Porto, cambia il progetto. Città tenuta all’oscuro

porto_anzioUna lettera a coloro che avevano manifestato interesse per avere un posto barca nel nuovo porto di Anzio, nella quale si parla di avvio dei lavori nel bacino interno e si chiede un cospicuo anticipo (45%) per esercitare l’opzione.

Cambia il progetto, o almeno il crono programma, del porto e nessuno lo sa. Meglio, se ne accorge chi si è visto recapitare la lettera ma alla città – fino a prova contraria ancora detentrice del 61% delle quote della “Capo d’Anzio” – nessuno lo dice. Siamo ai “rumors”, allora, a vertici che il sindaco avrebbe fatto in Regione per illustrare un nuovo piano dopo il fallimento del progetto di raddoppio del porto così come inserito nel piano regionale dei porti e la gara deserta nel marzo scorso.

Nuovo piano che prevede l’avvio di lavori all’interno dell’attuale bacino – nel cosiddetto porticciolo e nell’area di fronte ai ristoranti del molo Innocenziano – e rinvia a tempi migliori l’eventuale raddoppio, la viabilità prevista da quel progetto e quant’altro. Si vuole fare, in sostanza, il porto che 30 anni fa era già nei piani di società create apposta e con precisi “sponsor” politici.

Ricordiamo che la “Capo d’Anzio” è titolare della concessione demaniale sullo specchio acqueo del bacino interno – regionale –  mentre il Comune è concessionario delle aree dove nelle previsioni doveva sorgere il nuovo molo, il “raddoppio”.

La Regione avrebbe dato un via libera di massima, a questo punto, se sono partite lettere a chi aveva opzionato i posti barca nella precedente previsione.

Il tutto senza dirlo ai cittadini, proprietari della “Capo d’Anzio”, e con il rebus ancora aperto della società partecipata che da “Italia Navigando” si è ritrovata con Renato Marconi socio senza volerlo. Una storia tutta italiana di perdite pubbliche e profitti privati, “Italia navigando” creata e poi “spacchettata” per chiudere il contenzioso – guarda caso – con chi aveva avuto l’idea di realizzarla e ne è stato amministratore delegato… Vicenda che passa sulla testa di Anzio e di quanti  si sono ritrovati socio l’ingegnere. Storia che dovrebbe interessare ben altre autorità.

Quello che interessa qui  è  la gestione della “Capo d’Anzio”, i suoi debiti, come onorerà il prestito con la Banca Popolare del Lazio scaduto e “rinnovato”, chi ha deciso di cambiare in corsa il progetto e perché – atteso comunque che l’altra idea era ormai difficilmente realizzabile – con quali ricadute e quali garanzie per la città. Che fine faranno le opere accessorie – dalla torre di controllo ai parcheggi – chi le realizzerà, qual è il piano finanziario di questa nuova iniziativa.

L’impressione, e l’auspicio è quello di sbagliare, è che si proceda per tentativi ed errori. Quanto di peggio possa esserci, dopo il dilettantismo mostrato in passato in termini di strategie di comunicazione e vendita.Adesso, per esempio, le lettere arrivano come “Marina di Capo d’Anzio”. E chi l’ha deciso?

La certezza è che tutto si volesse far passare sotto silenzio. Ed è ancora più grave che l’argomento sia uscito dal dibattito cittadino finita la campagna elettorale. Chissà che dall’opposizione qualcuno si ricordi di chiedere lumi sull’opera che doveva segnare il rilancio della città e per vicende di ogni genere – servirebbe un libro a raccontarle – è diventata una specie di zavorra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...