Lo sbarco di Nettuno e le occasioni mancate

ImmagineMa sì, sbarcarono a Nettuno. E non se ne parli più. Contenti? Bene. Peccato che questa vicenda e le polemiche degli ultimi giorni ci dicano quanto siamo piccoli e quanto, intorno a un evento che dovrebbe unire, continuiamo a dividerci inutilmente.

E’ questione di avverbi, lo sappiamo, si chiama sbarco “di” Anzio e così è universalmente riconosciuto, anzi come tale è ancora studiato nelle scuole di guerra statunitensi per spiegare cosa non si dovrebbe fare e perché il “gatto selvatico” immaginato da Winston Churchill sia diventato una “balena arenata”.

 

Poi gli alleati hanno messo piede su un fronte ampio 25 chilometri e quindi sono sbarcati “ad” Anzio, a Nettuno, se vogliamo in quella che allora era Nettunia, se andiamo nel dettaglio hanno toccato terra nell’attuale Lido dei Gigli oppure a Tor Caldara. Ricordiamo forse lo sbarco ad Anzio Colonia?

 

Le divisioni e la spasmodica ricerca di una storia da riscrivere quando non ce ne è bisogno, allora, confermano quanto siamo “paesi” in cerca di vanagloria piuttosto che città che sono in grado di trasformare quei tragici momenti in un evento internazionale che va oltre le celebrazioni di guerra e diventa un’occasione di attrazione turistica.

 

Ma sì, teniamoci la X Ray beach di Nettuno, la carnevalesca ricostruzione in spiaggia ad Anzio dove gli alleati che sbarcano trovano le trincee con i tedeschi schierati che nel ’44 non c’erano, teniamoci personaggi che si auto incensano e trovano credito.

 

Due amministrazioni lungimiranti, capace di fare politica, al di là degli schieramenti ai quali appartengono avrebbero realizzato da tempo un progetto da proporre all’Unione europea per riconoscere allo sbarco il ruolo che ha avuto nella liberazione di Roma e dell’Italia. Ne avrebbero fatto un percorso turistico ed eno gastronomico, avrebbero investito su un unico grande museo, avrebbero ricordato le migliaia di cittadini di Anzio e di Nettuno costretti allo sfollamento, alla fame, a ritrovare le loro case distrutte. Avrebbero investito meglio i loro soldi, accordandosi per fare di un evento di guerra un momento per diffondere la cultura della pace.

 

Ma parliamo, purtroppo, di Anzio e Nettuno. Dove essere lungimiranti e fare di questa – come di altre occasioni – un progetto comune è fantascienza.

 

Un’esperienza personale, infine: a ottobre scorso a Lido di Camaiore per un premio giornalistico, i colleghi organizzatori hanno sottolineato come da Viareggio, dove si svolgeva di solito, l’evento avesse cambiato sede. Il sindaco di Camaiore, un giovane esponente del Pd, ha ringraziato della scelta ma ha sottolineato che al di là della città una cosa era importate ovvero che a ospitare il premio fosse la Versilia.

 

Non c’è da aggiungere altro

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