Caso Falasche, l’accesso e le domande senza risposta

granchiofalasche

Il sindaco è stato chiaro, ieri, nel corso della presentazione del libro “Utopia di un Comune (e come realizzarla)” a Villa Sarsina. “Sulla trasparenza siamo tutti d’accordo, io pubblicherei pure le lettere che scrivo, è giusto, ma poi mica compete a me, sono gli uffici a dover pubblicare e vi assicuro che non è cattiva volontà, spesso ci sono delle difficoltà“. E sono tante, a vedere il sito del Comune di Anzio, queste difficoltà. Alcune comprensibili, come ho avuto modo di dire sempre nel dibattito di ieri.

Difficoltà alle quali si aggiunge quella di rispondere a richieste di accesso agli atti come disciplinate dalla legge. Una l’ha presentata chi scrive e riguarda il caso, segnalato qui e poi ripreso dal settimanale Il Granchio“, del Falasche calcio. Va ribadito un concetto: nessuno ce l’ha con la società, l’attività che svolge, i ragazzi che giocano. Nessuno. Si fa notare, però, che il Comune di Anzio ha dato un finanziamento alla società e non è stato restituito. Caso vuole che di quella società sia stato presidente e sia ancora “dominus” l’assessore ai lavori pubblici, Alberto Alessandroni.

Ripetiamo, se prendiamo un mutuo e non restituiamo un centesimo per sette anni, una banca per quanto “comprensiva” e per quanta amicizia si può avere, il conto lo presenta e manda la casa all’asta. Ecco, a proposito di trasparenza su questa vicenda – che è emblematica di un sistema dove il politico cerca di avere un vantaggio e la macchina amministrativa controlla poco e male – è stata presentata da chi scrive una formale richiesta di accesso agli atti. Era il 10 aprile, si chiedeva copia del capitolato dei lavori concordati;  certificato di fine lavori; l’ammontare del debito della concessionaria nei confronti del Comune; le iniziative adottate dal Comune di Anzio per il recupero delle somme dovute e per l’eventuale decadenza della concessione in essere; il quadro dei pagamenti eventualmente effettuati dalla società concessionaria; ogni altra iniziativa adottata a tutela dell’ente, delle sue entrate e del bene pubblico dato in concessione.

Nessuna risposta nei 30 giorni previsti, un po’ di tolleranza, ma ora basta. Al punto che oggi è partita una nota per l’Organismo indipendente di valutazione, spedita per conoscenza all’Anac, al Dipartimento per la Funzione pubblica e alla Procura di Velletri. Servirà a sapere se e cosa è stato fatto nel caso Falasche? Forse.

Certo è che un’amministrazione 3.0, che pure ha difficoltà a rispettare i canoni della trasparenza, a rispondere a un “accesso“, almeno dice: “Ricevuto, abbia pazienza...” Niente. Vedremo se questa ulteriore iniziativa porterà a conoscere qualche cosa in più. E ad avere, un giorno, pubblicate sul sito del Comune le schede di ciascun impianto con gestore, canone (a proposito, vengono riscossi?) data della concessione, scadenza, interventi effettuati dai gestori e lavori eseguiti dall’ente.

Quando si dice l’utopia….

Bene sul caso Falasche, ma con le schede sarebbe meglio

granchiofalasche

Apprendiamo dall’ultimo numero del Granchio che il dirigente dell’area finanziaria del Comune di Anzio ha chiesto al Falasche la restituzione delle somme ricevute nel 2010 per la sistemazione del terreno di gioco. La società, fino alla data di quella richiesta, non aveva ancora versato una delle rate previste ormai sette anni fa. Ignoriamo se lo abbia fatto nel frattempo e sarebbe interessante che l’assessore Alberto Alessandroni – che di quella società resta il leader indiscusso – oltre a farci sapere che sono ultimati i lavori sulle strade cittadine, ci dicesse pure a che punto è la situazione rispetto al prestito.

Lui è ancora assessore e come ricorda anche il Granchio “dominus” del Falasche che usa ancora quell’impianto pubblico senza avere restituito un euro. “Se Alberto Alessandroni fosse stato solo presidente e non anche amministratore comunale avrebbe avuto una corsia preferenziale in una storia che ha causato anche un danno erariale alle casse del Comune? Crediamo proprio di no” – scrive ancora il settimanale.

Condivido e buon senso vorrebbe che questa vicenda si risolvesse. Perché è facile dire “non c’entro“, come in diversi hanno provato a fare: dai morosi che ricordano di non entrarci direttamente, perché dei tributi non versati risponde la Srl (della quale magari fanno parte) a quelli che compaiono ovunque (siti, giornali, social) rispetto, a società ma quando il Comune chiede di pagare il dovuto minacciano querele o richieste di risarcimento.

Comunque ben venga la richiesta di restituzione dei soldi  per il Falasche che nessuno vuole cacciare –  sia chiaro –  ma che deve stare alle regole. Vero, come ricorda il Granchio, che nessun dirigente comunale si era preoccupato prima (e pure qui, i doppi ruoli di assessori e consiglieri forse “pesano“, come nel caso di ordinanze mai eseguite, spiagge non revocate, tributi chiesti quando non era più possibile rinviare) ma sulla vicenda c’è un accesso agli atti e aspetto di avere il materiale richiesto. Magari ci si è mossi dopo la pubblicazione su questo blog, ma meglio tardi che mai.

Intanto rilancio la sfida 3.0: mettere on line – se esistono – tutte le schede del patrimonio pubblico. Con atto di assegnazione, eventuale canone, situazione dei pagamenti, scadenza del contratto e via discorrendo. Come ho avuto modo di dire quella del Falasche è solo la punta di un iceberg…

Falasche, punta dell’iceberg del sistema di potere (e consenso)

assessore-lavori-pubblici-anzio-Alberto-Alessandroni

C’è chi ha fatto i complimenti, chi va cercando di capire come possa essere venuta fuori una cosa del genere e persino chi l’abbia commissionata (!?) poi c’è chi afferma candidamente “ma lo sapevano tutti”. I primi vanno ringraziati, ma non interessa. I secondi si diano pace, le notizie escono e non ci sono strategie di sorta dietro la loro pubblicazione. I terzi meritano un approfondimento, perché tra i “tutti” non c’è chi scrive, il quale appena saputo ha approfondito, cercato documenti e reso noto ai tanti che pure ignoravano la situazione legata alla gestione dell’impianto pubblico di calcio di Villa Claudia.

Che non solo è quella descritta, ma vede ulteriori cose che in un posto normale dovrebbero essere approfondite da altri. Perché la convenzione – ad esempio – è a vantaggio di una società che ha una partita Iva, mentre ne esiste un’altra che è in liquidazione costituita nel 2009, e quella che manda in campo le squadre (ma qui non abbiamo conferma) potrebbe essere un’altra ancora. Di sicuro i comunicati portano una dicitura, le liste presentate in campo un’altra.

In un paese normale l’assessore Alberto Alessandroni che del Falasche è stato presidente e del movimento che ruota intorno a quell’impianto è ancora un punto di riferimento, si sarebbe dimesso perché questa vicenda è incompatibile con il ruolo pubblico che ricopre. Non lo farà. Né il sindaco, Luciano Bruschini, gli revocherà l’incarico. Né in maggioranza – vecchia e “allargata” ai pentiti del 2013 di De Angelis – si porrà il problema. Vedremo all’opposizione, dove sulle vicende del patrimonio va dato atto a Ivano Bernardone di aver sollevato il problema in qualche occasione, come dopo l’aggressione al comitato per la pineta di Lido dei Pini. Fuori dal consiglio comunale lo ha fatto il Meetup “Grilli di Anzio” che ha ottenuto se non altro la pubblicazione sul sito dovuta per legge dell’elenco dei beni e di quanto incassa il Comune.

Che c’entra il patrimonio? Semplice, la vicenda Falasche è solo la punta dell’iceberg. Sappiamo chi gestisce tutto il resto (sedi, impianti sportivi, locali) chi paga e chi non, come si fa a ottenere uno spazio, quali opere sono state realizzate e pagate da chi? Quando mai… Anni fa provò Mariolina Zerella a sollevare il caso della discoteca a fianco della piscina, ad esempio, nessuno fece nulla.

Perché va così: che ti metti a fare, è per lo sport, è per il sociale… Con questa scusa ora un assessore, ora un consigliere, ora uno “vicino” e che magari ha portato voti o li garantirà in futuro, gestisce un impianto o ha un lavoro affidato, una cooperativa, un’associazione. Funziona in questo modo e se Alessandroni se ne va – o peggio, viene mandato via – tolta una carta crolla l’intero castello. Quello che faticosamente si cerca di tenere in piedi avendo già indicato il successore di Bruschini, che poi è anche il suo predecessore ed ex avversario, Candido De Angelis. Nessuno se ne andrà. La chiamano politica.

Ebbene la vicenda Falasche nella storia del patrimonio (e non solo) è solo la punta dell’iceberg di un sistema di potere e costruzione del consenso basato su quello che abbiamo provato a raccontare.

In un posto normale, dove una società e un terreno di gioco pubblico sono anche gestiti da chi segue la politica cittadina, l’assegnazione di quell’impianto era stata già revocata per il mancato pagamento di quanto stabilito. Se non paghi il mutuo di casa, dopo sei anni è già all’asta. Qui dal 2010 almeno fino a settembre 2016 non è stato versato un euro nelle casse del Comune. Se è accaduto dopo, lo vedremo. Non sappiamo cosa hanno fatto o faranno gli uffici, ma ha ragione Agostino Gaeta quando scrive sulla sua pagina facebook che quello sollevato in questo spazio è un caso da anti corruzione.

Ebbene la segretaria generale, Marina Inches, come ha denunciato le pressioni sulla gara per le mense recandosi dai Carabinieri, approfondisca anche questa storia e denunci, se del caso, la possibile truffa ai danni del Comune. Non ascolti la politica di casa nostra e avrà pieno appoggio. Intanto, anche per aiutarla a ricostruire la vicenda, chi scrive ha presentato formale accesso agli atti.

ps: a proposito di pressioni, oggi vicende più o meno note sono anche sul Corriere della sera. Una ulteriore richiesta di risarcimento del danno da parte del sindaco possiamo aspettarcela, quello che è incomprensibile è il silenzio di Prefetto e Ministro dell’Interno. Ci dicano una volta per tutte: la criminalità, comune e/o organizzata condiziona il Comune oppure è tutto a posto.

Assessore, le buche! Se serve usiamo il metodo Falasche

assessore-lavori-pubblici-anzio-Alberto-Alessandroni

Piove, governo ladro… Già, aumentavano i raccolti e di conseguenza il grano da consegnare al padrone di turno… Qui piove e le buche aumentano, a dismisura, è difficile star dietro a tutto ma ignoriamo l’esistenza o meno di una squadra di emergenza o di un minimo di programmazione degli interventi. La politica è impegnata a fare altro, di solito.

Buche ovunque, lo sa bene l’assessore Alberto Alessandroni, ma qui si vuole segnalare un caso emblematico. Per tutti.

Parliamo di via Ambrosini, la strada che conduce a due scuole, l’assessore la percorre di solito in macchina ed entra magari anche a Villa Sarsina con l’auto, ma faccia due passi quando piove, per favore. Provi a fare la stessa strada che centinaia di bambini percorrono cercando di schivare buche e pozzanghere. Pensi che sono costretti a passare lì, perché ci sono i “salva pedoni” e altrimenti rischierebbero di finire sotto a qualche auto di zelanti genitori che se non portano i figli a scuola in macchina stanno male.

Provi assessore, davvero, ci sono passaggi nei quali dovrà per forza finire con i piedi nell’acqua. Speriamo arrivi presto la buona stagione, speriamo si trovi il tempo di programmare interventi per via Ambrosini e tutte le altre emergenze – basta girare un po’ sui siti di informazione o i social network per rendersene conto, lo farà di certo anche l’assessore Alessandroni eletto con chi sosteneva il 3.0 – altrimenti usiamo pure il metodo Falasche.  Duole dirlo, ma se serve…. Sì, quello per cui i preventivi arrivano prima della richiesta di intervento della società. Conta poco che sia quella di riferimento di Alessandroni, davvero. A noi interessa che si riparino le buche e soprattutto che i bambini non debbano più finire nelle pozzanghere

Gli spari ad Alessandroni, la sicurezza percepita: guai a minimizzare

villa_sarsina_fronte_anzio

Stavolta vedremo se ci sarà la maggioranza e se il presidente “a vita” del consiglio comunale, Sergio Borrelli, risponderà all’appello dell’opposizione di fare presto nella convocazione chiesta sull’ordine pubblico.

Perché c’è un solo errore che si può fare in questo momento, dopo gli spari all’abitazione di Alberto Alessandroni: minimizzare. O, peggio, liquidare con vicende estranee alla vita amministrativa quanto accaduto, come sentiamo fare a investigatori da bar. Perché l’obiettivo era Alessandroni, del quale registriamo ovviamente la presa di posizione ma dal quale ci aspettiamo che chiarisca il possibile con la polizia.

La solidarietà all’assessore è scontata, a nessuno piace essere intimidito e cose del genere qui non s’erano mai viste. E’ accaduto prima a Patrizio Placidi, ora a suo cugino, guarda caso i recordman delle preferenze. Almeno il dubbio che c’entri la vita amministrativa volete lasciarcelo? O il fatto che qualcuno, magari per una promessa mancata, sia invidioso di certi tenori di vita? Gli investigatori non lasciano nulla al caso, in tal senso. Perché è chiaro che le forze dell’ordine devono fare chiarezza, perciò speriamo di sapere presto chi ha aperto il fuoco mandando un segnale ad Alessandroni e perché. Non facciamo che resti un mistero come quello di Placidi, insomma.

Guai a minimizzare, dicevamo, come il sindaco ha già fatto il 18 settembre scorso evitando di partecipare in Senato alla commissione sulle intimidazioni ai pubblici amministratori. E’ evidente che la situazione di tensione esiste, ricordiamo pure quanto accaduto nel passaggio dalla Giva alla Parco di Veio, ad esempio, le maniere forti usate in Comune per farsi pagare fatture arretrate, quanto sta accadendo intorno al porto, la condanna – sia pure in primo grado – di un ex assessore e una dirigente. E’ inevitabile che Sel chieda l’intervento dell’antimafia, stavolta non parliamo di vicende remote come quando la chiese il Pd ma di fatti concreti e vicini. E per avere una commissione d’accesso non serve la presenza della mafia intesa come tale, basta dimostrare l’ipotetico condizionamento.

Sarebbe un’onta per la città, a maggior ragione è bene andare in consiglio comunale e dire le cose come stanno, cominciare a preoccuparsi per gli spari ma anche per la sicurezza percepita dei cittadini che è in calo vertiginoso. Altro che “ronde”, ispettori ambientali “sceriffi” o commissione che ancora non produce un atto: qui occorre un’azione politica forte per chiedere la giusta attenzione alle forze di polizia. Non vengano a dirci che i reati sono in calo, le statistiche in casi del genere lasciano il tempo che trovano poiché a volte i cittadini nemmeno perdono tempo a sporgere denuncia per piccoli furti. Non a caso si parla di sicurezza percepita, indicatore sulla base del quale si organizza il lavoro di polizia e carabinieri.  Si faccia e al più presto, quel consiglio, e si dica ai cittadini come stanno realmente le cose.

Fermarsi, ripartire. E’ finita l’epoca del centro-destra di Anzio

sindaco30

Anni fa, commentando la mancata qualificazione del Nettuno baseball ai play off, il collega Mauro Cugola scrisse sul “Granchio”: fermarsi, ripartire. La parabola era arrivata al punto più basso. Era finita l’era di una squadra capace di dominare negli anni ’90 e si doveva cominciare a ricostruire. Cosa che in parte venne fatta, salvo arrivare ai giorni nostri con due società contrapposte fra loro e una storia e tradizione ormai in disarmo.

Un esempio sportivo per introdurre la vicenda del centro-destra di Anzio che si trova al governo. Gli spari ad Alberto Alessandroni, secondo assessore nei confronti del quale si arriva a un’intimidazione simile – dopo Patrizio Placidi – sono il segnale che la misura è colma. Non conosciamo il movente, ma sembra palese che ormai la corda si sia tirata troppo. In tutti i settori. Speriamo che si arrivi presto a capire il motivo di quegli spari e si assicurino i responsabili alla giustizia. Non facciamo la fine della vicenda Placidi, insomma, della quale non abbiamo mai conosciuto l’autore.

E’ chiaro che fare indagini sugli abusi d’ufficio è molto più semplice, ma qui si spara contro esponenti pubblici e vorremmo conoscere gli autori.

Senza contare che la sicurezza percepita dai cittadini è ai minimi termini, una singolare commissione che dovrebbe occuparsene ha iniziato la sua attività ma non vediamo ancora alcun frutto, qualcuno si diletta con le “ronde”, e alla fine rischiamo di assuefarci.

Chi spara non ha mai ragione, sia chiaro, ma se la cosa riguarda l’attività politica di Alberto Alessandroni come riguardava quella di Placidi, è chiaro che arrivare  a tanto è segno di equilibri che si sono rotti, magari promesse non mantenute, “affari” saltati. Non lo sappiamo e, anzi, speriamo di sbagliare. Ma la misura è colma certamente per gli spari – vicenda gravissima – ma soprattutto per come questa classe dirigente che ha fatto degli incarichi politici una professione sta gestendo la città.

Il sindaco del “non so niente” ha lasciato fare nel suo primo mandato, continua a girarsi dall’altra parte in questo, Placidi veleggia verso il ventennio da assessore e i risultati non sono così brillanti, Alessandroni è assessore da dodici e fatichiamo a capire cosa abbia fatto, Borrelli presiede il consiglio comunale da quasi venti, Zucchini ha fatto il direttore generale, era stato assessore e sindaco prima, oggi è assessore di nuovo, Attoni è l’uomo buono per ogni stagione e partito, anche la Nolfi che pure è all’esordio ha radici ben salde nella Prima Repubblica, così come Bianchi. E’ il metodo che non funziona più, è la visione di dove sta andando questa città che manca. E i nuovi consiglieri che non si confrontano sul porto, com’è stato nei giorni scorsi, sono la cartina di tornasole di una sorta di assuefazione al vecchio modo di immaginare la politica e lo sviluppo della città: una cosa tra pochi intimi, forti dei voti ottenuti. Una cosa per accontentare questa cooperativa piuttosto che l’altra o l’associazione amica, magari alla prima fattura della sua gestione.

I voti sono la democrazia, certo, ma ricordiamo bene l’ultima  tornata elettorale e un’indagine su voto di scambio è aperta in Procura.

Eppure c’è stato, in passato, un centro-destra che se non altro ci ha fatto discutere sul futuro. Che poi il piano regolatore sia stato una colata di cemento, al quale si sono aggiunte troppe furberie, o il porto sia al palo, con un progetto ormai irrealizzabile, è un dato di fatto. Ma a Candido De Angelis anche parte dell’opposizione ha riconosciuto di aver saputo fare il sindaco. Senza preoccuparsi del dopo, evidentemente, perché nel “passaggio” a Bruschini (o D’Arpino, sarebbe cambiato poco) si sapeva e bene come sarebbe finita. Perché in quel decennio non si è provato a costruire una classe dirigente alternativa ai Placidi, agli Alessandroni, agli Zucchini e via discorrendo. Perché “abbiamo i voti e  facciamo come ci pare“. De Angelis quando se n’è accorto ha provato a riunire il centro-destra, a dire che gli assessori dovevano restare al palo, ma sapeva che era ormai troppo tardi e si è arrivati alla spaccatura.

E il punto più basso del centro-destra di oggi – spari o meno – nasce da lontano, non può dire di essere esente da responsabilità, dato anche il ruolo di parlamentare che ha ricoperto, dividendo anziché unire. Per questo l’epoca del centro-destra, di questa classe dirigente, è finita. Magari avrà ancora i voti e continuerà a vincere, ma non ha più ragione di essere. La fuga sul porto è emblematica, di più il silenzio del centro-destra di opposizione che pure aveva convocato quel consiglio e non dice ancora una parola, né fa un manifesto, sulla figuraccia fatta dal sindaco che ha disertato un chiarimento sul punto qualificante del programma. Suo e di chi l’ha preceduto. Nell’epoca dei tweet e dei social si preferisce tacere. Si potrebbe sempre tornare alleati…

Fermarsi, allora, rendersi conto, prendere atto di un fallimento. E ripartire, se si avranno idee di sviluppo prima che caccia ai voti, progetti per la città prima che cooperative e associazioni da sistemare. Non sarà facile e la parabola del Nettuno baseball calza a pennello a questa classe dirigente.