Rifiuti, ispettori e quell’isola che non c’è

Il container allo Zodiaco

Il container allo Zodiaco

Seconda stella a destra, questo è il cammino…” Speriamo che l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi apprezzi Edoardo Bennato e che il grande cantautore napoletano perdoni l’utilizzo della sua fantastica “Isola che non c’è”. Dopotutto siamo nel quartiere Zodiaco e le coincidenze sono talmente tante che prendere a spunto il brano è il minimo che si potesse fare.

L’isola che non c’è è quella ecologica annunciata il 12 agosto con un comunicato ufficiale e oggi praticamente introvabile per chi andasse a cercarla. Nessuna indicazione, né informazioni su come conferire i rifiuti: “Abbiamo messo a disposizione di tutti i proprietari di seconde case, in villeggiatura ad Anzio, due container per il conferimento differenziato dei rifiuti sul territorio comunale”. Il secondo container è a Lido dei Pini e basta vedere le immagini che i cittadini postano su facebook per rendersi conto della situazione in cui versa.

Qui il discorso è ancora più grave, perché non solo l’isola non si trova ma una cittadina che ha provato a fotografare la situazione è stata “redarguita”. Il timore è che ad agire sia stato uno degli ispettori ambientali voluti da Placidi e dei quali, francamente, non si riesce a capire l’utilità ai fini preventivi. Le uniche certezze, invece, sono finora che: costano 20.000 euro alle casse comunali, alcune associazioni che usufruiscono dei fondi non sono iscritte all’albo regionale, la polizia locale non ha nulla a che fare con loro.

Ma torniamo alle isole, perché le due attivate sono state solo una risposta all’emergenza – senza risolverla – di una raccolta fallimentare. In realtà il 6 maggio – come riporta fra gli altri Visitanzio – Placidi annunciava la predisposizione di “quattro isole ecologiche sorvegliate”. Senza, ovvio, dare una data.

Ecco, torna utile Bennato “forse questo ti sembrerà strano, ma la ragione ti ha un po’ preso la mano, ed ora sei quasi convinto che, non può esistere un’isola che non c’è...”

La ragione, appunto. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti ne vediamo poca. Consoliamoci con L’isola che non c’è

Quella vera.

Arriva il “flamengo”, lo chiamano turismo…

flamengo

Lo chiamano turismo. Il cartello, postato su facebook, la dice lunga sulla situazione di Anzio. E’ affisso alla grata delle finestre della sede di Piazza Pia – un tempo sede dell’azienda di soggiorno – trasformata in ufficio informazioni turistiche con tanto di cartello e stemma del Comune. Lì si acquistano i biglietti per gli eventi e si danno informazioni, è vero, ma alle spalle dello stesso edificio si dimentica che c’è la Pro Loco Città di Anzio che nello spazio di via Mimma Pollastrini dà… informazioni turistiche. Senza dimenticare, poi, che sempre in piazza c’è il chiosco costruito per il Centro commerciale naturale dove si promuovono, invece, altre iniziative del Comune e non solo.

In questa estate con il cartellone cambiato di continuo, con pochi nomi di spicco ma la filosofia di accontentare tutti i gusti del pubblico o, forse, tutti quelli che proponevano “sponsorizzati” da assessori, delegati e consiglieri, il cartello “fai da te” per pubblicizzare un concerto diventa un emblema. E’ l’esempio di un incedere “a soggetto”, raffazzonato, con quello che c’è e pazienza se tra le migliaia di euro che si spendono per “Estate blu” non si riesca a fare uno straccio di manifesto.

Un errore, certo, capita a tutti. Ma viene ancora da chiedersi chi programma (!?) gli eventi ad Anzio e quale logica si segue…

Baseball, siamo alle solite: dalla Major alla parrocchietta

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Speriamo non sia vero. Speriamo che dalla Fibs qualcuno si affretti a dire che il presidente del Parma  sta sbagliando e che non c’è alcuna ipotesi di spostamento a marzo 2015 della finale di Coppa Italia.

Proprio mentre Rimini e Bologna stanno dignitosamente onorando la finale dell’Italian baseball league, il livello tecnico non è certo straordinario, un alto dirigente tutt’altro che sprovveduto dà una notizia bomba. E nessuno interviene. In questo sgangherato campionato che ha riguardato geograficamente quello che è meno di un girone della serie D di calcio, che ha visto Nettuno schierare due formazioni affinché si arrivasse almeno a 8 squadre, con le polemiche e gli strascichi che conosciamo, tutto servirebbe meno un rinvio simile. E poi: perché?

O vogliamo dimenticare che Nettuno era piena di manifesti che annunciavano la semifinale di Coppa tra Nettuno 2 e Parma che nel frattempo veniva spostata? O vogliamo dimenticare che l’altra società di Nettuno, quella storica e pluri scudettata, aveva appena rinunciato al torneo per questioni legate allo stadio, mentre San Marino – che pure qualcosa ha vinto negli ultimi anni – ha dato il rompete le righe rinunciando anch’essa alla Coppa nazionale?

Nell’Ibl 2014 abbiamo assistito anche al caso Mendez e a quello D’Amico, ci chiediamo cosa succederebbe se vicende simili capitassero non nel calcio ma nel Volley – spesso citato dal presidente Fraccari – o nel rugby? O forse, dato che siamo uno sport “minore” e quindi abbiamo meno eco mediatica, ci accontentiamo del fatto che se ne parla tra noi e finisce lì…

Sognavamo la Major league e ci ritroviamo la parrocchietta. Siamo alle solite.

Sicurezza, museo “commissariato” e quei reperti che ancora mancano

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Lo avevano detto in conferenza stampa, nella “festa” per il ritrovamento della testa d’epoca romana rubata il 20 dicembre: nessun museo al mondo è sicuro e i musei stessi non possono essere trasformati in bunker.

Sembra una storia a lieto fine e dimenticata, ma mancano ancora all’appello gli altri pezzi, quelli rubati in un magazzino privo di sistema d’allarme e lasciato incustodito mentre il Comune correva ai ripari dopo il primo furto spendendo 12.000 euro.

Adesso ne sono stati spesi altri, sotto l’occhio vigile della Sovrintendenza ai beni archeologi del Lazio. Che in questo ha quasi “commissariato” il Comune dopo i clamorosi furti. Cinque teche ancora prive di allarme saranno dotate di un moderno sistema, a un costo fra l’altro non esorbitante (poco più di 2.000 euro) dopo che “la Sovrintendenza ha suggerito e di fatto richiesto di sostituire o allarmare queste vetrine”.

La notizia era emersa in quella conferenza stampa – trasformata in altro, alla fine, ma nonostante la presenza di un ufficio comunicazione l’impressione è che ad Anzio ognuno comunichi come voglia – e l’aveva confermata Stefania Trevisan della Soprintendenza. Era stato chiesto e ottenuto di svolgere un vertice con Comune, Carabinieri e Ministero “per la messa in opera di nuovi sistemi”. Eccoli. Era stato anche affermato che dei sistemi andavano “comunicati posizionamento e schede tecniche degli impianti”.

Anche il maggiore Antonio Coppola, del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri aveva parlato di “aspetto di criticità” rispetto al sistema di sicurezza anziate.

Oggi, forse, quei furti sono serviti ad averne uno più efficiente. Forse a restituire un po’ di fiducia verso il museo di Anzio. Non ancora a risalire a chi ha compiuto il secondo colpo, forse essendo perfettamente al corrente dell’assenza di un sistema di allarme nel magazzino.

Sempre perché la storia sembra dimenticata, c’è da ricordare al sindaco che si era impegnato per la cittadinanza onoraria al Nucleo di tutela del patrimonio culturale. Speriamo presto.

Il chiosco, la revoca, il commercio senza pace

Il chiosco di Largo Caboto (foto Anziospace)

Il chiosco di Largo Caboto (foto Anziospace)

Quando approvarono l’ultimo piano commerciale c’era un tecnico che inserì la dicitura di “grandi negozi” che non aveva alcun riscontro. La Standa aveva già deciso di investire ad Anzio nonostante l’allora consigliere del Psi Luigi Bruschini – fratello dell’attuale sindaco – tuonasse in consiglio comunale: “Non c’è nessuna Standa e nessun Berlusconi“. Correva l’anno 1990 o giù di lì, il centro Anteo vedeva la luce e i commercianti di Anzio erano preoccupati. 

Un “pasdaran” come Giorgio Moscatelli provò a inventare una società popolare, fatta dagli stessi commercianti, ma senza fortuna. Si sa com’è la categoria, basta vedere la mesta fine del Centro commerciale naturale. Ma sì, partiamo da lontano per commentare questa storia assurda dell’edicola di Largo Caboto ricostruita oggi da Anzio space e già finita agli onori della cronaca nel recente passato.

Una cosa ha da essere chiara: le regole, quando esistono, vanno rispettate. Da tutti e per tutti. Ecco perché siamo partiti da lontano, dalle volumetrie commerciali che si facevano realizzare – era assessore all’urbanistica Sergio Borrelli mentre sorgeva l’attuale centro Zodiaco – anche se nel piano del commercio i supermercati non c’erano. Poi si sarebbe messa una “pezza”, poi sarebbe arrivata la Regione con le sue norme e autorizzazioni al di sopra di una certa superficie.

E ci sarebbe stato un piano regolatore mai “osservato” da chi era proprietario di un vecchio magazzino del quale, solo dopo, è stato riscoperto un condono edilizio e che è diventato un supermercato. E’ la vicenda del Tuodì a Lavinio Stazione che in un mese – tanto è passato dalla domanda  all’apertura – ha avuto tutto ciò che chiedeva, con tanto di parere dato alla responsabile dell’ufficio commercio, Silvia Borrelli, dall’allora direttore generale Franco Pusceddu. 

Senza dimenticare che l’allora assessore al commercio Tino Guerrisi aprì, senza autorizzazioni, il bar all’interno dei locali dov’è l’Eurospin e andò personalmente a fare i caffè, salvo essere rimosso dall’incarico dall’allora sindaco Candido De Angelis. Il bar, ovviamente, restò aperto…

Tutto questo per dire che se deve chiudere il chiosco, se una veranda si fa togliere a uno ma si consente ad altri, se il suolo pubblico è poco più di un optional, è ora che il Comune si dia veramente norme certe. Per tutti. L’impressione, invece, è che nell’anomia regnante – e non solo nel settore commerciale – stiano bene tutti. O, peggio, che quelle poche indicazioni che esistono per gli amici si interpretano, mentre per gli altri si applicano. 

Delle Chiaie, Balzerani, i criteri che non ci sono

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Ormai è passato quasi nel dimenticatoio. L’aula consiliare a chi inneggiava chiaramente al fascismo e portava a parlare Stefano Delle Chiaie. Il quale, è bene ribadirlo, ha tutto il diritto di esporre le proprie idee e presentare i suoi libri. Lì si provava a far notare che forse era il caso di non concedere l’aula consiliare. Una polemica nata e finita nel segno – così disse il sindaco di Anzio – di dare spazio a tutti, a maggior ragione se non condannati. A Carpineto Romano la pensano diversamente e l’incontro con Barbara Balzerani, ex brigatista, alla fine salta.

A differenza di Delle Chiaie, è vero, è stata condannata. E forse non avrebbe parlato nemmeno ad Anzio. Se ci fosse un criterio, ovvio. Perché una cosa è apparsa chiara con “Libro e moschetto” come con altre manifestazioni, comprese quelle estive: lo spazio lo ottiene solo qualche “amico di”, senza alcuna programmazione a monte.

E non c’è discorso di principio – come quello che si è provato a fare con Delle Chiaie – che tenga.

Rifiuti, percentuali sbagliate e coefficienti che non tornano. E noi paghiamo

Come si vede, le percentuali non tornano...

Come si vede, le percentuali non tornano…

Basterebbe un banalissimo foglio di calcolo, di quelli che ormai usano anche i bambini. Invece sul piano finanziario per la raccolta dei rifiuti e su tutti gli atti che ne seguono, si ritrovano strane formule, sigle spesso incomprensibili ai profani, ma anche errori madornali.

Serve poco, un excel appunto o se vogliamo una calcolatrice. Basta guardare la delibera con la quale il consiglio comunale ha approvato le tariffe Tari del 2014. I consiglieri Perronace, Salsedo e Succi che prima non sono entrati in aula, poi ci hanno ripensato, quindi hanno diffuso un documento nel quale spiegavano di essere “dissidenti” perché chiedevano di abbassare le tariffe non si sono accorti – ma con loro nemmeno tutti gli altri di maggioranza – di una percentuale “ballerina”. Il sindaco che è sempre così attento, l’assessore al bilancio, quello all’ambiente… Nessuno.

Ebbene si afferma che la ripartizione del costo totale del servizio – 15 milioni 326.429,57 euro dopo un emendamento del quale non si riscontrano i dovuti passaggi per commissioni, pareri e giunta – è pari all’80% per le utenze domestiche e al 20% per quelle non domestiche.

La tabella allegata alla delibera, però, parla di 11 milioni 494.822,18 euro alle utenze domestiche e 3.831.607,39 a quelle commerciali. Non corrispondono, è evidente, alla proporzione di 80 e 20%, con il risultato che le utenze non domestiche pagano circa 800.000 euro in più rispetto a quello che avrebbe dovuto versare applicando il 20% a loro carico.

Il conteggio, se fosse 80 e 20%, vedrebbe infatti 12 milioni 261.143,66 a carico delle famiglie e 3 milioni 65.285,91 a carico delle utenze non domestiche.

In realtà da una parte si afferma una cosa, dall’altra se ne fa una diversa, applicando rispettivamente il 75 e 25% per la ripartizione dei costi. Con questa seconda che è reale, perché finisce nelle bollette dei cittadini.

Per la cronaca: è stato così anche lo scorso anno e gli anticipi del 90% richiesti ai cittadini a luglio, in attesa dell’approvazione della Tari, si basano su un dato del genere.

Un bene per le famiglie, si dirà…

Invece a voler perdere tempo tra le varie sigle si scopre che il coefficiente applicato – il cosiddetto Quf – che nasce dal totale dei costi fissi attribuibili a utenze domestiche diviso la superficie totale delle stesse – è pure sballato. Secondo il Comune, nel 2013, è stato pari a 1,3010 ma se dividiamo i costi fissi di allora (4 milioni 392.759,81) per i metri quadrati ovvero 3 milioni 522.793, si ricava 1,2469. Che sarà? Diciamo che applicando il secondo coefficiente i cittadini avrebbero risparmiato – per la quota fissa – 182.580,87 euro. La sorpresa del 2014?

I costi fissi diminuiscono – a scapito di quelli variabili – ma comunque se dividiamo i 3 milioni 257.655,32 previsti a carico di utenze domestiche per i 3 milioni 634.466 metri quadrati il coefficiente è 0,89. Al Comune, però, come si diceva all’inizio, non devono avere grande dimestichezza con i fogli excel e il dato che esce è 0,9348. Se ne ricava che applicando questo coefficiente i cittadini pagano 134.068,02 euro in più. Sommati a quello dello scorso anno fa oltre 300.000 euro…

Vogliamo stare a guardare il capello? Suvvia, tanto i rifiuti li pagano comunque per intero i cittadini…

Ispettori ambientali: criteri, rimborsi e sorpresa regionale. Comunque grazie

regione

Una premessa per sgomberare il campo: chiunque si prodighi per il prossimo in attività di volontariato non può che avere apprezzamento. Il rischio è un altro in questa nostra città. Quello che l’attività di volontariato sia scambiata per altro. A chi scrive piace, è noto ormai, andare a cercare carte. Se si vuole dissentire occorre avere almeno una pezza d’appoggio. Per questo parliamo degli ispettori ambientali, figura istituita con una delibera di giunta del Comune che il 20 giugno “in coerenza con le proprie linee programmatiche, in ordine al rispetto e alla tutela del territorio e dell’ambiente, ritiene opportuno individuare una specifica figura di controllo e vigilanza”. Così arriviamo alla istituzione di una figura che “si propone di concorrere alla difesa del suolo, del paesaggio ed alla tutela dell’ambiente nel territorio comunale prevenendo, vigilando e controllando il corretto conferimento, la gestione, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in genere, ferma restando la competenza degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria, alle attività connesse all’accertamento e alla contestazione delle violazioni amministrative di merito”. Controllano, quindi, ma non sanzionano. Funzionano – dovrebbero funzionare – da deterrente. Dopo qualche giorno dalla loro istituzione è stata anche diffusa una nota sulle decine di verifiche fatte, ma senza alcuna multa perché impossibile da fare. Nella stessa delibera si inserisce anche la somma di 20.000 euro “quale contributo e/o rimborso spese per le attività fino al 30/09/2014”. Contributo che è stato “impegnato” ieri dal dirigente del settore ambiente.

La stessa delibera, inoltre, approva il disciplinare “Per l’istituzione della figura dell’ispettore ambientale” che deve svolgersi “nei termini della legge 266/91”.L’organizzazione è disciplinata “dall’Ufficio Ambiente del Comune di Anzio e dal Comando di Polizia Locale che rappresentano la propria comunità e ne curano gli interessi”.

E vediamo la legge, allora, secondo la quale “per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”. Ancora: “L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse”.

E qui ci siamo – o dovremmo esserci – perché le associazioni beneficiarie sono 5 e avranno, mediamente, 4.000 euro ciascuna. Volontario più, volontario meno. Un dato in tal senso non si trova agli atti del Comune: quanti sono? Le associazioni, comunque “dovranno rendicontare mensilmente il servizio prestato” e “come da accordi con l’amministrazione agli operatori verrà riconosciuta la somma di 10 euro giornalieri”. Un rimborso spese, appunto.

Torniamo alla delibera, poiché “la figura dell’ispettore ambientale comunale è stata individuata tra le seguenti associazioni ambientali operanti nel territorio di Anzio”.

Vale a dire il gruppo comunale “Angelita”, l’associazione regionale “Nucleo vigilanza regionale”, l’associazione regionale “Gruppo ispettori ecologici onorari Regione Lazio”, l’associazione regionale “Vear” e l’associazione “Guardie ambientali gruppo anziate”.

Come si sia arrivati a queste associazioni non è dato sapere. Non risulta che il Comune abbia fatto bandi o avvisi per coinvolgere eventualmente altre realtà associative. Al solito, criteri “fai da te”.Né si conosce come sono stati indicati/scelti gli ispettori, un paio dei quali – a quanto sembra -in orbita “Cinque stelle”….

Vediamo però che ci sono associazioni che si definiscono regionali e qui troviamo qualche sorpresa. Sul sito della Regione Lazio – ma nel frattempo potrebbero essersi messi in regola, il termine era fissato al 4 luglio – è pubblicata la determina G07506 del 22 maggio che avvia le “procedure di cancellazione dal registro regionale” e la “Diffida ad adempiere per le Organizzazioni di volontariato inadempienti per l’annualità 2012 (censimento)”. Tra le organizzazioni di volontariato cosiddette “senza utenza” ci c’è proprio il “Gruppo ispettori ecologici onorari Regione Lazio”. Doveva compilare il censimento, invece, la “Associazione Vigilanza Ecologica Ambientale Regionale” (è la stessa del Nucleo citato nella delibera) – che ha sede al medesimo indirizzo degli “Ispettori”. I quali, nel frattempo, per la cura e la vigilanza della “Pineta Mazza” si sono visti passare da 1000 a 1500 euro al mese il riconoscimento del Comune. Anzi, il rimborso spese.

Se poi uno ha la pazienza di andare sul sito www.socialelazio.it e spulciare il registro del volontariato e quello dell’associazionismo non troverà Angelita, Vear, né Guardie ambientali.

Attenzione, questo non vuol dire che non possono operare, però un Comune attento forse tra i requisiti richiederebbe anche l’iscrizione al registro regionale. Lo inserirebbe tra i criteri, se ci fossero.

Fatte queste considerazioni, resta comunque la gratitudine per chiunque si adoperi a favore del prossimo. Nel settore ambientale e non solo.

Il cuore di queste città, se la politica prendesse esempio…

cuore

L’altra sera il teatro pieno per l’iniziativa del volontariato Vincenziano. Qualche tempo prima – lo cito anche se sono direttamente coinvolto nel comitato dell’evento – le magliette dello “Stefano7baseballmeeting” praticamente esaurite. Sabato la notizia del Granchio della firma della convenzione per la casa “Dopo di noi”, nata dalle donazioni alle associazioni di disabili che hanno devoluto una parte a un progetto straordinario: quello di lasciare un alloggio ai ragazzi per quando perderanno i genitori. Domenica la serata per il centro “Elena Castellacci” (una sola critica, al posto dei rappresentanti politici avremmo fatto un passo indietro), nei mesi scorsi la partita con la Lazio per l’ospedale “Bambino Gesù”. Adesso, il 29 agosto, uno spettacolo a Villa Adele che è ancora più straordinario perché parte da iniziative su facebook dei gruppi “Si de Nettuno se” e “Sei de Portodanzio se” che fin dall’inizio hanno svolto iniziativa benefiche. E’ una manifestazione che mette insieme Anzio e Nettuno, raccoglie fondi per un comitato che già unisce le due città, quello per la lotta contro il cancro che all’inizio della primavera, come ogni anno, ha già richiamato centinaia di persone. Ancora la “Cena dello chef” del Rotary, ma anche tante altre iniziative grandi e piccole che magari adesso sfuggono. Tante persone dietro le quinte, che lavorano senza mettersi in mostra.

Mi scuso per chi non ho citato, insomma, ma il messaggio è chiaro: Anzio e Nettuno, quando sono chiamate a contribuire per una buona causa, non si tirano indietro. Sì, il “campanile”, sì qualche ruggine, sì perché a quello e non a un altro. Ci sta tutto. L’importante è che gli obiettivi si raggiungano e che, concretamente, i soldi che i cittadini decidono di mettere a disposizione per eventi di beneficenza finiscano davvero in attrezzature ospedaliere, sostegno a chi ha bisogno, progetti che si realizzano. E’ la prima cosa che chiede chi vuole dare il suo sostegno: ma che ci fate? Per chi?

E’ il bello di queste città, è il cuore – quello vero – di chi magari con un euro contribuisce a una causa che si realizza. Le tante attrezzature donate, prossimamente la casa “Dopo di noi”, sono lì a dimostrarlo.

Nel clima politico infuocato che caratterizza ultimamente Anzio e Nettuno, prendere esempio da tanti cittadini normali, i quali senza secondi fini danno il loro contributo, farebbe bene anche a certa politica e soprattutto a certi urlatori.