Rifiuti, percentuali sbagliate e coefficienti che non tornano. E noi paghiamo

Come si vede, le percentuali non tornano...

Come si vede, le percentuali non tornano…

Basterebbe un banalissimo foglio di calcolo, di quelli che ormai usano anche i bambini. Invece sul piano finanziario per la raccolta dei rifiuti e su tutti gli atti che ne seguono, si ritrovano strane formule, sigle spesso incomprensibili ai profani, ma anche errori madornali.

Serve poco, un excel appunto o se vogliamo una calcolatrice. Basta guardare la delibera con la quale il consiglio comunale ha approvato le tariffe Tari del 2014. I consiglieri Perronace, Salsedo e Succi che prima non sono entrati in aula, poi ci hanno ripensato, quindi hanno diffuso un documento nel quale spiegavano di essere “dissidenti” perché chiedevano di abbassare le tariffe non si sono accorti – ma con loro nemmeno tutti gli altri di maggioranza – di una percentuale “ballerina”. Il sindaco che è sempre così attento, l’assessore al bilancio, quello all’ambiente… Nessuno.

Ebbene si afferma che la ripartizione del costo totale del servizio – 15 milioni 326.429,57 euro dopo un emendamento del quale non si riscontrano i dovuti passaggi per commissioni, pareri e giunta – è pari all’80% per le utenze domestiche e al 20% per quelle non domestiche.

La tabella allegata alla delibera, però, parla di 11 milioni 494.822,18 euro alle utenze domestiche e 3.831.607,39 a quelle commerciali. Non corrispondono, è evidente, alla proporzione di 80 e 20%, con il risultato che le utenze non domestiche pagano circa 800.000 euro in più rispetto a quello che avrebbe dovuto versare applicando il 20% a loro carico.

Il conteggio, se fosse 80 e 20%, vedrebbe infatti 12 milioni 261.143,66 a carico delle famiglie e 3 milioni 65.285,91 a carico delle utenze non domestiche.

In realtà da una parte si afferma una cosa, dall’altra se ne fa una diversa, applicando rispettivamente il 75 e 25% per la ripartizione dei costi. Con questa seconda che è reale, perché finisce nelle bollette dei cittadini.

Per la cronaca: è stato così anche lo scorso anno e gli anticipi del 90% richiesti ai cittadini a luglio, in attesa dell’approvazione della Tari, si basano su un dato del genere.

Un bene per le famiglie, si dirà…

Invece a voler perdere tempo tra le varie sigle si scopre che il coefficiente applicato – il cosiddetto Quf – che nasce dal totale dei costi fissi attribuibili a utenze domestiche diviso la superficie totale delle stesse – è pure sballato. Secondo il Comune, nel 2013, è stato pari a 1,3010 ma se dividiamo i costi fissi di allora (4 milioni 392.759,81) per i metri quadrati ovvero 3 milioni 522.793, si ricava 1,2469. Che sarà? Diciamo che applicando il secondo coefficiente i cittadini avrebbero risparmiato – per la quota fissa – 182.580,87 euro. La sorpresa del 2014?

I costi fissi diminuiscono – a scapito di quelli variabili – ma comunque se dividiamo i 3 milioni 257.655,32 previsti a carico di utenze domestiche per i 3 milioni 634.466 metri quadrati il coefficiente è 0,89. Al Comune, però, come si diceva all’inizio, non devono avere grande dimestichezza con i fogli excel e il dato che esce è 0,9348. Se ne ricava che applicando questo coefficiente i cittadini pagano 134.068,02 euro in più. Sommati a quello dello scorso anno fa oltre 300.000 euro…

Vogliamo stare a guardare il capello? Suvvia, tanto i rifiuti li pagano comunque per intero i cittadini…

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