Porto, la scusa della “pec” e le risposte che vanno date

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La vicenda della convocazione degli ormeggiatori per risolvere, finalmente, il discorso delle concessioni, la loro assenza perché “non sapevano” e la pezza che hanno provato a mettere il giorno dopo – dimostrando di avere e conoscere una posta elettronica certificata – ha del grottesco. Intanto perché sapevano poiché pubblicamente annunciato dal presidente D’Arpino e poi perché quella della posta certificata è una scusa.

Questa vicenda, però, è  l’immagine – nitida – di come abbiano funzionato le cose finora ad Anzio intorno al bacino portuale. I pochi capelli ormai imbiancati mi fanno confermare ciò che ho avuto modo di sostenere anni fa nel corso di un dibattito organizzato da “Anzio futura”: tutti dicono di volere il porto, tutti al tempo stesso affermano: “Tanto non si farà mai“. E tutti – in questi anni – continuano a vivere delle proprie rendite di posizione pagando poche decine di euro al mese.

Invece dopo quasi 20 anni dall’inserimento nel piano di coordinamento regionale, dopo dieci dalla prima richiesta di concessione da parte della “Capo d’Anzio“, si è finalmente in grado di partire. Con tutti i dubbi di questo mondo – sollevati qui a più riprese – con la società che dice una cosa e il sindaco (rappresentante del 61% delle quote pubbliche) che ne sostiene un’altra, ma la “Capo d’Anzio” ha una concessione e di conseguenza il diritto di provare intanto a gestire l’esistente. Che ci piaccia o meno.

Quando si farà, finalmente, l’incontro con gli ormeggiatori (“ma dai, gli mandi la Pec, ma che ne sanno…” invece hanno dimostrato di sapere e come, provando a correre ai ripari, mentre il Comune 0.3 ha una società partecipata che la Pec la usa….) una spiegazione andrà data loro. Sul presente e il futuro, non sul passato: come fa una società indebitata fino al collo, che secondo il suo piano finanziario continuerà a indebitarsi, a garantire i posti di lavoro promessi? Che garanzie hanno, gli ex concessionari degli ormeggi, che se tutto salta possono tornare al loro posto?

Perché il “Tanto non si farà mai” è finito, ora che siamo in una fase quasi operativa ciascuno deve pretendere chiarezza dalla “Capo d’Anzio” e dal Comune che è socio di maggioranza. Quest’ultimo, ad esempio, come pensa di risolvere quanto previsto dalla “spending review” in tema di società a partecipazione pubblica?   E che fine ha fatto la richiesta di restituzione delle quote private in base ai patti parasociali a suo tempo sottoscritti? Questo e altro dovrebbe dirci il sindaco, è ora che si decida.

Porto, c’è il direttore: lavoreranno in 25. Società e sindaco su piani diversi

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Dobbiamo dedurre dal piano finanziario della Capo d’Anzio che il grosso di quelli che potenzialmente lavoreranno al porto deriveranno dall’indotto. La società, infatti, prevede che “Il personale operativo, al completamento di tutte le fasi di lavori, raggiunge le 25 unità lavorative nel periodo di alta medio/alta stagione (maggio – ottobre). Nei periodi di bassa stagione, il personale operativo si riduce a 17 unità”. Cosa dovrà fare? “Ordinaria gestione e manutenzione della Marina” ovvero “Assistenza alle imbarcazioni in fase di ormeggio, interventi di manutenzione ordinaria, piccole riparazioni, pulizia delle aree portuali, controllo degli arredi, addetti al desk, guardiania”. Al resto ci pensa Marconi: “Le attività amministrative vengono svolte in outsourcing, così come le attività di comunicazione e marketing (che si svolgeranno nel quadro delle attività di promozione della Rete Marinedi, con i conseguenti vantaggi), nell’ambito delle indicazioni impartite dal Consiglio di Amministrazione, cui aspetta anche il coordinamento del Marina attraverso il direttore”. Che ha già un nome, anche se è “designando” come si legge in un recente verbale di assemblea, finalmente reso noto – insieme al resto del materiale – a margine della conferenza di sabato scorso. Si tratta di Emanuele Montani, per intenderci “il collaboratore” – così l’ha chiamato D’Arpino – che a Villa Sarsina prendeva le prenotazioni per gli interventi.  E’ una delle novità che apprendiamo leggendo le carte. Ora il personale “di” un porto è quello, diverso il discorso dell’indotto (cantieri, officine, agenzie e via discorrendo) solo che i fantomatici numeri annunciati in questi anni si smentiscono da soli. Anzi, a dire il vero erano già smentiti ma oggi ne abbiamo ulteriore contezza.

Emanuele Montani

Emanuele Montani

IL PIANO FINANZIARIO

E sappiamo anche un’altra cosa ovvero che è stato necessario ipotizzare “una differente tempistica di realizzazione del progetto, olte ad alcune soluzioni tecniche che, pur mantenendo fermo l’impianto progettuale originario, contribuiscono a ridurre gli oneri di realizzazione. Si è pertanto tenuto conto degli aspetti di criticità del piano originario sollevati dallo studio compiuto da Italia Navigando e presentato al CdA della Capo D’Anzio SpA nel marzo 2012”. Questo verbale non c’è, ma è noto che Italia Navigando disse chiaramente che il bando di gara era sovradimensionato.

Attenzione ai numeri e – per il futuro – al bando che ha in mente il sindaco Luciano Bruschini. Il nuovo indirizzo progettuale, proposto dal management di Marinedi, prevede un investimento complessivo di circa 163.370.000 euro, rispetto ai 192.000.000. A tale importo, inclusivo di IVA, viene prudenzialmente sottratto un 15% di ribasso in fase di gara, rispetto al 20% che costituisce la media di settore, per arrivare a € 138.865.000 che costituisce la somma da finanziare nel presente piano”. Come ci si arriva? Semplice: si tolgono dal bando di prima le opere pubbliche previste a carico del vincitore e incluse nell’atto d’obbligo tra Comune e Capo d’Anzio. Atto che è vigente e che andrà realizzato, come ha detto sabato scorso D’Arpino, anche se a questo punto è da capire come. Perché delle due l’una: o l’atto d’obbligo è vigente e le opere vanno fatte o il bando che ha in mente il sindaco prevede di non contemplarle. Eccoci arrivati ai 30 milioni di euro in meno inseriti in questo piano finanziario rispetto al precedente.

Sono poi spiegate le tre fasi – una inizialmente prevista entro il 2014 ma poi spostata per le vicende legate alle concessioni – per la “immediata messa in operatività dell’esistente, con alcuni interventi preordinati alla messa a reddito di 154 posti barca dotati di servizi di qualità secondo gli standard del gruppo Marinedi”. Bastano 600.000 euro “ indirizzati ai soli lavori di attrezzaggio degli ormeggi, impiantistica e arredo urbano onde liberare dalla situazione di incuria, abbandono e sporcizia l’area interessata”. Dove si trovano? “Un finanziamento soci pari alla metà dell’investimento e per la restante parte da eventuale scoperto bancario che viene ripagato con i flussi di cassa della gestione”. E il Comune può tirar fuori, oggi, i 183.000 euro ovvero il suo 61% sulla metà dell’investimento? No, perché non li ha e pur avendoli non potrebbe. Per questo sarà bene che la prossima volta, in conferenza, venga il sindaco e non D’Arpino, a spiegarci come intende procedere.

Dopo questa fase – che si pensa di chiudere per il 2015 di fatto gestendo l’esistente, si passa alla seconda per “566 posti barca, circa 346 posti auto scoperti, 3 circoli sportivi, lo yatching club, uffici portuali e due edifici per servizi igienici, oltre alcuni interventi relativi alla viabilità”. L’ammontare previsto è di 31 milioni di euro e “le fonti di finanziamento sono rappresentate, per l 35% da finanziamento bancario ad un tasso di interesse su base annua del 6,5% con restituzione in 24 mesi e per la restante parte, dalle disponibilità bancarie generate dagli incassi degli anni precedenti oltre alle nuove vendite”. Sarà… E comunque un’ipotesi del genere sembra escludere il bando per affidare la realizzazione dell’intera opera. E’ chiaro che da una parte c’è quello che approva la società, dall’altro quello che va ripetendo il sindaco.

Infine “l’ultimazione del progetto secondo il lay out originario. Si prevede un investimento che porta a 1034 i posti barca, e mette a disposizione degli interessati gli spazi necessari per la nuova sistemazione delle attività cantieristiche, per le associazioni sportive locali, nuove attività commerciali nel waterfront. Gli investimenti per la creazione degli edifici destinati alla cantieristica ed ai circoli velici, vengono realizzati con oneri a carico della società, che verranno restituiti dai soggetti gestori in 10 anni al tasso di interesse legale. I medesimi soggetti gestori devolveranno alla Capo D’Anzio SpA la quota parte dei canoni concessori relativi alle aree di propria pertinenza. L’investimento complessivo, stimato in 106.440.000 euro è finanziato per il 50% con mutuo bancario della durata di 9 anni, con tasso di interesse al 6,5 % su base annua e per la restante parte dai flussi di cassa generati dalle vendite dei posti barca e dalla gestione”.

Era meglio fornire questi dati sabato scorso, ma intanto averli è importante perché fanno emergere altre perplessità. Tante perplessità.

Porto, almeno Marconi ci fa sapere…

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Chi l’avrebbe mai detto. Occorre ringraziare il socio privato della Capo d’Anzio, Marinedi ovvero Renato Marconi, perché almeno qualcosa riusciamo a sapere di quello che accade con il progetto del porto.

Il sindaco dopo aver solennemente detto in Consiglio comunale che intende fare un nuovo bando di gara per la realizzazione dell’intero bacino e che vuole riprendersi le quote, vede avvicinarsi la scadenza del 31 ottobre e della sua “parola d’onore” rispetto all’avvio delle procedure per riottenere il 39% e dà l’impressione di continuare a  navigare a vista.

La Capo d’Anzio, invece (all’assemblea della quale il sindaco ha dato il via libera) procede con il progetto per fasi, continua i colloqui per i posti di lavoro, pubblica sul sito Marina di Capo d’Anzio registrato dal socio privato il progetto di fase uno e due. E’ quello che ai cittadini dovrebbe far vedere il Comune, proprietario sempre del 61%, ma che continua invece a essere nascosto.

Grazie a Marconi, allora, vediamo disegni diversi da quelli che avevamo finora. Sappiamo che nella fase uno i posti barca saranno 145 (69 da 8 metri, 10 da 10, 26 da 12, 21 da 15, 6 da 18, 4 da 21, 5 da 25, 2 da 30 e 1 ciascuno da 40 e 50) e verranno sistemati in parte nell’attuale banchina di sottoflutto del moletto Pamphili e in parte proprio di fronte a circoli e cantieri, nel cosiddetto “pontile di riva”, quindi nella “testata” del moletto della piccola pesca, nella zona sottostante ai ristoranti e fino a dove si trovano ora gli aliscafi, con lo spostamento di parte delle 72 paranze, mentre ulteriori spazi saranno recuperati verso la punta del molo. A proposito della zona sotto i ristoranti – per capirci – è quella dove secondo il progetto definitivo doveva sorgere una strada che con questa soluzione sparisce.

La fase due, invece, porterà a 558 posti per il diporto (64 da 8 metri, 183 da 10, 22 da 12, 101 da 14, 5 da 15, 107 da 16, 75 da 18, 2 da 30, 1 da 40 e 1 da 50)  e quelli in più rispetto alla soluzione precedente si ricaveranno partendo con un pontile centrale da quello “di riva” dal quale si dipaneranno altri otto pontili mobili.

La fase tre non c’è, ma sarebbe – ormai solo teoricamente, stando alle carte – quella del completamento del progetto per il quale si è ottenuta la concessione. Come si procede? La Capo d’Anzio non ha strade diverse dall’iniziare da questo progetto diciamo di emergenza. Perché la società non ha soldi, deve ripianare i debiti con urgenza o porta i libri in Tribunale. Il sindaco – che continua a tacere con i cittadini, a dire in assemblea della Capo d’Anzio una cosa e in consiglio comunale un’altra – sa che allo stato la situazione è questa. Può procedere come meglio ritiene, ma si ricordi che il 61% non è suo ma della città. Che ha il diritto di essere informata.

Porto, il sindaco ormai naviga a vista

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Abbiamo la conferma. All’assemblea della Capo d’Anzio c’era, sia pure al telefono, ha votato, ma poi le carte sono tra quelle che gli capita di non vedere. Il sindaco di Anzio Luciano Bruschini, ormai meglio conosciuto come “non lo so”, sul porto in consiglio comunale aveva fatto inversione a U. Lì sapeva eccome, peccato non ci fosse lo streaming perché oggi tutti potrebbero rivederlo: “Io lo so cosa vuole fare Marconi, il porto a pezzi, ma io ho un’idea diversa e adesso che abbiamo l’intera concessione rifaremo il bando di gara”. Marconi è l’ingegnere che rappresenta il 39% della Capo d’Anzio ovvero Marinedi. Il sindaco ha parlato di precisa “strategia”, ma solo un mese e mezzo prima aveva avallato tutte le scelte della società. Sulla base delle quali il presidente Luigi D’Arpino – che si dice prossimo alle dimissioni – e lo staff di Marinedi sono andati avanti. Un percorso, fra l’altro, iniziato quando si è chiesto di invertire il cronoprogramma alla Regione.

Ebbene dopo quel consiglio comunale e la “parola d’onore” che entro ottobre avrebbe richiesto le quote a Marconi secondo i patti parasociali, adesso il sindaco ci ripensa di nuovo. Si dice negli ambienti che “non sapesse” che la Capo d’Anzio o inizia a fare cassa o fallisce. Il socio privato – che per la continuità dell’azienda firmerà la fideiussione con la Banca popolare del Lazio – ha chiarito a Bruschini che può fare tutte le gare che vuole e anche avviare l’azione (per “strategia” non fatta prima) di riprendersi le quote, ma che l’unico sistema per andare avanti oggi è quello di rendere operativa la Capo d’Anzio. O consegnare i libri in Tribunale.

E il sindaco – che ormai, evidentemente, sul porto naviga a vista – ha annuito.

La domanda è sempre la stessa e comprende un po’ tutte quelle fatte, nel corso dei mesi, su questo spazio: serve chiarezza.

Il sindaco la deve non a chi scrive, ma ai cittadini che rappresenta e sono proprietari del 61% della Capo d’Anzio. Per questo lo spazio continua a essere a disposizione. Come e quando vuole.

Porto, Capo d’Anzio al fallimento. Corsa contro il tempo

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La verità viene a galla. A fatica, dovendo passare per visure camerali perché la trasparenza non è di questo Comune e tanto meno della controllata “Capo d’Anzio”, ma alla fine si arriva al risultato. Che è di una semplicità disarmante: la società che deve realizzare il nuovo porto è al fallimento e l’unica strada per non ricapitalizzare o portare i libri in Tribunale è quella di ridurre a meno di un terzo del capitale sociale le perdite nell’esercizio 2014.

Ecco la verità, emerge dal bilancio 2013 pubblicato integralmente nei giorni scorsi sul sito della Camera di commercio ma che – da cittadini “proprietari” del 61% della Capo d’Anzio – dovevamo conoscere molto prima. La società si gioca le ultime carte, “porta a nuovo” la perdita di bilancio accumulata nel 2013 pari a 257.572 euro e arriva a debiti totali per 1 milione 673.762. Ai quali vanno aggiunti quelli dell’esercizio in corso, destinato nelle intenzioni dell’assemblea dei soci al rilancio della Capo d’Anzio.

O al suo fallimento.

E’ tra le carte della nota integrativa, delle relazioni del revisore e del collegio dei sindaci, dal verbale dell’assemblea alla quale il sindaco risulta “in collegamento telefonico” che si capisce ciò che andiamo dicendo e chiedendo da mesi. E’ da quelle che carte che si comprende l’ultimo bluff di Luciano Bruschini in Consiglio comunale, quando dice che Marconi può anche accomodarsi. Lo dice dopo aver preso la concessione totale, è vero, ma dimenticando o forse “non sapendo” quello che è nero su bianco nei verbali e nel bilancio della Capo d’Anzio. Che ha una sola strada se non vuole ricapitalizzare – e il Comune non ha i soldi per farlo – o fallire. Il secondo punto dell’assemblea del 21 luglio è “Deliberazioni ex articolo 2446 codice civile”. Quello che afferma che se hai perdite superiori al capitale sociale o le riduci entro l’anno dopo o ricapitalizzi o chiudi. Il presidente Luigi D’Arpino sceglie, inevitabilmente, la prima strada: “In considerazione dell’avvio imminente delle attività operative susseguenti alla consegna delle aree del 2 luglio 2014 – che consentiranno di conseguire i primi ricavi con l’obiettivo, a fine 2014, di coprire anche parzialmente le perdite anzidette – propone ai soci di rinviare a nuovo la perdita (…) affinché eventualmente gli stessi attivino relativi adempimenti necessari a ridurre a meno di terzo la perdita”.

LE MODALITA’

Il sindaco era al telefono, è vero, e magari la relazione sulla gestione è “tra le tante carte che mi capita di non leggere” – come disse sul parere che confermava l’incompatibilità di Placidi, ma come uscire dal fallimento è scritto lì. La gestione “si è incentrata principalmente nel ripianificare l’intera operazione per trovare percorsi alternativi che consentissero la realizzazione dell’investimento”. Così “con il supporto del nuovo socio Marinedi, si è proceduto a rivedere il progetto complessivo per introdurre una nuova modalità di realizzazione per fai che, riducendo il fabbisogno finanziario iniziale, consenta l’avvio del nuovo porto turistico di Anzio”. La conferma a quello che si sostiene da tempo e che fino a qualche mese fa lo stesso sindaco aveva affermato arriva nelle righe successive: “Il nuovo piano aziendale prevede l’avvio della gestione del bacino attuale, a seguito di un investimento iniziale ridotto alle sole infrastrutture amovibili per consentire l’ormeggio di circa 190 imbarcazioni; con l’avvio delle attività operative, potranno consegnarsi ai prenotatari i primi posti barca destinati a Dolt (il diritto di ormeggio a lungo termine, ndr) incassando i relativi importi e in tal modo finanziando l’avvio della seconda fase”. E cosa prevede questa seconda fase? E’ scritto sempre lì, ma nessuno finora ce lo aveva detto: “Ampliamento del bacino portuale attuale, secondo la configurazione prevista nel progetto definitivo, per ospitare sino a circa 580 posti barca e relativi servizi a terra e a mare. Ultimata la seconda fase, in considerazione anche dell’andamento del mercato e cercando di apportare migliorie tecnologiche e ambientali al progetto, si procederà alla terza fase che prevede il completamento del progetto definitivo”. Questo è nero su bianco, mentre il 30 settembre il sindaco in consiglio comunale ha sconfessato l’assemblea alla quale – sia pure per telefono – era presenta anche lui. Nel capitolo relativo ai fattori di rischio “si ritiene che con l’avvio delle attività operative e i primi incassi che si prospettano nell’esercizio corrente potrà essere superato”. E senza? E se non si va più “a pezzi” come ha detto il sindaco e si torna alla gara? Si fallisce… Perché le previsioni messe a bilancio sono quelle e “gli amministratori ritengono che per effetto della rimodulazione e rilancio dell’iniziativa” si possa superare la crisi. Altrimenti no. E lo si deve – dovrebbe fare – “in base al piano economico finanziario approvato nel dicembre 2013”. Piano che quindi esiste – finalmente ne veniamo a conoscenza – ma del quale i cittadini non sono stati messi al corrente. Nonostante siano “proprietari” del 61%

I REVISORI

La sottoscritta rinnova l’impegno auspicando un’immediata copertura finanziaria mediante apporto finanziario dei soci”. Lo scrive Patrizia Cudoni, revisore legale della società. Si riferisce a quanto aveva già suggerito il collegio sindacale l’anno precedente. Ma dice anche altro, facendo propria la relazione con la nuova modalità di realizzazione, il numero di posti barca previsti e quant’altro: “Su tali iniziative gli amministratori hanno ritenuto opportuno redigere il bilancio nel presupposto della continuità aziendale”. Anche il collegio dei sindaci prende atto della relazione, dei nuovi sviluppi, ritiene che portare a nuovo l’ulteriore perdita sia “conforme al dettato normativo” ma auspica “una immediata copertura mediante ripatrimonializzazione con apporti finanziari dei soci”.

LE CURIOSITA’

Tra i debiti della società a dicembre 2013 ci sono ancora 143.378 euro del progetto “Life” i soldi del quale – è stato ammesso in consiglio comunale – arrivati dall’Unione europea, sono stati spesi per altro. Ci sono, inoltre, debiti verso i componenti del consiglio d’amministrazione per 82.356 euro. Quando Luigi D’Arpino dice che fa il presidente gratis è vero, nel senso che non percepisce il rimborso previsto ma questi è regolarmente iscritto a bilancio per lui come per gli altri che prima o poi dovranno averlo, salvo rinuncia. Non c’è traccia, invece, segno che è stato proposto ma mai attuato del “prestito a titolo fruttuoso” di 200.00 euro che il socio privato aveva fatto mettere a verbale lo scorso anno.

IL QUADRO

E’ forse conoscendo questa situazione e il bilancio che la Banca Popolare del Lazio ha spinto per la nuova fideiussione. Se davvero l’opera fosse pronta a partire e ci fosse qualcuno interessato al nuovo bando annunciato dal sindaco, gli ormai circa 900.000 euro dovuti all’istituto di credito non sarebbero un problema di fronte a più di 100 milioni di investimento. Invece quello che emerge è una sostanziale incertezza e l’assoluta necessità di incassare – i canoni demaniali, gli affitti dei 190 posti, le 25 prenotazioni e tutto il possibile – per ridurre il debito ed evitare di ricapitalizzare (cosa che il Comune non è in grado di fare) o portare i libri in Tribunale. Alla Capo d’Anzio, comunque, sembrano “dimenticare” sia l’accordo di programma sia l’atto d’obbligo con il Comune. E’ altrettanto evidente che la società si è mossa, anche con le lettere ai concessionari, la ricerca di personale, i bandi, sulla base di quel pianto. Ne deriva che quanto ha affermato Bruschini in consiglio comunale non solo è una clamorosa inversione di tendenza o “strategia” precisa rispetto a quanto sostenuto prima, ma è a dir poco difficile da realizzare. Forse il socio – in quanto a strategia – è stato più lesto del primo cittadino, al punto di far mettere nero su bianco quali erano le novità della Capo d’Anzio “con il supporto di Marinedi”.

Siccome il sindaco spesso “non sa”, sono a sua disposizione bilancio e relazioni che comunque dovrebbe avere, a meno che in Comune abbiano fatto qualche brutta fine. L’invito è a rileggere in particolare le pagine 16, 18 e 24.

Porto operativo (?!) in vendita a Genova, ma non sappiamo quale…

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Lo indicano tra i “marina” operativi. E con l’intera rete si sono presentati a  Genova dove – si legge testualmente su facebook la Capo d’Anzio S.p.A. e la Marina di Capo d’Anzio stanno ottenendo uno straordinario interesse tra il pubblico del salone nautico . Siamo passati dal “tanto non si farà mai” dello stand di Italia Navigando, qualche anno fa, alla falsa indicazione di un porto operativo che tale non è. Soprattutto, cosa sta proponendo il socio privato della Capo d’Anzio a Genova? L’interesse è basato su quale proposta?

Perché ormai siamo alla farsa su quanto avviene intorno al progetto della Capo d’Anzio. L’ingegnere Renato Marconi doveva essere già in Liguria mentre il sindaco, Luciano Bruschini, annunciava in consiglio comunale che l’idea del Comune è una e quella del privato è un’altra. E che si farà come dice il Comune, il quale voleva la concessione totale e adesso che l’ha ottenuta si riprenderà le quote un tempo di Italia navigando e poi di Mare 2 spa quindi Marinedi ovvero dello stesso Marconi.

Peccato non essere a Genova per sentire dal vivo cosa si dice di Anzio e se il porto – che è nelle condizioni a tutte note – viene “venduto” o meno, se è inserito o non nelle promozioni che fa il gruppo rispetto ai transiti e alla formula “Qui e là”…

Serve chiarezza, lo ripetiamo, e non c’è. Anzi, dopo l’uscita del sindaco, il rapporto da chiarire con il privato, la fideiussione in bilico se Marconi non la firma, le tensioni delle quali si parla tra il presidente D’Arpino e gli ormeggiatori nel corso dell’ultimo incontro in Comune, la situazione ha finito di ingarbugliarsi.

Porto, trasparenza inesistente ma la Capo d’Anzio vende i posti…

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Del bilancio 2013 non c’è traccia, il 30 giugno sapremo – e temiamo che anche stavolta solo facendo una visura alla Camera di commercio – la situazione economico-finanziaria della Capo d’Anzio. La società che ha il Comune di Anzio al 61% e Marinedi spa del gruppo Marconi al 39% ha la concessione per realizzare l’approdo ma da quando la Regione l’ha firmata sono trascorsi due anni e mezzo invano. Non solo, di tutte le novità emerse in questi mesi sul sito ufficiale non c’è traccia, la foto è di oggi e l’aggiornamento è alla pubblicazione della gara (dicembre 2012) poi andata deserta!

Il sindaco, rappresentante del Comune e quindi della maggioranza degli azionisti, ha detto in consiglio che è stato chiesta e ottenuta l’inversione del cronoprogramma nell’ambito della concessione, spiegato che le lettere con scritto “Marina di Anzio” non spostavano di una virgola la situazione. Non ha mai chiarito, invece, i rapporti con il socio privato – che propone addirittura di prestarci 200.000 euro “a titolo oneroso” – se è vero che Marinedi sta dando vita a un Consorzio d’imprese per realizzare in “house” l’opera e soprattutto non ha mai spiegato perché non si è dato corso alla riacquisizione delle quote votata dal consiglio comunale all’unanimità e prevista dai patti parasociali.

 

Non ha nemmeno mantenuto, poi, l’impegno assunto con il Pd che attraverso Ivano Bernardone chiedeva una commissione di garanzia che valutasse lo stato dell’arte, né ha mai spiegato la reale situazione dei conti nonostante emergano vicende di bilancio a dir poco curiose. Per non contare la storia dei soldi del progetto Life arrivati e spesi per altro…

Quello che manca, soprattutto, è capire chi paga le opere previste per iniziare i lavori, chi mette i soldi dell’escavo previsti dalla concessione, chi realizza la strada di collegamento…

Ma forse, anche stavolta, gli anziati ovvero i soci di maggioranza devono fare da soli. Il sistema c’è, la Capo d’Anzio ha incontrato i potenziali acquirenti dei posti barca e spiegato a loro (mica alla città…) come intende procedere. Anticipi degli acquirenti, qualche soldo dal Consorzio delle imprese, qualcosa preso in banca e si parte. Insomma, fidatevi…

E le garanzie?   Tutte da capire. Con una domanda: se la Capo d’Anzio dovrà ricapitalizzare, come sembra, alla chiusura del prossimo bilancio consuntivo, il Comune dove prenderà i soldi? O sarà Marconi a metterceli e a far “sua” la Capo d’Anzio? D’altra parte quando nella discutibilissima scissione di Italia Navigando – che proprio lui aveva creato – si è trattato di scegliere, ha fatto inserire tra i “Marina” che spettavano a lui anche Anzio. I criteri nessuno li ha mai spiegati, ma forse l’ingegnere che gode in Comune di così tanto credito li conosce bene. Dirli anche ai cittadini, fino a quando sono detentori del 61% delle quote, magari aiuterebbe la trasparenza per la quale, a dire il vero, la Capo d’Anzio non ha mai brillato.