Waters, i lavori, il Consiglio, lo scontro e… Delle Chiaie

Le ringhiere delle scuole di via Ambrosini vengono dipinte dopo decenni di abbandono. I giardini ripuliti in gran fretta. Le palestre – interdette per infiltrazioni d’acqua – possono aspettare.

Roger Waters, per il quale i lavori sono freneticamente in corso, martedì non le vedrà. Speriamo torni presto o lo segua a breve qualche altro nome illustre. Magari si troverà il modo di accelerare altri lavori. Di certo Waters non leggerà il verbale del consiglio odierno che gli ha formalmente conferito la cittadinanza. Meglio così. Non saprà mai quale dibattito c’è stato e quanto tempo è servito per redigere quell’atto. Tanto meno verrà a conoscenza del dibattito successivo, quello sulle interrogazioni, che nonostante l’appello di Gianfranco Tontini e un sostanziale accordo si poteva e doveva evitare. L’opposizione, pur affrontando questioni di rilievo che vedremo tra breve, aveva l’occasione di dire: “Bene, niente interrogazioni ma siamo auto convocati, tutti, domani mattina”. O lunedì. Non sarebbe cambiato nulla e il verbale del consiglio comunale sulla cittadinanza onoraria a Roger Waters non avrebbe conosciuto i termini di truffa, il possibile ricorso ai carabinieri e quant’altro. Letto l’appello dei lavoratori della Clinica dei Pini che sollecitano gli amministratori a partecipare alla loro lotta e atteso che Giuseppe Ranucci è in Forza Italia ma resta -per ora – all’opposizione, è stato Andrea Mingiacchi a iniziare. Chiedendo “lumi” sul bando e il capitolato delle mense scolastiche e sollevando questioni che meritano di essere approfondite. Un consigliere comunale – pur trattandosi di atti che spettano ai dirigenti – ha il diritto/dovere di intervenire. Se ad esempio sono ben 20 i punti da affidare alle ditte sui quali c’è la discrezione della commissione in base ai progetti presentati – che saranno decisivi nell’assegnazione della gara – chiedere di approfondire quali sono i criteri non è male. Né sapere sulla base di quale calcolo si arriva a un fatturato richiesto per le partecipanti di oltre 8 milioni quando sarebbero 5 e spicci secondo i conteggi del Pd. Parliamo di mense e pasti dei bambini, ricordiamolo, per questo il sindaco che si è tanto infervorato perché non sono cose che competono al Consiglio avrebbe fatto meglio a dire che è giusto approfondire e punto. Se poi sente il bisogno di sottolineare a più riprese che lui sa perché si fanno certe richieste e non vede tanta attenzione per il resto ebbene ce lo dica. Alla richiesta di chiarimenti avanzata da Mingiacchi s’è unito il capogruppo di Forza Italia ovvero del maggior gruppo di maggioranza, Marco Maranesi, ha chiesto lumi anche Eugenio Ruggiero del centro-destra di opposizione, Ivano Bernardone del Pd ha ricordato che in consiglio si discute e si chiede…

A tutti è sfuggito un precedente: la gara attuale fu assegnata alla Serenissima grazie ai 10 punti – discrezionali – sull’informatizzazione del servizio. Ottenne il massimo, la ditta di Vicenza, salvo vedersi sgravare di parte dell’informatizzazione appena vinto l’appalto…

E giova ricordare – l’ha fatto Bernardone – che ci sono due indagini (finite nel dimenticatoio, purtroppo) su quella vicenda, dopo che un consigliere allora di maggioranza denunciò una tangente da 250.000 euro.

Tema importante, non c’è dubbio, ma fortuna che Waters non leggerà il verbale…

Ancora più seria la denuncia di Danilo Fontana che riprendendo il verbale dell’ultimo consiglio comunale ha sottolineato la sua segnalazione su difformità nel peso dei rifiuti tra quando partono da Anzio e quando arrivano alla Rida ambiente. Il sindaco, rispondendo in quella seduta, ha detto che “è certo” e che c’è “una differenza di 20 quintali”. Oggi ha corretto il tiro e detto che ha dato mandato di verificare, Fontana ha chiesto perché non ha sporto denuncia di fronte a una truffa. Ecco, qui Waters potrebbe rivedere la seduta in streaming perché appena si è parlato di truffa il segretario comunale è sceso dal suo posto ed è andato a parlottare con il carabiniere in servizio nell’aula. Una breve conversazione, poi il segretario-consigliore si è avvicinato al sindaco e questi ha detto “qui ci sono i carabinieri, hanno sentito, procedano pure”. Fontana a quel punto ha ribadito: “Dai carabinieri ci vado io” e così ha fatto. Ecco, questo siparietto – Waters ci perdonerà – merita di essere rivisto. Da sottolineare la denuncia dello stesso Fontana che ad agosto ha chiesto – senza mai ottenerli, alla faccia della trasparenza – documenti di trasporto e libretti dei mezzi. “Mi è stato risposto che così blocco gli uffici”. I quali nel frattempo stanno facendo le verifiche chieste dal sindaco. Ok, ma se il peso è maggiore chi sta pagando? I cittadini, tranquilli…

Caro Waters, benvenuto ad Anzio insomma. La cosa certa è che martedì almeno la sala sarà “blindata” così non sarà permesso a illustri sconosciuti di entrare nell’emiciclo come niente fosse, salutare consiglieri e assessori, nell’indifferenza di chi è deputato a controllare…

Nella stessa sala, purtroppo, lo apprendiamo da un comunicato stampa, l’1 marzo il fascista Stefano Delle Chiaie presenterà un suo libro. Chi l’ha concessa e perché a questo punto è un dettaglio. La cosa si commenta da sola, inutile dare a Waters la cittadinanza per il suo impegno pacifista e tutto quello che sappiamo e poi concedere la sede istituzionale del Comune per un’iniziativa assolutamente lecita ma altrettanto fuori luogo per ciò che Delle Chiaie ha rappresentato nel nostro Paese.   

Roger Waters, la grande occasione

ImmagineCresce l’attesa per il conferimento della cittadinanza onoraria a Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd che perse il padre dopo lo sbarco di Anzio, nelle campagne di Aprilia. L’idea di dare a un mito della musica questo riconoscimento è straordinaria. Il fatto che abbia accettato è ancora più importante. Waters si è prodigato – in questi decenni – nelle ricerche del padre che non ha mai avuto degna sepoltura,  ha dedicato alla figura di Henry Fletcher del quale conserva solo un’immagine in bianco e nero versi indimenticabili e ha diffuso in tutto il mondo un messaggio di pace. Averlo concittadino, sia pure onorario, dovrà essere un vanto per tutti noi.

Al di là dell’attesa cerimonia, però, occorre una riflessione per fare in modo che questo evento diventi una grande occasione per ragionare finalmente sull’importanza dello sbarco e per costruire un percorso di pace reale. Il messaggio lanciato quest’anno è quello atteso da tempo, certo celebrare la pace con scene di guerra (fra l’altro con il falso storico della presenza dei tedeschi in spiaggia) non è il massimo ma diamo spazio anche a qualcosa che sembra attirare turisti. La domanda è: passato il 22 gennaio, data adesso la cittadinanza a Waters, vogliamo continuare a puntare su veterani ai quali va tutto il nostro riconoscimento e loro affini o si fa, finalmente, il salto di qualità?

Percorsi storici da realizzare e “vivere” tutto l’anno, quindi “vendere” dal punto di vista turistico non solo il 22 gennaio; Anzio laboratorio di pace; una sede finalmente degna per il museo; ricostruzioni vere, e non carnevalesche, in occasioni speciali o comunque spazi per scene virtuali “sul campo” ovvero laddove si sono verificate le barbarie della guerra; un lavoro di ricerca sullo sfollamento della popolazione; il coinvolgimento di Amnesty international, Medici senza frontiere, Unicef, Emergency e chiunque lavori sui teatri di guerra per dimostrare che nel mondo c’è ancora tanto bisogno di pace e che questo messaggio parte da una città che ha conosciuto morte, rovine, il già citato sfollamento, quindi ha saputo ricostruire e accogliere… Ecco, il luogo che si onora di avere Roger Waters tra i suoi illustri  concittadini deve fare il salto di qualità. Cogliere questa grande occasione a partire dal 71° anniversario e per gli anni a venire.

A proposito di occasione e della cerimonia, evitiamo una sagra paesana. L’interesse è altissimo, quelli che vorrebbero vedere da vicino o “toccare” il mito sono molti e richieste – da quello che si apprende – arrivano da tutto il mondo. Chiaramente non sarà possibile soddisfarle tutte, anzi ricordiamo che Waters viene nel giorno in cui suo padre perse la vita.

Detto ciò è partita la corsa, questo risulta, alla ricerca dell’amico o dell’amico dell’amico che possa far assistere alla cerimonia a Villa Sarsina. Evitiamo. Diamo il segnale di una città e non di un paesello. Anzi, cominciamo a darlo dal consiglio comunale convocato per giovedì quando sarà votata la cittadinanza onoraria che poi verrà conferita il 18. Discutere quel giorno interrogazioni e interpellanze è fuori luogo, si decida da ora una seduta apposita ma si eviti di “sporcare” quella  con discussioni certamente importanti ma  rinviabili. Di più: si decida tutti insieme un piccolo gesto, simbolico: il gettone di presenza di giovedì e quello della seduta del 18 devoluto a un’associazione impegnata nei teatri di guerra. E’ poca cosa ma sarebbe un bel gesto. C’è solo l’imbarazzo della scelta. 

 

Alfonso, “il” liceo…

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“Guarda uno piccolo così quanta gente ha radunato…” E’ una battuta sentita nella camera mortuaria, dove tante persone si sono ritrovate per salutare Alfonso Gervasi, noto anche come “mezzo chilo” per il suo essere mingherlino. Piccolo sì, ma gagliardo come pochi. Lo dimostrano gli studenti passati per il Liceo scientifico Innocenzo XII che su facebook hanno voluto tributargli un ricordo. Perché Alfonso – possiamo dirlo senza tema di smentita – è stato “il” liceo ad Anzio. Faceva solo il bidello, vero, ma è stato un punto di riferimento per intere generazioni di ragazzi e perché no di insegnanti e presidi o dirigenti scolastici come si dice ora.

Alfonso era un personaggio, un uomo divertente, con lui il tempo trascorreva amabilmente, sarà anche per questo che quando agli studenti diceva qualcosa erano tutti lì ad ascoltarlo. Non gli serviva essere rigido, anzi il suo fare solo apparentemente scanzonato lo faceva rispettare ancora di più. Perché lì, nel “suo” liceo, non ce n’era per nessuno. Sulle pagine di facebook e nei racconti alla camera mortuaria escono aneddoti per riempire pagine.

E’ il giusto tributo a una persona che lo merita. Ciao Alfonso e ancora un forte abbraccio ai tuoi familiari.  

Anzio, la strana idea di trasparenza

ImmagineIl sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, continua a ripetere in ogni consesso che in Comune  nulla si fa all’oscuro. Abbiamo il dovere di crederci e ci fidiamo. Alcune questioni sulla trasparenza – per la quale la sua gestione non è stata particolarmente brillante e basterebbe ricordare il parere del ministero sull’incompatibilità dell’allora vice sindaco, misteriosamente scomparso  – ci sentiamo però di porle.

Una premessa: bene ha fatto il Pd attraverso il suo capogruppo Andrea Mingiacchi a chiedere “lumi” sull’aggiornamento del sito. Farà ancora meglio a mettere in mora i responsabili perché si adottino i provvedimenti necessari. E sarà un bene se, finalmente, si riuscirà almeno a convocare la commissione trasparenza che Mingiacchi presiede. Magari a partire da questo argomento.

Il sindaco sa, meglio di lui il segretario e a scendere tutti gli altri, che ormai siamo in tema di accessibilità totale e il concetto di trasparenza come inteso con la legge 241 del ’90 è  superato. Stranamente, però, sul sito manca ancora l’Abc previsto dalle recenti norme e, quel che è peggio, si fa fatica a trovare gli atti che normalmente dovrebbero essere disponibili. Meglio, si fa per dire, vengono pubblicati quando sono ormai superati. Ha senso mettere oggi una determina dirigenziale, per esempio, del 31 dicembre esecutiva da qualche giorno dopo e accessibile, invece, dopo oltre 40 giorni? Cosa osta alla pubblicazione immediata?

Senza contare che sulla vicenda della Capo d’Anzio – società che deve realizzare il porto ed è al 61% del Comune – non si è indietro: di più. L’ultimo bilancio pubblicato è del 2010, nel sito del Comune alla sezione “società partecipate” la pagina è vuota, sullo stesso sito c’è il “link” al nuovo porto che conduce alla pagina web della Capo d’Anzio dove, andando nella sezione trasparenza (!) si trova appunto il bilancio fino al 2010 e si pubblicizza la società come facente parte della rete di Italia Navigando. Peccato  non sia più così ormai da quasi due anni….

Ecco, all’oscuro non si fa nulla ma chi cerca di avere l’accesso agli atti previsti dalla legge qualche problema ce l’ha…

Porto: corsi, ricorsi storici e una strana maggioranza

capodanziobilanciMancano Piero Marigliani e Bruno Tuscano. Chiamiamoli e affidiamo subito il porto, dato che Marinedi e Renato Marconi possono stare, tranquillamente, a Marine Investimenti e ad Erasmo Cinque.

Era l’inizio degli anni ’90, Luciano Bruschini era sindaco, Giorgio Zucchini assessore come adesso, c’erano Aurelio Lo Fazio e Luciano Mingiacchi in giunta – oggi rappresentati da familiari sia pure all’opposizione – Nolfi era un big delle preferenze nella sezione 14 (Viale Severiano) e pure lui oggi ha una rappresentante. C’era ovviamente Patrizio Placidi che è ancora al suo posto e Alessandroni sarebbe entrato di lì a poco via Psi. C’erano Renato Amabile, Pasquale Perronace e un giovane Candido De Angelis, allora “dissidente” nella Dc insieme a Marco Garzia e Umberto Succi.

Corsi e ricorsi storici, insomma. Una premessa necessaria, questa, per parlare del porto e di quella che alla luce degli sviluppi può sembrare paradossalmente un’occasione mancata 23 anni fa… Allora per volontà di Marigliani che in campagna elettorale per le regionali presentò in pompa magna il plastico del “suo” porto, si doveva scegliere una società creata appositamente e con 20 milioni di lire di capitale sociale. Gli attuali 10.000 e rotti euro. Un progetto scelto al posto di quello di Condotte d’acqua, azienda di fama internazionale. Così aveva deciso la politica, la stessa che con ruoli diversi ha continuato a dire la sua ad Anzio e fuori sull’attuale e ormai naufragato progetto di porto.

E arriviamo ai giorni nostri, all’ingegnere Renato Marconi che ha inventato Italia Navigando, ha convinto il governo a investire sulla rete dei porti, è entrato in società ad Anzio come pubblico e poi ha sistemato la sua vertenza con la società prendendo 16 milioni di euro di “liquidazione” in quote di porti operativi o da realizzare ma addirittura di uno in liquidazione. Il tutto nell’assoluto silenzio della Corte dei Conti e con la benedizione del Tar Sicilia, come ci ha ricordato Bruschini nell’ultimo consiglio comunale. 

Oggi ad Anzio è di fatto Marconi che decide. 

Riassumendo l’intervento del sindaco: 1) le lettere spedite ai potenziali acquirenti sono “Marina di Anzio” perché così si fa a livello internazionale, quindi pazienza se noi siamo sempre stati e continuiamo a essere un porto; 2) è stato avviato un altro procedimento, ma non dice quale, anche con la Regione Lazio; 3) gli obblighi previsti dalla concessione sono rispettati, ma qui sorge qualche dubbio a leggere la concessione e gli accordi sottoscritti; 4) Mare 2 – oggi Marinedi – è pronta a lasciare le quote “al prezzo dovuto” mentre il Comune parla di “valore nominale”, par di capire però che la cosa è superata visto che Marconi sta svolgendo tutti i procedimenti che la Capo d’Anzio non può fare perché non ha soldi; 5) si sta facendo una “gestione modulare” del progetto; 6) una delle alternative è vendere la società; 7) l’assetto societario che c’era non è cambiato, peccato il socio sia diverso da quello “imposto” dalla scissione di “Italia navigando”; 8) il fatto che sia pubblico ha allontanato gli imprenditori, “nessuno ha interesse”, evidentemente tutti tranne Marconi. 

Alcune considerazioni: a chi gli diceva che serve trasparenza il sindaco ha ribadito che nessuno lavora all’oscuro. Peccato che per sapere che il 18 giugno 2013 il socio privato è disposto a versare 200.000 euro a patto che “i soci diano corso al nuovo percorso di sviluppo già approvato il quale (…) garantisce l’effettivo proseguimento dell’oggetto sociale” è stato necessario che un umile cronista andasse a fare una banale visura camerale per scoprirlo. A cosa corrisponda quel percorso e come si ponga rispetto alle carte messe insieme finora nessuno l’ha detto. Altro che trasparenza. E senza quella visura non sapremmo del nuovo percorso né del prestito “a titolo fruttuoso” perché sul sito del Comune che è ancora socio di maggioranza i bilanci della Capo d’Anzio non ci sono.

A tale proposito il segretario generale ha nulla da dire? Inutile, poi, cercare sul sito della Capo d’Anzio che come si vede nella foto è fermo al bilancio 2010 ma fa risultare la società ancora nella “rete Italia navigando”. Complimenti… 

Il sindaco ha ripetuto a più riprese di “aver letto da qualche parte” ciò che di recente è stato scoperto da questo umile blog. Ecco, “qualche parte” si chiama blog, è del sottoscritto, e un sindaco 3.0 (o lo era solo in campagna elettorale?) dovrebbe sapere di cosa stiamo parlando.

Strano, infine, che si voti contro due ordini del giorno che non chiedono altro che la conferma di mantenere il porto pubblico dopo che il 19 luglio del 2012 si era votato all’unanimità. Lo avevano fatto molti degli stessi consiglieri attuali di maggioranza. Ma allora vogliamo dare il porto davvero a Marconi? Si dica, chiaramente, poi ragioniamo sul metodo. Sono queste mezze ammissioni, scoperte singolari e tutto ciò che sappiamo che non convincono.

Un’ultima considerazione: la maggioranza consiliare che ha respinto i due ordini del giorno per mantenere pubblico il porto ha in quel consesso i numeri per farlo, mentre le opposizioni che li hanno presentati hanno preso – messe insieme – la maggioranza dei voti in città alle ultime elezioni. 

Bruschini sa bene di cosa parliamo. Per questo, prima di decidere, richiami almeno Piero Marigliani….  

Soldi pubblici finiti, si chiude. E la colpa è dei giornalisti

ImmagineStrano modo di essere imprenditori e, peggio, editori. Le cose vanno male dopo aver preso milioni di euro pubblici? Di averlo fatto, secondo la Procura della Repubblica, con qualche imbroglio? E’ colpa della redazione. Suona pressapoco così la nota del presidente della Effe cooperativa editoriale, Davide Rea, che mi chiama in causa dato che per un anno ho diretto l’edizione di Latina.

A parte il pessimo gusto di indicare in quella nota anche una persona che non può più replicare, il buon Rea – leggi Arnaldo Zeppieri – scopre l’acqua calda dicendo che: “L’edizione di Latina è sempre stata connotata dal carattere dell’autonomia ed indipendenza rispetto a quella di Frosinone”. Normalmente, trattandosi di un giornale e non di cantieri nei quali l’editore ha dato ben altre prove, i giornali e i giornalisti hanno una certa autonomia.

Non vengo dalla montagna del sapone, come si dice dalle mie parti, per sapere che soprattutto nei giornali locali gli editori cercano di avere altri tornaconto e che questa autonomia, spesso, deve fare i conti con esigenze diverse.

Nel periodo durante il quale ho avuto il piacere di lavorare per la Effe cooperativa editoriale ho gestito, comunque, in piena autonomia e sempre in sintonia con il direttore Umberto Celani un gruppo di giovani che erano stati scelti per dar vita a un’impresa ma dalla loro non avevano una grande esperienza. Io ho messo a disposizione la mia, prima di intraprendere una strada diversa per motivi personali e professionali, lasciando un gruppo in grado di fare – sono convinto meglio di prima – il suo lavoro.

Rea sa bene, all’epoca si occupava di buste paga, se non erro, che i giornalisti ce l’hanno messa tutta e sa ancora meglio che le “numerose iniziative messe in atto per promuoverne la vendita” hanno ben poco fondamento. Chi l’ha promossa – almeno per l’anno che mi riguarda – sono stati i giornalisti con una serie di “pre venduti” in periodo elettorale che ancora oggi possono essere dimostrati. Lasciando un po’ di autonomia professionale e mettendosi a promuovere un prodotto che si era inserito in un mercato difficile. Si poteva fare meglio? Certamente. Sfugge quali iniziative promozionali ha messo in campo l’editore. In quell’anno, francamente, non ne ricordo.

Prendersela con chi, oggi, cerca di far valere i propri diritti e rivendica stipendi e istituti contrattuali è tipico, il presidente mi scuserà, di chi non ha più nulla da dire.

Eppure sono tante le cose che andrebbero chiarite a chi ha investito su quel lavoro, a chi si è dato anima e corpo nel tentativo di migliorarlo, a chi è stato lasciato via via solo con la chiusura dell’agenzia di pubblicità, senza una promozione, alla fine senza stipendio. Vogliamo parlare del tentativo di andare a firmare la cassa integrazione senza i lavoratori, bloccato in extremis grazie all’intervento delle organizzazioni sindacali? O del “piano di rilancio” per il quale Zeppieri si era impegnato sottoscrivendo in Fieg il primo accordo, poi abbondantemente disatteso?

Certo, i soldi pubblici non ci sono più o sono al centro di un contenzioso e allora è meglio chiudere. Dimenticando, fra l’altro, che al momento di assumere tutti i colleghi – io ero già andato via – la Effe cooperativa ha goduto delle agevolazioni Inpgi sui contributi per neo assunti. E quelli sono soldi dei giornalisti, questi brutti, sporchi e cattivi che si sono permessi di mantenere la schiena dritta e rivendicano i loro diritti nei confronti di chi propone un percorso di chiusura della redazione e di cassa integrazione al di fuori delle norme.

Avere autonomia è il minimo per chi vuole svolgere questa professione. Pensare di avere a che fare con dei sudditi, invece, è tipico di chi pensa di fare l’editore-padrone. Ma solo finché ci sono i soldi pubblici. 

Sorpresa, spuntano le terme

ImmagineUn progetto per cercare acque termominerali. L’ha presentato alla Regione Lazio la società Cincinnato, di Anzio, che ha a disposizione un’area proprio di fronte alla riserva naturale di Tor Caldara. Poco più di 41.000 metri quadrati, metà dei quali destinati alla ricerca.

Di terme a Tor Caldara si fantastica da anni, il progettista del piano regolatore Pierluigi Cervellati aveva indicato questa possibilità nel “Parco urbano” che doveva comprendere la riserva e l’area prospiciente, ma non si è mai realizzato.  Adesso c’è una società privata che prova a inserirsi in un filone mai approfondito. Che ci siano acque sulfuree è noto a chiunque sia stato almeno una volta nella riserva, ma nella richiesta  si chiede di poter andare a fondo e capire se è possibile “l’utilizzazione della risorsa idrica eventualmente intercettata”.

Lo studio allegato alla richiesta “ha messo in luce una buona possibilità di reperire nell’area una falda acquifera termominerale”. Chiaro che se fosse confermata questa presenza poi si proverebbe a sfruttarne le caratteristiche. Gli impianti termali non godono di ottima salute, ma questa prospettiva per Anzio, finora, non era mai stata presa seriamente in considerazione. 

Vedremo

Porto, ecco cosa va chiarito. Subito

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Il consiglio comunale di Anzio di giovedì prossimo ha all’ordine del giorno i chiarimenti sulle lettere spedite da “Marina di Anzio” e relative al nuovo porto. Meglio, all’idea di nuovo porto proposta in quelle righe agli aspiranti acquirenti del vecchio progetto e della quale, a oggi, ufficialmente nessuno sa nulla. Cosa c’è da chiarire? I punti sono diversi

Il primo: è cambiato l’accordo di programma che aveva ben altre previsioni rispetto alle opere da realizzare? Quando, con quali intese, cosa prevede?

Il secondo: sono cambiati, di conseguenza, gli obblighi assunti dalla Capo d’Anzio con il Comune?

Il terzo: si è mai riunito e cosa ha fatto il comitato di vigilanza sull’accordo di programma, con rappresentanti di Comune e Regione?

Il quarto: ha ancora ragione di esistere un accordo di programma, valido “fintanto che non risultano adempiute le obbligazioni”, considerato che a oggi la Capo d’Anzio non ne ha rispettata una?

Il quinto: è cambiato il progetto definitivo?

Il sesto: il 39% delle quote oggi in mano a Marinedi. Secondo i patti parasociali sottoscritti a suo tempo con Italia Navigando, un anno dopo la concessione (settembre 2011) se la società che doveva realizzare la rete dei porti non avesse trovato i soldi le quote sarebbero tornate al Comune “al valore nominale”. Non solo Italia navigando non ha trovato un euro, ma a seguito di una scissione societaria tutta da verificare ha ceduto quel 39% alla Mare 2 spa nell’ambito di un accordo con Renato Marconi. Ebbene il Comune ha chiesto formalmente la restituzione, ma oggi continua ad avere un socio privato che secondo un verbale d’assemblea “è entrato a definitivamente” nel capitale sociale. Che fine ha fatto la richiesta di quote? E che accordo c’è con il privato?

Lo sbarco di Nettuno e le occasioni mancate

ImmagineMa sì, sbarcarono a Nettuno. E non se ne parli più. Contenti? Bene. Peccato che questa vicenda e le polemiche degli ultimi giorni ci dicano quanto siamo piccoli e quanto, intorno a un evento che dovrebbe unire, continuiamo a dividerci inutilmente.

E’ questione di avverbi, lo sappiamo, si chiama sbarco “di” Anzio e così è universalmente riconosciuto, anzi come tale è ancora studiato nelle scuole di guerra statunitensi per spiegare cosa non si dovrebbe fare e perché il “gatto selvatico” immaginato da Winston Churchill sia diventato una “balena arenata”.

 

Poi gli alleati hanno messo piede su un fronte ampio 25 chilometri e quindi sono sbarcati “ad” Anzio, a Nettuno, se vogliamo in quella che allora era Nettunia, se andiamo nel dettaglio hanno toccato terra nell’attuale Lido dei Gigli oppure a Tor Caldara. Ricordiamo forse lo sbarco ad Anzio Colonia?

 

Le divisioni e la spasmodica ricerca di una storia da riscrivere quando non ce ne è bisogno, allora, confermano quanto siamo “paesi” in cerca di vanagloria piuttosto che città che sono in grado di trasformare quei tragici momenti in un evento internazionale che va oltre le celebrazioni di guerra e diventa un’occasione di attrazione turistica.

 

Ma sì, teniamoci la X Ray beach di Nettuno, la carnevalesca ricostruzione in spiaggia ad Anzio dove gli alleati che sbarcano trovano le trincee con i tedeschi schierati che nel ’44 non c’erano, teniamoci personaggi che si auto incensano e trovano credito.

 

Due amministrazioni lungimiranti, capace di fare politica, al di là degli schieramenti ai quali appartengono avrebbero realizzato da tempo un progetto da proporre all’Unione europea per riconoscere allo sbarco il ruolo che ha avuto nella liberazione di Roma e dell’Italia. Ne avrebbero fatto un percorso turistico ed eno gastronomico, avrebbero investito su un unico grande museo, avrebbero ricordato le migliaia di cittadini di Anzio e di Nettuno costretti allo sfollamento, alla fame, a ritrovare le loro case distrutte. Avrebbero investito meglio i loro soldi, accordandosi per fare di un evento di guerra un momento per diffondere la cultura della pace.

 

Ma parliamo, purtroppo, di Anzio e Nettuno. Dove essere lungimiranti e fare di questa – come di altre occasioni – un progetto comune è fantascienza.

 

Un’esperienza personale, infine: a ottobre scorso a Lido di Camaiore per un premio giornalistico, i colleghi organizzatori hanno sottolineato come da Viareggio, dove si svolgeva di solito, l’evento avesse cambiato sede. Il sindaco di Camaiore, un giovane esponente del Pd, ha ringraziato della scelta ma ha sottolineato che al di là della città una cosa era importate ovvero che a ospitare il premio fosse la Versilia.

 

Non c’è da aggiungere altro