Libro e moschetto, il sindaco dice no a Villa Sarsina

ImmagineIl sindaco di Anzio non sapeva nulla. Nel Comune dove tutti fanno un po’ come vogliono c’è da crederci. In ogni modo oggi, incalzato da più parti – e piace ricordare che tutto è nato da questo umile spazio…. – ha dato disposizione di chiamare gli organizzatori e dire no alla rassegna “Libro e moschetto”.

I contorni di questo diniego non sono noti, di sicuro Luciano Bruschini ha chiesto di non svolgere l’iniziativa nell’aula consiliare, a Villa Sarsina. Nulla si sa del patrocinio, ma quello che emerge è che la richiesta non ha mai avuto un via libera dal primo cittadino. Evidentemente altri, in Comune, l’hanno dato per lui.

Non c’è da stupirsi. In un ente dove si “perde” un parere sull’incompatibilità di un assessore e dove dalla proposta per la sagra del peperoncino alla delibera che l’approva passa un giorno (e sono solo alcuni esempi), figuriamoci se non si trova chi dice sì all’associazione che organizza “Libro e moschetto”. A questo punto sapere chi sia stato è secondario, anche se Bruschini dovrebbe riflettere – una volta per tutte – sulla squadra e la “macchina” che lo circondano.

A questo punto non sappiamo dove parleranno Stefano Delle Chiaie, Mario Merlino, Nicola Rao e Paolo Zanetov, ma pare proprio che l’aula consiliare non gli sarà concessa. A questo punto, comunque, ribadiamo che è giusto che parlino, ma sarebbe stato un affronto lo facessero lì.

Bene, per una volta Bruschini ha ascoltato la sua coscienza, ha ricordato la storia della città e quella sua personale di socialista, ha sentito chi ad Anzio la pensa in maniera diversa.

La presa di posizione del sindaco non è la sola, anche se l’ultima in ordine di tempo. Appresa la notizia di “Libro e moschetto” prima la Regione Lazio, poi la Provincia di Roma avevano diffidato dall’uso del loro logo e negato il patrocinio. Ad Anzio Rifondazione, Pd e Sel avevano fatto sentire la loro voce con comunicati e prese di posizione. Ma prima ancora c’era stato l’autorevole no di Antonio Pennacchi, il premio Strega pure invitato a presentare un suo libro nella rassegna. Siamo in buona compagnia, evidentemente.  

Il museo, i furti e le scoperte….

Una cosa è stata appurata nella conferenza con la quale, oggi, il museo di Anzio ha riavuto la testa d’epoca romana rubata il 20 dicembre e ottenuto la collezione sequestrata a un commercialista di Latina che in casa aveva oltre 2000 reperti. Si è capito che una volta resa nota la notizia del furto l’affare fra i ladri e il possibile acquirente è saltato. Com’è normale in casi del genere, quando far sapere le cose serve a far “scottare” il pezzo trafugato nelle mani di chi lo possiede.

Sconfessata, quindi, la teoria iniziale del Comune di Anzio su un presunto intralcio alle indagini che la notizia del furto avrebbe creato. Confermato, invece, che si voleva evitare quella che era e resta una figuraccia. Finita nel modo migliore, per fortuna, ma che tale rimane.

E’ vero, nessun museo al mondo è sicuro come oggi è stato ribadito da più parti, il sistema di allarme scattato il 20 dicembre ha consentito di arrivare al risultato odierno, ma il magazzino nel quale è avvenuto il secondo furto – quello di gennaio – è ancora senza protezione. Perché? E chi ne era al corrente, al punto di agire indisturbato dopo che il Comune aveva investito oltre 12.000 euro per ripristinare l’allarme al museo e potenziare la vigilanza? Domande alle quali risponderanno gli investigatori, ne siamo certi. Le notizie apprese oggi sono anche altre.

La prima è che il Nucleto di tutela del patrimonio culturale avrà la cittadinanza onoraria di Anzio. Bene. La seconda che il prestito di un mosaico è stato bloccato dalla Soprintendenza archeologica di Roma dopo il primo furto, quando ormai la pratica era conclusa. La terza che la stessa Soprintendenza ha chiesto e ottenuto di svolgere un vertice con Comune, Carabinieri, Ministero e Soprintendenza del Lazio “per la messa in opera di nuovi sistemi” – come ha detto Stefania Trevisan. E lo stesso maggiore Antonio Coppola, pur ammettendo che non si possono trasformare in bunker i musei, ha parlato di “aspetto di criticità” rispetto al sistema di sicurezza anziate.

La quarta notizia è che si fideranno ancora del Comune, continuando – com’è giusto – a mandare il materiale “perché sia visibile”. Serviranno – e il sindaco si è impegnato – altri interventi per la sicurezza e andranno comunicati posizionamento e schede tecniche degli impianti.

La figuraccia, insomma, non si cancella con il ritrovamento e la fortunata coincidenza che ha portato sino al commercialista di Latina. Possiamo solo sperare che sia dimenticata in fretta.

Così come auspichiamo che in qualsiasi prossima occasione una conferenza stampa sia tale e se proprio si vuole invitare il pubblico per festeggiare l’evento (come se a Palazzo Chigi oltre ai giornalisti ci fosse anche la claque, insomma….) si eviti almeno che faccia interventi. Il siparietto di oggi tra un’appassionata signora e il sindaco è da “Blob”.

Ma siamo ad Anzio, non dimentichiamolo…  

Libro e moschetto, c’è chi dice no

C’è chi dice no, cantava Vasco Rossi. Nei giorni scorsi attraverso un comunicato stampa lo aveva già fatto Rifondazione comunista. Si muovono anche gli altri partiti di opposizione dentro e fuori dal consiglio comunale. 

No a cosa? Alla possibilità che un fascista  come Stefano Delle Chiaie possa parlare nella sede istituzionale del Comune di Anzio. Nell’aula consiliare nella quale siedono, normalmente, i rappresentanti scelti democraticamente dai cittadini. Oltre a Delle Chiaie ci saranno, nella rassegna dal titolo che è tutto un programma “Libro e moschetto”, altri personaggi della destra estrema.

Regione e Provincia si sono affrettate a togliere il patrocinio, il Comune se ne guarda bene perché magari ha qualche cambiale elettorale da onorare. In ogni modo Delle Chiaie & C. parlino dove vogliono, ma non nell’aula consiliare.

In tal senso si muoverà il Pd di Anzio, mentre c’è chi è pronto a organizzare un presidio l’1 marzo se l’aula fosse realmente concessa. Buon senso e rispetto della storia d’Italia, di Anzio decorata al valore civile, della sua personale impongono al sindaco Luciano Bruschini di dire agli organizzatori che già il patrocinio è una concessione, ma l’aula consiliare forse è troppo. In Comune sono abituati ad assegnare sedi “a soggetto”, ne trovassero una e lì parlassero tutti i fascisti che vogliono.

Anzi, questa diventi un’occasione per dire a chi e quando si concede l’aula consiliare, la sede istituzionale, si dettino regole – ma in Comune sono allergici – sulle sedi anche temporanee. Si eviterebbero situazioni imbarazzanti come questa. Vale per “Libro e moschetto” come se venisse un brigatista rosso, così almeno sgomberiamo il campo.

Bruschini e i suoi consigliori, per una volta, ascoltino chi dice no

Libro e moschetto, il Comune resta solo

Immagine  Il Comune di Anzio resta solo.

Gli organizzatori di “Libro e moschetto”, la rassegna che l’1 marzo inizierà a Villa Sarsina con la presentazione di un testo di Stefano Delle Chiaie, hanno corretto il manifesto dell’iniziativa. E’ comparso su facebook quello che vede il solo simbolo del Comune di Anzio. Non ci sono più quelli di Regione e Provincia “che dopo una lunga riflessione hanno deciso di non concedere il loro patrocinio”.

Dobbiamo dedurre che Anzio l’abbia formalmente concesso. Mentre a Roma qualcuno si preoccupa di questa manifestazione e prende le distanze, qui tutto tace. Pazienza la maggioranza abituata ad alzare mani e ideologicamente schierata a destra – insomma, qualche vecchio socialista non dovrebbe avere nulla a che fare con certa gente… – comprensibile quel che resta dell’opposizione di centro-destra, l’area sempre quella è. Ma gli altri? Il Pd ha nulla da dire? E il Movimento 5 stelle?

Poi c’è chi in Consiglio non è rappresentato, ma è evidentemente preso da Tsipras e non ha tempo di sollevare almeno qualche perplessità.

Ribadisco: Delle Chiaie, Merlino & C. hanno tutto il diritto di esprimere liberamente le loro opinioni e di presentare ciò che vogliono, qui si parla dell’opportunità di concedere per un’iniziativa del genere la sala consiliare del Comune.

Quella dove ieri: “In memoria di Eric Fletcher Waters, sbarcato ad Anzio e disperso nelle paludi della guerra, ritrovato nei nostri cuori e nel nostro desiderio di pace e libertà attraverso l’intensa poesia di suo figlio Roger, ambasciatore di pace, al quale la Città di Anzio con profonda gratitudine conferisce la cittadinanza onoraria”.

La sala fuori alla quale sventolavano le bandiere della pace, dove l’assessore Sebastiano Attoni – passato per ogni espressione dei partiti di destra – ha consegnato a Waters una kefiah palestinese… Solo folklore o ci si crede davvero nella pace?

Una sede istituzionale, insomma, destinata ad altro e che non c’entra con manifestazioni che inneggiano al fascismo e personaggi che lo ricordano.

Il Comune è rimasto solo, ma tanto in città non c’è tutta questa preoccupazione. O forse sì, qualcuno a Villa Sarsina sta decidendo se approntare anche per Delle Chiaie   il tappeto rosso riservato a Roger Waters. 

Passato Waters, finita la festa. Invece…

Una desolazione. Il dubbio c’era, però pensi che non possono arrivare a tanto. Già ieri qualche perplessità, oggi la conferma. A via Ambrosini, dove centinaia di bambini vanno a scuola ogni giorno, il Comune ha fatto ridipingere dopo un decennio le inferriate. Solo quelle che danno accesso alla via che passa tra le due scuole, però, quelle dei giardini degli istituti no.

Passato Roger Waters, insomma, è finita la festa. Nessun operaio questa mattina era lì a completare il lavoro. Con il risultato che cancello e parti “visibili” alla rockstar e al suo entourage, ai numerosi visitatori attesi a Villa Sarsina, sono state dipinte e il resto rimane arrugginito. Facile immaginare l’ironia, ancora di più l’incredulità dei bambini che chiedono perché quel lavoro non sia stato ultimato. Bambini che si sono accorti del fervore nel pulire – negli ultimi giorni – ciò che non veniva sistemato da anni… 

Passato Roger Waters è finita davvero la festa? Pare di sì, anche se immagini che in Comune qualcuno illuminato sia rimasto e che due secchi di vernice nera e un paio di operai potrebbero risolvere il problema. Sarebbe la risposta migliore, l’indicazione per i cittadini di domani ai quali dire “Vedi? Sono intervenuto d’urgenza per una visita illustre ma non mi dimentico di te…”

Chissà che invece di farla finire, questa festa, non si possa trovare il tempo e il modo di farla continuare

 

Libro e moschetto, qualcosa si muove

In Comune hanno accolto com’era giusto che fosse Roger Waters. Pazienza l’errore sul nome commesso dal sindaco, ci si può tranquillamente passare sopra.

Stupisce che nessuno si preoccupi del fatto che in quella stessa sala si svolgerà “Libro e moschetto” – di mussoliniana memoria – con fra gli altri Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino. Qualcosa si muove, però, se non ad Anzio dove l’opposizione dentro e fuori dal consiglio comunale continua a dormire, in Regione.

Apprendo dalle agenzie che “Il presidente del Consiglio regionale del Lazio ha dato mandato agli uffici a voler procedere a formale diffida nei confronti della associazione di promozione sociale Sleipnir in merito all’uso non autorizzato del logo del Consiglio relativamente alla manifestazione Libro e moschetto”.

In questa manifestazione prossima all’avvio, insomma, qualcosa non quadra…

Mense scolastiche, pagare e… pretendere

Nei prossimi giorni ad Anzio si raccoglieranno firme per non pagare le mense scolastiche. Ho fatto spesso azioni di disobbedienza civile, però stavolta non sono d’accordo. A parte che un volantino anonimo mi annuncia la cosa, ma è il minimo, è bene fare un ragionamento più ampio e sereno sulla vicenda.

La Serenissima non è il massimo, non lo erano altre aziende non lo saranno altre ancora, per le mense siamo passati tutti e non possiamo pretendere che sia come a casa nostra. Poi abituati come siamo a dire che tutto non funziona temo che nemmeno se venisse Heinz Beck saremmo felici. Detto ciò ricordo che paghiamo poco più di 2 euro a pasto, il resto lo mette il Comune, e che con una cifra simile non si acquista un panino e una bottiglietta d’acqua al bar. No, tranquilli, non sto difendendo il Comune e me ne guarderei bene.

Quando abbiamo iscritto i figli al servizio mensa abbiamo firmato un “contratto” e dobbiamo rispettarlo. Stiamo mangiando – poco e male, vero – da ottobre, usufruendo di un servizio, dire oggi che non paghiamo ha poco senso a mio parere.

Diverso è il discorso rispetto al controllo del servizio svolto da questa azienda e da quella che verrà – sempre che non avremo una conferma come si vocifera negli ambienti politici – per il quale non da oggi esprimo perplessità.

Per anni, infatti, i genitori e i consiglieri comunali della “commissione mensa” sono stati presi per imbecilli, sobillatori, prevenuti, strumentalizzati e tutto ciò che volete. Solo perché facevano quello che il ruolo impone loro. Per altrettanti anni gli stessi epiteti – se non peggiori – sono stati riservati ai giornalisti che pubblicavano i verbali di quella commissione, prevista dal capitolato di appalto e quindi legittimata a operare e, nel caso, censurare.

Bene, paghiamo quello che dobbiamo  ma se poi la commissione assegna punteggi negativi all’azienda facciamo in modo che quella società non venga pagata per intero. A mio modesto parere è quello che si deve pretendere, mentre da anni le fatture sono liquidate così come presentate e di quella commissione nessuno si è preoccupato. Facciamo sì che i controlli – affidati peraltro anche a un’esperta – siano resi pubblici e sulla base di quelli l’appaltatrice sia penalizzata o meno. Facciamo sì che i menu vengano rispettati, siano il più possibile a chilometro zero, diventino più appetibili e a misura di bambino. Facciamo sì che qualcuno ascolti le lamentele prima di liquidarle come le solite scocciature. Il sindaco anni fa andò personalmente dove l’assessore non si presentava, dando superficialmente per scontato che tanto i genitori sono semplici rompiscatole manovrati: a mensa. Bruschini andò a mangiare e si lamentò, chiese verifiche. Ecco, ascoltiamo chi ne fruisce e andiamo a mangiare con i bambini… Dispiace  che in consiglio comunale, ad esempio, lo stesso sindaco che pure andò a verificare di persona abbia detto che queste “sono cose che attengono al dirigente”. No, sono cose che attengono alla città, ai bambini, a chi fruisce del servizio.  

Il resto è fattibile, certo, protestare è doveroso, mi chiedo però che senso abbia dire ai nostri figli che non si paga per un servizio ricevuto, far dire loro che “la mensa fa schifo” (l’ho sentito personalmente) e magari mandarli a scuola con un salutare (!?) panino con wusterl…   

Vecchi amici, il Gioco e Stefano: vittoria per lui

Immagine C’è un gioco fantastico che si chiama baseball. Il Gioco, sì, con la lettera maiuscola. E c’è un gruppo di amici che praticando questo sport è cresciuto vivendo fianco a fianco. Restando unito per una vita e anche oltre. Già, perché uno di loro ci ha lasciato troppo presto e così noi – mandati dalla vita chi da una parte chi dall’altra – ci siamo ritrovati.

Come per magia, in nome del baseball e di Stefano Pineschi. A dire la verità persi davvero non c’eravamo mai, c’è chi aveva continuato a giocare, chi aveva messo in piedi una nuova squadra, chi si vedeva anche fuori dal campo di baseball. Ma intorno a Stefano e alla voglia di fare qualcosa per gli altri il gruppo è diventato ancora più solido. Quelli che hanno giocato insieme e quelli che sono arrivati dopo, chi c’era da prima ma poi mogli, fidanzate, compagne, nuovi amici uniti a un gruppo che in un paio d’anni ha raccolto e dato in beneficenza migliaia di euro per l’oncologia e la pediatria dell’ospedale di Anzio.

Stefano è stato strappato alla vita da un tumore a soli 41 anni, ma noi pensiamo che non sia mai andato via realmente. Così scherzando e ridendo c’è chi ha deciso di tornare in campo per il torneo di slow pitch che si gioca  a Nettuno. Le regole sono un po’ diverse ma mazza, palla, guantone, basi… c’è tutto perché il Gioco sia ancora un collante.

Così è nata la Stefano7baseballmeeting – dal nome della manifestazione di beneficenza – slow pitch. Una squadra che oggi ha vinto il torneo amatoriale. Che prima ha condiviso la gioia di un pranzo con le famiglie, con vecchi e nuovi amici. 

Una vittoria in una manifestazione di “nicchia”, come si direbbe oggi, ma per noi è come se fosse il Mondiale. Già, perché in nome di Stefano – e di tutti quelli che sono passati per il baseball ad Anzio e non ci sono più – difficilmente ci fermeremo.

Grazie ragazzi, soprattutto: grazie Stefano! 

Libro e moschetto: il patrocinio, i silenzi e le sedi senza regole

Sia chiaro: Stefano Delle Chiaie ha tutto il diritto di presentare ciò che vuole, come ogni cittadino del nostro Paese. Stupisce che lo faccia, sabato 1 marzo, nella sala consiliare di Villa Sarsina – sede istituzionale – e che la manifestazione abbia il patrocinio del Comune. E’ la seconda iniziativa marcatamente di ultradestra, si ricorderà Casapound nei locali in piazza Pia, sia pure per una raccolta a favore della Sardegna, che si fregia del simbolo della città e gode del patrocinio.

Insomma, “Libro e moschetto” – con slogan di mussoliniana memoria – nella sala consiliare dove sarà concessa la cittadinanza onoraria a Roger Waters per il suo impegno a favore della pace sembra francamente troppo. Seguiranno, sempre a Villa Sarsina, gli incontri con Mario Merlino, Nicola Rao e Paolo Zanetov nell’ambito di una rassegna che punta marcatamente su croci celtiche e “nero”. Tutto assolutamente lecito, per carità, ma qualche dubbio forse occorre porselo…

Stupisce ancora di più che nessuno, finora, abbia fatto notare che è almeno fuori luogo concedere sala e patrocinio a una presentazione del genere. Gli amici di Rifondazione comunista intervengono sull’universo mondo e non se ne sono accorti o non hanno il tempo di commentarlo. Quelli di Sel nemmeno a parlarne.

Pazienza il Pd: continua ad avere due sedi e il suo capogruppo e presidente della commissione trasparenza ha presieduto un’associazione che ha ottenuto pochi euro e il patrocinio – sacrosanto in quel caso – del Comune per una sua manifestazione.

Come chiedere di avere, una volta per tutte, chiarezza su come si assegnano i locali pubblici, si concede una sala istituzionale, si danno o meno finanziamenti o si consente di avere il patrocinio e il simbolo del Comune?

Senza regole stanno meglio tutti, evidentemente, ad Anzio questo è chiaro da tempo. Ma con il rispetto dovuto “Libro e moschetto”, Stefano Delle Chiaie e gli altri nella sala consiliare non sono proprio il massimo della vita…

Il busto rubato torna al museo, qualcuno si assenti…

ImmagineBene. Il busto di epoca romana trafugato dal museo di Anzio tornerà al suo posto e lo faranno anche altri reperti. Un plauso alla Polizia di Stato e ai Carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale che in due mesi di indagini serratissime sono risaliti al materiale rubato. Si annuncia – così si apprende in ambienti investigativi – la riconsegna dei beni con una cerimonia in pompa magna al Comune di Anzio. 

E’ il giusto riconoscimento per chi ha lavorato senza sosta, dopo il primo colpo e soprattutto dopo il secondo, quello più beffardo. 

Giusto per gli investigatori, non certo per un Comune capace di farsi sorprendere in maniera a dir poco singolare e distintosi per un assordante silenzio e per comportamenti inspiegabili su questa triste pagina. Prima con il maldestro tentativo di “coprire” il furto avvenuto tra il 21 e il 22 dicembre – quando è noto che si deve far sapere subito una cosa del genere perché chi ha in mano il reperto sia “bruciato” – poi quasi fingendo che nulla fosse accaduto e andando avanti con la variegata attività del museo. Ancora, spendendo 12.423 euro per “interventi connessi alla sistemazione degli impianti” necessari “al fine di scongiurare ulteriori spiacevoli eventi”. Già, perché il “potenziamento ulteriore del sistema” – che non aveva impedito il furto – è stato pressoché un fallimento dato che i ladri sono tornati e sono andati a colpo sicuro, i primi di gennaio, nei magazzini. Sprovvisti di allarme. 

L’unica voce è stata quella del vice sindaco Giorgio Zucchini, il quale ha candidamente ammesso: “Pensavo che al museo non ci fossero problemi”. Lo pensavamo tutti, invece c’erano eccome. Ma non risulta che l’amministrazione abbia preso provvedimenti per chi su quella struttura ha potere decisionale e gestionale da sempre, una specie di “enclave” all’interno del comune di Anzio, né che gli interessati si siano preoccupati più di tanto. Peggio, c’è chi ha addirittura provato a minimizzare la colossale figuraccia che ha mandato alle ortiche il grande lavoro di questi anni. 

Chissà se qualcuno presterà più al museo di Anzio dei reperti o materiali per le mostre, se mai rivedremo una Fanciulla d’Anzio o una Venere, di sicuro la refurtiva sarà restituita a breve. Al posto dei vertici del museo lasceremmo altri a riceverla. Qualcuno si assenti, insomma… Sarebbe meglio