Porto, Maranesi parla di “Soap opera”

Ricevo e pubblico, da Marco Maranesi, sulla vicenda porto

renderingporto

 

SOAP OPERA “IL RIPENSAMENTO…. LA PRIVATIZZAZIONE DI ANZIO”
Attori protagonisti: Luigi D’Arpino e Antonio Bufalari
Regia: Franco Pusceddu (dirigente del Comune in ferie fino a settembre prima della pensione ma ancora incollato alla poltronissima del porto)
Produttore unico: Renato Marconi

Se i fatti riportati da un noto settimanale locale corrispondono al vero ma non ne dubito vista l’autorevolezza di chi ha firmato l’articolo purtroppo siamo ai titoli di coda della Soap Opera e possiamo dire che il porto pubblico, il bando di gara, il nuovo CDA formato da seri professionisti è stato l’ennesimo bluff che rimarrà chiuso nelle stanze di Villa Sarsina. Il produttore Renato Marconi è sceso in campo, ha spedito ad Anzio il fido Antonio Bufalari che con il regista, Franco Pusceddu, ha confezionato una Soap Opera degna delle migliori serie americane. Troppo importanti quelle poltrone del CDA, troppi sono gli interessi che girano intorno alla privatizzazione del Porto e quindi alla privatizzazione della nostra Città.

Caro Presidente d’Arpino:
Non ti candidi più come Vicesindaco di altri?
Non ti candidi più con le persone perbene di questa città?
Non sei più uscito da Forza Italia?
Non dici più che il Sindaco non è libero?
Non ti senti più abbandonato?
Hai dato le tue dimissioni definitive?
Non ringrazi più Renato Marconi per l’ottima collaborazione in questi anni?

Caro Franco Pusceddu:
Perché resti incollato alla poltrona del CDA della Capo d’Anzio nonostante le annunciate dimissioni di D’Arpino?
Come fai s stare nel CDA quale rappresentante del Comune se sei praticamente in pensione?
Sei favorevole alla causa intrapresa dall’Avv. Cancrini per la riacquisizione delle quote che in modo illegittimo sono finite nelle mani di Marconi, così come stabilito dal Consiglio Comunale? Oppure ti sei adoperato per bloccare la causa?

Alla prossima puntata.

La Regione fa ordine nel caos del porto, adesso basta

regioneareeporto1

La lettera spedita dalla Regione al Comune e alle autorità

La lettera che la Regione Lazio ha spedito al Comune , alla Capo d’Anzio e a un’altra serie di soggetti istituzionali pone, speriamo, la parola fine sull’occupazione delle aree da parte di chi aveva presentato ricorso: non hanno titoli e devono andarsene.

Fine delle trattative, dei giochi, delle pressioni politiche e “confermata la regolarità della procedura sin qui seguita“.

regioneareeporto2

Forse è anche per questo che il sindaco, in meno di un giorno, ha cambiato idea, buttato a mare – è il caso di dirlo – il bando annunciato ai quattro venti e chiesto a Luigi D’Arpino di ripensare alle dimissioni. Troppo tardi, forse.

Di certo Bruschini, parlando di bando in questi mesi e fingendo di ignorare quanto deciso finora nelle sedi societarie, ha fatto come quelli del Pd che sbandieravano le lettere fatte fare apposta dal Ministero dei Trasporti che mettevano in dubbio le procedure seguite, mentre in conferenza dei servizi, per lo stesso Ministero, Monica Mazzarese affermava “le procedure sono correttamente individuate“.

Se c’è una speranza di tenerci la Capo d’Anzio, evitando la scontata cessione delle quote che – allora sì – finiranno direttamente a Marconi, è quella di rendere la società operativa, di farla lavorare, di rispettarne il piano finanziario. Il bando proceda parallelamente, ma intanto si avvii l’opera. E basta con la dichiarazia di questi giorni del mondo politico locale che, troppo spesso, del porto parla a vanvera.

Marconi – qui lo si sostiene da tempi non sospetti – ha avuto il 39% con un’operazione discutibile, è un socio che non abbiamo scelto né voluto, ma finché c’è va messo in condizione di nuocere il meno possibile.  Poi si tireranno le somme, ma intanto si deve partire.

Piaccia o meno a ormeggiatori e Circolo della vela, così come a quanti occupano le aree “sine titulo”  e nei confronti dei quali si deve procedere secondo la Regione: “ai sensi dell’articolo 54 del codice della navigazione” che recita: “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito e, in caso di mancata esecuzione dell’ ordine, provvede di ufficio a spese dell’ interessato“.

A proposito di ormeggiatori, infine, è bene pubblicare un atto ufficiale. E’ parte del verbale del 2 dicembre 2014 nel quale – sindaco presente – si decide il da farsi. Non serve aggiungere altro.

cda21214

Porto: l’addio di D’Arpino, il fallimento del sindaco

darpen

Stavolta non c’è scusa. Non ci sono i sacerdoti delle procedure del centro-sinistra, né quelli che andavano a Roma a dire che il porto non andava fatto. No, stavolta c’è una concessione, c’è un crono-programma invertito a tempo di record dalla Regione – guidata da un cento-sinistra più illuminato, evidentemente, del precedente – e c’è un porto che non solo fatica a iniziare ma rischia di essere definitivamente affossato ancora una volta sull’altare della “politica“.

Le dimissioni di Luigi D’Arpino sono solo l’ultimo passaggio del fallimento non tanto del progetto, quanto di come il sindaco lo ha gestito. Luciano Bruschini, con l’inversione del crono-programma avuta in due mesi (la Polverini ce ne mise quattro a fare l’accordo di programma già scritto e un anno a dare la concessione) e le ultime sentenze del Tar, può mettere domani mattina la prima pietra.

C’è un piano finanziario che lui stesso ha approvato in assemblea dei soci della Capo d’Anzio. Ci sono le diverse fasi che può solo fingere di non conoscere, essendo creduto da chi del porto sa a malapena dove si trova.

Invece fantastica di un bando che – se va bene – vedrà la luce tra 18 mesi. Oggi questa idea sta al nuovo porto come quella del Pd, di alcuni anni fa, di chiedere di rifare il progetto e le procedure. Perché il bando si fa con un progetto esecutivo, perché la valutazione d’impatto ambientale esistente è scaduta e quindi va rifatta, perché si deve tornare in Regione e dire: “Oh, ci siamo sbagliati, invertiamo l’inversione….

Perché il bando, allora? Per lasciare al loro posto gli ormeggiatori che stanno creando un problema politico alla maggioranza? Troppo poco. Certo, nell’inversione vanno  mandati via  e con loro va trovata una soluzione. Il sindaco aveva il dovere di farlo quando la Regione ha dato il via libera al nuovo crono-programma. Non lo ha fatto e oggi è troppo facile dire che non sapeva del bando per assumere ormeggiatori. Con i quali – speriamo Bruschini ne sia a conoscenza – era stata esaminata una “ipotesi di puntuazione” in grado di soddisfare le esigenze di tutti e sulla quale ragionare. Chiaro che se lì era scritto X oggi, dopo che hanno perso il ricorso, dopo che la Capo d’Anzio non ha potuto essere operativa, ha da essere X meno qualcosa. Non si può dire “abbiamo scherzato“, fermo restando che non vanno creati disoccupati né si deve rinunciare a chi conosce il porto.

Perché il bando, allora? Per far fuori il socio privato, Renato Marconi, al quale non è stata fatta causa tre anni fa e che, prima o poi, presenterà un conto salato se salteranno accordi che lo stesso sindaco ha firmato? Forse. O magari perché tra gruppi russi e americani dei quali si è spesso parlato è arrivato un neonato Consorzio che vanta una non meglio specificata linea di credito in una banca della Turchia e ha precisi sponsor nella politica cittadina?  Dal porto che volevano realizzare grandi gruppi internazionali a un Consorzio rispettabilissimo ma “de noantri“. Tutto può essere.

D’Arpino, allora, messo a fare il presidente per un preciso accordo politico che Bruschini ha rispettato e confermato – con lo stesso D’Arpino che alle ultime elezioni ha “rinnegato” l’ex amico Candido De Angelis – e che ieri ha ricordato di essere stato “un soldato fedele“. E’ vero. L’ex presidente della Capo d’Anzio ha mille difetti e altrettanti torti, ma ha  rispettato il mandato avuto dall’assemblea dei soci. Lo ha fatto spesso a modo suo, con il suo fare guascone, con esternazioni fuori luogo sui social media, alzando qualche volta la voce, ma ha portato avanti quanto deciso dall’assemblea, sindaco in testa. Al suo posto ce ne saremmo andati prima, quando Bruschini dopo aver fatto una cosa nella stessa assemblea dei soci, ne annunciava un’altra in Comune. “Il sindaco mi ha abbandonato” – ha detto D’Arpino. Non l’ha fatto ieri, ma da tempo. Con le affermazioni in Consiglio comunale che smentivano le decisioni prese alla Capo d’Anzio, quale rappresentante del 61% delle quote e cioè dei cittadini. Quelle che rischiamo di perdere per legge se la Capo d’Anzio non dimostra di avere un “core business“. Quelle che rischiamo di perdere per non aver deliberato in Consiglio comunale il “controllo strategico” e per avere mandato alla Corte dei Conti un piano di razionalizzazione su un modello pre stampato ignorando persino che la Capo d’Anzio, nel frattempo, due dipendenti li aveva assunti.

Oggi Bruschini esprime  solidarietà al presidente e fa bene,  il clima irrespirabile di questa città che va dai giornalisti infami alle minacce a D’Arpino, da evocare le “schioppettate” in Consiglio comunale alle pressioni sull’appalto dei rifiuti, non è più tollerabile. Ogi invita D’Arpino a ripensarci, ma dimentica di dire che ieri era con Candido De Angelis a prospettare l’ipotesi di un nuovo presidente.

E’ la “politica”, così ci spiegano. La stessa che ha impedito, dal ’98 a oggi, da destra a sinistra, da chi chiedeva pareri a chi li dava “a soggetto” a questo porto di vedere finalmente la luce.

C’è una strada per farlo? Certo: un presidente di garanzia non della politica, ma della realizzazione del porto che deve partire dalla sistemazione e gestione dell’attuale e per il quale – nel frattempo – si può anche lavorare al bando. Altri percorsi non sono fattibili. A meno che non vogliamo continuare a prenderci in giro.

Dal ’98 a oggi – ed è un peccato averci creduto – ne abbiamo abbastanza.

Porto, una cordata che già lo “vende”

velelatinegoog

Le dimissioni del presidente della Capo d’Anzio, Luigi D’Arpino, sono l’ultimo problema e proverò ad analizzare più avanti, in un’altra riflessione la situazione che è precipitata in questi giorni e il clima irrespirabile – ormai da “Gomorra” come mi ha ricordato in un post su facebook Chiara Di Fede – di questa città.

Il discorso è un altro ed è molto più serio, è legato a chi il porto già lo “vende” o vorrebbe venderlo. Un Comune 3.0 che finisce vittima del suo stesso essere (!?) all’avanguardia. Cercando su internet, infatti, si scopre che “il nuovo porto di Anzio” è tra le iniziative del Consorzio Vele Latine. Ops… E chi sarà?

Ne sa qualcosa il sindaco Luciano Bruschini? E’ questo il fantomatico gruppo del quale si parla da un anno e mezzo?

Sì, perché questo gruppo è stato “sponsorizzato” da esponenti politici locali al primo cittadino e da questi in qualche modo ascoltato. Si tratta di un Consorzio costituito ad aprile 2014, all’indomani dell’inversione del cronoprogramma, composto da un paio di società romane e due imprenditori privati anziati.

Escono fuori, da normalissime visure camerali, una serie di attività-scatola, liquidazioni e fallimenti nei quali non sono comunque direttamente coinvolti amministratori del Consorzio ma che in un ambiente finanziario non sono certo buon segno.

Eppure il famoso gruppo “turco” sarebbe questo, in realtà i soldi starebbero in una banca turca. Così si apprende da quelle che sono molto più di “chiacchiere da bar” come il sindaco ha detto all’ultimo consiglio comunale. Sono certezze, nero su bianco, 3.0 o come dir si voglia

Prima di pensare al dopo D’Arpino sarà il caso che Bruschini e chi ha proposto un Consorzio che ha – tra l’altro – un logo molto simile a quello della Capo d’Anzio, spieghi ai cittadini se ci sono stati rapporti con Vele Latine, chi li ha proposti e perché, se ha mai immaginato una forma di collaborazione e se ha mai coinvolto la Capo d’Anzio in questo discorso.

velelatine.jpg

Fino a prova contraria, fino a quando non saremo costretti a cederle, il 61% delle quote sono dei cittadini di Anzio che hanno già dato in quanto a “Marine investimenti” o simili negli anni passati. Società creata ad hoc e senza una lira, allora, o di disturbo come quando con la stessa compagine (Sofim) ma cambiando semplicemente nome si  faceva un progetto concorrente a quello della Capo d’Anzio solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea.

No, non ci siamo. Abbiamo il diritto di sapere e chi rappresenta il 61% è ancora il sindaco. Lo stesso che con la Capo d’Anzio ha fatto una cosa in assemblea dei soci, poi è arrivato in Comune ed è andato in direzione opposta. Basta!

 

Porto, Maranesi chiede le dimissioni di D’Arpino

La nota di Marco Maranesi è stata diffusa ieri e ripresa già da alcuni siti on-line. Prende spunto, però,  dalla lettera che Luigi D’Arpino, presidente della Capo d’Anzio, ha diffuso attraverso questo spazio e che trovate su uno dei post precedenti. Per completezza di informazione, ricevo e pubblico le richieste del consigliere comunale di Liberi di cambiare.

porto_anzio

Dopo aver letto la lettera aperta ai cittadini del Presidente della Capo d’Anzio trovo che la presentazione delle sue formali dimissioni, questa volta dimissioni vere, è l’unica cosa seria che gli è rimasta da fare. Si è preso gioco pubblicamente del Sindaco Bruschini, quale massima Istituzione cittadina, che da una vita ricopre incarichi politici/manageriali. Non è certo D’Arpino a dover illustrare al Sindaco tempi e modalità per convocare un CDA. Comprendo il nervosismo e la necessità di coprire, o far dimenticare, la gestione fallimentare della Capo d’Anzio: restituzione di 200.000,00 euro alla Comunità Europea su un progetto mai realizzato che ha portato la nostra Città ad essere inserita nella black list con il blocco di tutti i finanziamenti europei, la totale violazione delle norme sull’anti-corruzione e sulla trasparenza da parte della Capo d’Anzio (basta andare sul sito per rendersene conto), la confusione che ancora oggi c’è sul logo della società… Capo d’Anzio o Marina di Capo d’Anzio… senza che il Consiglio Comunale si sia mai pronunciato sulla vicenda, le continue “bugie” sulla pubblicazione del bando di gara per il nuovo porto (che con sue dichiarazioni sulla stampa era stato annunciato per settembre 2015 e successivamente per dicembre 2015), il parere del Professor Avv.  Cancrini, sulla Capo d’Anzio totalmente pubblica, tenuto segreto nei cassetti di Villa Sarsina per tre anni in beffa a quanto deliberato dal precedente Consiglio Comunale, per non parlare del clima di alta tensione, con tutte le realtà locali istituzionali ed economiche coinvolte nella realizzazione dell’opera. Invece di “spettegolare” su eventuali telefonate di lavoro, pensasse D’Arpino ai disastri reali e dimostrati generati sotto la sua presidenza. 

Per quanto riguarda la vicenda ormeggiatori mi trovo in piena sintonia con il Sindaco Bruschini, con il Vicesindaco Zucchini, con la Consigliera Velia Fontana  e con il Consigliere Candido De Angelis: parliamo di posti di lavoro e di famiglie che hanno lavorato anche per lo sviluppo dell’economia cittadina. Si al dialogo, si al tavolo tecnico voluto in prima persona dal Sindaco e no all’odio ed alla contrapposizione “violenta”, spesso sfociata in rissa.

Orami è chiaro a tutti che c’è un socio privato “senza un euro”, non voluto da questa Città e mi auguro che il ricorso presentato dall’Avv. Cancrini  produca al più presto i suoi effetti come è accaduto in altre società con la stessa compagine sociale della Capo d’Anzio.  Un socio privato che aspetta lungo il fiume il “cadavere” della Capo d’Anzio (e quindi della Città) per acquisire, senza aver tirato fuori un centesimo, il pieno controllo privato della Città con la complicità di chi, ad Anzio, da questa operazione trarrà i soliti vantaggi di natura privata e di carriera. Un socio privato che questa Città deve rispedire da dove è venuto visto che è in possesso di azioni della Capo d’Anzio con una operazione illegittima.

Sia ben chiaro che sulle spalle della Città di Anzio NESSUNO, e dico NESSUNO, farà un fortuna personale.

Per questo motivo faccio un appello all’intero Consiglio Comunale: superiamo noi, tutti insieme, le logiche di appartenenza politica e di contrapposizione tra destra e sinistra che non esistono più. Dimostriamo ai cittadini di essere una classe dirigente politica all’altezza del ruolo che ricopriamo, che siamo capaci anche di unirci per il bene comune e non solo di litigare.

E’ in ballo il futuro delle prossime generazioni della Città e lo sviluppo del territorio che, non merita questo scempio che si sta celando dietro l’intento di privatizzazione della Capo d’Anzio.

E’ giunto il momento che la Capo d’Anzio dopo sette anni di  gestione D’Arpino e di questo CDA torni ad essere amministrata da Manager di alto livello come Billia e Baldassarre insieme ad esperti del settore nautico.

A D’Arpino dico, se vuoi bene a questa a Città,  presenta realmente le tue dimissioni insieme a quelle di tutto il CDA“.

 

Altro che biometano, c’è chi è già autorizzato

waste

Benedetta trasparenza. Mentre si continua a discutere della proposta di impianto a biometano nella zona di via delle Cinque Miglia, il comitato viene ricevuto in Comune dove il sindaco diceva di non sapere nulla, l’assessore Placidi di essere al corrente ma di non aver fatto osservazioni, c’è chi ha già un’autorizzazione ambientale per un impianto.

Di natura diversa, destinato al recupero e trattamento dei fanghi industriali e al compost tramite la cosiddetta “gestione aerobica“, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio alla vigilia di Natale.

Il documento  (anziobiowaste ) può chiarire aspetti che sfuggono a chi scrive, assolutamente ignorante in materia, ma a memoria di questa vicenda non si sapeva nulla e dobbiamo immaginare che pure a Villa Sarsina non ne fossero a conoscenza

Riprende una precedente progetto che viene “volturato” per la realizzazione dell’impianto nella zona nota come “Spadellata”.

Essere contrari a priori non è corretto, capire cosa si vuole fare di questo territorio è invece indispensabile. Qui esiste già un’autorizzazione (si sono mai mossi, in Comune? Ambientalisti più o meno di ritorno erano a conoscenza?) poi c’è la vicenda bio metano che bolle in pentola, domani arriva una società a Nettuno, una ad Ardea, un’altra a Falasche, una ad Aprilia e siamo “circondati”.

In tal senso la Regione – che programma o dovrebbe farlo – ha nulla da dire?

Caso “sgarrupato”, il chiarimento con Maranesi

Ricevo e, volentieri, pubblico. Con Marco Maranesi la vicenda si chiude qui.

maranesi1

“Annuncio che, dopo un positivo incontro di chiarimento con il giornalista Giovanni Del Giaccio, ho ritirato la mia querela nei suoi confronti per il famoso articolo del Consiglio Comunale “sgarrupato”.

Ho dimostrato la mia totale estraneità dall’elenco dei “politici morosi”, ho sempre pagato il dovuto e sono anche creditore del Comune di Anzio per diverse migliaia di euro.

Ho sempre difeso la libertà di stampa come ho sempre criticato chi definiva “giornaletti” le testate del territorio che, comunque, svolgono un ruolo importantissimo nell’informazione ai cittadini.

Tra l’altro ho preso atto dell’editoriale di Del Giaccio dove si scusava per alcuni termini utilizzati così come mi scuso pure io per aver alzato i toni.

Buon lavoro a Giovanni”.

Porto, il Circolo vince ciò che avrebbe avuto

vela

Della decisione presa in un giorno festivo che in Italia costituisce un record per la giustizia – anche se la legge non vieta ai giudici di emettere decreti alla Befana – si può leggere in uno dei post precedenti. Il Circolo della vela di Roma resta al suo posto, nonostante abbia perso al Tar, perché non era la Capo d’Anzio che è concessionaria unica bensì la Regione – titolare dell’area demaniale – a dover intimare l’uscita.

La diciamo così, per grosse linee, leggendo nel decreto del giudice il riferimento a una sentenza di Cassazione 12181 del 2002 secondo la quale “il concessionario può pretendere il rilascio del bene anche da chi lo possiede, ma non può escludere da sé solo chi al momento si trova nel possesso del bene, non essendo titolare, per il solo fatto di essere cessionario, di poteri di autotutela e dovendosi dunque valere delle vie ordinarie per ottenere tutela” .

Della serie e da assoluto profano: io ho un locale in affitto, il proprietario lo dà a un altro, deve essere lo stesso proprietario a dire di andar via, non il nuovo affittuario.

Bene, il Circolo della vela resta lì, ma cosa ha ottenuto in più rispetto alla proposta di firmare una “manleva” alla Capo d’Anzio, cosa che hanno fatto gli altri circoli? Nulla. La vittoria è per ciò che già si ha e che nessuno avrebbe tolto.

Il Circolo avrebbe pagato la concessione – 4500 euro l’anno – alla Capo d’Anzio e avrebbe continuato a esercitare la sua attività. Invece è andato al Tar e ha perso, oggi va dal giudice ordinario – e il 3 febbraio vedremo se ci sarà altrettanta celerità o meno nel decidere –  perché la Capo d’Anzio, cioè anche noi, i cittadini che detengono il 61% delle quote della società, vuole avere uno spazio che è nella sua concessione, non più del Circolo.

A pensar male, al solito, si fa peccato, ma il Circolo – che continua a elencarci la meritoria opera per la città (a proposito, la settimana velica internazionale che fine ha fatto?)- non era al corrente di tutto ciò che si faceva al porto? Il suo presidente non ha fatto parte del primo Consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio? E il problema, a proposito della “manleva“, non è che fosse la decina di posti barca che il circolo stesso – dobbiamo immaginare altro “porto nel porto” – ha proprio sotto la sua struttura?

Certo, se la Capo d’Anzio andrà fallita non sarà per i 4.500 euro del Circolo – un ristorante sul porto paga quel canone per un mese – né per questa nuova azione giudiziaria, ma la vicenda la dice lunga su come venga inteso il bene pubblico nella nostra città.

Porto, consiglio d’amministrazione rinviato. Parla D’Arpino

darpino

Luigi D’Arpino

E’ stato rinviato il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio, chiamato a decidere sulle sorti di un progetto che finora era quello di iniziare dal bacino interno e che il sindaco, contrariamente a quanto deciso in assemblea dei soci, vuole rivedere per rifare il bando. La riunione, come spiega il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino nella lettera che segue, si terrà il 20 gennaio. Dopo passaggi che sembrano a dir poco singolari.

Cari concittadini, onde evitare che vi giungano notizie di terza mano e laddove la cosa vi dovesse interessare, le informazioni di prima mano ve le do direttamente io. Il 4 Gennaio il Sindaco Luciano Bruschini mi chiama e mi comunica che nel Consiglio d’amministrazione dell’indomani ( 5 Gennaio ) ci sarebbe da  discutere di….

Innanzitutto faccio notare al Sindaco che l’ordine del giorno di un Consiglio d’amministrazione non si decide il giorno prima, bensì all’atto della convocazione  e faccio anche notare che come di consueto avviene, non ci fossimo rapportati negli ultimi giorni dell’anno e soprattutto dopo il Consiglio d’amministrazione del 23/12/2015 riguardo ad una nuova  convocazione  per il 5 Gennaio. Oltretutto nel mio calendario di lavoro era presente già da metà dicembre una perizia su una barca a Cala Galera a Mezzogiorno del 05/01/2016, come facilmente dimostrabile.

Do assicurazione al Sindaco di stabilire la data del Consiglio d’amministrazione appena dopo il Suo rientro, condividiamo l’ordine del giorno ed in data 07/01/2016 ore 14,28 convoco il Consiglio d’amministrazione per il 15/01/2015, data per la quale Egli stesso aveva insistito si convocasse.

L’8 mattina ricevo due telefonate da stretti collaboratori del Sindaco, uno tecnico e l’altro politico, che mi invitano ad aggiornare di qualche giorno perché in data 14/01/2016 ci sarà una riunione tecnica (?) con degli esperti (?), alla quale il Sindaco forse non parteciperà, per capire alcune cose riguardo al Porto.

Mi muovo di conseguenza e stabilisco, con i membri del Consiglio d’amministrazione, la nuova data del 20/01/2016.

Questo è quanto affinché le voci strane non prendano il sopravvento“.

Nettuno baseball, finalmente. Ora sia unità vera

faraone

Giampiero Faraone (Foto Ezio Ratti-Fibs)

E’ una buona notizia per Nettuno e per il baseball quella di una sola squadra in Ibl dopo le divisioni delle ultime due stagioni. L’annunciata “fusione” che ieri è stata illustrata in conferenza stampa arriva al culmine di un periodo a dir poco paradossale fatto di divisioni, screzi, giocatori in giro per l’Italia, ricerca di “affari” sui cartellini, spaccature politiche e sulla gestione degli impianti. L’assurda vicenda del “Borghese” che alla fine, pare, tornerà agibile ma sul quale pesano ancora vicende relative alle forniture idrica ed elettrica, ad esempio.

Per questo unirsi è bene, ma i nodi al pettine – da quel poco che si riesce a capire a distanza – sono ancora diversi. E non semplicemente sulla guida della squadra, una A federale, una franchigia che non c’è ancora, i tesseramenti da definire.

Per questo qui, da osservatore, appassionato e “cugino” in fatto di città, provo a proporre un vero passo indietro di chi, volente o nolente, si è trovato in questi anni non all’interno di una saga sportiva ma politico-burocratica-simil affaristica.

L’idea per rifare un grande Nettuno, nel desolante panorama del baseball italico, potrebbe essere quella di chiedere a Giampiero Faraone di diventare presidente della società e garante dell’operazione. Un po’ come fu Zoff alla Lazio, un nome al di sopra di ogni sospetto. Poi un passo indietro gli altri, perché sia unità vera e non solo un’operazione necessaria per ritrovare – tutti – la dignità perduta dietro a vicende che con il baseball hanno avuto poco a che vedere.

Se l’idea sembra campata in aria, se Giampiero non ha alcuna voglia, se l’intesa raggiunta porta già a una reale unità e l’umile proposta fatta qui appare fuori luogo, ok.

Perché  è un bene per  Nettuno  e per il baseball.