La Provincia e altre storie, ma finalmente prendiamo coscienza

Qualcosa si muove. La battaglia dei colleghi della Provincia – che sono in assemblea permanente a Frosinone e rifiutano la decisione unilaterale dell’ennesimo editore in fuga su questo territorio – è un altro tassello. Qualche mese fa, tutti insieme, gli operatori dell’informazione hanno abbandonato la conferenza stampa del presidente della Provincia “sospeso”, Armando Cusani, perché aveva impedito ai giornalisti di Latina Oggi di partecipare a quell’incontro. Si comincia a prendere coscienza, meglio tardi che mai, dell’importanza che la nostra professione ancora riveste. Ripropongo allora, con le dovute modifiche, un mio intervento sulla pubblicazione di Maria Corsetti che raccontava la storia del suo licenziamento dal Territorio-Tele Etere. Una vicenda paradossale, come quella che stanno vivendo oggi i colleghi per i quali c’è chi ha deciso non solo di chiudere l’edizione di Latina ma di stracciare un accordo sottoscritto in Regione. Territorio e Tele Etere, Corriere Pontino durato sei mesi, la redazione del Tempo chiusa da oggi a domani. E’ servito lasciare tanto “sangue” sul campo, scombinare vite, interrompere quelle che erano qualcosa di diverso da illusioni, il sogno di chi voleva fare questa professione.

Mi sembra calzante, allora, riprendere quello che avevo scritto per “Avanzi”.

 ***

Quella che racconta Maria è una storia comune nelle realtà giornalistiche locali. Una sorta di “volemose bene” (…) Come giornalisti abbiamo la nostra parte di responsabilità che è quella di accettare una situazione della provincia di Latina ma di tante altre province italiane. Lo facciamo per quieto vivere, per conoscenza degli imprenditori che danno vita a un’iniziativa editoriale, perché “altrimenti il giornale non si fa” o, peggio, perché quelle poche centinaia di euro sono una necessità. Quest’ultima è la situazione sempre più frequente, con pezzi pagati 5 euro quando va bene o “contratti” che prevedono una collaborazione e vengono utilizzati a tempo pieno. Quando ci sono, i contratti. La necessità, invece, esiste. Ed è quella della quale – è il cane che si morde la coda – l’editore di turno approfitta: “Altrimenti il giornale non si fa”.

Poi succede che l’imprenditore che voleva fare l’editore e spesso pensa a questo mondo come fosse quello di un normale opificio, viva una crisi con la propria attività, sia costretto a “tagliare” o – è più facile – si stanchi. Così tutti a casa, da oggi a domani, stavolta veramente “il giornale non si fa”. E chi aveva accettato situazioni paradossali spesso si ritrova con un pugno di mosche.

Solo allora ci si ricorda del sindacato, una realtà per anni “invisa” su questo territorio e oggi chiamata ad affrontare una vertenza dopo l’altra. Tanto che siamo ormai a un “caso Latina” vero e proprio, di fronte al quale l’Associazione stampa romana sta cercando di dare risposte e non avviare semplicemente vertenze.

Ce la saremo anche cercata questa situazione, accettando di non chiedere contratti veri e propri, scendendo a compromessi o pensando che altrimenti il giornale non si facesse. Non abbiamo certo trovato, dall’altra parte, imprenditori così illuminati come volevano farci credere.

 

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