Non serve un candidato, ma un’idea di città

WCENTER 0WNGAFRDIM  -  ( David Nicolo - Luciano Bruschini DSC_0023.jpg )

Volge mestamente al termine l’esperienza di Luciano Bruschini. Comunque andrà a finire l’infuocato consiglio comunale che si annuncia domani, è evidente che questa maggioranza è implosa e che il sindaco potrà riuscire a tenerla compatta per un voto, magari anche da qui al 2018, ma con una situazione ormai fuori controllo.

Con la maggioranza a pezzi si sfalda il sistema di potere messo in piedi, fatto di interessi – per carità, legittimi – veti incrociati, voglia di apparire e dire l’ultima parola, immaginare chissà quali strategie. Su questa vicenda delle centrali biogas stiamo assistendo veramente a tutto e di più. Ora sembra che l’uscita delle assessore Laura Nolfi e Roberta Cafà, al termine dell’ennesima giornata convulsa, abbia nuovamente gettato nel panico i “placidiani” ritrovati. Ignoriamo ancora la mozione faticosamente messa in piedi dalla maggioranza e già, di fatto, “strappata” dalle due che  propongono un ricorso al Tar – previsto dalla stessa determina regionale – però in consiglio non hanno diritto di voto. Basta questo “cinema” al quale stiamo assistendo da giorni per dire a che punto siamo arrivati, senza che la città ne tragga alcun beneficio. Anzi….

In questo quadro si fa sempre più affannosa la ricerca di un candidato sindaco. Non serve, se prima non si immagina un’idea di città. Diversa da quella proposta finora, che punti a rovesciare un modello fallito. Era pure apprezzabile “Mare, cultura e natura” che il progettista del piano regolatore Pierluigi Cervellati indicava nella sua relazione, ma si poteva e doveva immaginare che con questa classe politica sarebbe diventato “Varianti, cemento e furbizie“. Ora si aggiungono anche rifiuti da mezza provincia di Roma, se mai dovessero partire entrambi gli impianti.

Modello al quale Candido De Angelis si oppone da qualche anno, pur continuando a essere – soprattutto dopo la sua intervista al Granchio – corteggiatissimo da chi tre anni fa lo avrebbe volentieri ucciso. Politicamente, si intende. Se i compagni di viaggio, alleati di un tempo, fossero davvero quelli, sa lui stesso che sarebbe una minestra riscaldata.

Certo, un’alleanza elettorale e un candidato sindaco si trovano, magari si vince pure, ma per fare cosa? Quale città si ha in mente? Da qui dovremmo partire. Ce l’avessero Bruschini e i suoi alleati, per esempio, oggi non saremmo qui a discutere di biogas, mozioni, attacchi isterici, firme, crisi, dimissioni. Soprattutto dopo che l’assessore Placidi è  andato in conferenza dei servizi a dare il via libera alla prima centrale. Era lì a titolo personale? Crediamo proprio di no.

Allora occorre immaginare una città anzitutto delle regole, certe e per tutti. Inderogabili. Una città che studia la possibilità di fare una moratoria del piano regolatore – che nei fatti ha già stabilito il mercato – e dove ci sono delle previsioni non accetta varianti. Non puoi fare l’albergo? Pazienza, lo farai più in là… Una città da riqualificare nelle costruzioni vecchie e, presto, anche nuove, magari studiando appositi incentivi per chi risparmia energia e anzi ne produce di pulita.

Dove le superfici a uso pubblico frutto del piano andrebbero almeno armonizzate, sarebbe già un passo avanti rispetto a strade dove c’è un pezzo di marciapiede, poi uno slargo, quindi due piante secche.

Dove l’unico progetto di sviluppo messo in campo grazie all’intuizione di Renzo Mastracci che lo fece inserire nel piano regionale e a quella di De Angelis che lo sostenne – quello del porto – diventa operativo come previsto, perché altrimenti muore se aspettiamo che la politica, questa classe politica, decida il presidente o cosa fare della Capo d’Anzio.

Una città che pensa ai prossimi 50-100 anni, non al mese prossimo, immagina che quel “mare, cultura e natura” siano davvero un’occasione di sviluppo. Come?

Pensando in grande, puntando sulle risorse che tutti decantiamo ma sulle quali ci perdiamo, preoccupandoci “della politica”, di “che fa Candido” o “che fa Luciano” di “quelli del Pd però…” .

Pensando a un progetto turistico culturale vero, di respiro internazionale, quindi non fatto di sagre e sagrette, mercatini o soldi a pioggia, magari all’associazione “di” questo o quell’assessore o consigliere. A un Comune che non dà lavoro con l’appalto dei rifiuti o le cooperative ma crea le condizioni perché riparta l’economia. Questo è il modello alternativo. Che dovrà essere capace di dire no quando è necessario, anche se qualche amico resterà deluso. Che dovrà fornire a chi vive ad Anzio, e sono sempre di più, intanto servizi anche solo 1.0 ma certi, dignitosi, uguali per tutti, comprensibili. E dove i cittadini – sono tanti, troppi – abituati a non pagare, anche grazie alla complicità di chi non va a riscuotere (lo dice la Corte dei Conti)  dovranno cominciare a farlo.

Sfogliavo qualche giorno fa una guida turistico stradale del 1967, redatta con la collaborazione del compianto commendatore Egidio Garzia. Sono passati 50 anni ma è di un’attualità assoluta, pur in un’epoca indiscutibilmente diversa. Non si torna indietro su Anzio 2, Caracol, Zodiaco e Villettopoli che allora non c’erano, ovvio, ma abbiamo il dovere di ripartire da ciò che di buono c’è stato e c’è in questa città.

Non è questione di candidato e basta, un ragionamento del genere  appartiene alla politica che domani scriverà – speriamo – una delle sue ultime pagine.

 

Le biogas non sono un problema, il sistema sì

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L’area dove dovrebbe sorgere la centrale Green Future

Chi ha la bontà di seguire questo spazio sa che tra le caratteristiche c’è quella di fare qualche provocazione e andare un po’ contro corrente (Agostino Gaeta, non è un plagio eh….)
Ebbene oggi il problema, paradossalmente, non sono le biogas, né le mozioni sulle quali ci si è scontrati nei giorni addietro. Nemmeno quella che la maggioranza, dopo che buona parte ha firmato un’altra cosa, dovrebbe aver partorito questa mattina al termine di una sorta di conclave laico. Della serie, dicono, si possono fare ma….
I cittadini fanno bene a schierarsi, raccogliere firme, chiedere atti. E’ un sacrosanto diritto. Poi dobbiamo anche dirci che abbiamo visto (personalmente  anche partecipato) tante manifestazioni contro la Turbogas di Aprilia, ad esempio. Ci sono stati ricorsi, occupazioni,  ma  non a caso è lì… Ormai da un pezzo. Lo è grazie a passaggi assolutamente trasversali, da ultimo con il benestare del presidente della Regione dell’epoca, Piero Marrazzo, che pure in assemblea ad Aprilia era venuto a promettere altro. La copertina del Granchio, quando c’è stato l’inizio dei lavori, ritraeva lui e chi l’aveva preceduto alla Regione, Prodi e ministri di varia estrazione – da Bersani a Matteoli – con un eloquente quanto ironico “Grazie a tutti“.
Il problema non sono gli impianti in sé – sui quali possiamo e dobbiamo discutere – ma quello che sta succedendo in una maggioranza a brandelli, dove si sta tutti contro tutti, dove si pensa a interessi certamente leciti prima che alla città.
Dove un sindaco che ha passato la vita politica a scansare, rinviare, aggiustare, smussare, ha ormai palesemente perso il controllo di un centro-destra che in venti anni – ora è palese – è stato insieme per smania di potere (prima che una parte se ne andasse, candidandosi contro) più che per un’idea di città e dove chi doveva rappresentare l’alternativa ha provato a scimmiottare quel potere, non a proporre un’idea alternativa. Non a sufficienza, almeno.
Un sindaco  superato dal tempo, dai personal media, dai social network, dalla stampa on-line che arriva mentre sono in corso incontri di maggioranza rimasti alla ritualità della Prima Repubblica e ormai fuori dal tempo. Vittima del suo stesso annunciato 3.0.
Una situazione dove di Politica e futuro della città nessuno parla, ma di politica e attacchi personali siamo pieni. Come di cadute di stile, da ultimo quella del vice sindaco in risposta all’editoriale del Granchio.
Dove se Tizio replica, Caio vuole la stessa visibilità, se un giornale ti fa notare che avevi firmato una cosa e ne fai un’altra parte la caccia alle streghe e al “chi c’è dietro“. Se uno dice che la prima centrale, quella che in Regione ha avuto il via libera, è passata indenne in Comune senza che nessun cittadino venisse informato, è tacciato di essere “strumentale“. Senza contare che mentre si fa il can can sulle mozioni, si perde di vista che mercoledì in Consiglio si parla di porto, dove forse c’è l’ultima possibilità di salvare il salvabile.
E’ anche questione di biogas, allora, sicuramente, ma prima c’è un sistema che vuole mantenersi, ha trovato nei giovani consiglieri anche la possibilità di riprodursi, e sta facendo di tutto per farlo. Auguri, ma non è di questo che la città ha bisogno.

Biogas, abbiamo scherzato. Il sindaco resiste

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La copertina che il Granchio ha anticipato ieri ha un titolo eloquente: “Alla canna della biogas“. Riassume bene le convulse giornate che la maggioranza di Anzio ha vissuto fino a ieri sera, quando la pace è nuovamente scesa perché altrimenti il sindaco si sarebbe dimesso, perché l’intervista di Candido De Angelis ha fatto salire la preoccupazione a molti, perché altrimenti arriva il commissario e i giochi sono finiti. I problemi, alla fine, sono questi e della città sembra veramente importare poco. Ai gerontocrati della politica di casa nostra e ai giovani virgulti che fingono di lottare ma si allineano senza problemi.

Facciamo un passo indietro: mercoledì sembrava finita, si indicava già il 18 febbraio come data entro la quale sciogliere il Consiglio per votare a giugno, c’era il vice sindaco Giorgio Zucchini che annunciava dichiarazioni dirompenti prima di spegnere il telefono e non farsi trovare più dai giornalisti che lui stesso andava cercando.

Il problema? La mozione contro le centrali biogas che è stata firmata anche da alcuni assessori e da consiglieri di maggioranza, insieme a parte dell’opposizione, dopo il sì unanime della commissione ambiente. Non sia mai….

Il primo impianto, quello già autorizzato dalla Regione Lazio, sembra che sia “vicino” a  Patrizio Placidi. Lo dicono sfacciatamente negli ambienti di maggioranza. Una cosa è certa: Placidi e il suo assessorato in conferenza dei servizi hanno dato via libera. Il secondo impianto, quello a biometano presentato ad agosto, è più “vicino” a Zucchini e non ne fa mistero. Qui il Comune non ha presentato osservazioni nei termini.

Il sindaco che in Consiglio comunale diceva di “non sapere” (al solito) è ora un difensore di entrambi gli impianti. Ci consentirebbero di risparmiare sul trasporto in discarica. Con buona pace di “mare, cultura e natura” del progettista del piano regolatore, Pierluigi Cervellati, che diventa “varianti, cemento e monnezza“. Già, perché i volumi di entrambi gli impianti superano di gran lunga non solo quanto si “produce” ad Anzio, ma anche a Nettuno e in almeno altri due centri limitrofi.

Non conosciamo mozioni che hanno bloccato centrali (vedi la Turbogas di Aprilia, per esempio) ma qui siamo a una politica che pensa a preservare una maggioranza, ad accordi elettorali, a tutto fuorché al territorio e al suo sviluppo. Ora si lavora a una mozione che – si dice – sarà più “morbida“. L’auspicio è che quanti avevano firmato la prima abbiano il coraggio di spiegare perché non va più bene. Non sappiamo se i due impianti si faranno, di certo la loro eventuale realizzazione avrà un “peso” su una città che avrebbe bisogno di altro.

Del famoso e fallimentare porto, ad esempio, con il sindaco che rassicura gli ormeggiatori che non si muoveranno – visto mai, parte della maggioranza “minaccia” l’addio – quindi non va a riprendersi le aree, non fa partire un’opera cantierabile, disconosce le decisioni prese in assemblea e gli accordi firmati con Marconi, annunciando un bando impossibile.

Porto sul quale la Corte dei Conti ha paventato il danno erariale per chi ha votato la fidejussione, con un prestito pagato dal Comune ma che la Capo d’Anzio avrebbe tranquillamente restituito se fosse stata messa in grado di operare.

Il sindaco ha assicurato che andrà lui a parlare con la Corte dei  conti e risolverà la vicenda, ma dimentica di aver mandato un “piano di razionalizzazione” dove mancano persino i dipendenti che la società ha assunto. Ma la colpa, dice, “è dei dirigenti“. Gli stessi ai quali va, sistematicamente, il 100% del risultato. Ma sono bravi o non? In realtà quando non si riesce a rispondere, si cerca la responsabilità di altri. Facile.

Gli altri problemi, il 3.0 fallimentare, un programma non rispettato in ciascuno dei suoi punti, è come se non ci fossero. Bruschini resiste, questo importa alla maggioranza. Complimenti.

Biogas, le ragioni del comitato

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Ricevo e pubblico il comunicato diffuso dal comitato che cerca di capire qualcosa in più sull’impianto a biogas che si vorrebbe realizzare in zona Cinque Miglia. L’assemblea si è svolta ieri, i dubbi di chi scrive sui tempi “stretti” fra costituzione della società e presentazione del progetto alla Regione sono di gran lunga superati da quelli posti nell’incontro dagli esperti. L’amministrazione anziate, finora, non ha fatto sentire la sua voce.

“Si è svolto stamattina il convegno organizzato dal Comitato Anzio No Biogas per informare i cittadini del progetto dell’Impianto previsto in via delle Cinquemiglia.

Registriamo una discreta partecipazione dei cittadini nonostante i tempi ristretti in cui l’evento è stato organizzato e prendiamo atto delle numerose richieste di continuare ad informare la cittadinanza, con varie iniziative proposte che attueremo già a partire dalla prossima settimana. Nello specifico ci sono state richieste di incontri più ristretti tra gli abitanti dei quartieri immediatamente coinvolti ovvero Sacida Sandalo e Cinquemiglia e necessità di materiale divulgativo da distribuire in info point da organizzare nelle piazze e nei posti più frequentati della città.

I relatori Giancarlo Ceci e il Prof. Roberto Ronchetti hanno fatto chiarezza sul tipo di impianto, sul suo funzionamento e hanno dato tutta una serie di informazioni su quelle che potranno essere le ripercussioni sulla salute, sull’ambiente, sullo stravolgimento del territorio, della viabilità, della qualità di vita e sull’inevitabile svalutazione immobiliare della zona. In seguito a queste informazioni è nata dunque coscienza collettiva che questo impianto non va costruito, che non si può permettere che un’azienda privata lucri fosse anche a discapito di uno solo dei fattori suddetti e soprattutto che ci sono alternative valide, innocue, sostenibili che vanno prese in seria considerazione dall’amministrazione locale come già accaduto nelle città di Pomezia e Velletri. Ricordiamo ancora una volta che il Sindaco Bruschini a mezzo lettera aperta si dichiarò contrario all’impianto biogas di Velletri per il rischio di inquinamento delle falde acquifere, confidiamo che tale parere venga confermato anche per il nostro territorio, giudicando paradossale il contrario. Ma, ahinoi, ancora non giunge risposta alla richiesta di pareri e posizioni protocollata dal comitato al Sindaco Bruschini e all’Assessore Placidi.

Comitato Anzio No Biogas”.