentire anzitutto ai pescatori di poter lavorare, salvaguardare l’incolumità degli equipaggi e le paranze. Anzi, per l’ennesima volta si deve aspettare – almeno un paio di mesi – prima di togliere un po’ di sabbia che alla prossima mareggiata si riposizionerà praticamente dov’era. Funziona così, siamo in Italia. La politica fa il suo – va dato atto al sindaco di essere stato più volte in Regione a sollecitare l’intervento, risulta che anche il Pd si è mosso con gli assessorati governati da una coalizione “vicina” – la burocrazia anche. Il comandante del porto fa le ordinanze e riduce il pescaggio, contemporaneamente sollecita, sa che il “porto rifugio” qual è quello di Anzio per chi pesca oltre 3 metri e 60 tutto è fuorché un luogo in cui approdare. Intanto dalla Regione se la prendono con calma, mentre l’autorità portuale interviene a Fiumicino, ne ha facoltà, e qui solo il 3 febbraio è arrivato il via libera degli uffici regionali a usare la sabbia per il ripascimento di fronte a Tor Caldara. Che, anche qui, scomparirà con le prossime correnti.

Sullo sfondo di tutto c’è la necessità di un escavo permanente, di un canale d’accesso degno di tale nome, in grado di garantire sempre misure di sicurezza. Quello che la Regione farà tra qualche settimana sarà l’ultimo escavo, poi toccherà alla Capo d’Anzio che è concessionaria e che ha il dovere – dall’inizio del cantiere – di procedere alla manutenzione del canale. Ammesso che riesca a diventare operativa, dati gli ostacoli di ogni genere che stanno arrivando da quando ha ottenuto l’inversione del cronoprogramma. Sarebbe stato bello, sabato scorso, avere alla riunione con i pescatori i rappresentanti della società a dire: “Ci pensiamo noi da subito”. Non possono farlo, perché la Capo d’Anzio al momento non ha un euro. E’ palese – lo sa anche il sindaco che ha votato in assemblea – che o partono le fasi uno e due di gestione dell’attuale porto o la società fallisce. Né il bando per tutto il bacino, sempre imminente ma continuamente rimandato cambierà le cose dal punto di vista societario: o la Capo d’Anzio diventa operativa o fallisce. E se si verifica questa seconda ipotesi serviranno tempi lunghi prima di arrivare a ridefinire le cose con la Regione, l’escavo a quel punto, potrà attendere chissà quanto… E’ bene saperlo.

Il porto delle nebbie, il sindaco grande assente

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Il sindaco non si confronta in consiglio comunale, il Circolo della vela di Roma presenta una diffida, gli ormeggiatori evitano lo sgombero ricorrendo al Tar, le tensioni sono quotidiane e finalmente – con i tempi delle liturgie di partito – anche il Pd sottolinea come sul porto si stia giocando una partita pericolosa. Pericolosissima.

La città, proprietaria del 61% delle quote della Capo d’Anzio, rischia di perdere tutto. E il porto di finire in mano a un privato. Diciamo le cose come stanno, una volta per tutte. Ha ragione il Pd a sottolineare la scarsa coerenza tra quello che ha fatto la società – nelle assemblee, presente Luciano Bruschini, e nei consigli d’amministrazione – e ciò che invece ha in mente il sindaco. In questo “balletto” – al netto delle iniziative di chi difende il proprio posto ma anche più di qualche privilegio – il grande assente è proprio il sindaco.

Il famoso bando che ripropone una gara – con il rischio che alla realizzazione si unisca la gestione e che la Capo d’Anzio ovvero la città sia nuovamente estromessa – andata deserta due anni fa, non vede ancora la luce. E mentre Bruschini lo annuncia – ma non si presenta a dirlo in Consiglio comunale, portandosi dietro la maggioranza compresi i presunti “nuovi” della politica – la Capo d’Anzio si muove per fare altro. Perché altrimenti fallisce. E lo fa con il beneplacito nei verbali d’assemblea del sindaco. Qual è la verità?

Possiamo parlare giorni del fine per il quale era nata la società, anzitutto costruirlo il nuovo porto, del progetto, dell’ingresso di Renato Marconi (si sapeva chi fosse, gli ormeggiatori che inviano dossier fanno bene a ricordarlo ma la sostanza oggi non cambia), degli errori commessi in questi anni e degli ostacoli posti. E’ il passato, mentre dobbiamo guardare al domani. Per questo non vorremmo che qualcuno stesse realmente mirando a far fallire la Capo d’Anzio proprio mentre è in grado almeno di invertire la tendenza dei propri bilanci, con il porto che finisce in mano a Marconi o chi per lui. A chi giova? Al socio privato? A chi potrà dire politicamente “l’avevamo detto?” A chi ha stretto qualche singolare accordo con imprenditori pronti per un eventuale bando ma che restano alla finestra?

Dal socio di maggioranza, rappresentante dei cittadini proprietari del 61%, ci si aspetta una presa di posizione chiara: la Capo d’Anzio oggi è l’unica concessionaria, piaccia o meno a circoli e affini, e la legge va fatta rispettare. Anche con gli sgomberi se occorre, fatti bene e non impugnabili come quello singolare emesso e poi ritirato dal Comune.  Non si gioca… E invece non si è ancora in grado nemmeno di assegnare una sede alla propria società, quella in piazza Pia sembra “promessa” a una mostra di conchiglie alla quale terrebbe particolarmente il vice sindaco Zucchini. La Capo d’Anzio ha trovato ospitalità dai marinai in congedo…

E’ un esempio che la dice lunga. E intanto Bruschini continua a tacere, anzi parla con pochi intimi, e intorno vediamo troppe manovre e sentiamo troppe voci. Servirebbe – in consiglio comunale, meglio ancora nelle assemblee pubbliche promesse e mai svolte dal primo cittadino – quella di chi rappresenta noi tutti nella Capo d’Anzio e nel porto che – non mi stancherò mai di ripeterlo – era, è e resta “nostro” e non di pochi intimi.

Il porto, i privilegiati, la fuga della maggioranza. E’ meglio chiudere

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Facciamo un esempio terra terra: sono stato fra i fondatori della cooperativa “il Granchio”, editrice dell’omonimo settimanale. Ne sono uscito dopo diversi anni, adesso decido di andare da un avvocato e diffidare la cooperativa perché edita un giornale. Voglio vedere se è “eventualmente” autorizzata a farlo. Vi starete chiedendo cosa c’entra, ne sono certo.

Ebbene è il modo per introdurre la diffida che il Circolo della vela di Roma ha fatto Regione, Comune e Capo d’Anzio. Legittimo, per carità, se non fosse che a presiedere quel circolo c’è chi è stato in consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio dal momento della costituzione fino al 3 settembre 2008. Quindi anche dopo la richiesta di concessione demaniale, fatta a marzo 2005.

Uno può essere stato disattento, certo, ma chiedere gli atti oggi somiglia a una beffa. Peggio, al tentativo di mantenere un privilegio pagando meno di 3.500 euro l’anno. La concessione e l’inversione del crono programma sono atti pubblici, ma al Circolo della vela fingono di non saperlo. Hanno le loro ragioni da difendere, bene, tanto gli interessi della città alla quale asseriscono di aver dato tanto vengono dopo. Meglio tenersi lo spazio, pagare neanche 300 euro al mese, mantenere corsi, ristorante, bar, spazi in via molo Pamphili occupati tutto l’anno. Il porto? Pazienza. C’è un passaggio che colpisce della diffida, quello che contesta la “asserita esclusiva a favore della Capo d’Anzio del diritto di concedere l’autorizzazione allo svolgimento di attività, anche di ormeggio di imbarcazioni”. Perché il circolo fa anche da ormeggiatore? Non ci sarebbe da stupirsi nel porto dove per decenni hanno fatto un po’ tutto tutti, senza controlli.

Adesso che c’è una concessione, adesso che la Capo d’Anzio – certo, per fare altro rispetto a ciò per cui era nata – ne ha la titolarità, spariscono tutti quelli che volevano (?) il porto. Si passa a diffide e carte bollate.  La società ha sbagliato nella comunicazione e l’approccio, lo ripeto da mesi, ma qui occorre cominciare a dar ragione a Luigi D’Arpino che da tempo asserisce che il porto realmente c’è chi non lo vuole. E ha fatto bene, il presidente della Capo d’Anzio, ad annullare la conferenza dopo la fuga di sindaco e maggioranza, compresi i presunti “nuovi” della politica anziate. Va a rispondere D’Arpino quando il sindaco, proprietario del 61%, si guarda bene dal farlo alimentando i dubbi sull’intera operazione porto? Quando con un comportamento del genere si alimenta il comportamento di chi si batte affinché non si faccia più nulla?

E tanto Bruschini ha ragione, oltre le dichiarazioni stampa che hanno risvegliato persino il 5stelle Tontini aspettiamo ancora un manifesto banalissimo o mezzo comunicato nel quale farlo notare da parte dell’opposizione di varia natura. Ma sì, va bene così… Intanto gli spari ad Alessandroni hanno fatto già dimenticare il Consiglio a vuoto.

Hanno ragione gli ormeggiatori, ha ragione il Circolo della vela. Perché cambiare se finora è andato avanti tutto così, sia pure per pochi? La città può attendere. E quando il porto sarà insabbiato non ci sarà più la Regione a dragarlo, attenzione, quando la Capo d’Anzio sarà fallita allora arriverà il privato e vedremo se ci saranno diffide o atti simili.

Magari è quello che qualcuno vuole davvero. Dovrebbe avere il coraggio di dirlo. Intanto sarebbe meglio cominciare a far rispettare le leggi – tutte – e se necessario chiudere un porto che non è sicuro, dove si svolgono attività abusivamente o al limite della legalità. Speriamo che se non Capitaneria, Finanza e chiunque abbia giurisdizione locale cominci a muoversi qualcuno a livello superiore. La misura è colma.