Altro che biometano, c’è chi è già autorizzato

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Benedetta trasparenza. Mentre si continua a discutere della proposta di impianto a biometano nella zona di via delle Cinque Miglia, il comitato viene ricevuto in Comune dove il sindaco diceva di non sapere nulla, l’assessore Placidi di essere al corrente ma di non aver fatto osservazioni, c’è chi ha già un’autorizzazione ambientale per un impianto.

Di natura diversa, destinato al recupero e trattamento dei fanghi industriali e al compost tramite la cosiddetta “gestione aerobica“, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio alla vigilia di Natale.

Il documento  (anziobiowaste ) può chiarire aspetti che sfuggono a chi scrive, assolutamente ignorante in materia, ma a memoria di questa vicenda non si sapeva nulla e dobbiamo immaginare che pure a Villa Sarsina non ne fossero a conoscenza

Riprende una precedente progetto che viene “volturato” per la realizzazione dell’impianto nella zona nota come “Spadellata”.

Essere contrari a priori non è corretto, capire cosa si vuole fare di questo territorio è invece indispensabile. Qui esiste già un’autorizzazione (si sono mai mossi, in Comune? Ambientalisti più o meno di ritorno erano a conoscenza?) poi c’è la vicenda bio metano che bolle in pentola, domani arriva una società a Nettuno, una ad Ardea, un’altra a Falasche, una ad Aprilia e siamo “circondati”.

In tal senso la Regione – che programma o dovrebbe farlo – ha nulla da dire?

Caso “sgarrupato”, il chiarimento con Maranesi

Ricevo e, volentieri, pubblico. Con Marco Maranesi la vicenda si chiude qui.

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“Annuncio che, dopo un positivo incontro di chiarimento con il giornalista Giovanni Del Giaccio, ho ritirato la mia querela nei suoi confronti per il famoso articolo del Consiglio Comunale “sgarrupato”.

Ho dimostrato la mia totale estraneità dall’elenco dei “politici morosi”, ho sempre pagato il dovuto e sono anche creditore del Comune di Anzio per diverse migliaia di euro.

Ho sempre difeso la libertà di stampa come ho sempre criticato chi definiva “giornaletti” le testate del territorio che, comunque, svolgono un ruolo importantissimo nell’informazione ai cittadini.

Tra l’altro ho preso atto dell’editoriale di Del Giaccio dove si scusava per alcuni termini utilizzati così come mi scuso pure io per aver alzato i toni.

Buon lavoro a Giovanni”.

Porto, il Circolo vince ciò che avrebbe avuto

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Della decisione presa in un giorno festivo che in Italia costituisce un record per la giustizia – anche se la legge non vieta ai giudici di emettere decreti alla Befana – si può leggere in uno dei post precedenti. Il Circolo della vela di Roma resta al suo posto, nonostante abbia perso al Tar, perché non era la Capo d’Anzio che è concessionaria unica bensì la Regione – titolare dell’area demaniale – a dover intimare l’uscita.

La diciamo così, per grosse linee, leggendo nel decreto del giudice il riferimento a una sentenza di Cassazione 12181 del 2002 secondo la quale “il concessionario può pretendere il rilascio del bene anche da chi lo possiede, ma non può escludere da sé solo chi al momento si trova nel possesso del bene, non essendo titolare, per il solo fatto di essere cessionario, di poteri di autotutela e dovendosi dunque valere delle vie ordinarie per ottenere tutela” .

Della serie e da assoluto profano: io ho un locale in affitto, il proprietario lo dà a un altro, deve essere lo stesso proprietario a dire di andar via, non il nuovo affittuario.

Bene, il Circolo della vela resta lì, ma cosa ha ottenuto in più rispetto alla proposta di firmare una “manleva” alla Capo d’Anzio, cosa che hanno fatto gli altri circoli? Nulla. La vittoria è per ciò che già si ha e che nessuno avrebbe tolto.

Il Circolo avrebbe pagato la concessione – 4500 euro l’anno – alla Capo d’Anzio e avrebbe continuato a esercitare la sua attività. Invece è andato al Tar e ha perso, oggi va dal giudice ordinario – e il 3 febbraio vedremo se ci sarà altrettanta celerità o meno nel decidere –  perché la Capo d’Anzio, cioè anche noi, i cittadini che detengono il 61% delle quote della società, vuole avere uno spazio che è nella sua concessione, non più del Circolo.

A pensar male, al solito, si fa peccato, ma il Circolo – che continua a elencarci la meritoria opera per la città (a proposito, la settimana velica internazionale che fine ha fatto?)- non era al corrente di tutto ciò che si faceva al porto? Il suo presidente non ha fatto parte del primo Consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio? E il problema, a proposito della “manleva“, non è che fosse la decina di posti barca che il circolo stesso – dobbiamo immaginare altro “porto nel porto” – ha proprio sotto la sua struttura?

Certo, se la Capo d’Anzio andrà fallita non sarà per i 4.500 euro del Circolo – un ristorante sul porto paga quel canone per un mese – né per questa nuova azione giudiziaria, ma la vicenda la dice lunga su come venga inteso il bene pubblico nella nostra città.

Porto, consiglio d’amministrazione rinviato. Parla D’Arpino

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Luigi D’Arpino

E’ stato rinviato il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio, chiamato a decidere sulle sorti di un progetto che finora era quello di iniziare dal bacino interno e che il sindaco, contrariamente a quanto deciso in assemblea dei soci, vuole rivedere per rifare il bando. La riunione, come spiega il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino nella lettera che segue, si terrà il 20 gennaio. Dopo passaggi che sembrano a dir poco singolari.

Cari concittadini, onde evitare che vi giungano notizie di terza mano e laddove la cosa vi dovesse interessare, le informazioni di prima mano ve le do direttamente io. Il 4 Gennaio il Sindaco Luciano Bruschini mi chiama e mi comunica che nel Consiglio d’amministrazione dell’indomani ( 5 Gennaio ) ci sarebbe da  discutere di….

Innanzitutto faccio notare al Sindaco che l’ordine del giorno di un Consiglio d’amministrazione non si decide il giorno prima, bensì all’atto della convocazione  e faccio anche notare che come di consueto avviene, non ci fossimo rapportati negli ultimi giorni dell’anno e soprattutto dopo il Consiglio d’amministrazione del 23/12/2015 riguardo ad una nuova  convocazione  per il 5 Gennaio. Oltretutto nel mio calendario di lavoro era presente già da metà dicembre una perizia su una barca a Cala Galera a Mezzogiorno del 05/01/2016, come facilmente dimostrabile.

Do assicurazione al Sindaco di stabilire la data del Consiglio d’amministrazione appena dopo il Suo rientro, condividiamo l’ordine del giorno ed in data 07/01/2016 ore 14,28 convoco il Consiglio d’amministrazione per il 15/01/2015, data per la quale Egli stesso aveva insistito si convocasse.

L’8 mattina ricevo due telefonate da stretti collaboratori del Sindaco, uno tecnico e l’altro politico, che mi invitano ad aggiornare di qualche giorno perché in data 14/01/2016 ci sarà una riunione tecnica (?) con degli esperti (?), alla quale il Sindaco forse non parteciperà, per capire alcune cose riguardo al Porto.

Mi muovo di conseguenza e stabilisco, con i membri del Consiglio d’amministrazione, la nuova data del 20/01/2016.

Questo è quanto affinché le voci strane non prendano il sopravvento“.

Nettuno baseball, finalmente. Ora sia unità vera

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Giampiero Faraone (Foto Ezio Ratti-Fibs)

E’ una buona notizia per Nettuno e per il baseball quella di una sola squadra in Ibl dopo le divisioni delle ultime due stagioni. L’annunciata “fusione” che ieri è stata illustrata in conferenza stampa arriva al culmine di un periodo a dir poco paradossale fatto di divisioni, screzi, giocatori in giro per l’Italia, ricerca di “affari” sui cartellini, spaccature politiche e sulla gestione degli impianti. L’assurda vicenda del “Borghese” che alla fine, pare, tornerà agibile ma sul quale pesano ancora vicende relative alle forniture idrica ed elettrica, ad esempio.

Per questo unirsi è bene, ma i nodi al pettine – da quel poco che si riesce a capire a distanza – sono ancora diversi. E non semplicemente sulla guida della squadra, una A federale, una franchigia che non c’è ancora, i tesseramenti da definire.

Per questo qui, da osservatore, appassionato e “cugino” in fatto di città, provo a proporre un vero passo indietro di chi, volente o nolente, si è trovato in questi anni non all’interno di una saga sportiva ma politico-burocratica-simil affaristica.

L’idea per rifare un grande Nettuno, nel desolante panorama del baseball italico, potrebbe essere quella di chiedere a Giampiero Faraone di diventare presidente della società e garante dell’operazione. Un po’ come fu Zoff alla Lazio, un nome al di sopra di ogni sospetto. Poi un passo indietro gli altri, perché sia unità vera e non solo un’operazione necessaria per ritrovare – tutti – la dignità perduta dietro a vicende che con il baseball hanno avuto poco a che vedere.

Se l’idea sembra campata in aria, se Giampiero non ha alcuna voglia, se l’intesa raggiunta porta già a una reale unità e l’umile proposta fatta qui appare fuori luogo, ok.

Perché  è un bene per  Nettuno  e per il baseball.

Porto, ci mancava solo la Befana

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Siamo in Italia e può succedere di tutto, anche che un giudice decida all’Epifania su un ricorso  presentato il giorno precedente. Ce lo dice il Circolo della vela di Roma, nel comunicato che trovate in un post su questo stesso spazio.

Certo, al porto di Anzio mancava solo la Befana dopo le mille peripezie di questi anni. Se il Circolo resterà o meno in quella sede è da vedere. Di certo non è titolare di concessione, a oggi, né paga il canone secondo quanto riferisce sui social network il presidente della Capo d’Anzio Luigi D’Arpino.

Quando da bambini giocavamo negli oratori, di fronte alle rimostranze per una sconfitta sentivamo dire “e stacci no...” qui sembra, invece, che dopo aver declinato l’invito (fatto proprio dagli altri circoli velici e dai cantieri) a firmare la manleva per restare al proprio posto e aver perso il ricorso al Tar, il Circolo non voglia starci. Legittimo, sicuramente, ma è ora di finirla di dire che si vuole il porto sperando – sotto sotto – che lo status quo non muti.

La Befana porta una decisione favorevole al Circolo (aspettiamo la sentenza) e anche un’aumentata confusione intorno alla vicenda porto.

Sul consiglio d’amministrazione convocato per il 15 gennaio dopo che sulla data ipotizzata del 5 abbiamo sentito versioni disparate, si è nuovamente concentrata l’attenzione della politica locale. Si dice che il sindaco è pronto a cacciare chi non voterà per il bando.

Si dice anche, soprattutto tra chi del porto non s’è mai interessato, che il bando è l’unica soluzione. Non si dice, però, che servirà oltre un anno per arrivare a una eventuale gara né che l’intento – anche qui sotto sotto – è quello di affidare con una sorta di “trattativa privata” il lavoro, una volta che il bando andasse deserto. Ah, ma non avevamo chiesto alla Regione di invertire il crono-programma proprio perché il bando precedente non aveva visto partecipanti? E non dovremmo coinvolgerla di nuovo?

Non si dice che il sindaco ha firmato con il socio privato, Renato Marconi, dopo aver evitato di fargli causa nel 2012, una “road map” dopo precisi impegni in assemblea e che o la Capo d’Anzio gestisce l’attuale secondo quel piano finanziario o chiude.

Si evita di dire, poi, che c’è la mannaia della cessione per legge delle quote pubbliche della Capo d’Anzio e che la via d’uscita – portata in Consiglio a marzo ma mai discussa perché la proposta era di Candido De Angelis (la chiamano “politica“…) – non si vede. Né si dice che abbiamo mandato alla Corte dei Conti un piano di razionalizzazione su un modulo pre stampato dal quale il professionista ha evitato persino di togliere le frasi “digitare qui…” e che abbiamo quantomeno fatto una figuraccia.

Non si dice che la “politica” – sempre lei – minaccia di mandare a casa Bruschini se gli ormeggiatori (i quali hanno molte più ragioni del Circolo della vela) non continueranno a stare lì a fare quello che hanno sempre fatto ma che per alcune cose non si potrebbe fare….

Interessa davvero questo porto? Interessano le sorti della Capo d’Anzio? Più passa il tempo e più sembra il contrario. Ci mancava solo la Befana.

Porto, il Circolo della vela vince al Tribunale civile

Ricevo e pubblico dal Circolo della vela di Roma. Con una sola considerazione: non vorrei che anche i soci siano finiti tra coloro che dicono di volere il porto aggiungendo nel frattempo che “tanto non si farà mai…” e forse preferendo questa situazione.

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La Società Capo d’Anzio spa, prendendo spunto da una sentenza del TAR che, pur non entrando nel merito della controversia con il Circolo della Vela di Roma, ha ritenuto inammissibile il nostro ricorso per una ipotetica tardiva presentazione, ma che qualche altra Autorità dovrà valutare, con una lettera del 23.12 u.s., dai toni perentori, invitava il Circolo a lasciare entro il 7 gennaio l’area in concessione, intendendo prenderne possesso per procedere alla demolizione del fabbricato o al suo utilizzo per proprie finalità (come da dichiarazioni del Presidente Luigi D’Arpino).

Davanti a tale pretesa, in contraddizione con tutti gli accordi pregressi firmati con i Sindaci di Anzio, finalizzati alla delocalizzazione del Circolo, qualora fossero state realizzate le nuove strutture in altra area portuale, il Circolo della Vela di Roma ha presentato in data 5.1.2016 un ricorso al Tribunale Civile di Velletri per ottenere un provvedimento di urgenza che inibisca la turbativa del possesso, di cui gode il Circolo, posta in essere dalla Capo d’Anzio.

Il Tribunale Civile di Velletri, accogliendo il ricorso, ha emesso in data 06/01/2016 un decreto di urgenza, inaudita altera parte, che risultando provato, “l’animus turbandi” della Capo D’Anzio, le ha ordinato di cessare ogni attività di “ turbativa di possesso” e di mettere in atto “i comportamenti lesivi preannunciati”.

E’ opportuno precisare che il Circolo è sempre stato favorevole alla realizzazione del nuovo porto, che avrebbe consentito un ulteriore grande sviluppo delle sue attività istituzionali, non più reso possibile dalle attuali limitazioni e condizioni del porto, e che infatti il ricorso al TAR che ha proposto era (ed è) finalizzato, non già ad impedire tale realizzazione, ma soltanto a reagire allo stravolgimento del programma di realizzazione del nuovo porto, concordato, come appena detto, con i Sindaci di Anzio e consacrato in plurimi e formali accordi.

Il Circolo della Vela di Roma, infatti, costituito nel 1949, da sempre affiliato alla FIV, nonché riconosciuto dal CONI e insignito dallo stesso della Stella d’Argento al Merito Sportivo, è uno dei più prestigiosi ed antichi Circoli d’Italia, il secondo nel Lazio, e che annovera tra i suoi soci fondatori la Marina Militare, ha organizzato nel corso degli anni campionati Italiani, Europei e Mondiali di imbarcazioni di classi olimpiche, oltre a 20 edizioni di settimane veliche Eurolimp, di classi giovanili ed altura, 42 campionati invernali e 32 coppe Asteria ed anche manifestazioni con finalità benefiche come le 3 edizioni della Regata del Cuore, con particolare attenzione all’attività di scuola vela ed alla promozione giovanile con il progetto Velascuola, nato dalla collaborazione tra la FIV ed il Ministero della Pubblica Istruzione, nel quale è risultato più volte nei primi posti a livello nazionale, e per il quale già oggi ha avuto la prenotazione per ben 728 alunni delle scuole di Anzio per il 2016: tutte attività con importanti ricadute economiche sul territorio per la presenza di atleti, tecnici, ufficiali di gara, accompagnatori ed ospiti.

Il Circolo della Vela di Roma si augura che questa spiacevole situazione di conflitto con la Capo d’Anzio si esaurisca, nell’interesse di tutti, quanto prima, e auspica che il nuovo porto venga presto realizzato, nel rispetto degli accordi intercorsi con l’Amministrazione comunale di Anzio.

 

Porto, un andazzo che non piace

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E’ rinviato a data da destinarsi il consiglio d’amministrazione della Capo d’Anzio che oggi avrebbe dovuto valutare gli sviluppi della situazione dopo la vittoria al Tar e l’ormai “famoso” bando che il sindaco ha nuovamente annunciato in Consiglio comunale, con tanto di particolari.

Le assenze congiunte di alcuni consiglieri d’amministrazione e le divergenze tra questi e il sindaco – ormai palesi – hanno fatto rinviare la discussione, portando ulteriormente la società verso una certa dismissione. Poco importerà, alla fine, se controllata o partecipata, il decreto che il governo si appresta a varare ci costringerà a cedere. Faremo pure le barricate, non c’è dubbio, ma continuiamo a non capire ciò a cui assistiamo.

Proviamo a ricapitolarlo: l’assemblea dei soci vota per l’inversione del crono programma nel 2014 e la ottiene dalla Regione, approva – sindaco presente – un piano finanziario per sostenere in proprio l’avvio dell’iniziativa attraverso la sistemazione e gestione del bacino attuale.

Il sindaco “dimentica” o finge di non sapere cosa ha deciso in assemblea e la “road map” firmata con il socio privato e dice che farà il bando, anzi caccerà Marconi, al punto da intentare – tre anni dopo il parere chiesto allo studio Cancrini – una causa dalla quale difficilmente usciremo vincitori.

La società vorrebbe avviare l’attività ma i legittimi ricorsi di Cooperative di ormeggiatori e Circolo della vela ne limitano l’operatività per la stagione 2015, al punto che si rischia seriamente il default finanziario.

La Capo d’Anzio vince al Tar, potrebbe finalmente avviare la gestione e il piano previsti e approvati dall’assemblea, ma il sindaco dice che non è il caso: si fa il bando e si parla con gli ormeggiatori, sembra promettendo loro che tanto resteranno al loro posto. Ne va, in questo caso, anche della tenuta della maggioranza e dei ritrovati rapporti con Candido De Angelis.

Il quale ha ragione quando dice che se gli ormeggiatori non avessero firmato oggi non saremmo qui, non c’è dubbio, ma nessuno aveva messo in conto allora l’inversione del crono programma e tutto il resto. Un riconoscimento devono averlo, certo, ma non hanno più dopo il ricorso la forza di prima.

In tutto questo il piano di razionalizzazione della società è affidato, con ritardo, a un esterno (possibile che in Comune nessuno potesse farlo? Tanto poi hanno sempre il 100% di indennità di risultato….) che mette insieme dieci pagine e scrive a più riprese che la società è in fase di “sturt up“.  Quel piano, con un preciso mandato, era arrivato all’inizio di aprile in consiglio comunale, ritirato e mai più presentato. Perché? Diceva chiaramente che era necessario: “mantenere il controllo strategico del Comune sulla società, data la conformazione e la storia del porto di Anzio, nonché per le ricadute che la realizzazione dell’iniziativa può avere in termini di opere pubbliche e occupazione“. Chiedeva di “razionalizzare le spese della Capo d’Anzio sulla base di quanto previsto dai verbali di assemblea e del consiglio d’amministrazione nonché del business plan della società” e dava mandato agli uffici di “provvedere a quanto stabilito dalla Corte dei conti in termini di controllo analogo e iscrizione nel conto d’ordine della fidejussione“.

Quest’ultima, nel frattempo, il Comune l’ha pagata ma ora rischia di essere beffato e dover cedere le quote. Forse avrebbe rischiato anche con quella delibera, ma era un segnale chiaro. Invece si continua con un andazzo che non piace affatto, dimenticando che la Regione ha invertito il crono programma perché finalmente si avviasse un’opera che secondo la concessione originaria doveva essere – ormai – in pieno cantiere.

Parlare di bando, oggi, è lecito ma oltre ad avere un altro anno di stop tra pubblicazione della gara, offerte e via discorrendo significherebbe dover dire alla Regione che con quell’inversione abbiamo scherzato. Così come con i business plan e tutto il resto.

Finché saremo proprietari del 61% in quanto cittadini, qualcuno vuole spiegare a che gioco stiamo giocando? E la Regione vuole finalmente farci capire se il porto è ancora suo o ha deciso di appaltarlo a Marconi o chi per lui?

La prima novità del 2016

Ancora grazie a quanti hanno la bontà di seguirmi, con l’avvio del 2016 e a due anni dalla nascita di questo spazio (“galeotto” fu il consiglio di Marco Cusumano…) il profilo di wordpress cambia e da oggi è operativo il dominio giovannidelgiaccio.com

I contenuti restano quelli di sempre: la mia città, il giornalismo, il baseball, la libertà di espressione e quanto sento di dover comunicare con un moderno strumento che cambia di giorno in giorno.

Grazie e se avete suggerimenti, critiche, indicazioni, fatevi avanti, senza problemi.

Un caro saluto e auguri di buon anno! Gdg