Porto, Bruschini finalmente parla. E’ la volta buona? Forse, però…

Aggiornamento di oggi, 7 aprile 2017: leggerete sotto della mancata trasparenza, è superata perché finalmente il sito  della Capo d’Anzio è in regola. Ci hanno messo tempo, ma è stato fatto. In quello del Comune, invece, sempre alla data odierna abbiamo ancora D’Arpino presidente….

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Conservo tra i ricordi più piacevoli della mia piccola carriera a livello locale, la sua telefonata (non è uno uso a chiamare i giornalisti) dopo la firma della concessione.  Sono trascorsi altri sei anni e non vediamo ancora nulla ma finalmente il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che rappresenta nella “Capo d’Anzio” il 61% delle quote dei cittadini, decide di parlare del porto.

Lo fa dando un annuncio – l’ennesimo – che suona però come una buona notizia. Chi scrive al porto, all’idea che potesse essere gestito dalla città nel suo insieme, al fatto che fosse patrimonio comune, ha sempre creduto. Esponendosi non poco e con il senno di poi anche commettendo qualche errore.  Per questo ciò che porta verso la realizzazione di quell’impresa va bene. Purché si faccia.

Sarà la volta buona? Ci sono dubbi, innumerevoli, su tanti altri aspetti sui quali il sindaco glissa. Se ha voglia e tempo ne trova un’ampia rassegna in questo umile spazio.  Sinteticamente vanno dai rapporti (e il contenzioso) con Marconi/Marinedi alla concessione non rispettata, dall’accordo di programma all’atto d’obbligo, dall’escavo del canale di accesso alla mancata trasparenza della Capo d’Anzio sia sul proprio sito sia su quello del Comune, dai bilanci in rosso della società alla disputa con gli ormeggiatori ai quali è bene tendere la mano anche se non basta, dalle affermazioni che faceva in assemblea dei soci a quelle contrarie in consiglio comunale, fino al ruolo di controllore e controllato che la segretaria generale ha in seno al consiglio d’amministrazione. Non è a chi scrive che Bruschini deve rispondere, sia chiaro, ma alla città se questo progetto ha ancora il senso di essere di tutti.

LA NOTA DEL SINDACO

“Nei prossimi giorni sarà pubblicato, in gazzetta ufficiale, sul sito della Capo d’Anzio e del Comune, l’avviso per la manifestazione di interesse per realizzare il nuovo Porto di Anzio con il fine di ricevere, entro venti giorni dalla data di pubblicazione, tutte le informazioni per valutare proposte di realizzazione e cofinanziamento dell’opera. Entro l’estate puntiamo a pubblicare il bando di gara per la realizzazione della Darsena nord del Porto Turistico di Anzio, con i primi 580 posti barca, tramite la trasformazione e l’ampliamento della darsena esistente sulla base del progetto esecutivo posto a base di gara”.

Lo afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, in riferimento alla procedura per la realizzazione del nuovo Porto Turistico di Anzio.

Il progetto esecutivo, nelle sue linee essenziali, prevedrà la realizzazione della nuova diga di sottoflutto, la realizzazione del pontile a T, di cui il braccio nord prosegue ed amplia quello esistente a delimitazione della Darsena Pamphili. Inoltre, nelle sue linee essenziali, il progetto prevedrà il “banchinamento”  del lato interno della diga di sottoflutto e del pontile a T. il dragaggio dei fondali, la predisposizione del sistema di ormeggi delle unità da diporto, la costruzione di tre nuovi edifici (lo Yatch Club e due locali per i servizi igienici portuali), la realizzazione della passeggiata lungo la banchina, la viabilità dedicata, i parcheggi, le opere a verde e soprattutto la realizzazione di 580 posti barca di classe diversa.

“Nonostante le difficoltà normative, tecniche, legali che si sono susseguite – afferma il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini – stiamo lavorando con l’obiettivo di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo porto entro la fine dell’anno. Si tratta di un faticoso percorso, lungo vent’anni, sul quale insieme a De Angelis abbiamo puntato per lo sviluppo turistico ed occupazionale del nostro territorio. Siamo vicini all’obiettivo e desidero ringraziare i CDA della Capo d’Anzio di ieri e quello di oggi che, gratuitamente, si sta adoperando per raggiungere l’obiettivo finale. Allo stesso tempo, nonostante le sentenze a noi favorevoli dei Tribunali, continuo a tendere la mano agli operatori portuali per salvaguardare il loro posto di lavoro. Per me una stretta di mano – conclude il Sindaco Bruschini – vale più di una sentenza, sta anche a loro comprendere la situazione ed adoperarsi per una soluzione condivisa”.

Il porto a più velocità, non è questo che volevamo

porto_palafitteVuoto, desolatamente vuoto. Insabbiato, come sempre. Trascinato nei Tribunali, come mai. Nel silenzio di chi guida la città e rappresenta il 61% delle Capo d’Anzio, i cittadini, che tace come al solito . Con una concessione avuta e mai rispettata, o quasi. Un bando eternamente annunciato. Una società concessionaria che, di questo passo, è prossima a presentare i libri in Tribunale. No, non è il porto che immaginavamo né in queste condizioni è in grado di rilanciare la città. Tutt’altro, oggi ne è lo specchio fedele: praticamente abbandonato, come Anzio, in balia di chi guida la città che sembra avere altre preoccupazioni (la prima, mantenere la poltrona per i prossimi cinque anni). Ma così non si va da nessuna parte e ormai è palese.

Il porto è vuoto perché chi aveva le barche se n’è andato e perché non ci sono certezze sul futuro. Gli ormeggiatori, ai quali scaduto il “service” non è stato rinnovato, non possono essere la causa di tutti i mali. Né quello che dovrebbero dare alla Capo d’Anzio (per cui sono state sequestrate le attrezzature) può essere l’unica entrata.

Il porto è insabbiato perché questo avviene da sempre. La società Capo d’Anzio ha dato mandato di effettuare i rilievi batimetrici e farà bene a preoccuparsi anche dell’escavo. Senza girarci troppo intorno: la concessione prevede il dragaggio dall’inizio lavori, la Capo d’Anzio non può pensare di avere la gestione solo quando le fa comodo, né provare a giocare con le parole.

Rispetto al contenzioso, la società si difende e cerca di far valere i suoi diritti, non c’è dubbio, ma forse è ora di chiudere queste partite e decidere che si sta dalla parte dei cittadini prima che da quella delle carte bollate. I procedimenti avviati sono atti dovuti, in molti casi, ma è ora di mettere un punto.

Il sindaco – che rappresenta il 61% della proprietà pubblica e quindi i cittadini – deve svolgere quel ruolo che finora non ha avuto. Tranne la pazienza, che gli è universalmente riconosciuta, di ascoltare le parti, Bruschini ha continuato a fare una cosa in assemblea dei soci e dirne un’altra agli ormeggiatori, soprattutto a non fare chiarezza con la città intera.

Il bando? Una chimera. E’ arrivata una parte della valutazione d’impatto ambientale, si cercano i soldi per realizzare il bacino interno, la Cassa depositi e prestiti potrà avere un ruolo di “garanzia” ma non finanziare l’opera, al punto che il presidente Alessio Mauro “guarda” anche in Europa. Va bene tutto, ma chi si accolla la cosa, anche a bando fatto? E visto che il comitato chiamato dall’accordo di programma a verificare l’attuazione di quanto previsto si è finalmente riunito, intanto la società ha messo in mora la parte privata (Marinedi, Marconi) affinché presenti l’esecutivo anche del bacino esterno. Che difficilmente si farà, ma è uno dei punti previsti dalla concessione e dal poi invertito crono-programma.

Concessione che è largamente disattesa, tanto da risvegliare dal letargo anche il Pd che ha scritto a Zingaretti richiamando finalmente la Regione al suo ruolo.  Non va dimenticato che, al contrario del passato, questa amministrazione regionale ha approvato senza colpo ferire le proposte arrivate dalla Capo d’Anzio, invertendo (finora inutilmente) il crono programma.

In tutto questo fra dimissioni date e rientrate, il ruolo di una consigliera che garantisce le pari opportunità ma è controllora e controllata, in che condizioni è la società Capo d’Anzio? Un bilancio si è sistemato con le entrate – incerte – delle cooperative. Qual è oggi la situazione? Il consuntivo 2016 cosa dice?

Ecco, questa società che viaggia spedita in Tribunale ma procede a rilento sul restodeve molte spiegazioni. Il porto a più velocità non ci piace e il socio di maggioranza deve chiarire la situazione. La stagione è alle porte, non ci sono più scuse.

Il porto che muore, nell’indifferenza

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Per le premesse che accompagnavano il faraonico progetto di porto – malamente naufragato – mi è sempre piaciuto pensare all’impresa avviata dalla Capo d’Anzio paragonandola alla Fiat. L’azienda più importante della città, come quella più importante d’Italia. Questo doveva diventare – nelle intenzioni – quella costituita per realizzare e gestire il porto.

Aurelio Lo Fazio (inascoltato dai “sacerdoti” del centro-sinista che si battevano sulle procedure) fu facile profeta: era ed è in quella impresa, che quando è arrivata Italia Navigando pubblica non è più stata, il nodo della vicenda porto. Perché chi ti dà un parere a “soggetto” lo trovi pure, ma se le procedure sono fatte bene il progetto va avanti, ma prima o poi i nodi della società vengono al pettine. E sono arrivati, ormai da tempo, nell’indifferenza della nostra classe politica, in particolare di quella che è al governo della città da un ventennio.

Il sempre imminente avvio dell’opera, sistematicamente rinviato, ha portato a una situazione paradossale. Risultato? Si doveva creare lavoro, per adesso l’ha perso chi ce l’aveva. Le cooperative di ormeggiatori hanno i loro torti, non c’è dubbio, ma il socio di maggioranza (il Comune, quindi il sindaco) ha invertito il crono-programma senza dirglielo e senza avvertire l’esigenza di trovare una nuova intesa. Risultato? Contenzioso, lungaggini, soldi al vento, un service che forse era finito prima ancora di cominciare.

Il resto? Basta affacciarsi al porto, o se il sindaco 3.0 vuole fare un giro sui social network. Sappiamo che la società sta lavorando, cercando di mettere “pezze“, ma ci sono questioni impellenti che vanno ben oltre le pie intenzioni di arrivare al bando del quale si sono perse le tracce, ora perché mancava la valutazione di impatto ambientale e ora perché il ricorso alla “finanza pubblica” finora non ha dato frutti.

E le urgenze si chiamano far fronte ai canoni di concessione, per i quali si “tratta” sul periodo di mancato possesso ma che la Regione Lazio pretende, giustamente, e anche con una certa urgenza. Si chiamano dragaggio, non ci si venga a dire che è previsto solo dall’inizio del cantiere, perché se il crono programma è invertito, lo è per tutto e perché il porto deve essere agibile. Si chiamano rispetto dell’accordo di programma con la Regione Lazio, ma anche chiarezza sui bilanci, sul contenzioso con Renato Marconi – il socio che ci siamo ritrovati, volevamo cacciare anzi no – e su quello con le cooperative. Si chiamano opere minime per gli attracchi nella stagione alle porte, quando le stesse coop avranno smontato i pontili.

Non è tutto, perché avere il sito del Comune che non rispetta le regole sulla trasparenza della società partecipata (stasera abbiamo ancora D’Arpino presidente…..) e quello Marina di Capo d’Anzio” in eterna costruzione, è prendersi gioco dei cittadini. I quali, il sindaco dovrebbe saperlo bene, sono ancora proprietari del 61% delle quote.

E’ a loro che vanno date risposte. Doveva essere la Fiat – e Marchionne ci tiene eccome a far sapere quello che fa, da ultimo che porta via la Panda da Pomigliano D’Arco – è rimasta l’officina de noantri. Come il 3.0

Quel che è peggio, nell’indifferenza generale.

 

Porto, cooperative addio. Sindaco, vuole spiegare che succede?

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Quello che era nell’aria da tempo è accaduto. Tra Capo d’Anzio e cooperative di ormeggiatori il rapporto è concluso, addio al “service” sul quale a questo punto che si esprima o meno l’Anac è irrilevante. Sarebbe interessante conoscere la richiesta fatta, lo stesso vale per l’incompatibilità palese della segretaria generale del Comune in consiglio d’amministrazione, ma pazienza…

La società deve alle coop i soldi delle ultime fatture, ma nel frattempo ha avviato un contenzioso per quello che riguarda l’occupazione delle aree dal 2014 – data di consegna alla Capo d’Anzio – fino all’intesa dello scorso anno. Risultato? Non si paga, in attesa di definire tutto. Dispiace, ma non è la società per la quale ci eravamo illusi, quella di tutti, quella che avrebbe portato lavoro e benessere. Finora, per mille motivi che abbiamo analizzato nel corso di questi anni, il lavoro l’ha tolto  alle due coop con le quali qui non si è mai stati teneri, ma che  quello spazio lo gestivano da decenni. Ora – come leggerete più avanti – è pronta a restituirlo, non sta a chi scrive dare torti o ragioni, ma viene ribadito che di tutti i passaggi (dal cronoprogramma invertito alle azioni di sgombero deliberate dopo i ricorsi) era al corrente il sindaco Luciano Bruschini, il rappresentante della città e socio di maggioranza. Colui che sul porto tace, da sempre, si impegna a discutere in consiglio comunale e non mantiene. Aspettiamo ancora l’avvocato Cancrini, ad esempio….

L’avvocato Mauro e l’amministratore delegato Bufalari svolgono i compiti assegnati, come prima li svolgevano Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu, ma con tutto il rispetto è da Luciano Bruschini che la città attende risposte. Domani gli ormeggiatori smonteranno le vituperate e insicure passerelle, le stesse sulle quali la Capo d’Anzio ha svolto la sua attività l’estate scorsa.Sono trascorsi 6 anni dalla concessione, non si è stati capaci nemmeno di mettere un pontile, ma soprattutto non ci è mai stato detto qual è la reale prospettiva di questa impresa a oggi fallimentare. Il tempo dei se e dei ma, dei vorrei ma non posso, degli “stiamo vedendo“, delle colpe (e ci sono state) della Regione di centro-sinistra e del Pd locale, è finito. Temiamo insieme al porto, anche se speriamo di sbagliare.

ps: ma il contenzioso riguarda anche gli altri che avevano fatto ricorso? Circolo della vela, ad esempio. E quelli che ancora non se ne vanno?

***

La nota della Capo d’Anzio
La Capo d’Anzio S.p.A. comunica che, dopo una serie di confronti con i soci, cui ha preso parte anche il Sindaco Bruschini personalmente, ha concretamente dato avvio all’attuazione degli impegni a suo tempo assunti dal Comune di Anzio con il c.d. “Protocollo d’Intesa” del 7/6/2011, adottando le azioni utili alla tutela della forza lavoro delle unità dipendenti delle Cooperative Ormeggiatori e, dunque, alla salvaguardia del livello occupazionale, riconoscendo agli operatori la possibilità di prestare la propria collaborazione in favore della Capo d’Anzio S.p.A..
A tal fine la Capo d’Anzio, nel mese di gennaio u.s., ha formalmente offerto la propria disponibilità al personale dipendente delle Cooperative, raccogliendo due manifestazioni di interesse.
Il termine già concesso per le manifestazioni di interesse, viene ora riaperto per l’intera settimana ovvero fino al 19/2, ad ulteriore riprova della serietà e concretezza dell’intento.
La salvaguardia degli operatori e delle loro famiglie è stata fortemente voluta sia dal Consiglio di Amministrazione sia dai Soci, tra cui il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, che come sopra detto ne ha valorizzato in più occasioni la competenza.
Resta inteso che lo spirare di tale nuovo termine assegnato per salvaguardare la forza lavoro di coloro che attualmente prestano il loro servizio prezzo le Coop., imporrà come per legge la definitiva liberazione dei luoghi e la riconsegna delle chiavi delle strutture facenti parte della concessione della Capo d’Anzio S.p.A. chiedendo all’uopo l’intervento dell’Autorità Pubblica ed acquisendo il consenso del Comune di Anzio a procedere esecutivamente a fronte della ulteriore resistenza opposta.
Al contempo, si comunica che si sta procedendo alla formalizzazione delle operazioni susseguenti la determina di ottemperanza alla VIA ricevuta alla fine dello scorso anno, il tutto di concerto con il Ministero dell’Ambiente, e che la Cassa Depositi e Prestiti e la SACE hanno preannunziato a breve la risposta circa le modalità di futura cooperazione cui si affiancano le ulteriori modalità previste e di cui si è già parlato circa il coinvolgimento di Istituti Creditizi operanti nel mercato del diritto interno ed Europeo.
È inoltre pronto il Piano Industriale che a breve sarà consegnato ai Soci pienamente ricognitivo di quanto deciso in sede di riunione con i Capi Gruppo.

Porto, ormeggiatori e sindaco: chiarezza

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L’ennesima diatriba tra Capo d’Anzio e Cooperative di ormeggiatori mette a nudo, ancora una volta, la responsabilità del sindaco di Anzio, Luciano Bruschini. Sta succedendo con il presidente Alessio Mauro e l’amministratore delegato Antonio Bufalari quello che accadde con Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu. Vale a dire che se l’assemblea dei soci – dove il sindaco rappresenta il 61% e cioè la maggioranza ovvero i cittadini di Anzio – decide una cosa, poi chi operativamente gestisce la società va e la fa. E il socio di maggioranza difende quelle scelte, non dice agli ormeggiatori “‘nve preoccupate, ‘nve caccia nessuno“. Prima ancora, quando il crono-programma venne invertito, va dagli ormeggiatori e cerca un accordo, sapendo che quell’inversione avrebbe creato problemi. Invece no, prima due anni di ricorsi, scontri, persino minacce che portarono alle dimissioni di Luigi D’Arpino (a proposito, le sue denunce hanno avuto un seguito?) e adesso la vicenda delle fatture non pagate, perché le cooperative sarebbero debitrici della Capo d’Anzio.

Attenzione, torniamo al sindaco. Disse in Consiglio comunale che avrebbe fatto inserire quei soldi in bilancio, perché dalla data della concessione al passaggio delle aree qualcuno doveva pagare. Sa bene che senza quelle cifre, frutto di una perizia che non è comunque mai stata resa pubblica, la Capo d’Anzio avrebbe portato i libri in Tribunale.

Detto questo, partiamo da un dato di fatto: i soci delle cooperative non ritennero di partecipare al bando per ormeggiatori deliberato dall’assemblea dei soci (sindaco presente), né alla successiva proroga. Avevano firmato un accordo per essere ricollocati in un’altra area, a lavori avvenuti, e su quell’accordo hanno intentato causa alla Capo d’Anzio, restando a gestire le loro concessioni fino all’intesa del 2016, una volta che anche il Consiglio di Stato aveva dato loro torto.

L’intesa prevede che le Cooperativa svolgano un lavoro per la Capo d’Anzio, in base a un service (che fine ha fatto il parere Anac?) e che questo sia retribuito dalla società. Gli ormeggiatori fanno notare che da ottobre le fatture emesse non vengono pagate e che per la prima volta in 40 anni non hanno lo stipendio, con difficoltà che sono facilmente immaginabili.

La Capo d’Anzio replica – e a tal proposito ha spedito una Pec agli ormeggiatori il 29 dicembre – che deve avere 250.000 euro e in assenza di un accordo  non pagherà le fatture. Fermi. Un passo indietro.

La concessione per il porto faticosamente ottenuta e arrivata nel 2014 è della Capo d’Anzio ovvero al 61% ancora dei cittadini di Anzio, se la società ha un credito – sul quale pende però un giudizio – è un credito che vanta anche la città e su questo non ci piove. Il porto non è di pochi, ma della collettività – come più volte è stato sottolineato –  e perciò comprendendo le ragioni di tutti, un’intesa su quel credito va trovata. Ma nel frattempo gli ormeggiatori vanno pagati e con loro – dei quali nel frattempo sono state utilizzate le attrezzature, per quanto vetuste – va definitivamente trovata un’intesa. Con un dialogo che il sindaco ha il dovere di allacciare, portare avanti, concludere nella maniera migliore per la città e per i lavoratori. Senza prove di forza, senza toni minacciosi – come purtroppo leggiamo da chi sarà pure esasperato ma così non aiuta se stesso – senza interferenze politiche per difendere rendite di posizione che non ci sono più.

Pagare, vedere come recuperare e se è possibile farlo quei 250.000 euro (ma occorre essere forti con tutti, dal Circolo della vela che parimenti ci ha fatto perdere due anni, a chi non ha mai siglato l’intesa e occorreva essere forti  in Regione, quando ci davano pareri contrari a “soggetto“) e poi fare chiarezza sul porto una volta per tutte. E deve farla chi ci rappresenta in quella società, Luciano Bruschini, senza se e senza ma. Deve spiegare ai cittadini il piano finanziario, il progetto di sistemazione interna, la gara, la vicenda ormeggiatori, che fine farà la graduatoria in essere e che fine faranno coloro che intanto sono assunti, che fine abbiamo fatto con il progetto Life, se stiamo pagando i canoni alla Regione Lazio, cosa succederà al prossimo insabbiamento e via discorrendo.

Ricordando al sindaco, infine – ma anche agli eletti distratti – che l’ennesima delibera unanime del consiglio comunale sull’argomento prevedeva tra le altre cose che l’avvocato Cancrini, pagato dalla collettività, venisse a relazionarci sulla causa intentata al socio privato Renato Marconi. Il sindaco ha, al solito, preso tempo, “annacquato“, rinviato. Oggi siamo di nuovo ai toni esasperati. Bruschini ha il dovere di chiarire, i cittadini il diritto di sapere.

Porto, la Capo d’Anzio: “Ecco perché non paghiamo”

La nota della Capo d’Anzio sulle recenti vicende dei mancati pagamenti alle cooperative che svolgono il “service“, apparse in questo spazio e sui mezzi d’informazione locale.

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La Società, in risposta ai quesiti posti pubblicamente dagli ormeggiatori e dalla stampa circa il mancato pagamento dei corrispettivi dei servizi resi dalle Cooperative, precisa che la decisione di sospendere detti pagamenti non è il frutto di una scelta discrezionale e non è dovuta ad incapacità economica di far fronte all’impegno, come si tenta di accreditare, ma è determinata dall’obbligo di legge di salvaguardare il credito che la Capo d’Anzio, e quindi la collettività dei cittadini, ha maturato nei confronti delle Cooperative a titolo di risarcimento per la tardiva riconsegna delle aree portuali.

La Società ha più volte tentato di avviare un colloquio con il legale delle Cooperative, ma ha avuto come unica risposta una comunicazione di netto rifiuto di riconoscere quanto dovuto, neppure in forma dilazionata o di accordo bonario, come pure la Società aveva auspicato. La Capo d’Anzio si è trovata dunque nell’obbligo di legge di tutelare il patrimonio erariale, senza possibilità di diversamente operare. Per quel che concerne gli aspetti sociali della vicenda, la Società sin dal 2015 ha offerto al personale impegnato nelle Cooperative di trovare soluzioni temporanee per la salvaguardia dell’occupazione, al fine di tutelare le famiglie degli operatori. La Società Capo d’Anzio S.p.a., impegnata a portare finalmente a compimento un obiettivo di fondamentale rilievo per l’economia dell’intera Città, non può attendere ulteriormente, ed è per questo determinata a far rispettare le norme di legge nell’interesse di tutti, specie ora che il Ministero dell’Ambiente ha finalmente dato il consenso alla realizzazione dell’opera.

Le dichiarazioni minacciose apparse sui social per gettare discredito sulla Società e per intimidirne l’azione sono il segnale che la Società è nella gusta direzione, e verranno pertanto fermamente contrastate“.

Porto, Capo d’Anzio e pagamenti in ritardo. Servono risposte

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Un post su facebook rimasto senza risposta da parte della Capo d’Anzio e del Comune, socio al 61%. Va riproposto totalmente, chiedendo certezze immediate a chi sta gestendo il porto, qui si prova a farlo da tempo. Ricordiamo che i posti di lavoro la Capo d’Anzio dovrebbe darli, non toglierli o creare problemi a chi li ha. Ci saranno certamente delle difficoltà, ma occorrono risposte. Subito.

Scrivono gli ormeggiatori: “E’ passato Natale e niente, è finito l’anno e niente, è cominciato l’anno e niente ……… nella calza della befana troveremo qualcosa? Ahhh scusate visto che forse non capite quello che sto dicendo ve lo spiego, per anni gli Ormeggiatori sono stati tacciati di essere la parte marcia di questa città, di coloro che pensavano al loro orticello e non volevano la costruzione del porto. Ebbene ora che la Capo d’Anzio ha le redini in mano , non paga da due mensilità gli stipendi, facendo contratti di mese in mese. Abbiamo famiglia e bambini , oltre ai mutui, le chiacchiere stanno a zero quelle non si mangiano. Invece di chiedere consigli comunali per i finanziamenti del progetto, chiedetelo per quei cittadini che non ricevono quello dovuto.Grazie e buone feste visto che nessuno di noi le ha fatte.

Porto, la notizia (a metà) di Natale. I nodi che restano

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Il 2017 sarà, forse, veramente l’anno dell’avvio dei lavori del porto. Il beneficio del dubbio va concesso dopo un ventennio di attese vane. La notizia che arriva alla vigilia di Natale è positiva, si tratta di un passo avanti – l’ennesimo – verso l’agognata prima pietra. Ma è una notizia a metà, perché mentre la Capo d’Anzio guarda giustamente avanti, torna alla sua “mission” iniziale che era quella di farlo, il porto, prima di gestirlo, dimentica gli impegni di adesso.

Lavoratori e cooperative che svolgono un service per la società hanno trascorso feste amare. Stando a quanto leggiamo sui social i pagamenti annunciati una quindicina di giorni fa dai vertici della Capo d’Anzio non sono avvenuti. Difficoltà finanziarie possono averle tutti, in questo periodo, ci mancherebbe, ma la buona notizia di Natale stride con questa situazione e non è l’unico nodo che resta da sciogliere. L’abnegazione del presidente Alessio Mauro e dell’amministratore delegato Antonio Bufalari non si discute, ma ancora una volta il grande assente è il socio di maggioranza, vale a dire il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini.

Assente per i lavoratori assunti dalla Capo d’Anzio – ai quali non è stata erogata la tredicesima – e per quelli in “service” (voluto dalla politica di casa nostra) delle cooperative che sono indietro nella liquidazione delle fatture. Intanto, per il “service” stesso aspettiamo ancora che si esprima l’Anac. Si poteva fare o non? Chissà, ma intanto paghiamo almeno chi lavora.

Assente per i cittadini, ancora proprietari del 61% delle quote, che hanno il diritto di sapere. Leggiamo – e condividiamo – che si ricorrerà alla finanza pubblica ovvero alla Cassa depositi e prestiti con un piano finanziario  che speriamo venga illustrato a breve, altrimenti si farà una gara tra banche. Sindaco, l’ultima uscita “pubblica” – con i capigruppo consiliari – era stata fatta per un fondo maltese che portava con sé mille dubbi, è stato archiviato?

Non è il solo nodo che resta da sciogliere, inoltre, perché il bando che rischia di diventare una telenovela non lo conosciamo ancora, perché la Cassa depositi e prestiti non risponderà in due giorni (e speriamo di sbagliare) perché non sappiamo ancora cosa dice la perizia sul valore della società, quella sui conti da regolare con le cooperative dal giorno della concessione all’intesa, con soldi messi in bilancio che rischiamo di erodere perché nel frattempo usiamo di quelle coop le attrezzature. Vicende che un socio di maggioranza deve tenere sotto controllo, altrimenti addio, e che se la maggioranza è pubblica deve rendere conto ai cittadini.

E vogliamo parlare di trasparenza? A oggi sul sito del Comune al link “nuovo porto” esce il vecchio sito  della Capo d’Anzio che andrebbe cancellato per carità di patria. Nella sezione “amministrazione trasparente“, al link “società partecipaterisulta ancora Luigi D’Arpino presidente, Franco Pusceddu consigliere (ha fatto in tempo ad andare in pensione e tornare….) Enrico Aliotti amministratore delegato e l’ultimo bilancio pubblicato è del 2014. Tutto questo nonostante la responsabile della trasparenza e anti corruzione del Comune socio di maggioranza al 61%, la segretaria generale Marina Inches, sia – bontà sua – anche componente del consiglio d’amministrazione della società. Risolta la vicenda “quote rosa“, è in palese contrasto con quanto previsto dall’Anac, ma anche qui è stato chiesto un parere e aspettiamo. Eppure l’Anac è stata chiarissima già nel 2014….

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Ecco, forse nel 2017 arriveremo davvero alla fatidica prima pietra, ma intanto la Capo d’Anzio un impegno deve prenderlo: dragare il canale di accesso. Nessuna “furbizia“, per favore, è vero che l’obbligo scatta dall’apertura del cantiere, ma è altrettanto vero che non si può – come soleva dire il mio ex editore Peppino Ciarrapico – “andare insieme a zappare la vigna e poi l’uva la raccogli da solo“. Tradotto: non possiamo immaginare che il pubblico paga e la Capo d’Anzio prende solo gli onori della gestione.

Infine una constatazione temporale. Se davvero nel 2017 saranno avviati i lavori, saranno trascorsi 24 anni dall’idea del “raddoppio” proposta dal Consorzio nautico, 20 da quando il sindaco Renzo Mastracci fece inserire il progetto – questo progetto – nel piano regionale di coordinamento dei porti, 18 dalla votazione in consiglio comunale di costituzione della Capo d’Anzio, 17 dalla formalizzazione dal notaio, 12 dalla richiesta di concessione, 7 dalla firma dell’accordo di programma, 6 da quella della firma della concessione stessa, 3 da quando sono state consegnate le aree. Nessuna impresa al mondo può permettersi tempi del genere.

Ebbene se partiranno, quelli previsti nel 2017 sono pressapoco gli stessi lavori nel bacino interno sui quali la politica si divise nel 1990, quando Piero Marigliani “impose” che a fare il porto fosse Marine investimenti, al posto di Condotte d’acqua.

Arrivò tangentopoli, finì un’era e quel plastico – presentato in una cena per le elezioni regionali – è finito chissà dove. Abbiamo impiegato 27 anni per tornare al punto di partenza e i protagonisti della politica di casa nostra sono – ma no? – in larghissima parte gli stessi di allora. Con i loro “riti“, i loro “ragionamenti“, i contatti “romani” e via discorrendo. Non serve aggiungere altro.

 

Porto, la via d’uscita e le risposte che ci deve il sindaco

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Forse c’è una via d’uscita per il porto pubblico, una soluzione alle criticità poste dalla legge Madia e dal fatto che il Comune ha presentato un piano di razionalizzazione che portava dritto dritto alla dismissione. Il presidente della Capo d’Anzio, l’avvocato Ciro Alessio Mauro, la spiega in una nota che si riporta di seguito. Nel frattempo la società ha iniziato finalmente a comunicare in maniera più puntuale, ha reso noto che nel consiglio d’amministrazione entra la segretaria generale e tuttofare del Comune, Marina Inches (ma si aspetta parere Anac, speriamo non faccia la fine di quello degli ormeggiatori) e che è pronta a “convocare un incontro con il Consiglio Comunale”. Alt, magari è il contrario. Anzi, il consiglio comunale aspetta ancora di sentire – ad esempio – la relazione dell’avvocato Cancrini sulla vicenda delle quote a Marconi. Inoltre si apprende che è arrivato il Via, sia pure parziale, e che si farà ricorso alla finanza pubblica (Cassa depositi e prestiti) ovvero alle banche, in alternativa al fondo maltese del quale si era parlato. Va tutto bene, ci mancherebbe, ma sarebbe ora che il nostro socio di riferimento, il sindaco che rappresenta il 61% che è di ciascun cittadino, decidesse di informarci compiutamente una volta per tutte. È assolutamente apprezzabile lo sforzo del presidente e del consiglio d’amministrazione, ma sull’operazione porto continuano a esserci dubbi che il primo cittadino ci deve assolutamente chiarire.

P.s Cosa è cambiato al Circolo della vela rispetto all’originaria proposta? E chi paga il tempo e i soldi spesi a correre dietro un ricorso impossibile?

***

Sulla Madia, l’intervento dell’avvocato Mauro.

Legge Madia, d.lvo 175/2016, e Capo d’Anzio S.p.A.

La realizzazione di uno “Stato Impresa” attraverso:

acquisto (de iure condendo, promozione della attività di impresa con le soc. part.)

mantenimento le partecipate (de iure condito)

gestione (de iure condendo e de iure condito)

c’è uno sdoppiamento del soggetto pubblico dell’attività, per la presenza di uno sua partecipazione: il richiamo alla concorrenza, in effetti, non postula regimi monopolistici e, dunque, si prefigura un nuovo modo di guardare allo “Stato Impresa” che sia il solo operatore sul mercato, che deve essere sviluppato con le soc. part.

Il punto di partenza è l’art. 1 della legge Madia laddove fa salve le disposizioni di legge o regolamenti afferenti a società sorte in funzione di scopi specifici da individuare alla luce del percorso normativo cui esse fanno riferimento ed all’interesse pubblico, generale, ovvero alla missione che sottendono.

In specie, si ricorda che il Porto di Anzio venne addirittura contemplato nella legge regionale 29.11.1984, n. 72 che disciplinò le modalità di attuazione degli “Interventi Regionali per l’adeguamento del sistema portuale laziale”. Già questo ne comprova l’interesse regionale nonché la missione sottesa agli interventi per riqualificazione di tutto l’asset regionale laziale.

Ma non è tutto.

Ai sensi dell’art. 14 della legge in commento si prefigurava, già allora, la possibilità di affidare in concessione ad operatori economici l’attività di scopo suddetta, con procedura di evidenza pubblica.

In tale quadro si innesta la approvazione del Piano Regolatore Portuale di Anzio da parte della Giunta Regionale Lazio avvenuto in data 6 agosto 2004, che a sua volta conferma e richiama il contenuto del Piano di Coordinamento dei Porti della Regione Lazio approvato con Delibera del Consiglio Regionale n. 491/1998.

Ricorrono, dunque, i requisiti che la Madia contempla ai fini della “salvezza” (!) delle disposizioni già vigenti alla data della sua entrata in vigore, 23.09.2016:

  • ricorre la previsione normativa – (art. 1, comma 4, “restano ferme le specifiche disposizioni, contenute in leggi o regolamenti governativi o ministeriali che disciplinano società a partecipazione pubblica (…)” – che in specie è data dalla legge regionale 29-11-1984, n. 72, a mente della quale, come detto, il Porto di Anzio ricade nella programmazione strategica regionale, da attuare a mezzo di interventi specifici, che nel nostro caso sono proprio quelli contenuti nell’Accordo di Programma approvato con decreto del presidente della giunta regionale n. 79 dell’11-03-2011, atto prodromico al rilascio della conseguente concessione demaniale marittima n. 6586/2011 a favore della Capo d’Anzio S.p.A.;

  • ricorre anche l’ulteriore requisito previsto all’art. 1, comma 4, lett. (a, afferente al “società (…) per il perseguimento di una specifica missione di pubblico interesse (…)” laddove per pubblico interesse deve intendersi anche la realizzazione e la gestione portuale oggetto della concessione e della Società Capo d’Anzio S.p.A., come meglio spiegato dal Consiglio di Stato, con sentenza n. 6488/2012: “la natura giuridica del servizio di gestione dei porti turistici debba essere definita come servizio pubblico di rilevanza economica”.

Resta inteso che la Società Capo d’Anzio S.p.A. pur nella sussistenza dei requisiti di cui sopra, che sembrano confermare la sua permanenza nel panorama normativo pubblicistico del settore portuale (ove condivisa con le Autorità preposte per legge alla interpretazione delle norme di nuovo conio), dovrà via via adeguare il proprio trend di ricavi alle prescrizioni ivi contenute, anche attraverso un piano di razionalizzazione che di fatto si identifica con business plan in corso di aggiornamento, il tutto secondo l’art. 26 della stessa legge Madia, la quale prevede la operatività del piano di razionalizzazione a far data dal 2018 per l’anno 2017.

Porto, la nota dei “Grilli di Anzio”

Sul porto sono sempre stati molto attivi, gli va riconosciuto. Di seguito la nota inviata dal meetup “Grilli di Anzio” sull’incontro dei giorni scorsi a Latina. Una sola precisazione: chi scrive trova singolare che a concessione data ci sia ancora chi provi a mettere ostacoli, non avendo partecipato a iniziative pubbliche né ai processi decisionali – osservazioni per le conferenze dei servizi, per esempio – forse perché non interessati o semplicemente perché Grillo, allora, faceva il comico…

porto_anzio

Detto ciò, la nota centra il problema che oggi non è il progetto, ma una società a maggioranza pubblica intorno alla quale troppe cose non sono trasparenti. Eccola:

Il Meetup Grilli di Anzio e’ venuto a conoscenza solo il 25 agosto dell’intenzione, da parte di uno dei Meetup tina, di creare un coordinamento che ha come unico scopo quello di bloccare i lavori di ampliamento del porto di Anzio. Il nostro Mu ha partecipato solo per due ragioni: la prima, capire con documenti alla mano se è imputabile al porto di Anzio un aggravamento dell’erosione costiera che colpisce Latina, Sabaudia e Terracina; la seconda, sapere come mai non è stato coinvolto il nostro gruppo fin dal primo momento, visto che noi siamo gli unici sul territorio ad aver affrontato la questione “Capo d’Anzio” con documenti ufficiali e interrogazioni in regione. Nel corso della riunione non è stato fornito alcun documento scientifico o simulatore di correnti marine anzi, si è parlato di una serie di concause come l’abusivismo edilizio sulle dune mobili della costa, ma anche della presenza dei fiumi e della punta di torre Astura. Nel nostro intervento abbiamo potato una serie di informazioni concrete sullo stato dei lavori e dell’iter burocratico e finanziario della Capo d’Anzio,condivisi con la consigliera regionale del M5S Gaia Pernarella. I Grilli di Anzio vedono la questione in altri termini, ossia controllo delle fasi, gestione pubblica intoccabile e trasparenza. Vogliamo uno sviluppo portuale sostenibile e pubblico. La riunione si è conclusa con la promessa di un nuovo incontro l’8 settembre quando porteremo a conoscenza dell’Assemblea la nostra decisione di non partecipare a raccolte firme ,petizioni o interrogazioni aventi come oggetto l’erosione