A caccia della posta, quel tipo simpatico che però non convince

L'ufficio di Nettuno

L’ufficio di Nettuno

Non ha alcun cartellino per essere identificato ma è simpatico, soprattutto quando dice con un inconfondibile accento campano “in zona abbiamo cinque competitor, ormai di posta ne consegniamo poca”. Per niente, a dire il vero, e da mesi. Il motivo è semplicissimo: cambio “zona”, da Anzio a Nettuno.

E siamo lì, al centro smistamento di via della Vittoria, a Nettuno, in fila sotto al sole insieme a decine di altre persone. Da Anzio, dove siamo andati a chiedere lumi, ci hanno “dirottato”. Il simpatico signore prende appunti e prova a spiegare: “Via della Cannuccia? Chiedete al Comune che ha cambiato i numeri civici, quelli sono incapaci e poi ve la prendete con noi...” Il gentile utente che gli sta di fronte prova a replicare dicendo che il suo numero non è cambiato, è sempre quello, ma la posta non arriva. Spunta un altro addetto, anche lui non identificabile, e spiega a un gruppo di donne che a viale Europa il portalettere passa “solo che quello di prima aveva imparato i nomi, il nuovo non li sa e si crea il problema”. Anche le signore provano, inutilmente, a spiegare che sono in casa e del postino non v’è traccia. Guai, poi, se il portalettere prima entrava nel residence e oggi non lo fa più: “Non siamo tenuti, è la legge, il postino vi faceva un favore”. Quale legge? Nessuna risposta. Allora uno va a cercare e scopre nel decreto 9 aprile 2001 del Ministero delle Comunicazioni che: “Le cassette devono essere collocate al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in un luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione“. Un accordo – magari non scritto – evidentemente c’era, ma vallo a spiegare… 

Ci sono persino un paio di avvocati a chiedere delucidazioni su raccomandate introvabili, mentre il clima è tutt’altro che tranquillo. Il personale ha le sue ragioni, è esasperato da continue e quotidiane richieste, si rende conto che qualcosa non quadra, figuriamoci le ragioni di chi non vede bollette e altro da mesi e chiede di verificare se c’è o meno la sua posta. Anche ci fosse, non potrebbero consegnarla. Altrimenti “ci denunciano”. Paradossale. Ma chi e perché? Scusate: la posta non ci arriva, è in giacenza qui, se la consegnate voi chi dovrebbe denunciarvi? Misteri…

E dire che la vicenda non è di oggi, sistematicamente viene segnalata dagli organi di informazione e in zone diverse. Saranno i “competitor” citati dal simpatico dipendente delle Poste che è tutt’altro che convincente o il segno che qualcosa non va?

Agostino Gaeta si ferma, brutto giorno per la libertà

gaeta

Quando un giornalista si ferma è sempre una cosa grave. Agostino Gaeta può stare più o meno simpatico, si può condividere o meno quello che scrive e il modo come lo fa, ma oggi è un giorno brutto per la libertà di espressione. Mi occupo poco di Nettuno, ma il clima non mi piace affatto. 

“Da domani eviterò perfino di andare in giro per il paese. Si è insediato un sistema di stampo mafioso che limita le libertà individuali…” C’è bisogno di aggiungere altro? Sono parole pesantissime quelle di Gaeta, al quale – non dimentichiamolo – è anche già andata a fuoco un’auto. Ora, con quello che sta accadendo a Nettuno, la sua trasmissione su Youngtv – il titolare della quale segnalò uno strano controllo ormai tempo fa – andava a mille. Però Agostino si ferma.

Chi lo ha minacciato e perché? E’ quello che vorremo vedere scritto sul prossimo numero del suo Controcorrente, come denuncia pubblica di una situazione che a Nettuno – ma in parte anche ad Anzio – non è più sostenibile. Spesso con Agostino sono stato in disaccordo, ora gli esprimo tutta la solidarietà possibile e gli dico di non mollare. 

Fallimento dietro l’angolo, così rispunta il Consorzio campano

villa_sarsina_fronte_anzio

La delibera bocciata all’assessore Giorgio Zucchini, un problema che resta e che si riproporrà a stretto giro. Strettissimo: recuperare i circa 15 milioni di euro che per un motivo o per un altro il Comune non ha riscosso. I famosi residui attivi che sono tutt’altro che “normali” e che continuano a essere una spina nel fianco del bilancio di Anzio. Il motivo è semplicissimo: si continua a spendere senza alcuna certezza delle entrate. Non c’è ancora un quadro preciso relativo alla Tares dello scorso anno, ad esempio, ma è noto che la stava pagando circa il 55% dei cittadini. E non andrà meglio, adesso, con la Tari.

E’ vero, ad Anzio c’è una propensione elevata a non versare i tributi locali, avvalorata dal fatto che tanto nessuno è andato a cercare gli elusori ed evasori, né si è mai investito sulla creazione di una cultura del contribuente. Difficile – sempre per fare un esempio – far credere che sono soldi spesi bene quelli versati con la tassa per i rifiuti, pure aumentata rispetto allo scorso anno, quando la città è sommersa dall’immondizia.

Allora ecco la soluzione per provare a recuperare e fare cassa, quella della famosa delibera che non poteva passare come niente fosse ma che, adesso, verrà fatta ingoiare come un’amara medicina. Insieme alla vicenda della fidejussione per la Capo d’Anzio, questa è la prima emergenza da affrontare ora che le ferie sono finite e il Comune si ripopola dopo un mese nel quale politici e dirigenti se la sono presa giustamente comoda.

Il Consorzio con sede in Campania, scelto non si sa come da Zucchini – esistono realtà anche nel Lazio, la Provincia ha messo in piedi una struttura analoga – sarà fatto ingoiare alla maggioranza come una pillola amara ma necessaria. E magari basterà promettere che qualche notificatore di cartelle sarà “assunto” tra gli amici….

Il motivo è semplice: non c’è più un euro, la cassa del Comune è al collasso, le anticipazioni non sono più possibili e per di più c’è un mutuo da pagare. Il sindaco Luciano Bruschini si è sempre vantato di non averne fatti, ora è stato costretto a contrarlo con la Cassa depositi e prestiti per pagare 10 milioni e più di debiti pregressi.

Debiti che se non ci sono entrate, continuano a crescere. Così arriva il Consorzio campano, ultima strada per provare a non dichiarare il fallimento.

Porto, la banca batte cassa. Forse finalmente capiremo

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Forse avremo delle risposte. Forse. La Banca popolare del Lazio vuole che sia il consiglio comunale di Anzio a votare il rinnovo del prestito scaduto un anno fa, mai onorato e del quale nemmeno è stato rispettato – a quanto sembra – uno straccio di piano di rientro messo in piedi per evitare il peggio.

La situazione relativa al prestito – ottenuto per registrare la concessione demaniale – era una delle questioni poste al sindaco meno di un mese fa. Sappiamo per altre vie che non è stato pagato. Ebbene sarà il caso che il sindaco, in quanto rappresentante del 61% delle quote della Capo d’Anzio che sono dei cittadini, spieghi finalmente e faccia capire se si sta procedendo per tentativi ed errori o se c’è qualcosa di concreto intorno a vicende che si sentono negli ambienti e nessuno finora ha mai confermato né smentito.

Come diciamo dalle nostre parti: se la foglia si muove, il vento tira. Per questo oggi più che mai il sindaco ha il dovere di andare in consiglio comunale non tanto a portare in discussione l’atto preteso dalla Banca popolare del Lazio ma a spiegare. Alla città prima ancora che al consesso o, peggio, ai componenti di una maggioranza litigiosa altrimenti chiamati ad alzare la mano com’è stato per un piano dei rifiuti incomprensibile o un bilancio viziato sotto diversi aspetti. 

E ci piacerebbe tanto sentire cosa sapeva il socio di maggioranza di un privato che il consiglio comunale unanime ha votato per liquidare e che, invece, cambiava la carta intestata, registrava un sito con il suo nome e logo (Marina di Capo d’Anzio) aveva e ha una pagina facebook propria. Ci piacerebbe sapere da Luciano Bruschini, ma anche dal presidente di nomina pubblica Luigi D’Arpino, cosa avrebbero fatto se in una loro società privata chi aveva la minoranza agiva come sta facendo Renato Marconi. A meno che ne fossero a conoscenza ed esistano atti formali che autorizzano il socio privato – non è una banalità, anche se forse è l’ultimo dei problemi – a cambiare nome, logo e registrare un dominio. A meno che nell’intenzione sempre paventata da Bruschini non sia stato già deciso di vendere le quote pubbliche o una concessione che si avvia alla scadenza e con le poche idee – pure confuse – di chi sta portando avanti l’impresa perde ogni giorno di valore.

Comunque si dovrà andare in consiglio comunale e pure a stretto giro, così ha chiesto la Banca popolare del Lazio, ma non basterà rinnovare il prestito. Sul porto serve chiarezza una volta per tutte. 

Bilancio: paese che vai, usanza che trovi. Bruschini chieda a Eufemi…

Il segretario e Borrelli prima dell'appello contestato

Il segretario e Borrelli prima dell’appello contestato

Paese che vai, usanza che trovi. I proverbi, si sa, sbagliano raramente. Colpisce però che mentre ad Anzio si approva il bilancio con la maggioranza che resta sola, dopo aver fatto l’appello oltre il limite consentito e senza una serie di passaggi propedeutici, mentre a Nettuno si rinvia tutto perché sugli emendamenti manca il parere dei revisori dei conti.

A sollevare il caso è Carlo Eufemi, dall’opposizione di centro-destra, il quale di fatto blocca l’approvazione. Il centro-destra che governa Anzio, invece, la pensa diversamente. Eppure il testo unico degli enti locali è lo stesso, così come il regolamento di contabilità. Su ogni passaggio, per capirci, serve il parere dei revisori dei conti. Ora già chi era andato a chiedere la documentazione che per legge deve essere in cartella venti giorni prima si è sentito dire “ma qui abbiamo sempre fatto così…”  ma arrivare a fare un emendamento in Consiglio comunale e votarlo senza rispettare le procedure sembra francamente troppo. L’emendamento sulla Tari, portata a 15 milioni perché ci si era “dimenticato” un leasing, il bilancio nel quale per i rifiuti erano scritti 17 milioni poi “ridotti” durante la seduta e allineati al piano finanziario, sono passati solo per il consiglio. La sostanza non cambia, è vero, ma con le norme non dovrebbe funzionare come con il proverbio citato all’inizio. 

Dopo l’incontro che le forze di opposizione hanno avuto in Prefettura – è stata inviata anche una dettagliata relazione all’ufficio territoriale del governo, sottoscritta da tutti escluso il consigliere Gatti di Fratelli d’Italia – sembra che in via IV novembre si siano finalmente accorti che esiste un caso Anzio. Si dice, ma la conferma non c’è, che sindaco e presidente “a vita” del Consiglio comunale siano stati convocati per spiegazioni. Vedremo. 

Il Prefetto non può annullare il bilancio, ma può provare a far “ragionare” chi ha commesso delle palesi irregolarità. Se il sindaco ha ancora dei dubbi, se non si fida dell’opposizione e tanto meno dei giornali che scrivono a suo dire sempre stupidaggini, chieda al suo vecchio amico e compagno di partito Carlo Eufemi. 

Se tornasse in Consiglio comunale dicendo “scusate, è vero, abbiamo sbagliato“, farebbe più bella figura di quella fatta finora. 

Gli ispettori ambientali raddoppiano, i dubbi si moltiplicano

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Delle loro sanzioni non c’è ancora traccia, mentre il Comune di Anzio è pronto a raddoppiare i fondi a disposizione degli “Ispettori ambientali”. Vale a dire di circa 40 persone, prese da associazioni di volontariato – alcune delle quali non iscritte ai rispettivi registri regionali – e trasformate con decreto del sindaco in “pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio”.

Al primo stanziamento di 20.000 euro per i rimborsi spese, è pronto ad aggiungersene un altro di eguale entità.

I risultati degli ispettori? Messe le mostrine virtuali sulle spalle, dedicato un dipendente del Comune a seguirli, pagata un’assicurazione che alla polizia locale non è riconosciuta, nessuno sa dire cosa facciano. Non solo, c’è il rischio che quello che stanno facendo sia completamente inutile.

Il dirigente della polizia locale commentando un post in questo spazio, ma anche attraverso una lettera al sindaco, ha fatto sapere che non c’entra nulla con la gestione degli “ispettori” voluti dall’assessore all’ambiente Patrizio Placidi.

Ma sorge più di qualche dubbio anche sui decreti di nomina fatti dal sindaco quando si legge che gli ispettori devono espletare “tutte quelle attività connesse all’identificazione delle persone colte in flagrante mentre compiono atti illeciti e all’accertamento di detti atti”. A che titolo? Sembra proprio che i decreti firmati da Luciano Bruschini – che sul sito del Comune, tanto per cambiare, non compaiono – e il “giuramento” degli ispettori siano solo carta straccia. O quasi. 

Così come, a livello preventivo, questi ispettori fanno poco o nulla. E’ vero, ci sono cittadini incivili che gettano i rifiuti ovunque e quelli hanno torto a prescindere, ma con una “macchina” del genere messa in moto e volontari preparati si organizzano servizi laddove le discariche sorgono come funghi. Oggi o domani, se tutto fosse regolare, si “pizzica” l’incivile e lo si sanziona per bene.

Invece qui si spendono 40.000 euro per avere segnalazioni che forse diventeranno sanzioni. O forse si spendono per accontentare qualche associazione “amica”, dato che nessuno ha mai ufficialmente saputo che il Comune cercasse ispettori ambientali e quali fossero i requisiti da soddisfare. Il tutto dimenticando che il ruolo di sanzionare si poteva affidare – senza incorrere in potenziali errori – al personale in servizio per la nettezza urbana. Come è stato fatto altrove e in realtà diverse sempre in collaborazione con la polizia locale.

Qui, invece, si è dimenticato anche che il capitolato d’appalto prevede – fra l’altro – che la ditta aggiudicataria vigili sulle “isole” ecologiche (a Lavinio e Lido dei Pini) nei giorni di apertura affinché i rifiuti lasciati dai turisti siano conferiti al meglio.

Un’ultima chicca. Gli ispettori con le mostrine virtuali oltre al rimborso spese hanno – a quanto sembra – anche un altro benefit: il parcheggio gratuito per le loro auto come “addetto ai servizi istituzionali”. Rilasciato da chi e a quale titolo è tutto da scoprire… E come si dice ad Anzio, si passi la battuta,  l’omo campa…

Porto, la Capo d’Anzio pronta a beffare gli ormeggiatori

L'home page del sito Marina di Capo d'Anzio, registrato dal socio privato

L’home page del sito Marina di Capo d’Anzio, registrato dal socio privato

Il bando è scaduto e adesso aspettiamo di conoscere i “numeri”, ma nella prosecuzione dell’attività per tentativi ed errori, la Capo d’Anzio rischia di beffare gli ormeggiatori storici del porto.

Già, il bando per chi sarà chiamato a lavorare per la società una volta che ci saranno da gestire i posti barca non tiene conto di una realtà esistente e con la quale il Comune di Anzio, socio di maggioranza della Capo d’Anzio, ha siglato un accordo il 7 giugno di tre anni fa.

Si diceva che gli ormeggiatori, i “padroni” di quel pezzo di porto, fossero i più difficili da convincere e invece firmarono. Lo fecero perché si pensava, veramente, che quel nuovo bacino avrebbe dato lustro alla città, rilanciato l’immagine di Anzio, avrebbe consentito a tutti di lavorare. Poi è successo ciò che sappiamo, dalla gara deserta all’ingresso del socio privato, dalle lettere della Marina di Capo d’Anzio alla richiesta di inversione del cronoprogramma, dal socio che registra un proprio sito, all’incontro con i potenziali acquirenti di posti con la conferma di appena 25 interessati, fino alla richiesta di parere legale sulla possibile cessione delle quote.

Si potrebbe andare avanti a lungo rispetto alle vicende della società che pur mantenendo la maggioranza pubblica non fa sapere quello che fa ai cittadini, ma concentriamoci sul bando e sulla richiesta di operai qualificati addetti ai servizi portuali. Perché la Capo d’Anzio li cerca? Semplice, perché del progetto prova a prendere ciò che rende: la gestione dei posti barca. Il sindaco non risponde ad alcuna domanda, dice che lo farà a tempo debito, ma si parla ormai da mesi di “pontili mobili” che consentirebbero di affittare i posti e fare cassa, quindi da lì andare avanti “a step”. Viene meno, così, o comunque rischia di venire meno, l’intesa raggiunta a suo tempo con le cooperative di ormeggiatori. Un accordo già traballante di suo. Leggiamolo: “Questa amministrazione, di concerto con la Capo d’Anzio, si dichiara disposta a far sì che la Capo d’Anzio esamini la possibilità di utilizzare i servizi della cooperativa (ormeggio e quanto altro) nell’ambito della gestione futura del porto turistico con la conservazione dei posti di lavoro per tutti coloro che attualmente prestano la loro opera per la cooperativa nelle aree oggetto delle licenze scadute”. Inoltre il sindaco “si impegna a rilasciare un provvedimento autorizzatorio per le due cooperative a svolgere l’attività di attracco e ormeggio nelle aree/specchio acqua così come svolto fino a oggi e sino alla realizzazione del nuovo porto turistico”.

Porto del quale – secondo le intenzioni manifestate in questi mesi dal sindaco – si dovrebbero finalmente iniziare i lavori anche se nessuno sa ufficialmente come.

E se si parte dal porticciolo attuale? Se vengono “sfrattati” gli ormeggiatori ai quali si era data – di fatto – una disponibilità di massima?

E’ un altro dei chiarimenti che andrebbero forniti. Un altro dei misteri del percorso – tutt’altro che trasparente – che sta compiendo la Capo d’Anzio. Un percorso verso la realizzazione di un porto totalmente diverso da quello che si era immaginato e che – non dimentichiamolo – ha precisi vincoli previsti dal progetto definitivo e dall’accordo di programma con la Regione Lazio.

Rifiuti, ispettori e quell’isola che non c’è

Il container allo Zodiaco

Il container allo Zodiaco

“Seconda stella a destra, questo è il cammino…” Speriamo che l’assessore all’ambiente Patrizio Placidi apprezzi Edoardo Bennato e che il grande cantautore napoletano perdoni l’utilizzo della sua fantastica “Isola che non c’è”. Dopotutto siamo nel quartiere Zodiaco e le coincidenze sono talmente tante che prendere a spunto il brano è il minimo che si potesse fare.

L’isola che non c’è è quella ecologica annunciata il 12 agosto con un comunicato ufficiale e oggi praticamente introvabile per chi andasse a cercarla. Nessuna indicazione, né informazioni su come conferire i rifiuti: “Abbiamo messo a disposizione di tutti i proprietari di seconde case, in villeggiatura ad Anzio, due container per il conferimento differenziato dei rifiuti sul territorio comunale”. Il secondo container è a Lido dei Pini e basta vedere le immagini che i cittadini postano su facebook per rendersi conto della situazione in cui versa.

Qui il discorso è ancora più grave, perché non solo l’isola non si trova ma una cittadina che ha provato a fotografare la situazione è stata “redarguita”. Il timore è che ad agire sia stato uno degli ispettori ambientali voluti da Placidi e dei quali, francamente, non si riesce a capire l’utilità ai fini preventivi. Le uniche certezze, invece, sono finora che: costano 20.000 euro alle casse comunali, alcune associazioni che usufruiscono dei fondi non sono iscritte all’albo regionale, la polizia locale non ha nulla a che fare con loro.

Ma torniamo alle isole, perché le due attivate sono state solo una risposta all’emergenza – senza risolverla – di una raccolta fallimentare. In realtà il 6 maggio – come riporta fra gli altri Visitanzio – Placidi annunciava la predisposizione di “quattro isole ecologiche sorvegliate”. Senza, ovvio, dare una data.

Ecco, torna utile Bennato “forse questo ti sembrerà strano, ma la ragione ti ha un po’ preso la mano, ed ora sei quasi convinto che, non può esistere un’isola che non c’è...”

La ragione, appunto. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti ne vediamo poca. Consoliamoci con L’isola che non c’è

Quella vera.

Arriva il “flamengo”, lo chiamano turismo…

flamengo

Lo chiamano turismo. Il cartello, postato su facebook, la dice lunga sulla situazione di Anzio. E’ affisso alla grata delle finestre della sede di Piazza Pia – un tempo sede dell’azienda di soggiorno – trasformata in ufficio informazioni turistiche con tanto di cartello e stemma del Comune. Lì si acquistano i biglietti per gli eventi e si danno informazioni, è vero, ma alle spalle dello stesso edificio si dimentica che c’è la Pro Loco Città di Anzio che nello spazio di via Mimma Pollastrini dà… informazioni turistiche. Senza dimenticare, poi, che sempre in piazza c’è il chiosco costruito per il Centro commerciale naturale dove si promuovono, invece, altre iniziative del Comune e non solo.

In questa estate con il cartellone cambiato di continuo, con pochi nomi di spicco ma la filosofia di accontentare tutti i gusti del pubblico o, forse, tutti quelli che proponevano “sponsorizzati” da assessori, delegati e consiglieri, il cartello “fai da te” per pubblicizzare un concerto diventa un emblema. E’ l’esempio di un incedere “a soggetto”, raffazzonato, con quello che c’è e pazienza se tra le migliaia di euro che si spendono per “Estate blu” non si riesca a fare uno straccio di manifesto.

Un errore, certo, capita a tutti. Ma viene ancora da chiedersi chi programma (!?) gli eventi ad Anzio e quale logica si segue…

Baseball, siamo alle solite: dalla Major alla parrocchietta

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Speriamo non sia vero. Speriamo che dalla Fibs qualcuno si affretti a dire che il presidente del Parma  sta sbagliando e che non c’è alcuna ipotesi di spostamento a marzo 2015 della finale di Coppa Italia.

Proprio mentre Rimini e Bologna stanno dignitosamente onorando la finale dell’Italian baseball league, il livello tecnico non è certo straordinario, un alto dirigente tutt’altro che sprovveduto dà una notizia bomba. E nessuno interviene. In questo sgangherato campionato che ha riguardato geograficamente quello che è meno di un girone della serie D di calcio, che ha visto Nettuno schierare due formazioni affinché si arrivasse almeno a 8 squadre, con le polemiche e gli strascichi che conosciamo, tutto servirebbe meno un rinvio simile. E poi: perché?

O vogliamo dimenticare che Nettuno era piena di manifesti che annunciavano la semifinale di Coppa tra Nettuno 2 e Parma che nel frattempo veniva spostata? O vogliamo dimenticare che l’altra società di Nettuno, quella storica e pluri scudettata, aveva appena rinunciato al torneo per questioni legate allo stadio, mentre San Marino – che pure qualcosa ha vinto negli ultimi anni – ha dato il rompete le righe rinunciando anch’essa alla Coppa nazionale?

Nell’Ibl 2014 abbiamo assistito anche al caso Mendez e a quello D’Amico, ci chiediamo cosa succederebbe se vicende simili capitassero non nel calcio ma nel Volley – spesso citato dal presidente Fraccari – o nel rugby? O forse, dato che siamo uno sport “minore” e quindi abbiamo meno eco mediatica, ci accontentiamo del fatto che se ne parla tra noi e finisce lì…

Sognavamo la Major league e ci ritroviamo la parrocchietta. Siamo alle solite.