Porto, ci mancava solo la Befana

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Siamo in Italia e può succedere di tutto, anche che un giudice decida all’Epifania su un ricorso  presentato il giorno precedente. Ce lo dice il Circolo della vela di Roma, nel comunicato che trovate in un post su questo stesso spazio.

Certo, al porto di Anzio mancava solo la Befana dopo le mille peripezie di questi anni. Se il Circolo resterà o meno in quella sede è da vedere. Di certo non è titolare di concessione, a oggi, né paga il canone secondo quanto riferisce sui social network il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino.

Quando da bambini giocavamo negli oratori, di fronte alle rimostranze per una sconfitta sentivamo dire “e stacci no...” qui sembra, invece, che dopo aver declinato l’invito (fatto proprio dagli altri circoli velici e dai cantieri) a firmare la manleva per restare al proprio posto e aver perso il ricorso al Tar, il Circolo non voglia starci. Legittimo, sicuramente, ma è ora di finirla di dire che si vuole il porto sperando – sotto sotto – che lo status quo non muti.

La Befana porta una decisione favorevole al Circolo (aspettiamo la sentenza) e anche un’aumentata confusione intorno alla vicenda porto.

Sul consiglio d’amministrazione convocato per il 15 gennaio dopo che sulla data ipotizzata del 5 abbiamo sentito versioni disparate, si è nuovamente concentrata l’attenzione della politica locale. Si dice che il sindaco è pronto a cacciare chi non voterà per il bando.

Si dice anche, soprattutto tra chi del porto non s’è mai interessato, che il bando è l’unica soluzione. Non si dice, però, che servirà oltre un anno per arrivare a una eventuale gara né che l’intento – anche qui sotto sotto – è quello di affidare con una sorta di “trattativa privata” il lavoro, una volta che il bando andasse deserto. Ah, ma non avevamo chiesto alla Regione di invertire il crono-programma proprio perché il bando precedente non aveva visto partecipanti? E non dovremmo coinvolgerla di nuovo?

Non si dice che il sindaco ha firmato con il socio privato, Renato Marconi, dopo aver evitato di fargli causa nel 2012, una “road map” dopo precisi impegni in assemblea e che o la Capo d’Anzio gestisce l’attuale secondo quel piano finanziario o chiude.

Si evita di dire, poi, che c’è la mannaia della cessione per legge delle quote pubbliche della Capo d’Anzio e che la via d’uscita – portata in Consiglio a marzo ma mai discussa perché la proposta era di Candido De Angelis (la chiamano “politica“…) – non si vede. Né si dice che abbiamo mandato alla Corte dei Conti un piano di razionalizzazione su un modulo pre stampato dal quale il professionista ha evitato persino di togliere le frasi “digitare qui…” e che abbiamo quantomeno fatto una figuraccia.

Non si dice che la “politica” – sempre lei – minaccia di mandare a casa Bruschini se gli ormeggiatori (i quali hanno molte più ragioni del Circolo della vela) non continueranno a stare lì a fare quello che hanno sempre fatto ma che per alcune cose non si potrebbe fare….

Interessa davvero questo porto? Interessano le sorti della Capo d’Anzio? Più passa il tempo e più sembra il contrario. Ci mancava solo la Befana.

Porto, il Circolo della vela vince al Tribunale civile

Ricevo e pubblico dal Circolo della vela di Roma. Con una sola considerazione: non vorrei che anche i soci siano finiti tra coloro che dicono di volere il porto aggiungendo nel frattempo che “tanto non si farà mai…” e forse preferendo questa situazione.

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La Società Capo d’Anzio spa, prendendo spunto da una sentenza del TAR che, pur non entrando nel merito della controversia con il Circolo della Vela di Roma, ha ritenuto inammissibile il nostro ricorso per una ipotetica tardiva presentazione, ma che qualche altra Autorità dovrà valutare, con una lettera del 23.12 u.s., dai toni perentori, invitava il Circolo a lasciare entro il 7 gennaio l’area in concessione, intendendo prenderne possesso per procedere alla demolizione del fabbricato o al suo utilizzo per proprie finalità (come da dichiarazioni del Presidente Luigi D’Arpino).

Davanti a tale pretesa, in contraddizione con tutti gli accordi pregressi firmati con i Sindaci di Anzio, finalizzati alla delocalizzazione del Circolo, qualora fossero state realizzate le nuove strutture in altra area portuale, il Circolo della Vela di Roma ha presentato in data 5.1.2016 un ricorso al Tribunale Civile di Velletri per ottenere un provvedimento di urgenza che inibisca la turbativa del possesso, di cui gode il Circolo, posta in essere dalla Capo d’Anzio.

Il Tribunale Civile di Velletri, accogliendo il ricorso, ha emesso in data 06/01/2016 un decreto di urgenza, inaudita altera parte, che risultando provato, “l’animus turbandi” della Capo D’Anzio, le ha ordinato di cessare ogni attività di “ turbativa di possesso” e di mettere in atto “i comportamenti lesivi preannunciati”.

E’ opportuno precisare che il Circolo è sempre stato favorevole alla realizzazione del nuovo porto, che avrebbe consentito un ulteriore grande sviluppo delle sue attività istituzionali, non più reso possibile dalle attuali limitazioni e condizioni del porto, e che infatti il ricorso al TAR che ha proposto era (ed è) finalizzato, non già ad impedire tale realizzazione, ma soltanto a reagire allo stravolgimento del programma di realizzazione del nuovo porto, concordato, come appena detto, con i Sindaci di Anzio e consacrato in plurimi e formali accordi.

Il Circolo della Vela di Roma, infatti, costituito nel 1949, da sempre affiliato alla FIV, nonché riconosciuto dal CONI e insignito dallo stesso della Stella d’Argento al Merito Sportivo, è uno dei più prestigiosi ed antichi Circoli d’Italia, il secondo nel Lazio, e che annovera tra i suoi soci fondatori la Marina Militare, ha organizzato nel corso degli anni campionati Italiani, Europei e Mondiali di imbarcazioni di classi olimpiche, oltre a 20 edizioni di settimane veliche Eurolimp, di classi giovanili ed altura, 42 campionati invernali e 32 coppe Asteria ed anche manifestazioni con finalità benefiche come le 3 edizioni della Regata del Cuore, con particolare attenzione all’attività di scuola vela ed alla promozione giovanile con il progetto Velascuola, nato dalla collaborazione tra la FIV ed il Ministero della Pubblica Istruzione, nel quale è risultato più volte nei primi posti a livello nazionale, e per il quale già oggi ha avuto la prenotazione per ben 728 alunni delle scuole di Anzio per il 2016: tutte attività con importanti ricadute economiche sul territorio per la presenza di atleti, tecnici, ufficiali di gara, accompagnatori ed ospiti.

Il Circolo della Vela di Roma si augura che questa spiacevole situazione di conflitto con la Capo d’Anzio si esaurisca, nell’interesse di tutti, quanto prima, e auspica che il nuovo porto venga presto realizzato, nel rispetto degli accordi intercorsi con l’Amministrazione comunale di Anzio.

 

Porto, un andazzo che non piace

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E’ rinviato a data da destinarsi il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio che oggi avrebbe dovuto valutare gli sviluppi della situazione dopo la vittoria al Tar e l’ormai “famoso” bando che il sindaco ha nuovamente annunciato in Consiglio comunale, con tanto di particolari.

Le assenze congiunte di alcuni consiglieri d’amministrazione e le divergenze tra questi e il sindaco – ormai palesi – hanno fatto rinviare la discussione, portando ulteriormente la società verso una certa dismissione. Poco importerà, alla fine, se controllata o partecipata, il decreto che il governo si appresta a varare ci costringerà a cedere. Faremo pure le barricate, non c’è dubbio, ma continuiamo a non capire ciò a cui assistiamo.

Proviamo a ricapitolarlo: l’assemblea dei soci vota per l’inversione del crono programma nel 2014 e la ottiene dalla Regione, approva – sindaco presente – un piano finanziario per sostenere in proprio l’avvio dell’iniziativa attraverso la sistemazione e gestione del bacino attuale.

Il sindaco “dimentica” o finge di non sapere cosa ha deciso in assemblea e la “road map” firmata con il socio privato e dice che farà il bando, anzi caccerà Marconi, al punto da intentare – tre anni dopo il parere chiesto allo studio Cancrini – una causa dalla quale difficilmente usciremo vincitori.

La società vorrebbe avviare l’attività ma i legittimi ricorsi di Cooperative di ormeggiatori e Circolo della vela ne limitano l’operatività per la stagione 2015, al punto che si rischia seriamente il default finanziario.

La Capo d’Anzio vince al Tar, potrebbe finalmente avviare la gestione e il piano previsti e approvati dall’assemblea, ma il sindaco dice che non è il caso: si fa il bando e si parla con gli ormeggiatori, sembra promettendo loro che tanto resteranno al loro posto. Ne va, in questo caso, anche della tenuta della maggioranza e dei ritrovati rapporti con Candido De Angelis.

Il quale ha ragione quando dice che se gli ormeggiatori non avessero firmato oggi non saremmo qui, non c’è dubbio, ma nessuno aveva messo in conto allora l’inversione del crono programma e tutto il resto. Un riconoscimento devono averlo, certo, ma non hanno più dopo il ricorso la forza di prima.

In tutto questo il piano di razionalizzazione della società è affidato, con ritardo, a un esterno (possibile che in Comune nessuno potesse farlo? Tanto poi hanno sempre il 100% di indennità di risultato….) che mette insieme dieci pagine e scrive a più riprese che la società è in fase di “sturt up“.  Quel piano, con un preciso mandato, era arrivato all’inizio di aprile in consiglio comunale, ritirato e mai più presentato. Perché? Diceva chiaramente che era necessario: “mantenere il controllo strategico del Comune sulla società, data la conformazione e la storia del porto di Anzio, nonché per le ricadute che la realizzazione dell’iniziativa può avere in termini di opere pubbliche e occupazione“. Chiedeva di “razionalizzare le spese della Capo d’Anzio sulla base di quanto previsto dai verbali di assemblea e del consiglio d’amministrazione nonché del business plan della società” e dava mandato agli uffici di “provvedere a quanto stabilito dalla Corte dei conti in termini di controllo analogo e iscrizione nel conto d’ordine della fidejussione“.

Quest’ultima, nel frattempo, il Comune l’ha pagata ma ora rischia di essere beffato e dover cedere le quote. Forse avrebbe rischiato anche con quella delibera, ma era un segnale chiaro. Invece si continua con un andazzo che non piace affatto, dimenticando che la Regione ha invertito il crono programma perché finalmente si avviasse un’opera che secondo la concessione originaria doveva essere – ormai – in pieno cantiere.

Parlare di bando, oggi, è lecito ma oltre ad avere un altro anno di stop tra pubblicazione della gara, offerte e via discorrendo significherebbe dover dire alla Regione che con quell’inversione abbiamo scherzato. Così come con i business plan e tutto il resto.

Finché saremo proprietari del 61% in quanto cittadini, qualcuno vuole spiegare a che gioco stiamo giocando? E la Regione vuole finalmente farci capire se il porto è ancora suo o ha deciso di appaltarlo a Marconi o chi per lui?

La prima novità del 2016

Ancora grazie a quanti hanno la bontà di seguirmi, con l’avvio del 2016 e a due anni dalla nascita di questo spazio (“galeotto” fu il consiglio di Marco Cusumano…) il profilo di wordpress cambia e da oggi è operativo il dominio giovannidelgiaccio.com

I contenuti restano quelli di sempre: la mia città, il giornalismo, il baseball, la libertà di espressione e quanto sento di dover comunicare con un moderno strumento che cambia di giorno in giorno.

Grazie e se avete suggerimenti, critiche, indicazioni, fatevi avanti, senza problemi.

Un caro saluto e auguri di buon anno! Gdg

 

Il porto non diventi delle nebbie, per piacere….

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Dal consiglio comunale dei giorni scorsi e dal dialogo in aula tra il sindaco Luciano Bruschini e il suo predecessore Candido De Angelis, sappiamo qualcosa in più sulla vicenda porto. Non tutto, però, né possiamo dire di avere quella chiarezza chiesta da De Angelis in assise e dal Pd che vuole una convocazione specifica, necessaria per capire dove va la Capo d’Anzio che è titolare della concessione ma rischia di essere privatizzata.

Quello che sappiamo è che “Nessuno ha pensato di venderla” – ha detto il sindaco, riferendosi alla società. E che se le cose dovessero andar male “restituiremmo tutto alla Regione, parlando prima con la Corte dei conti“. Alla domanda sul perché un piano di razionalizzazione all’ordine del giorno del consiglio comunale all’inizio di aprile sia stato fatto da un esterno al Comune e si apprenda solo da un intervento della Corte dei conti rispetto alla contestata fidejussione pagata nei giorni scorsi “è previsto per legge che lo faccia il sindaco, ho dato incarico e l’ho mandato con otto mesi di ritardo” . Poi la promessa agli ormeggiatori “Sono sempre stato per il dialogo, ci riparlerò, nessuno vuole fare guerre o creare disoccupati“. E poi la storia degli anni persi, quindi il “famoso” bando. Il 29 mattina il sindaco doveva incontrare i tecnici “per un nuovo progetto, da 190 a 130 milioni di euro per riandare in gara“. SI arriva a quella cifra rivedendo alcuni materiali, non l’atto d’obbligo – quindi le opere – tra Comune e Capo d’Anzio.

Fermi un attimo, ma il sindaco pensa davvero che dormano tutti? Non è lui che ha firmato con Marconi, dopo l’inversione del crono programma e dopo l’assemblea dei soci, una “road map” che prevede intanto l’avvio dei lavori nel bacino interno? Fare la gara non paralizzerà per altri mesi il porto e le casse della società?

La chiarezza che da questo umile spazio si chiede da anni, ormai, va fatta una volta per tutte e in Consiglio comunale, senza proclami (“caccio Marconi….” che infatti è ancora lì) ma dando certezze. Tutto deve diventare il porto della città meno che quello delle nebbie.

Il piano finanziario che anche il sindaco ha approvato e prevede le fasi 1 e 2 – quelle ancora oggi sul sito della società – ha un suo fondamento, la gara, oggi, è un altro salto nel buio.

La delibera presentata ad aprile e rinviata diceva perché la Capo d’Anzio deve restare pubblica, oggi rischiamo sia tardi. De Angelis ha ragione, non vuole avere “la responsabilità morale di aver privatizzato il porto” e il sindaco fa bene a ribadire che “non si vende e se l’argomento viene in consiglio comunale voto contro“. Ma alle buone intenzioni devono seguire i fatti e lui non ha dato corso a un ordine del giorno del 2012, aveva il parere di Cancrini sul passaggio da Italia navigando a Mare 2 – poi Marinedi – sempre Marconi e ha fatto causa tre anni dopo, dice una cosa in assemblea e un’altra in Consiglio, non ha mai fatto le assemblee pubbliche promesse, a chi dobbiamo credere?

Infine Marconi. Un socio che sta lì, buono buono, senza un euro al punto che la fidejussione il Comune l’ha pagata e lui s’è messo a rate, ma personaggio capace di tutto. L’ha dimostrato mentre firmava i patti parasociali ad Anzio, da amministratore di Italia Navigando che doveva essere completamente pubblica ma nella quale aveva già delle quote. L’ha dimostrato rimanendo buono buono in quel carrozzone che lui stesso, con l’appoggio trasversale della politica, aveva creato, ha fatto progetti, messo know how, fino a uscirne con 10 porti – controvalore di 16 milioni di euro – al termine di un’operazione di ingegneria finanziaria senza eguali.

Se e quando presenterà il conto ad Anzio saranno guai, per questo di tutto abbiamo bisogno fuorché di chiacchiere.

Villa e grotte monumento, ora rilanciamole

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La notizia è arrivata di buon mattino, via whatsapp, dopo la lunga discussione sul bilancio regionale. Ieri era stato detto che si sarebbe trattato l’argomento, ma l’esito era tutt’altro che scontato. Anzi, qualcuno del Pd quando si è visto “scavalcato” ha provato a dire che non era il caso, ma alla fine ha prevalso il buon senso.

Oggi c’è la conferma che la Villa e le grotte di Nerone sono un monumento naturale e che un altro passo in avanti è stato fatto per rilanciare un sito da anni abbandonato a se stesso.

Un plauso al consigliere regionale Giancarlo Righini che ha portato avanti questa iniziativa, uno più grande alla concittadina Chiara Di Fede che con ostinazione non ha mollato. Non è un caso che sia anche componente del variegato comitato che si è battuto per il riconoscimento tra “I luoghi del cuore” del Fondo per l’ambiente italiano di quell’area.

Non è un caso che tutto nasca da quello che abbiamo ribattezzato ben presto eco-mostro e sul quale le procedure sono state tutt’altro che trasparenti.

Ma è bene guardare avanti e pensare, davvero, a come tutelare e rilanciare il luogo non a caso scelto dagli antichi romani – pensare solo a Nerone è riduttivo, ma è un nome che “tira” – e farne un’occasione per la città.

La giunta ha deliberato uno stanziamento, il Fai ha detto che il progetto è meritevole ma non l’ha finanziato, ora c’è questo riconoscimento e magari qualcosa si potrà ottenere anche dalla Regione, ma una cosa è certa: il progetto presentato al Fai non costa un’enormità e un’amministrazione lungimirante – che non si preoccupa di chi ha portato avanti l’iniziativa né di eventuali ricadute “politiche” ma della città- lo finanzia per intero e fa un primo passo.

Sarebbe importantissimo, un segnale, dire che oltre mercatini, luminarie, iniziative con soldi sistematicamente a pioggia, si investe su qualcosa. E’ un augurio, visto mai che il 2016 ci porta una buona notizia e fa intervenire per un bene sul quale Chiara – ma anche Francesco, Silvia, Claudio… – si è spesa, ma che resta un’occasione della città.

Analisi del 2015, grazie a chi mi segue…

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 49.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 18 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

“Ma quale chef…” Ciao, Regina

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Regina ai fornelli (foto Rinobarillari.com)

Mi chiamò un collega dell’Ansa, aveva appena “passato” la notizia che la migliore zuppa di pesce d’Italia era quella di Alceste al Buon gusto e disse che dovevamo andarcela a mangiare insieme.

Non che servisse una giuria specializzata per dircelo, ma faceva piacere che il nome di Anzio e di uno dei suoi ristoranti più rinomati fosse sull’Ansa e con un premio del genere. La gastronomia di qualità è uno dei nostri punti di forza e Regina, che quella zuppa l’aveva preparata, ne è stata una delle migliori rappresentanti.

Se n’è andata lasciando, ne sono certo, una importante eredità a Igino – Gino per tutti noi –  Maria Elena e Priscilla ai quali mando un abbraccio virtuale. Ricordando un aneddoto di quando, con quel collega, andammo a mangiare la zuppa di pesce qualche settimana dopo la vittoria.

Chiese di complimentarsi con la chef e lei rispose “ma quale chef, io so’ cuoca”  con una schiettezza unica.

Una battuta che ci dice come, mentre in tv ci riempiono di programmi di cucina, di improbabili gare e dove a farla da padrone sono chef stellati e a volte un po’ montati, che il protagonista è anzitutto il cibo, poi anche chi lo prepara.

Con le ricette “di una volta“, quelle dei cuochi, di chi da dietro le quinte della cucina ci ha regalato piatti indimenticabili. E quella zuppa, la migliore d’Italia e del Mediterraneo. Ciao, Regina.

Yachting club Capo d’Anzio, ma sul porto prima capiamo…

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La vittoria al Tribunale amministrativo regionale ha spinto il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio ad “accelerare” le procedure per risolvere la questione con le cooperative degli ormeggiatori e il Circolo della vela di Roma.

Mentre gli ormeggiatori se vorranno mantenere il lavoro ora dovranno accettare le eventuali proposte della Capo d’Anzio, tra le idee emerse per il circolo c’è quella di una gestione diretta dello spazio. Ospiterebbe la sede della Capo d’Anzio e uno yachting club. Il tutto con la garanzia del mantenimento dell’attuale occupazione e un bando pubblico per affidare in gestione il ristorante. Proposta che affascina, non c’è dubbio, anche se prima sono altre le cose da capire.

Da una nota della Corte dei conti rispetto alla fidejussione prestata dal Comune alla società – e pagata dopo una delibera di giunta – oltre ai dubbi sullo strumento utilizzato, emerge che la magistratura contabile ignorava l’esistenza della garanzia (e se confermato sarebbe gravissimo) ma soprattutto che un “piano di razionalizzazione” della società per le note previsioni della spending review è stato fatto. Da chi? Cosa prevede? Perché non ne è stato informato il consiglio comunale e, quindi, la città che rappresenta pur sempre il 61% della Capo d’Anzio?

C’è poi il discorso della situazione finanziaria della società partecipata dal Comune, la vicenda del Life e i rapporti con l’Unione europea che rischia di avviare una procedura d’infrazione o inserirci nella “black list“.

Così come resta da capire se vale quanto votato dall’assemblea dei soci – e successivamente confermato dal sindaco in una intesa sottoscritta con Renato Marconi – o se davvero si vuole fare un nuovo bando del quale vedremmo la gara (se va bene) non prima di sei mesi.

La Capo d’Anzio nel frattempo cosa fa? E il porto attuale lo lasciamo abbandonato in attesa di chi vince il bando e “privatizza” la gestione o facciamo in modo che funzioni meglio?

L’altra faccia della medaglia è, purtroppo, la cessione del 61% a Marconi. Una strada obbligata se non si deciderà cosa intende fare il Comune delle sue quote. Per questo la chiarezza su obiettivi e strategie che si invoca da tempo – inutilmente – è fondamentale. Poi ben venga lo Yachting club, ma prima fateci capire.

 

 

Il Consiglio “aggirato” e il singolare caso privacy

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Speriamo che stavolta nessuno si offenda, ma alla vigilia del Consiglio comunale che chiuderà l’anno politico ad Anzio – la convocazione è prevista per il 28 dicembre – c’è qualcosa che non torna.

L’impressione è che su più di qualche argomento il Consiglio sia “aggirato“, per questo sarebbe bene avere dei chiarimenti. Proviamo ad andare con ordine.

C’è un ufficio del Comune, quello delle politiche delle entrate, che diffida consiglieri e assessori a pagare il dovuto all’ente pena l’incompatibilità. Materia, quest’ultima, di competenza del Consiglio. Esce fuori la vicenda, c’è la nota storia dello “sgarrupato“, ma sono passati due mesi e i consiglieri – unici chiamati a decidere su eventuali incompatibilità – non sanno ancora qual è la reale situazione. E se la ignorano loro, figuriamoci i cittadini che li hanno eletti. Sulla questione – rispetto ai destinatari delle lettere – torneremo più avanti.

C’è un consigliere dell’area metropolitana che paventa l’incompatibilità di Cristoforo Tontini – eletto nei 5stelle ma al centro da mesi di scontri interni al movimento di Grillo – e la vicenda anziché essere affrontata nella sede del Consiglio comunale è “risolta” da una nota del segretario generale il quale,  nell’ultima seduta, aveva riferito essere tutto a posto. Ma, lo diciamo da profani, non si dovrebbe conoscere e poi votare?

C’è la vicenda porto, poi, che si sta giocando tutta fuori dall’aula dove il 61% delle quote detenute dai cittadini di Anzio è rappresentato. Si parla di una fidejussione che il Comune è pronto a pagare – previa delibera di giunta – ma di quello che vogliamo fare della società nulla è dato sapere. E dire che c’è stata anche la pronuncia, “snobbata” dal socio di maggioranza che non ha inteso fare comunicati, del Tar a favore della Capo d’Anzio che ha chiuso il contenzioso con gli ormeggiatori.

Ebbene manca il piano di razionalizzazione, c’è la scure della Corte dei conti sulla fidejussione, quella dell’Unione europea sul progetto Life e tutto fila liscio. Anzi, c’è chi continua a fantasticare del bando

C’è la storia della contro-relazione del Ministero dell’economia che respinge buona parte delle risposte del Comune. Qui la memoria – e uno streaming “de noantri” – potrebbe difettare. Qualcuno dei consiglieri ha mai chiesto al sindaco cosa ha fatto a riguardo e a che punto è la situazione?

C’è la variante – perché come tale si palesa – dell’area “Puccini” votata in giunta e sulla quale un comitato di cittadini si sta muovendo. L’urbanistica è materia, notoriamente, di Consiglio comunale e se pure – come dice l’assessore Attoni – siamo in presenza di una “variante non sostanziale” – è inimmaginabile far finta di nulla.

Vedremo se il 28 qualcuno chiederà lumi su queste vicende.

Dicevamo della presunta incompatibilità per i “morosi” e la privacy dei destinatari. Dal Comune hanno risposto, genericamente, che i nomi non possono essere forniti. Ci siamo rivolti al garante della privacy che ha fatto sapere di non poter rispondere a riguardo:  “Spetta all’Amministrazione destinataria della richiesta di accesso verificare, caso per caso, l’interesse e i motivi sottesi alla relativa istanza, nonché valutare la sussistenza di una delle ragioni per le quali il documento può essere sottratto alla conoscibilità del richiedente, essendo la stessa in possesso di tutti i necessari elementi di ponderazione della istanza di accesso. Le determinazioni dell’amministrazione, in caso di ostensibilità oppure di diniego dell’accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso, non sono sindacabili dinanzi a questa Autorità (…)“.

Allora siamo andati alla commissione nazionale per l’accesso istituita dal Governo che per competenza ha girato il quesito al difensore civico regionale, il quale a sua volta l’ha mandato a quello dell’area metropolitana. L’impressione è che si tratti di uno scaricabarile.

La politica è piena di lacune, ma la burocrazia non sembra messa meglio. Vedremo se, come e quando arriverà una risposta. Qui si vuole semplicemente ricordare che non parliamo di semplici cittadini ma di consiglieri comunali e assessori, quindi di personaggi pubblici.

Ivano Bernardone, del Pd, nel consiglio del 5 novembre ha ricordato come, a suo parere, andrebbero pubblicati oltre i redditi anche gli avvenuti pagamenti a favore del Comune dei tributi dovuti in quanto cittadini.  E’ una strada da intraprendere, pensasse a proporla….

E buon Natale a quanti hanno la bontà di seguire questo spazio.