Caso morosi, vicenda risolta anche con Campa

Ci sono vicende che possono verificarsi quando c’è tensione o incomprensione, poi tra persone civili si chiariscono dialogando e con una stretta di mano. La ormai nota vicenda del consiglio sulla vicenda dei presunti morosi e sul termine”sgarrupato” – che avevo utilizzato – anche con Donatello Campa si chiude qui, lo ringrazio delle parole di apprezzamento per il mio libro.

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Non posso non tener conto dell’importante successo che sta ottenendo il giornalista Giovanni Del Giaccio con il libro “Sangue Sporco”; non posso non tener conto che un Cittadino di Anzio, abbia affrontato un problema serio che ad oggi è diventato un importante caso di cronaca, che vede la nostra nazione condannata dall’UE a risarcire delle persone danneggiate da trasfusioni con sangue infetto, non posso non tener conto che grazie alla sua professionalità sta facendo parlare in modo positivo della nostra citta; qualche settimana fa ho avuto il piacere di confrontarmi con il sig. Del Giaccio, in quell’incontro ci siamo chiariti su delle accuse e offese fatte durante uno degli ultimi consigli comunale del 2015, dove io in un intervento definivo il sig. Del Giaccio uno “pseudo giornalista” ad oggi devo ricredermi di quanto detto e chiedere scusa per il termine utilizzato e complimentarmi per i traguardi ottenuti

Porto, vediamo chi lo vuole davvero

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C’è da chiedersi a questo punto chi si renda davvero conto che se si vuole fare il porto non si può più scherzare con la Capo d’Anzio. Domani c’è il consiglio di amministrazione e il socio di maggioranza ovvero il sindaco Luciano Bruschini è al bivio. Può insistere con un fantomatico bando che farà perdere 18 mesi ( se va bene ) fallire la società o portare le quote dritte dritte a Marconi in base al decreto Madìa. Altrimenti può finalmente rendere operativa la società e procedere con il piano finanziario che egli stesso ha votato e consente – trovata una intesa con gli ormeggiatori – di iniziare… ieri. Un  conto è dire al Ministero che abbiamo iniziato e un altro che aspettiamo il bando. Tanto comunque dovremo fare i conti con Marconi,  tanto vale vedere se è capace solo a fare operazioni come quella che tra gli altri gli ha consegnato il 39% della Capo d’Anzio  o qualcosa di meglio.
Non nascondiamoci: l’ingegnere ha rapporti tali che non solo si è preso 10 porti in Italia, ma per Anzio ha ottenuto in due mesi l’inversione del crono programma da una Regione che di solito ha tempi elefantiaci. Basta ricordare quanto ci mise la Polverini a fare atti già pronti. È farina del sacco di Marconi, con buona probabilità,  anche la lettera della Regione che dice di sgomberare le aree. Sta a questo contorto iter per arrivare al porto come i pareri a soggetto che arrivavano ai tempi di Marrazzo presidente. Oggi è Marconi  – per uscire dallo stallo – ieri era parte del centro – sinistra per bloccare il progetto.
Ma se  non salviamo la società, davvero diamo il porto (e la città ) ai privati.
Di fronte a questo cosa fa la politica di casa nostra? Pensa al dopo D’Arpino con il sindaco che vorrebbe tenerlo,  Placidi che ha dei nomi, Zucchini che media con De Angelis, consiglieri che sponsorizzano improbabili cordate, pensa agli equilibri in vista del voto del 2018… Il tempo, però, per la Capo d’Anzio è scaduto.
D’Arpino si è dimesso sbattendo la porta e dopo aver fatto ciò che l’assemblea aveva deciso,  come ha ricordato (tardi) anche il sindaco . Per quello che ha detto,  le tensioni create e un  clima irrespirabile non può  (non deve) tornare al suo posto. Ma siccome tutti a parole dicono di volere il porto,  bene: si nomini un consiglio di amministrazione di livello con un presidente di garanzia. Che garantisca la realizzazione del progetto e non la politica. Che conosca la portualità e non le beghe di paese. Si può immaginare di chiedere ad Alberto Noli,   per esempio. O a persone del suo spessore. Infine si deve convocare un consiglio comunale monotematico – perché no con una sessione dedicata a interventi del pubblico – per dire che intorno a questo progetto di porto, in 20 anni, ne sono successe di tutti i colori, ma che vogliamo salvare (spiegando come) la Capo d’Anzio e la città.

Sangue, non basta la Corte europea. Altra beffa

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La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che nei giorni scorsi ha condannato l’Italia per i ritardi nelle cause civili e nei risarcimenti a chi è stato danneggiato da trasfusioni di sangue ha squarciato un velo. E’ quello su un argomento lasciato per anni nel dimenticatoio, con le tragedie di migliaia di malati affidate – quando va bene – alle sorti di solerti burocrati.

Storie assurde, di malasanità prima e malagiustizia, accanimento burocratico, esasperazione, poi. A questo è dedicato il libro “Sangue sporco” con il quale in questo spazio – ormai da mesi – sto tediando chi mi segue.

Salutata come una sentenza storica, a leggere bene il dispositivo suona come una beffa. Come è spiegato bene qui dall’avvocato Stefano Bertone il riconoscimento del risarcimento di 100.000 euro “inventato” come transazione, della transazione, della transazione è ritenuto misura sufficiente. E’ stato inserito con un articolo, il 27 bis, in un decreto estivo del 2014 che riguarda – non dimentichiamoci che siamo in Italia – “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari“. Cosa c’entri con il sangue è tutto da capire, ma nel comunicato del Ministero della salute dopo la sentenza di Strasburgo si legge che i 100.000 euro sono in grado di “assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati“.

Dei quali, evidentemente, non si conosce l’odissea, sanitaria prima e burocratica poi. Per questo la Corte europea non basta e, purtroppo, non rappresenta una vittoria come sembrerebbe. Anzi c’è il rischio – ma lo dico da profano – che di fronte al prossimo Tribunale il Ministero opponga proprio la decisione presa a Strasburgo.

Per questo, grazie alle persone infettate che organizzano gli incontri, alle associazioni, a chi è semplicemente curioso di sapere, continuo a girare l’Italia per raccontare questo scandalo.

Domani alle 18 sarò alla Feltrinelli di Bari, il 10 febbraio alle 17,30 alla libreria Ibs-Libraccio di Ferrara, alle 21 al Cassero di Bologna, il 21 febbraio alle 16,30 alla Fiera del libro di Modena.

Parlatene, fatelo sapere” – il libro inizia con l’appello che ciascun malato mi fa ogni volta. Il tour continua per questo.

Porto, cresce la richiesta di un’assemblea pubblica

Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia, adesso “I Grilli di Anzio”, da più parti sulla vicenda porto arriva la richiesta di un’assemblea pubblica. Quella che il sindaco, Luciano Bruschini, ha sempre annunciato e mai tenuto. Le note dei due gruppi politici.

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L’assemblea pubblica del gennaio 2015  organizzata dalla Capo d’Anzio

Fratelli d’Italia

“A seguito delle turbolente dimissioni del Presidente della “Capo d’Anzio”, la società a maggioranza pubblica che gestisce il Porto ad Anzio, il partito Fratelli D’Italia – Alleanza Nazionale della città neroniana pone una  serie di riflessioni nell’interesse dei cittadini. “Crediamo che sia davvero giunto il momento della trasparenza assoluta e della chiarezza sulla questione del Porto.” Intervengono cosi in una nota ufficiale il Consigliere di Fdi-An Marco Del Villano ed il Portavoce locale Francesco Novara. Continuano poi, “In un precedente incontro ufficiale, svoltosi tra il nostro partito ed il Sindaco Luciano Bruschini, avevamo richiesto un’Assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini, in cui i proprietari di maggioranza del Porto, i cittadini stessi, avrebbero potuto ricevere risposte chiare sul futuro di questa opera che rappresenta una fondamentale risorsa di sviluppo della città. Volevamo chiarezza e risposte sulle procedure, sulla situazione occupazionale e sul perché un porto, che doveva essere totalmente pubblico, si ritrovava con un socio privato dentro.
Purtroppo il Sindaco non ha mai dato seguito a questa nostra richiesta, è mancata la chiarezza verso i cittadini, il Presidente, come lo stesso riferisce, è rimasto solo e le tensioni dei lavoratori del Porto non sono state adeguatamente gestite ed ascoltate dalla politica locale.
Adesso ci auguriamo che sia aperta un’indagine e si faccia luce sulle intimidazioni denunciate dal Presidente D’Arpino, perché non è accettabile che un Presidente si dimetta per questi motivi e perché questo clima macchia il nome della città ed aumenta il senso di insicurezza già dilagante. L’opera del Presidente D’Arpino potrà essere criticata o meno, ma  sicuramente non sono accettabili le intimidazioni subite, così come non è parimenti accettabile il fatto che lo stesso sia stato lasciato solo da un Sindaco che, quale rappresentante del socio di maggioranza della Capo D’Anzio, dovrebbe rappresentare e tutelare gli interessi di tutti i cittadini e che oggi ci sembra più che altro dedito a salvaguardare gli equilibri di una maggioranza che difficilmente potrà garantire un futuro migliore a questa città.
Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Presidente uscente e gli auguriamo di proseguire la sua esperienza politica nel centrodestra nelle cui fila ha sempre militato. In una città in cui un assessore si dichiara renziana e rimane tranquillamente al suo posto in una giunta che dovrebbe essere di centrodestra, il coerente percorso politico di D’Arpino rappresenterebbe sicuramente un valore.”
Nei prossimi giorni Fratelli d’Italia renderà nota la propria posizione su come proseguire per la realizzazione del Porto, interessando tutti i livelli istituzionali a partire dal Dirigente nazionale  Romeo De Angelis, che si è attivato da tempo sulla questione e che in giornata ha raggiunto  telefonicamente il Presidente uscente D’Arpino”.

I Grilli di Anzio

“Alla luce degli avvenimenti che riguardano la Capo d’Anzio,le dimissioni del  presidente,le minacce,i ricorsi, i bilanci in rosso,il detto e non detto, il meetup “Grilli di Anzio” chiede al sindaco di convocare un’assemblea cittadina ,per riferire sulla reale situazione della società di cui siamo detentori del 61%. Basta tentennamenti,il sindaco assuma le sue responsabilità e si confronti direttamente con i cittadini

Da tempo chiediamo trasparenza e partecipazione pubblica,cose che hanno sempre scarseggiato riguardo l’annosa vicenda del nuovo porto, di cui noi cittadini siamo sempre stati spettatori impotenti, senza diritto di parola”.

Porto, Bufalari: “Nessun vertice”

Dal consigliere d’amministrazione della Capo d’Anzio Antonio Bufalari, ricevo e pubblico

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Antonio Bufalari (www.nautircareport.it)

“Scrivo in merito ad un articolo pubblicato sull’edizione online del settimanale “Il
Granchio” a firma di Ivo  Iannozzi e poi ripresa da un articolo sul blog di Giovanni Del Giaccio, per precisare quanto segue.

Nella giornata di ieri 15/1/2016 mi sono recato presso Anzio per appuntamenti già fissati
prima dello slittamento della riunione del Consiglio di Amministrazione della Capo d’Anzio SpA e prima dell’accadimento dei fatti che hanno riguardato il Presidente D’Arpino.
Nella mattina del 15/1, mi sono recato presso il Bar Malaga su invito di alcuni operatori portuali al fine di fare colazione. All’interno del Bar ho trovato il Presidente D’Arpino che prendeva un caffè seduto ad un tavolino assieme al Sindaco Bruschini ed al consigliere Fantozzi.  Non mi sono avvicinato ed ho consumato la mia colazione assieme alle persone che mi accompagnavano.

Al termine, per buona educazione e come di consueto, ho salutato il Sindaco e gli altri e sono tornato negli uffici della Capo d’Anzio S.p.A siti in Riviera Zanardelli. Non ho tenuto
alcuna riunione né tantomeno vertici strategici con il Sindaco in proprio o per conto dell’Ing Marconi, che non credo abbia bisogno di intermediari per interfacciarsi con il Sindaco stesso. Di tali circostanze  posso produrre ampia e numerosa prova testimoniale.
Vi prego di voler rettificare quanto scritto e non corrispondente al vero”.

Porto, Maranesi parla di “Soap opera”

Ricevo e pubblico, da Marco Maranesi, sulla vicenda porto

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SOAP OPERA “IL RIPENSAMENTO…. LA PRIVATIZZAZIONE DI ANZIO”
Attori protagonisti: Luigi D’Arpino e Antonio Bufalari
Regia: Franco Pusceddu (dirigente del Comune in ferie fino a settembre prima della pensione ma ancora incollato alla poltronissima del porto)
Produttore unico: Renato Marconi

Se i fatti riportati da un noto settimanale locale corrispondono al vero ma non ne dubito vista l’autorevolezza di chi ha firmato l’articolo purtroppo siamo ai titoli di coda della Soap Opera e possiamo dire che il porto pubblico, il bando di gara, il nuovo CDA formato da seri professionisti è stato l’ennesimo bluff che rimarrà chiuso nelle stanze di Villa Sarsina. Il produttore Renato Marconi è sceso in campo, ha spedito ad Anzio il fido Antonio Bufalari che con il regista, Franco Pusceddu, ha confezionato una Soap Opera degna delle migliori serie americane. Troppo importanti quelle poltrone del CDA, troppi sono gli interessi che girano intorno alla privatizzazione del Porto e quindi alla privatizzazione della nostra Città.

Caro Presidente d’Arpino:
Non ti candidi più come Vicesindaco di altri?
Non ti candidi più con le persone perbene di questa città?
Non sei più uscito da Forza Italia?
Non dici più che il Sindaco non è libero?
Non ti senti più abbandonato?
Hai dato le tue dimissioni definitive?
Non ringrazi più Renato Marconi per l’ottima collaborazione in questi anni?

Caro Franco Pusceddu:
Perché resti incollato alla poltrona del CDA della Capo d’Anzio nonostante le annunciate dimissioni di D’Arpino?
Come fai s stare nel CDA quale rappresentante del Comune se sei praticamente in pensione?
Sei favorevole alla causa intrapresa dall’Avv. Cancrini per la riacquisizione delle quote che in modo illegittimo sono finite nelle mani di Marconi, così come stabilito dal Consiglio Comunale? Oppure ti sei adoperato per bloccare la causa?

Alla prossima puntata.

La Regione fa ordine nel caos del porto, adesso basta

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La lettera spedita dalla Regione al Comune e alle autorità

La lettera che la Regione Lazio ha spedito al Comune , alla Capo d’Anzio e a un’altra serie di soggetti istituzionali pone, speriamo, la parola fine sull’occupazione delle aree da parte di chi aveva presentato ricorso: non hanno titoli e devono andarsene.

Fine delle trattative, dei giochi, delle pressioni politiche e “confermata la regolarità della procedura sin qui seguita“.

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Forse è anche per questo che il sindaco, in meno di un giorno, ha cambiato idea, buttato a mare – è il caso di dirlo – il bando annunciato ai quattro venti e chiesto a Luigi D’Arpino di ripensare alle dimissioni. Troppo tardi, forse.

Di certo Bruschini, parlando di bando in questi mesi e fingendo di ignorare quanto deciso finora nelle sedi societarie, ha fatto come quelli del Pd che sbandieravano le lettere fatte fare apposta dal Ministero dei Trasporti che mettevano in dubbio le procedure seguite, mentre in conferenza dei servizi, per lo stesso Ministero, Monica Mazzarese affermava “le procedure sono correttamente individuate“.

Se c’è una speranza di tenerci la Capo d’Anzio, evitando la scontata cessione delle quote che – allora sì – finiranno direttamente a Marconi, è quella di rendere la società operativa, di farla lavorare, di rispettarne il piano finanziario. Il bando proceda parallelamente, ma intanto si avvii l’opera. E basta con la dichiarazia di questi giorni del mondo politico locale che, troppo spesso, del porto parla a vanvera.

Marconi – qui lo si sostiene da tempi non sospetti – ha avuto il 39% con un’operazione discutibile, è un socio che non abbiamo scelto né voluto, ma finché c’è va messo in condizione di nuocere il meno possibile.  Poi si tireranno le somme, ma intanto si deve partire.

Piaccia o meno a ormeggiatori e Circolo della vela, così come a quanti occupano le aree “sine titulo”  e nei confronti dei quali si deve procedere secondo la Regione: “ai sensi dell’articolo 54 del codice della navigazione” che recita: “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ ordine, provvede di ufficio a spese dell’ interessato“.

A proposito di ormeggiatori, infine, è bene pubblicare un atto ufficiale. E’ parte del verbale del 2 dicembre 2014 nel quale – sindaco presente – si decide il da farsi. Non serve aggiungere altro.

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Porto: l’addio di D’Arpino, il fallimento del sindaco

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Stavolta non c’è scusa. Non ci sono i sacerdoti delle procedure del centro-sinistra, né quelli che andavano a Roma a dire che il porto non andava fatto. No, stavolta c’è una concessione, c’è un crono-programma invertito a tempo di record dalla Regione – guidata da un cento-sinistra più illuminato, evidentemente, del precedente – e c’è un porto che non solo fatica a iniziare ma rischia di essere definitivamente affossato ancora una volta sull’altare della “politica“.

Le dimissioni di Luigi D’Arpino sono solo l’ultimo passaggio del fallimento non tanto del progetto, quanto di come il sindaco lo ha gestito. Luciano Bruschini, con l’inversione del crono-programma avuta in due mesi (la Polverini ce ne mise quattro a fare l’accordo di programma già scritto e un anno a dare la concessione) e le ultime sentenze del Tar, può mettere domani mattina la prima pietra.

C’è un piano finanziario che lui stesso ha approvato in assemblea dei soci della Capo d’Anzio. Ci sono le diverse fasi che può solo fingere di non conoscere, essendo creduto da chi del porto sa a malapena dove si trova.

Invece fantastica di un bando che – se va bene – vedrà la luce tra 18 mesi. Oggi questa idea sta al nuovo porto come quella del Pd, di alcuni anni fa, di chiedere di rifare il progetto e le procedure. Perché il bando si fa con un progetto esecutivo, perché la valutazione d’impatto ambientale esistente è scaduta e quindi va rifatta, perché si deve tornare in Regione e dire: “Oh, ci siamo sbagliati, invertiamo l’inversione….

Perché il bando, allora? Per lasciare al loro posto gli ormeggiatori che stanno creando un problema politico alla maggioranza? Troppo poco. Certo, nell’inversione vanno  mandati via  e con loro va trovata una soluzione. Il sindaco aveva il dovere di farlo quando la Regione ha dato il via libera al nuovo crono-programma. Non lo ha fatto e oggi è troppo facile dire che non sapeva del bando per assumere ormeggiatori. Con i quali – speriamo Bruschini ne sia a conoscenza – era stata esaminata una “ipotesi di puntuazione” in grado di soddisfare le esigenze di tutti e sulla quale ragionare. Chiaro che se lì era scritto X oggi, dopo che hanno perso il ricorso, dopo che la Capo d’Anzio non ha potuto essere operativa, ha da essere X meno qualcosa. Non si può dire “abbiamo scherzato“, fermo restando che non vanno creati disoccupati né si deve rinunciare a chi conosce il porto.

Perché il bando, allora? Per far fuori il socio privato, Renato Marconi, al quale non è stata fatta causa tre anni fa e che, prima o poi, presenterà un conto salato se salteranno accordi che lo stesso sindaco ha firmato? Forse. O magari perché tra gruppi russi e americani dei quali si è spesso parlato è arrivato un neonato Consorzio che vanta una non meglio specificata linea di credito in una banca della Turchia e ha precisi sponsor nella politica cittadina?  Dal porto che volevano realizzare grandi gruppi internazionali a un Consorzio rispettabilissimo ma “de noantri“. Tutto può essere.

D’Arpino, allora, messo a fare il presidente per un preciso accordo politico che Bruschini ha rispettato e confermato – con lo stesso D’Arpino che alle ultime elezioni ha “rinnegato” l’ex amico Candido De Angelis – e che ieri ha ricordato di essere stato “un soldato fedele“. E’ vero. L’ex presidente della Capo d’Anzio ha mille difetti e altrettanti torti, ma ha  rispettato il mandato avuto dall’assemblea dei soci. Lo ha fatto spesso a modo suo, con il suo fare guascone, con esternazioni fuori luogo sui social media, alzando qualche volta la voce, ma ha portato avanti quanto deciso dall’assemblea, sindaco in testa. Al suo posto ce ne saremmo andati prima, quando Bruschini dopo aver fatto una cosa nella stessa assemblea dei soci, ne annunciava un’altra in Comune. “Il sindaco mi ha abbandonato” – ha detto D’Arpino. Non l’ha fatto ieri, ma da tempo. Con le affermazioni in Consiglio comunale che smentivano le decisioni prese alla Capo d’Anzio, quale rappresentante del 61% delle quote e cioè dei cittadini. Quelle che rischiamo di perdere per legge se la Capo d’Anzio non dimostra di avere un “core business“. Quelle che rischiamo di perdere per non aver deliberato in Consiglio comunale il “controllo strategico” e per avere mandato alla Corte dei Conti un piano di razionalizzazione su un modello pre stampato ignorando persino che la Capo d’Anzio, nel frattempo, due dipendenti li aveva assunti.

Oggi Bruschini esprime  solidarietà al presidente e fa bene,  il clima irrespirabile di questa città che va dai giornalisti infami alle minacce a D’Arpino, da evocare le “schioppettate” in Consiglio comunale alle pressioni sull’appalto dei rifiuti, non è più tollerabile. Ogi invita D’Arpino a ripensarci, ma dimentica di dire che ieri era con Candido De Angelis a prospettare l’ipotesi di un nuovo presidente.

E’ la “politica”, così ci spiegano. La stessa che ha impedito, dal ’98 a oggi, da destra a sinistra, da chi chiedeva pareri a chi li dava “a soggetto” a questo porto di vedere finalmente la luce.

C’è una strada per farlo? Certo: un presidente di garanzia non della politica, ma della realizzazione del porto che deve partire dalla sistemazione e gestione dell’attuale e per il quale – nel frattempo – si può anche lavorare al bando. Altri percorsi non sono fattibili. A meno che non vogliamo continuare a prenderci in giro.

Dal ’98 a oggi – ed è un peccato averci creduto – ne abbiamo abbastanza.

Porto, una cordata che già lo “vende”

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Le dimissioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, sono l’ultimo problema e proverò ad analizzare più avanti, in un’altra riflessione la situazione che è precipitata in questi giorni e il clima irrespirabile – ormai da “Gomorra” come mi ha ricordato in un post su facebook Chiara Di Fede – di questa città.

Il discorso è un altro ed è molto più serio, è legato a chi il porto già lo “vende” o vorrebbe venderlo. Un Comune 3.0 che finisce vittima del suo stesso essere (!?) all’avanguardia. Cercando su internet, infatti, si scopre che “il nuovo porto di Anzio” è tra le iniziative del Consorzio Vele Latine. Ops… E chi sarà?

Ne sa qualcosa il sindaco Luciano Bruschini? E’ questo il fantomatico gruppo del quale si parla da un anno e mezzo?

Sì, perché questo gruppo è stato “sponsorizzato” da esponenti politici locali al primo cittadino e da questi in qualche modo ascoltato. Si tratta di un Consorzio costituito ad aprile 2014, all’indomani dell’inversione del cronoprogramma, composto da un paio di società romane e due imprenditori privati anziati.

Escono fuori, da normalissime visure camerali, una serie di attività-scatola, liquidazioni e fallimenti nei quali non sono comunque direttamente coinvolti amministratori del Consorzio ma che in un ambiente finanziario non sono certo buon segno.

Eppure il famoso gruppo “turco” sarebbe questo, in realtà i soldi starebbero in una banca turca. Così si apprende da quelle che sono molto più di “chiacchiere da bar” come il sindaco ha detto all’ultimo consiglio comunale. Sono certezze, nero su bianco, 3.0 o come dir si voglia

Prima di pensare al dopo D’Arpino sarà il caso che Bruschini e chi ha proposto un Consorzio che ha – tra l’altro – un logo molto simile a quello della Capo d’Anzio, spieghi ai cittadini se ci sono stati rapporti con Vele Latine, chi li ha proposti e perché, se ha mai immaginato una forma di collaborazione e se ha mai coinvolto la Capo d’Anzio in questo discorso.

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Fino a prova contraria, fino a quando non saremo costretti a cederle, il 61% delle quote sono dei cittadini di Anzio che hanno già dato in quanto a “Marine investimenti” o simili negli anni passati. Società creata ad hoc e senza una lira, allora, o di disturbo come quando con la stessa compagine (Sofim) ma cambiando semplicemente nome si  faceva un progetto concorrente a quello della Capo d’Anzio solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea.

No, non ci siamo. Abbiamo il diritto di sapere e chi rappresenta il 61% è ancora il sindaco. Lo stesso che con la Capo d’Anzio ha fatto una cosa in assemblea dei soci, poi è arrivato in Comune ed è andato in direzione opposta. Basta!

 

Porto, Maranesi chiede le dimissioni di D’Arpino

La nota di Marco Maranesi è stata diffusa ieri e ripresa già da alcuni siti on-line. Prende spunto, però,  dalla lettera che Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, ha diffuso attraverso questo spazio e che trovate su uno dei post precedenti. Per completezza di informazione, ricevo e pubblico le richieste del consigliere comunale di Liberi di cambiare.

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Dopo aver letto la lettera aperta ai cittadini del Presidente della Capo d’Anzio trovo che la presentazione delle sue formali dimissioni, questa volta dimissioni vere, è l’unica cosa seria che gli è rimasta da fare. Si è preso gioco pubblicamente del Sindaco Bruschini, quale massima Istituzione cittadina, che da una vita ricopre incarichi politici/manageriali. Non è certo D’Arpino a dover illustrare al Sindaco tempi e modalità per convocare un CDA. Comprendo il nervosismo e la necessità di coprire, o far dimenticare, la gestione fallimentare della Capo d’Anzio: restituzione di 200.000,00 euro alla Comunità Europea su un progetto mai realizzato che ha portato la nostra Città ad essere inserita nella black list con il blocco di tutti i finanziamenti europei, la totale violazione delle norme sull’anti-corruzione e sulla trasparenza da parte della Capo d’Anzio (basta andare sul sito per rendersene conto), la confusione che ancora oggi c’è sul logo della società… Capo d’Anzio o Marina di Capo d’Anzio… senza che il Consiglio Comunale si sia mai pronunciato sulla vicenda, le continue “bugie” sulla pubblicazione del bando di gara per il nuovo porto (che con sue dichiarazioni sulla stampa era stato annunciato per settembre 2015 e successivamente per dicembre 2015), il parere del Professor Avv.  Cancrini, sulla Capo d’Anzio totalmente pubblica, tenuto segreto nei cassetti di Villa Sarsina per tre anni in beffa a quanto deliberato dal precedente Consiglio Comunale, per non parlare del clima di alta tensione, con tutte le realtà locali istituzionali ed economiche coinvolte nella realizzazione dell’opera. Invece di “spettegolare” su eventuali telefonate di lavoro, pensasse D’Arpino ai disastri reali e dimostrati generati sotto la sua presidenza. 

Per quanto riguarda la vicenda ormeggiatori mi trovo in piena sintonia con il Sindaco Bruschini, con il Vicesindaco Zucchini, con la Consigliera Velia Fontana  e con il Consigliere Candido De Angelis: parliamo di posti di lavoro e di famiglie che hanno lavorato anche per lo sviluppo dell’economia cittadina. Si al dialogo, si al tavolo tecnico voluto in prima persona dal Sindaco e no all’odio ed alla contrapposizione “violenta”, spesso sfociata in rissa.

Orami è chiaro a tutti che c’è un socio privato “senza un euro”, non voluto da questa Città e mi auguro che il ricorso presentato dall’Avv. Cancrini  produca al più presto i suoi effetti come è accaduto in altre società con la stessa compagine sociale della Capo d’Anzio.  Un socio privato che aspetta lungo il fiume il “cadavere” della Capo d’Anzio (e quindi della Città) per acquisire, senza aver tirato fuori un centesimo, il pieno controllo privato della Città con la complicità di chi, ad Anzio, da questa operazione trarrà i soliti vantaggi di natura privata e di carriera. Un socio privato che questa Città deve rispedire da dove è venuto visto che è in possesso di azioni della Capo d’Anzio con una operazione illegittima.

Sia ben chiaro che sulle spalle della Città di Anzio NESSUNO, e dico NESSUNO, farà un fortuna personale.

Per questo motivo faccio un appello all’intero Consiglio Comunale: superiamo noi, tutti insieme, le logiche di appartenenza politica e di contrapposizione tra destra e sinistra che non esistono più. Dimostriamo ai cittadini di essere una classe dirigente politica all’altezza del ruolo che ricopriamo, che siamo capaci anche di unirci per il bene comune e non solo di litigare.

E’ in ballo il futuro delle prossime generazioni della Città e lo sviluppo del territorio che, non merita questo scempio che si sta celando dietro l’intento di privatizzazione della Capo d’Anzio.

E’ giunto il momento che la Capo d’Anzio dopo sette anni di  gestione D’Arpino e di questo CDA torni ad essere amministrata da Manager di alto livello come Billia e Baldassarre insieme ad esperti del settore nautico.

A D’Arpino dico, se vuoi bene a questa a Città,  presenta realmente le tue dimissioni insieme a quelle di tutto il CDA“.